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Tre portoghesi sotto un ombrello (per tacer del morto). Ediz. illustrata

Tre sospettati, quattro cappelli, la vittima e un ombrello rosso: chi sarà l’assassino? Al vice commissario Hernàndez bastano poche domande per indicare il colpevole. E tu, riuscirai a smascherarlo? La versione illustrata del racconto che Walsh pubblicò in Argentina nel 1955 Con ironia, ritmo e stile, l’accenno a temi adulti e tragici quali la violenza totalitaria e la morte, nella forma del romanzo giallo. Menzione speciale al Bologna Ragazzi Award 2016. Età di lettura: da 9 anni.

I tre moschettieri

«L’amicizia che univa quei quattro uomini e il bisogno di vedersi tre o quattro volte al giorno, fosse per un duello, o per qualche faccenda oppure per divertirsi, faceva sì che corressero incessantemente l’uno dietro l’altro come delle ombre.» Gli amici inseparabili sono Athos, Porthos e Aramis e il guascone D’Artagnan. Nel raccontare le loro peripezie, ambientate nella Francia del Seicento tra intrighi di corte, assedi e intense passioni d’amore, Dumas mescola con eccezionale abilità vicende storiche e romanzesche, avventure e idilli, duelli e burle. Uscito nel 1844, I tre moschettieri è uno dei romanzi più amati e letti al mondo per l’intreccio perfettamente costruito, la suspense calibrata e gli indimenticabili personaggi: dall’astuto Richelieu alla dolce Constance, dal sanguigno D’Artagnan alla perfida Milady.

Tre lezioni sull’uomo. Linguaggio, conoscenza, bene comune

«Che cos’è il linguaggio? Quali sono i limiti dell’intelletto umano (se esistono)? E qual è il bene comune per ¡1 quale dovremmo lottare?» Ecco i tre quesiti che Noam Chomsky affronta nelle lezioni raccolte in questo volume, elementi essenziali della domanda delle domande: «Che genere di creature siamo?» Non si tratta certo di questioni da poco, ma se c’è qualcuno che ha sia la competenza scientifica sia la capacità didattica necessarie per trattare tali problemi coinvolgendo il lettore e rendendolo davvero partecipe del ragionamento, questi è sicuramente Chomsky. Che, senza avere mai la pretesa di offrire soluzioni definitive, rende semplice il difficile, e mettendo a nostra disposizione le sue enormi conoscenze ci mostra quanto spesso e quanto facilmente le ovvietà, così banali nel loro essere vere, possano essere ignorate o rifiutate, mentre l’errore diventa prassi, se non teoria, dominante. Partendo dal «linguaggio» e arrivando al «bene comune», il grande intellettuale americano si mostra qui per intero. Per una volta, in questo libro il linguista e il «politico» si incontrano, e dimostrano (se ce ne fosse bisogno) che si tratta di una persona sola: in Chomsky tout se tient. E mai come in queste pagine risulta evidente che lo scienziato che ha rivoluzionato la linguistica e l’appassionato militante perseguono un medesimo fine: la comprensione di ciò che l’uomo è nella sua natura più profonda.

I tre imperi. Nuovi equilibri globali nel XXI secolo

Nessuna teoria è riuscita a spiegare finora le complesse dinamiche che stanno regolando la politica internazionale in questo inizio di XXI secolo. Ma Parag Khanna – giovane esperto di geopolitica, incluso dalla rivista americana “Esquire” tra le settantacinque persone più influenti dellaTerra – avanza un’ipotesi originale per spiegare i nuovi equilibri globali. Finita ormai la fase di massima espansione dell’impero americano, Cina, USA e Unione Europea sono da tempo impegnati in una lotta senza quartiere per imporre il proprio modello di sviluppo e il proprio stile di vita nel cosiddetto “Secondo Mondo”: regioni strategiche nell’Europa dell’Est, in Asia centrale. America Latina, Medio ed Estremo Oriente. È proprio in questi Stati, perennemente in bilico fra il tentativo di emergere e la paura di sprofondare nuovamente in una realtà da Terzo Mondo, che si consuma la sfida tra le tre superpotenze. Controllare le risorse energetiche e naturali e i governi locali di tali nazioni, infatti, si rivelerà sempre più decisivo nel corso dei prossimi anni. Un obiettivo ben chiaro soprattutto agli Stati Uniti, che corrono il rischio non solo di perdere la propria supremazia a livello globale, ma di diventare, nel giro di qualche decennio, essi stessi un paese del Secondo Mondo.
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Tre giorni per morire

Una finestra in frantumi. Un’impronta di sangue. Ed è solo l’inizio…Un atroce crimine ha colpito al cuore la periferia più ricca di Atlanta. Rientrando nella sua villetta nel verde di Ansley Park, Abigail Campano trova ad accoglierla vetri rotti, tracce di sangue e il corpo martoriato di una ragazza. Inizialmente, pensa che quelle membra straziate siano della figlia Emma: disperata, la donna si avventa su quello che ritiene essere l’aggressore. Poi, lentamente, la verità comincia a farsi strada: non è di Emma quel corpo riverso sul pavimento; non è il suo assassino quel ragazzo che Abigail ha appena ucciso, a mani nude. Le indagini vengono affidate alla polizia di Atlanta, ma torbidi giochi di potere e un errore di valutazione da parte delle autorità, rendono inevitabile l’intervento di Will Trent, agente speciale del Georgia Bureauof Investigation. Perché c’è qualcosa in quei vetri rotti, in quelle tracce di sangue, nello sguardo spento di Abigail che solo Will Trent saprà leggere: ma dovrà fare in fretta, costretto a una corsa contro il tempo per evitare che altre vite vengano spezzate in nome di un segreto che nessuno sembra voler svelare. Tre giorni per morire segna il grande ritorno di Karin Slaughter, la regina del thriller americano, e della serie best seller inaugurata con L’ombra della verità.

Tre giorni e una vita

Natale 1999. A Beauval, una piccola cittadina della provincia francese, Antoine, dodici anni, figlio unico di genitori separati, vive con la madre Blanche, una donna rigida e opprimente, conducendo una vita piuttosto solitaria. Il padre da anni si è trasferito in Germania e ha pochi contatti con lui.
Antoine non lega molto con i coetanei e il suo migliore amico è Ulisse, il cane di Roger Desmedt, il suo vicino di casa. Il giorno in cui Desmedt, un uomo rozzo e brutale, uccide Ulisse, Antoine, sconvolto e disperato, in un accesso di rabbia cieca compie un gesto che in pochi secondi segnerà per sempre la sua esistenza.
Terrorizzato all’idea di essere scoperto, Antoine passa giorni di angoscia indescrivibile, immaginando scenari futuri cupi e ineluttabili. Ma, proprio quando sembra che per lui non ci sia più scampo, un evento imprevisto sopraggiunge rimettendo tutto in gioco.
In *Tre giorni e una vita* Pierre Lemaitre ricostruisce perfettamente l’atmosfera di una piccola comunità scossa da un evento tragico, scandagliando con precisione chirurgica le pieghe dell’animo umano di fronte a un caso di coscienza talmente reale che è impossibile non chiedersi “e se fosse successo a me?”.
L’intera vicenda è attraversata dal dramma e dalla menzogna, da circostanze impreviste, da scherzi del destino, da ribaltamenti delle situazioni, elementi sempre presenti nella prosa magistrale dell’autore.
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### Sinossi
Natale 1999. A Beauval, una piccola cittadina della provincia francese, Antoine, dodici anni, figlio unico di genitori separati, vive con la madre Blanche, una donna rigida e opprimente, conducendo una vita piuttosto solitaria. Il padre da anni si è trasferito in Germania e ha pochi contatti con lui.
Antoine non lega molto con i coetanei e il suo migliore amico è Ulisse, il cane di Roger Desmedt, il suo vicino di casa. Il giorno in cui Desmedt, un uomo rozzo e brutale, uccide Ulisse, Antoine, sconvolto e disperato, in un accesso di rabbia cieca compie un gesto che in pochi secondi segnerà per sempre la sua esistenza.
Terrorizzato all’idea di essere scoperto, Antoine passa giorni di angoscia indescrivibile, immaginando scenari futuri cupi e ineluttabili. Ma, proprio quando sembra che per lui non ci sia più scampo, un evento imprevisto sopraggiunge rimettendo tutto in gioco.
In *Tre giorni e una vita* Pierre Lemaitre ricostruisce perfettamente l’atmosfera di una piccola comunità scossa da un evento tragico, scandagliando con precisione chirurgica le pieghe dell’animo umano di fronte a un caso di coscienza talmente reale che è impossibile non chiedersi “e se fosse successo a me?”.
L’intera vicenda è attraversata dal dramma e dalla menzogna, da circostanze impreviste, da scherzi del destino, da ribaltamenti delle situazioni, elementi sempre presenti nella prosa magistrale dell’autore.

I tre demoni

Charlie Parker ha da poco riavuto la sua licenza di investigatore privato quando viene interpellato da Bennett Patchett, il proprietario di un diner nei pressi di Portland, piuttosto scettico riguardo alle circostanze del suicidio del figlio, reduce dell’Iraq. Non ci vuole molto perché si scopra che Joel Tobias, ex comandante della squadra di Damien Patchett, conduce uno stile di vita decisamente sopra le righe e che i suoi andirivieni dal Canada sono tutt’altro che innocui viaggi di lavoro. Intanto, con ritmo implacabile, si susseguono i suicidi nell’ex brigata Stryker, responsabiledel trafugamento dal Museo di Baghdad di un misterioso scrigno da cui sembrano provenire inquietanti sussurri. Stanno morendo tutti… E due personaggi sospetti si scorgono sullo sfondo. Il primo, Herod, deturpato nell’aspetto da un male incurabile, aspetta di portare a termine il proprio folle percorso di morte e rigenerazione; l’altro, il Collezionista, caccia nell’ombra come sicario di Dio, gloriandosi di macabri trofei. Nel buio, là dove le forze oscure si scatenano, Parker sarà forse costretto a stringere una terribile alleanza, per poi scoprire, ancora una volta, che non c’è soluzione senza ambiguità.

Le tre del mattino

Antonio è un liceale solitario e risentito, suo padre un matematico dal passato brillante; i rapporti fra i due non sono mai stati facili. Un pomeriggio di giugno dei primi anni Ottanta atterrano a Marsiglia, dove una serie di circostanze inattese li costringerà a trascorrere insieme due giorni e due notti senza sonno. È cosí che il ragazzo e l’uomo si conoscono davvero, per la prima volta; si specchiano l’uno nell’altro e si misurano con la figura della madre ed ex moglie, donna bellissima ed elusiva. La loro sarà una corsa turbinosa, a tratti allucinata a tratti allegra, fra quartieri malfamati, spettacolari paesaggi di mare, luoghi nascosti e popolati da creature notturne. Un viaggio avventuroso e struggente sull’orizzonte della vita. Con una lingua netta, di precisione geometrica eppure capace di cogliere le sfumature piú delicate, Gianrico Carofiglio costruisce un indimenticabile racconto sulle illusioni e sul rimpianto, sul passare del tempo, dell’amore, del talento. «E papà suonò da solo. Io non lo avrei confessato nemmeno a me stesso, ma ero orgoglioso e fiero di lui, e avrei voluto dire a chi mi stava vicino che il signore alto, magro, dall’aspetto elegante che era seduto al piano e sembrava molto piú giovane dei suoi cinquantun anni, era mio padre. Quando finí, inseguendo il senso di ciò che aveva suonato in due scale conclusive e malinconiche, scoppiò un applauso pieno di simpatia. E anch’io applaudii e continuai a farlo finché non fui sicuro che mi avesse visto, perché cominciavo a capire che esistono gli equivoci e non volevo che ce ne fossero in quel momento».

Tre croci

Ambientato a Siena, il romanzo narra il tragico epilogo di una catastrofe finanziaria. Tre fratelli, proprietari di una bottega antiquaria di libri e oggetti, hanno abdicato ai loro impegni e alla loro responsabilità ponendosi fatalmente sul piano inclinato di un autodistruttivismo edonistico e regressivo. Minacciati dall’incombente bancarotta, vivono alla giornata, in una condizione di continua rimozione. Ma il fallimento economico li travolge inesorabilmente. Tozzi scrive con una castigatezza espressiva che rende potentemente la pena delle anime; il suo pre-freudismo scolpisce con forza i caratteri e si consolida nell’uso di un linguaggio sintomatico, attraverso il quale si affacciano alla realtà le strutture profonde della psiche dei personaggi.

Tre civette sul comò. Come eravamo nei giochi di ogni età

Si dice che una canzone, un profumo, un’immagine, siano evocatori di epoche trascorse, più o meno lontane. Ebbene, i giochi sono tappe universali di ogni tempo, non solo delle adolescenze. Tre civette sul comò: chi non ha mai fatto una conta, in gruppo, scandendo le sillabe del lungo non-senso, di un ritornello adottato dai ragazzi italiani ogniqualvolta si dovesse sortire un penitente o un conduttore del gioco? Ragioni di rima, di metrica, di malizia, suggerivano poi alcune varianti alla classica tiritera che dà titolo a questa raffinata, ironica e affettuosa rievocazione degli infiniti giochi d’un tempo, in cui Franco Piccinelli, dichiaratamente, mostra di divertirsi creando, per ciascuna situazione, per ogni momento ludico, il teatrino dei personaggi che gli davano vita e fra i quali egli stesso si pone. Lo scrittore fa rivivere a uno a uno cento e più giochi, costruendo attorno ad essi altrettanti racconti con il profumo della genuinità, e in essi scavando alla ricerca di motivazioni storiche e folcloristiche che forniscono un quadro autentico dell’Italia qual era negli anni dell’ultima guerra, poco dopo, e comunque subito prima del rapido diffondersi della civiltà industriale. Sono innumerevoli i giochi richiamati da Piccinelli in questo sorridente sbrigliarsi della memoria. A molti di essi ha accordato la compiutezza di commedia, altri li ha indagati sociologicamente, talora li ha sfiorati, in qualche caso si è compiaciuto di dargli il contrappunto della realtà odierna, correndo fra giochi contemporanei e non necessariamente solo infantili, ma di costume. Con i giochi, in Tre civette sul comò troviamo i riti e i rituali sacri e profani che contrassegnavano il modo di vivere di una società allora prevalentemente contadina, gli atteggiamenti degli adulti, i tabù e le pruderie dei benpensanti d’annata. E in ogni pagina, Piccinelli ha trasfuso le sue innate qualità di godibilissimo narratore, di robusto interprete d’un mondo che egli ben conosce e che fa da sfondo a tutti i suoi romanzi di grande successo: con rispetto per il vissuto, sempre, con qualche garbato ammiccamento, mai con rimpianto. Soprattutto con la fondata convinzione che il futuro ha un cuore antico.

La traversata

Maud e Tim si conoscono da poco. Hanno vite diverse e caratteri diversi, ma un grande amore in comune: quello per il mare. Mentre stanno sistemando la barca a vela di Maud, lei si sente male e cade. Un incidente da poco, ma tanto basta a far capire a Tim che la vuole, vuole proteggerla, vuole starle accanto, più di quanto pensasse. Maud però è una donna che basta a se stessa, indipendente e forte, con un gran talento per la sopravvivenza: anche dopo il matrimonio e la nascita della loro bambina, per lei il lavoro e la vela vengono sempre per primi. Finché non accade il peggio, gli equilibri della coppia si incrinano e Maud cerca rifugio nel mare, intraprendendo un viaggio che le farà raggiungere i propri limiti e cambierà ogni cosa. Dal vincitore del Costa Award per il romanzo Pura un ritratto viscerale e ipnotico di amore e di maternità, di viaggi dentro e fuori da noi stessi.Titolo originale: The Crossing (2015).

Trattato sulla tolleranza

Jean Calas era un commerciante ugonotto di Tolosa. Fu accusato ingiustamente di aver assassinato suo figlio che, in realtà, si era impiccato. Venne condannato a morte e ucciso nel 1761. Voltaire, su sollecitazione della vedova Calas, prese pubblicamente le difese del commerciante e scatenò una campagna per la sua riabilitazione, denunciando la vera natura della condanna: motivi di intolleranza religiosa. Il Trattato sulla tolleranza (1763), che prende spunto da questa vicenda, è un vero e proprio “manifesto” per la libertà e il valore universale della tolleranza religiosa. E’ un’opera che dà il via al periodo dei Lumi e costituisce una delle basi ideologiche della Rivoluzione francese.
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### Sinossi
Jean Calas era un commerciante ugonotto di Tolosa. Fu accusato ingiustamente di aver assassinato suo figlio che, in realtà, si era impiccato. Venne condannato a morte e ucciso nel 1761. Voltaire, su sollecitazione della vedova Calas, prese pubblicamente le difese del commerciante e scatenò una campagna per la sua riabilitazione, denunciando la vera natura della condanna: motivi di intolleranza religiosa. Il Trattato sulla tolleranza (1763), che prende spunto da questa vicenda, è un vero e proprio “manifesto” per la libertà e il valore universale della tolleranza religiosa. E’ un’opera che dà il via al periodo dei Lumi e costituisce una delle basi ideologiche della Rivoluzione francese.

TRATTATO DI STORIA ROMANA VOL.II. L’impero romano.

«L'Impero romano, lungi dall'essere la roccaforte della conservazione, è piuttosto l'immagine della disgregazione di un mondo, la storia della classicità che si disfa e muore: il fatto sociologico più rilevante nella storia della nostra cultura.» In quest'opera, Santo Mazzarino affronta i grandi temi della civiltà occidentale, dal saecolum Augustum alla fondazione degli Stati romano-barbarici nel V secolo d.C., in una sintesi che salda la storia dell'Impero alla storia della Chiesa cristiana. Il racconto della cultura romana, dell'economia, della religione e la storia politica e militare si intrecciano in questa organica e brillante narrazione dell'apogeo e della lunga crisi del mondo romano. Questo strardinario classico della storia è firmato dal più autorevole dei suoi studiosi.

Trattato di storia delle religioni

“Il fine che ci siamo proposti – scrive Eliade – è quello di mostrare che cosa sono i fatti religiosi e che cosa rivelano”. Nel complesso labirinto che essi costituiscono il lettore penetra a poco a poco, acquista familiarità con le diversità culturali da cui essi dipendono, prende contatto con le manifestazioni del sacro che si palesano a vari livelli cosmici (il Cielo, le Acque, la Terra, le Pietre), nei fenomeni biologici (i cicli vegetativi, i ritmi lunari, la sessualità), nei miti e nei simboli (il famoso mito dell’eterno ritorno). Il “Trattato”, che a distanza di sessant’anni dalla pubblicazione conferma il suo valore e la sua permanente attualità, può leggersi da un duplice punto di vista: come interpretazione fenomenologico-religiosa spesso suggestiva e stimolante, e come documento del travaglio della cultura moderna, impegnata nella ricerca di un più ampio e sensibile umanesimo.
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Il trattamento

I bambini lo chiamano il troll, perché, dicono, si nasconde tra gli alberi e mangia i bambini nei loro letti. Ma chi dà retta alle favole dei bambini? Certamente non la polizia, che pure è impegnata nelle indagini su Rory Peach, nove anni, tenuto prigioniero in casa sua per tre giorni con i genitori e poi scomparso nel nulla. Le speranze di ritrovare il piccolo ancora in vita sono pochissime, anche perché è probabile che il rapitore lo abbia sottoposto a sevizie più atroci di quelle già inflitte al padre e alla madre, bendati e ammanettati a un termosifone per quei tre, interminabili giorni. Ma che cos’è accaduto veramente nella casa dei Peach? Per il detective Jack Caffery, incaricato di risolvere il caso, la vicenda presenta molti, troppi lati oscuri, e quando Rory viene rinvenuto cadavere, in cima a un albero del parco vicino a casa sua, trovare il maniaco omicida diventa per lui una vera ossessione, soprattutto perché quella tragica storia gli riporta alla mente la sorte del fratellino, Ewan, rapito venticinque anni prima, quando aveva la stessa età di Rory, e mai più ritrovato. È possibile che un legame di sangue unisca il destino di Ewan e Rory? È possibile che gli spettri insediati nella mente di Caffery stiano per prendere di nuovo forma, per avviare un sinistro gioco in cui sono la perversione e la crudeltà a dettare le regole? Il detective ha un’unica certezza: soltanto lui potrà risolvere l’agghiacciante mistero di casa Peach e scoprire l’identità dell’assassino, perché lui sa che cosa significa sprofondare nell’abisso del male, toccare il buio fondo della mente umana. E lo risolverà a qualsiasi prezzo: violando la legge, mettendo in pericolo il proprio lavoro, rischiando la rovina della sua stessa vita. Intanto però il tempo passa, i bambini continuano a parlare del troll e nessuno li ascolta… Dopo il successo di Birdman, Mo Hayder conferma di essere un’autrice dotata di un talento eccezionale: il suo stile crudo e diretto, la sua capacità di far crescere la suspense fino all’ultima pagina, la sua attenzione per le pulsioni più inconfessabili dell’animo umano la rendono una vera fuoriclasse del suo genere.

I trasfigurati

David Strorm è un ragazzo di Waknuk, una comunità ordinata, osservante delle leggi e timorata di Dio, che comprende circa un centinaio di case grandi e piccole ed è uno dei pochi villaggi sopravvissuti al disastro atomico che ha devastato la terra. Suo padre è il più ricco proprietario terriero del paese, una persona influente che amministra la legge temporale come magistrato e tiene il sermone in chiesa la domenica, spiegando con chiarezza le leggi e le opinioni che vigono in cielo sui più disparati argomenti morali e materiali. Sulle pareti di casa Strorm spiccano, come unico segno di decorazione, dei pannelli di legno su cui sono artisticamente incise citazioni prese dai Pentimenti, la bibbia dei sopravvissuti di Waknuk: «Solo l’immagine di Dio è Uomo», «Mantieni pura la Creazione del Signore » etc. Il pannello più grande pende dalla parete di fronte alla porta d’ingresso. Serve a ricordare a chiunque entri in casa: «Guardati dal Mutante!». David è vissuto sin dalla più tenera età nella convinzione che «Benedetta sia la Norma» e che soltanto «nella purezza stia la salvezza», ma quando nella campagna attorno al paese si imbatte in Sophie, una piccola Mutante i cui piedi hanno sei dita, rinnega i dettami religiosi del padre e decide di tenere quel segreto per sé. Dopo aver scoperto, però, di essere lui stesso un Mutante capace di comunicare a distanza, di «chiacchierare con forme-pensate» con altri otto ragazzi del villaggio e dei distretti vicini, tra cui sua cugina Rosalind e sua sorella Petra, David è costretto a fuggire da Waknuk e a inoltrarsi nel mondo sconosciuto, nelle Terre Selvagge e nelle foreste delle Frontiere e, al di là di quelle, nel Sealand, la terra di una nuova razza umana, di un popolo destinato a costruire un nuovo mondo. Con uno stile scarno e immediato, aiutato dal vigore delle immagini e dal ritmo serrato delle vicende raccontate, I trasfigurati rielabora il terrore della guerra atomica, e tocca uno dei temi più cari alla letteratura: solo quando l’arroganza degli uomini sarà punita con una catastrofe, un nuovo mondo potrà nascere dalle sue ceneri. «Wyndham ha creato alcuni dei mostri più fantasiosi del XX secolo. E ha scritto una manciata di romanzi che, giustamente, sono considerati dei classici moderni». Observer «Un libro che si legge tutto d’un fiato. Con un finale che fa riflettere il lettore su quanto sia effimera la nostra civiltà…». Boston Globe «Un ritmo perfetto, uno humour irresistibile… Uno dei pochi autori la cui immediata e compulsiva leggibilità non è un insulto all’intelligenza». Spectator «Resta attuale e inquietante in una maniera sorprendente». Guardian