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Da dove sto chiamando

*Da dove sto chiamando*, l’«autoantologia» voluta da Carver nel 1988, poco prima della morte, presenta nella versione scelta e curata dall’autore racconti appartenenti a tutto l’arco della sua produzione, da quelli del libro d’esordio *Vuoi star zitta per favore?* ai sette «nuovi racconti» di *Elephant*. Permette così al lettore di scorgere forse nel modo più compiuto possibile gli orizzonti narrativi che si richiamano da un punto all’altro dell’ormai leggendaria «Carver Country».
C’è ovviamente la coppia (o meglio, forse, gli individui che la compongono), fotografata nei suoi vari istanti, sovente nelle diverse fasi di una crisi: nell’attimo in cui qualcosa si rompe definitivamente, come in *I chilometri sono effettivi*; nel momento stesso di una separazione annunciata da una lettera dalla calligrafia «irriconoscibile», come in *Pasticcio di merli*; nel dopo della solitudine, come in *Febbre*, dove forse basterebbe una baby sitter come si deve per sperare di rimettere insieme i cocci di una famiglia. Le donne e gli uomini carveriani si trovano di fronte, all’improvviso e forse quasi senza accorgersene, alla resa dei conti con il sogno americano di provincia – disfattosi tra bottiglie, traslochi, debiti – e al tempo stesso solo sfiorati da quel che di rivoluzionario e avventuroso sembra accadere in posti come San Francisco o l’Alaska. Oppure a raggiungerli è un’eco di violenza: quella del reduce nero di *Vitamine*, che come amuleto porta con sé l’orecchio rinsecchito di un vietcong, l’esplosione di aggressività repressa di un padre mite in *Biciclette, muscoli, sigarette* o l’ottusità inquietante del protagonista di *Con tanta di quell’acqua a due passi da casa*. O ancora, è l’alcol a scandire le giornate, le ore, i minuti di molti di loro, in racconti come *Un’altra cosa*, *Attenti*, *Da dove sto chiamando*. Proprio un centro di recupero per alcolizzati fa da sfondo al racconto che dà il titolo alla raccolta, dove, nella storia dello spazzacamino J. P. e della moglie Roxy, con l’ombra di Jack London a fare da monito, il protagonista intravede una possibilità di cambiare qualcosa, fosse anche solo chiamare la moglie per farle gli auguri per l’anno nuovo. O telefonare alla sua ragazza per dirle, semplicemente: «Ciao tesoro, sono io».

Da Berlino a Gerusalemme

In questo libro Scholem racconta la sua ‘infanzia berlinese’, le precoci discussioni sul sionismo, le influenze e le divergenze con Martin Buber e Franz Rosenzweig, e poi le tappe di studio a Heidelberg, Jena, Berna, Monaco e Francoforte, la scoperta per caso dei testi della mistica ebraica, i suoi primi pionieristici studi che avrebbero ‘inventato’ una nuova disciplina. Nella seconda edizione, riscritta in ebraico poco prima di morire, aggiunse una parte finale che non c’era nella versione in tedesco, raccontando i suoi primi anni in Palestina, il suo impatto con la nuova realtà e i rapporti col mondo politico e culturale della comunità ebraica di Gerusalemme. Un’affascinante autobiografia intellettuale che è anche una definizione in progress dell’identità ebraica.

Per Gershom Scholem la Germania rappresentò molto presto un territorio ostile. Il suo sionismo nacque ancora sui banchi del ginnasio, e fu innanzitutto una scelta culturale. Allo scoppio della guerra, rifiutò qualsiasi coinvolgimento personale ed emotivo nel conflitto, e si sottrasse all’obbligo militare. Un simile atteggiamento era, per l’epoca, estremo, e il giovane Scholem lo mise in pratica con sorprendente determinazione. Le pagine dell’autobiografia dedicate alla guerra e ai sotterfugi per ottenere il congedo sono singolarmente prive di pathos, e contrastano con l’alternarsi di entusiasmo bellico e amara disillusione che caratterizzò la Germania tra il 1914 e il 1918, coinvolgendo in pieno anche la minoranza ebraica. Gershom sembra aver vissuto quegli anni secondo un diverso ritmo temporale, intento alla preparazione dell’esilio volontario, e quasi indifferente a un dramma tedesco che riteneva di non dover condividere. Fin da adolescente, dunque, si nutrí di un pervasivo senso d’estraneità, preparandosi a un’altra terra simbolica; un altrove spirituale e geografico in cui trasportare il proprio ebraismo. La sua decisione a favore della cultura ebraica fu precoce e totale.
dalla prefazione di Giulio Busi

(source: Bol.com)

Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità

Centomila anni fa almeno sei specie di umani abitavano la Terra. Erano animali insignificanti, il cui impatto sul pianeta non era superiore a quello di gorilla, lucciole o meduse. Oggi sulla Terra ce una sola specie di umani. Noi. L’Homo sapiens. E siamo i signori del pianeta. Il segreto del nostro successo è l’immaginazione. Siamo gli unici animali che possono parlare di cose che esistono solo nella nostra immaginazione: come divinità, nazioni, leggi e soldi. Non riuscirete mai a convincere uno scimpanzé a darvi una banana promettendogli che nel paradiso delle scimmie, dopo la morte, avrà tutte le banane che vorrà. Solo l’Homo sapiens crede a queste storie. Le nostre fantasie collettive riguardo le nazioni, il denaro e la giustizia ci hanno consentito, unici tra tutti gli animali, di cooperare a miliardi. È per questo che dominiamo il mondo, mentre gli scimpanzé sono chiusi negli zoo e nei laboratori di ricerca. “Da animali a dèi” spiega come ci siamo associati per creare città, regni e imperi; come siamo arrivati a credere negli dèi, nelle nazioni e nei diritti umani; come abbiamo costruito la fiducia nei soldi, nei libri e nelle leggi; come ci siamo ritrovati schiavi della burocrazia, del consumismo e della ricerca della felicità.
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Da animali a dèi: Breve storia dell’umanità

Centomila anni fa almeno sei specie di umani abitavano la Terra. Erano animali insignificanti, il cui impatto sul pianeta non era superiore a quello di gorilla, lucciole o meduse. Oggi sulla Terra c’è una sola specie di umani. Noi. L’Homo sapiens. E siamo i signori del pianeta. Il segreto del nostro successo è l’immaginazione. Siamo gli unici animali che possono parlare di cose che esistono solo nella nostra immaginazione: come divinità, nazioni, leggi e soldi. Non riuscirete mai a convincere uno scimpanzé a darvi una banana promettendogli che nel paradiso delle scimmie, dopo la morte, avrà tutte le banane che vorrà. Solo l’Homo sapiens crede a queste storie. Le nostre fantasie collettive riguardo le nazioni, il denaro e la giustizia ci hanno consentito, unici tra tutti gli animali, di cooperare a miliardi. È per questo che dominiamo il mondo, mentre gli scimpanzé sono chiusi negli zoo e nei laboratori di ricerca. “Da animali a dèi” spiega come ci siamo associati per creare città, regni e imperi; come siamo arrivati a credere negli dèi, nelle nazioni e nei diritti umani; come abbiamo costruito la fiducia nei soldi, nei libri e nelle leggi; come ci siamo ritrovati schiavi della burocrazia, del consumismo e della ricerca della felicità.

D’un tratto nel folto del bosco

La notte, al villaggio, uno strano, impossibile silenzio abita il buio. Anche di giorno, l’assenza degli animali lascia ovunque le sue tracce: non un cane in cortile, non un gatto sui tetti, e nemmeno una mosca che ronza o un grillo che canta nei prati intorno. Qualcosa dev’essere successo tempo fa e i bambini ogni tanto fanno domande, ma i grandi rispondono in modo evasivo, per non dire irritato. Tutti o quasi: perché nei disegni della maestra Emanuela, nella solitudine del vecchio Almon, che una volta faceva il pescatore nel fiume e aveva un cane fedele, nei gesti tristi della fornaia, che sparge invano briciole di pane all’aria, qualcosa di strano s’intende. Fino a quando Mati e Maya non partono per la loro avventura, in cerca del mistero del villaggio dove gli animali sono scomparsi. Nel folto del bosco troveranno Nimi, il bambino puledrino ammalato di nitrillo, Nehi, il demone del bosco e una triste verità.
*D’un tratto nel folto del bosco* è una storia, anzi una favola. Amos Oz racconta di un paese stregato, senza nome e senza animali. Lo fa con la sua consueta maestria nel descrivere voci e silenzi, paesaggi e umori dell’animo. Il segreto del villaggio è racchiuso in una storia struggente e in immagini di grande effetto, per piccini e grandi. È una morale triste, inconsueta, in cui gli animali, pur se assenti, insegnano agli uomini a parlare una lingua in cui nessuno si sente beffato, diverso. Perché la lingua degli animali ha tante parole, ma nemmeno una che sia capace di esprimere il distacco e l’esclusione. Anche se hai sempre il moccio al naso, i denti in fuori e uno strano morbo che si chiama nitrillo.

D come delitto

Alvin Limardo non è il suo vero nome, l’assegno con cui l’ha pagata è scoperto. Non per questo rinuncia all’incarico ricevuto. Soprattutto quando il cadavere del sedicente Limardo, ex detenuto, imbroglione e alcolizzato, viene ripescato nella baia di Santa Teresa. A quel punto Kinsey si sente obbligata non solo a rintracciare il misterioso ragazzino cui deve consegnare 25000 dollari da parte del suo cliente, ma anche a smascherare, fra tanti sospetti, il vero, astutissimo assassino.

Cyteen

Ariane Emory, genio insuperabile in campo genetico e brillante mastra d’intrighi, capeggia il Consiglio dei Nove ed è despota assoluta del territorio di Reseune, dove i suoi laboratori creano un prodotto essenziale per il pianeta Cyteen: esseri umani. Si tratta degli azi, sodati e coloni programmati e sviluppati artificialmente, proprietà esclsiva di Reseune, e quindi di Ariane Emory. Ma dopo cinquant’anni di dominio ininterrotto, Ariane si è fatta troppi nemici, e non può stupire il fatto che qualcuno abbia deciso di assassinarla… Tuttavia la sua morte non è destinata a durare a lungo, perché subito nasce l’audace e grandioso Progetto: il piano di replicare Ariane Emory. Creare duplicati geneticamente perfetti è semplice routine per la bitecnologia di Reseune, ma questa volta si tratta di una clonazione davvero al di là di ogni immaginazione… Infatti, perché il Progetto abbia successo, è necessario sottoporre il clone alle stesse influenze formative della tirannica Ariane, ma nel contempo tenerla all’oscro del passato e proteggerla dai molti nemici.

Cyberworld

ROMANZO (249 pagine) – FANTASCIENZA – Prima di Facebook e di Second Life un grande romanzo cyberpunk italiano intuiva rischi e opportunità del mondo virtuale
La realtà virtuale non è stata creata dagli uomini. La realtà virtuale esiste di per sé. Cyberworld è solo lo strumento che gli esseri umani hanno creato per consentirsi un accesso all’interno di essa, e sperimentarla. Ma, allora, chi o che cosa l’ha creata? Se ogni realtà, ogni universo, deve avere un dio, dov’è e qual è quello che presiede la realtà virtuale? E se all’interno della realtà virtuale già gli uomini sono onnipotenti, una ”divinità virtuale” che cosa mai potrebbe essere in grado di fare? [email protected], agente ASCI, non è convinta che [email protected], capo dell’Agenzia di Sorveglianza Ciberspaziale Informatica e suo migliore amico, si sia veramente tolto la vita scaraventandosi dalla finestra della sua abitazione. Lo conosceva troppo bene. Non sarebbe mai stato capace di una cosa simile. Nel frattempo, senza saperne il motivo, [email protected] ex-operatore in telepresenza, assiduo consumatore di allucinogeni informatici, si ritrova braccato da agenti ASCI e giornalisti, accusato di omicidio. Chi l’ha incastrato? E perché? E che ruolo hanno in questa storia i Virtualisti, gruppo tecno-religioso guidato da [email protected], che desiderano imporre il proprio credo e insediarsi al vertice di Cyberworld, scalzando Katherine Gibson, nipote del famoso nonno William, dalla carica di Coordinatore? O forse c’entrano i Cavalieri di Lycra? Infine, chi o che cosa è Bilbo, la figura verde-oro che aleggia come una presenza misteriosa e benigna su [email protected] e [email protected]?”Cyberworld,” romanzo che si è aggiudicato il Premio Cosmo nel 1996, ha anticipato temi che oggi sono in parte attualità quotidiana, in parte sono ancora nel nostro futuro.
Alessandro Vietti, ingegnere, nasce giusto in tempo per essere presente alla conquista della Luna. Forse è per questo che è da sempre appassionato di astronomia e fantascienza. Vive e lavora a Genova nel settore dell’energia, e nel tempo libero si occupa di divulgazione scientifica e scrittura. Suoi articoli sono apparsi sulla rivista ”Robot” e sui mensili ”Coelum”, ”Le Stelle” e ”L’Astronomia”. Nelle vesti di autore ha pubblicato i romanzi ”Cyberworld” e ”Il codice dell’invasore”, il primo dei quali vincitore del Premio Cosmo 1996, nonché svariati racconti. Di recente suoi lavori sono apparsi nelle antologie ”Ambigue utopie” (Bietti), ”Sinistre presenze” (Bietti), ”Crisis” (Della Vigna), ”I sogni di Cartesio” (Della Vigna), ”Ma gli androidi mangiano spaghetti elettrici?” (Della Vigna). Il suo blog (su Blogger) si intitola ”Il grande marziano”.
(source: Bol.com)

Cybergolem

Anno 2059: Tikva è una creativa comunità di artigiani high-tech dell’informatica, una “città libera” minacciata nella sua sopravvivenza da una delle grandi imprese tecnocratiche che si dividono il governo del mondo. A difesa di Tikva: un cybord, capolavoro di cibernetica e biologia, cui una scienziata decide di dare anche una “educazione sentimentale”. E gli racconta dell’antica leggenda ebraica del Golem, creato dal rabbino Loew, con creta e parole di cabala, per salvare il ghetto di Praga da un progrom preannunciato…. la Piercy ritorna al genere utopico-distopico per dirci delle sue ansie e delle sue passioni di donna, di libertaria, di ecologista.

Cyber China

Armonia e integrità: stando ai media ufficiali, il modello cinese è un successo. Ma su internet, la rabbia dei cittadini si scatena. Zhou, un funzionario della municipalità di Shanghai, è il bersaglio perfetto per questo nuovo genere di caccia alla corruzione. Una sua foto con in mano un pacchetto di sigarette di lusso infiamma la rete. Due settimane più tardi, viene trovato impiccato. È stato davvero un suicidio? Sotto l’occhio vigile delle autorità di Partito, preoccupate di quel formidabile movimento che agita la rete, l’ispettore capo Chen, assistito da Lianping, giovane e affascinante giornalista, indaga sul mondo dei blog clandestini, dove la censura rossa si rivela impotente. Smarrito tra i nuovi grattacieli che spuntano come germogli di bambù in una città schiacciata da una corruzione e un’ingiustizia sempre più sfacciate, Chen assiste alla trasformazione del suo Paese in un’enorme ragnatela di relazioni onnipresenti, dove ogni filo è collegato da interessi comuni, intrighi e segreti condivisi. E dove anche a un ispettore capo di polizia viene richiesto di fare il proprio lavoro coscienziosamente, purché non intralci il quadro più ampio.

(source: Bol.com)

I custodi della storia

Il padre e la madre di Jake Djones sono scomparsi: potrebbero trovarsi in qualsiasi punto del tempo e dello spazio. Perché alcuni membri della famiglia Djones custodiscono un segreto incredibile: appartengono ai Custodi della storia, una società segreta che viaggia attraverso i secoli per impedire a dei nemici diabolici di mescolare le epoche e farne addirittura sparire alcune. Alla ricerca dei genitori, Jake si trova sballottato fra la Londra del terzo millennio e la Francia del millesettecento, e viene infine condotto a Point Zero, il quartier generale della società dove conosce un gruppo di straordinari agenti e viene a sapere della famiglia Zeldt e dei suoi piani per distruggere il mondo così come lo conosciamo.
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I custodi della cattedrale proibita

Dopo aver lasciato Los Angeles e l’abito talare per aver accidentalmente ucciso due uomini nel tentativo di proteggere la ragazza che stavano violentando, Tom decide di iniziare una nuova vita a Venezia. L’ultima cosa che l’ex sacerdote immagina, però, è di trovarsi subito invischiato in un altro caso di omicidio. Si tratta di una giovane brutalmente assassinata: le sono state inflitte 666 coltellate. Tom, chiamato ad aiutare la polizia veneziana al fianco dell’affascinante tenente Valentina Morassi, si troverà a seguire le tracce che conducono a rituali che appartengono al mondo del satanismo e dell’occulto. Tra vicoli e canali veneziani, Tom e Valentina saranno costretti ad anticipare le sadiche mosse di un serial killer che semina cadaveri seguendo cerimoniali violenti e precisi. Verranno a conoscenza di un’oscura storia nata sei secoli prima di Gristo nelle profondità della città, e scopriranno il segreto che di generazione in generazione viene custodito a caro prezzo: un manufatto etrusco di inestimabile valore che apre le porte dell’Inferno. E da quel momento sarà chiaro che non basterà più una corsa contro il tempo per fermare l’assassino: Valentina e Tom dovranno salvare l’intera umanità dalla forza devastante del seme del male…
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I custodi della biblioteca

Il destino di ogni uomo è un segreto sepolto nel silenzio… Il silenzio in cui si sono suicidati gli scrivani di Vectis. Dopo aver compilato la sterminata Biblioteca che riporta il giorno di nascita e di morte di ogni uomo vissuto dall’VIII secolo in poi, la loro eredità è una data: il 9 febbraio 2027. Ma la giovane Clarissa non sa nulla di tutto ciò. Il suo unico pensiero è fuggire. Fuggire da quell’abbazia maledetta, per mettere in salvo il dono più prezioso che Dio le abbia mai concesso. Il futuro dell’umanità è un mistero nascosto tra le pagine di un libro… Il libro in cui è indicato il giorno del giudizio. Mentre il mondo s’interroga su cosa accadrà davvero il 9 febbraio 2027, alcune persone ricevono una cartolina sulla quale ci sono il disegno di una bara e una data: il giorno della loro morte. Proprio come all’inizio della straordinaria serie di eventi che avevano portato alla scoperta della Biblioteca dei Morti. C’è soltanto una differenza: tutte le «vittime» sono di origine cinese. È una provocazione? Un avvertimento? L’ultima verità non è mai stata trovata… Will Piper ha trovato la pace: sa che vivrà oltre il 9 febbraio 2027, e ha deciso di lasciarsi alle spalle l’enigma della Biblioteca di Vectis e la sua secolare scia di sangue. Almeno finché suo figlio non parte all’improvviso per l’Inghilterra e poi sparisce nel nulla. D’un tratto, per Will, ogni cosa torna a ruotare intorno all’origine della Biblioteca dei Morti. Lì dove tutto è cominciato. E dove tutto finirà. Se il destino di ogni uomo è un segreto sepolto nel silenzio, se il futuro dell’umanità è un mistero nascosto tra le pagine di un libro, solo nella Biblioteca dei Morti si può trovare l’ultima verità…
(source: Bol.com)

I Custodi del Destino

Doveva essere una semplice gita in barca con il mio migliore amico, ma il destino aveva altri progetti quel giorno. Il naufragio in un mare in tempesta e poi più nulla, fino al risveglio sulla spiaggia di un’isola deserta. La lotta per la sopravvivenza in attesa di soccorsi che non arrivano e una voce nel cervello che continua a ripetere ”tu non sei solo”, mentre visioni di mondi lontani spingono la mente già provata sull’orlo del baratro. C’è qualcuno sull’isola, che sta attendendo da millenni il mio arrivo…
(source: Bol.com)

La custode del miele e delle api

*«Non chiamateli romanzi rosa: Cristina Caboni usa le storie d’amore quasi come un pretesto per parlare di altro»*
**Isabella Lechi, Gioia.it**
*«Dopo “Il sentiero dei profumi” un nuovo romanzo in cui la Caboni racconta un po’ di sé e del suo miele»*
**Elena Masuelli, ttL**
**Il sentiero dei profumi** è uno dei bestseller italiani più venduti degli ultimi anni. Pubblicato in tutto il mondo, ha conquistato la vetta di tutte le classifiche italiane e straniere.
**Ora Cristina Caboni ci regala un nuovo prezioso gioiello.** La custode del miele e delle api è un romanzo emozionante e pieno di vita. Una storia che ci prende la mano e ci porta dove i nostri sogni possono aprire la porta all’amore.
*Ho perso la strada.
Ma l’erica mi dona coraggio.
Con l’acacia ritrovo la forza.
Perché il miele è la mia casa.*
Angelica non è mai riuscita a mettere radici. Non ha mai voluto legarsi a niente e nessuno, sempre pronta a fuggire da tutto per paura. C’è un unico posto dove si sente a casa, ed è tra le sue api. Avvolta dal quieto vibrare delle loro ali e dal profumo intenso del miele che cola dalle arnie, Angelica sa di essere protetta e amata. È un’apicultrice itinerante e il miele è la sola voce con cui riesce a far parlare le sue emozioni. Perché il miele di lavanda può calmare un animo in tempesta e quello di acacia può far ritrovare il sorriso. E Angelica sa sempre trovare quello giusto per tutti, è il suo dono speciale. A insegnarglielo è stata Margherita, la donna che le ha fatto da madre durante l’infanzia, quando viveva su un’isola spazzata dal vento al largo della Sardegna. Dopo essere stata portata via da lì, Angelica ha chiuso il suo cuore e non è più riuscita a fermarsi a lungo in nessun luogo. Ma adesso il destino ha deciso di darle un’altra possibilità. C’è un’eredità che l’aspetta là dove tutto è cominciato, su quell’isola dove è stata felice. C’è una casa che sorge fra le rose più profumate, un albero che nasconde un segreto prezioso e un compito da portare a termine. E c’è solo una persona che può aiutarla: Nicola. Un uomo misterioso, ma che conosce tutte le paure che si rifugiano nei grandi occhi di Angelica. Solo lui può curare le sue ferite, darle il coraggio e, finalmente, farle ritrovare la sua vera casa. L’unico posto dove il cuore può essere davvero libero.
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### Sinossi
*«Non chiamateli romanzi rosa: Cristina Caboni usa le storie d’amore quasi come un pretesto per parlare di altro»*
**Isabella Lechi, Gioia.it**
*«Dopo “Il sentiero dei profumi” un nuovo romanzo in cui la Caboni racconta un po’ di sé e del suo miele»*
**Elena Masuelli, ttL**
**Il sentiero dei profumi** è uno dei bestseller italiani più venduti degli ultimi anni. Pubblicato in tutto il mondo, ha conquistato la vetta di tutte le classifiche italiane e straniere.
**Ora Cristina Caboni ci regala un nuovo prezioso gioiello.** La custode del miele e delle api è un romanzo emozionante e pieno di vita. Una storia che ci prende la mano e ci porta dove i nostri sogni possono aprire la porta all’amore.
*Ho perso la strada.
Ma l’erica mi dona coraggio.
Con l’acacia ritrovo la forza.
Perché il miele è la mia casa.*
Angelica non è mai riuscita a mettere radici. Non ha mai voluto legarsi a niente e nessuno, sempre pronta a fuggire da tutto per paura. C’è un unico posto dove si sente a casa, ed è tra le sue api. Avvolta dal quieto vibrare delle loro ali e dal profumo intenso del miele che cola dalle arnie, Angelica sa di essere protetta e amata. È un’apicultrice itinerante e il miele è la sola voce con cui riesce a far parlare le sue emozioni. Perché il miele di lavanda può calmare un animo in tempesta e quello di acacia può far ritrovare il sorriso. E Angelica sa sempre trovare quello giusto per tutti, è il suo dono speciale. A insegnarglielo è stata Margherita, la donna che le ha fatto da madre durante l’infanzia, quando viveva su un’isola spazzata dal vento al largo della Sardegna. Dopo essere stata portata via da lì, Angelica ha chiuso il suo cuore e non è più riuscita a fermarsi a lungo in nessun luogo. Ma adesso il destino ha deciso di darle un’altra possibilità. C’è un’eredità che l’aspetta là dove tutto è cominciato, su quell’isola dove è stata felice. C’è una casa che sorge fra le rose più profumate, un albero che nasconde un segreto prezioso e un compito da portare a termine. E c’è solo una persona che può aiutarla: Nicola. Un uomo misterioso, ma che conosce tutte le paure che si rifugiano nei grandi occhi di Angelica. Solo lui può curare le sue ferite, darle il coraggio e, finalmente, farle ritrovare la sua vera casa. L’unico posto dove il cuore può essere davvero libero.