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Mio caro Neandertal

L’uomo di Neandertal non è mai scomparso: vive in noi.

‘L’epopea dell’umanità preistorica raccontata in questo bel libro rappresenta un magnifico capitolo della storia di tutti gli uomini. ‘
‘L’Humanité’ – Paul Mazliak

‘Il libro è scritto molto bene e associa il rigore scientifico a un elegante stile narrativo. Libri così sono rari nel campo della paleoantropologia […] Qui una ben nota e competente scienziata si rivela anche un’ottima scrittrice, e il risultato è eccellente.’
Eric Delson, direttore del NYCEP, American Museum of Natural History

‘Grand Prix du Livre d’Archéologie 2017.’

I veri europei, gli autoctoni del nostro continente, sono i neandertaliani. Sono loro che si sono adattati al clima rigido della penisola europea durante le glaciazioni e che sono fioriti nel relativo tepore dei periodi interglaciali. I Sapiens – africani e tropicali – hanno a lungo evitato le nostre terre inospitali, dove sono approdati molto tardi.
Eppure, Neandertal (Homo neanderthalensis) ha la fama del bruto; qualcuno ancora crede che fosse un ‘uomo delle caverne’, un antenato ottuso e animalesco dal quale ci saremmo in seguito evoluti noi, raffinati e longilinei. Niente di più sbagliato. La paleoantropologa Silvana Condemi e il giornalista scientifico François Savatier hanno scritto questo libro proprio per raccontarci in modo chiaro e simplice la sua storia.
Com’era fatto dunque l’uomo di Neandertal? Che aspetto aveva? Come viveva? A queste domande, grazie al gran numero di fossili rinvenuti in un secolo e mezzo di scavi e grazie alle nuove tecniche di studio, oggi sappiamo dare risposte più precise. Sappiamo che i primi Neandertal vivevano già in Europa 300.000 anni fa, discendenti da una specie umana africana a sua volta antenata di Homo sapiens. Noi Sapiens moderni e i neandertaliani siamo dunque fratelli. Neandertal parlava, di certo mangiava molta carne, cacciava, viveva in clan dispersi su un enorme territorio tra Europa, Asia settentrionale e Medio Oriente. Era cannibale ma seppelliva i morti, almeno nel periodo tardivo; si prendeva cura degli infermi, fabbricava grandi quantità di strumenti litici, si vestiva e aveva un pensiero simbolico.
Gli studi di genetica confermano che nel DNA degli europei di oggi c’è ancora tra l’1 e il 4% di DNA neandertaliano. Dunque, ci siamo incrociati. In altre parole, noi europei siamo, almeno in parte, i diretti discendenti di Neandertal. La repentina scomparsa dei neandertaliani, circa 35.000 anni fa, non è pertanto imputabile a un massacro. Più probabilmente è stata una fusione tra due popolazioni umane.
Mio caro Neandertal, bentornato in famiglia.

(source: Bol.com)

Il mio cane del Klondike

Lei è una giovane insegnante alle prese con un lavoro precario, lui uno di quei cani portati a casa per compiacere un bambino su-bito dopo il rientro dalle vacanze e poi, l’anno successivo, buttato in strada con un collare d’acciaio che nel frattempo si è fatto un po’ stretto. In una afosa giornata di settembre, una di quelle che aspettano una pioggia già in ritardo, i due si incontrano. Osac, il cane, è riverso a terra contro il marciapiede, più morto che vivo. Lei, la donna, sta per salire in macchina, ma quando lo nota, si ferma e decide di prenderlo con sé. Il loro incontro sembra scritto nel destino, ma Osac non è un cane come gli altri. Ingombrante, indisciplinato, scontroso e selva-tico, è senza mezze misure e sembra arrivare direttamente dal selvaggio Klondike. Non è, tuttavia, un cane da slitta. È uno di quei cani indomabili che vivono sempre fuggiaschi, che sentono il ‘richiamo della foresta’ e faticano a lasciarsi addomesticare. Il ter-rore dell’abbandono si è riversato nei suoi occhi, dandogli un’aria forsennata, infernale. Un animale primitivo che non riesce ad accettare interferenze nel rapporto esclusivo e assoluto che instaura con la sua salvatrice, amata in modo morboso, senza riserve. Fino a quando la notizia di una gravidanza inaspettata stravolgerà, nuovamente, la sua vita. Dopo aver dato voce alla figura del padre ne Le serenate del Ciclone, Romana Petri torna a raccontarsi attraverso gli occhi di un altro ‘gigante’ buono: il selvaggio Osac, un cane che, con la sua furia ribelle, sembra uscito da un libro di Jack London. ‘Romana Petri riesce a rendere universale il particolare – dovere di ogni scrittore quando attinge alla propria vita’. D – la Repubblica
(source: Bol.com)

Mio assoluto amore

‘Tu sei la cosa più bella che c’è. In te tutto è perfetto, crocchetta, ogni dettaglio. Sei l’ideale platonico di te stessa. Ogni tuo graffio, ogni piccola spellatura è l’inimitabile elaborazione della tua bellezza e del tuo essere selvaggia. Sei come una naiade, come una ragazza cresciuta dai lupi. Tu sei la mia cosa numinosa in un mondo profano, di tenebra.’ Mio assoluto amore racconta l’adorazione di un padre per la figlia, un sentimento da lei ricambiato in maniera cupa e alternante. Pressoché isolati in una vecchia casa di legno, in una parte selvaggia della California, eccoli, loro due, meravigliosi e contorti, unici. Il padre violento e sboccato, maniaco delle armi, e sua figlia quattordicenne, Turtle, incapace di parlare alle sue compagne di classe, muta per troppo amore filiale, sopraffatta dal dolore e dalla passione per un uomo che non le ha mai comprato un vestito, che le ha insegnato soltanto a cacciare, uccidere gli animali, scuoiarli, curarsi da sola e che, per anni, le ha sussurrato all’orecchio di un mondo là fuori sfinito, chiuso nella morsa di un consumismo impazzito, un mondo che loro devono rifiutare, sradicare dalle loro menti, odiare insieme. Mio assoluto amore di Gabriel Tallent è stato segnalato come il miglior debutto americano del 2017, ha subito raggiunto i primi posti della classifica del ”New York Times” e Stephen King lo ha definito un capolavoro precisando di non esagerare – tutte cose vere senza dubbio, che non dicono però la grazia e la forza di questo esordio: una storia mozzafiato, una bellissima trama comandata da uno stile straordinario. È un libro concepito in due grandi parti, come la navata e l’abside di una chiesa, discesa all’inferno e risalita di una ragazza prima prigioniera della psiche e del suo amore ossessivo per il padre, poi fuggitiva nella natura e nel corpo, in una storia incalzante, vorticosa, selvaggia e intima. È in questo arco teso allo spasimo che il linguaggio di Mio assoluto amore si attorciglia ai piedi del lettore come una radice infestante e lo avvolge dal basso verso l’alto, con la sua battagliera cupezza di situazioni e oltraggi e disagi e speranze e crudeltà.

(source: Bol.com)

Il mio amato

Dapprima fui molto spaventato: l’omosessualità è una delle più gravi trasgressioni della Torà. Ma accanto alla paura abissale provavo un piacere oscenamente sfrenato per aver scoperto simili sorgenti segrete. Durante le poche settimane che trascorsi in compagnia di Channa, il mio corpo conobbe brividi di piacere mai provati. Allora consideravo la cosa come un dono meraviglioso concesso a me in particolare. Nessuno intorno a me può provare un briciolo di questa gioia fisica che io provo alla vista del volto di un quindicenne. Nessuno tra i miei conoscenti può nemmeno immaginare che esista una cosa simile; io, del resto, prima lo ignoravo. Nella cornice di Meah Shearim, il quartiere ultraortodosso di Gerusalemme, trasgressione e rigore della fede si scontrano in un dramma tutto interiore in cui il protagonista paga la sua spietata lucidità nei confronti di se stesso con l’accettazione di una maschera che lo relega in una solitudine senza fine.
(source: Bol.com)

Il minotauro

La storia di Arianna, Teseo e Minosse, del labirinto e del minotauro, il suo unico abitante, è nota a tutti, ma nella versione di Dürrenmatt la prospettiva cambia radicalmente.
Luogo dell’azione, un labirinto di specchi che riflette immagini all’infinito.
Protagonista il minotauro, metà uomo e metà toro, sempre al limite della conoscenza, delle sensazioni di passione, gioia, infelicità, paura e tormento, mentre per natura non può provare sensazioni; sempre sulla soglia delle emozioni che proverebbe, se solo sapesse cosa vuol dire provare emozioni.
Un gioco di rimandi tra l’essere e la sua ombra, il corpo e le sue migliaia di copie riflesse, che riproduce l’illusorietà di qualsiasi tentativo di fuga.
Un racconto che corre rapido verso un epilogo drammatico… con i lettori schierati al fianco del presunto mostro.
“Si mosse verso la parete di vetro più vicina, un’immagine gli si mosse a sua volta incontro mentre altre immagini si allontanavano. Toccò la sua immagine con la destra, toccò la sinistra della sua immagine che risultò liscia e fredda al tatto, e davanti a lui le altre immagini si toccarono in immagini d’immagini…”

Minon

Minon è sola nella battaglia. Gli spettri sono ovunque. Li scruta indurre l’uomo al peccato, ingordi del sapore del male. Inconsapevole dell’origine del dono di poterli vedere, dà loro la caccia fin da bambina. È in grado di strapparli dal corpo delle vittime. Attraverso un simbolo a lei ignoto, marchiato sul palmo della mano, apre uno squarcio dimensionale e li scaraventa dentro. Cosa ci sia al di là del portale è un mistero. Si accorge però che qualcosa sta cambiando. Gli spettri hanno mutato modus operandi, il male assorbito o le anime peccatrici recuperate dalle loro infami gesta sembrano non essere più sufficienti: ora spariscono umani in carne e ossa. Riuscirà a svelare gli arcani? Cosa vorrà quell’angelo nero comparso dal nulla? Chi la affiancherà nel duello finale? Una cosa è certa: la lotta la porterà al cospetto del Male!

Minima Mercatalia

La modernità è anche la storia del nesso di tensione, adattamento e contrasto tra la filosofia e l’assolutizzazione del mercato in cui si condensa lo spirito del capitalismo. Sulle orme di Hegel e di Marx, il libro delinea una fenomenologia dello spirito del capitalismo condotta sui due piani della storia della modernità e delle principali figure del pensiero che l’hanno animata. Massima alienazione dell’uomo rispetto alle proprie potenzialità ontologiche, l’odierno monoteismo del mercato è la prima società in cui regna sovrano il principio metafisico dell’illimitatezza, il “cattivo infinito” della norma dell’accumulazione smisurata del profitto a scapito della vita umana e del pianeta. In questo scenario, la filosofia resta il luogo del rischio assoluto: infatti, essa è il luogo della possibile resistenza al nichilismo della forma merce e, insieme, della sua eventuale legittimazione in stile postmoderno. Saggio introduttivo di Andrea Tagliapietra

(source: Bol.com)

La minaccia nucleare

Un’ombra inquietante minaccia la fragile pace mondiale. Le ripetute e sempre più allarmanti provocazioni di Kim Jong-un, il dittatore della Corea del Nord, sembrano rendere ogni giorno più concreto il rischio di una nuova guerra mondiale, con lo spettro dell’uso delle armi nucleari. Ma quali sono i paesi del cosiddetto ‘club nucleare’? Come sono stati costruiti i loro arsenali e che caratteristiche hanno? Quali sono i rischi che il nucleare, anche in tempo di pace, possa finire nelle mani dei terroristi internazionali? Dagli autori del ”Califfato Nero”, una rigorosa indagine sull’incubo del nostro tempo.

(source: Bol.com)

Millepiani. Capitalismo e schizofrenia

Nel 1980, quando, in Francia, Gilles Deluze e Felix Guattari diedero alle stampe la prima edizione di Mille piani, la nuova dimensione del pensiero filosofico aperta dalle riflessioni dei due pensatori fu subito evidente, anche se fu necessario ancora del tempo prima che la densità e la centralità dei temi affrontati da quest’opera venissero recepite in tutta la loro importanza. Deleuze e Guattari, con uno sforzo analitico capace di andare dritto al cuore del contemporaneo, isolarono concetti indispensabili per comprendere la realtà del mondo dopo la fine del Ventesimo secolo. Parole-chiave come “rizoma”, capace di descrivere l’orqanizzazione reticolare e la relazione comunitaria attraverso la quale viene prodotta la conoscenza; interpretazioni illuminanti dell’attuale deriva tecnologica e la conseguente possibilità di parlare di un “corpo post-organico”; l’identificazione di un apparato repressivo visto come “macchina da guerra” inglobata nel cuore delle società avanzate; la descrizione di un pensiero nomade, aperto, che procede per intersezioni… tutto questo, insieme a molti altri concetti con cui lo scenario culturale è andato familiarizzandosi fanno di “Mille piani” un punto di riferimento assoluto: l’opera filosofica che meglio identifica il nostro tempo.

Millennium

Di tutte le civiltà che esistevano nell’anno Mille, quella dell’Europa occidentale sembrava la peggior candidata per un futuro radioso. Paragonati agli imperi scintillanti di Bisanzio o dell’Islam, i regni frammentati affacciati sull’Atlantico sembravano poveri, impauriti e poco sviluppati. Ma l’anarchia di quegli anni non era il presagio per la fine del mondo, ma la fucina di un ordine radicalmente diverso. “Millennium” è la storia di quell’anarchia. È l’avvincente panoramica dei secoli che precedono e seguono l’anno Mille, dell’epoca di Guglielmo il Conquistatore, di Papa Gregorio VII e degli abati di Cluny, di vichinghi, monaci e servi della gleba, dei castelli e dell’invenzione della cavalleria, della prima crociata lanciata da Urbano II, oltre che del primo conflitto tra Stato e Chiesa. È la narrazione di come la cultura dell’Europa – irrequieta, creativa e dinamica – è stata forgiata dalle convulsioni di quello straordinario periodo. Edizione tascabile di “Millennium. La fine del mondo e la nascita della cristianità”.
(source: Bol.com)

Il millennio dell’antimateria

Antimateria! II vagheggiato elemento costitutivo di un universo speculare rispetto al nostro, i cui atomi sono formati da nuclei con carica negativa ed elettroni con carica positiva. La differenza è invisibile, intangibile… finché materia e antimateria non vengono in contatto. Perché quando ciò avviene, le opposte particelle esplodono liberando energia allo stato puro… una reazione spaventosa neppure lontanamente paragonabile alla fissione all’uranio. L’antimateria non può essere manipolata nel normale universo di materia quale noi lo conosciamo, eppure vi sono uomini che credono in questa possibilità e sono più che mai decisi a controllarla… Intrepidi ingegneri spaziali che parlano di prodigiose macchine di antimateria comandate a distanza in grado di estrarre minerali composti dallo stesso elemento. Un progetto folle, perché infatti tutti sanno che far coesistere materia e antimateria nello stesso spazio è impossibile per definizione, significa cioè negare le leggi della fisica… Su tali straordinarie premesse si sviluppa un ambizioso ciclo che narra le avventure di uomini coraggiosi, chiamati a confrontarsi con i più antichi segreti del cosmo, fra titaniche imprese, lotte di potere e strategie di dominio. Un leggendario ciclo di avventure spaziali entrato di diritto a far parte della storia della fantascienza, firmato da uno dei suoi autori più amati e rappresentativi.

I mille volti del terrore

Morti misteriose, magie innominabili, case infestate, voci di defunti: queste e altre inquietanti fantasie orrorifiche affollano le macabre narrazioni create dall’immaginazione dei moderni maestri dell’horror e qui raccolte. Da “I figli del grano” di Stephen King ai testi di Karl Edward Wagner, Dennis Etchison, Tanith Lee, Ramsey Campbell e tanti altri.

I mille autunni di Jacob de Zoet

Dejima, una piccola isola artificiale al largo di Nagasaki, camera di compensazione tra l’Oriente e l’Occidente del 18° secolo, un avamposto commerciale poco noto, diventa il teatro principale dove si svolgono le scene più importanti di questo magnifico romanzo. Un mondo nascosto, dove si agita l’ermetica società pre-industriale del Giappone.
Jacob de Zoet, protagonista principale della storia, è un impiegato di una società commerciale olandese che, per guadagnare quanto gli serve per poter chiedere la mano della sua amata Anna, ottiene il trasferimento sull’isola, rimanendone affascinato e incuriosito.
Dovrà rimanere sull’isola almeno cinque anni e poi potrà tornare, con la sua dote, per sposare la fidanzata. Quando arriva a destinazione, si trova in un mondo nuovo capace di catturare lo sguardo e la fantasia: la piccola isola artificiale è superbamente selvaggia e dolcemente fiorita, ma d’altro canto deve subito scontrarsi con i maneggi dell’amministrazione che lo ha preceduto.
Da funzionario serio e onesto qual è, comincia a lavorare sui libri contabili, affronta trattative commerciali con le autorità locali, conosce le personalità del luogo e in particolare si lega al dottor Marinus, medico e scienziato autoesiliatosi nell’isola. Tra gli allievi della sua scuola di medicina, spicca per talento e vocazione Aibagawa Orito, una giovane levatrice.
L’imbattersi in questa delicata creatura, segnata da una misteriosa cicatrice sul volto, e innamorarsene perdutamente è per de Zoet un tutt’uno. Ma è anche il primo, fatale passo verso l’oscuro destino che lo attende in un’intricata vicenda d’amore e morte, incontri fatali, tradimenti, delitti, amicizie, sullo sfondo di un Oriente dai contorni sfuggenti e inaccessibili.

Il milionario irrequieto

Una potente famiglia distrutta dalla sete di potere. Otto fratelli dispersi ai quattro angoli del mondo. Ma è giunto il momento per la dinastia dei Wolfe di risollevarsi.
Spregiudicato nella vita, invidiato da molti, nel corso degli anni Sebastian ha dipinto di sé l’immagine del playboy indolente. Grazie alla barriera che ha eretto fra sé e il resto del mondo, tutti credono che il suo cuore sia fatto di pietra. Così, quando l’affascinante rampollo di casa Wolfe ospita nel proprio attico la bellissima star di Bollywood Aneesa Adani, non può sapere che ad attenderlo c’è il rischio più grande della sua vita. Perché la dolce Aneesa è l’unica in grado di accendere quel fuoco che può finalmente sciogliere il suo cuore.
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### Sinossi
Una potente famiglia distrutta dalla sete di potere. Otto fratelli dispersi ai quattro angoli del mondo. Ma è giunto il momento per la dinastia dei Wolfe di risollevarsi.
Spregiudicato nella vita, invidiato da molti, nel corso degli anni Sebastian ha dipinto di sé l’immagine del playboy indolente. Grazie alla barriera che ha eretto fra sé e il resto del mondo, tutti credono che il suo cuore sia fatto di pietra. Così, quando l’affascinante rampollo di casa Wolfe ospita nel proprio attico la bellissima star di Bollywood Aneesa Adani, non può sapere che ad attenderlo c’è il rischio più grande della sua vita. Perché la dolce Aneesa è l’unica in grado di accendere quel fuoco che può finalmente sciogliere il suo cuore.

Mikrokosmos

”Questa antologia viene a configurarsi come un libroautonomo e non come una semplice selezione o una panoramica, capace di rendereconto, naturalmente a spizzichi e a bocconi, di un’attività poetica ormai piùche cinquantennale; il testo possiede un’autosufficienza che deriva dallaforte correlazione tra la ricerca e la scelta del frammento e il suomontaggio… Il titolo, rimandando, da un lato, all’amato (da Sanguineti) BelaBartok e, dall’altro, a un lessico con chiare ascendenzematematico-scientifiche, propone e sovrappone, in perfetta contemporaneità,l’idea di un piccolo universo autonomo, e, in linea con un Bartok rivisto ericorretto, quello di una lingua della poesia (là della musica) concretamenteradicata nella realtà materiale.”(dalla Premessa di Erminio Risso) “mi autoproduco, fragile, miclono, / stacco me da me stesso, e a me mi dono: / mi autodigitalizzo,ologrammatico, / replicandomi in toto, svelto e pratico: mi automaschero e,assai plasticamente, / sindonizzo il mio corpo, e la mia mente: / miautoregistro, ormai, se mi iconizzo, – cromocifrato in spettro – e miironizzo:”.
(source: Bol.com)