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Solar

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Pochi altri autori riescono come McEwan a far appassionare il lettore ai destini di personaggi quantomeno discutibili, «eroi» che attraggono in misura proporzionale al disgusto che suscitano. È il caso di Michael Beard: basso, grasso, inverosimile seduttore, fedifrago patentato e marito seriale al quinto matrimonio, a poco più di cinquant’anni è ormai uno svogliato e dispotico burocrate della scienza da quando la genialità, che pure in gioventù gli valse il Nobel per la Fisica, lo ha abbandonato. Da successore di Einstein ad almanacco vivente dei sette peccati capitali (con una certa predilezione per gola e lussuria): la parabola esistenziale di Beard sembra condurlo inesorabilmente verso la malinconica contemplazione della propria decadenza. Almeno fino al giorno in cui gli viene affidato il Centro nazionale per le energie rinnovabili: tra i suoi sottoposti non tarda a mettersi in luce un giovane, Tom Aldous, tanto brillante quanto ingenuo (almeno agli occhi del cinico Beard) nella sua aspirazione a «salvare il mondo». Eppure il progetto di Tom non è così campato per aria se, come dice, la sua scoperta è in grado di risolvere una volta per tutte i problemi energetici del pianeta. L’incontro tra il giovane ricercatore e il maturo scienziato avrà sviluppi inaspettati come solo un abile (e malizioso) architetto del romanzesco quale è McEwan riesce a concepire: un intreccio che, lungi dall’essere fine a se stesso, è l’occasione per un confronto spietato con una morale collettiva indifferente, al di là degli slogan, ai rischi del riscaldamento globale. Con Solar è come se l’autore inglese rivedesse il detto di Marx: tragedia e farsa non devono darsi necessariamente in successione, ma possono riverberarsi l’una nell’altra nello stesso momento. Ciò che condividono, e verso cui entrambe tendono, è la catastrofe: sia essa quella individuale di un uomo ridicolo, o quella planetaria di un’umanità che si autocondanna all’estinzione. «Un’opera incredibilmente riuscita, forse la migliore di McEwan ad oggi». Financial Times «In Solar, McEwan fa sfoggio di una giocosità, di uno humour, di una varietà di stili che non avevamo mai visto prima». Spectator

Sola sull’oceano

Costruita per una clientela esclusiva, la Queen Charlotte sta salpando dal porto sul fiume Hudson per la sua crociera inaugurale. A bordo della bellissima nave salgono personaggi famosi, ricche signore, fortunati vincitori di biglietti premio e alcuni brillanti speaker che allieteranno le giornate dei viaggiatori con le loro conferenze. L’atmosfera è sfarzosa, come in certi romanzi alla Agatha Christie, e la traversata promette di essere splendida. Anche perché si dice che una delle passeggere, Lady Emily Haywood, indosserà per la prima volta l’inestimabile collana di smeraldi che pare sia appartenuta a Cleopatra. E che, secondo la leggenda, reca con sé una maledizione: chi la porta in mare non vivrà abbastanza da tornare a riva. Naturalmente, nessuno crede a quella vecchia storia. Sennonché, a tre giorni dalla partenza, Lady Em è ritrovata cadavere… e la collana è scomparsa. La lista dei sospetti è lunga, ma chi è il vero colpevole? L’assistente devota? Il giovane avvocato che voleva convincere Lady Em a rendere il collier all’Egitto, suo proprietario legittimo? O Celia Kilbride, l’esperta di pietre preziose amica della vecchia signora? Per fortuna, a indagare sono due infallibili quanto fortunati investigatori, che si trovano lì per festeggiare il loro quarantacinquesimo anniversario di matrimonio: Alvirah e Will Meehan, questa volta, dovranno districare una matassa più intricata che mai.
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### Sinossi
Costruita per una clientela esclusiva, la Queen Charlotte sta salpando dal porto sul fiume Hudson per la sua crociera inaugurale. A bordo della bellissima nave salgono personaggi famosi, ricche signore, fortunati vincitori di biglietti premio e alcuni brillanti speaker che allieteranno le giornate dei viaggiatori con le loro conferenze. L’atmosfera è sfarzosa, come in certi romanzi alla Agatha Christie, e la traversata promette di essere splendida. Anche perché si dice che una delle passeggere, Lady Emily Haywood, indosserà per la prima volta l’inestimabile collana di smeraldi che pare sia appartenuta a Cleopatra. E che, secondo la leggenda, reca con sé una maledizione: chi la porta in mare non vivrà abbastanza da tornare a riva. Naturalmente, nessuno crede a quella vecchia storia. Sennonché, a tre giorni dalla partenza, Lady Em è ritrovata cadavere… e la collana è scomparsa. La lista dei sospetti è lunga, ma chi è il vero colpevole? L’assistente devota? Il giovane avvocato che voleva convincere Lady Em a rendere il collier all’Egitto, suo proprietario legittimo? O Celia Kilbride, l’esperta di pietre preziose amica della vecchia signora? Per fortuna, a indagare sono due infallibili quanto fortunati investigatori, che si trovano lì per festeggiare il loro quarantacinquesimo anniversario di matrimonio: Alvirah e Will Meehan, questa volta, dovranno districare una matassa più intricata che mai.

Una sola notte

Lauren Stillwell era convinta di saper riconoscere una bugia. Si sbagliava. Lei, una tra le migliori detective di New York, non ha mai sospettato che il suo matrimonio fosse una menzogna, eppure adesso deve affrontare la realtà. Paul, l’uomo che ha sempre amato, la tradisce: mentre lo aspettava fuori dal suo ufficio per fargli una sorpresa, lo ha visto uscire in compagnia di un’altra donna e poi sparire all’interno di un albergo. Sconvolta, umiliata e in preda a un bruciante desiderio di vendetta, Lauren decide allora di ripagare il torto subito con la stessa moneta: approfittando di un viaggio di lavoro del marito, cede alle lusinghe di un affascinante detective della narcotici, abbandonandosi a una notte di sesso sfrenato. Ma quella che doveva essere una semplice avventura si trasforma ben presto in un incubo senza via d’uscita. Poche ore dopo il loro incontro, infatti, il suo amante viene trovato morto e, per un beffardo scherzo del destino, le indagini vengono affidate proprio a lei, che sa molto bene chi sia l’assassino…Trascinata in una spirale diabolica di segreti e ricatti, a causa di una sola notte di follia Lauren rischierà quindi di perdere tutto: il lavoro, la famiglia e, forse, la sua stessa vita.

(source: Bol.com)

Un sogno tra i fiocchi di neve

Fin da bambina, Anna non ha mai potuto sopportare il Natale, con tutto il suo corredo di luci colorate, dolci, regali e preparativi frenetici. E anche adesso che è una giovane donna, l’unico modo per superarlo è cercare riparo in qualche località esotica. Ma quest’anno sottrarsi sembra proprio impossibile: il suo adorato fratellino Jonathan le ha strappato la promessa di raggiungerlo per festeggiare con tutta la famiglia, compreso l’insopportabile patrigno. E così, il 23 dicembre, Anna salta su un treno stipato di gente alla volta di Berlino. Un attimo di assopimento – o meglio, quello che sembra un attimo – e si ritrova in una desolata stazione sul Mar Baltico, nel cuore della notte e nel pieno di una tormenta di neve. Impossibile tornare indietro, nessun treno riparte a quell’ora. Ad Anna non resta che chiedere un pas­saggio a chi capita e affidarsi alla sua buona stella, perché i personaggi che popolano la notte – si sa – sono tra i più disparati: l’autista di uno spazzaneve, un camionista polacco, tre stravaganti vecchiette che appaiono e scompaiono, e un surfista-psicologo-rasta piuttosto attraente… Dall’autrice bestseller Corina Bomann, una storia divertente ed emozionante, con un pizzico di suspense e di magia.
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### Sinossi
Fin da bambina, Anna non ha mai potuto sopportare il Natale, con tutto il suo corredo di luci colorate, dolci, regali e preparativi frenetici. E anche adesso che è una giovane donna, l’unico modo per superarlo è cercare riparo in qualche località esotica. Ma quest’anno sottrarsi sembra proprio impossibile: il suo adorato fratellino Jonathan le ha strappato la promessa di raggiungerlo per festeggiare con tutta la famiglia, compreso l’insopportabile patrigno. E così, il 23 dicembre, Anna salta su un treno stipato di gente alla volta di Berlino. Un attimo di assopimento – o meglio, quello che sembra un attimo – e si ritrova in una desolata stazione sul Mar Baltico, nel cuore della notte e nel pieno di una tormenta di neve. Impossibile tornare indietro, nessun treno riparte a quell’ora. Ad Anna non resta che chiedere un pas­saggio a chi capita e affidarsi alla sua buona stella, perché i personaggi che popolano la notte – si sa – sono tra i più disparati: l’autista di uno spazzaneve, un camionista polacco, tre stravaganti vecchiette che appaiono e scompaiono, e un surfista-psicologo-rasta piuttosto attraente… Dall’autrice bestseller Corina Bomann, una storia divertente ed emozionante, con un pizzico di suspense e di magia.

Il sogno più dolce

“Fuori si dispiegava il pomeriggio africano, un’orgia di bagliori gialli e canti di uccelli”
Anni fatti di speranze, di lotte, di sofferenze. Di Grandi Sogni. Sono gli anni sessanta e il clan Lennox sembra non volersi o non potersi risparmiare nessuna contraddizione. I giovani, che rompono i tradizionali vincoli e chiedono libertà, vengono considerati dalle generazioni più vecchie come persone seriamente danneggiate. E Julia, la matriarca del clan, ne conosce anche il motivo: “Non è possibile passare attraverso due orribili guerre e poi dire: ‘È finita, adesso si torna alla normalità’. Si sono accartocciati, i nostri figli, sono figli della guerra”.
Donne straordinarie, Julia e Frances, infinitamente diverse ma unite nella protezione della prole, combattono per i “ragazzi” contro tutti gli ostacoli, il peggiore dei quali sembra essere proprio il Compagno Johnny, padre dei ragazzi, figlio di Julia ed ex marito di Frances. “La rivoluzione viene prima delle questioni personali” è il suo motto, recitato mentre deposita mogli scartate e figli danneggiati nella grande casa di Julia. È attorno al tavolo della cucina, centro emozionale di questo strano clan, che i “ragazzi” e i loro amici mangiano, scherzano, si vantano, discutono delle ideologie correnti, si lamentano delle famiglie. Sognano. E quando si svegliano, dopo tanti sogni, è tutto diverso: sono già gli anni ottanta.
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### Sinossi
“Fuori si dispiegava il pomeriggio africano, un’orgia di bagliori gialli e canti di uccelli”
Anni fatti di speranze, di lotte, di sofferenze. Di Grandi Sogni. Sono gli anni sessanta e il clan Lennox sembra non volersi o non potersi risparmiare nessuna contraddizione. I giovani, che rompono i tradizionali vincoli e chiedono libertà, vengono considerati dalle generazioni più vecchie come persone seriamente danneggiate. E Julia, la matriarca del clan, ne conosce anche il motivo: “Non è possibile passare attraverso due orribili guerre e poi dire: ‘È finita, adesso si torna alla normalità’. Si sono accartocciati, i nostri figli, sono figli della guerra”.
Donne straordinarie, Julia e Frances, infinitamente diverse ma unite nella protezione della prole, combattono per i “ragazzi” contro tutti gli ostacoli, il peggiore dei quali sembra essere proprio il Compagno Johnny, padre dei ragazzi, figlio di Julia ed ex marito di Frances. “La rivoluzione viene prima delle questioni personali” è il suo motto, recitato mentre deposita mogli scartate e figli danneggiati nella grande casa di Julia. È attorno al tavolo della cucina, centro emozionale di questo strano clan, che i “ragazzi” e i loro amici mangiano, scherzano, si vantano, discutono delle ideologie correnti, si lamentano delle famiglie. Sognano. E quando si svegliano, dopo tanti sogni, è tutto diverso: sono già gli anni ottanta.

Sogno di una notte di mezza estate

“Osservo soddisfatta il mio riflesso allo specchio, premendo un fazzoletto
sulle labbra per rimuovere l’eccesso di rossetto. È quello rosso, no transfert, il
tuo preferito.
Ti ho ascoltato attentamente quando mi hai comunicato che adori una donna
con un’impeccabile bocca rosso fuoco anche dopo una lunga seduta di sesso.
Mi sono anche truccata gli occhi secondo il tuo gusto: eyeliner antracite,
ultraresistente, in una sottile linea che contorni i miei occhi azzurri e li
approfondisca.
I capelli sono acconciati per aggradarti, lisci e lasciati libera sulla schiena.
Ho seguito anche le tue istruzioni per quel che riguarda il vestito: nero
anch’esso, scollato sul decoltè e aperto sul dorso, con una gonna corta che
lasci intravedere il pizzo delle sottilissime autoreggenti completate da scarpe
con un tacco vertiginoso.
Prima di conoscerti non avrei mai pensato che questo look mi s’addicesse, ma
da quando sei entrato nella mia vita sono cambiate molte cose.
Il suono del campanello mi riscuote dai miei pensieri: puntualissimo, come
sempre.
Corro verso la porta del mio appartamento, emozionata e un po’ timorosa di
quello che mi aspetta. Un week-end intero noi due soli, in cui lascerò che tu
mi dimostri quanto possa essere piacevole realizzare le mie fantasie…”
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### Sinossi
“Osservo soddisfatta il mio riflesso allo specchio, premendo un fazzoletto
sulle labbra per rimuovere l’eccesso di rossetto. È quello rosso, no transfert, il
tuo preferito.
Ti ho ascoltato attentamente quando mi hai comunicato che adori una donna
con un’impeccabile bocca rosso fuoco anche dopo una lunga seduta di sesso.
Mi sono anche truccata gli occhi secondo il tuo gusto: eyeliner antracite,
ultraresistente, in una sottile linea che contorni i miei occhi azzurri e li
approfondisca.
I capelli sono acconciati per aggradarti, lisci e lasciati libera sulla schiena.
Ho seguito anche le tue istruzioni per quel che riguarda il vestito: nero
anch’esso, scollato sul decoltè e aperto sul dorso, con una gonna corta che
lasci intravedere il pizzo delle sottilissime autoreggenti completate da scarpe
con un tacco vertiginoso.
Prima di conoscerti non avrei mai pensato che questo look mi s’addicesse, ma
da quando sei entrato nella mia vita sono cambiate molte cose.
Il suono del campanello mi riscuote dai miei pensieri: puntualissimo, come
sempre.
Corro verso la porta del mio appartamento, emozionata e un po’ timorosa di
quello che mi aspetta. Un week-end intero noi due soli, in cui lascerò che tu
mi dimostri quanto possa essere piacevole realizzare le mie fantasie…”

Il sogno di una cosa

Tre ragazzi friulani alla soglia dei vent’anni vivono la loro breve giovinezza e affrontano il mondo: la miseria delle origini, la fuga in Jugoslavia, le lotte contadine, l’emigrazione…, ma anche l’amicizia, l’amore, la solidarietà. Si comincia con l’ebbrezza di una festa, si finisce con la tristezza di una morte: ‘la meglio gioventù’ è già conclusa. Concepito e scritto nel 1948 e 1949, cioè prima di Ragazzi di vita e di Una vita violenta, Il sogno di una cosa viene pubblicato solo nel 1962, trovandosi perciò a essere al tempo stesso il romanzo d’esordio e di conclusione della stagione narrativa di Pier Paolo Pasolini.

(source: Bol.com)

Il sogno di Ginevra. Io, Lancillotto

Quando Artù lo aveva inviato in Bretagna, qualche mese prima, Lancillotto pensava che il suo destino fosse già stato scritto: era un Cavaliere della Tavola Rotonda e il suo compito sarebbe sempre stato quello di combattere al fianco del suo re. Questa volta però la missione è molto più delicata: creare un esercito di cavalieri che unisca il potere di tutti i sovrani di quelle terre lacerate da anni di lotte e che combatta in nome dei valori di Camelot. Ma la rivalità tra quei popoli non è il solo ostacolo che gli sbarra la strada. Perché la minaccia più grande per i suoi sogni di pace arriva da un esercito di guerrieri provenienti dall’Est che pare inarrestabile: gli Unni, guidati da Attila, stanno radendo al suolo tutto quello che trovano sul loro cammino e hanno preso d’assedio la regione di Benwick.
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Il sogno di Benjamin

Nel discorso pronunciato a Francoforte in occasione del Premio Adorno, il 22 settembre 2001, Jacques Derrida prese spunto da un sogno che Walter Benjamin raccontò per lettera alla moglie di Adorno per affrontare l’antico problema dei rapporti tra il sogno e la veglia: è possibile parlare del sogno senza sottomettersi al dominio della veglia? Muovendo da questo problema gnoseologico Derrida si avvicina a questioni di scottante attualità politica: l’estraneità dell’esperienza onirica diventa quella dello straniero, e riconoscerne l’irriducibilità significa garantire i diritti dell’altro, compito fondamentale di un nuovo illuminismo che ammetta la possibilità di un discorso filosofico “marginale”, “minoritario” e “sognatore”.

Il sogno del villaggio dei Ding

Il Villaggio dei Ding è un pugno di case di paglia disteso lungo l’antico letto del Fiume Giallo. Il suo è un equilibrio che sembra immutabile, ma negli anni ’90 tutto è sommerso dall’“ondata rosso sangue”: la spregiudicata campagna del governo cinese per promuovere la vendita del sangue tra i contadini, che aderiscono in massa con il sogno di costruire case di mattoni e nuovi pollai. Mentre alcuni si arricchiscono con questa compravendita, altri si ammalano di una strana “febbre”: l’AIDS. Yan Lianke traduce in personaggi e immagini indimenticabili la storia di un’intera comunità spazzata via “come le foglie di un vecchio albero”: il giusto maestro Ding alle prese con un figlio senza scrupoli, la campagna che a poco a poco si inaridisce come se fosse anch’essa dissanguata, il villaggio che si riempie di stendardi funebri bianchi come la neve, la scuola del paese che diventa l’ultimo rifugio dei malati e il teatro di odi e amori estremi. Un romanzo che nasce da una tragedia vera e misconosciuta, intenso e crudele come un racconto epico, struggente come una ballata.
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### Recensione
Negli anni ‘90 in Cina c’è stata una grande campagna per raccogliere sangue per gli ospedali che ha provocato danni infinitamente maggiori dei benefici auspicati. La raccolta, infatti, era spesso demandata all’iniziativa privata di persone senza scrupoli che, oltre a sottopagare i donatori, contadini poverissimi attratti dal guadagno apparentemente facile e inesauribile, non usavano la minima precauzione igienica, con il risultato che nella sola regione di Henan più di un milione di persone sono state contagiate dall’Aids.
Yan Lianke, scrittore cinquantenne già tradotto da noi con il romanzo satirico Servire il popolo (Einaudi, 2006) fortemente osteggiato e poi proibito in patria, è originario di questa regione e ha voluto rendere testimonianza dello strazio e delle conseguenze che questa tragedia ha prodotto sul suo popolo.
Lo ha fatto in Il sogno del Villaggio dei Ding (trad. it. Lucia Regola, Nottetempo, 2011, p. 450, € 20), concentrando il proprio sguardo sulle vicende di un piccolo villaggio e della famiglia che di questo immondo mercato era stata la principale promotrice: dal patriarca, bidello della scuola ma autorità culturale del villaggio e come tale ascoltato, che aveva convinto in totale buona fede i compaesani a aderire alla campagna; ai suoi due figli, uno contagiato, che darà poi vita a una struggente e trasgressiva storia d’amore adulterina con una giovane pure malata, e l’altro che della raccolta si farà cinico profittatore fino a raggiungere posizioni di ricchezza e potere anche nel capoluogo, non importa se pagando l’ascesa con la perdita del figlio maschio dodicenne, avvelenato dai compaesani per vendetta.
Proprio da questo ragazzino la storia viene raccontata, scandita come in un controcanto visionario dai sogni del nonno, che prefigurano nel dettaglio gran parte degli eventi che sconvolgeranno pian piano non solo l’unità della famiglia, ma tutte le usanze e le regole millenarie del villaggio, dove la coesistenza in apparenza pacifica della cultura tradizionale con i cambiamenti storici portati dal comunismo viene completamente dissolta dalla diffusione del contagio e dalla logica sfrenata del mercato che vi è sottesa.
Non c’è nemmeno bisogno che Lianke insista esplicitamente sulla portata simbolica di ogni azione o evento tanto è forte questa potenzialità già nella lettera del discorso. Il passaggio dall’immobile mondo rurale del villaggio agli sconvolgimenti che la Cina sta vivendo, con l’irruzione dell’Occidente e del denaro, e con la diffusione della corruzione e la mercificazione di ogni cosa e relazione e valore; la proiezione di ogni evento fin nelle sue minime implicazioni dal livello aneddotico a quello storico e da locale a sovranazionale; il ribaltamento del mondo dei vivi in quello dei morti e viceversa, fino alla loro sovrapposizione e confusione (la vendita delle bare, la speculazione edilizia dei cimiteri e la corsa all’accaparramento delle postazioni più panoramiche e salubri per la vita eterna e le dimore dei morti, il loro lusso sfrenato, da antichi imperi…), avvengono spontaneamente anche per il lettore occidentale.
Ciò che invece viene perso da questi è altro: e si tratta di una perdita difficile da valutare, ma che è facile presumere grande se la si rapporta alla misura e all’intensità di ciò che la lettura riesce comunque a trasmettere.
Dubbi di cui è difficile venire a capo. Per esempio: nella descrizione dei luoghi e delle cose riesce impossibile non intravedere (intuire, ma non percepire) una convenzionalità che comunque non soffoca, per noi, la semplicità e si traduce in incanto (quello di un’ingenuità riconquistata: che non è poco), mentre per un cinese la sua eventuale bellezza è più facile che derivi dalla stratificazione: di evocazioni, citazioni magari esatte e quasi rituali, differenze, scarti o addirittura sorprendenti innovazioni.
Ignota la lingua originale, che le traduzioni da quelle occidentali a volte lasciano invece trasparire, e con essa persi i ritmi, confuse le forme e incerti persino molti dei riferimenti più prossimi, a volte intuibili ma sfrondati di sfumature e implicazioni, e comunque poco assimilati, restano solo ripetizioni, variazioni, pause e cambi di ritmo, molto efficaci peraltro: richiami evidenti a cadenze della narrazione orale; ma a quale tra le tante possibili formule e forme, è impossibile dirlo. Come è difficile decidere quale significato e valore formale e strutturale attribuire ai numerosi passaggi che a noi richiamano un realismo di stampo quasi ottocentesco.
E infine: quanto l’espediente del narratore morto e il particolare ruolo dei sogni sono personali creazioni di Lianke, e quanto invece si raccorda a modalità di narrazione consolidate o plausibili nella stratificata e millenaria tradizione cinese? Confesso che a me appaiono un po’ forzati, soprattutto il primo.
Quanto del tono complessivo di distanza e insieme di partecipazione, d’ingenuità che si trasforma spesso in saggezza, deriva dal fatto che la voce narrante è di un ragazzino, perdi più morto? Che lo fosse, non mi sembra necessario, anche se per certi aspetti la parte finale del libro lo giustifica. Non del tutto, però. Resta un sospetto di arbitrarietà eccessiva (o forse sono io che non ne posso più del ricorso alla voce infantile per abborracciare una prospettiva inedita e presunto-poetica; ma anche qui: forse in Cina non è lo stesso).
Non è troppo intelligente, colto e smaliziato (e peggio: finto-ingenuo) per essere un dodicenne? Oppure è la morte a rendere intelligentissimi?
Difficile saperlo. I morti, secondo me, sono così intelligenti che non hanno nemmeno bisogno di farlo sapere. Si accontentano di esserlo. E i vivi? Che si arrangino!
Recensione di Luigi Grazioli, *www.doppiozero.com*
### Sinossi
Il Villaggio dei Ding è un pugno di case di paglia disteso lungo l’antico letto del Fiume Giallo. Il suo è un equilibrio che sembra immutabile, ma negli anni ’90 tutto è sommerso dall’“ondata rosso sangue”: la spregiudicata campagna del governo cinese per promuovere la vendita del sangue tra i contadini, che aderiscono in massa con il sogno di costruire case di mattoni e nuovi pollai. Mentre alcuni si arricchiscono con questa compravendita, altri si ammalano di una strana “febbre”: l’AIDS. Yan Lianke traduce in personaggi e immagini indimenticabili la storia di un’intera comunità spazzata via “come le foglie di un vecchio albero”: il giusto maestro Ding alle prese con un figlio senza scrupoli, la campagna che a poco a poco si inaridisce come se fosse anch’essa dissanguata, il villaggio che si riempie di stendardi funebri bianchi come la neve, la scuola del paese che diventa l’ultimo rifugio dei malati e il teatro di odi e amori estremi. Un romanzo che nasce da una tragedia vera e misconosciuta, intenso e crudele come un racconto epico, struggente come una ballata.

Il sogno del millennio

Il tema dell’astronave che viaggia per mille anni allo scopo di raggiungere qualche sistema stellare adatto a ospitare la vita dell’uomo non è certo nuovo nella fantascienza, ma James White ha saputo rinnovarlo in modo avvincente e personale.
L’equipaggio della sua astronave compie il tragitto in uno stato di animazione sospesa, e soltanto pochi individui vengono destati a intervalli di-secoli, quando il grande calcolatore avvista qualche pianeta adatto all’insediamento e occorre prendere una decisione che non può essere affidata a una macchina. La tecnologia del sonno e del risveglio è descritta da White in modo realistico e convincente, e l’incontro con ogni nuovo pianeta offre momenti altamente drammatici, ma l’aspetto veramente nuovo di questo romanzo e dato dal “sonno” stesso, che pone gli astronauti a contatto con tutte le esperienze vissute da loro e dai loro predecessori.

Il sogno del drago. Dodici settimane sul Cammino di Santiago da Torino a Finisterre

Camminare è un modo di respirare e di conoscere, un ritmo con cui si sceglie di vivere, una trasformazione costante. È una via per incontrare gli altri superando confini, pregiudizi, inibizioni. Per Enrico Brizzi, scrittore, padre, viaggiatore, il cammino è una danza, una preghiera, una musica senza parole che segue il respiro antico del mondo, libera la mente dall’inessenziale e vince il drago che si nasconde in ognuno di noi. Con lo zaino carico di curiosità, di pazienza, di libertà, si pone sempre nuovi obiettivi, unico rimedio alla nostalgia che si prova quando si arriva alla meta. Così, dopo essere stato da Canterbury a Roma, dalla Vetta d’Italia a Capo Passero, da Roma a Gerusalemme, si incammina con i Buoni Cugini partendo dalla sua amata Torino alla volta di Santiago. E lungo il percorso – che valica le Alpi e i Pirenei correndo come un filo rosso attraverso storie e miti dell’Occidente, da Annibale a Carlo Magno, dal Cid Campeador a d’Artagnan, dai giacobini ai miliziani spagnoli – si interroga sulle radici del nostro Vecchio continente, cucendole insieme nel magico idioma dei viandanti.
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Il sogno del drago: Dodici settimane sul Cammino di Santiago da Torino a Finisterre

**Leggere è un’esperienza all’aria aperta**
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**La nuova collana in collaborazione con il C.A.I.**
Camminare è un modo di respirare e di conoscere, un ritmo con cui si sceglie di vivere, una trasformazione costante. È una via per incontrare gli altri superando confini, pregiudizi, inibizioni. Per **Enrico Brizzi**, scrittore, padre, pellegrino, il cammino è una danza, una preghiera, una musica senza parole che segue il respiro antico del mondo, libera la mente dall’inessenziale e vince il drago che si nasconde in ognuno di noi. Con lo zaino carico di curiosità, di pazienza, di libertà, si pone sempre nuovi obiettivi, unico rimedio alla nostalgia che si prova quando si arriva alla meta. Così, dopo essere stato da Canterbury a Roma, dalla Vetta d’Italia a Capo Passero, da Roma a Gerusalemme, si incammina con i Buoni cugini alla volta di Santiago de Compostela, partendo dalla sua amata Torino. E lungo il percorso – che valica le Alpi e i Pirenei correndo come un filo rosso attraverso storie e miti dell’Occidente, da Annibale a Carlo Magno, dal Cid Campeador a d’Artagnan, dai giacobini ai miliziani spagnoli – si interroga sulle radici del nostro Vecchio continente, cucendole insieme nel magico idioma dei viandanti. 
«Camminando ruggisci e preghi, mediti e impari a conoscere, ripercorri orme vecchie di secoli e apri la strada per chi verrà dopo di te».
«Ogni pellegrinaggio è una vita in miniatura, una metafora del labirinto che ci tocca traversare prendendo le decisioni corrette a ogni bivio, ed è inutile arrovellarsi su cosa ci apparirà alla sua conclusione; bisogna arrivarci e basta, e a quel punto lo si scoprirà». 
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### Sinossi
**Leggere è un’esperienza all’aria aperta**
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**La nuova collana in collaborazione con il C.A.I.**
Camminare è un modo di respirare e di conoscere, un ritmo con cui si sceglie di vivere, una trasformazione costante. È una via per incontrare gli altri superando confini, pregiudizi, inibizioni. Per **Enrico Brizzi**, scrittore, padre, pellegrino, il cammino è una danza, una preghiera, una musica senza parole che segue il respiro antico del mondo, libera la mente dall’inessenziale e vince il drago che si nasconde in ognuno di noi. Con lo zaino carico di curiosità, di pazienza, di libertà, si pone sempre nuovi obiettivi, unico rimedio alla nostalgia che si prova quando si arriva alla meta. Così, dopo essere stato da Canterbury a Roma, dalla Vetta d’Italia a Capo Passero, da Roma a Gerusalemme, si incammina con i Buoni cugini alla volta di Santiago de Compostela, partendo dalla sua amata Torino. E lungo il percorso – che valica le Alpi e i Pirenei correndo come un filo rosso attraverso storie e miti dell’Occidente, da Annibale a Carlo Magno, dal Cid Campeador a d’Artagnan, dai giacobini ai miliziani spagnoli – si interroga sulle radici del nostro Vecchio continente, cucendole insieme nel magico idioma dei viandanti. 
«Camminando ruggisci e preghi, mediti e impari a conoscere, ripercorri orme vecchie di secoli e apri la strada per chi verrà dopo di te».
«Ogni pellegrinaggio è una vita in miniatura, una metafora del labirinto che ci tocca traversare prendendo le decisioni corrette a ogni bivio, ed è inutile arrovellarsi su cosa ci apparirà alla sua conclusione; bisogna arrivarci e basta, e a quel punto lo si scoprirà».

Sogni sull’acqua

Alex, disincantato, non crede più a nulla. Zoë, sognatrice e forse ingenua. Non potrebbero essere più diversi. Ma gli opposti, si sa, si attraggono… Alex Nolan vive a Friday Harbor. Cinico e disilluso, combatte i demoni che affollano la sua mente grazie all’aiuto di una bottiglia di whisky. Vive in un inferno privato che ogni giorno rende più arido e solitario attorno a sé. Fino al giorno in cui una creatura vi accede, ma dev’essere un fantasma perché solo Alex riesce a vederla. Forse ha davvero attraversato in maniera definitiva la sottile linea che separa la sanità dalla follia.
Zoë Hoffman è un’inguaribile romantica e quando incontra Alex, che le mostra il proprio lato più intrigante, il suo istinto le urla: scappa! Persino Alex la invita a fuggire da lui. Ma nella mente di Zoë si fa strada un’idea, bizzarra e sempre più insistente: che forse un antico fantasma possa ridare nuova speranza a un cuore spezzato. E che l’amore possa superare ogni barriera di tempo, spazio, e perfino buon senso…

(source: Bol.com)

I sogni di una debuttante

Inghilterra, 1816 – Susannah Hampton sogna da sempre di incontrare il vero amore, o almeno di poter partecipare a una stagione mondana a Londra, che tuttavia la madre non può permettersi. Le sue aspirazioni si realizzano inaspettatamente quando un’amica di famiglia eredita una fortuna e decide di aiutarla: la giovane si ritrova così catapultata nella vita fantasmagorica della capitale, invitata a balli, serate musicali e ricevimenti. Lusingata dalle attenzioni dei giovanotti della buona società, Susannah però ha occhi soltanto per l’affascinante Lord Pendleton. E per sciogliere il cuore di ghiaccio dell’arrogante gentiluomo e conquistare il suo amore è disposta a ricorrere a qualunque mezzo.
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### Sinossi
Inghilterra, 1816 – Susannah Hampton sogna da sempre di incontrare il vero amore, o almeno di poter partecipare a una stagione mondana a Londra, che tuttavia la madre non può permettersi. Le sue aspirazioni si realizzano inaspettatamente quando un’amica di famiglia eredita una fortuna e decide di aiutarla: la giovane si ritrova così catapultata nella vita fantasmagorica della capitale, invitata a balli, serate musicali e ricevimenti. Lusingata dalle attenzioni dei giovanotti della buona società, Susannah però ha occhi soltanto per l’affascinante Lord Pendleton. E per sciogliere il cuore di ghiaccio dell’arrogante gentiluomo e conquistare il suo amore è disposta a ricorrere a qualunque mezzo.

Sogni deliziosamente erotici

Nella vita reale Elizabeth Burke non aveva neppure ricevuto un bacio da quando il marito era morto.
Ma nei suoi sogni ad occhi aperti, delizosamente erotici, intessuti per gioco, era capace di rimuovere tutte le sue inibizioni, permettendo ad amanti immaginari di soddisfare tutti i suoi desideri inespressi.
Se solo avesse potuto calmare il suo latente desiderio tra le braccia di un misterioso avventuriero.
Thad Randolph non era un avventuriero, ma soltanto un uomo gentile.
Pure, quando la salvò dal pericolo in cui si trovava (era salita su un albero per salvare un gattino), Elizabeth si sentì inaspettatamente felice.
Cercò di convincersi che poteva offrire a Thad solo amicizia, ma l’uomo era nelle sue stesse condizioni, covava anche lui desideri inespressi, ed Elizabeth era così involontariamente tentatrice…