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Il serpente di Dio

‘Due teste diverse ma un cuore solo’, dicono i vecchi di due amici come loro. Ismail impulsivo e curioso, Andrej piú maturo e riflessivo. Sono cresciuti insieme in un pacifico villaggio incastonato tra i monti del Caucaso. Un antico patto, dal nome dolcissimo, lega le due comunità di quel luogo, dove musulmani e cristiani convivono in un clima di rispetto reciproco. Finché Konstantin, agente dei servizi segreti federali, sceglie proprio quel paesino come avamposto per i suoi traffici di droga. In combutta con la banda di Hassan, terrorista locale, intende costringere gli abitanti a collaborare. Per i due adolescenti il tempo dei giochi è finito. Ora si tratta di mettere in salvo quanto hanno di piú prezioso, e cioè di difendere gli oggetti sacri che sigillano quella promessa di pace, di proteggerli dalle ‘bestie di Shaitan’ come fossero parti del loro stesso corpo. Ismail e Andrej dovranno affrontare di colpo la violenza del mondo per portare a termine il compito, e comprenderne poi il fine ultimo: salvare quel ‘cuore solo’ che da sempre li unisce, e con esso qualcosa di piú. Fino a una straordinaria rivelazione che li sconvolgerà, e a cui non potevano essere preparati. A cinque anni da Educazione siberiana, Nicolai Lilin ci consegna un romanzo travolgente, di pura fiction, radicato nella storia e nella favola. Una vicenda in cui convivono, come in una fiaba siberiana, brutalità e meraviglia. Capitolo dopo capitolo, disegna con pazienza ammaliante le vicende di ogni singolo personaggio – ciascuna quasi un romanzo a sé – per poi farle confluire tutte in uno stesso punto. Ma in questi personaggi ragazzini, nelle figure nobili dei vecchi del villaggio o in quelle spietate – e complesse – di guerrieri, ribelli, soldati e spie, ritroviamo quell’universo traboccante di storie a cui l’autore attinge sin dal suo esordio, senza mai esaurirne la potenza. Soprattutto, ritroviamo il suo talento, la sua voce mobile e feroce, la forza con cui ci trascina agli estremi opposti dell’animo umano, mostrandocene il volto piú misero e quello piú splendente. Finché sapremo riconoscerli, ci dice questa storia, saremo salvi.
(source: Bol.com)

Il sergente nella neve; Ritorno sul Don

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I ricordi della ritirata di Russia scritti in un lager tedesco dall’alpino Rigoni Stern nell’inverno del 1944, pubblicati da Einaudi nel 1953 sotto il titolo *Il sergente della neve* e da allora long-seller per il candore e la forza con cui viene rappresentata la lotta dell’uomo per conservare la propria umanità.
Un sogno di pace rivisitato nel 1973, quasi trent’anni dopo, in *Ritorno sul Don*, un viaggio non solo nello spazio, ma anche nel tempo, senza rancori e senza voglia di rivalse, come atto d’amore e di rappacificazione con gli uomini e con la storia.

Il Sergente Nella Neve

I ricordi della ritirata di Russia scritti in un lager tedesco dall’alpino Rigoni Stern nell’inverno del 1944 vennero pubblicati da Einaudi nel 1953 nei «Gettoni» diretti da Vittorini sotto il titolo *Il sergente nella neve*. Apprezzato inizialmente soprattutto per il valore della testimonianza, il romanzo ha mostrato le sue grandi qualità espressive con la progressiva distanza temporale dai drammatici avvenimenti narrati. E ormai è giustamente considerato un classico del Novecento: per la lingua intensa e sempre concretissima, per l’alta moralità di fronte a esperienze estreme, per la totale mancanza di qualsiasi enfasi retorica, per il candore e la forza con cui viene rappresentata la lotta dell’uomo per conservare la propria umanità.

Una serenata ai morti

L’osteria di Borgo Grezzo, paesello della piana vercellese, è uno straordinario punto di ritrovo: qui “convergono come ad un’oasi” viandanti, cacciatori e perditempo in cerca di ristoro. Tra i tavoli colmi di bottiglie, un protagonista di rilievo è Ambrogione, bevitore eccezionale al pari di molti altri avventori. Esagerano nel tracannare vino e gareggiano a chi le spara più grosse. Fino a che una sera gli eventi sfuggono di mano e prendono una piega imprevista. “Una serenata ai morti”, pubblicato a Roma dall’editore Perino nel 1884, è un testo breve e gradevolissimo, dai continui riferimenti a termini piemontesi ormai desueti. Tra i contafrottole dell’osteria e le serenate più o meno improvvisate si colgono le atmosfere dei tiratardi della piccola provincia di metà Ottocento.

Sequestro di persona

Sequestro di persona by S.S. Van Dine
Philo Vance entra in scena quando il playboy Kaspar Kenting scompare dalla splendida casa di Manhattan della sua famiglia. Una finestra aperta, una scala, una richiesta di riscatto… tutti gli indizi sembrano indicare che si tratta di un caso di rapimento: solo l’astuzia di Vance riuscirà a risolvere la situazione, e a salvare la vittima predestinata.
S.S. Van Dine pseudonimo di Willard Huntington Wright, nacque a Charlottesville (Virginia), nel 1888. Studiò in California e si specializzò all’Università di Harvard. Fu poi a Monaco e a Parigi per studiare arte. Nel 1907 iniziò l’attività di critico letterario e d’arte. Nel 1925 cominciò a scrivere romanzi polizieschi ed ebbe subito un successo straordinario. Il creatore del detective Philo Vance morì a New York nel 1939.

Il sepolcro

Ingaggiato per proteggere un uomo indispensabile per una potente multinazionale, Liam Halloran scopre presto che l’incarico affidatogli è tra i peggiori che gli siano capitati. Tutto, nel caso, si rivela infatti strano: il clima di segretezza che avvolge Felix Kline, lo sgradevole personaggio da sorvegliare a vista; le oscure minacce che riceve; e Kline stesso, un sensitivo capace di scoprire giacimenti minerari grazie alle proprie facoltà. Ma sono proprio questi poteri l’elemento più inquietante della storia, poichè gli consentono non solo di individuare l’oro, i diamanti e il petrolio nascosti nelle viscere della terra, ma anche di manipolare la psiche umana, asservendola ai suoi nefasti e turpi progetti. E Halloran si trova costretto a proteggere un simile mostro da una violenza che rischia di distruggere e travolgere tutto e tutti.

Senzapaura Jones

Los Angeles, anni cinquanta: Paris Minton è un bonaccione afroamericano proprietario di un minuscolo negozio di libri usati. A turbarne la tranquilla routine si presenta una bellissima donna di nome Elana Love che gli rivolge alcune domande. Nel giro di ventiquattr’ore, Minton viene picchiato, sedotto, derubato… presto si ritrova bersaglio di una sparatoria, e qualcuno dà fuoco alla sua adorata libreria. Per levarsi dai guai ha una sola strada: ricorrere all’amico Fearless Jones. Eroe della Seconda guerra mondiale, Jones non teme nulla. Ma per avere il suo aiuto Minton è costretto a pagargli la cauzione: l’amico infatti è in carcere a causa dei suoi metodi piuttosto spicci nel risolvere i problemi. I due si alleano per ritrovare Elana e finiscono travolti da un’inarrestabile spirale di eventi, tra sbirri razzisti e spietati, ex truffatori inaffidabili, e un’anziana donna ebrea determinata ad aiutarli. Due uomini di colore quasi privi di diritti, con pochi soldi in tasca e senza armi. Ma per fortuna hanno senso dell’umorismo e tanti amici, e sanno molto bene come va il mondo…“Ben scritto, sontuoso e intellettualmente coinvolgente.” Booklist“Un ritratto vivido e assolutamente convincente della Firenze rinascimentale. Un romanzo magnifico.” Telegraph“Dunant riesce a rendere l’arte e la filosofia di quel periodo nuovamente pericolose. Di rado la teologia è stata tanto seducente.” Indipendent

Senza voltarsi

“Senza voltarsi” è una storia breve e intensa, che fin dalle prime battute trasmette emozioni. Una visione femminile, sensuale e malinconica di personaggi e ambienti, capace di coinvolgere il lettore con uno stile fresco e originale senza mai calcare la mano sullo scontato dei luoghi comuni e della retorica. Da leggere.

Senza Traccia

Charles Eric Maine, inglese, è uno dei più dotati esponenti di quel genere di fantascienza che si potrebbe definire “alla Hitchcock”, dove il “suspense”, è la molla fondamentale della narrazione. Così, da un tranquillo villaggio nei dintorni di Londra, un capannone pieno di ragnatele, una cabina telefonica, un taccuino dimenticato, un incidente di auto, e altri elementi d’apparenza altrettanto normale, quotidiana, si arriva attraverso un magistrale montaggio, al nodo di un segreto scientifico d’importanza rivoluzionaria, e alle sue agghiaccianti conseguenze militari e umane.

SENZA TITOLO

È un piccolo campionario delle sue caustiche favolette, laconiche parodie, fotografie ritoccate, vignette e miniature umoristiche. In Bulgaria alcune sue trovate sono famose, come le lettere scritte con ritagli di giornale incollati, alla maniera delle missive anonime, contenenti inviti alla bontà e alla fraternità, o i foglietti di calendario con su scritto: “Oggi non ho mangiato. Mi sento bene. Ho diritto di giudicare quelli che mi danno da mangiare”, o le pagine di dizionario con le parole del tipo spirito, giustizia ecc. cancellate da un tratto di penna. Molti suoi epigrammi circolano come battute per ragionare, ad esempio: “Un bosco. Non so dove inizia, ma so dove finisce: nell’ascia che porto”; “Sul ring s’affrontavano il Bene e il Male. La gente scommise sul Male. Il Male vinse. La gente guadagnò”; “Mi hanno apprezzato. E io mi sono venduto subito”; “Abbiamo la terra. Abbiamo l’acqua. E ci facciamo il fango”.

Senza Senso Apparente

Litha. Aike. Anime. Donne karmiche si intricano di egual sentimento. Cingono i loro pensieri. Si scontrano. Superano i danni inflittesi. Sono piccole amazzoni mentali. In revival tossico Litha ricorda. La loro lenta discesa. Tutto quello che una mente riesce a contenere. E lentamente rielabora il lutto. E rinasce come luna nuova.

Senza scampo

Omicidio con violenza sessuale. La vittima è Gemma Dogen, cinquattottenne chirurgo di successo, ritrovata in fin di vita nel suo ufficio in uno dei maggiori ospedali di Manhattan. Il caso, affidato al procuratore Alexandra Cooper, si rivela fin dall’inizio, difficile per gli investigatori: un numero altissimo di indiziati, tutti legati all’ambiente medico della vittima, l’evidente lucidità dell’assassino nel depistare le indagini, il clima di sfida e di rischio che si crea attorno a un procuratore donna, determinata fino ad esporsi al pericolo con eccessiva sicurezza.
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Senza sangue

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“uno:Nella campagna, la vecchia fattoria di Mato Rujo dimorava cieca, scolpita in nero contro la luce della sera. L’unica macchia nel profilo svuotato della pianura.I quattro uomini arrivarono su una vecchia Mercedes. La strada era scavata e secca – strada povera di campagna. Dalla fattoria, Manuel Roca li vide.…due:Poi la donna gli chiese se lui ricordava.L’uomo rimase a guardarla. E solo in quell’istante, finalmente, rivide davvero, nel suo volto, il volto di quella bambina, sdraiata là sotto, impeccabile e giusta, perfetta. Vide quegli occhi in questi, e quella forza inaudita nella calma di questa bellezza stanca. La bambina: si era girata e l’aveva guardato. La bambina: adesso era lì.”Senza sangue è stato pubblicato per la prima volta da Rizzoli nel 2002..
(source: Bol.com)