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In punta di forchetta

Da qualche anno chef osannati come rockstar, libri di ricette e programmi televisivi hanno conquistato un pubblico sempre più vasto: le cucine “postmoderne” hanno completamente rivoluzionato le nostre pietanze, al punto da stravolgere diete e abitudini che negli ultimi decenni si erano un po’ fossilizzate. Eppure, nonostante questa profonda fase di cambiamento, sui nostri fornelli e sulle nostre tavole ci sono cose che, salvo qualche piccola miglioria tecnica, resistono da secoli uguali a se stesse: posate, pentole, bicchieri, piatti… Oggetti in apparenza semplici che sono in realtà il risultato di millenni di evoluzione, di modifiche e ripensamenti indissolubilmente legati alla storia dell’uomo e delle sue abitudini: quando gli antichi Romani inventarono la patella, per esempio, non potevano certo immaginare che avrebbe conservato un posto d’onore nelle nostre credenze. Con la penna leggera e ironica dei grandi divulgatori, Bee Wilson – che è anche gourmande e cuoca sopraffina – racconta la storia del mondo dalla prospettiva inedita delle rivoluzioni tecnologiche che hanno interessato le nostre cucine: dalla scoperta del fuoco all’uso del ghiaccio, dall’invenzione della ciotola alla batterie de cuisine di Julia Child, dalle dimore vittoriane di fine Ottocento alle tormentatissime vicende della forchetta, che dall’essere un’arma appuntita associata con il diavolo è diventata il piè indispensabile attrezzo dell’Occidente. Il risultato è un viaggio millenario fra antropologia e storia del costume attraverso ciò che gli uomini hanno utilizzato per preparare e consumare il loro cibo; una rif lessione su come le piccole rivoluzioni della tavola siano state scatenate da grandi rivoluzioni politiche o, viceversa, mutamenti del modo di nutrirsi siano la causa di avanzamenti impensabili. Una lezione: perché la storia si ripete sempre, e il carosello tra produttori e consumatori è uguale nei secoli; una dichiarazione d’amore per la cucina.
(source: Bol.com)

In principio erano le mutande

Questo è un romanzo dove c’è una ragazza che per le conquiste d’amore si dichiara diabolica. Eternamente bisognosa di cibo e affetto, sempre senza una lira, le tocca fare i lavori più strampalati. Vive da sola con il gatto Ulisse in una casa dei vicoli che cade a pezzi, con donne africane come vicine, e sempre con il problema di sfuggire alla padrona di casa e ad altri creditori. Anche la banda dei suoi amici non è da meno. Soprattutto la sua amica del cuore, Giovanna, che si innamora solo di maschi neri (tutt’al più sudamericani, facendo uno sforzo) e non smette di raccontarle le sue magiche notti d’amore senza omettere alcun particolare. La nostra eroina ci descrive, con un linguaggio comico, “basso” e carnale, la sua storia fatta di esilaranti “sfighe” d’amore che producono grandi sofferenze (sempre di una comicità irresistibile) ma anche avventurose maniere per sfuggire alle malinconie e, quasi eroicamente, tirare avanti. Sfilano così le passioni per panettieri un pò porci e ginecologi donnaioli, psicologi mammoni e archeologi depressi… Finché un giorno fatale entra in scena un tipo “brizzolato, grande pancia, battuta pronta e amante delle gioie alcoliche” come lei, e si scatena una serie di avventure da non dire… Perché il suo motto resterà sempre; “Signori miei, velo dico, l’amore quando ci si mette è proprio bello”..

In principio

David Lurie è il protagonista e la voce narrante di questo romanzo di formazione. La sua infanzia nel Bronx, negli anni immediatamente precedenti la Grande Depressione, è segnata dalla malattia, dall’ortodossia della claustrofobica comunità ebraica, dallo strisciante antisemitismo, dagli echi degli isterici comizi hitleriani e dalle notizie sulla Shoah che travolge i parenti rimasti in Polonia. Il tormentato itinerario verso la consapevolezza e l’affermazione della propria individualità si scontra con questa realtà, fino alla drammatica rottura con la tradizione e al passaggio al mondo dei goyim: solo così potrà finalmente iniziare un nuovo viaggio alla ricerca delle proprie radici.
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In piedi sui pedali

La Numero uno – bicicletta da bambino, telaio laccato bianco, parafanghi e carter in plastica arancione –, la Furia – bicicletta da cross, telaio nero, parafanghi e carter cromati –, e poi ancora la Corsara, la Zaira e tante altre fino alla Bionda – mountain bike da cross country hardtail, ruota da 26”, telaio in alluminio, due portaborracce, contachilometri: tutte le biciclette di una vita, quelle che hanno seguito di poco i primi passi, quelle che per la prima volta ci hanno fatto respirare il vento della libertà, quelle che hanno portato sulla canna il primo amore… Enrico Brizzi si racconta, e insieme traccia la linea di un’esperienza che è quella di ciascuno di noi. In piedi sui pedali è la storia di una passione, ma anche di un’iniziazione. In equilibrio su una sella, infatti, il giovane protagonista compie le sue prime esplorazioni, partendo dal cortile di casa fino a scoprire la propria città da una prospettiva sorprendente. Nella prima adolescenza, un’età in cui “si sogna anche da svegli”, le gare contro gli autobus si trasformano negli infuocati finali di una tappa del Giro, mentre le salite dei Colli possono prendere le sembianze dei “muri” della Liegi-Bastogne-Liegi. Al Liceo la bici diventa il mezzo che conduce ai rendez-vous con le ragazze, e che permette al “Girardengo appena più basso e rock” di alleviare il dolore per la fine della sua storia d’amore. E così via, lungo gli anni, fino ai viaggi cicloturistici e alle uscite in mountain bike dei tempi più recenti, con le rocambolesche avventure che li accompagnano. I piccoli, grandi stupori quotidiani del ciclista urbano e l’epica dei grandi campioni finiscono per intrecciarsi, dando vita a un romanzo di formazione che – con ironia e dolcezza, alternando la pedalata quieta dei ricordi agli scatti esaltanti della fantasia – è un inno al mezzo di locomozione più versatile che ci sia e a chi, vento in faccia, ne ha fatto uno stile di vita e di pensiero.
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### Sinossi
La Numero uno – bicicletta da bambino, telaio laccato bianco, parafanghi e carter in plastica arancione –, la Furia – bicicletta da cross, telaio nero, parafanghi e carter cromati –, e poi ancora la Corsara, la Zaira e tante altre fino alla Bionda – mountain bike da cross country hardtail, ruota da 26”, telaio in alluminio, due portaborracce, contachilometri: tutte le biciclette di una vita, quelle che hanno seguito di poco i primi passi, quelle che per la prima volta ci hanno fatto respirare il vento della libertà, quelle che hanno portato sulla canna il primo amore… Enrico Brizzi si racconta, e insieme traccia la linea di un’esperienza che è quella di ciascuno di noi. In piedi sui pedali è la storia di una passione, ma anche di un’iniziazione. In equilibrio su una sella, infatti, il giovane protagonista compie le sue prime esplorazioni, partendo dal cortile di casa fino a scoprire la propria città da una prospettiva sorprendente. Nella prima adolescenza, un’età in cui “si sogna anche da svegli”, le gare contro gli autobus si trasformano negli infuocati finali di una tappa del Giro, mentre le salite dei Colli possono prendere le sembianze dei “muri” della Liegi-Bastogne-Liegi. Al Liceo la bici diventa il mezzo che conduce ai rendez-vous con le ragazze, e che permette al “Girardengo appena più basso e rock” di alleviare il dolore per la fine della sua storia d’amore. E così via, lungo gli anni, fino ai viaggi cicloturistici e alle uscite in mountain bike dei tempi più recenti, con le rocambolesche avventure che li accompagnano. I piccoli, grandi stupori quotidiani del ciclista urbano e l’epica dei grandi campioni finiscono per intrecciarsi, dando vita a un romanzo di formazione che – con ironia e dolcezza, alternando la pedalata quieta dei ricordi agli scatti esaltanti della fantasia – è un inno al mezzo di locomozione più versatile che ci sia e a chi, vento in faccia, ne ha fatto uno stile di vita e di pensiero.

In Pessimo Stato

Mafia, sequestri, omicidi, poteri oscuri e nuovi criminali. La storia d’Italia non è quello che sembra… La voce di uno dei magistrati italiani più illustri racconta tutto ciò che si ignora o è stato manipolato. Il libro sconvolgente di un addetto ai lavori svela i più oscuri retroscena dei misteri italiani.
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### Sinossi
Mafia, sequestri, omicidi, poteri oscuri e nuovi criminali. La storia d’Italia non è quello che sembra… La voce di uno dei magistrati italiani più illustri racconta tutto ciò che si ignora o è stato manipolato. Il libro sconvolgente di un addetto ai lavori svela i più oscuri retroscena dei misteri italiani.

In mare aperto

* Sul transatlantico britannico Mauretania, partito dall’Inghilterra e diretto verso gli Stati Uniti, viaggiano due scienziati europei artefici di una sensazionale scoperta, che nascondono nel timore di vederla cadere nelle mani sbagliate.
A conferma delle loro peggiori paure, durante il viaggio i due rischiano di essere rapiti, ma l’intervento provvidenziale dell’intrepido capo della Van Dorn Detective Agency in persona, Isaac Bell, li salva.
Gli assalitori però non si danno per vinti, e in un secondo attacco uno dei due scienziati perde tragicamente la vita.
In che cosa consiste davvero la loro scoperta? E se fosse la chiave per rivoluzionare l’economia, la cultura e forse qualcosa di ancora più importante?
Isaac Bell si ritroverà coinvolto in una schermaglia letale contro un agente segreto senza scrupoli che non si fermerà davanti a niente pur di fornire ai tedeschi un vantaggio nella strada che porterà alla guerra.
Il detective dovrà scoprire l’identità e gli obiettivi di quest’uomo nel disperato tentativo di fermarne l’opera. Ma potrebbe essere già troppo tardi…

(source: Bol.com)

In incognito. La vita segreta della mente

“Quando, nel 1610, Galileo scoprì con il suo telescopio artigianale i satelliti di Giove, gli ecclesiastici criticarono e condannarono la sua nuova teoria eliocentrica, perché detronizzava l’uomo.” Oggi, dopo altri quattro secoli di scoperte scientifiche, abbiamo forse imparato a familiarizzare con l’idea di occupare un posto periferico nel cosmo, nel regno naturale, persino nella storia. Eppure, leggendo “In incognito”, ci stupiamo nello scoprire che in realtà non occupiamo un ruolo centrale nemmeno all’interno di noi stessi. David Eagleman, neuroscienziato, ci introduce alle sorprendenti scoperte frutto dello studio dei nostri circuiti cerebrali e ci spiega come gran parte di ciò che facciamo, pensiamo o sentiamo non è sottoposto al nostro controllo conscio. La nostra attività quotidiana si regge su meccanismi e routine ai quali non abbiamo accesso diretto, la cui esistenza si rivela sotto forma di piccoli, quanto bizzarri, enigmi: perché dirigiamo il piede verso il pedale del freno prima ancora di renderci conto del pericolo che abbiamo davanti? Perché vediamo le rocce muoversi verso l’alto dopo che abbiamo osservato una cascata? Spaziando, nella sua analisi, dal senso della bellezza alle lesioni cerebrali che modificano profondamente la personalità, dal gene della fedeltà alle tendenze criminali, dall’intelligenza artificiale alle illusioni ottiche, “In incognito” si profila come un’affascinante radiografia della mente e di tutte le sue contraddizioni.
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In fondo alla notte

Joanna ha lasciato l’America da tempo e ora canta in un elegante locale giapponese. Bella e affascinante, è tuttavia inquieta, tormentata da un incubo ricorrente: un uomo dalle dita d’acciaio che brandisce una siringa. Alex vorrebbe aiutarla, convinto di avere riconosciuto in lei la figlia di un senatore, scomparsa dieci anni prima. Con dolcezza, a poco a poco induce Joanna a prendere coscienza di una sconvolgente realtà: lei non è quella che crede di essere, qualcuno ha manipolato la sua mente, i suoi ricordi.
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In fondo alla notte

Joanna ha lasciato l’America da tempo e ora canta in un elegante locale giapponese. Bella e affascinante, è tuttavia inquieta, tormentata da un incubo ricorrente: un uomo dalle dita d’acciaio che brandisce una siringa. Alex vorrebbe aiutarla, convinto di avere riconosciuto in lei la figlia di un senatore, scomparsa dieci anni prima. Con dolcezza, a poco a poco induce Joanna a prendere coscienza di una sconvolgente realtà: lei non è quella che crede di essere, qualcuno ha manipolato la sua mente, i suoi ricordi.

In difesa di me stesso

Il 23 aprile 1849 Dostoevskij venne arrestato con l’accusa di appartenere al circolo “intellettual-politico” fondato da Petrasevskij. Dostoevskij rimase nella fortezza di San Pietro e Paolo a Pietroburgo per otto mesi. Condannato a morte, ebbe commutata la pena capitale in 4 anni di lavori forzati e 4 anni di servizio militare obbligatorio. Sono qui riprodotti due documenti: una specie di memoria scritta (databile 6 maggio 1849) che la commissione d’inchiesta pretese dopo un primo interrogatorio e il verbale d’interrogatorio del giugno dello stesso anno. Gli inquirenti tentarono di provare l’esistenza di una setta segreta, ma non ci riuscirono e dovettero concludere che si trattava di una “congiura di idee” e di qui la grazia concessa a tutti i condannati.
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In difesa di Barack Obama

Da Grande Speranza a Grande Delusione? I primi quattro anni di Barack Obama alla Casa Bianca non sono stati semplici, soprattutto per il dispiegarsi della più grave crisi economica dagli anni Trenta. Da più parti si è puntato il dito sui limiti e gli errori della nuova amministrazione democratica, sulla grande distanza fra le aspettative suscitate e le realizzazioni concrete. Ma molte di queste critiche – sostiene l’autore nel corso del libro – hanno origine da due errori analitici di fondo: la non comprensione della figura e del progetto di Obama, della sua profonda organicità al sistema politico americano (nei suoi vizi e nelle sue virtù); e la sottovalutazione di alcune importanti riforme. A partire da quella sanitaria, obiettivo che i democratici americani inseguivano, invano, da decenni.

In culo al mondo

Una guerra. Una sporca guerra. La guerra coloniale in Africa voluta e condotta dalla dittatura salazarista dagli anni Sessanta fino al Settantaquattro contro i movimenti di liberazione della Guinea, del Mozambico e dell’Angola. E in questo romanzo proprio di Angola si parla, terra della fine del mondo dove un’intera generazione di portoghesi ha vissuto atroci esperienze, ha perduto le illusioni ma forse ha anche acquisito una coscienza politica e civile. Eppure è una ferita che a stento si rimargina, e forse per rimarginarla, o per elaborarne il lutto, un Io narrante che sul fronte di guerra ha vissuto quella terribile esperienza, la racconta in un disperato monologo-confesione a una donna conosciuta durante una notte di confidenza e di ubriachezza in un bar di Lisbona.Con questo romanzo Antonio Lobo Antunes ha conquistato una meritata notorietà non solo in Portogallo ma anche in numerosi Paesi europei, dove è considerato uno dei maggiori scrittori contemporanei. E la sua voce, a volte stridente, a volte nostalgica, a volte segnata da un espressionismo linguistico che riflette nella sua durezza la drammaticità dell’esperienza vissuta, si fa voce non solo di uno scrittore che si assume come testimone, ma anche di tutta una generazione che ha vissuto muta un momento doloroso della storia europea. E forse è proprio questo il messaggio del libro: quello di restituire un pezzo glorioso della storia d’Europa non in maniera diretta e cronachistica, ma con gli strumenti alti e sconcertanti, sublimi e insieme intrisi di sordidezza, di cui solo il linguaggio della vera letteratura è capace.

In campagna è un’altra cosa

l giovane Serenello in vacanza dagli zii in campagna un giorno incontra una “graziosa signorina” e lentamente se ne innamora. Le prime timide schermaglie, i baci, l’inevitabile piccolo dramma, il trionfo e, subito, la fine delle vacanze e il rito degli addii. Campanile disegna un ritratto umoristico di un piccolo mondo di provincia, dove si muovono personaggi come il cugino Amleto, nottambulo e fannullone, il vecchio don Alessio, pieno di tic e di drammatici segreti, il servitore Orazio che vuole diventare romanziere. Un turbinio di battute che, come dice Guido Almansi nell’introduzione, è “un magazzino così pieno di riso da soddisfare una città di cinesi durante un lungo assedio”.

In articulo mortis

Un avvocato importante, una carriera brillante, un’estate caldissima. Un piccolo incidente con un ciclista, ed ecco che un passato assai scomodo emerge con forza: è stato il caso o il destino a ribaltare la sorte, a disseppellire quel che per molti anni è rimasto occultato nel cimitero dove si sotterrano le ingiustizie?
(source: Bol.com)

In alto a sinistra

“Le storie di questo libro stanno nel perimetro di quattro cantoni: un’età giovane e stretta, di preludio al fuoco; una città flegrea e meridionale; la materia di qualche libro sacro; gli anni di madrevita operaia di uno che nacque in borghesia. Il possedimento, minimo per un passante, è stato immenso per chi ci si è fermato. Esso rinchiude per attrazione un me narrato, più che un io narrante, qualche tu femminile scalzo e ben piantato per terra, un noi premessa di frantumi. I pronomi sono frutti che maturano in stagioni diverse. Qui vengono colti acerbi, prima che si carichino di succhi e di sé. Avvengono dei colpi fortunati, qualche salvataggio. Si sbatte a zonzo tra i limiti del campo come biglia di flipper. Resistere al suo piano inclinato è l’ordine del gioco, non finire in buca. L’ultima storia rammenta un’antica uscita di emergenza: in alto a sinistra.”
Erri De Luca
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### Sinossi
“Le storie di questo libro stanno nel perimetro di quattro cantoni: un’età giovane e stretta, di preludio al fuoco; una città flegrea e meridionale; la materia di qualche libro sacro; gli anni di madrevita operaia di uno che nacque in borghesia. Il possedimento, minimo per un passante, è stato immenso per chi ci si è fermato. Esso rinchiude per attrazione un me narrato, più che un io narrante, qualche tu femminile scalzo e ben piantato per terra, un noi premessa di frantumi. I pronomi sono frutti che maturano in stagioni diverse. Qui vengono colti acerbi, prima che si carichino di succhi e di sé. Avvengono dei colpi fortunati, qualche salvataggio. Si sbatte a zonzo tra i limiti del campo come biglia di flipper. Resistere al suo piano inclinato è l’ordine del gioco, non finire in buca. L’ultima storia rammenta un’antica uscita di emergenza: in alto a sinistra.”
Erri De Luca