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Linee

Chi conosce le sculture di Fausto Melotti ricorda un loro timbro aereo, penetrante, una loro qualità di articolazione musicale che le rende immuni e selvatiche rispetto al circostante, ma con gesto di delicata civiltà, quasi il fermo e dolcissimo diniego di un mandarino cinese. Altre linee, tracciate dalla stessa mano, con la stessa minima e precisa pressione delle dita, troverà il lettore in questo libro. Linee tipografiche, dove Melotti si presenta dietro l’apparenza di «un note-book, di uno zibaldone d’artista che raccoglie riflessioni, ricordi, moralità, poesie, agudezas, considerazioni tecniche». Ma anche qui Melotti fa agire innanzitutto il suo grande senso formale. Sa che il linguaggio serve a ben altro che a trasmettere opinioni, così lo aggira, lo torce con sottile grazia, ritrova nella freccia dell’ironia, in un imprevisto lampo lirico, in un guizzante giudizio, quello stesso timbro, quella stessa levità, quella capacità di far respirare il vuoto dietro e tra le linee che hanno fatto della sua opera di artista una di quelle che tranquillamente e felicemente navigheranno nel tempo. Il presente volume offre una scelta di passi tratti da *Linee* e da *Linee, secondo quaderno*, entrambi pubblicati da Adelphi rispettivamente nel 1974 e nel 1978.

La linea nera

Che cosa collega l’apnea, il sangue nero, il miele di Angkor, le farfalle e il fruscio delle canne di bambù? Jacques Reverdi è un serial killer affascinato dall’emoglobina, ingabbiato nel peggior penitenziario della Malesia. Marc Dupeyrat è un giornalista. Il suo migliore amico e la sua fidanzata sono stati uccisi in circostanze terribili e vuole intervistare Reverdi per capire perché vengono commessi delitti così strani e atroci. Dal loro incontro, in circostanze imprevedibili, nascono una inchiesta sul male assoluto e una indagine su due delitti misteriosi destinati a lasciare il segno. Ma i veri protagonisti della Linea nera sono il respiro e il sangue: quelli che scorrono nelle pagine del romanzo, e quelli del lettore, intrappolato e affascinato da questo viaggio verso il nocciolo oscuro della violenza: pagina dopo pagina, mozza il respiro e fa correre l’adrenalina.
(source: Bol.com)

La linea gotica. Taccuino 1948-1958

“Per abbattere un muro, non c’è che abbatterlo. Con altri sistemi, come il pensare molto a lungo e molto fortemente alla caduta del muro, non si abbatte.” È questa la tensione che anima “La linea gotica”: una sorta di diario privato che Ottiero Ottieri rivive in pubblico, un urgente e teso svilupparsi di riflessioni, racconti, esperienze personali che abbracciano un intero decennio, dal 1948 al 1958. È un libro che “deve essere letto oggi”, come annota Furio Colombo nella prefazione, una storia dell’Italia del dopoguerra in cui l’autore vuole riconoscere soprattutto le angosce irrisolte e i tormenti taciuti, costringendosi a viverli sempre in prima persona, tanto nelle metropoli del Nord quanto nelle campagne della Toscana o nei paesi del Mezzogiorno. La sua analisi intellettuale non accetta di essere pura riflessione, ma esige l’immersione nel mondo della fabbrica, delle periferie, delle manifestazioni operaie di piazza, dove la nevrosi e l’alienazione si trasformano in malattia comune e incurabile. Il trauma personale dell’autore è quindi filtro e rivelazione del dramma sociale, il suo ricovero in ospedale la condivisione di una sorte estrema e comune, la sua lacerazione interiore una lente d’ingrandimento per scoprire che cosa resti, aldilà delle tabelle di rendimento, all’individuo e quale intima felicità sia ancora possibile per l’uomo prigioniero del meccanismo della produzione aziendale.
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La linea della palma

Una lunga conversazione in cui Camilleri, sollecitato dal giornalista Lodato, mette a nudo la sua esperienza di scrittore e di uomo di spettacolo, ma anche di uomo impegnato politicamente. Un’intervista-confessione con pagine dense di ricordi sull’infanzia siciliana, sull’universo familiare, sugli anni del fascismo e della guerra, sulla mafia vecchia e nuova; pagine di grande intensità, a volte pungenti sino all’invettiva, in cui si intrecciano riflessione politica, conoscenza della storia e alta tensione morale.
(source: Bol.com)

La linea d’ombra

La “linea d’ombra” conradiana non è solo quella che si deve oltrepassare per lasciare indietro la giovinezza e addentrarsi nella maturità. Essa affonda nell’inconoscibile, nel “perturbante”, è una sottile linea di demarcazione, sempre presente, mai visibile. Il giovane capitano di mare protagonista di questo romanzo, che è ritenuto tra i migliori di Conrad, la oltrepassa per un istante quando, sedendosi nella poltrona della sua cabina di comando, vede in un lampo la lunga sequela dei volti che vi si sono seduti prima di lui. Di colpo egli coglie la propria immagine nello specchio del regresso infinito, un volto che dal passato s’inabissa nel futuro del proprio invecchiamento e lo induce a intraprendere un viaggio al cuore dell’esperienza della vita.
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Limonov

Limonov non è un personaggio inventato. Esiste davvero: «è stato teppista in Ucraina, idolo dell’underground sovietico, barbone e poi domestico di un miliardario a Manhattan, scrittore alla moda a Parigi, soldato sperduto nei Balcani; e adesso, nell’immenso bordello del dopo comunismo, vecchio capo carismatico di un partito di giovani desperados. Lui si vede come un eroe, ma lo si può considerare anche una carogna: io sospendo il giudizio» si legge nelle prime pagine di questo libro. E se Carrère ha deciso di scriverlo è perché ha pensato «che la sua vita romanzesca e spericolata raccontasse qualcosa, non solamente di lui, Limonov, non solamente della Russia, ma della storia di noi tutti dopo la fine della seconda guerra mondiale». La vita di Eduard Limonov, però, è innanzitutto un romanzo di avventure: al tempo stesso avvincente, nero, scandaloso, scapigliato, amaro, sorprendente, e irresistibile. Perché Carrère riesce a fare di lui un personaggio a volte commovente, a volte ripugnante – a volte perfino accattivante. Ma mai, assolutamente mai, mediocre. Che si trascini gonfio di alcol sui marciapiedi di New York dopo essere stato piantato dall’amatissima moglie o si lasci invischiare nei più grotteschi salotti parigini, che vada ad arruolarsi nelle milizie filoserbe o approfitti della reclusione in un campo di lavoro per temprare il «duro metallo di cui è fatta la sua anima», Limonov vive ciascuna di queste esperienze fino in fondo, senza mai chiudere gli occhi, con una temerarietà e una pervicacia che suscitano rispetto. Ed è senza mai chiudere gli occhi che Emmanuel Carrère attraversa questa esistenza oltraggiosa, e vi si immerge e vi si rispecchia come solo può fare chi, come lui, ha vissuto una vita che ha qualcosa di un «romanzo russo».

Limes – Moneta E Impero

Il numero di Limes di febbraio 2015 di Limes si intitola “Moneta e impero” ed è dedicato alla geofinanza.Un viaggio nell’universo spesso opaco della finanza internazionale, alla scoperta dei suoi centri di potere, dei suoi strumenti d’azione e delle principali partite in corso: dalle grandi piazze finanziarie ai potenti governatori delle Banche centrali, dai fondi sovrani al destino dell’euro, passando per la finanza islamica e il crescente protagonismo finanziario dell’Asia.L’introduzione, a firma di Brunello Rosa (“La guerra delle valute”), descrive il conflitto monetario strisciante ingaggiato dalle principali banche centrali per agevolare la ripresa delle rispettive economie e le implicazioni di tale braccio di ferro per la tenuta dell’euro.La prima parte, “La potenza del dollaro nella guerra delle valute”, illustra ragioni e prospettive del perdurante primato monetario statunitense, in un contesto di crescenti tensioni tra le grandi valute del globo. Si segnalano qui gli articoli di Dario Fabbri (“Burro e cannoni: il segreto del dollaro è la grandezza dell’America”), Giorgio Arfaras (“L’illusione della certezza: così funzionano i mercati”) e Charles Geisst (“I lupi di Wall Street perdono il pelo ma non il vizio”).La seconda parte, “Noi nell’euro senza Europa”, analizza in dettaglio la cruciale partita europea, dal cui esito dipende il futuro della moneta unica e della stessa Unione Europea. Segnaliamo qui i contributi di Alessandro Aresu e Andrea Garnero (“Whatever it takes. Mario Draghi signore d’Europa”), Vincenzo Chiorazzo (“Chi detiene il debito pubblico dell’Italia?”) e Keith Botsford (“Was ist deutsch? Note su un’identità difficile”). In questa sezione, anche un articolo di Piero Schiavazzi (“Il tesoro del papa”) sulle finanze vaticane e un originale contributo storico di Antonio Patuelli (“Quando la moneta unica era la lira”) sul panorama monetario dell’Italia preunitaria.La terza parte, “Chi sfida il dollaro e chi fa da sé”, offre una panoramica degli attori finanziari altri da Washington e delle loro strategie. In questa sede si evidenziano i saggi di Gian Paolo Caselli (“Mosca prova a fare a meno del dollaro”), Giorgio Cuscito (“Dove e perché investe la Cina”), Lorenzo Declich (“Quanto è islamica la finanza islamica?”) e Mauro Guerra (“Con il segreto bancario se ne va un pezzo di Svizzera”).In Limes in più, due contributi extra-monografici di segno opposto sulla crisi russo-ucraina: Evhen Dykyj (“L’Europa ci aiuti o Putin tornerà!”) e Armen Oganesjan (“La Bibbia non l’ha inventata Putin”).Chiudono il numero le carte storiche selezionate e commentate da Edoardo Boria. Limes, rivista italiana di geopolitica, diretta da Lucio Caracciolo, è stata fondata nel 1993 e si è ormai affermata come uno dei più influenti e autorevoli luoghi di riflessione geopolitica in Europa.A differenza di altre riviste di geopolitica, Limes si basa sull’incrocio di competenze e approcci molto diversi. A essa collaborano infatti studiosi (storici, geografi, sociologi, politologi, giuristi, antropologi eccetera) ma anche decisori (politici, diplomatici, militari, imprenditori, manager eccetera), in uno scambio aperto di opinioni e in una feconda contaminazione di approcci. Salvo le opinioni apertamente razziste, in quanto tali avverse a un dibattito aperto e paritario, tutte le idee politiche e geopolitiche hanno pieno accesso alla rivista.
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### Sinossi
Il numero di Limes di febbraio 2015 di Limes si intitola “Moneta e impero” ed è dedicato alla geofinanza.Un viaggio nell’universo spesso opaco della finanza internazionale, alla scoperta dei suoi centri di potere, dei suoi strumenti d’azione e delle principali partite in corso: dalle grandi piazze finanziarie ai potenti governatori delle Banche centrali, dai fondi sovrani al destino dell’euro, passando per la finanza islamica e il crescente protagonismo finanziario dell’Asia.L’introduzione, a firma di Brunello Rosa (“La guerra delle valute”), descrive il conflitto monetario strisciante ingaggiato dalle principali banche centrali per agevolare la ripresa delle rispettive economie e le implicazioni di tale braccio di ferro per la tenuta dell’euro.La prima parte, “La potenza del dollaro nella guerra delle valute”, illustra ragioni e prospettive del perdurante primato monetario statunitense, in un contesto di crescenti tensioni tra le grandi valute del globo. Si segnalano qui gli articoli di Dario Fabbri (“Burro e cannoni: il segreto del dollaro è la grandezza dell’America”), Giorgio Arfaras (“L’illusione della certezza: così funzionano i mercati”) e Charles Geisst (“I lupi di Wall Street perdono il pelo ma non il vizio”).La seconda parte, “Noi nell’euro senza Europa”, analizza in dettaglio la cruciale partita europea, dal cui esito dipende il futuro della moneta unica e della stessa Unione Europea. Segnaliamo qui i contributi di Alessandro Aresu e Andrea Garnero (“Whatever it takes. Mario Draghi signore d’Europa”), Vincenzo Chiorazzo (“Chi detiene il debito pubblico dell’Italia?”) e Keith Botsford (“Was ist deutsch? Note su un’identità difficile”). In questa sezione, anche un articolo di Piero Schiavazzi (“Il tesoro del papa”) sulle finanze vaticane e un originale contributo storico di Antonio Patuelli (“Quando la moneta unica era la lira”) sul panorama monetario dell’Italia preunitaria.La terza parte, “Chi sfida il dollaro e chi fa da sé”, offre una panoramica degli attori finanziari altri da Washington e delle loro strategie. In questa sede si evidenziano i saggi di Gian Paolo Caselli (“Mosca prova a fare a meno del dollaro”), Giorgio Cuscito (“Dove e perché investe la Cina”), Lorenzo Declich (“Quanto è islamica la finanza islamica?”) e Mauro Guerra (“Con il segreto bancario se ne va un pezzo di Svizzera”).In Limes in più, due contributi extra-monografici di segno opposto sulla crisi russo-ucraina: Evhen Dykyj (“L’Europa ci aiuti o Putin tornerà!”) e Armen Oganesjan (“La Bibbia non l’ha inventata Putin”).Chiudono il numero le carte storiche selezionate e commentate da Edoardo Boria. Limes, rivista italiana di geopolitica, diretta da Lucio Caracciolo, è stata fondata nel 1993 e si è ormai affermata come uno dei più influenti e autorevoli luoghi di riflessione geopolitica in Europa.A differenza di altre riviste di geopolitica, Limes si basa sull’incrocio di competenze e approcci molto diversi. A essa collaborano infatti studiosi (storici, geografi, sociologi, politologi, giuristi, antropologi eccetera) ma anche decisori (politici, diplomatici, militari, imprenditori, manager eccetera), in uno scambio aperto di opinioni e in una feconda contaminazione di approcci. Salvo le opinioni apertamente razziste, in quanto tali avverse a un dibattito aperto e paritario, tutte le idee politiche e geopolitiche hanno pieno accesso alla rivista.

Lilít,: e altri racconti

Questi racconti, scritti dal 1975 al 1981, hanno argomenti e toni diversi. Ho cercato di raggrupparli, e forzando talvolta sui termini ne ho ricavato un primo gruppo che riprende i temi di Se questo è un uomo e La tregua, un secondo che prosegue le Storie Naturali e Vizio di forma, e un terzo i cui personaggi hanno in certa misura carne ed ossa. Spero che ogni racconto adempia decorosamente al suo ufficio, che è solo quello di condensare in poche cartelle, e transmettere al lettore, un ricordo puntuale, uno stato d’animo, o anche solo una trovata. Ce ne sono di allegri e di tristi, perché i nostri giorni sono allegri e tristi. Non ci sono, che io sappia, né messaggi né profezie fondamentali; se il lettore ce li trova, è bontà sua.
Primo Lev

Liguria criminale

Genova, la Superba, punta estrema del triangolo industriale, città moderna e tecnologica, luogo di traffici e forti contraddizioni. E la Liguria, un arcobaleno di fiori colorati, scorci di mare azzurro e montagne aspre. Architetture urbane e naturali splendide, che pure nascondono misteri e crimini efferati. Genova e i suoi tristi primati nella storia degli anni dì piombo, dall’omicidio di Alessandro Floris ad opera della banda XXII Ottobre, fino alla spietata freddezza della guerra mai dichiarata delle Brigate Rosse; sequestri, gambizzazioni, omicidi, come quelli di Guido Rossa e del giudice Francesco Coco e della sua scorta; e i delitti della sua borghesia o del mondo malavitoso nascosti nell’intrico dei caruggi negli austeri palazzi. E ancora, le esplosioni di piazza del ’60 e la tragedia del G8 del 2001.

Life

Con i Rolling Stones, Keith Richards ha creato canzoni che hanno scosso il mondo intero, vivendo in puro stile rock’n’roll. Ora, finalmente, è lui stesso a raccontare la storia di una vita scampata a un uragano di fuochi incrociati. L’ascolto ossessivo dei dischi di Chuck Berry e Muddy Waters, lo studio della chitarra e la nascita della band, fondata insieme a Mick Jagger e Brian Jones. L’iniziale successo dei Rolling Stones e i famigerati arresti per possesso di stupefacenti, che ne hanno consacrato l’immagine duratura di eroe popolare e fuorilegge. L’invenzione di riff immortali come quelli di Jumpin’ Jack Flash e Honky Tonk Women. L’amore per Anita Pallenberg e la morte di Brian Jones. L’espatrio in Francia per motivi fiscali, i tour incendiari negli Stati Uniti, l’isolamento e la tossicodipendenza. Il nuovo amore per Patti Hansen. L’amaro allontanamento da Jagger e la successiva riconciliazione. Il matrimonio, la famiglia, gli album solisti e gli X-Pensive Winos, e la strada che non finisce mai. Con la disarmante onestà che è il suo marchio di fabbrica, Keith Richards ci consegna la storia di una vita che tutti avremmo voluto conoscere meglio, sfrenata, impavida e autentica.

I Lievitati – Guida pratica

I lievitati è una guida pratica che tratta le preparazioni di pasticceria che utilizzano, nel ciclo di lavorazione, il lievito di birra.
Dai grandi classici come il pandoro, il panettone, la colomba, il babà e il kugelhopf, alla pasticceria da prima colazione con la tecnica della sfogliatura: croissant e cornetti, brioche e kranz. Inoltre ampio spazio è dedicato ai lievitati semplici da prima colazione: veneziane, muffins, saccottini, maritozzi e pan brioche di svariati formati.
Chiude il volume una sezione di frittelle. Tutte le ricette sono state provate, dettagliatamente spiegate e corredate da svariate fasi di lavorazione.

(source: Bol.com)

Licenza di ”Chissenefrega!”

Siete felici? Lasciate perdere le risposte di circostanza e sforzatevi di essere sinceri, innanzitutto con voi stessi. Siete soddisfatti della vostra vita oppure sognavate un altro mestiere, un rapporto sentimentale diverso, dei legami familiari più sereni e profondi? Se vi sentite schiacciati dalle convenzioni, bloccati dalla paura, se la frustrazione vi segue come un’ombra, se pensate di aver smarrito la bussola, sappiate che cambiare si può. Cambiare è difficile, ma non impossibile. Occorre vedere le difficoltà da un nuovo punto di vista in cui la parola “ostacolo” diviene sinonimo di “opportunità”. Ci diamo tanta pena per allungare la vita, mentre bisognerebbe piuttosto allargarla, ci dice l’autrice di questo libro. E la felice scoperta che esiste un modo diverso di prendere le cose accorcia la distanza fra essere e voler essere, colma i vuoti, apre alla consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità. È un po’ come arrivare in cima a un condominio. L’orizzonte si amplia via via, la vista dall’alto è magnifica ma non ci sono ascensori, tutti possono raggiungere l’attico solo salendo i gradini: chiedersi chi siamo, quali doni ci offre l’esperienza, valorizzare i pensieri che ci spingono verso l’alto e allontanare quelli che fanno da zavorra, vivere nel qui e ora senza farsi condizionare dalle trappole del passato e dalle ansie per il futuro. Passando da un piano all’altro, la realtà potrà assumere il colore che più preferiamo darle e noi riusciremo finalmente a riappropriarci della nostra vita. Osare si può, si deve. La posta in gioco è alta.
(source: Bol.com)

Il libro tibetano dei morti

Il libro tibetano dei morti – qui proposto nella prima traduzione integrale italiana del testo approntato con la supervisione del Dalai Lama – è una delle opere più significative della cultura di tutti i tempi. Composto nel secolo VIII d.C., è il testo che aiuta chi si accinge a trasmigrare di vita in vita ad affrontare, in piena consapevolezza, il momento cruciale. Dopo oltre mille anni, ancora oggi questo libro presenta una delle descrizioni più intense e vivide dei passaggi che precedono e seguono la morte. Grazie ai suoi versi di commovente bellezza, Il libro tibetano dei morti rappresenta un raro messaggio di saggezza, una guida completa all’esistere che insegna a trasformare in profondità la realtà quotidiana.
(source: Bol.com)

Il libro nero di Roma antica

Orribili delitti e disumane crudeltà di famosi personaggi della repubblica e dell’imperoRitratti in nero, come negativi non sviluppati, di famosi personaggi del mondo antico: pamphlet, stroncature, dossier che danno una immagine intenzionalmente unilaterale dei soggetti rappresentati, ben oltre la rinuncia a una qualsiasi obiettività. Sono falsi storici che però dipendono e discendono dalle fonti antiche, interpretate con la faziosità propria della damnatio memoriae e della propaganda politica, in modo da esagerare il lato più oscuro dei protagonisti e le pagine più infelici della loro storia. A considerare questa galleria nasce il sospetto che i Romani della tarda repubblica e dell’impero fossero gentaglia da cui era preferibile tenersi alla larga. È una conclusione ingiusta, ovviamente, ma i pettegolezzi qui raccolti sembrano utili a ridimensionare l’immagine, che il classicismo retorico ha accreditato presso il pubblico, di eroi senza macchia, cittadini severi e integri, esempi talmente alti da intimidire chiunque volesse seguirli.Giuseppe Antonellistudioso del mondo antico, ha pubblicato con la Newton Compton Crasso; Lucullo (finalista al premio Strega); Roma tra Repubblica e Impero; Mitridate; Storia di Roma dalle origini alla fine della Repubblica; Gaio Mario; Clodia; Terenzia e Fulvia; Catilina; Scipione l’Africano; Roma alla conquista del mondo antico; Caligola; Silla; Pompeo; Giulio Cesare, Gli uomini che fecero grande Roma antica e Il libro nero di Roma antica.
(source: Bol.com)

Il libro nero delle Brigate Rosse

“‘Come potevano essere così sicure le BR che in quel giorno, a quell’ora e in quel momento, mio marito sarebbe passato da via Fani?”: una domanda che Eleonora Moro pone più volte nei tribunali e nelle commissioni parlamentari d’inchiesta, ribadendo che il percorso automobilistico veniva stabilito giorno per giorno. Una domanda alla quale le BR, per bocca di diversi esponenti, anche antagonisti fra loro, hanno dato risposta sgombrando il campo da ogni illazione: quell’iniziale tratto di strada, il corteo delle vetture avrebbe dovuto percorrerlo comunque. Come hanno dato concorde risposta pure su tanti altri punti “inquietanti”, compresa quella via Gradoli entrata nella mitologia del caso Moro. Possibile che si siano messi tutti d’accordo, seppur sentiti separatamente, e non solo divisi, ma addirittura “l’un contro l’altro armati”? Seguendo l’iter cronologico delle Brigate Rosse, che agli inizi furono sottovalutate e sbeffeggiate per avere identificato come madre di tutti i mali quel SIM (Sistema Imperialista delle Multinazionali) la cui esistenza è stata accertata solo di recente dai serivizi segreti, questo libro, oltre a riportare documenti, atti parlamentari, giudiziari, giornalistici, unitamente alle testimonianze dei protagonisti, contestualizza gli avvenimenti, daI 1970 fino alla sparatoria su un treno nel 2003 ad opera delle cosiddette nuove Brigate Rosse, responsabili degli omicidi D’Antona e Biagi, restituendo il clima politico, sociale, economico e culturale di trent’anni di storia.