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Il velo magico

Il commissario Laviolette, arrivato a Banon per gustarsi un’omelette ai tartufi, si trova inaspettatamente a dover risolvere l’ennesimo enigma. Un covo di hippy assassinati, una scrofa di nome Roseline e uno spiacevole incidente nei pressi di una tomba protestante sono gli originali elementi di questa vicenda. In un crescendo di suspense, fino alla quasi inaspettata soluzione del delitto, il lettore può tornare a immergersi nella vita di provincia che Pierre Magnan sa descrivere in modo impeccabile.

Il velo dissolto

*The lifted veil* si apre con un’angosciosa sequenza di morte. Latimer, protagonista e voce narrante del romanzo, è dotato di facoltà mentali fuori del comune: può vedere il futuro e leggere le menti degli altri. Grazie alla sua eccezionale chiaroveggenza ha previsto che morirà di lì a un mese, il 20 settembre 1850. Non gli rimane che usare il tempo che lo separa dal giorno fatale per raccontare le strane vicende della sua esistenza, nella speranza di trovare quella solidarietà che non è mai stato capace di suscitare durante tutta la sua vita.
Pubblicato anonimo nel 1859, per non disorientare quei lettori che avevano decretato il successo delle opere d’esordio della scrittrice, *Il velo dissolto* è il soliloquio intenso e allucinato di un uomo perseguitato da una sensibilità straordinaria che, suo malgrado, gli consente di distinguere quel velo impalpabile che nasconde la realtà delle cose e separa l’uomo dalla comprensione di se stesso, dalla conoscenza dell’universo, dalla verità sul tempo. Considerato “anomalo” nella produzione letteraria di George Eliot, questo ambiguo, enigmatico racconto condensa in poche pagine di grande letteratura le contraddizioni dell’epoca vittoriana, legate al rapporto tra individuo e società, fede e ragione, arte e scienza, irrealtà e realtà, vita e morte e ci mostra che l’evoluzione del genere umano avviene soltanto nella consapevolezza e nell’accettazione della natura caotica dell’universo.

Il veleno sulle labbra

Per Hana è l’ultima estate prima di essere ”curata” dalla sua capacità di amare, una procedura programmata per tutti i ragazzi della sua età. Un’estate fatale di tentazioni, dubbi e paure. Un’estate sospesa, trascorsa fra elettrizzanti feste clandestine e noiosissime cene di convenienza con la famiglia del suo prescelto, in attesa della procedura che la libererà per sempre dai disordini creati dal morbo dell’amore. Un’estate in cui anche la sua amicizia con Lena diventa un’incognita, come il suo futuro. Un sorprendente racconto digitale ambientato nel mondo di Delirium.

(source: Bol.com)

Il veleno dei ricordi

Chi racconta ha temporaneamente perso la memoria a causa di un forte trauma. Ricoverato in una clinica in Alaska, su di lui sono state rinvenute persistenti tracce radioattive e il dottor Mills, che lo ha in cura, si convince che l’uomo sia sopravvissuto a un disastro nucleare. Grazie ai frequenti dialoghi con lo psichiatra, in lui riaffiora il volto di una donna, sempre più insistente: non ricorda il suo nome, ma sente di averla amata. In seguito gli tornano alla mente voci e suoni di una città distrutta – che nel romanzo non ha nome, ma è facilmente identificabile con Pripyat, la più vicina al reattore di Chernobyl. Il bisogno di recuperare la propria identità e la speranza di incontrare quella donna misteriosa lo spingono a fuggire dalla clinica per tornare nei luoghi dove è intrappolata la sua memoria.
Nella città apparentemente abbandonata, il protagonista incontra persone in cerca di risposte, tra case deserte piene di ricordi altrui, prati vetrificati e la Centrale che domina la città come un grande mostro dormiente. Nella zona contaminata nuovi ricordi vengono a galla, legati alla donna amata, ma anche a un carissimo amico in comune. Riemergono frammenti del tempo perduto, discussioni appassionate sui libri prediletti, le partite a scacchi, le passeggiate, il lavoro alla Centrale. Tuttavia gli oggetti sembrano restituirgli anche un passato colpevole, l’ombra di un tradimento che si allunga sino al giorno dell’incidente nucleare, ripercorso nel suo drammatico crescendo.
Matteo Fontana dà vita a un flusso narrativo ipnotico, denso e metaforico, che cattura il lettore e lo trascina, insieme al protagonista, verso l’unica possibile espiazione.
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### Sinossi
Chi racconta ha temporaneamente perso la memoria a causa di un forte trauma. Ricoverato in una clinica in Alaska, su di lui sono state rinvenute persistenti tracce radioattive e il dottor Mills, che lo ha in cura, si convince che l’uomo sia sopravvissuto a un disastro nucleare. Grazie ai frequenti dialoghi con lo psichiatra, in lui riaffiora il volto di una donna, sempre più insistente: non ricorda il suo nome, ma sente di averla amata. In seguito gli tornano alla mente voci e suoni di una città distrutta – che nel romanzo non ha nome, ma è facilmente identificabile con Pripyat, la più vicina al reattore di Chernobyl. Il bisogno di recuperare la propria identità e la speranza di incontrare quella donna misteriosa lo spingono a fuggire dalla clinica per tornare nei luoghi dove è intrappolata la sua memoria.
Nella città apparentemente abbandonata, il protagonista incontra persone in cerca di risposte, tra case deserte piene di ricordi altrui, prati vetrificati e la Centrale che domina la città come un grande mostro dormiente. Nella zona contaminata nuovi ricordi vengono a galla, legati alla donna amata, ma anche a un carissimo amico in comune. Riemergono frammenti del tempo perduto, discussioni appassionate sui libri prediletti, le partite a scacchi, le passeggiate, il lavoro alla Centrale. Tuttavia gli oggetti sembrano restituirgli anche un passato colpevole, l’ombra di un tradimento che si allunga sino al giorno dell’incidente nucleare, ripercorso nel suo drammatico crescendo.
Matteo Fontana dà vita a un flusso narrativo ipnotico, denso e metaforico, che cattura il lettore e lo trascina, insieme al protagonista, verso l’unica possibile espiazione.

Il veleno dei Borgia

Corruzione, bugie e omicidi. Il potere è un affare di famigliaUn grande romanzo storico di passione e di sangueUn alchimista assassinato. Una donna desiderosa di vendetta. Questa è la Roma dei Borgia, corrotta e misteriosa. Roma, 1492.Papa Innocenzo VIII sta per morire e tra i cardinali già si è scatenata la lotta per la conquista del Trono di Pietro. In un vicolo del ghetto ebraico, il noto alchimista Giordano viene brutalmente ucciso in circostanze misteriose. Decisa a vendicarne la morte, la sua unica figlia Francesca sfida tutte le convenzioni dell’epoca pur di riuscire a diventare avvelenatrice al servizio del cardinale Rodrigo Borgia, il capo della famiglia più famosa e pericolosa d’Italia. Francesca è astuta e coraggiosa e conosce bene le debolezze e i desideri degli uomini. In poco tempo diventa la confidente di Lucrezia Borgia e l’amante di Cesare, erede di Rodrigo, insinuandosi così nelle misteriose e corrotte stanze del potere. Mentre è impegnata a parare i colpi potenzialmente mortali con cui gli avversari del Borgia cercano di eliminarlo, ritrova le tracce dell’assassino del padre e scopre l’esistenza di un complotto diabolico che potrebbe avere un esito catastrofico. Scivolando furtivamente negli oscuri vicoli del ghetto fino a raggiungere i lussuosi saloni del Vaticano, accetta di mettere in gioco la sua vita pur di sventare quella minaccia oscura. Ma tra i suoi nemici c’è anche il perfido e temibile domenicano Torquemada, Grande Inquisitore, che le renderà il compito arduo e rischioso…Nella Roma dei papi un male oscuro minaccia di spegnere per sempre le luci del Rinascimento. Un nuovo Medioevo è alle porte.’Una fusione perfetta di finzione e realtà’Booklist’Un entusiasmante thriller storico… La protagonista è un mix di energia e ingenuità, il suo dilemma affascina e appassiona. Vivido, intrigante e con un finale aperto, questo libro è il primo grande passo verso un nuovo modo di costruire il romanzo storico.’Publishers WeeklyDa un’autrice bestseller del New York TimesSara PooleÈ lo pseudonimo di una famosa autrice americana. Ha scelto di cimentarsi con il romanzo storico per poter coniugare le sue passioni per il Rinascimento, l’Italia e la botanica. Vive nel Connecticut con il marito. Per saperne di più, www.sarapoole.com
(source: Bol.com)

Le veglie di Neri: paesi e figure della campagna toscana

Pubblicare le Veglie di Neri, oggi, non vuol dire solo fare un operazione di “amarcord” ma riscoprire il Fucini sconosciuto e bistrattato, relegato agli ultimi posti nel panorama della letteratura italiana dell’800 e primi novecento. Fucini nel suo linguaggio asciutto e privo di fronzoli riesce da narratore di razza a conquistarsi un posto importante nella storia della letteratura dialettale. Rileggere oggi il Fucini ci permette di capire chi era, a cosa aspirava e quale messaggio sociale-letterario ci abbia lasciato. Attraverso i suoi personaggi ci ha fatto uno specchio fedele di una società povera. Non manca in questi racconti la superstizione e l’ignoranza come in “Perla” e nell’ “Orologio a cucù”. È anche una denuncia; oggi sempre attuale, contro la violenza alle donne, come nel caso di “Fiorella” che rappresenta anche la tragedia degli orfani, delle adozioni scriteriate che portano a un sorta di schiavismo.

La veglia dei sospetti

Inghilterra, 1373. John Thoresby, arcivescovo di York, è prossimo alla fine dei suoi giorni. Mentre le dinastie più influenti del regno si danno già battaglia per decidere chi gli succederà in quell’alta carica, con mente lucida l’arcivescovo assiste impotente al lento spegnersi del suo corpo, sfibrato dall’età e dai malanni. A nulla vale la forza dello spirito, che si ostina a estorcere alle membra un respiro, e poi un altro ancora: quasi un soffio disperato su braci ormai spente. Owen Archer, capitano delle guardie e uomo fidato dell’arcivescovo, fa di tutto per garantire serenità al suo signore negli istanti che lo separano dal trapasso. Ma non può opporsi al volere della principessa Joan, madre del giovanissimo erede al trono, decisa a incontrare Thoresby al suo capezzale per chiedergli un ultimo, prezioso consiglio, di vitale importanza per le sorti della Corona. Troppi sono gli interessi in gioco, e sfuggenti le vere intenzioni di chi si appresta a vegliare sulle ultime ore dell’arcivescovo. E così, come temuto dal capitano, l’arrivo del corteo reale è accompagnato da una scia di eventi funesti. Prima, uno degli ospiti perde la vita dopo una caduta da cavallo apparentemente accidentale; poi, un messaggero che recava missive urgenti per Thoresby viene trovato impiccato nei boschi. A Owen Archer il compito di districare quella trama di mistero, affinchè la morte colga l’arcivescovo per volontà divina, e non per mano di un assassino.

La veggente

Sinossi

All’interno dell’F.B.l., la Special Crime Unit (SCU) è specializzata nell’investigazione del paranormale. In molti casi, infatti, dove la polizia bazzica nel buio i poteri di un sensitivo possono aprire uno spiraglio nelle indagini. È il caso di Samantha Burke, una sensitiva davvero dotata che ha delle sconvolgenti visioni di un serial killer che fa strage nella contea di Clayton, in Carolina. Ma la corsa contro il tempo dei poliziotti sembra del tutto inutile: le vittime vengono ritrovate regolarmente uccise dopo spaventose torture. Sarà l’ultima visione della sensitiva, la più agghiacciante, che permetterà al capo dello SCU di catturare il mostro.

La vedova Couderc (Biblioteca Adelphi)

Un giovane ricco esce di prigione, non sa dove andare: si ritrova – quasi senza accorgersene – a convivere con una matura vedova in una casa di campagna lungo un canale. È un rifugio, una nicchia di innocente, riposante carnalità, da cui guardare con più leggerezza le cose e le persone intorno – un paesaggio immobile, affocato. La promessa di una stasi biologica, di un auspicato torpore della mente. Ma altre donne interverranno a turbare quel precario equilibrio. Si scatena un inferno provinciale, di interessi e recriminazioni. E insieme si accende l’occasione demoniaca per tornare al delitto. A ragione Gide avvicinò questo romanzo allo “Straniero” di Camus, che apparve in quello stesso 1942. E aggiunse, in una lettera a Simenon: «… ma trovo che il suo libro si spinga molto oltre, pur senza averne l’aria, e quasi inavvertitamente, il che coincide con il livello più alto dell’arte». Rare volte Simenon è riuscito a rendere altrettanto palpabile il peso del destino.
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### Sinossi
Un giovane ricco esce di prigione, non sa dove andare: si ritrova – quasi senza accorgersene – a convivere con una matura vedova in una casa di campagna lungo un canale. È un rifugio, una nicchia di innocente, riposante carnalità, da cui guardare con più leggerezza le cose e le persone intorno – un paesaggio immobile, affocato. La promessa di una stasi biologica, di un auspicato torpore della mente. Ma altre donne interverranno a turbare quel precario equilibrio. Si scatena un inferno provinciale, di interessi e recriminazioni. E insieme si accende l’occasione demoniaca per tornare al delitto. A ragione Gide avvicinò questo romanzo allo “Straniero” di Camus, che apparve in quello stesso 1942. E aggiunse, in una lettera a Simenon: «… ma trovo che il suo libro si spinga molto oltre, pur senza averne l’aria, e quasi inavvertitamente, il che coincide con il livello più alto dell’arte». Rare volte Simenon è riuscito a rendere altrettanto palpabile il peso del destino.

Vedere voci

In questo libro Oliver Sacks abbandona il terreno dei disturbi neurologici per indagare un altro mondo, che generalmente viene ignorato: il mondo dei sordi. Qui, come in altri casi di menomazione, Sacks riesce a scoprire che il meno può anche nascondere un più: per esempio, una capacità acutissima di sviluppare l’esperienza visiva – base, questa, su cui si è formato un affascinante linguaggio visivo, i «Segni», che permette ai sordi di costituire comunità. Ancora una volta, è l’enorme dono di empatia, in Sacks, a guidare l’indagine, che toccherà alcuni problemi fondamentali del rapporto fra parola, immagine e cervello, ma anche renderà conto di esperienze dirette dell’autore, sino alla sua partecipazione alla rivolta nell’unica università per sordi al mondo, la Gallaudet University, nel marzo 1988. Per questa nuova edizione italiana, Sacks ha scritto una prefazione nella quale delinea la storia dei sordi in Italia, e racconta della sua visita, nel novembre 1990, alla comunità dei sordi e alla scuola di via Nomentana a Roma.

Il vecchio delle visioni

Algernon Blackwood, tra tutti i grandi scrittori inglesi dell’inizio di questo secolo, è sicuramente quello che maggiormente ed in maniera più approfondita ha trattato il tema del versante nascosto della realtà.
Nell’antologia che vi presentiamo, l’autore ripercorre tutti i temi caratteristici della letteratura fantastica: dalle apparizioni di fantasmi al tema delle visioni, dalle case infestate alle entità misteriose, dal mistero puro al soprannaturale in tutti i suoi diversi aspetti.
I protagonisti delle storie di Blackwood, vengono a contatto con il versante nascosto della realtà di cui abbiamo detto prima, nei modi più semplici ed ovvi, a dimostrazione del fatto di come il mistero si nasconda spesso, assai semplicemente, dietro l’angolo della strada di casa.
Ma la caratteristica precipua di Blackwood è quella di partire sempre da situazioni di assoluta normalità, per arrivare poi, immancabilmente, al mistero, al soprannaturale, in parole povere all’ignoto.
I racconti compresi in questo volume, del tutto inediti in Italia, costituiscono dei bellissimi esempi dello stile e del narrato di Blackwood.

Il vecchio dei serpenti e altri racconti

Antologia senza presentazione.
Indice:
Robert Moore Williams – Il vecchio dei serpenti (The Smallness Beyond Tought, 1966)
J. M. McFadden – Bestia accelerata (Mercury, 1965)
Keith Laumer – Padrone del mondo (World Master, 1965)
Gerald Pearce – Autodelatore (Security Syndrome, 1965)
Copertina di Karel Thole

Il vecchio con gli stivali e altri racconti

"Il vecchio con gli stivali" è stato giudicato il più riuscito pamphlet di colore politico che il fascismo abbia ispirato; e in questa chiave è stato trasposto sullo schermo in un film di Luigi Zampa ("Anni difficili"), alla cui sceneggiatura collaborò lo stesso Brancati.
La ispirazione fondamentale è di satira politica; ed è la difesa dell'italiano qualunque contro le sopraffazioni e le retoriche della dittatura, alleata e complice naturale (si vedano i "consigli" che Aldo Piscitello riceve in famiglia!) di tutte le meschinità, le ipocrisie e le menzogne che allignano nei cuori umani.
Italiano qualunque ma non qualunquista; ché, anzi, proprio in una simile distinzione il racconto trova la sua risentita moralità. […]

Gli altri racconti che gli fanno corona arricchiscono il quadro nel senso del chiaroscuro: tipi e storie di disadattati, di vittime, in qualche modo, di un loro infelice amore per la vita.
Sta a sé la Singolare avventura di Francesco Maria, uno dei più freschi e spassosi racconti antidannunziani che si possono leggere; e il suo pregio consiste nella lievità di mano con cui l'autore (tranne forse che nell'ultima battuta) conduce la sua irriverente dissacrazione etnico-linguistica.
Si vorrebbe arrivare a dire che anche qui cristianamente lo scrittore condanna il peccato e ha simpatia per il peccatore, ha rispetto per l'umanità dei suoi personaggi anche nel pieno infuriare della caricatura. […]

Il vecchio che leggeva romanzi d’amore

A dieci anni dalla prima pubblicazione nel nostro paese e dopo una lunga, fortunatissima permanenza in libreria, esce in un’edizione speciale, con una copertina di Tullio Pericoli, il romanzo che ha segnato l’incontro fra il pubblico italiano e Luis Sepúlveda. Rivivono così la passione e i valori che hanno ispirato uno degli scrittori di riferimento della nuova letteratura latinoamericana. La storia del vecchio che vive ai margini della foresta amazzonica ecuadoriana con la sola compagnia dei romanzi d’amore prediletti ha appassionato tanti lettori in tutto il mondo. Ma il vero patrimonio di Antonio José Bolívar Proano, ciò che lo rende un personaggio indimenticabile, è una sapienza speciale, assorbita dalla grande foresta ai tempi in cui viveva immerso nel cuore della selva insieme agli indios shuar: un accordo intimo con i ritmi e i segreti della natura che i gringos, capaci soltanto di sfruttare e distruggere, non sanno capire. Solo un uomo come lui può dunque adempiere al compito ingrato di inseguire e uccidere il ‘tigrllo’, il felino accecato dal dolore per lo sterminio dei suoi piccoli, che si aggira minaccioso per vendicarsi sull’uomo. Questo romanzo è la storia del loro incontro, ma soprattutto è un canto d’amore dedicato all’ultimo luogo in cui la terra preserva intatta la sua verginità. “A volte, affacciato sulla riva del Mar Cantabrico” scrive oggi Sepúlveda nella prefazione a questa nuova edizione, “lascio che il mio sguardo si perda all’orizzonte. So che dall’altra parte, risalendo il gran Rio delle Amazzoni e le altre migliaia di fiumi che lo alimentano, nel cuore della selva, con vent’anni in più sulle spalle, Antonio José Bolívar Proano se ne sta in piedi, con un libro aperto sul tavolo, a leggere lentamente i suoi romanzi d’amore, in salvo dall’ostinata barbarie umana.”