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Il viaggio di Ossian

Arthur Grafton Mitchell, il più giovane membro della Royal Society, era alla fine del suo pranzo e provava una sensazione di benessere mentre beveva il suo caffè. Era stato invitato a tenere una serie di conferenze a Princeton, sulla chimica organica, l’onore di questo invito e il compenso offerto gli davano quella piacevole sensazione. Quando la sua attenzione fu attirata da tre persone, sedute al tavolo vicino, due belle ragazze e un uomo che conversavano animatamente; ad un tratto il torrente di parole si mutò in uno scambio di idee tra una delle ragazze e l’uomo, a proposito della teoria sulla struttura delle proteine. Era un problema che egli stesso conoscevo bene e sbalordito dalle profonde intuizioni di questi sconosciuti, Mitchell si alzò e si avvicinò alla loro tavola…

Il viaggio dell’elefante

Siamo a metà del XVI secolo, e nell’Europa tramortita dai venti della protesta luterana fa la sua comparsa l’elefante Salomone, giunto dall’India a stupire le folle ma che adesso, a Lisbona, non fa che “mangiare e dormire”. Sembra una presenza inutile, quand’ecco che Joào III, sovrano del Portogallo e dell’Algarve, e sua moglie Caterina d’Austria decidono di inviarlo in dono all’arciduca Massimiliano, proprio ora che si trova a Valladolid in quanto reggente di Spagna. Il regalo viene accettato, e così si procede a organizzare la carovana che dovrà accompagnare il portentoso quadrupede e il suo cornac Subhro prima da Lisbona al confine con la Spagna, e poi da Valladolid fino a Vienna, passando per Genova, Verona, Padova e Innsbruck. Il romanzo è quindi il racconto di questo viaggio, di questa variopinta comitiva di ufficiali, soldati, servitori, preti, cavalli e buoi che, in mezzo a molte difficoltà e tra ali di gente entusiasta, ha il compito di scortare il prezioso dono fino a Vienna, dove l’elefante sarà artefice di un “miracolo” squisitamente umano. Un libro corale, ironico e delicato, che coinvolge il lettore in prima persona, gettandolo, attraverso la forza visionaria della scrittura, nei meandri della storia in cui tutti siamo immersi.

Viaggio con Charley

*Quando il virus dell’irrequietezza comincia impadronirsi di un uomo caparbio, la vittima deve anzitutto trovare in se stessa una ragione buona e sufficiente per andare. Ciò non è difficile al vagabondo attivo.* Così ha inizio, in questo libro pubblicato nel 1962, il viaggio “on the road” di Steinbeck, scortato da Charley, “un barboncino di prima categoria” che è compagno di viaggio ma anche destinatario dei monologhi dello scrittore: ricordi, aspirazioni, impressioni di un passato avventuroso e di un presente pieno di scoperte. Come afferma Daniele Giglioli nella sua introduzione, “chi a quell’età si prende il lusso di andarsene di casa per scrivere un bellissimo libro minore non deve rispondere a nessuno di quello che fa”.

Viaggio alla fine del millennio

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Una vela lascia la luminosa Tangeri per risalire la costa atlantica d’Europa e inoltrarsi sulla Senna verso Parigi, gelido borgo sperduto fra oscure contrade. Siamo nell’estate del 999, nel cuore di un continente selvaggio e in fermento per l’approssimarsi del fatidico Anno Mille. Il ricco mercante ebreo Ben-Atar, in compagnia delle due mogli, è in viaggio per raggiungere il nipote Raphael Abulafia, ex socio d’affari, e la sua nuova moglie, una askhenazita che disapprova la bigamia del mercante maghrebino.
Un duplice processo dovrà giudicare Ben-Atar, ma una parziale soluzione, inaspettata e drammatica, avverrà solo nel dolore e nella morte. Due realtà inconciliabili – la solare sensualità del Sud e l’austero rigore europeo – vengono a conflitto, incarnandosi in due modi differenti di vivere, in due diversi codici di comportamento all’interno di una fede comune.

Viaggio alla Città dei Morti

Sullo sfondo del Commonwealth Galattico l’umanità convive ormai pacificamente con molte altre razze e collabora attivamente all’esplorazione dei mondi o dei settori stellari meno conosciuti. E proprio nell’ambito di una di queste missioni che Etienne e Lyra Redowl scendono sul pianeta Horseye e, dopo mesi di quarantena, ricevono il permesso di iniziare il loro viaggio alla ricerca delle sorgenti del maestoso fiume Skar, lungo una vallata che si spinge a nord per quasi tredicimila chilometri. Abituati a esplorare mondi nuovi, i due coniugi sono interessati alle tre diverse culture aliene che si affacciano sulle rive del lunghissimo fiume, ma… Horseye è un mondo di classe Quattro B, sul quale si possono avere contatti limitati e ogni scambio tecnologico è ancora proibito, e ci sono alcune cose che la coppia ignora. Per esempio, che alle sorgenti dello Skar dovrebbe trovarsi la leggendaria Città dei Morti, con i suoi misteri impenetrabili e le sue sterminate ricchezze, e che le loro guide locali sono state fornite da qualcuno più interessato a usare i Redowl come cavie che come esploratori di una civiltà avanzata.
Copertina di Karel Thole

Viaggio alieno

Nel suo classico Viaggio allucinante Isaac Asimov ci ha guidato, con un sommergibile miniaturizzato, nella più stupefacente odissea della fantascienza biologica: un’avventura dentro il corpo umano. Oggi Kevin J. Anderson ci offre uno spettacolare aggiornamento di quella fantastica ipotesi: c’è il veicolo miniaturizzato, c’è l’emergenza da risolvere e c’è il corpo in cui viaggiare. Ma attenzione: stavolta non è umano! Anzi, è l’involucro grigio e rugoso del primo alien caduto sulla Terra.
Copertina di Franco Brambilla

Viaggio al centro della Galassia

C’è chi ipotizza che al centro della nostra Galassia ci sia un Superbuco Nero che tra qualche miliardo di anni finirà per divorarci imparzialmente tutti quanti. È questa l’ipotesi di Weber e di altri astronomi. Ma può anche darsi che nel nucleo galattico si nasconda una minaccia ben più immediata e niente affatto imparziale. È questa l’ipotesi di John Paton.
Copertina di Karel Thole

Il viaggiatore

Fin dall’adolescenza ha tentato in ogni modo di sottrarsi al proprio destino e di condurre una vita normale. Ma la ventiseienne londinese Maya non è una giovane “normale”. Come suo padre, appartiene a un’antica e quasi estinta stirpe di guerrieri, gli Arlecchini, protettori dei Viaggiatori, anime elette capaci di muoversi fra mondi paralleli dove ricevono la forza e la saggezza con cui nutrire gli uomini della Terra. Proprio per questo i potenti affiliati della Tabula, una setta segreta che tenta di ottenere il controllo assoluto della società, li perseguitano da tempo immemorabile e ora, con l’avvento dell’immensa Macchina, sembrano ormai prossimi alla vittoria definitiva. Ma forse esiste ancora una possibilità. Da qualche parte, in California, vivono Gabriel e Michael Corrigan, i figli di un Viaggiatore scomparso. La missione di Maya sarà quella di rintracciare i due fratelli prima dei mercenari della Tabula e metterli in salvo. Armata solo del suo puro idealismo e di una caparbia volontà di resistenza, la giovane si trova coinvolta in un’impresa epica per difendere dalle minacce della tecnologia e del mito dell’ordine sociale l’ultima speranza di un mondo libero.

Il viaggiatore del giorno dei morti

Con un cappotto troppo lungo e un incongruo berretto di pelliccia sulla testa, il volto pallido e febbrile, un giovane sconosciuto sbarca, alla vigilia del giorno dei Morti, alla Rochelle da un cargo proveniente da Trondheim. Scoprirà di essere l’erede del vasto patrimonio dello zio, un uomo a lui ignoto, che è vissuto in una feroce solitudine. E scoprirà anche che suo zio teneva in pugno tutti i ricchi notabili della città, riuniti in un sinistro sindacato. Più esattamente: teneva i loro segreti in una cassaforte di cui nessuno ora conosce la combinazione. Comincia così una partita mortale fra il giovane straniero, che tutti vorrebbero docile e sprovveduto, e i vari potenti del luogo, attaccati a un ordine delle cose che deve rimanere intatto. Ma il giovane pallido ha una precisa percezione dei trabocchetti che si aprono a ogni suo passo in quell’inferno di provincia. E una tenace determinazione lo spinge a salvarsi. Così riuscirà anche a trovare, nel terrorizzante groviglio che lo avvolge, il filo di una imprevedibile, perfetta storia d’amore.

Via Gemito

Federico, in dialetto Federì, è un uomo che vive di furia la sua vita, senza possibilità di conciliazione. Insofferente verso ogni tipo di lavoro ma soprattutto verso il suo di ferroviere, sempre senza una lira, tormentato dalla responsabilità di una famiglia numerosa, ha un’unica certezza: sa di avere un destino da grande pittore. Ma più questo destino stenta a compiersi, più lui fa sfuriate, prende di petto Napoli, la sua città amata e detestata, travolge tutto e tutti nella fiumana di un dialetto urlato, esuberante che privilegia l’oscenità e la bestemmia. In cima alla lista dei nemici del suo genio, quest’uomo incoercibile, rissoso, che non vuol cadere nella vita oscura ma la reinventa continuamente, colloca la moglie, Rusinè, capro espiatorio dei suoi scontenti. Su di lei si scaricano tutte le smanie, un terremoto che attraversa gli anni, i decenni, e guasta gli affetti familiari, i legami di parentela, segna profondamente i figli, soprattutto il primogenito. E’ quest’ultimo a raccontare il padre ingombrante, prigioniero della sua stessa mente di artista fantasioso fino alla menzogna. Ma lo fa in modo non pacificato, testimone d’accusa, perso nella Napoli d’oggi fra le tracce di un’infanzia e di un’adolescenza affollata di quadri, colori, frenesie creative e delusioni, infelicità e allegria, verità e fraintendimenti.

La via del samurai

“Una straordinaria meditazione sulla morte e un’amara riflessione sulla perdita di tradizioni e valori antichissimi, nel racconto di un grande rappresentante della letteratura contemporanea.” [dalla pagina web di Bompiani]

Via con l’uragano

Clay Burden ha sposato sua moglie Rhonda perché era stanco di stare da solo. Val era andata via da di lui – e se non poteva avere Val, forse il matrimonio avrebbe potuto fargliela dimenticare. Sei anni più tardi, lavorando a Paradise City, Clay incontra nuovamente Val. Sposata con il sinistro Henry Vidal, lei è cambiata: è ancora bella e passionale, ancora irresistibile, ma tesa e nervosa e piena di strane ansie e paure.
Quando Clay lascia il suo lavoro e si unisce all’impero di Vidal, quello che all’inizio era solo una furtiva sensazione di disagio diventa una certezza. Val deve essere liberata dall’influenza ipnotica esercitata su di lei dal marito – anche se Clay sarò costretto ad uccidere per liberarla…

Via Castellana Bandiera

Più che una strada, via Castellana Bandiera è un budello a doppio senso in cui, se due auto si incrociano, una deve per forza cedere il passo. È una domenica d’estate e lo scirocco soffia senza pietà su Palermo quando due donne si trovano l’una di fronte all’altra, al volante delle rispettive auto. Ma né Samira, vecchia albanese che abita in quella via, né Rosa, milanese d’adozione con origini palermitane finita lì per errore, accettano di arretrare. Samira è la suocera dell’uomo che le siede accanto, Saro Calafiore, capostipite di una vociante famiglia costruita su un miscuglio di odio reciproco, opportunismo e costrizione. Rosa invece ha tagliato presto il cordone ombelicale, lasciando la Sicilia e un padre che non ne voleva sapere di una figlia lesbica. Attorno a Samira e Rosa si muovono una pletora di personaggi indisciplinati, grotteschi, restii a lasciare la scena alle due donne. Mentre l’asfalto brucia e l’aria si fa incandescente, gli uomini della famiglia Calafiore organizzano un giro di scommesse per sfruttare a loro favore il faccia a faccia. Ma gli esiti del complotto sconvolgeranno ogni previsione. Nel suo romanzo d’esordio, Emma Dante, talento dirompente del teatro italiano, raschia, tra realismo e allucinazione, la superficie di un mondo che, in nome dell’onore e di passioni senza tempo, si condanna all’immobilità.
Da questo romanzo è stato tratto l’omonimo film in concorso alla 70esima edizione della mostra del cinema di Venezia.
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### Sinossi
Più che una strada, via Castellana Bandiera è un budello a doppio senso in cui, se due auto si incrociano, una deve per forza cedere il passo. È una domenica d’estate e lo scirocco soffia senza pietà su Palermo quando due donne si trovano l’una di fronte all’altra, al volante delle rispettive auto. Ma né Samira, vecchia albanese che abita in quella via, né Rosa, milanese d’adozione con origini palermitane finita lì per errore, accettano di arretrare. Samira è la suocera dell’uomo che le siede accanto, Saro Calafiore, capostipite di una vociante famiglia costruita su un miscuglio di odio reciproco, opportunismo e costrizione. Rosa invece ha tagliato presto il cordone ombelicale, lasciando la Sicilia e un padre che non ne voleva sapere di una figlia lesbica. Attorno a Samira e Rosa si muovono una pletora di personaggi indisciplinati, grotteschi, restii a lasciare la scena alle due donne. Mentre l’asfalto brucia e l’aria si fa incandescente, gli uomini della famiglia Calafiore organizzano un giro di scommesse per sfruttare a loro favore il faccia a faccia. Ma gli esiti del complotto sconvolgeranno ogni previsione. Nel suo romanzo d’esordio, Emma Dante, talento dirompente del teatro italiano, raschia, tra realismo e allucinazione, la superficie di un mondo che, in nome dell’onore e di passioni senza tempo, si condanna all’immobilità.
Da questo romanzo è stato tratto l’omonimo film in concorso alla 70esima edizione della mostra del cinema di Venezia.