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Dieci romanzi

DIECI ROMANZI DI JONATHAN COE In un unico eBook, tutti i romanzi che Jonathan Coe ha scritto prima di “Numero undici”. Un’occasione unica per scoprire la straordinaria voce dell’autore che Nick Hornby ha definito “Il miglior scrittore della sua generazione”. E, come in uno specchio, osservare smarriti e affascinati il nuovo, assurdo e inquietante mondo in cui viviamo. – Donna per caso – L’amore non guasta – Questa notte mi ha aperto gli occhi – La famiglia Winshaw – La casa del sonno – La banda dei brocchi – Circolo chiuso – La pioggia prima che cada – I terribili segreti di Maxwell Sim – Expo 58 Le buone letture non ti bastano mai, vuoi avere sempre sottomano i libri del tuo autore preferito e non ti spaventano le pagine di un Classico neanche a migliaia? Scopri il catalogo ZoomBox: cofanetti digitali dei tuoi libri preferiti a un prezzo vantaggioso. Solo digitali, solo convenienti, solo di qualità.
(source: Bol.com)

Dieci processi

Tra il 1932 e il 1935 Alberto Savinio scrisse per la rivista giuridica «I Rostri» *Dieci processi*: dieci esercizi di scetticismo, di umorismo e di stile inconfondibile, illustrati da ? o che illustravano ? altrettanti disegni a soggetto. Savinio paradossalmente riapriva, con la penna e con la matita, fascicoli archiviati, casi passati in giudicato dalla storia: grandi martiri della loro missione, di pensiero o di umanità o di verità, condannati dal processo dei loro tempi ma santificati o mitizzati o resi icone dal tribunale della storia: da Socrate a Landru, passando per Gesù e Galilei. E, paradossalmente, e forse provocatoriamente in anni di certezze tetragone e destini gloriosi, il pittore scrittore, rovesciava il giudizio, non quello dei tribunali ma proprio quello della storia. Vi vedeva due opposti «misticismi», quello della giustizia iniqua che tormenta per intolleranza della libertà, ma contrapposto quello della santità e del fanatismo, che si ritengono così liberi e indeterminati da credere di conoscere quale sia il vero bene. E che si propongono di raddrizzare, come diceva il filosofo, «il legno storto dell’umanità».

Dieci cose da sapere sull’economia italiana prima che sia troppo tardi

**Al primo posto assoluto delle classifiche dei libri più venduti
Avrò mai una pensione? L’Europa ci aiuta o ci danneggia? Chi paga il salvataggio delle banche?**
Capire come funziona l’economia è fondamentale se vogliamo comprendere i meccanismi che regolano i rapporti tra noi e lo Stato e prendere le giuste decisioni per la nostra famiglia e per il nostro futuro. *Dieci cose da sapere sull’economia italiana* di Alan Friedman è un libro scritto con un linguaggio comprensibile, lontano da quello degli addetti ai lavori, indispensabile per tutti coloro che non vogliono essere più strumentalizzati dagli imbonitori della politica. Numeri, cifre e statistiche reali per rispondere con la verità dei fatti a chi promette facili soluzioni, per controbattere ai politici che lanciano proclami e mentono su questioni importantissime: perché l’Italia non cresce più? Perché non crea più posti di lavoro? Perché gli italiani sono i più tassati d’Europa? Di quale politico italiano ci si può fidare di più? Quale futuro dobbiamo veramente aspettarci per il nostro Paese? 
**«In questo libro ho cercato di raccontare in modo semplice l’economia, un argomento che tocca le vite di tutti noi, spiegando come funzionano davvero le cose, dove stiamo andando e cosa possiamo fare per salvarci. Finché siamo in tempo.»
Alan Friedman**
1. Il debito pubblico, una vera bomba a orologeria
2. Perché l’Italia non cresce di più?
3. Perché l’Italia non crea più posti di lavoro?
4. Qual è la verità sul sistema bancario italiano?
5. Ma è vero che gli italiani sono i più tassati d’Europa?
6. Avrò mai una pensione?
7. Come funzionano i mercati finanziari? E chi li manovra? Consigli per i risparmiatori
8. L’Europa ci aiuta o ci danneggia? E l’euro ci fa bene o male?
9. Che voti diamo ai politici?
10. Cosa ci riserva il futuro?
**Alan Friedman**
È un giornalista esperto di economia e politica, conduttore televisivo e scrittore statunitense. All’inizio della carriera fu un giovanissimo collaboratore dell’amministrazione del presidente Jimmy Carter, poi è stato per lunghi anni corrispondente del «Financial Times», in seguito inviato dell’«International Herald Tribune» e editorialista del «Wall Street Journal». È conduttore e produttore di programmi televisivi in Gran Bretagna, Stati Uniti e Italia, dove ha lavorato per testate come RAI, Sky Tg24 e La7. Celebri i suoi scoop giornalistici e i numerosi riconoscimenti (è stato insignito per quattro volte del British Press Award, e del Premio Pannunzio nel 2014). Tra i suoi libri: *Tutto in famiglia*,* La madre di tutti gli affari*, *Il bivio*, *Ammazziamo il Gattopardo* (Premio Cesare Pavese), *My Way. Berlusconi si racconta a Friedman* (i cui diritti sono stati venduti in 30 Paesi). Il suo documentario su Berlusconi è stato distribuito da Netflix in 190 Paesi. In Italia è stato editorialista per «Panorama» e «Il Corriere della Sera». Con la Newton Compton ha pubblicato *Questa non è l’America*, che ha raggiunto il primo posto assoluto della classifica dei libri più venduti e ha vinto il Premio Roma per la Saggistica 2017, e *Dieci cose da sapere sull’economia italiana*.
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### Sinossi
**Al primo posto assoluto delle classifiche dei libri più venduti
Avrò mai una pensione? L’Europa ci aiuta o ci danneggia? Chi paga il salvataggio delle banche?**
Capire come funziona l’economia è fondamentale se vogliamo comprendere i meccanismi che regolano i rapporti tra noi e lo Stato e prendere le giuste decisioni per la nostra famiglia e per il nostro futuro. *Dieci cose da sapere sull’economia italiana* di Alan Friedman è un libro scritto con un linguaggio comprensibile, lontano da quello degli addetti ai lavori, indispensabile per tutti coloro che non vogliono essere più strumentalizzati dagli imbonitori della politica. Numeri, cifre e statistiche reali per rispondere con la verità dei fatti a chi promette facili soluzioni, per controbattere ai politici che lanciano proclami e mentono su questioni importantissime: perché l’Italia non cresce più? Perché non crea più posti di lavoro? Perché gli italiani sono i più tassati d’Europa? Di quale politico italiano ci si può fidare di più? Quale futuro dobbiamo veramente aspettarci per il nostro Paese? 
**«In questo libro ho cercato di raccontare in modo semplice l’economia, un argomento che tocca le vite di tutti noi, spiegando come funzionano davvero le cose, dove stiamo andando e cosa possiamo fare per salvarci. Finché siamo in tempo.»
Alan Friedman**
1. Il debito pubblico, una vera bomba a orologeria
2. Perché l’Italia non cresce di più?
3. Perché l’Italia non crea più posti di lavoro?
4. Qual è la verità sul sistema bancario italiano?
5. Ma è vero che gli italiani sono i più tassati d’Europa?
6. Avrò mai una pensione?
7. Come funzionano i mercati finanziari? E chi li manovra? Consigli per i risparmiatori
8. L’Europa ci aiuta o ci danneggia? E l’euro ci fa bene o male?
9. Che voti diamo ai politici?
10. Cosa ci riserva il futuro?
**Alan Friedman**
È un giornalista esperto di economia e politica, conduttore televisivo e scrittore statunitense. All’inizio della carriera fu un giovanissimo collaboratore dell’amministrazione del presidente Jimmy Carter, poi è stato per lunghi anni corrispondente del «Financial Times», in seguito inviato dell’«International Herald Tribune» e editorialista del «Wall Street Journal». È conduttore e produttore di programmi televisivi in Gran Bretagna, Stati Uniti e Italia, dove ha lavorato per testate come RAI, Sky Tg24 e La7. Celebri i suoi scoop giornalistici e i numerosi riconoscimenti (è stato insignito per quattro volte del British Press Award, e del Premio Pannunzio nel 2014). Tra i suoi libri: *Tutto in famiglia*,* La madre di tutti gli affari*, *Il bivio*, *Ammazziamo il Gattopardo* (Premio Cesare Pavese), *My Way. Berlusconi si racconta a Friedman* (i cui diritti sono stati venduti in 30 Paesi). Il suo documentario su Berlusconi è stato distribuito da Netflix in 190 Paesi. In Italia è stato editorialista per «Panorama» e «Il Corriere della Sera». Con la Newton Compton ha pubblicato *Questa non è l’America*, che ha raggiunto il primo posto assoluto della classifica dei libri più venduti e ha vinto il Premio Roma per la Saggistica 2017, e *Dieci cose da sapere sull’economia italiana*.

Il diavolo veste Zara

”Io non voglio essere l’erede di Veronique. Io voglio cominciare a scrivere una nuova storia, la mia”: è proprio vero, i tempi sono cambiati e le giovani donne in carriera non hanno più nessuna intenzione di rinunciare ai propri sogni. Come Mia, ventisette anni e una immensa passione per la moda, che ce la mette tutta per diventare una grande stilista. Ma mentre la crisi incombe e la meritocrazia scarseggia, scoprirà che il talento, lo studio e la gavetta non bastano. Perché Veronique, storica direttrice creativa della prestigiosa maison fiorentina per cui lavora, non ha la minima intenzione di lasciare spazio ai giovani. Così, a dispetto del suo status da freelance (leggi: precaria cronica), Mia si sente trattata come una schiava dalla sua super capa: deve rinunciare alla sua libertà e a volte anche alla sua dignità per accontentarla, nella speranza che le conceda la prima grande opportunità. Ma mentre Veronique si tiene stretta la sua poltrona, Mia non molla. Tra bollette e partita IVA da pagare, passa le giornate a disegnare meravigliosi abiti venduti a migliaia di euro, non perde il suo stile indossando capi rigorosamente low budget ed è pronta a tutto per conquistare il suo posto nel mondo. E sa di avere almeno un vantaggio: Mia è connessa alla rete. Veronique non sa mandare un file in allegato, non sa cercare un numero nella rubrica del telefonino, non sa quali sono i trend su Twitter. E visto che Mia appartiene a una nuova generazione, che si piega alle regole spesso ingiuste del lavoro ma non si spezza, farà partire da qui la sua riscossa… Mia Valenti ci regala un romanzo brillante, attualissimo, che si muove da un appartamento condiviso a Firenze fino agli Emirati Arabi, passando per Parigi. Una commedia intelligente, liberatoria (e decisamente romantica) che ci racconta, senza mai essere banale, lo scontro tra due generazioni: perché, oggi, il diavolo veste Zara! Mia Valenti, giovane fashion designer, vive e lavora a Firenze per un’importante maison d’alta moda. Tra un bozzetto e l’altro, ha posato la sua matita e ha scritto il suo primo romanzo. Rigorosamente autobiografico.
(source: Bol.com)

Il diavolo sulle colline

Tre giovani amici lasciano la città per una vacanza nella campagna piemontese e qui, tra gite, incontri, scoperte e avventure sentono prepotente la tentazione di violare la norma, di superare il limite, nella ricerca del vizio che porterà il piú inerme, il piú giovane a pagare per tutti. Un romanzo di entusiasmi e passioni che ha coinvolto generazioni di lettori.

Con la cronologia della vita e delle opere e la bibliografia essenziale.

(source: Bol.com)

Il diavolo nella mia libreria

Un espediente straletterario come quello di un’eredita fatta di libri – ormai datati e risalenti alla Rivoluzione Francese – serve ad Alfredo Panzini per innescare le polveri dell’ironia contrapponendo i vecchi testi a quelli dell’oggi, il primo ventennio del ‘900. E’ l’epoca della Grande Guerra e dei sommovimenti sociali che anticiperenno l’era fascista, e che Panzini immortala in maniera magistrale nelle pagine di questo suo scritto, colpevolmente tenuto da parte lla critica letteraria e dagli addetti ai lavori.
Una di quelle numerose occasiono in cui l’Italia non ha saputo valorizzare il suo patrimonio letterario. Panzini va dunque riscoperto e, perché no, utilizzato a sua volta come pietra di paragone – insomma un pretesto letterario – per i tempi correnti.
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### Sinossi
Un espediente straletterario come quello di un’eredita fatta di libri – ormai datati e risalenti alla Rivoluzione Francese – serve ad Alfredo Panzini per innescare le polveri dell’ironia contrapponendo i vecchi testi a quelli dell’oggi, il primo ventennio del ‘900. E’ l’epoca della Grande Guerra e dei sommovimenti sociali che anticiperenno l’era fascista, e che Panzini immortala in maniera magistrale nelle pagine di questo suo scritto, colpevolmente tenuto da parte lla critica letteraria e dagli addetti ai lavori.
Una di quelle numerose occasiono in cui l’Italia non ha saputo valorizzare il suo patrimonio letterario. Panzini va dunque riscoperto e, perché no, utilizzato a sua volta come pietra di paragone – insomma un pretesto letterario – per i tempi correnti.

Il diavolo e la città bianca

Stati Uniti, 30 ottobre 1893. L’architetto Daniel H. Burnham è sul tetto del mondo: l’Esposizione Universale di Chicago si è appena conclusa con uno straordinario successo di critica e pubblico e, ad appena quattro anni dal clamore suscitato dall’Esposizione di Parigi, l’America celebra il suo trionfo di avanguardia globale nel campo dell’architettura e simbolo delle promesse della modernità e del Novecento. Quella di Burnham è stata una lotta dai contorni epici contro tempo, politica e caratteristiche fisiche del terreno: tra complesse bonifiche – l’area di Jackson Park, su cui sorgono gran parte degli edifici, pochi mesi prima dei lavori era una landa di sterpaglie e desolazione –, rischi di sciopero, scontri con le personalità locali e un clima quanto mai inclemente, l’edificazione della ‘Città Bianca’ appare a tutti come un miracolo. Un sogno giunto al suo lieto fine. Ma c’è un’altra città, oscura e demoniaca, che si è andata costruendo parallelamente nel ventre del paese; una città tirata su da un unico uomo nel silenzio dello scantinato del suo albergo, cadavere su cadavere, omicidio dopo omicidio. Per tutta la durata dell’Esposizione, Henry Howard Holmes, ‘l’assassino più folle e depravato dell’Ottocento’, ha infatti continuato a uccidere: il suo hotel, ‘il Castello’, da cui sono passati nei mesi della fiera centinaia di turisti, è un intricato dedalo di stanze e corridoi che nascondono scannatoi, camere di tortura e forni crematori. Un capolavoro di perversione, sorretto unicamente dal fascino di un uomo che, con la sua avvenenza e i suoi modi calmi e diretti, è riuscito a ingannare un’intera comunità: dai numerosissimi creditori alle giovani donne che continuavano a venire da lui cercando lavoro, per poi scomparire per sempre. Con la stessa prosa esatta e potente de Il giardino delle bestie, Erik Larson ricostruisce la storia di queste due città – la città della speranza e quella della morte – e dei due uomini che le hanno erette. Il diavolo e la città bianca è l’affresco di un momento storico elettrizzante in cui, a pochi passi da Buffalo Bill e Thomas Edison, si aggiravano le illusioni e gli incubi di un’America ingenua e inconsapevole. ‘Quando una storia vera può fare piú paura della finzione’. The New York Times ‘Un libro avvincente, che cattura tutto lo spirito di un’America in corsa verso la modernità’. Independent on Sunday ‘Il diavolo e la città bianca sprizza cosí tanta vitalità che si ha paura che possa prendere vita tra le nostre mani’. Yorkshire Evening Post
(source: Bol.com)

Il diavolo di Ambrose

Non aveva altra scelta che sposarlo. Si dice che Marshall Ross, detto il Diavolo di Ambrose, sia pericoloso e pazzo. Ma nessuno conosce davvero la verità, o il terribile segreto che egli nasconde da quando è tornato dalla Cina. Neppure Davina McLaren, la bellissima donna che Marshall vuole sposare. Con la reputazione distrutta da uno scandalo. Davina non ha altra scelta che accettare la proposta di queste sconosciuto e recarsi al suo castello. Non appena si incontrano, tuttavia, i due vengono travolti da un desiderio inaspettato che però non può proteggerli dal passato. E dal mortale nemico che torna a minacciare tutto ciò che hanno di più caro.. i

Diary

Da quando ha sposato Peter, enigmatico compagno

di corso alla scuola d’arte, Misty è venuta ad abitare

sull’idilliaca Waytansea Island. Ora Peter, dopo un

oscuro tentativo di suicidio, giace in coma all’ospedale.

E Misty tiene questo diario – come facevano le

mogli dei marinai costrette a lunghe separazioni dai

mariti – per quando (semmai) tornerà alla coscienza.

Ma – trattandosi di un’opera di Chuck Palahniuk – è

inevitabile che il contenuto del diario sia molto bizzarro,

anzi decisamente inquietante…

Con Diary l’autore si è lasciato alle spalle le sue crude

ambientazioni urbane a favore di una sinistra località

turistica: ne viene fuori un nuovo, ipnotico Palahniuk

sospeso tra l’horror e il grottesco, capace di dipingere,

con la devastante forza narrativa e con la verve nichilistica

che lo contraddistinguono da sempre, quegli

inquietanti paesaggi umani che solo pochi scrittori

hanno il coraggio di affrontare a viso aperto.

Un libro maturo e sconvolgente: per molti ma non

per tutti.
(source: Bol.com)

Diario, 1910-1911

Vi sono certi periodi, in una vita, nei quali tutte le tensioni latenti sembrano addensarsi e si prefigurano già quelle che segneranno il tempo a venire: tale fu per Lukács il periodo tra l’aprile 1910 e il dicembre 1911, quando il giovane saggista ungherese stava preparando l’edizione tedesca di quello che sarebbe rimasto il suo libro più felice: *L’anima e le forme*. I saggi che compongono quel libro raccontavano in cifra la storia sottile e tormentosa del suo amore per Irma Seidler. E tutto il libro era un frammento del lungo dialogo con l’amico Leo Popper. Alla fine di quei mesi esacerbati, Irma si uccide e Leo muore di tubercolosi. Poco tempo prima di questi fatti, Lukács annota nel suo diario: «Se guardo al futuro, ai cinquant’anni che seguiranno, vedo davanti a me un grande deserto grigio». In un ampio saggio che accompagna questo diario – forse il più significativo tra gli inediti lukacsiani recentemente apparsi – Massimo Cacciari ha disegnato quella «metafisica della gioventù» che dà tono e intensità a questo testo e lo avvicina, per la sua dolente crudezza, al clima di Weininger o di Michelstaedter. Ma questa è per lui anche l’occasione per riscoprire la vivissima Budapest di quegli anni e per leggere in modo non più «impressionistico» tutti gli scritti di quel giovane Lukács in cui si rivelava un grande saggista che avrebbe poi passato buona parte della sua vita a punirsi.

Diario notturno (Opere di Ennio Flaiano)

Nessun libro come il “Diario notturno” (1956) riesce a contenere in sé – finemente distillata nella sostanza e nella forma – l’intera opera di Ennio Flaiano. Vi ritroviamo infatti tutti i costituenti primari del suo modo di essere, psicologico e letterario: il pessimismo lucido e dolente; la coscienza del nulla vissuta attraverso la quotidiana consunzione dei volti, dei luoghi, dei ricordi; la percettività del moralista di scuola francese, perso in un Paese che si preoccupa di tutt’altro. E vi ritroviamo tutte le forme che Flaiano prediligeva: il racconto ingegnoso e fulminante, l’apologo ora amaro ora grottesco, il taccuino di viaggio che intaglia immagini icastiche, il dialogo corrosivo e sarcastico, l’aforisma che non si lascia dimenticare.
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### Sinossi
Nessun libro come il “Diario notturno” (1956) riesce a contenere in sé – finemente distillata nella sostanza e nella forma – l’intera opera di Ennio Flaiano. Vi ritroviamo infatti tutti i costituenti primari del suo modo di essere, psicologico e letterario: il pessimismo lucido e dolente; la coscienza del nulla vissuta attraverso la quotidiana consunzione dei volti, dei luoghi, dei ricordi; la percettività del moralista di scuola francese, perso in un Paese che si preoccupa di tutt’altro. E vi ritroviamo tutte le forme che Flaiano prediligeva: il racconto ingegnoso e fulminante, l’apologo ora amaro ora grottesco, il taccuino di viaggio che intaglia immagini icastiche, il dialogo corrosivo e sarcastico, l’aforisma che non si lascia dimenticare.

Diario moscovita

«Qui sono da settimane alle prese col gelo fuori e col fuoco dentro», scrive Benjamin da Mosca all’amico Kracauer, sottolineando che il suo proposito è di «tornare arricchito di immagini visive, non di teorie». Due mesi cruciali, tra la fine del 1926 e l’inizio del 1927, lo immettono in un vortice di incontri e di passioni, ne stimolano lo spirito d’osservazione. A indurlo a questo viaggio è il desiderio di conoscere più da vicino la situazione russa, di stabilire un rapporto fecondo con esponenti della vita artistica e letteraria sovietica, ma è anzitutto l’amore per la rivoluzionaria lettone Asja Lacis, conosciuta a Capri nel 1924. Queste pagine di diario, «il documento di gran lunga più personale – assolutamente e crudelmente franco – fra quelli che ci restano su periodi importanti della sua vita» – come dice Scholem – testimoniano di un duplice scontro di Benjamin con la realtà. Da un lato con una Russia che andava inesorabilmente irrigidendosi nello stalinismo e nella frantumazione di ogni ipotesi di cultura e arte rivoluzionaria e dall’altro con l’impossibilità di instaurare un rapporto sereno con Asja. In questo diario, steso con mano di grande scrittore, un universo in bilico viene descritto nei suoi particolari più reconditi con tutta la sensibilità di un uomo attratto anzitutto dalle piccole cose, da un errante, sempre sul punto di partire. Colui che, dopo l’addio ad Asja e a Mosca «con la grande valigia in grembo, percorse piangendo le strade che imbrunivano, verso la stazione».

Diario di un uomo superfluo

Il Diario è anello di una catena di tutto rispetto; affonda radici nei classici e tocca altri classici con rami più fogliosi e fruttuosi di quanto, a uno sguardo rapido, si potrebbe sospettare. In Čulkaturin c’è l’“uomo superfluo” à la russe ma anche una sua versione pura, distillata, paradigmatica (quasi ageografica, quasi astorica). Čulkaturin fa contemporaneamente da arrivo e da abbrivio, quindi. E se sommiamo a tutto ciò l’indiscussa maestria e la squisitezza stilistica universalmente riconosciute a Turgenev (…) a ragione il Diario può aspirare allo status di piccolo classico, di piccolo chef-d’oeuvre.
(dalla postfazione di Alessandro Niero)

Diario di un fumatore

“Diario di un fumatore” è una raccolta di storie (vere e inventate) che al centro della narrazione hanno – come sempre nei libri di Sedaris – figure e situazioni tanto bizzarre quanto sinistramente familiari, che descrivono in modo irresistibile le difficoltà della vita moderna: escursioni nel magico mondo delle famiglie disfunzionali (oggi più del cento per cento), il resoconto del suo personale “On the Road” attraverso gli Stati Uniti su un autobus popolato dall’umanità più varia e una serie di racconti di fantasia nei quali le fobie e idiosincrasie dell’autore verso il popolo del dorato mondo dello show business trovano uno sfogo quanto mai esilarante. Malvagio, grottesco, illuminante, spassoso: David Sedaris conferma di essere uno dei più acuti osservatori di quella fonte inesauribile di vicende tragicomiche che è la condizione umana.
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Diario di un computer forenser

Direttamente da una directory cifrata di Andrea Ghirardini, autore del primo manuale italiano sulla Computer Forensics (pubblicato a maggio 2007), un simpatico e avvincente mini-racconto per entrare nel mondo dei professionisti delle investigazioni informatiche.
Andrea Ghirardini è uno dei precursori della Computer Forensics in Italia. Certificato CISSP e socio CLUSIT, presta la sua opera di consulenza sia a Forze dell’Ordine, sia a organizzazioni private, e sino a oggi ha partecipato a oltre 300 indagini che spaziano dalla violazione informatica in senso stretto, a reati come lo spaccio di stupefacenti, la criminalità eversiva e le frodi fiscali.
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### Sinossi
Direttamente da una directory cifrata di Andrea Ghirardini, autore del primo manuale italiano sulla Computer Forensics (pubblicato a maggio 2007), un simpatico e avvincente mini-racconto per entrare nel mondo dei professionisti delle investigazioni informatiche.
Andrea Ghirardini è uno dei precursori della Computer Forensics in Italia. Certificato CISSP e socio CLUSIT, presta la sua opera di consulenza sia a Forze dell’Ordine, sia a organizzazioni private, e sino a oggi ha partecipato a oltre 300 indagini che spaziano dalla violazione informatica in senso stretto, a reati come lo spaccio di stupefacenti, la criminalità eversiva e le frodi fiscali.