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Vulcano 3-Il disco di fiamma-La città sostituita-L’occhio nel cielo

Obiettivo, imparziale e iper razionale, “Vulcano 3” ha tutte le caratteristiche per essere il sovrano perfetto. Il gigantesco computer onnipotente detta la linea politica nel migliore interesse di tutti i cittadini, o almeno, questa è l’idea. Ma quando la macchina – le cui regole sono indipendenti da caos e guerra – comincia a perdere il controllo sul movimento di fanatici religiosi chiamati i Guaritori, che predicano la sua distruzione e la partecipazione attiva dei cittadini alla cosa pubblica, si scatena l’inferno. William Barris, il Direttore del Nordamerica, è lacerato dai conflitti morali: lui è potenzialmente l’unica persona in grado di impedire che la battaglia per il controllo del potere distrugga il mondo, ma prima deve decidere da che parte stare. Scritto nel 1960, il romanzo paranoico di Philip K. Dick immagina uno stato totalitario in cui i robot terrorizzano i cittadini e la libertà è solo uno scherzo assurdo.

vortice di relitti

Ci si comincia leggermente a preoccupare, sia a Cape Kennedy che nelle basi spaziali sovietiche, dell’ingombro che fin d’ora costituiscono i numerosi satelliti, stadi e relitti di satelliti, che continuano ad errare per le rotte spaziali. Oggi, la gran parte di questi relitti finisce per rientrare e distruggersi nell’atmosfera. Ma domani, con la progressiva estensione delle rotte, i relitti non rientreranno più: tutti i rifiuti del traffico spaziale, dall’astronave esplosa al cavo perduto, continueranno eternamente a vagare costituendo un pericolo mortale per gli astronauti. Su questa traccia di un suggestivo realismo, e con una serietà scientifica paragonabile a quella del suo connazionale Clarke, James White ha scritto il lungo racconto che presentiamo e che, con altri due della stessa vena, aggiorna Magistralmente il tema classico dell’uomo nello spazio.
Indice:
Vortice di relitti (Deadly Litter, 1960)
Astronave a grappolo (Grapeliner, 1959)
Il comandante ideale (The Ideal Captain, 1958)
Copertina di Karel Thole

Vorrei incontrarti ancora una volta

«Preparatevi a scoprire il nuovo “Un giorno”.»The Telegraph«Una storia d’amore che vi incanterà.»The Bookseller«Con straordinaria bravura e delicatezza, Kate Eberlen affronta temi diversi, dall’amore alle scelte imposte dalla vita.»Daily Mail«Due giovani anime alla ricerca dell’amore.»The GuardianMai vicini abbastanza per sfiorarsi davveroDicono che il destino, come un abile prestigiatore, decida chi entrerà nella nostra vita. E per Tess e Gus, due diciottenni desiderosi di cogliere tutto quello che il futuro ha da offrire, il destino si presenta sotto forma di un incontro tanto casuale da essere indimenticabile. In una calda mattina estiva, nella basilica di San Miniato al Monte a Firenze, i loro sguardi si incrociano per la prima volta. È questione di un attimo fugace.Ma le loro strade si dividono con la stessa fugacità con cui si erano sfiorate. Tess è costretta a crescere prima del previsto: abbandona il suo sogno di diventare una scrittrice per prendersi cura della sorellina. Gus finisce intrappolato in una vita che non gli appartiene rinunciando all’arte che ama tanto. Entrambi sono andati avanti e sembrano essersi lasciati alle spalle quell’estate toscana. Eppure, il destino nel corso del tempo li fa incontrare di nuovo. Sempre per brevi istanti di silenziosa perfezione dove tutto torna a essere possibile. Poi, li allontana di nuovo.Fino a quando, un giorno di molti anni dopo, sono di nuovo là dove tutto è cominciato. Oggi come allora, a separarli qualche metro di distanza. Una distanza che forse non è più incolmabile. Perché le loro sono due vite parallele con un unico destino: incontrarsi per sempre. Un romanzo che segna l’esordio prorompente di Kate Eberlen sulla scena letteraria internazionale. La sua storia:Luglio 2015 Kate Eberlen è sempre stata affascinata dall’idea che ogni giorno, senza farci caso, incrociamo la vita di tante persone che forse non rivedremo più. Così è nato il suo romanzo d’esordio Vorrei incontrarti ancora una volta. Agosto 2015 Il libro giunge nelle mani di una delle più importanti agenzie letterarie inglesi, è colpo di fulmine: bastano poche pagine per capire che il suo potenziale è enorme. Ottobre 2015 Alla fiera di Francoforte Vorrei incontrarti ancora una volta è il libro del momento. E in poco tempo il romanzo è venduto in 25 paesi. Fine ottobre 2015 Garzanti la spunta su tutti i concorrenti e si aggiudica i diritti di pubblicazione. Febbraio 2016 Ancora prima dell’uscita, le testate più influenti danno ampio spazio al fenomeno Vorrei incontrarti ancora una volta: il «Times», il «Guardian» e «Publishers Weekly» lo definiscono un libro assolutamente da non perdere. Estate 2016 Il romanzo esce in Inghilterra e in Germania. Il successo è immediato.Maggio 2017 Finalmente il libro esce in Italia.

La voragine

Più di 23 miliardi di euro. È questa la cifra che lo Stato italiano ha perso in soli quattro anni, dal 2011 al 2015, sui contratti derivati sottoscritti dal Tesoro con grandi banche d’affari internazionali. Un fiume di denaro destinato purtroppo a ingrossarsi, visto che da qui al 2021 sono più che probabili ulteriori perdite per altri 24 miliardi di euro.Ma cosa sono i «derivati», di cui spesso si sente parlare e di cui altrettanto spesso si ignora l’esatto significato? Qual è la differenza fra uno swap e una swaption, fra un Cross currency swap e un Interest rate swap?Luca Piana scava nel mondo sommerso della finanza e ne rivela metodi e strumenti, tra cui appunto i derivati, che il guru americano Warren Buffett, uno dei più quotati gestori di patrimoni al mondo, ha definito «armi finanziarie di distruzione di massa». Ricostruisce quando il governo centrale – ma anche Regioni, Province e perfino microscopici Comuni – hanno cominciato a usarli e per quali motivi. E spiega perché, a un certo punto, hanno avuto effetti così devastanti sulle casse pubbliche, oltre che su quelle delle amministrazioni locali.In particolare vengono ricostruiti i dettagli dei derivati sottoscritti dallo Stato italiano con la banca d’investimento americana Morgan Stanley, che hanno costretto il Tesoro a sborsare ben 3,1 miliardi di euro, versati per giunta proprio nel momento in cui l’allora premier Mario Monti stava fronteggiando il rischio di non poter più pagare le pensioni e gli stipendi dei dipendenti pubblici. Senza dimenticare che al Parlamento e all’opinione pubblica è sempre stata ed è tuttora negata la possibilità di prendere visione di questi contratti, rendendo di fatto impossibile una valutazione piena e trasparente della gravità della situazione. E, soprattutto, impedendo agli esperti di analizzare le ragioni che hanno spinto i dirigenti dello Stato italiano a imbarcarsi in operazioni dal profilo di rischio elevato, in alcuni casi addirittura speculativo.Ma se molti aspetti di questa complessa vicenda restano ancora oscuri, una cosa è chiara fin d’ora: nei conti pubblici del nostro Paese si è aperta un’immensa voragine, e la colpa è da addebitare – almeno in parte – ai derivati e, quindi, ai governi della Seconda Repubblica che li hanno sottoscritti.

I volti del male. Il detective invisibile

Londra oggi. Il passato è duro a morire. Arthur Drake lo scopre quando ha l’opportunità di trascorrere un weekend in un alberghetto di campagna. Ha vinto una vacanza premio, ma ora corre il rischio di perdere tutto, compresa la sua stessa vita… Londra, 1937. Chi è la figura indistinta che tende agguati per le strade quando cala l’oscurità? Da dove viene e dove scompare? Quando le persone cominciano a morire, entra in scena il Detective Invisibile. Ma Art è i suoi amici saranno in grado di scovare il killer disumano prima che lui trovi loro? Età di lettura: da 12 anni.
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Il voltafaccia

Sdoppiamento, schizofrenia, crisi di identità: mali di cui le spie soffrono più di chiunque altro, costrette come sono a vivere una doppia vita.

I volonterosi carnefici di Hitler. I tedeschi comuni e l’Olocausto

I volonterosi carnefici di Hitler è stato uno dei casi più clamorosi della storiografia degli ultimi decenni, un saggio che ha suscitato un intenso dibattito, in Germania e non solo, divenendo in breve un bestseller. Daniel J. Goldhagen ripropone l’inquietante interrogativo di come abbia potuto il popolo tedesco, una delle grandi nazioni della civile Europa, compiere il più mostruoso genocidio mai avvenuto. Esaminando le figure degli «esecutori» e l’antisemitismo radicato nella società tedesca fra il 1933 e il ’45, attingendo a materiale inedito e a testimonianze dirette, Goldhagen dimostra che i responsabili dell’Olocausto non furono solo SS o membri del partito nazista, ma tedeschi di ogni estrazione sociale, uomini e donne comuni che brutalizzarono e assassinarono gli ebrei per convinzione ideologica e per libera scelta, senza subire pressioni psicologiche o sociali. Uno sconvolgente atto di accusa, un’opera scientifica nel metodo e provocatoria nelle conclusioni, che è fondamentale per comprendere la peggiore tragedia del XX secolo.

Il Volo Di Carta

Per gli antichi Greci, l’Universo era tutto pervaso da una favolosa melodia non udibile prodotta dal movimento degli astri. Questa musica è la materia stessa dell’Universo, una materia dotata di una doppia natura, vibratoria e temporale, che dopo il Big Bang si è sparsa nel Cosmo concentrandosi in determinati punti, talmente impregnati di energia da conferire, a chi li controlla, il potere di piegare le ferree regole del tempo al proprio volere.
Due organizzazioni segrete si contendono da millenni il controllo di questi siti in una lotta infinita senza vincitori.
Di tutto questo Duilia Liberati, direttrice dell’agenzia immobiliare Trentasette di Roma, è assolutamente ignara. La sua grigia esistenza oscilla tra aspirazioni letterarie frustrate e l’accettazione più o meno passiva dello stile di vita libertino del marito. A darle una speranza per il futuro è solo una vecchia predizione che una maga le fece anni addietro ma che, ormai, sembra poco più che un ricordo sbiadito nel bagagliaio della sua memoria.
Non si aspetta minimamente che la sua intera esistenza stia per essere stravolta dall’incontro con un ragazzo timido ed enigmatico di nome Gemmino e dal semplice mandato di vendita di una villa fuori città. In breve tempo Duilia verrà scaraventata in uno scenario di cui non aveva mai nemmeno sospettato l’esistenza e nel quale si troverà a recitare la parte di una pedina inconsapevole, pezzo unico ma decisivo di una partita a scacchi vecchia come il mondo in cui è in gioco il futuro stesso dell’Universo.

Il volo del calabrone

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Giugno 1941. Mentre le truppe naziste marciano vittoriose in tutta Europa, i bombardieri inglesi vengono decimati dai caccia nemici, che sembrano conoscerne in anticipo rotte e destinazioni. Come fanno? Qual è il loro segreto? I messaggi cifrati tedeschi parlano sempre di “Freya”. Digby Hoare, dei servizi segreti inglesi, sa che deve scoprire al più presto cosa si nasconde dietro questo nome. Ma prima di Hoare, in una sperduta isola danese, un ragazzo si imbatte per caso nell’arma segreta nazista che sta tenendo in scacco la RAF: un sofisticato sistema radar. Insieme al fratello pilota e alla sua fidanzata, il ragazzo si ritrova coinvolto in un gioco serissimo e pericoloso, da cui dipendono le sorti dell’umanità.

Volgare eloquenza

Nel momento stesso in cui si mitizza il popolo sovrano, lo si tratta in realtà come un popolo bue. Qualcuno a cui rivolgersi con frasi ed espressioni terra terra, cercando di risvegliarne bisogni e istinti primari. Da questa idea di popolo discende un’eloquenza volgare, rozza, semplicistica, aggressiva. L’epoca in cui viviamo si definisce post-ideologica. È il tempo della post-politica e della post-verità. Ovvero (cambiando l’ordine degli addendi, la somma non cambia) politica e verità da post. Parole e slogan virali che fanno il giro della rete propagandando spesso opinioni su fatti mai esistiti. Quello a cui ci si riferisce con questa sfilza di post è, in realtà, un pensiero prepolitico. E la lingua che lo veicola, più che una neolingua, è una veterolingua che invece di mirare al progresso vorrebbe farci regredire, riportandoci agli istinti e alle pulsioni primarie. Indietro, o popolo! Dal ‘Votami perché parlo meglio (e dunque ne so più) di te’ si è passati al ‘Votami perché parlo (male) come te’. Come la pubblicità, come la televisione, anche la politica alimenta il narcisismo dei destinatari, i quali – lusingati – preferiscono riflettersi che riflettere. Il meccanismo del ricalco espressivo innesca una continua corsa al ribasso. Un circolo vizioso che toglie al discorso politico qualunque forza propulsiva, qualunque dinamismo. Non una risposta ai bisogni degli italiani, ma pura ecolalia: ripetizione ridondante. Così le parole stanno paralizzando la politica.
(source: Bol.com)

Volevo solo tenerti vicino (Life)

Per quanto si sforzi di apparire una ragazza spensierata come tutte le altre, Cheyenne non ha avuto una vita facile: non ha mai conosciuto suo padre, e un giorno anche la madre è sparita nel nulla. Mille domande senza risposta tormentano la sua esistenza e i fantasmi del passato, difficili da sconfiggere, sembrano accompagnarla in ogni decisione, ogni luogo, ogni pensiero. Quando scopre che Gregory, il suo fidanzato, l’ha tradita con una compagna di college, comincia l’ennesima sfida: ripartire da capo, all’università, senza di lui e senza i vecchi amici, le poche certezze che le erano rimaste. Ma forse esiste una via d’uscita dagli incubi che la tormentano. Il suo nome è Colton, uno studente del terzo anno con gli occhi azzurri luminosi e sinceri e una diffidenza innata nei confronti del mondo. Anche se in apparenza lui e Cheyenne sono poli opposti, in realtà hanno parecchie cose in comune: un passato difficile alle spalle e un futuro incerto di fronte. La loro storia comincia con una scommessa: lui accetta di recitare la parte del fidanzato per far ingelosire Gregory e lei, in cambio, gli offre del denaro per aiutare la madre malata. Il loro rapporto, però, diventa presto ben più di un gioco. Cheyenne comincia suo malgrado ad affidarsi a Colt, che dietro l’aspetto da bad boy nasconde un cuore gentile e premuroso, e lui le permette di entrare a far parte della sua vita e di scoprire il suo lato più nascosto. Ma abbassare le difese e aprire il proprio cuore può essere molto rischioso…
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### Sinossi
Per quanto si sforzi di apparire una ragazza spensierata come tutte le altre, Cheyenne non ha avuto una vita facile: non ha mai conosciuto suo padre, e un giorno anche la madre è sparita nel nulla. Mille domande senza risposta tormentano la sua esistenza e i fantasmi del passato, difficili da sconfiggere, sembrano accompagnarla in ogni decisione, ogni luogo, ogni pensiero. Quando scopre che Gregory, il suo fidanzato, l’ha tradita con una compagna di college, comincia l’ennesima sfida: ripartire da capo, all’università, senza di lui e senza i vecchi amici, le poche certezze che le erano rimaste. Ma forse esiste una via d’uscita dagli incubi che la tormentano. Il suo nome è Colton, uno studente del terzo anno con gli occhi azzurri luminosi e sinceri e una diffidenza innata nei confronti del mondo. Anche se in apparenza lui e Cheyenne sono poli opposti, in realtà hanno parecchie cose in comune: un passato difficile alle spalle e un futuro incerto di fronte. La loro storia comincia con una scommessa: lui accetta di recitare la parte del fidanzato per far ingelosire Gregory e lei, in cambio, gli offre del denaro per aiutare la madre malata. Il loro rapporto, però, diventa presto ben più di un gioco. Cheyenne comincia suo malgrado ad affidarsi a Colt, che dietro l’aspetto da bad boy nasconde un cuore gentile e premuroso, e lui le permette di entrare a far parte della sua vita e di scoprire il suo lato più nascosto. Ma abbassare le difese e aprire il proprio cuore può essere molto rischioso…

Volevo i pantaloni

For young Annetta, trousers symbolize freedom and independence. By wearing them, she believes, she will escape the suffocating life of her small Sicilian village. Convinced that nuns wear trousers under their habits, she runs away to a convent, only to be disappointed. The only people who do wear trousers, her mother tells her, are men and puttane – whores. She embarks on an apprenticeship in manhood under the expert eye of a cousin, who trains her to spit, strut, and scratch herself as effectively as the next man, but in a squalid little episode she discovers the biological nature of sexual differences. With virility thus denied her, there is nothing left but to give the second option a try – becoming a whore. Taken under the wing of an older, “liberated” classmate, Annetta is trained in the arts of flirtation and seduction. The lessons are so effective that shortly thereafter, when she is spied ardently kissing a young man, Annetta is immediately taken out of school and banished to live with her aunt and uncle, presumably out of man’s way. But there, to her distress, she finds herself trapped in dark family secrets of incest and adultery. Good Girls Don’t Wear Trousers, which provoked a storm of controversy in Italy, has sold over two million copies in Europe.

Volevo essere una gatta morta

C’è chi nasce podalica e chi nasce gatta morta. Chiara è nata podalica. Forse non aveva fretta di venire al mondo perché aveva già intuito che la sua vita non sarebbe stata una passeggiata. Che sarebbe rimasta sempre in piedi al gioco della sedia, o con la scopa in mano al gioco della scopa. E se la sarebbe dovuta vedere con chi invece è nata gatta morta. La gatta morta è una micidiale categoria femminile. Non è divertente, è seducente. Non esprime opinioni, ha paura dei thriller, le pesa la borsa, soffre di mestruazioni dolorose, non fa uscire il ragazzo con gli amici, non si concede al primo appuntamento e fin da piccola ha un solo scopo: il matrimonio. Chiara l’ha studiata per una vita. E ha capito che contro di lei non ci sono armi.
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### Sinossi
C’è chi nasce podalica e chi nasce gatta morta. Chiara è nata podalica. Forse non aveva fretta di venire al mondo perché aveva già intuito che la sua vita non sarebbe stata una passeggiata. Che sarebbe rimasta sempre in piedi al gioco della sedia, o con la scopa in mano al gioco della scopa. E se la sarebbe dovuta vedere con chi invece è nata gatta morta. La gatta morta è una micidiale categoria femminile. Non è divertente, è seducente. Non esprime opinioni, ha paura dei thriller, le pesa la borsa, soffre di mestruazioni dolorose, non fa uscire il ragazzo con gli amici, non si concede al primo appuntamento e fin da piccola ha un solo scopo: il matrimonio. Chiara l’ha studiata per una vita. E ha capito che contro di lei non ci sono armi.

Volero’ Da Te (Phoenix Vol. 2)

Secondo volume serie Phoenix
Riuscire a emergere dalle ceneri come un’Araba fenice è possibile grazie all’amore, e questo Noah Smith lo sa bene. Dopo aver rinnegato la luce, le amicizie e ogni tipo di affetto, trovare la forza e il coraggio di tornare da Mya, l’unica ragazza che abbia mai amato, sembra impossibile per lui, ma al cuor non si comanda e anche se la ragione preme per restarne lontano, lui decide di combatterla.
Tuttavia la riconciliazione non è priva di difficoltà perché Mya è andata avanti con la propria vita, con un altro ragazzo, totalmente diverso da Noah e spoglio dei suoi demoni.
Promiscuità, indecisioni e ripicche, segnano questo tormentato riavvicinamento e quando tutto sembra poter andare per il meglio, nel momento in cui, finalmente un dolce epilogo pare prenderli per mano e condurli verso un nuovo inizio, il dramma busserà ancora alla porta della coppia appena ritrovata, lasciando la loro storia, sospesa su un terribile e angosciante bilico.

Voler bene alla Terra

Con il meeting internazionale delle comunità del cibo di Torino, una rete permanente e radicata in quasi ogni nazione del pianeta, Terra Madre compie i suoi primi dieci anni. Li festeggia con ”Voler bene alla Terra”: uno straordinario collage di dialoghi pubblicati prima su La Stampa e poi su La Repubblica, che presenta le idee, i progetti e le esperienze di quanti aderiscono ai valori della multinazionale virtuosa governata dal desiderio di un mondo migliore, da costruire attraverso il cibo. Sono le voci di grandi donne e uomini che si trovano in piena sintonia con la rete e con la straordinaria umanità che ne fa parte: contadini, pescatori e nomadi, artigiani, cuochi e cuoche, musicisti, intellettuali, semplici cittadini. In queste pagine parlano premi Nobel, cuochi che hanno cambiato la gastronomia mondiale, icone del mondo artistico – musicale e letterario – o del mondo contadino, uomini di spirito che hanno illuminato non soltanto le strade dell’anima. ”Voler bene alla Terra” dice molto: coltivare e custodire l’ambiente è il segno distintivo di questo momento storico ed è la meta privilegiata per tutti noi che vogliamo rendere il nostro pianeta Terra un po’ più sano, florido, felice per chi lo abita.
(source: Bol.com)

Voi non sapete

Dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio, dopo le morti di Falcone e Borsellino, la mafia decide di aprire una nuova fase strategica. Abbandonato lo scontro frontale con le istituzioni e le azioni eclatanti organizzate da Totò Riina, si preferisce adottare la cosiddetta ”strategia dell’immersione”: allentare la tensione, entrare in una zona grigia nella quale si possa, più e meglio di prima, fare affari e ritessere l’intreccio della trama criminale. ”Tutto si deve svolgere in immersione, sott’acqua, quell’enorme sommergibile che è la mafia deve d’ora in avanti navigare a quota periscopio.”
La mente di questo nuovo corso è quella di Bernardo Provenzano.
Latitante per quarant’anni, durante i quali la sua unica immagine pubblica è quella catturata da sbiadite foto segnaletiche giovanili, Provenzano si trasforma dallo spietato assassino noto col soprannome di ‘u tratturi in capo attento, oculato, perfino conciliante, all’apparenza.
Nella frase con cui accoglie le forze dell’ordine quando viene catturato (”Voi non sapete quello che state facendo”) è racchiuso il senso minaccioso di un ordine costruito con meticolosa, sotterranea implacabilità. E gli ormai celebri ”pizzini”, con i loro codici e sottocodici, con le allusività e il tono ora criptico, ora oracolare, ora dimesso, con i loro svarioni autentici o calcolati (lo ”sgrammatichizzo”) sono l’arcaico sistema che regola una sofisticata, modernissima ragnatela.
Nel rigoglio della sua produzione narrativa quasi mai, per esplicita scelta, Andrea Camilleri ha toccato il tema della mafia. Ma quando i pizzini di Provenzano sono stati resi pubblici è stato subito chiaro che, per la loro stessa natura, quei testi costituivano per lui un’opportunità di riflessione imperdibile: linguisticamente anomali, antropologicamente emblematici per la concezione della religione, della famiglia, delle gerarchie, dei rapporti tra le persone che esprimono, sembravano fatti apposta per entrare nell’universo letterario dello scrittore di Porto Empedocle.
E così è stato. Ne è venuto fuori un libro di forte sapore narrativo e di amara onestà, di cerimoniosa ferocia e acre ironia. Una sorta di dizionario che, voce per voce, ci svela l’alfabeto con cui il boss dei boss ha parlato per più di quarant’anni alla sua organizzazione e ne smonta gli ingranaggi per mostrarci che, sotto la superficie di parole apparentemente comuni, può celarsi la feroce banalità del male. E che i primi anticorpi che una società civile deve sviluppare contro la vischiosa rete delle complicità mafiose sono quelli di un linguaggio limpido, onesto, condiviso.
Un libro, questo, in cui il piacere della lettura, il gusto per la battuta e per il paradosso non si possono districare mai da un diffuso senso di allarme. E anche questa è una nota nuova nell’orchestrazione stilistica del Maestro: per la prima volta, forse, il lettore non approda alla catarsi dell’invenzione camilleriana ma rimane inchiodato, attonito, davanti alla grottesca efferatezza del mondo.
(source: Bol.com)