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Congetture su April: I misteri di Quirke

John Banville, nato in Irlanda nel 1945, è uno dei più grandi romanzieri contemporanei. Amatissimo dalla critica (solo per fare un esempio, nel 2014 Pietro Citati sul Corriere della Sera ha definito il suo L’intoccabile “un romanzo straordinario: certo il più bello degli ultimi quarant’anni” per “la vastità, la ricchezza, il terribile riso”), Banville nel corso della sua carriera ha vinto i premi più prestigiosi, fra cui il Booker Prize per Il Mare, il Premio Franz Kafka, il Premio Nonino, l’Irish Book Awards, l’European Literary Award, l’Irish PEN Award e il Premio Principe delle Asturie per la sua opera. Diversi critici e giornalisti lo considerano, con Philip Roth e Haruki Murakami, come uno dei possibili vincitori del prossimo Premio Nobel per la Letteratura. Banville è conosciuto per la sua prosa precisa e fredda, caratterizzata da un’inventiva Nabokoviana, e per il suo umorismo nero. Fra le sue opere, anche una serie di “romanzi gialli” di altissima qualità, ambientati nella Dublino anni ’50, che hanno come protagonista l’anatomopatologo Quirke. Dai romanzi di Quirke la BBC e RTÉ hanno tratto una serie TV nel 2014. April Latimer, giovane medico di buona famiglia e dubbia reputazione, sembra svanita nel nulla: gli amici non la sentono da giorni, al lavoro la credono malata, nulla nel suo appartamento lascia presagire una partenza programmata. Nell’indifferenza generale, solo la sua amica Phoebe, figlia dell’anatomopatologo Quirke, sembra porsi delle domande, sorretta nella sua ostinazione da un brutto presentimento che le circostanze non fanno che incoraggiare. Troppe, infatti, le resistenze inaspettate, le zone d’ombra, l’imbarazzo contro cui si scontrano i suoi cauti tentativi di saperne di più: d’un tratto tutto appare più confuso e compromesso di quanto potesse immaginare, caliginoso e denso come la nebbia che incombe su Dublino, fredda e ostile come non mai negli ultimi scampoli d’inverno. Forse April non è quella che ha fatto credere di essere, né c’è da fidarsi della sua fin troppo rispettabile famiglia; anche all’interno del loro gruppo all’apparenza compatto – scopre Phoebe – c’erano segreti, intese, rivalità ben più profonde di quanto lei abbia mai sospettato. L’unico su cui contare è Quirke, reduce da un soggiorno in una clinica di riabilitazione per alcolisti e intenzionato a fare il padre come si deve, ma ancora vulnerabile alle più umane delle tentazioni: un’auto sportiva che non sa guidare, un whisky di troppo di tanto in tanto, per scaldarsi cuore e ossa, e, forse, un nuovo amore. Così, tra colpi di scena e rivelazioni dolorose, padre e figlia si sperimentano con timidezza in un inedito gioco di squadra – per una volta alleati, se non proprio famiglia – e si avviano insieme alla scoperta dell’impietosa verità.«John Banville è indubbiamente una delle figure di maggior spicco tra gli scrittori di lingua inglese degli ultimi decenni, e in particolare nel quadro della singolare, quasi irresistibile fioritura letteraria irlandese… Banville scandaglia i suoi personaggi travagliati, quasi fantasmatici, spesso peccatori per la morale comune. I suoi romanzi procedono come serrate partite a scacchi.»Claudio Gorlier«Un maestro la cui prosa regala un piacere continuo e quasi fisico.»Martin Amis

La Confraternita del pugnale nero. La guida definitiva.

Tutto quello avreste sempre voluto sa pere sulla confraternita è in queste pa gine: una vera chicca per appassionati, che alza il velo sugli aspetti più intimi della vita dei fratelli. Apre il volume un avvincente racconto inedito, che mostra Zsadist alle prese con la paternità e lascia intravedere qualcosa a cui non eravamo abituati: un’insolita tenerezza… Poi è la volta dei Dossier della confraternita, in triganti interviste “strettamente perso nali”, in cui J.R. Ward ci racconta gusti, predilezioni e divertenti manie dei no stri eroi. Ma ci sono anche scorci di vita quotidiana, Scene eliminate (proprio come nei film…) e spassosi battibecchi “in bacheca”, in cui Wrath & co. danno il meglio di sé. Anche l’autrice prende la parola in prima persona per raccontare la genesi della saga, i suoi esordi come scrittrice di romance e dare alcuni pre ziosi consigli a quanti intendono cimen tarsi nella scrittura. Il resto è tutto da scoprire e lo lasciamo ai lettori. Ma i fan dei fratelli sono avvisati: vedranno cose che noi umani non possiamo neanche immaginare…

La confraternita del pugnale nero vol.09. Lover Unleashed

È stato cresciuto in un campo di addestramento e sottoposto a torture di cui porterà il marchio per sempre, ma nessuno conosce il buco nero che è l'anima di Vishous, né la condanna di avere per madre la Vergine Scriba, distante e inaccessibile come solo la divinità della razza può essere. Nessuno tranne Payne, generata dalla stessa madre, che per secoli ha vissuto segregata nell'Altra Parte e ha spiato la vita sulla Terra senza poter partecipare della sua bellezza. Anche Payne è una guerriera ed esattamente come Vishous odia sua madre: perché le ha tolto la libertà, perché la costringe in quel mondo eternamente immutabile, perché le impedisce di scegliere il proprio destino. E quando, in un accesso di ribellione, Payne si scatena spezzandosi la spina dorsale, piuttosto che accettare le cure della madre onnipotente, decide di lasciarsi morire. Solo allora Wrath, che da tempo si allena con lei per superare i limiti della propria cecità, scopre che Payne è figlia della Vergine Scriba e ottiene il permesso di condurla sulla Terra. Guarirla sarà un'impresa disperata, che finirà per toccare molte vite. Quella di Vishous, che scopre con lei un pezzo del proprio passato; quella di Jane, che vede messo a dura prova il rapporto con il suo compagno; e quella di un umano – un chirurgo – a cui Payne è stata affidata. E che, dopo averle restituito l'uso delle gambe, la condurrà per mano in un territorio che pochi hanno esplorato: quello dell'amore fra un umano e un vampiro.

Conflitto d’onore

Inghilterra, 1794 – Amelia Greystone credeva ancora nelle favole e nel lieto fine quando aveva donato il proprio cuore all’irresistibile Conte di St.Just. Poi, senza una parola, il loro idillio era finito e Simon Grenville aveva sposato una dama del suo rango, lasciando subito dopo la Cornovaglia. Ora è tornato nelle sue terre, vedovo, e dello spensierato libertino di un tempo non c’è più traccia. È un uomo chiuso e tormentato che non sa come prendersi cura dei suoi figli. Amelia si propone allora di aiutarlo, da buona vicina, e piano piano riesce a far breccia nel cuore di Simon tanto che quando lui decide di tornare a Londra, la vuole con sé come governante. Amelia sa che quella decisione la porterà a un passo dalla perdizione, ma come resistere al richiamo del cuore? Neppure i pericolosi segreti che circondano il conte riescono a dissuaderla. O a placare l’ardente desiderio che prova per lui.La gelida fiamma del tradimento non può nulla contro il fuoco vivo della passione.

I confini del nulla: Niceville

«La trilogia di Niceville di Carsten Stroud è l’opera di un autentico genio, particolarmente l’ultimo volume, NICEVILLE: LA RESA DEI CONTI. Scritto magnificamente, ipnotico. Mi ero già entusiasmato per Niceville, ma adesso che l’opera è completa ne posso ammirare la grandezza. Ricco di azione, scritto con una prosa elegante e asciutta che può ricordare Chandler o Vonnegut ma in realtà è Stroud puro. Nella mia mente, la città di Niceville ora occupa un posto di rilievo accanto ai grandi luoghi della Finzione Letteraria, come la Terra di Mezzo, Narnia, Arkham. L’energia e l’ambizione del lavoro di Carsten Stroud mi lasciano senza fiato. E’ stato capace di rielaborare i generi letterari con una sicurezza magistrale, superando di slancio i crepacci in cui scrittori di minor talento sono destinati a sprofondare. Non esiste niente di paragonabile alla trilogia di Niceville, e non si può far altro che dire: bravo. Quindi… Bravo!» STEPHEN KING Benvenuti a Niceville, la città dove il male è nato molto prima degli uomini Il sole inonda di luce dorata le strade e le case coloniali, filtrando tra le querce e i salici per andare a rifrangersi sulle acque turbolente del fiume Tulip. Niceville sarebbe una cittadina idilliaca… Se non fosse per le ombre, i sussurri, le sparizioni. E tutte quelle morti misteriose. Il detective della omicidi Nick Kavanaugh è un forestiero, che vive e lavora in quel piccolo centro nel profondo Sud degli Stati Uniti per amore della moglie, Kate Walker, discendente di una delle più antiche famiglie della zona. Da tempo Nick è alle prese con eventi non solo criminosi, ma anche inspiegabili. Da un lato ci sono le conseguenze imprevedibili e sanguinose di una rapina in banca finita nel sangue, con una lunga scia di ricatti, vendette e complicità. E dall’altro, c’è Rainey Teague. Che è solo un ragazzo… o forse no. Forse è abitato da un’energia oscura e implacabile. La stessa che permea ogni angolo di Niceville. Perché a Niceville nulla resta morto e sepolto a lungo. A Niceville ogni famiglia custodisce un segreto che mormora dai confini del nulla, affilando gli artigli nel buio. A Niceville nessuno può sfuggire al vuoto.

I confini del nulla

‘*La trilogia di Niceville di Carsten Stroud è l’opera di un autentico genio, particolarmente l’ultimo volume, NICEVILLE: LA RESA DEI CONTI. Scritto magnificamente, ipnotico. Mi ero già entusiasmato per Niceville, ma adesso che l’opera è completa ne posso ammirare la grandezza. Ricco di azione, scritto con una prosa elegante e asciutta che può ricordare Chandler o Vonnegut ma in realtà è Stroud puro. Nella mia mente, la città di Niceville ora occupa un posto di rilievo accanto ai grandi luoghi della Finzione Letteraria, come la Terra di Mezzo, Narnia, Arkham. L’energia e l’ambizione del lavoro di Carsten Stroud mi lasciano senza fiato. E’ stato capace di rielaborare i generi letterari con una sicurezza magistrale, superando di slancio i crepacci in cui scrittori di minor talento sono destinati a sprofondare. Non esiste niente di paragonabile alla trilogia di Niceville, e non si può far altro che dire: bravo. Quindi… Bravo!*’ STEPHEN KING

Benvenuti a Niceville, la città dove il male è nato molto prima degli uomini

Il sole inonda di luce dorata le strade e le case coloniali, filtrando tra le querce e i salici per andare a rifrangersi sulle acque turbolente del fiume Tulip. Niceville sarebbe una cittadina idilliaca… Se non fosse per le ombre, i sussurri, le sparizioni. E tutte quelle morti misteriose. Il detective della omicidi Nick Kavanaugh è un forestiero, che vive e lavora in quel piccolo centro nel profondo Sud degli Stati Uniti per amore della moglie, Kate Walker, discendente di una delle più antiche famiglie della zona. Da tempo Nick è alle prese con eventi non solo criminosi, ma anche inspiegabili. Da un lato ci sono le conseguenze imprevedibili e sanguinose di una rapina in banca finita nel sangue, con una lunga scia di ricatti, vendette e complicità. E dall’altro, c’è Rainey Teague. Che è solo un ragazzo… o forse no. Forse è abitato da un’energia oscura e implacabile. La stessa che permea ogni angolo di Niceville. Perché a Niceville nulla resta morto e sepolto a lungo. A Niceville ogni famiglia custodisce un segreto che mormora dai confini del nulla, affilando gli artigli nel buio. A Niceville nessuno può sfuggire al vuoto.
(source: Bol.com)

Confine di ghiaccio

È notte e Arne Vatne sta tornando a casa, quando sul ciglio della strada si materializza dal nulla una ragazza in minigonna e lunghi stivali di pelle. Arne sbanda e la investe, ma preso dal panico non si ferma. Il giorno dopo scopre dai giornali che la sconosciuta è morta. Solo allora si rende conto che somiglia moltissimo alla giovanissima prostituta slava che incontrava regolarmente in una roulotte alla frontiera con la Svezia. Mentre Arne si tormenta sull’identità della ragazza morta, lo assale il sospetto che anche sua figlia sia invischiata in faccende molto losche. A occuparsi del caso viene chiamato il commissario Valmann, il quale ha dovuto abbandonare la ridente Hamar e rinunciare a un romantico weekend con Anita, sua ex assistente, ora amante a pieno titolo. Controvoglia, raggiunge il confine e comincia a indagare. L’omicidio tuttavia non è che la punta di un iceberg molto profondo, e solo addentrandosi nella terra di mezzo della frontiera, crocevia di traffici illeciti di merci e di corpi, Valmann riuscirà a capirne le reali proporzioni. Dopo La casa nell’ombra, questo è il secondo caso del commissario Valmann, la cui serie ha conquistato l’Europa. Un giallo psicologico in pieno stile scandinavo e una nuova avventura per Jonfinn Valmann, commissario ironico, malinconico e incredibilmente caparbio.

Il Confine Di Bonetti

Un’ultima notte da leoni con gli amici di sempre, una soltanto. Cosa può esserci di male? E invece il notaio Ranò, facoltoso borghese romano, si ritrova in cella, e poi davanti a un magistrato. E la verità viene fuori. Non solo il racconto della folle serata in cui è naufragata la reunion, ma, come un fiume in piena, la confessione di una vita, delle avventure di un ragazzo e del suo eterogeneo drappello di compagni. Con al centro di tutto lui, il grande amico che ce l’ha fatta, Marco Bonetti, famoso regista finito con lui in carcere… Nella “confessione” di Ranò si dipana così un percorso di formazione illuminato da una grande amicizia maschile, tra catastrofi sentimentali e bravate al limite del decoro, vacanze sbagliate e meravigliose, giri in motorino nel gelo di una Roma vissuta e amata. Come abbiamo perso di vista i sogni di quando eravamo giovani? Qual è il confine tra adolescenza e vita adulta, tra possibilità e rimpianto, tra successo e tradimento? E quando è troppo tardi per capirlo? Per la prima volta Giovanni Floris racconta la realtà con gli strumenti del narratore, tessendo immaginazione ed esperienze nella trama di un romanzo scanzonato e commovente. La storia del notaio Ranò e del regista Bonetti è infatti anche la storia della sua generazione, i ragazzi degli anni ottanta: quelli del riflusso, della televisione commerciale, del pentapartito, del crollo delle ideologie mondiali. Ma anche quelli, forse gli ultimi, che hanno vissuto l’adolescenza come un periodo magico e pieno di possibilità, con l’idea di potercela fare, contando solo sulle proprie forze.

Il confine del silenzio

Sue Jackson è una donna realizzata: ha una famiglia felice, un marito con una solida carriera politica, una bella casa a Brighton, in Inghilterra. Ma quando la figlia quindicenne Charlotte entra in coma dopo essere stata investita da un autobus, tutta la sua felicità va in pezzi. Eppure, se possibile, il ricovero della ragazzina in terapia intensiva non è l’incubo peggiore che Sue deve affrontare. Cresce infatti dentro di lei il terribile sospetto che non si tratti di un incidente, ma di un tentativo di suicidio. Sue allora fa quello che solo una madre disperata può fare: apre il diario di Charlotte. «Nascondere questo segreto mi sta uccidendo», è la terribile sentenza che spunta dai meandri della vita di una ragazza inquieta. Ed è solo la prima di una serie di rivelazioni che porteranno Sue a scoprire aspetti insospettati della vita di sua figlia, ma anche episodi del proprio passato che aveva faticosamente cercato di rimuovere. Inizia così una discesa agli inferi che coincide con la scoperta di un male sempre più oscuro, sempre più difficile da arginare, e che sta per travolgere la vita di tutti…

Il confessore

Il mondo di Sonny Lofthus è crollato il giorno in cui, tornando a casa, ha trovato il padre, un poliziotto, morto suicida. Ha cominciato a drogarsi. Ora non ha neanche trent’anni ed è in prigione da dodici per duplice omicidio. Eppure c’è qualcosa in lui che ispira fiducia, perché nel carcere di massima sicurezza di Staten i compagni lo considerano una specie di confessore; gli raccontano le loro storie. La sua esistenza è ormai tutta lí, non ha piú sogni né un’idea del futuro. Finché un detenuto gli rivela che in realtà suo padre è stato ucciso. In quel preciso istante Sonny riscopre una ragione per vivere e riacquistare la libertà: ha deciso di punire i colpevoli, uno alla volta. *** «L’autore norvegese di crime del momento. Anzi l’autore di crime del momento, punto». «New York Times Books Review» «Il nuovo, annunciato successo di una formidabile macchina sforna-thriller». «Los Angeles Times»

Confesso che ho vissuto

Un anno esatto prima della scomparsa il premio Nobel per la Letteratura Pablo Neruda cominciò la redazione definitiva delle sue memorie, che furono pubblicate postume con il “Confesso che ho vissuto”. Composto da dodici quaderni, ciascuno dei quali si riferisce a importanti momenti della vita del poeta, il libro è scritto in una prosa nervosa che procede per sprazzi e illuminazioni, nelle quali il dato vissuto e il ricordo finiscono per sostanziarsi in immagini magiche, cariche di significati simbolici.

Confesso che ho indagato

Pedinare, raccogliere indizi, confrontare le prove. E poi spaccarsi la testa su un caso fino all’alba, quando gli occhi bruciano e la schiena fa male. Non sono scene da thriller, ma pagine appassionate dell’autobiografia di Michele Giuttari, racconto fedele e spietato di un trentennio del nostro Paese e del vero lavoro di un poliziotto: una strada difficile, punteggiata di lotte e momenti bui ma anche di gioie e grandi soddisfazioni. Tutto comincia nel 1978 in Sardegna, tra disamistade e sequestri, per poi arrivare alla Calabria, dove Giuttari ha affinato le sue capacità investigative tra omertà e minacce, ’ndrangheta e rapimenti. Fino al periodo toscano, macchiato del sangue delle vittime del Mostro di Firenze. Sono storie di terrore collettivo, quelle su Pacciani e i “compagni di merende”. Eventi incomprensibili ai quali Giuttari ha provato a dare un senso, a muso duro contro ricostruzioni utilitaristiche e punti di vista talvolta discutibili dello Stato e delle forze dell’ordine; opponendosi alla “pista sarda” e all’ipotesi del serial killer solitario, ripartendo ogni giorno da capo per trovare una logica in un racconto sfilacciato e chiamando in causa personaggi intoccabili, troppo scomodi per un Paese che ha preferito accontentarsi di una mezza verità piuttosto che rompere equilibri di facciata. Ma Giuttari, rigoroso e caparbio, non ha mai smesso di credere negli uomini e nello Stato, e ha scelto di confessare tutto, raccontando la sua storia senza omettere nulla, neanche quei momenti in cui è stata la giustizia a voltare le spalle alla giustizia. Perché la verità, per un bravo poliziotto, ha sempre il diritto di venire a galla.

Le confessioni

“Ecco il solo ritratto d’uomo, dipinto esattamente al naturale e assolutamente fedele al vero, che esiste e che mai probabilmente esisterà”. Così Rousseau inizia la sua ricca autobiografia, che ripercorre attraverso un lucido esame di coscienza gli anni della formazione, l’amicizia con gli altri illuministi, la riflessione filosofica e letteraria, le fughe e i contrasti che sempre caratterizzarono la sua vita. Preziosa testimonianza di un periodo storico fra i più significativi, le “Confessioni” sono anche l’appassionata analisi di uno spirito critico che riflette su se stesso, alternando l’impietoso esercizio della ragione con un intenso intimismo, che si profonde nel vivo senso della natura, negli intenerimenti della memoria e nel commosso rimpianto per le illusioni perdute.

Confessioni di una squartatrice: Un caso per il commissario Barbarotti (Guanda Noir)

« *Con Barbarotti, Nesser ha dato vita a un nuovo personaggio di culto.* »
**Der Spiegel**
« *Uno stile alla Simenon. Un Maigret scorbutico e geniale, disincantato e depresso, che si trova a dipanare un groviglio di sangue, segreti e passioni proibite.* »
**l’Espresso**
« *Il personaggio creato da Håkan Nesser è già diventato un caso.* »
**Corriere della Sera**
L’ispettore Gunnar Barbarotti non è più lo stesso. Non è facile concentrarsi sul lavoro quando la mente è lontana, persa nel dolore di una tragedia personale dopo la quale sembra impossibile rimettersi in piedi. Forse per riguardo nei suoi confronti, il commissario Asunander gli affida un cold case, un caso all’apparenza semplice, vecchio di cinque anni: la sparizione di un uomo che si era allontanato in moto dalla sua casa di campagna per non farvi più ritorno. Il suo corpo non è mai stato ritrovato, e l’unica indiziata non ha mai confessato. Perché i sospetti si sono concentrati tutti su di lei, ovviamente: la convivente, una donna nota alle cronache come la Squartatrice, che in passato aveva ucciso e fatto a pezzi il marito violento. Un delitto per cui aveva pagato con undici anni di prigione. Due uomini scomparsi, a vent’anni di distanza, legati alla stessa donna: è possibile che dopo aver scontato la sua pena ed essersi rifatta una vita, la Squartatrice sia tornata alle «vecchie abitudini», che sia dunque un’assassina seriale? E perché il commissario Asunander vuole rivangare proprio adesso, alle soglie della pensione, un caso che sembrerebbe già risolto? Solo per sgombrare la scrivania dal lavoro inevaso, oppure perché è convinto che a Barbarotti faccia bene tenersi impegnato? O invece la vecchia volpe è mossa da altri dubbi e da altri fini…? Incoraggiato dalla collega Eva Backman, che lo sostiene da un’amorevole e rispettosa distanza, Barbarotti inizia a fare domande, quasi svogliatamente, ed entra passo dopo passo nel cuore di una vicenda in realtà assai intricata, dai troppi lati ancora oscuri.
« *Si chiama Håkan Nesser ed è, potremmo dire, il Camilleri della Svezia.* »
**Corriere della Sera**
« *Lo stile di Nesser è lineare ed esplicito, privo di fronzoli, i suoi personaggi risultano credibili perché veri e pieni di acciacchi decisamente umani.* »
**l’Unità**
« *Non è tanto la perizia con cui Nesser costruisce la trama gialla ad affascinare, quanto la sua capacità di descrivere la caparbietà e le umanissime esitazioni del commissario. E le atmosfere stemperate di grigio di una Svezia che viene voglia di andare a conoscere.* »
**Il Sole 24 Ore**
**
### Sinossi
« *Con Barbarotti, Nesser ha dato vita a un nuovo personaggio di culto.* »
**Der Spiegel**
« *Uno stile alla Simenon. Un Maigret scorbutico e geniale, disincantato e depresso, che si trova a dipanare un groviglio di sangue, segreti e passioni proibite.* »
**l’Espresso**
« *Il personaggio creato da Håkan Nesser è già diventato un caso.* »
**Corriere della Sera**
L’ispettore Gunnar Barbarotti non è più lo stesso. Non è facile concentrarsi sul lavoro quando la mente è lontana, persa nel dolore di una tragedia personale dopo la quale sembra impossibile rimettersi in piedi. Forse per riguardo nei suoi confronti, il commissario Asunander gli affida un cold case, un caso all’apparenza semplice, vecchio di cinque anni: la sparizione di un uomo che si era allontanato in moto dalla sua casa di campagna per non farvi più ritorno. Il suo corpo non è mai stato ritrovato, e l’unica indiziata non ha mai confessato. Perché i sospetti si sono concentrati tutti su di lei, ovviamente: la convivente, una donna nota alle cronache come la Squartatrice, che in passato aveva ucciso e fatto a pezzi il marito violento. Un delitto per cui aveva pagato con undici anni di prigione. Due uomini scomparsi, a vent’anni di distanza, legati alla stessa donna: è possibile che dopo aver scontato la sua pena ed essersi rifatta una vita, la Squartatrice sia tornata alle «vecchie abitudini», che sia dunque un’assassina seriale? E perché il commissario Asunander vuole rivangare proprio adesso, alle soglie della pensione, un caso che sembrerebbe già risolto? Solo per sgombrare la scrivania dal lavoro inevaso, oppure perché è convinto che a Barbarotti faccia bene tenersi impegnato? O invece la vecchia volpe è mossa da altri dubbi e da altri fini…? Incoraggiato dalla collega Eva Backman, che lo sostiene da un’amorevole e rispettosa distanza, Barbarotti inizia a fare domande, quasi svogliatamente, ed entra passo dopo passo nel cuore di una vicenda in realtà assai intricata, dai troppi lati ancora oscuri.
« *Si chiama Håkan Nesser ed è, potremmo dire, il Camilleri della Svezia.* »
**Corriere della Sera**
« *Lo stile di Nesser è lineare ed esplicito, privo di fronzoli, i suoi personaggi risultano credibili perché veri e pieni di acciacchi decisamente umani.* »
**l’Unità**
« *Non è tanto la perizia con cui Nesser costruisce la trama gialla ad affascinare, quanto la sua capacità di descrivere la caparbietà e le umanissime esitazioni del commissario. E le atmosfere stemperate di grigio di una Svezia che viene voglia di andare a conoscere.* »
**Il Sole 24 Ore**

Confessioni di una maschera

Un giovane cui “difetta in via assoluta qualsiasi forma di voglia carnale per l’altro sesso” deve imparare a vivere celando la propria autentica identità. In pagine in cui risultano indissolubilmente commisti sessualità e candore, esultanza e disperazione, il protagonista di questo romanzo confessa le esperienze cruciali attraverso le quali è giunto a conoscere se stesso: dalla “adorazione indicibile” per un paio di calzoni all’elaborazione di fantasie sadomasochistiche, dall’identificazione con personaggi femminili celebri alle sconcertanti interpretazioni di fiabe e motivi iconografici occidentali… L’accettazione di se stesso come uomo diverso dagli altri uomini non si attua senza una lotta, tanto strenua quanto vana, per conquistare la normalità: simula vizi immaginari per far passare inosservate le proprie vere inclinazioni, si costringe a corteggiare giovinette per chiarire sino a qual punto la donna possa offrire piaceri reali, corregge con zelo manifestazioni di rischiosa passionalità… Ma “le emozioni non hanno simpatia per l’ordine fisso” e i suoi sentimenti reali rimangono, tenaci, quelli nascosti dalla maschera della correttezza ufficiale.
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