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Sulle Frontiere del Far-West

Romanzo di apertura di questo ciclo, ambientato appunto nel “Lontano Ovest”, la storia ha come sfondo la lotta senza quartiere tra le tribù dei pellirosse ed i pionieri americani. Gli antichi abitanti di queste terre, infatti, non accettano l’avanzata dei “visi pallidi”, ed ecco che per cacciarli dalle loro terre, si uniscono in una grande lega, scorrazzando in lungo e in largo razziando e uccidendo. Così il governo americano si è dovuto mobilitare contro questa minaccia, e tra le file di coloro che combattono per esso vi è il colonnello Devandel, veterano delle guerre contro gli indiani, che ha ai suoi ordini pochi uomini, ma fidati e valorosi, tra i quali John Maxim, il suo agente indiano, e gli scorridori della prateria Harry e Giorgio.
A quella che è la storia reale delle battaglie tra bianchi e indiani che fa da sfondo al ciclo, Salgari naturalmente intreccia la storia personale e le avventure del colonnello Devandel, il quale in gioventù, essendo stato fatto prigioniero dagli indiani, aveva potuto salvare la sua capigliatura, oltre che la vita, solo sposando Yalla, figlia di un capo-tribù dei Sioux, da cui aveva avuto un figlio. Devandel era poi riuscito a fuggire dalle mani dei pellirossa, e per quello aveva attirato su di sè l’odio implacabile di Yalla, decisa a tutto per vendicarsi; tale odio non può che aumentare quando, anni dopo, all’epoca appunto di queste avventure, Devandel uccide un giovane indiano che si rivela essere proprio il figlio! E’ così che Yalla mobilita la sua tribù per distruggere la fattoria del colonnello e sterminare la sua famiglia.
Malgrado il coraggio di tanti valorosi e pur non riuscendo pienamente nel suo intento, la crudele Yalla riesce ad ottenere una certa vittoria sui suoi nemici, ma è poi sconfitta, uccisa e scotennata da John, l’agente indiano. Le sue ultime parole sono però un monito e una minaccia: “Un giorno Minnehaha mi vendicherà!” ([www.emiliosalgari.it](http://www.emiliosalgari.it))

Sull’Atlante

Nel bled vengono rinchiusi coloro che, arruolatisi nella Legione Straniera, si sono macchiati di qualche colpa e devono quindi espiarla. E’ un luogo terribile, senza leggi tranne quelle dei carcerieri. Nel bled si vengono a trovare anche Michele Cernazè, un ungherese, e il suo amico Enrico. Il primo ha incontrato, durante una caccia, la bella araba Afza, soprannominata il “Raggio dell’Atlante”, e se ne è guadagnato l’ammirazione, la gratitudine e poi l’amore per averla salvata dall’attacco di un leone. Ma questo amore desta la gelosia di uno dei suoi carcerieri, che è deciso a far sparire il suo rivale…

Sul mare delle perle

Amali, per il suo coraggio e per il suo aspetto nobile e fiero è definito “il re dei pescatori di perle”, tra gli uomini che vivono dei frutti del mare di Ceylon. Costui ha da compiere una tremenda vendetta, contro il maharajah di Jafnapatam, che gli ha ucciso il fratello. Arma della vendetta, il rapimento della bella Mysora, di cui, tra l’altro, si è perdutamente innamorato. ([www.emiliosalgari.it](http://www.emiliosalgari.it))

Sul filo del terrore

When 16-year-old Chris Martino moves with his mother to Los Angeles from New Jersey, he inadvertently befriends nerdy classmate Roger “Horseface” Obst. Chris writes Roger a note in lemon juice-“invisible ink”-but later a different message appears, and it becomes obvious that a terrifyingly omnipotent force is about to ensnare Roger in its net of darkness. While Roger senses an opportunity for revenge against his student tormentors, Chris resists this evil presence, which identifies itself as Othersyde; therein lies the book’s most forceful conflict. As the terror escalates, a policewoman and a sympathetic teacher become involved with the evil around them-and with each other.

Suite francese

«Quasi senza saperlo, per una specie di grazia infusa, Irène Némirovsky possedeva i doni del grande romanziere, come se Tolstoj, Dostoevskij, Balzac, Flaubert, Turgenev le fossero accanto e le guidassero la mano mentre lei scriveva sui suoi quaderni … Quando abbiamo finito di leggere le due prime parti di *Suite francese*, resta in noi una strana sensazione di letizia. Non sappiamo se essa dipenda dalla gioia nasco­­sta sotto le tragedie della vita; o dalla felicità fisica di raccontare senza fine. Il tono volentieri lirico; l’eco melodiosa della frase; la ricchezza delle sensazioni; la bellezza della natura; gli animali quasi umanizzati; la luce del sole al mezzogiorno o al tramonto; il chiarore onnipresente della luna si sciolgono e si perdono nella fluidità della vita». Pietro Citati

Il sugo della vita

Santa Maria Maddalena de’ Pazzi è preda di visioni in cui implora Gesù crocifisso stillante sangue dalle piaghe di irrorarla con il sacro liquido, in un bagno di ‘concupiscenzia siziente e saziante’ che le avrebbe fatto raggiungere la beatitudine. In Spagna cuochi e pasticcieri non di rado utilizzano le carni degli squartati e i frammenti dei suppliziati per preparare sanguinolenti vol-au-vent. All’assassino del principe d’Orange, atrocemente torturato per quattro giorni prima di spirare dal dolore, il carnefice pratica una laparatomia sulla pubblica piazza, incanalando in catartico teatro di massa l’antico, inestirpabile istinto di Caino.È nel sangue, sul filo rosso fra puro e impuro, che si rappresenta l’inesausto dramma tra sacro e profano, tra storia del divino e storia di quell’umano che dell’umanità vuol disfarsi. Nel Sugo della vita Piero Camporesi prende in carico la narrazione di questa storia: con maestria racconta la potente carica metaforica del sangue che, rosso e dolciastro, cola sull’immaginario prescientifico a coagulare simboli ora terrifici ora salvifici, connessi alla dissoluzione e alla morte o alla rigenerazione e alla vita. Così il sangue di Cristo acquista la preziosità taumaturgica di un magico unguento che annichilisce i miasmi della malignità: il più squisito distillato, uscito non dalla bottega di un qualsiasi speziale ma dalla grotta meravigliosa del costato del Protomedico che ha sconfitto la morte. Viceversa, per strada le compagnie dei flagellanti si autopuniscono ferocemente salassandosi a staffilate: carnevali di afflizione, riti di violenza sacra, esorcismi collettivi per neutralizzare l’empietà che irrora il tessuto sociale.Poi l’antico enigma del sangue si è dissolto; la società postindustriale – asettica, anemica, emofobica – effonde solo il sangue altrui, nelle fiumane cruente della guerra. Il Saggiatore continua la ripubblicazione del corpus delle opere di Camporesi – avviato con Il pane selvaggio e proseguito con Le belle contrade – e rende al pubblico quest’altra magnifica tavola dell’opulento polittico in cui Camporesi ha ritratto l’umanità nella transizione dal premoderno al contemporaneo.
(source: Bol.com)

Il sugo della storia

Racconti gustosi, stranezze e pregiudizi sul cibo nelle parole di un grande storico dell’alimentazione.
Al di là di informazioni che spesso riempiono lacune che nemmeno sospettavamo di avere (davvero sapevate perché si dice ‘pasta al dente’ e che in Azerbaigian, sulle rive del Caspio, si cucinano ottimi tortellini, affini del resto ai pelmeni siberiani?), queste storie di cibo che si leggono d’un fiato riescono davvero a fare Storia con la maiuscola. Franco Cardini, “Avvenire” 
Alzi la mano o meglio la forchetta chi non ha mai pensato che le melanzane alla parmigiana avessero a che fare con Parma. Invece la dizione corretta è parmigiana di melanzane e viene dal latino parma che significa scudo (la barriera che si costruisce intorno al ripieno). Questa e molte altre sorprese si trovano nel libro di Montanari, grande storico dell’alimentazione che ci aiuta a capire come nasce la nostra cultura gastronomica. Rocco Moliterni, “Tuttolibri”
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### Sinossi
Racconti gustosi, stranezze e pregiudizi sul cibo nelle parole di un grande storico dell’alimentazione.
Al di là di informazioni che spesso riempiono lacune che nemmeno sospettavamo di avere (davvero sapevate perché si dice ‘pasta al dente’ e che in Azerbaigian, sulle rive del Caspio, si cucinano ottimi tortellini, affini del resto ai pelmeni siberiani?), queste storie di cibo che si leggono d’un fiato riescono davvero a fare Storia con la maiuscola. Franco Cardini, “Avvenire” 
Alzi la mano o meglio la forchetta chi non ha mai pensato che le melanzane alla parmigiana avessero a che fare con Parma. Invece la dizione corretta è parmigiana di melanzane e viene dal latino parma che significa scudo (la barriera che si costruisce intorno al ripieno). Questa e molte altre sorprese si trovano nel libro di Montanari, grande storico dell’alimentazione che ci aiuta a capire come nasce la nostra cultura gastronomica. Rocco Moliterni, “Tuttolibri”

Un suddito fedele

Inghilterra, 1109 – Quando nomina tutore del piccolo Philip uno dei suoi sudditi più fedeli e gli affida anche la madre, re Enrico forse non immagina di mettere in una situazione insostenibile l’aitante Richard di Wilmont e l’incantevole Lucinda di Northbryre. Come può sentirsi attratto dalla vedova del suo peggior nemico? si domanda sgomento il malcapitato Richard. come può desiderare un uomo che non potrà mai avere?, si tormenta ogni giorno Lucinda. Ma il cuore, si a, ha delle ragioni che la ragione non conosce e che spingono i due amanti a superare ogni sorta di ostacoli, fra i quali anche i dubbi dell’anima.
(source: Bol.com)

Un suddito fedele (eLit)

Inghilterra, 1109 – Quando nomina tutore del piccolo Philip uno dei suoi sudditi più fedeli e gli affida anche la madre, re Enrico forse non immagina di mettere in una situazione insostenibile l’aitante Richard di Wilmont e l’incantevole Lucinda di Northbryre. Come può sentirsi attratto dalla vedova del suo peggior nemico?, si domanda sgomento il malcapitato Richard. Come può desiderare un uomo che non potrà mai avere?, si tormenta ogni giorno Lucinda. Ma il cuore, si sa, ha delle ragioni che la ragione non conosce e che spingono i due amanti a superare ogni sorta di ostacoli, fra i quali anche i dubbi dell’anima. Storie di re e di cavalieri 1)Prigioniera del cavaliere 2)Un suddito fedele 3)La ballata dell’eroe 4)Sfida al castello

(source: Bol.com)

Un sudario non ha tasche

Sportivi e politici corrotti, un medico con la morte di due ragazze sulla coscienza, un’inquietante organizzazione razzista che ricorda molto da vicino il Ku Klux Klan. Mike Dolan è un giornalista tutto d’un pezzo, e ha un solo obiettivo: portare a galla il marcio della città di Colton. Costi quel che costi. Ben presto però si renderà conto che, pur di non pestare i piedi ai potenti di turno, il suo giornale non darà mai spazio alle storie scomode che lui continua a proporre. Ma Mike è un duro, così si mette in proprio e fonda il “Cosmopolite”, una rivista spregiudicata che pubblica da subito una serie di articoli-denuncia che danno fastidio a molti “intoccabili” della città. E da quel momento la vita di Dolan non sarà più al sicuro. Pubblicato prima nel Regno Unito, poi in Francia e solo successivamente e con difficoltà negli Stati Uniti, questo romanzo presenta un ritratto dell’America che, come ricorda “Thriller Magazine” è “talmente radicale (nel male) che non avrebbe mai potuto trovare qualche pazzo disposto a fargli da editore”. Un libro duro e attuale, un grande classico del noir.
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Sudario

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Cinque agghiaccianti racconti. Un cinema infestato da una disgustosa entità tumorale capace di ricreare l’illusione del grande schermo; un mostro cannibalico rimasto prigioniero per secoli che si libera e cerca vendetta; il sudario di un uomo morto ingiustamente che si anima di spirito di rivincita; un’isola dove morire è più facile che vivere; un reperto archeologico assetato di sangue.
* Figlio di celluloide (Racconto lungo, Son of Celluloid)
* Testacruda Rex (Romanzo breve, Rawhead Rex)
* Confessioni di un sudario (di pornografo) (Racconto lungo, Confession of a (Pornographer’s) Shroud)
* Capri espiatori (Racconto lungo, Scapegoats)
* Spoglie umane (Romanzo breve, Human Remains)

Succhi: Estratti, Centrifugati E Frullati Freschi Di Frutta E Verdura

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Sua eccellenza gradì il rosolio e altre storie

Cinque racconti ambientati sul Lario, una carrellata di ritratti e di situazioni in bilico tra humour e poesia, compongono Sua Eccellenza gradì il rosolio , il libro solidale dell’edizione 2007 di Parolario.
Nel primo racconto, che. dà il titolo alla raccolta, un coadiutore in lotta fra la necessità di tener fede ai voti e le sirene di Eros (nelle forme di una bella parrocchiana) è convocato al capezzale di una arzilla nonnina, la quale, convinta com’è di trovarsi in punto di morte, gli svela in confessione un tiro mancino giocato tanti anni prima ad un gerarca fascista, in visita a Bellano.
Tutta suo padre è la storia (dall’attacco vagamente pirandelliano) di un uomo che scopre un giorno la propria bruttezza, vedendola rispecchiata in quella della sua primogenita neonata, e decide di riscattarla assicurando alla figlia, una volta adulta, un improbabile matrimonio, che si rivelerà un’autentica sorpresa.
La gola mette in scena tre simpatiche sorelle, che decidono di fare un regalo al padre malato, per affrettarne la guarigione: gli comprano con pesanti sacrifici un panino bianco, merce rara in tempo di guerra, ma il prezioso dono passerà da un destinatario all’altro, in una girandola di sacrifici e di rinunce, per finire poi nello stomaco di chi meno se lo merita.
Blu di metilene è il divertente intreccio di due trame che si svolgono nello stesso condominio, risolvendosi in un destino un po’ beffardo: un bambino vuole dimostrare ai suoi compagni di scuola che è possibile fare la pipì blu e combina un coloratissimo guaio; un architetto tenta di agganciare la sua seducente dirimpettaia, vedova fresca, di nascosto dalla moglie, ma l’impresa non è priva di ostacoli.
Protagonista di Addio bocce è invece un impiegato scapolo, tartassato dalla vita, che tenta di ritagliarsi una fetta di successo gestendo la bocciofila del paese, ma resta vittima di un surreale quanto gustoso inganno.

Sua altezza spaziale e altri racconti

Antologia senza presentazione.
Indice:
Arthur C. Clarke – Sua Altezza Spaziale
H. B. Fyfe – Il Klyga (The Klygha, 1963)
C. C. MacApp – Lo scultore (The Sculptor, 1965)
Harry Harrison – Il negozio di giocattoli (Toy Shop, 1962)
J. T. McIntosh – Terminal (At Journey’s End, 1966)
Alice Eleanor Jones – Cresciamo e moltiplichiamoci (Created He Them, 1956)
James White – La capitana dello “Starfire” (The Light Outside the Windows, 1964)
Copertina di Karel Thole

Su una gamba sola

Un incidente di montagna in Norvegia: Oliver Sacks si ritrova su un letto con una gamba che, nella sua percezione, non gli appartiene più. All’inizio, pensa che il suo caso sia semplice e banale. Poi, si trova sprofondato in un «abisso di effetti bizzarri e anche terrificanti». Quella gamba alienata dal suo corpo lo induce a indagare «l’orrore e la meraviglia che occhieggiano dietro la vita e che sono celati, per così dire, dietro la superficie usuale della salute». Perdere la percezione di un arto lede l’immagine di se stessi, obbliga a chiedersi che cosa sia questo Sé che agisce in noi. Anche questa volta, Sacks indaga, e ci fa partecipi della sua indagine, attraverso il racconto: che sarà il racconto di uno strano viaggio «in avanti e all’indietro – perché questa sembra essere la natura del pensiero: ricondurci al suo punto di partenza, alla casa atemporale della mente». “Su una gamba” sola apparve per la prima volta nel 1984.