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Germinale

Étienne Lantier, figlio di Gervaise Macquart, trova impiego nelle miniere del Nord della Francia, all’epoca della Prima rivoluzione industriale. Sconvolto dalle durissime condizioni di vita dei minatori, dagli infiniti turni di lavoro, dalle paghe magre, Étienne organizza i suoi compagni di lavoro in uno sciopero lungo alcuni mesi. Accanto a lui si muove anche Suvarin, un macchinista russo fattosi operaio per amore del popolo. Il contrasto sulle modalità di azione politica che dividono i due ben rappresenta le due diverse polarità presenti all’interno del movimento operaio nell’Ottocento: da una parte quindi Etienne vicino al socialismo e all’Internazionale appena fondata da Marx, dall’altra Suvarin più prossimo al nichilismo anarchico e in particolare al pensiero di Bakunin. Alla fine, durante la repressione cruenta di un’altra sommossa operaia, Etienne finirà intrappolato in una galleria, dove morirà in una drammatica scena l’amata Catherine. L’eccidio di lavoratori con cui lo sciopero si chiude è in realtà il primo seme di quella primavera di giustizia ed eguaglianza evocata dal titolo. Nel calendario della Francia rivoluzionaria, difatti, Germinale è il mese che segna il ritorno della primavera, della rinascita della natura. Pubblicato nel 1885, “Germinale” è uno dei romanzi più celebri di Zola, se non di tutta la letteratura francese dell’Ottocento; un accurato affresco storico ma soprattutto un esempio indimenticabile della potenza narrativa dello scrittore.

La gentile clientela

“La paura fa compagnia. Non sei più solo, se hai paura. Almeno hai qualcosa a cui pensare”. Sono le dieci di sera, dentro e fuori del Museo di Anne Frank, ad Amsterdam. Per tutto il giorno, come ogni giorno dell’anno, migliaia di persone si sono assiepate davanti alla casa nascondiglio di Anne Frank, per poterla visitare. Sono turisti da tutto il mondo arrivati fin lì con le guide in mano: bambini che reclamano i mulini a vento invece del solito museo, adolescenti annoiati, maestre di scuola con in borsa il diario più popolare del mondo, famiglie, single, cani sciolti. Sono le dieci di sera, e si avvicina l’ora della chiusura. Uno dopo l’altro, i visitatori si avviano verso l’uscita, mentre una voce, in tutte le lingue, avvisa la gentile clientela che è giunto il momento di recuperare giacche e borse e avviarsi verso la porta che si affaccia su Prinsengracht 263. Eppure, nonostante i richiami, ci sono tre persone che non raggiungono l’uscita. Sono un padre e una bambina che si sono persi, e un ragazzo arrabbiato con i genitori e col mondo. Le porte si chiudono, e loro restano lì, dentro quel posto in cui si è nascosta la Storia, e in cui ora sono loro a essere intrappolati. Soltanto loro tre, tra i fantasmi di ieri e le loro presenze in carne e ossa di oggi. E la notte sembra non finire mai.

Genova sembrava d’oro e d’argento

Dario ha trent’anni, è un celerino, e stare nella polizia per lui è una via di fuga dal dolore, da un lutto troppo forte di cui non vede la fine. Lui e i suoi compagni, Orso, Gundam e tutti gli altri, spendono la domenica in servizio negli stadi italiani: è un modo per arrotondare lo stipendio troppo basso, ma anche un modo per dare libero sfogo alla propria forza, alla propria vitalità, a tutta la violenza che scorre nei loro corpi. Stanno di fronte ai tifosi immobili, in attesa del momento giusto, della provocazione, di un lancio di oggetti, di qualcosa che dia il via libera alla carica, che li autorizzi a “tritarli”. Loro sono la polizia celere, loro vincono sempre. Questa ordinaria quotidianità fatta di cariche e manganellate, viene interrotta dalla nascita del Settimo nucleo. Il prossimo G8 si terrà a Genova e nella polizia viene fatta circolare una domanda di arruolamento volontario in un nuovo corpo, un corpo di supercelerini addestrati con le più sofisticate tecniche antisommossa e ufficialmente nato per controllare il summit dei più potenti della terra. Dopo un duro periodo di addestramento il Settimo nucleo è pronto per Genova. Dario arriva in città con i suoi compagni, pronti e allenati per il peggio. Ma il peggio, questa volta, è molto più di quello che possono aspettarsi.

Genova

Ha conosciuto Genova andando al Gaslini da bambino, Maurizio Maggiani. E da quel viaggio notturno, dall’impresa del passo del Bracco, dalla luce accecante del mare, da quel giorno rimarrà per sempre segnato. Da quel giorno e da tutte le cose che ha visto e non avevano ancora un nome prima che lui, bambino, glielo assegnasse.Ed è così che l’affascina e lo richiama, Genova. La città con i suoi vicoli stretti, cavalieri che uccidono draghi, pesci variopinti nell’acquario e quelle strane “m” tracciate su tombini e muri (chissà ad approvare cosa, in realtà). Tratto da “Mi sono perso a Genova” pubblicato da Feltrinelli. Numero di caratteri: 65308
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### Sinossi
Ha conosciuto Genova andando al Gaslini da bambino, Maurizio Maggiani. E da quel viaggio notturno, dall’impresa del passo del Bracco, dalla luce accecante del mare, da quel giorno rimarrà per sempre segnato. Da quel giorno e da tutte le cose che ha visto e non avevano ancora un nome prima che lui, bambino, glielo assegnasse.Ed è così che l’affascina e lo richiama, Genova. La città con i suoi vicoli stretti, cavalieri che uccidono draghi, pesci variopinti nell’acquario e quelle strane “m” tracciate su tombini e muri (chissà ad approvare cosa, in realtà). Tratto da “Mi sono perso a Genova” pubblicato da Feltrinelli. Numero di caratteri: 65308

Genius loci

“Aveva piovuto a dirotto durante quell’ultimo giorno a Verona e il cielo aveva cominciato a schiarirsi solo nel pomeriggio. Comprai un mazzolino di lavanda per ricordo e prima di partire sorseggiai un caffè in Piazza dei Signori. Le pietre erano ancora bagnate, ma il cielo era ormai sereno. Umide nubi salpavano sopra le torri, i colombi torraioli beccavano sui marciapiedi e volavano dentro le fessure dei palazzi, le rondini emettevano strida mentre, nascosto dietro ai tetti, il sole stava tramontando”. Vernon Lee, seguace del Movimento Estetico di Walter Pater, apparteneva a quella generazione di viaggiatori sensibili, al pari dell’amico Henry James, alle inquietudini soprannaturali, spirituali, paganeggianti dei paesaggi soprattutto italiani, nei quali trovare vestigia e sopravvivenze degli antichi dei: spiriti dei luoghi di cui dare avvertenza a una classe di viaggiatori privilegiati e lenti, in resoconti di scrittura elegante e sottile malìa, come questi “paesaggi di trame e enigmi”. Il fascino del paesaggio e delle città italiane ed europee: Vernon Lee incanta raccontando antichi borghi e territori plasmati da civiltà secolari. Luoghi densi di miti, di divinità, di entità misteriose che non hanno perso la loro anima.
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Il genio del gusto

(NUOVA EDIZIONE AGGIORNATA: MARZO 2015)
Il cibo italiano per eccellenza? La pizza, verrebbe da dire, oppure la pasta. Leggendo Il genio del gusto dovremo forse ricrederci, e scoprire come la nostra cucina sia stata in grado di accogliere lavorazioni e ingredienti da tutto il mondo per reinventarli e farli propri, costruendo attorno al cibo una cultura originale e una identità collettiva.
Si svelano così le origini sorprendenti dei grandi protagonisti della gastronomia italiana: veniamo a sapere che la pasta ha origini arabe, che la pizza era preparata già dagli antichi greci, e che quando facciamo colazione al bar con caffè e croissant assaporiamo una bevanda turca accompagnata a un dolcetto che simboleggia la bandiera ottomana. Perché la cucina è sempre contaminazione, e migliora viaggiando e incontrando il diverso. La grandezza del genio italiano è stata – ed è ancora – nel reinterpretare l’esotico, mescolarlo col casalingo e poi diffonderlo in tutto il mondo: la forchetta arriva a Venezia da Bisanzio ma è dall’Italia che si diffonde per il resto d’Europa; i bufali giungono in Campania e nel Lazio dall’Asia e poi la mozzarella conquista tutti i continenti; il barolo diventa il vino dei re e la produzione di prosecco si sta avvicinando a quella dello champagne.
Ma Alessandro Marzo Magno racconta anche storie di innovazione e coraggio imprenditoriale tutte italiane: il carpaccio, inventato nel 1963 da Giuseppe Cipriani fondatore dell’Harry’s Bar a Venezia; la macchinetta per il caffè espresso, nata dall’inventiva di un fonditore di alluminio che osservava la moglie fare il bucato; e la Nutella, il cui primo barattolo uscì dalle linee della Ferrero, ad Alba, il 20 aprile 1964, esattamente cinquant’anni fa.
Il genio del gusto descrive così in che modo il mangiare italiano è riuscito a conquistare il mondo, imponendosi ovunque come sinonimo di qualità, di benessere e di autenticità.
(source: Bol.com)

Gengis Khan. L’epopea del lupo della steppa

L’epopea del condottiero mongolo che passerà alla storia come Gengis Khan narrata dall’amico più fedele, il fratello di sangue che gli è stato sempre a fianco sin da quando, bandito dal proprio clan, vagava, povero e perseguitato, nelle steppe della Mongolia. Gengis Khan impiegherà vent’anni a riunire le tribù mongole sotto la sua bandiera e con i suoi impetuosi cavalieri si annetterà imperi come la Cina e la Persia, schiaccerà intere armate, annienterà cittadelle inaccessibili.
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Generazione Kalashnikov

Milioni di morti: dal 1996 la Repubblica Democratica del Congo è sprofondata in una guerra atroce e di difficile soluzione. Lo stato è collassato lasciando spazio a un’economia di rapina dominata da una ristretta cerchia di politici e militari senza scrupoli. La torta è ricca: oltre a tonnellate di legname, ci sono miniere d’oro, di coltan e di diamanti da derubare e da spartire. La crisi sociale colpisce soprattutto le nuove generazioni, sempre più povere e ai margini della società. Per molti giovani e bambini non ci sono tante alternative: l’arruolamento rappresenta una delle rare possibilità di sottrarsi a una condizione di povertà ed esclusione. Luca Jourdan ha vissuto fra loro e può raccontare in presa diretta quel mondo allucinato e senza riscatto. Nelle esperienze dei bambini soldato e dei giovani combattenti, la sofferenza si mischia al gusto per l’avventura: si tratta di figure ambigue e inquietanti, difficili da collocare, vittime e al contempo attori di una società dominata dalla violenza. In Congo avere un Kalashnikov conferisce status e cittadinanza e garantisce l’accesso a beni materiali altrimenti inarrivabili. Con un approccio storico-antropologico, uno stile schietto e mai retorico, queste pagine ci aiutano a comprendere una delle più grandi tragedie del nostro tempo.
(source: Bol.com)

La generazione del crepuscolo

Si fa giorno in piena notte nell’emisfero nord: dopo 130 anni-luce di cammino sono giunti fin sulla terra i segni dell’esplosione della supernova Briareo Delta. E’ uno spettacolo meraviglioso, ma ben presto molti vorrebbero non averlo mai visto. Un processo lento e inarrestabile comincia infatti a stringere gran parte del globo in una nuova era glaciale. Non è difficile intuire che l’origine del fenomeno è causato proprio dalla supernova di Briareo, ma ben più difficile è dare una spiegazione all’altra catastrofe che si abbatte sul mondo: uomini e donne sono diventati improvvisamente sterili e in pochi decenni l’umanità intera sembra destinata a scomparire. Ma la natura reagirà determinando il più grande mutamento nella storia dell’umanità.

Il gene egoista

In uno stile semplice e chiaro uno dei più brillanti scienziati del nostro tempo spiega come funziona la perfetta macchina del nostro corpo, tesa a preservare quelle molecole ”egoiste” chiamate geni.
(source: Bol.com)

I gendarmi della memoria

Chi sono i “gendarmi della memoria” evocati nel titolo del nuovo saggio di Giampaolo Pansa? Sono tutti coloro – dalla sinistra radicale a molti intellettuali che vi si richiamano ideologicamente – che tengono sotto chiave la memoria della guerra civile, per impedire che chiunque dissenta dalla loro versione ci metta le mani, la “revisioni”, racconti verità scomode che possano intaccarne l’immagine oleografica da loro custodita e tramandata nel tempo. Questo libro ripercorre l’esperienza vissuta da Pansa nell’ultimo anno, dopo l’uscita del suo “La Grande Bugia”. Un lavoro scomodo, documentato e duro, che rimetteva in discussione il mito resistenziale e il ruolo giocato dai comunisti nel costruirlo, criticando al contempo quanti non accettavano nessuna forma di ripensamento o di autocritica. La reazione contro Pansa è stata durissima, costellata da gravi episodi di intolleranza. Ma l’autore non si è fatto certo intimidire e nelle sue nuove pagine dimostra la validità delle tesi che ha sostenuto, rivelando parecchie delle storie “proibite” dai gendarmi: da quelle di comandanti partigiani comunisti eliminati dal Partito perché dissenzienti rispetto alle sue direttive, al ruolo ambiguo che esso svolse in una zona cruciale come l’Emilia nel periodo successivo alla Liberazione. Insieme a queste, Pansa racconta molte altre vicende della resa dei conti sui fascisti sconfitti, grazie alle testimonianze di persone che, dopo 60 anni di silenzio, oggi parlano.
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La gemma di Siena

Siena, 1723. Il giorno del suo diciannovesimo compleanno, Pia de’ Tolomei riceve in dono un ciondolo d’oro e un marito. Il primo, ornato da un’incisione che raffigura Cleopatra, per ricordarle il suo nobile lignaggio; il secondo, per suggellare l’alleanza tra la sua famiglia e i Caprimulgo, il casato più influente di Siena. Ma per Pia è come sprofondare in un incubo: Nello Caprimulgo è un uomo meschino e violento, che renderà la sua vita un inferno in terra… o peggio. Potrebbe addirittura ucciderla, proprio come ha fatto lo sposo della sua omonima antenata, cantata da Dante nel Purgatorio. Pia non ha scelta: deve fuggire. E la chiave per riuscirci è il suo maestro di equitazione, Riccardo Bruni, un giovane affascinante e gentile, cui lei si affeziona ben più di quanto sarebbe lecito… Tuttavia l’abisso sociale che la separa da Riccardo non è l’unico ostacolo ai loro piani. Nei sotterranei del palazzo dei Caprimulgo, infatti, da qualche tempo si riuniscono in gran segreto i rappresentati di alcune delle famiglie più in vista di Siena, che stanno tramando per rovesciare il governo di Violante de’ Medici. E, quando scoprono che il giorno scelto per agire è quello del prossimo Palio, Pia e Riccardo si rendono conto di essere i soli in grado di fermare la cospirazione…

Il gemello malefico

**QUANDO RIAPRII LE PALPEBRE, VIDI TRE VOLTI IDENTICI CHE MI FISSAVANO.**
Il clone dello zio Leo torreggiava sopra di loro.
— Ci hai mentito, Monty — disse a voce bassa uno dei miei cloni. — Questo non ci è piaciuto per niente.
— Come non ci piaci più, Monty — aggiunse un altro. — Non ci piaci affatto.
Avvertii un nodo alla gola per la paura.
— Co… co… cosa volete farmi? — balbettai.

Gelsomino nel paese dei bugiardi

Esiste chissà dove e chissà quando il paese dei bugiardi, dove il pane è inchiostro, dove il verde è rosso, dove i cani miagolano, dove i gatti abbaiano. Figuriamoci cosa succede quando in un paese simile arriva Gelsomino, abituato a dire pane al pane e vino al vino.
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Gelo per i Bastardi di Pizzofalcone

Nella città schiaffeggiata dal vento di tramontana, dove ogni calore e ogni legame sembrano perduti, l’omicidio feroce di due ragazzi, fratello e sorella, mette i Bastardi di Pizzofalcone contro tutto e contro tutti. E li costringe ad affrontare il gelo peggiore, quello del cuore. Un giovane ricercatore di grande talento e sua sorella, una ragazza tanto bella da togliere il fiato, vengono assassinati nel loro misero appartamento. Qualcuno ha interrotto le loro vite un attimo prima che trovassero il riscatto, ma non sembra esserci movente. Lojacono e Di Nardo sono impegnati in una corsa contro il tempo. Gigi Palma, il commissario, è stato chiaro: risolvere il caso, e in fretta, non significa solo assicurare un assassino alla giustizia, ma anche salvare il commissariato di Pizzofalcone, che qualcuno desidera chiudere per lavare una macchia del passato. Avranno l’aiuto di tutti i colleghi: Romano, Aragona, Calabrese e Pisanelli. Ognuno con le proprie paure, ognuno con le proprie ferite, ognuno grato quando uno sprazzo di calore sembra allentare per un momento la morsa del freddo. Da soli erano dei reietti. Insieme sono la più formidabile squadra di poliziotti della città. Per tutti continuano a essere i Bastardi di Pizzofalcone.
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