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Sabbie rosse

Il Progetto era andato finalmente a buon fine, la spedizione si sarebbe fatta. C’erano voluti anni per preparare il terreno, convincere il governo, sbloccare i fondi, superare le perplessità, ma ora una testa di ponte umana si sarebbe stabilita su Marte e avrebbe aperto le porte alla colonizzazione futura. Già, belle intenzioni… Ma le dune rosse avevano ben altro in serbo che retorica e frasi fatte, e in ultima analisi vivere su Marte non avrebbe impedito agli uomini di rimanere quelli che erano sempre stati. Ora, però, non era il caso di pensarci: meglio concentrare l’attenzione sulle difficoltà immediate e imminenti, meglio puntare l’occhio verso il disco scarlatto e non perderlo di vista neppure un istante. Perchè la cosa più importante era il balzo…
Copertina: Oscar CHICONI

Sabbie mobili

Quali forme può assumere l’incubo, in quale modo possono materializzarsi i fantasmi dell’esistenza quotidiana, i conflitti, le contraddizioni, le paure interiori? Paul Fidler, psichiatra, poteva solamente temere gli spettri del proprio subcosciente… ma non avrebbe potuto immaginare che una giovane donna, venuta dal nulla, comparsa nuda in una notte d’inverno, bella ma inclassificabile in qualsiasi tipo razziale conosciuto, intelligentissima, ma capace di esprimersi solo in una lingua che nessuno riesce a comprendere, potesse rappresentare il materializzarsi di questi incubi. Per questa giovane donna, cose e oggetti semplicissimi rappresentano un enigma; per lo psichiatra, la donna diventa un enigma, e il simbolo dei propri tormenti e dei propri insuccessi, e l’evocazione, forse. di un sogno perduto al di là del tempo e dello spazio. Chi è questa donna? L’ultima rappresentante di un popolo dimenticato, perduta al di là di abissi indescrivibili di spazio e tempo, forse la creatura più sola dell’universo intero? Oppure qualcosa d’altro, qualcosa che è difficile, impossibile spiegare? Nelle sabbie mobili dell’incertezza e del dubbio, nella sponda insidiosa della ragione umana, Paul Fidler e la donna uscita dal nulla consumano il dramma della loro esistenza, in una storia che è drammaticamente simbolica di quella che è la solitudine dell’uomo di fronte all’insondato mistero della mente e dell’universo che la circonda…

Le Sabbie Di Marte

Il Mariner IV, com’è noto, non ha scoperto su Marte nessuna traccia di vita intelligente. E il protagonista di questo celebre romanzo di Clarke, che inaugurò 13 anni fa, la collezione di Urania, non si stupirebbe affatto di questo risultato. Quando infatti, il giornalista Martin Gibson sbarca sul Pianeta Rosso, questo è già parzialmente colonizzato dagli uomini: ma i coloni, da anni che sono lì, non hanno mai visto l’ombra di un marziano. Se dunque i marziani, malgrado tutto, ci sono, vuol dire che sono ben nascosti. E c’è poco da meravigliarsi che le fotografie del Mariner, scattate da una distanza di 12.000 chilometri, non ne abbiano rilevato l’esistenza.
**Ristampa del n. 1*

Le sabbie del desiderio

Nel momento in cui intraprende i lavori per il recupero della città perduta, situata nel deserto e appartenuta un tempo ai suoi avi, Salim Al Mansur non ci pensa due volte a richiedere la collaborazione professionale di Celia Davidson, antico amore che ancora tormenta i suoi sogni. L’intento di Salim è quello di avvalersi della competenza di Celia e al contempo di cercare di porre fine una volta per tutte alla loro storia. Quando l’ha lasciata, lo ha fatto perché non la riteneva una moglie appropriata e perché voleva dare un erede alla sua famiglia. E se la bella americana, che ha tuttora il potere di fargli ribollire il sangue nelle vene, gli avesse già dato a sua insaputa il tanto agognato erede?
Quando la voce del deserto chiama, la passione accende i sensi e si compie un destino scritto nelle stelle.

(source: Bol.com)

La sabbia che viveva

Una guardia carceraria col fucile imbracciato, una giovane assistente sociale e tre pericolosi forzati in catene, che a bordo di un furgone cellulare vengono trasferiti da un penitenziario all’altro… Ma un violento temporale interrompe la traduzione, il furgone esce di strada, si rovescia… E quando i cinque occupanti si riprendono, il mondo intorno a loro è completamente cambiato. Questa giungla impenetrabile e minacciosa non puo essere né la California né il Nevada. E ci sono addirittura buoni motivi per sospettare che non possa essere neppure la Terra.
Copertina di Karel Thole

Sabba spaziale

Sei creature, sei esseri (più che umani? meno che umani?) di età, sesso e poteri diversi riuniscono le loro forze, concentrano le loro menti, per una grandiosa operazione di conquista. E in un angolo della galassia da poco colonizzato subito si verificano fatti agghiaccianti, inspiegabili. I pionieri, i militari, gli amministratori, gli scienziati sospettano la presenza di fattori soprannaturali, ma non sono preparati a individuarli e combatterli. La loro ultima speranza è Rey Cottrell, un consulente bellico, il cui mestiere consiste nel valutare con freddezza i termini di una crisi e buttarsi poi anima e corpo dalla parte di chi, a suo parere, deve vincere. Una specie di arbitro-avventuriero, di funzionario-mercenario capacissimo di decidere che la parte perdente può essere quella stessa che l’ha chiamato.
Copertina di Karel Thole

S.o.s. per il Grande Mago

“Sette. Sette sopravvissuti. Gli unici scampati all’orrore. Eravamo su una collina, davanti a ciò che restava della contea di Merlino. Era stato Merlino il Magnifico a condurci sin lì, a farci fuggire dal castello attraverso un tunnel che si apriva sotto il mastio e passava sotto il fosso. Merlino. Un mago potente, ma ora umiliato, preoccupato.” Inizia così il nuovo episodio della saga di Everworld. Età di lettura: da 9 anni.
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S.O.S. da un altro pianeta

“Improvvisamente, il turbinio fra le sue orecchie cessò: Ci fu un attimo di silenzio gravido, in cui il suo cuore perse un colpo e i polmoni succhiarono aria avidamente. Poi, dentro la sua testa, una voce parlò. Una voce chiara, pura e bella, con un messaggio semplice e inconfondibile: AIUTAMI!” Che l’invocazione destinata a Dan Francisco provenga dalle lune di Marte è un dettaglio non trascurabile. Che altri cinque personaggi la ricevano nello stesso modo misterioso è solo l’inizio della faccenda. Quello che conta soprattutto è: chi grida dallo spazio? E chi ha interesse a ignorare l’S.O.S. che risuona tra i pianeti con la forza di un uragano?

Russka

Dall'anno 180 al 1990, nella grande Russia dove non c'è confine per le pianure e le foreste, dove le paludi come i laghi e i fiumi si perdono oltre all'orizzonte, si intrecciano le sorti di sei famiglie. Nel bene e nel male. Sotto il giogo di crudeli invasori e nell'orgoglio di inebrianti conquiste. Dai mongoli agli zar, dalla rivoluzione al crollo del comunismo: i riverberi della storia raggiungono il piccolo villaggio di Russka, coinvolgono i Bobrov e i Suvorin, i Romanov e gli Ivanov, i Karpenco e i Popov, generazione dopo generazione. Romanzo epico, romantico, avventuroso. E ancor di più. Edward Rutherford dà vita a una folla di personaggi indimenticabili sullo sfondo di un paese che da sempre è il crocevia tra Oriente e Occidente.

Rune

Sinossi

Un romanzo in bilico fra il giallo e l’horror, un grande “nero” di scuola inglese. Su Londra si abbatte una serie di misteriose sciagure che sembrano puntare verso un culto segreto o demoniaco. Di fronte all’atrocità di certi delitti nemmeno Scotland Yard può fare niente, perchè il segreto che essi nascondono è molto più antico.

Rumori fuori scena

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Brillante prova di teatro nel teatro, la commedia mette in scena le imprese goffe di una compagnia di teatranti inesperti, impegnati in un tour che porta in giro per l’Inghilterra la tormentata rappresentazione di una farsa erotica. A dirigerli, un regista che si preoccupa molto più di collocare nel palcoscenico un piatto di sardine che di contenere i suoi attori allo sbando. Si ripete tre volte il primo atto in un crescendo di equivoci, intrighi e storie parallele che si ingarbugliano dietro la scena. La comicità che ne deriva, tenuta alta da un intelligente british humour, ha un effetto dissacrante ma benefico. Lo sguardo acuto che gioca su una tempistica impeccabile, dal teatro si estende al mondo, scoprendone le manie e i capricci e rendendoli amabili con la forza dell’ironia.

Rumba

Porto Alegre, Brasile. John B. Huston si guadagna da vivere scrivendo thriller di successo. Ma quando riceve la telefonata del suo amico Valentin Acosta, la sua vita prende un’impennata. Acosta, reduce da 9 anni di carcere per rapina a mano armata, ha bisogno di Huston per lasciare l’Uruguay, dove si trova, ed entrare in Brasile. Vuole vendicarsi di chi gli ha sottratto il bottino e, soprattutto, trovare gli assassini di Cayetana, una donna misteriosa che aveva conosciuto in un pub prima di entrare in carcere e che da allora non ha smesso di amare. Una volta varcato il confine, Valentin scompare. Per rintracciare l’amico, Huston inizia a indagare, seguendo come unico indizio quel nome di donna, Cayetana. Di lei nessuno sa niente, quasi non fosse mai esistita, eppure tutto sembra portare a lei. Chi può averla uccisa, il boss Petru o il subdolo avvocato di Valentin, Alves? O la bellissima Isabel Osorio, di cui Huston si innamora e che gli sfugge al suono di una rumba? E dov’è finito Valentin? Mentre il rischio si fa concreto come le pallottole che rischia di beccarsi, Huston solleva il velo su una intricata rete di inganni, in cui anche lui sta per essere invischiato…

Una ruga sulla Terra

È bastato lo straripamento di un modesto fiume per mettere in grave crisi una città come Firenze e per farci toccare con mano che la millenaria guerra tra Civiltà e Natura non è affatto conclusa. Che cosa resterebbe del nostro mondo su perorganizzato, supertecnicizzato, dopo un assestamento un po’ drastico del suolo, dopo qualche piccola ruga aggiunta al paesaggio terrestre da un terremoto? Una società di Robinson pazienti e volonterosi, o una società di nomadi ripiombati nella spietatezza e brutalità dell’orda?
Copertina di Karel Thole

La ruga del cretino

**«Secondo me, Vitali sorpassa con la sua levità Guareschi.»**
**«Il suo è puro gioco narrativo con momenti di alto virtuosismo.»**
Antonio D’Orrico, *«La lettura – Corriere della Sera»*
**«Un grande narratore che, come Piero Chiara e Mario Soldati, sa raccontare la profondità della superficie.»**
Bruno Quaranta, *«Tuttolibri»*
**«La forza delle storie di Andrea Vitali nasce da una innata capacità di ascolto delle vicende della gente comune che egli trasforma in prodigiosa azione romanzesca.»**
Fulvio Panzeri, *«Avvenire»*
La terza figlia di Serpe e Arcadio si chiama Birce, ed è nata storta. Ha una macchia sulla guancia sinistra e ogni tanto si perde via e dice e fa cose strane. Chi la vuole una così? Chi la prende anche solo come servetta di casa? È l’agosto del 1893 e per i due coniugi, lavoranti presso il rettorato del santuario di Lezzeno, poco sopra Bellano, è arrivata l’occasione giusta. Perché una devota, Giuditta Carvasana, venuta ad abitare da poco a villa Alba, è intenzionata a fare del bene, per esempio aiutare una giovane senza futuro. Per Birce non sarebbe cosa da poco, perché la vita non pare riservarle un destino felice. Come a quella povera fioraia di Torino massacrata per strada. Che, a dire il vero, in quell’estate lontana, non è la prima vittima. I corpi sono a disposizione della sala anatomica dell’università torinese, dove il dottor Ottolenghi, assistente del noto alienista Cesare Lombroso, li analizza con cura, convinto che dalla medicina possa venire un aiuto alle indagini. Oltretutto, dalle tasche delle sventurate salta fuori un biglietto con incomprensibili segni matematici. Indicano un collegamento tra quelle morti? E nel mirino dell’omicida può essere finito lo stesso Lombroso, che già aveva ricevuto un analogo foglietto insidiosamente anonimo? Trovare la soluzione non è cosa per cui possa bastare il rigore della scienza. Forse, fantastica il Lombroso, lo spiritismo potrebbe dare un contributo.
Per quanto a praticarlo siano persone fuori dall’ordinario. Un po’ come la Birce con quella sua macchia, che ogni tanto si perde via e dice e fa cose strane…
**Nella Ruga del cretino, il mondo di Andrea Vitali, esilarante e pittoresco, si colora con le tinte del giallo, portando le lancette del tempo all’epoca degli albori della psichiatria** e della nascente criminologia moderna. Una prova letteraria che alla felicità narrativa unisce un desiderio di esplorazione che avvince il lettore.
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### Sinossi
**«Secondo me, Vitali sorpassa con la sua levità Guareschi.»**
**«Il suo è puro gioco narrativo con momenti di alto virtuosismo.»**
Antonio D’Orrico, *«La lettura – Corriere della Sera»*
**«Un grande narratore che, come Piero Chiara e Mario Soldati, sa raccontare la profondità della superficie.»**
Bruno Quaranta, *«Tuttolibri»*
**«La forza delle storie di Andrea Vitali nasce da una innata capacità di ascolto delle vicende della gente comune che egli trasforma in prodigiosa azione romanzesca.»**
Fulvio Panzeri, *«Avvenire»*
La terza figlia di Serpe e Arcadio si chiama Birce, ed è nata storta. Ha una macchia sulla guancia sinistra e ogni tanto si perde via e dice e fa cose strane. Chi la vuole una così? Chi la prende anche solo come servetta di casa? È l’agosto del 1893 e per i due coniugi, lavoranti presso il rettorato del santuario di Lezzeno, poco sopra Bellano, è arrivata l’occasione giusta. Perché una devota, Giuditta Carvasana, venuta ad abitare da poco a villa Alba, è intenzionata a fare del bene, per esempio aiutare una giovane senza futuro. Per Birce non sarebbe cosa da poco, perché la vita non pare riservarle un destino felice. Come a quella povera fioraia di Torino massacrata per strada. Che, a dire il vero, in quell’estate lontana, non è la prima vittima. I corpi sono a disposizione della sala anatomica dell’università torinese, dove il dottor Ottolenghi, assistente del noto alienista Cesare Lombroso, li analizza con cura, convinto che dalla medicina possa venire un aiuto alle indagini. Oltretutto, dalle tasche delle sventurate salta fuori un biglietto con incomprensibili segni matematici. Indicano un collegamento tra quelle morti? E nel mirino dell’omicida può essere finito lo stesso Lombroso, che già aveva ricevuto un analogo foglietto insidiosamente anonimo? Trovare la soluzione non è cosa per cui possa bastare il rigore della scienza. Forse, fantastica il Lombroso, lo spiritismo potrebbe dare un contributo.
Per quanto a praticarlo siano persone fuori dall’ordinario. Un po’ come la Birce con quella sua macchia, che ogni tanto si perde via e dice e fa cose strane…
**Nella Ruga del cretino, il mondo di Andrea Vitali, esilarante e pittoresco, si colora con le tinte del giallo, portando le lancette del tempo all’epoca degli albori della psichiatria** e della nascente criminologia moderna. Una prova letteraria che alla felicità narrativa unisce un desiderio di esplorazione che avvince il lettore.