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Il vagabondo dello spazio

Gli strani suicidi di Bartlesville
Una mente venuta dallo spazio, un tranquillo villaggio americano e le vittime innocenti di un piano mostruoso… Ci vorrà tutta l’abilità della signorina Talley, insegnante e lettrice di fantascienza, per sventare la minaccia dal cielo.
Il vagabondo dello spazio
Abbandonato su un asteroide, condannato a morire, salvato dalla più “vagabonda” entità del cielo… È Crag il ribelle, il primo e il più famoso dei duri della fantascienza.
E 16 racconti:
“La famiglia Geezenstack”
“Il duello”
“Sentinella”
“Vieni e impazzisci”
“Lettera a una fenice”
“L’ultimo marziano”
“La risposta”
“Questione di scala”
“La razza dominante”
“Il vecchio, il mostro spaziale e l’asino”
“Immaginatevi”
“Il video ci guarda”
“Le grandi scoperte perdute”
“L’arma”
“La fine”
“Delitto in dieci lezioni”
Copertina di Karel Thole

Vacca d’un cane

La città è Modena, la «Città della Mòtta», e Francesco ci arriva in treno con i genitori, migrati da quelle campagne d’Appennino che Guccini ha cantato nel suo romanzo d’esordio, *Cròniche Epafániche*. Qui tutto è nuovo: la pronuncia dei compagni, i padri che d’inverno indossano il cappotto, la nebbia, la pianura, il cibo, e poi la scuola, Suor Carmelina…
E dopo le tabelline, Coppi e Bartali, arrivano anche la bicicletta, i balli, i 45 e i 33 giri, e il gruppo con cui suonare nelle balere… Storie e ricordi personali si intrecciano in questo romanzo a metà tra la saga popolare e il racconto di formazione che trova la sua originalità in un linguaggio personalissimo, sanguigno e autentico.
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### Sinossi
La città è Modena, la «Città della Mòtta», e Francesco ci arriva in treno con i genitori, migrati da quelle campagne d’Appennino che Guccini ha cantato nel suo romanzo d’esordio, *Cròniche Epafániche*. Qui tutto è nuovo: la pronuncia dei compagni, i padri che d’inverno indossano il cappotto, la nebbia, la pianura, il cibo, e poi la scuola, Suor Carmelina…
E dopo le tabelline, Coppi e Bartali, arrivano anche la bicicletta, i balli, i 45 e i 33 giri, e il gruppo con cui suonare nelle balere… Storie e ricordi personali si intrecciano in questo romanzo a metà tra la saga popolare e il racconto di formazione che trova la sua originalità in un linguaggio personalissimo, sanguigno e autentico.

Le vacanze di Maigret

In quale momento della giornata avevano potuto infilargli quel foglietto in tasca, nella tasca sinistra della giacca? Era un foglietto qualunque, di carta lucida a quadretti, probabilmente una pagina strappata da un blocchetto. Le parole erano scritte a matita, e la scrittura, regolare, gli sembrava femminile. ‘Per pietà, chieda di vedere la malata del 15’. Niente firma. Solo quelle parole. Dunque: la cartolina della moglie se l’era infilata nella tasca sinistra. Era già lì, il foglietto? Possibilissimo, perché non aveva spinto la mano fino in fondo. Ma dopo, quando aveva imbucato la cartolina nella cassetta delle lettere di fronte al mercato? Due paroline, soprattutto, lo irritavano: ‘per pietà’. Perché ‘per pietà’? Se qualcuno voleva parlargli, poteva dirlo, semplicemente. Non era mica il papa, lui. Chiunque era libero di rivolgergli la parola. (Le inchieste di Maigret 23 di 75)
(source: Bol.com)

Utopia Park

Sinossi

Fra i canyon del Nevada sorge Utopia, il parco di divertimenti più famoso del mondo, una Disneyland hi-tech che attira 65.000 visitatori al giorno con robot avveniristici, ologrammi straordinariamente realistici e ogni genere di effetto speciale. Quando un automa impazzito crea il panico tra la folla e le più famose montagne russe d’America quasi uccidono un adolescente, il dottor Warne, progettista originale dei sofisticati sistemi informatici che comandano l’intera struttura, si troverà di fronte a qualcosa di molto più spaventoso di un semplice guasto tecnico. Un gruppo di criminali senza scrupoli ha sabotato gli apparati computerizzati di Utopia, minacciando di far piombare il parco nel caos se non verranno seguite alla lettera le sue deliranti istruzioni…

Utili consigli per il buon investigatore

La signora Ramotswe e la sua assistente Grace Makutsi, gli unici due investigatori in gonnella di tutto il Botswana, hanno modi ben diversi di prendere la vita. Conciliante l’una e permalosissima l’altra, difficilmente troverebbero l’equilibrio con cui gestiscono la Ladies’ Detective Agency N.1 se non avessero un mentore: quel Clovis Andersen, autore dei Principi dell’indagine privata, che fornisce soprattutto considerazioni spicciole. Stavolta però è dura. Un’amica nei guai ricorre al loro aiuto: come dirle che il manuale suggerisce di non accettare incarichi da conoscenti e famigliari? Tuttavia, Precious Ramotswe ha una regola che vince su ogni altra: ascolta sempre quel che le dice il cuore. Eccola allora invischiata in una storia di tradimenti e insoddisfazioni coniugali… L’infelicità però serpeggia anche tra le persone che le sono più vicine. L’occhialuta ed efficiente signorina Makutsi subisce un grave affronto, e per distrarla la signora Ramotswe la porta con sé in un irresistibile viaggio nel selvaggio nord. Le due donne partono in un’avventura on the road da cui torneranno sempre più amiche.

L’Ussaro

Non ha ancora vent’anni, ma Frederic Glüntz è sicuro che il suo sogno stia per avverarsi, che la gloria sia a portata di mano. Da pochi mesi è assegnato al 4° Reggimento degli ussari, il corpo scelto della cavalleria napoleonica. Non ha mai amato una donna, non ha mai ucciso un uomo. Da domani non sarà più lo stesso. Il grande giorno, quello della sua prima battaglia, lo attende. Ma già dalle prime luci di un’alba grigia e piovosa Frederic vede crollare una dopo l’altra le sue illusioni. Ciò che lo attende non è una guerra di quelle studiate sui manuali, condotta in campo aperto con manovre impeccabili. Gli ordini sono confusi e i nemici invisibili. È una guerra combattuta nel fango, senza regole, senza pietà neppure per i cadaveri. Anonima e sporca.
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Un uso qualunque di te

In un’emozionante confessione che tiene incollati alle pagine, *Un uso qualunque di te* è un romanzo potente, duro ed estremamente commovente. Una famiglia borghese apparentemente serena è quella formata da Viola, Carlo e dalla diciassettenne Luce: grandi occhi spalancati verso il futuro. Distratta madre e moglie, Viola coltiva mille dubbi sul suo presente e troppi rimpianti camuffati da consuetudini. Carlo, invece, è un marito presente e innamorato e la solidità del legame familiare sembra dipendere soprattutto da lui. È quasi l’alba di una notte di fine primavera quando Viola riceve un messaggio da suo marito che le dice di correre in ospedale. Stava dormendo fuori casa e si deve rivestire in fretta, non c’è tempo per fare congetture, il cellulare ora è scarico e nel messaggio non si dice a quale ospedale debba andare né cosa sia successo. Una corsa disperata contro il tempo, i sensi di colpa e le inquietudini che da anni le vivono dentro. Fino al drammatico faccia a faccia con il chirurgo le cui parole porteranno a galla un segreto seppellito per anni e daranno una sterzata definitiva al corso della sua esistenza.

L’urlo

«Ora, ammesso che si possa riconoscere l’anima di un altro essere umano, uomo o donna, non è mai dato riconoscere la propria». Nel racconto di un alienato a un altro se stesso, la lotta dilaniante e mortale per strapparsi ai luoghi che da sempre generano terrore allo stato puro: i propri sogni.

L’urlo del gatto

**MI FERMAII DAVANTI ALL’ARMADIO E APRII LE ANTE.**
Vidi due occhi gialli che mi guardavano. Poi sentii un urlo stridulo e rabbioso e vidi due zampe che si alzavano.
Prima che potessi muovermi, il gatto si lanciò dalla mensola più alta e mi piombò sulla faccia. Sentii gli artigli che affondavano nelle mie spalle e lanciai un urlo.

L’urlo del colibrì

Una splendida villa circondata da un vasto giardino, immersa nella campagna inglese, lontana da ogni centro abitato. Un ricchissimo proprietario,che non l’ama e vi soggiorna soltanto pochi giorni l’anno.Fedele come una vestale, inflessibile custode della residenza è la misteriosa Eve Beck, giovane donna affascinante e sensuale, che trascorre la sua esistenza nella portineria della grande casa con la figlia, la piccola Liza. Eve non desidera vivere in nessun altro posto,non vuole avere contatti con nessuno, ed è lei stessa a insegnare alla figlia a leggere e a scrivere ,per evitarle qualsiasi rapporto con il mondo, che considera orribile… Poichè il passato della donna nasconde un terribile segreto. Madre e figlia vivono nel più totale isola mento, a parte la fugace presenza di un giardiniere, del postino, del lattaio. Un universo chiuso e ben protetto, che tuttavia non impedisce a Eve di avere qualche avventura amorosa e a Liza di conoscere qualcosa che esiste al di là dell’opprimente cortina difensiva che sua madre le ha steso attorno. Improvvisamente, l’atmosfera inquietante del’ambiente travolgerà la serenità forzata della loro vita.

Urania 405 Il collezionista

“Se vi piace la tronfia verbosità dei best-seller con pretese di alta letteratura”, scrive Russell presentando questi suoi racconti, “o se ritenete indispensabile che ogni storia racchiuda un profondissimo quanto rimasticato messaggio morale, questo libro non è per voi. Andate via. Sciò!” Il campo di lettura offerto dalla presente raccolta, in effetti, ci guadagnerà parecchio ad essere preliminarmente e perentoriamente sgombrato dai pedanti e dagli snob. Così, se vorremo puramente e semplicemente divertirci, potremo farlo senza tirarci addosso occhiatacce di rimprovero. Ma resteremo ugualemente liberi di sospettare che Eric Frank Russell, oltre a saper costruire le sue storie come pochi, abbia anche lui, malgrado tutto, alcuni messaggi da comunicarci: quello metafisico del Collezionista, per esempio, d’una sbigottita malinconia; o quello, sottilmente scettico, di Una questione d’istinto; o infine quello di Io e la mia ombra, dove malinconia e scetticismo si convertono in un arguto, bonario incoraggiamento a sbrigarsela da sé. Per l’interpretazione di questi eventuali messaggi, comunque, non avremo bisogno di istituire paragoni con Kafka, o con Proust, o con Dio sa chi altro: avremo soltanto da mettere questa antologia, dopo averla letta, tra i libri che hanno qualche cosa dentro, e che una volta o l’altra ci verrà voglia di rileggere.
INDICE
IL COLLEZIONISTA Hobbyst (1961)
IO E LA MIA OMBRA Me and my shadow (1964)
UNA QUESTIONE D’ISTINTO A matter of instinct (1964)
SILICIO The ponderer (1964)
IL RICHIAMO I hear you calling (1964)
L’ASTRONAUTA TORNO’ SOLO Bitter end (1964)
WISEL Wisel (1964)
E’ BELLO ESSRE AMATI I Think They love (1965)
WALTER F. MOUDY

Uragano Rosso

“Il più grande impianto petrolifero della Siberia salta in aria: sabotaggio. Il Politburo sovietico decide di attuare il piano segreto denominato “Uragano Rosso”. Gli occidentali però conoscono le intenzioni dei comandanti dell’Armata Rossa, e allora… la terza guerra mondiale”

Upanisad antiche e medie

Poche opere riflettono come le Upanisad la religione e la cultura di un’intera civiltà. In questi scritti l’India ha riversato l’essenza del suo pensiero: insegnamenti segreti, comunicabili non nel consesso urbano, bensì in dialoghi pacati nella quiete delle selve. Le Upanisad attraversano almeno quindici secoli dal sesto prima di Cristo all’ottavo dell’era attuale. Pochi sono i capisaldi concettuali: l’identità del principio cosciente individuale con l’Assoluto, il rifiuto della conoscenza fondata sulle impressioni sensibili, l’elaborazione di un percorso soteriologico.
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L’uomo venuto troppo presto e altri racconti

Antologia senza presentazione.
Indice:
Poul Anderson – L’uomo venuto troppo presto (The Man Who Came Early, 1957)
E.C. Tubb – Superlogico (Worm in the Woodwork, 1962)
Rachel Maddux – Le carte in regola (Final Clearance, 1957)
James H. Schmitz – Novizia (Novice, 1962)
Copertina di Karel Thole