43729–43744 di 66541 risultati

Ndrangheta: Edizione aggiornata (Focus)

Oggi la ´ndrangheta è la mafia più forte, più flessibile, più dinamica e più affidabile nel traffico internazionale della droga, la più radicata in tutte le regioni del centro e nord d’Italia e nel mondo. Si infiltra nell’economia in tempi di crisi, si riunisce con gli antichi riti in nome dei cavalieri spagnoli Osso, Mastrosso e Carcagnosso a Polsi nell’Aspromonte, così come a Paderno Dugnano in provincia di Milano o a Singen in Germania. È la mafia meno studiata e più misteriosa, che ha cercato di muoversi al riparo dei riflettori, anche se negli ultimi anni ha richiamato l’attenzione di tutti con l’omicidio Fortugno e con la strage di Duisburg. Enzo Ciconte racconta la storia degli uomini d’onore calabresi dall’Ottocento ai giorni nostri. Descrive la struttura familiare dell’organizzazione, la cultura, l’importanza dei battesimi, il rotagonismo nella stagione dei sequestri di persona, le relazioni con il mondo dell’economia, i rapporti con la politica, la partecipazione alle logge deviate della massoneria e le relazioni molto fitte con cosa nostra, con la camorra, con la sacra corona unita.
**
### Sinossi
Oggi la ´ndrangheta è la mafia più forte, più flessibile, più dinamica e più affidabile nel traffico internazionale della droga, la più radicata in tutte le regioni del centro e nord d’Italia e nel mondo. Si infiltra nell’economia in tempi di crisi, si riunisce con gli antichi riti in nome dei cavalieri spagnoli Osso, Mastrosso e Carcagnosso a Polsi nell’Aspromonte, così come a Paderno Dugnano in provincia di Milano o a Singen in Germania. È la mafia meno studiata e più misteriosa, che ha cercato di muoversi al riparo dei riflettori, anche se negli ultimi anni ha richiamato l’attenzione di tutti con l’omicidio Fortugno e con la strage di Duisburg. Enzo Ciconte racconta la storia degli uomini d’onore calabresi dall’Ottocento ai giorni nostri. Descrive la struttura familiare dell’organizzazione, la cultura, l’importanza dei battesimi, il rotagonismo nella stagione dei sequestri di persona, le relazioni con il mondo dell’economia, i rapporti con la politica, la partecipazione alle logge deviate della massoneria e le relazioni molto fitte con cosa nostra, con la camorra, con la sacra corona unita.

‘Ndrangheta padana

Omertà, pizzo, infiltrazioni mafiose nel mondo della politica e dell’impresa, summit mafiosi… parole e concetti che rimandano istintivamente al Sud. Eppure la mafia, e in particolar modo la ‘ndrangheta, non è un problema unicamente meridionale. La ‘ndrangheta è l’unica organizzazione criminale ad avere due sedi, Reggio Calabria e Milano. La “Padania” è da decenni teatro di loschi affari e di intrecci ancor più sporchi e, nonostante se ne parli ormai da tempo, politici e amministratori locali, con lodevoli eccezioni, fingono di non vedere o negano spudoratamente l’evidenza. Gli ‘ndranghetisti hanno il controllo di una parte del territorio, hanno molti soldi e li prestano a usura, si sono impossessati di case, alberghi, bar, ristoranti, pizzerie, supermercati, imprese, sono presenti nei grandi appalti dell’Alta velocità e hanno lambito quelli dell’Expo. È la mafia dei colletti bianchi, degli uomini cerniera, degli insospettabili, degli uomini invisibili. L’autore getta una luce su questa realtà finora sommersa, fa nomi e cognomi di politici, imprenditori, professionisti legati a doppio filo alla ‘ndrangheta e che pure continuano a occupare posti di prestigio e di potere in Lombardia e in tutto il Nord.

Nazisti in fuga

Com’è stato possibile che tanti criminali nazisti siano fuggiti dall’Europa dopo la seconda guerra mondiale? La loro scomparsa ha alimentato le ipotesi più fantasiose, a partire dall’idea che lo stesso Hitler fosse scappato con un sommergibile rifugiandosi in Patagonia. Arrigo Petacco ricostruisce le reali vicende di questi terribili aguzzini attraverso un racconto ricco di sorprendenti e poco noti retroscena. La loro fuga, pianificata fin dalle ultime fasi del conflitto, fu favorita dalla guerra fredda che indusse le potenze occidentali a chiudere in fretta i conti con il passato. In un groviglio di inconfessabili interessi che coinvolgeva la Cia e il Vaticano, ebbero un ruolo centrale alti prelati come il ‘vescovo nero’, l’austriaco Alois Hudal, già uomo di fiducia del Führer. Grazie a queste protezioni e a un’efficiente organizzazione clandestina denominata ‘Odessa’, numerosi scherani del Reich, mimetizzati in un improbabile saio francescano, imboccarono un tortuoso percorso attraverso l’Italia, detto Ratline, ‘via dei topi’, o ‘via dei monasteri’ perché ricevevano asilo nei conventi, per raggiungere Genova. Da lì, provvisti dalla Caritas di passaporti rilasciati dalla Croce Rossa, potevano agevolmente imbarcarsi verso destinazioni lontane. Molti trovarono ospitalità in Sudamerica, in particolare nella compiacente Argentina di Peron, ma anche i Paesi arabi, come la Siria, nel segno del comune odio antiebraico aprirono le porte ai macellai del nazismo. Oltre a parlare dei criminali più famosi, come Adolf Eichmann e Josef Mengele, l”Angelo della Morte’ di Auschwitz, autore di abominevoli esperimenti sui gemelli, Petacco si pone sulle tracce di personaggi solo apparentemente ‘minori’, in realtà responsabili dello sterminio di centinaia di migliaia di persone, che godettero di lunga impunità in terra straniera, come Alois Brunner, un nazista ‘mezzosangue’, implacabile nei rastrellamenti, che presentò con subdolo cinismo alla stampa e all’opinione pubblica il campo di Theresienstadt come un villaggio modello abitato da ebrei ‘felici’, o Franz Stangl, il comandante di Treblinka che camuffò il lager da stazione ferroviaria con tanto di biglietteria, sala d’aspetto, bagno, accogliendo con il sorriso sulle labbra i deportati che mandava alle camere a gas. Fra intrighi spionistici, ricatti, tradimenti, catture romanzesche, viavai di navi e sommergibili carichi di fuggiaschi e di tesori trafugati, il cosiddetto Nazi Gold, Petacco rievoca in tutta la loro portata gli orrori della Shoah mettendo al tempo stesso in guardia dai fantasmi sempre incombenti dell’antisemitismo.

(source: Bol.com)

Nativo americano. La voce folk di Bruce Springsteen

Autore inquieto e osservatore attento dei meccanismi del successo, Bruce Springsteen ha influenzato generazioni di giovani, venduto milioni di dischi e respinto definizioni ed etichette. Accanto alla fama di irresistibile maestro di cerimonie del rock, ha maturato una sempre più consapevole identità acustica e si è fatto custode di un’antica tradizione popolare. I suoi personaggi sono operai, disoccupati, migranti, assassini, reduci di guerra, ex galeotti: tutti idealmente figli di Tom Joad, il protagonista di Furore di John Steinbeck. Marina Petrillo si lascia guidare dalla “voce folk”, quella con cui Springsteen sa rievocare i personaggi di Steinbeck, i paesaggi di Faulkner, le ballate di Woody Guthrie fino al blues, al gospel e allo spiritual. Dai boschi stregati di Nebraska al tour solitario di The ghost of Tom Joad, da Devils & Dust alle esperienze con la Seeger Sessions Band e la campagna elettorale di Barack Obama, la voce folk è quella in cui si materializza la voce del vero narratore. Da lì, e soprattutto da lì, dice Petrillo, affiora la voce del mistero e della passione civile. Rigoroso nella ricostruzione di uno Springsteen quasi inedito, “Nativo americano” è quasi una ballata.
**

Natale da Carrington

Georgie Hart adora il Natale nei grandi magazzini Carrington. Responsabile del reparto borse di lusso, adora aiutare i clienti a trovare il regalo perfetto per la persona giusta. E quest’anno non fa eccezione, visto che in più ci sarà il muscoloso e affascinante Tom, il signor Carrington in persona, con cui passare questo giorno speciale.
Ma i progetti di Georgie vengono completamente rivoluzionati quando Tom annuncia che nei grandi magazzini Carrington si svolgerà un reality televisivo, presentato dalla stravagante e potentissima Kelly Cooper.
Alla prima puntata Georgie non viene mostrata sotto una luce troppo lusinghiera. E le cose vanno di male in peggio quando la viscida figlia di Kelly vuole mettere le grinfie proprio sul suo Tom. Georgie inizia a pensare che queste saranno le peggiori feste della sua vita, ma forse Babbo Natale ha in serbo una piccola sorpresa per lei. Non deve fare altro che aspettare Natale per scoprirlo…
**
### Sinossi
Georgie Hart adora il Natale nei grandi magazzini Carrington. Responsabile del reparto borse di lusso, adora aiutare i clienti a trovare il regalo perfetto per la persona giusta. E quest’anno non fa eccezione, visto che in più ci sarà il muscoloso e affascinante Tom, il signor Carrington in persona, con cui passare questo giorno speciale.
Ma i progetti di Georgie vengono completamente rivoluzionati quando Tom annuncia che nei grandi magazzini Carrington si svolgerà un reality televisivo, presentato dalla stravagante e potentissima Kelly Cooper.
Alla prima puntata Georgie non viene mostrata sotto una luce troppo lusinghiera. E le cose vanno di male in peggio quando la viscida figlia di Kelly vuole mettere le grinfie proprio sul suo Tom. Georgie inizia a pensare che queste saranno le peggiori feste della sua vita, ma forse Babbo Natale ha in serbo una piccola sorpresa per lei. Non deve fare altro che aspettare Natale per scoprirlo…

Natale all’87° distretto

La sera della vigilia di Natale, l’ottantasettesimo distretto è avvolto in un silenzio e in una pace inusuale. Poi, d’improvviso, il distretto si anima: le porte della guardiola si aprono per tre tizi che assomigliano maledettamente ai Re Magi, per un ragazzo che ha rubato una pecora e per José e Maria, una coppia di sudamericani che fra qualche minuto vedrà sciogliersi la sua dolce attesa. E così l’ottantasettesimo distretto diventa la scenografia di uno strano Natale e di un imprevedibile presepe. Età di lettura: da 15 anni.

Nata in Istria

L’Istria è stata per mezzo secolo un grande buco nero nella coscienza italiana: una terra dimenticata, rimossa, così come è stata di fatto occultata la presenza dei trecentomila profughi istriani che, dopo la guerra, ha scelto l’esilio. In questo libro Anna Maria Mori, che ha lasciato l’Istria con la famiglia quando era ancora bambina, prova a spiegare cosa significa essere istriani. Il suo libro non è un’inchiesta oggettiva o il rendiconto di un’esperienza di vita: è piuttosto un collage di storie, persone, percorsi, riflessioni su una terra di confine (italiana, veneta, asburgica, slava), una terra di contadini e di pescatori e di marinai, di poesie, leggende, tradizioni, miti e riti, di sapori e odori mediterranei e mitteleuropei.
**

La nascita della vita nell’universo

Sulla terra scesero degli alieni, scelsero un uomo, che doveva sostenere delle prove, dovevano accertarsi se nell’animo umano era più forte l’amore, e l’altruismo, oppure l’odio e l’egoismo. Superata questa prima prova, doveva restare in vita, quando orde di alieni, di diverse specie, tutti assetati di sangue, lo braccavano per ucciderlo. Se superava le prove, il popolo terrestre poteva beneficiare della loro tecnologia, che era in grado di allungare la vita, renderli immuni alle malattie, di apprendere le loro tecnologie, insomma i terrestri potevano in breve tempo elevare la loro conoscenza al livello di quella posseduta dagli alieni. Mentre l’uomo sosteneva una delle prove, stava per soccombere, intervenne DIO in persona a salvarlo. Così la terra entro a far parte del “consiglio intergalattico” il quale, come gli aveva suggerito DIO aveva “seminato” la vita nelle galassie, compreso sulla terra.
L’umano sostenne, vincendo diverse prove, doveva combattere contro creature aliene, ma in una prova stava per soccombere, Intervenne una figura ancestrale a salvarlo, era DIO che si manifestava agli esseri umani.

(source: Bol.com)

Narratori delle pianure

*[An alternate cover edition for this ISBN can be found [here](https://www.goodreads.com/book/show/38493087-narratori-delle-pianure)]*
Nel 1984, Italo Calvino così annunciava la pubblicazione di Narratori delle pianure: “Dopo vari anni di silenzio, Celati ritorna ora con un libro che ha al suo centro la rappresentazione del mondo visibile, e più ancora una accettazione interiore del paesaggio quotidiano in ciò che meno sembrerebbe stimolare l’immaginazione”. Queste trenta novelle, comiche e fantastiche, tristi o terribili, sulla valle del Po, mentre recuperano antiche forme narrative della tradizione novellistica italiana, sono un viaggio di ritorno alle fonti del narrare: cioè al “sentito dire che circola in un luogo o paesaggio”. È una figura molto cara a Walter Benjamin, quella del narratore orale, che Celati ha cercato di riscoprire viaggiando e raccogliendo storie sulle rive del Po. Celebrando con le sue novelle questa figura in via di estinzione, Celati indica una degradazione ambientale che non riguarda soltanto i paesaggi, ma anche la facoltà di raccontare e di scambiarsi esperienze. Così queste sono altrettante parabole sulla nostra epoca, e costituiscono uno sforzo per ridare all’arte narrativa una credibilità che non sia soltanto letteraria.

Il napoletano che domò gli afghani

Nel primo Ottocento, Peshawar era circondata da magnifiche, verdi campagne e abitata dai più riottosi, im-prevedibili, anarchici, pericolosi individui, pronti a tagliare la gola per mezza rupia. Polverosa e caotica all’interno, la città era, esattamente come oggi, assolutamente ingovernabile.
Un giorno, il geniale Ranjit Singh, il fondatore dell’impero sikh, pensò bene di nominare governatore della turbolenta città Abu Tabela, e per gli abitanti di Peshawar fu come essere governati di colpo da un Tamerla-no, un Barbablù e un impalatore turco messi insieme. I ladri sparirono, i rapinatori furono squartati, gettati dai minareti o impiccati agli alberi fuori le mura e i cittadini benestanti torturati perché mollassero il gruzzolo grande o piccolo che fosse.
Centocinquant’anni dopo, per frenare i loro figli troppo vivaci, le madri di Peshawar e di altre città pakistane minacciano ancora di chiamare Abu Tabela.
L’aspetto più incredibile di questa vicenda, che pure presenta più di un lato stupefacente, è che Abu Tabela non è il nome di un crudele capo uzbeko o di un capobanda patano, ma la traslitterazione, più o meno fedele, di Paolo Avitabile, napoletano, ex cannoniere borbonico, passato a Murat, ripassato ai Borbone, assoldato dallo shah di Persia per far pagare le tasse ai kurdi e, infine, finito a Lahore, alla corte di Ranjit Singh. Un napoletano che divenne una figura leggendaria anche per gli inglesi, i quali sostenevano che gli afghani guardavano Avitabile con la paura e la reverenza con cui gli sciacalli guardano la tigre.
Per raccontare una simile storia, ci voleva un narratore straordinario come Stefano Malatesta, sulle tracce di Avitabile da anni. Ricostruendo la stupefacente vita dell’avventuriero napoletano, Malatesta ci offre un ri-tratto incomparabile del nord dell’India quando era ancora in mano agli indiani: una terra immensa, affasci-nante, percorsa da eserciti che si danno battaglia, guidati da ufficiali europei che avevano combattuto a Wa-terloo, dove si parlano tutte le lingue, dove i maharaja sono ricoperti dei gioielli più costosi del mondo, dove gli esploratori sono anche spie e il più grande viaggiatore del secolo, Alexander Gardiner, è anche il più grande bugiardo. Dove gli inglesi sono ovunque, fingendo, ancora per poco, di essere capitati lì per caso.
«Un libro che si fa leggere d’un fiato e che finisce con la punizione del cattivo».
Raffaele La Capria
«Una storia esemplare d’orrori e rapacità ricostruita con l’accuratezza degli storici e la leggerezza del buon cronista».
Il Sole 24 Ore
**
### Sinossi
Nel primo Ottocento, Peshawar era circondata da magnifiche, verdi campagne e abitata dai più riottosi, im-prevedibili, anarchici, pericolosi individui, pronti a tagliare la gola per mezza rupia. Polverosa e caotica all’interno, la città era, esattamente come oggi, assolutamente ingovernabile.
Un giorno, il geniale Ranjit Singh, il fondatore dell’impero sikh, pensò bene di nominare governatore della turbolenta città Abu Tabela, e per gli abitanti di Peshawar fu come essere governati di colpo da un Tamerla-no, un Barbablù e un impalatore turco messi insieme. I ladri sparirono, i rapinatori furono squartati, gettati dai minareti o impiccati agli alberi fuori le mura e i cittadini benestanti torturati perché mollassero il gruzzolo grande o piccolo che fosse.
Centocinquant’anni dopo, per frenare i loro figli troppo vivaci, le madri di Peshawar e di altre città pakistane minacciano ancora di chiamare Abu Tabela.
L’aspetto più incredibile di questa vicenda, che pure presenta più di un lato stupefacente, è che Abu Tabela non è il nome di un crudele capo uzbeko o di un capobanda patano, ma la traslitterazione, più o meno fedele, di Paolo Avitabile, napoletano, ex cannoniere borbonico, passato a Murat, ripassato ai Borbone, assoldato dallo shah di Persia per far pagare le tasse ai kurdi e, infine, finito a Lahore, alla corte di Ranjit Singh. Un napoletano che divenne una figura leggendaria anche per gli inglesi, i quali sostenevano che gli afghani guardavano Avitabile con la paura e la reverenza con cui gli sciacalli guardano la tigre.
Per raccontare una simile storia, ci voleva un narratore straordinario come Stefano Malatesta, sulle tracce di Avitabile da anni. Ricostruendo la stupefacente vita dell’avventuriero napoletano, Malatesta ci offre un ri-tratto incomparabile del nord dell’India quando era ancora in mano agli indiani: una terra immensa, affasci-nante, percorsa da eserciti che si danno battaglia, guidati da ufficiali europei che avevano combattuto a Wa-terloo, dove si parlano tutte le lingue, dove i maharaja sono ricoperti dei gioielli più costosi del mondo, dove gli esploratori sono anche spie e il più grande viaggiatore del secolo, Alexander Gardiner, è anche il più grande bugiardo. Dove gli inglesi sono ovunque, fingendo, ancora per poco, di essere capitati lì per caso.
«Un libro che si fa leggere d’un fiato e che finisce con la punizione del cattivo».
Raffaele La Capria
«Una storia esemplare d’orrori e rapacità ricostruita con l’accuratezza degli storici e la leggerezza del buon cronista».
Il Sole 24 Ore

Naked heat

Quando viene ritrovato il cadavere di Cassidy Towne, la giornalista di gossip più temuta e velenosa di Manhattan, Nikki Heat, punta di diamante della squadra omicidi di New York, scopre che i potenziali assassini della donna sono molti, ciascuno con un ottimo movente. Le indagini subiscono tuttavia una battuta d’arresto quando la poliziotta si vede nuovamente costretta a lavorare al caso con il giornalista premio Pulitzer Jameson Rook. Il ricordo della breve, disastrosa relazione tra Nikki e Jameson renderebbe pressoché impossibile ogni rapporto tra di loro, ma gli omicidi nel frattempo si moltiplicano, rivelando complicità e connivenze tra la mafia newyorkese e il jet-set. Il tempo stringe, e la collaborazione tra i due sembra rivelarsi più efficace che mai… **

N come nodo

Kinsey avrebbe dovuto fare inversione e tornare a casa. Invece finisce per cacciarsi in un caso molto pericoloso. Tom Newquist era un poliziotto di Nota Lake, Nevada, un uomo forte e onesto. La sua improvvisa morte per infarto non stupisce nessuno: a sessantré anni lavorava troppo. Ma cosa turbava Tom nelle ultime settimane di vita? Dove andava ogni notte? Incaricata di trovare la risposta Kinsey Millhone ribalta la cittadina in cerca di indizi. Sotto la patina della tranquilla vita di campagna emerge un fosco vespaio di doppi giochi, conflitti di famiglia e misteriosi omicidi. Kinsey scopre presto che cercare un ago in un pagliaio può portare a spargimenti di sangue, soprattutto il suo.

Myricae

Myricae è una raccolta di poesie di Giovanni Pascoli, pubblicata in successive edizioni tra il 1891 e il 1911. L’opera rappresenta l’ultimo esempio di poesia lirica “classica” prima della stagione delle Avanguardie poetiche del Novecento. Il titolo della raccolta pascoliana deriva dal verso della IV Bucolica di Virgilio «arbusta iuvant humilesque Myricae», cioè “piacciono gli arbusti e le umili tamerici”. Questa frase è utilizzata dal poeta anche nell’epigrafe dei Canti di Castelvecchio e, in forma più completa (non omnes arbusta…) o insieme al verso precedente variamente “tagliato”, come introduzione ad altre sue raccolte poetiche.
Come accaduto per altri grandi raccolte, a cominciare dal Canzoniere di Petrarca, essa si stende per quasi tutto l’arco della produzione poetica dell’autore, così che la storia compositiva di Myricae si può dire coincida con lo sviluppo stesso della coscienza poetica di Pascoli. Per queste ragioni, l’identificazione di una unità strutturale della raccolta non può che essere il risultato di una interpretazione che prenda in considerazione, accanto alla lettura dei testi, degli eventi e delle esperienze psicologiche che segnarono l’esistenza del poeta.
Nota: gli e-book editi da E-text in collaborazione con Liber Liber sono tutti privi di DRM; si possono quindi leggere su qualsiasi lettore di e-book, si possono copiare su più dispositivi e, volendo, si possono anche modificare.
Questo e-book aiuta il sito di Liber Liber, una mediateca che rende disponibili gratuitamente migliaia di capolavori della letteratura e della musica.
**
### Sinossi
Myricae è una raccolta di poesie di Giovanni Pascoli, pubblicata in successive edizioni tra il 1891 e il 1911. L’opera rappresenta l’ultimo esempio di poesia lirica “classica” prima della stagione delle Avanguardie poetiche del Novecento. Il titolo della raccolta pascoliana deriva dal verso della IV Bucolica di Virgilio «arbusta iuvant humilesque Myricae», cioè “piacciono gli arbusti e le umili tamerici”. Questa frase è utilizzata dal poeta anche nell’epigrafe dei Canti di Castelvecchio e, in forma più completa (non omnes arbusta…) o insieme al verso precedente variamente “tagliato”, come introduzione ad altre sue raccolte poetiche.
Come accaduto per altri grandi raccolte, a cominciare dal Canzoniere di Petrarca, essa si stende per quasi tutto l’arco della produzione poetica dell’autore, così che la storia compositiva di Myricae si può dire coincida con lo sviluppo stesso della coscienza poetica di Pascoli. Per queste ragioni, l’identificazione di una unità strutturale della raccolta non può che essere il risultato di una interpretazione che prenda in considerazione, accanto alla lettura dei testi, degli eventi e delle esperienze psicologiche che segnarono l’esistenza del poeta.
Nota: gli e-book editi da E-text in collaborazione con Liber Liber sono tutti privi di DRM; si possono quindi leggere su qualsiasi lettore di e-book, si possono copiare su più dispositivi e, volendo, si possono anche modificare.
Questo e-book aiuta il sito di Liber Liber, una mediateca che rende disponibili gratuitamente migliaia di capolavori della letteratura e della musica.

Myra Logan

Chi ha ucciso Nora? E perchè Kate continua ad avere il suo spaventoso incubo ricorrente? Cosa desidera lo spettro senza pace?
Dall’autore di Incubus, Anime Tormentate e Orrore, il nuovo romanzo thriller/horror
Breve estratto:
La giovane donna attraversò l’aia di corsa. Girò attorno al fienile immerso nel buio e si diresse verso il fitto bosco alla sua destra.
Una folgore lacerò il cielo, come una mano scheletrica protesa sopra alle Montagne Rocciose.
Si strinse lo scialle attorno alle spalle e percorse gli ultimi metri che la separavano dalla radura. Sopra di lei, un nuovo lampo graffiò il ventre livido delle nubi e scrisse il suo spettrale nome attraverso il cielo.
Respirando affannosamente si guardò intorno.
Riprese fiato appoggiata allo steccato, con la lampada che oscillava al suo fianco. La pioggia era nell’aria, appesa alle nubi con un ultimo filo sottile. Ansimando risalì il dolce declivio e giunse sotto al portico fatiscente, proprio mentre le prime gocce di pioggia iniziavano a tempestare il terreno come dita possenti.
Spinse la vecchia porta di legno e, compiuti due passi, si fermò.
Estrasse dei fiammiferi dalla tasca del soprabito ed accese la lampada ad olio. Tenendola davanti al volto s’inoltrò nel vecchio ranch.
L’odore di muffa e di legno marcio investì le sue nari.
Nora emise un singulto di puro disgusto.
Avanzò di qualche passo, enormi ragnatele erano appese come autentici festoni al soffitto di legno.
A quella vista, un brivido le percorse la schiena sudata.
Con la pioggia che tamburellava il tetto incessantemente, decise di posare la lampada sul tavolo posto al centro della stanza ed attendere il suo amore.
Alla sua destra, una scalinata di legno, conduceva al piano superiore. Nel riverbero dei fulmini, appariva e spariva continuamente.
«  Ti prego amore, sbrigati… »  sussurrò raccogliendo da terra un piccolo bastone; iniziò a giocarci nervosamente, mentre le ombre – ingigantite – dalla lampada, strisciavano sulle pareti di legno come enormi creature fatte di tenebra. La giovane donna represse un gemito di raccapriccio.
Era ancora immersa nei suoi tetri pensieri, quando improvvisamente, la porta alle sue spalle si spalancò.
Un guizzo di piacere e sollievo accese i suoi occhi.
Con la gioia nel cuore si voltò verso la porta.
«  Finalmente sei arriv… »  si ammutolì. La felicità le venne strappata dal volto come una maschera grottesca. Una mano gelida le accarezzò il viso e gettò quella maschera ai suoi piedi.
L’uomo avvolto nel lungo soprabito la osservò con un ghigno ferino e colmo di autentico piacere. Ai suoi piedi, le gocce di pioggia iniziarono a maculare il polveroso pavimento.
«  Ciao Nora, »  esordì avanzando e richiudendo la porta. «  Credevi davvero che non ti avrei ritrovata?! »  Dopodiché emise una sardonica risata. Nora sgranò gli occhi. Il terrore vi prese dimora.
«  Oh Dio, no! »  gemette, arretrando di alcuni passi.
«  La scongiuro non mi faccia del male. »  disse portandosi le mani alla bocca. L’uomo non replicò, avanzò lentamente. Per tutta risposta estrasse un lungo coltello da caccia. La lama scintillò nel riverbero della lampada ad olio.
La ragazza percepì la forza defluire dal suo corpo. Con gambe molli fece l’unica cosa che la sua mente terrorizzata le consigliò: salì le scale e corse al piano superiore.
L’uomo sorrise.