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Il linguaggio d’Italia. Storia e strutture linguistiche italiane dalla preistoria ai giorni nostri

Questo libro si pone insieme come un modello storiografico inusitato e come il bilancio di un’esperienza storica singolarissima e probabilmente ineguagliabile nella sua varietà e unità.

Questo libro si pone insieme come un modello storiografico inusitato e come il bilancio di un’esperienza storica singolarissima e probabilmente ineguagliabile nella sua varietà e unità.

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I linguaggi di Pao

Il tema del romanzo è la comunicazione, o meglio il tentativo di alcuni scienziati del pianeta Breakness di cambiare la società attraverso lo sconvolgimento del linguaggio. A capo di questo gruppo di scienziati cè Palafox, un personaggio all’incrocio tra magia e scienza, animato dall’idea di ridare vitalità ad una cultura stagnante e noiosa attraverso l’introduzione di tre linguaggi differenti che dovrebbero essere adottati dalle diverse classi sociali: i tecnici, i signori e i burocrati. Ma la vera intenzione di Palafox (inesorabilmente trascinato verso la pazzia) è sottomettere Pao, e a questo scopo fa rapire Beran Panasper, l’erede al trono.

Il tema del romanzo è la comunicazione, o meglio il tentativo di alcuni scienziati del pianeta Breakness di cambiare la società attraverso lo sconvolgimento del linguaggio. A capo di questo gruppo di scienziati cè Palafox, un personaggio all’incrocio tra magia e scienza, animato dall’idea di ridare vitalità ad una cultura stagnante e noiosa attraverso l’introduzione di tre linguaggi differenti che dovrebbero essere adottati dalle diverse classi sociali: i tecnici, i signori e i burocrati. Ma la vera intenzione di Palafox (inesorabilmente trascinato verso la pazzia) è sottomettere Pao, e a questo scopo fa rapire Beran Panasper, l’erede al trono.

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La lingua sarda: storia, spirito e forma

Data alle stampe nel 1950 dall’illustre glottologo neolatinista Max Leopold Wagner, *La lingua sarda* rappresenta un’autentica pietra miliare nel campo della linguistica sarda. Corredata da un robusto apparato di analisi storica, morfologica, sintattica, grammaticale, e arricchita da approfondite ricerche sul lessico, l’opera si presentava finora in un’edizione che ne sminuiva l’importanza per i numerosissimi refusi, qui emendati dal curatore.

Data alle stampe nel 1950 dall’illustre glottologo neolatinista Max Leopold Wagner, *La lingua sarda* rappresenta un’autentica pietra miliare nel campo della linguistica sarda. Corredata da un robusto apparato di analisi storica, morfologica, sintattica, grammaticale, e arricchita da approfondite ricerche sul lessico, l’opera si presentava finora in un’edizione che ne sminuiva l’importanza per i numerosissimi refusi, qui emendati dal curatore.

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Lingua di falce

Mentre in Padre padrone (Premio Viareggio 1975) Gavino Ledda aveva ricostruito il momento iniziale della solitaria lotta che egli sostenne per riscattarsi dallo stato di pastore analfabeta e giungere alle soglie degli studi superiori, in Lingua di falce viene messa in evidenza la vita di una comunità sarda.
Punto di partenza è la continuazione di quelle vicissitudini autobiografiche narrate nel primo libro (dal quale è stato tratto il telefilm diretto dai fratelli Taviani), ma ora l’autore mette in gioco uno sfondo corale che gli permette da una parte di cogliere dal vivo la sopravvivenza di usanze e credenze radicate in una antica civiltà, e dall’altra di illustrare lo scontro tra la tradizione sarda, pastorale e contadina, e l’implacabile avanzata della moderna società dei consumi e della tecnologia. Gli episodi salienti, nei quali la vita quotidiana è scandita dalle decisioni degli anziani, si situano in un momento di crisi, tra il tramonto del passato nuragico e la nascita di una Sardegna nuova: la fuga degli emigranti, i rimedi contro il malocchio, il destino del ferreo codice di onore, le difficoltà incontrate dai giovani alla ricerca di una educazione sono alcuni degli elementi che concorrono nel creare l’immagine esemplare di una situazione sociale di trapasso. Le contraddizioni vengono spinte all’estremo non da un’invenzione letteraria, ma dalle condizioni reali nel cui àmbito ha luogo lo scontro tra padri e figli. Gavino Ledda, che ha lavorato in quei campi e ha raccolto la voce del passato direttamente dai patriarchi formatisi in una dura lotta contro le ingiustizie e la povertà, indaga con simpatia e comprensione sulle tradizioni, ma anche chiarisce con fermezza la posizione di tutti coloro che, come lui, hanno lottato per sconfiggere un passato di sottomissione.

Mentre in Padre padrone (Premio Viareggio 1975) Gavino Ledda aveva ricostruito il momento iniziale della solitaria lotta che egli sostenne per riscattarsi dallo stato di pastore analfabeta e giungere alle soglie degli studi superiori, in Lingua di falce viene messa in evidenza la vita di una comunità sarda.
Punto di partenza è la continuazione di quelle vicissitudini autobiografiche narrate nel primo libro (dal quale è stato tratto il telefilm diretto dai fratelli Taviani), ma ora l’autore mette in gioco uno sfondo corale che gli permette da una parte di cogliere dal vivo la sopravvivenza di usanze e credenze radicate in una antica civiltà, e dall’altra di illustrare lo scontro tra la tradizione sarda, pastorale e contadina, e l’implacabile avanzata della moderna società dei consumi e della tecnologia. Gli episodi salienti, nei quali la vita quotidiana è scandita dalle decisioni degli anziani, si situano in un momento di crisi, tra il tramonto del passato nuragico e la nascita di una Sardegna nuova: la fuga degli emigranti, i rimedi contro il malocchio, il destino del ferreo codice di onore, le difficoltà incontrate dai giovani alla ricerca di una educazione sono alcuni degli elementi che concorrono nel creare l’immagine esemplare di una situazione sociale di trapasso. Le contraddizioni vengono spinte all’estremo non da un’invenzione letteraria, ma dalle condizioni reali nel cui àmbito ha luogo lo scontro tra padri e figli. Gavino Ledda, che ha lavorato in quei campi e ha raccolto la voce del passato direttamente dai patriarchi formatisi in una dura lotta contro le ingiustizie e la povertà, indaga con simpatia e comprensione sulle tradizioni, ma anche chiarisce con fermezza la posizione di tutti coloro che, come lui, hanno lottato per sconfiggere un passato di sottomissione.

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La lingua del fuoco

Quando c’è un incendio, Jack Wade si precipita. È un ex poliziotto del dipartimento incendi licenziato per aver protetto un testimone. Adesso lavora come perito per la compagnia di assicurazioni California Fire and Life. Ovvero fruga tra le ceneri delle vite di altra gente. È un uomo che conosce la lingua del fuoco, che sa leggere le tracce rimaste come una carta stradale. Quando viene chiamato a esaminare una strana richiesta di assicurazione, le tracce gli dicono che c’è qualcosa di sbagliato. Di talmente sbagliato che Jack viola la sua regola principale – mai metterci niente di personale, né di emotivo – e si butta a capofitto nel caso…

Quando c’è un incendio, Jack Wade si precipita. È un ex poliziotto del dipartimento incendi licenziato per aver protetto un testimone. Adesso lavora come perito per la compagnia di assicurazioni California Fire and Life. Ovvero fruga tra le ceneri delle vite di altra gente. È un uomo che conosce la lingua del fuoco, che sa leggere le tracce rimaste come una carta stradale. Quando viene chiamato a esaminare una strana richiesta di assicurazione, le tracce gli dicono che c’è qualcosa di sbagliato. Di talmente sbagliato che Jack viola la sua regola principale – mai metterci niente di personale, né di emotivo – e si butta a capofitto nel caso…

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Linee di sangue

Per Henry Fitzroy, vampiro con 450 anni di esistenza alle spalle, tutto ha inizio con una tormentosa immagine del sole a cui non riesce a sfuggire. Temendo per la propria sanità mentale, Henry si rivolge all’ex poliziotta e investigatrice privata Vicki Nelson, sua compagna di indagini sovrannaturali, per chiedere aiuto. E mentre i due lottano per far fronte a quella strana ossessione di Henry, il più intimo amico di Vicki, il detective Mike Cellucci, si trova a indagare su due misteriose morti verificatesi al Museo Egizio…

Per Henry Fitzroy, vampiro con 450 anni di esistenza alle spalle, tutto ha inizio con una tormentosa immagine del sole a cui non riesce a sfuggire. Temendo per la propria sanità mentale, Henry si rivolge all’ex poliziotta e investigatrice privata Vicki Nelson, sua compagna di indagini sovrannaturali, per chiedere aiuto. E mentre i due lottano per far fronte a quella strana ossessione di Henry, il più intimo amico di Vicki, il detective Mike Cellucci, si trova a indagare su due misteriose morti verificatesi al Museo Egizio…

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Linea di confine

Dopo tre anni trascorsi a Washington, Annika Bengtzon è da poco rientrata alla redazione di Stoccolma della Stampa della sera, pronta ad affrontare una nuova inchiesta: in un sobborgo della capitale, sotto un mucchio di neve nei pressi di una scuola materna, è stato ritrovato il corpo di una donna, l’ennesima giovane madre accoltellata alle spalle. La quarta vittima in poco tempo. Mentre Annika è assorbita dalle indagini su quello che ormai gli organi d’informazione hanno deciso essere un serial killer, Thomas, il marito ritrovato ora funzionario al ministero della Giustizia, è a Nairobi per partecipare a un convegno sulla sicurezza internazionale. Un viaggio intrapreso quasi per noia che si trasformerà nel peggiore degli incubi. L’intera delegazione di cui Thomas fa parte viene sequestrata al confine tra Kenya e Somalia, i rapitori esigono un riscatto irragionevole e impossibile da esaudire. Per Annika, comincia un periodo di trattative estenuanti e, sembrerebbe, senza speranza: nessun governo europeo ha intenzione di cedere alle folli richieste avanzate da un gruppo di ribelli dell’Africa Orientale, così gli ostaggi cominciano a cadere, giustiziati, uno dopo l’altro. Reporter professionista come l’eroina della sua serie, Liza Marklund conosce molto bene il mondo dei media, troppo spesso a caccia d’intrattenimento più che d’informazione, e i meccanismi usati per distorcere la realtà a proprio uso e consumo, e lo restituisce con competenza e realismo. Combinando sapientemente ragion di stato ed emozioni private in un crescendo di tensione, conferma la sua indiscussa abilità di fare dei fatti personali politica e della politica un fatto personale.

Dopo tre anni trascorsi a Washington, Annika Bengtzon è da poco rientrata alla redazione di Stoccolma della Stampa della sera, pronta ad affrontare una nuova inchiesta: in un sobborgo della capitale, sotto un mucchio di neve nei pressi di una scuola materna, è stato ritrovato il corpo di una donna, l’ennesima giovane madre accoltellata alle spalle. La quarta vittima in poco tempo. Mentre Annika è assorbita dalle indagini su quello che ormai gli organi d’informazione hanno deciso essere un serial killer, Thomas, il marito ritrovato ora funzionario al ministero della Giustizia, è a Nairobi per partecipare a un convegno sulla sicurezza internazionale. Un viaggio intrapreso quasi per noia che si trasformerà nel peggiore degli incubi. L’intera delegazione di cui Thomas fa parte viene sequestrata al confine tra Kenya e Somalia, i rapitori esigono un riscatto irragionevole e impossibile da esaudire. Per Annika, comincia un periodo di trattative estenuanti e, sembrerebbe, senza speranza: nessun governo europeo ha intenzione di cedere alle folli richieste avanzate da un gruppo di ribelli dell’Africa Orientale, così gli ostaggi cominciano a cadere, giustiziati, uno dopo l’altro. Reporter professionista come l’eroina della sua serie, Liza Marklund conosce molto bene il mondo dei media, troppo spesso a caccia d’intrattenimento più che d’informazione, e i meccanismi usati per distorcere la realtà a proprio uso e consumo, e lo restituisce con competenza e realismo. Combinando sapientemente ragion di stato ed emozioni private in un crescendo di tensione, conferma la sua indiscussa abilità di fare dei fatti personali politica e della politica un fatto personale.

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La linea della palma: Saverio Lodato fa raccontare Andrea Camilleri

Una lunga conversazione in cui Camilleri, sollecitato dal giornalista Lodato, mette a nudo la sua esperienza di scrittore e di uomo di spettacolo, ma anche di uomo impegnato politicamente. Un’intervista-confessione con pagine dense di ricordi sull’infanzia siciliana, sull’universo familiare, sugli anni del fascismo e della guerra, sulla mafia vecchia e nuova; pagine di grande intensità, a volte pungenti sino all’invettiva, in cui si intrecciano riflessione politica, conoscenza della storia e alta tensione morale.

Una lunga conversazione in cui Camilleri, sollecitato dal giornalista Lodato, mette a nudo la sua esperienza di scrittore e di uomo di spettacolo, ma anche di uomo impegnato politicamente. Un’intervista-confessione con pagine dense di ricordi sull’infanzia siciliana, sull’universo familiare, sugli anni del fascismo e della guerra, sulla mafia vecchia e nuova; pagine di grande intensità, a volte pungenti sino all’invettiva, in cui si intrecciano riflessione politica, conoscenza della storia e alta tensione morale.

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La linea d’ombra (Einaudi)

Alle prime avvisaglie di giovinezza finita il protagonista di questo piccolo capolavoro decide di lasciare il mare e i tropici. Ma nell’albergo dove attende la nave che lo rimpatrii gli si presenta la grande occasione: un posto da capitano. E cosí il giovane ufficiale decide di affrontare il viaggio verso la maturità imbarcandosi su un veliero come stregato dal ricordo del precedente capitano morto pazzo, con un mare disperatamente immobile, con un equipaggio estenuato dalle febbri, marinai scheletrici che non hanno piú forza per manovrar le vele, in attesa di un soffio di vento che dissipi l’incantesimo.

Alle prime avvisaglie di giovinezza finita il protagonista di questo piccolo capolavoro decide di lasciare il mare e i tropici. Ma nell’albergo dove attende la nave che lo rimpatrii gli si presenta la grande occasione: un posto da capitano. E cosí il giovane ufficiale decide di affrontare il viaggio verso la maturità imbarcandosi su un veliero come stregato dal ricordo del precedente capitano morto pazzo, con un mare disperatamente immobile, con un equipaggio estenuato dalle febbri, marinai scheletrici che non hanno piú forza per manovrar le vele, in attesa di un soffio di vento che dissipi l’incantesimo.

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Limbo

La vigilia di Natale, Manuela Paris torna a casa, in una cittadina sul mare vicino a Roma. Non ha ancora ventotto anni. Da lì è partita per fare il soldato, ormai molti anni fa. In fuga da un’adolescenza sbandata, dalle frustrazioni di una madre che cercava in lei il proprio riscatto e dalle lacerazioni della sua famiglia. Con rabbia, determinazione e sacrificio, Manuela si è faticosamente costruita la vita che sognava, fino a diventare sottufficiale dell’esercito e comandante di plotone in una base avanzata del deserto afghano, responsabile della vita e della morte di trenta uomini. Ma il sanguinoso attentato in cui è rimasta ferita la costringe ora a una guerra molto diversa, e non meno insidiosa: contro i ricordi, il disinganno e il dolore, ma anche contro il ruolo di donna e vittima che la società tenta di imporle.
L’incontro con il misterioso ospite dell’hotel Bellavista, sospeso come lei in un suo personale limbo di attesa e speranza, è l’occasione per fare i conti con la sua storia. E per scoprire che vale sempre la pena vivere – perché nessuno, nemmeno lei, è ciò che sembra.
Sette anni dopo *Un giorno perfetto*, Melania Mazzucco torna a scrivere un romanzo contemporaneo, epico e appassionante, in cui la tensione etica soffia a ogni pagina. Una storia d’amore e di perdita, di morte e resistenza, che ci interroga sulle nostre scelte e sulle nostre responsabilità di uomini.

La vigilia di Natale, Manuela Paris torna a casa, in una cittadina sul mare vicino a Roma. Non ha ancora ventotto anni. Da lì è partita per fare il soldato, ormai molti anni fa. In fuga da un’adolescenza sbandata, dalle frustrazioni di una madre che cercava in lei il proprio riscatto e dalle lacerazioni della sua famiglia. Con rabbia, determinazione e sacrificio, Manuela si è faticosamente costruita la vita che sognava, fino a diventare sottufficiale dell’esercito e comandante di plotone in una base avanzata del deserto afghano, responsabile della vita e della morte di trenta uomini. Ma il sanguinoso attentato in cui è rimasta ferita la costringe ora a una guerra molto diversa, e non meno insidiosa: contro i ricordi, il disinganno e il dolore, ma anche contro il ruolo di donna e vittima che la società tenta di imporle.
L’incontro con il misterioso ospite dell’hotel Bellavista, sospeso come lei in un suo personale limbo di attesa e speranza, è l’occasione per fare i conti con la sua storia. E per scoprire che vale sempre la pena vivere – perché nessuno, nemmeno lei, è ciò che sembra.
Sette anni dopo *Un giorno perfetto*, Melania Mazzucco torna a scrivere un romanzo contemporaneo, epico e appassionante, in cui la tensione etica soffia a ogni pagina. Una storia d’amore e di perdita, di morte e resistenza, che ci interroga sulle nostre scelte e sulle nostre responsabilità di uomini.

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LIMBO

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Liguria criminale: dai serial killer Minghella e Bilancia alla banda XXII ottobre, dal misterioso suicidio di Luigi Tenco all’esecuzione spietata di Guido Rossa ad opera delle Brigate Rosse, dalle sanguinose faide dei paesi dell’entroterra alla grande tragedia del G8

Genova, la Superba, punta estrema del triangolo industriale, città moderna e tecnologica, luogo di traffici e forti contraddizioni. E la Liguria, un arcobaleno di fiori colorati, scorci di mare azzurro e montagne aspre. Architetture urbane e naturali splendide, che pure nascondono misteri e crimini efferati. Genova e i suoi tristi primati nella storia degli anni dì piombo, dall’omicidio di Alessandro Floris ad opera della banda XXII Ottobre, fino alla spietata freddezza della guerra mai dichiarata delle Brigate Rosse; sequestri, gambizzazioni, omicidi, come quelli di Guido Rossa e del giudice Francesco Coco e della sua scorta; e i delitti della sua borghesia o del mondo malavitoso nascosti nell’intrico dei caruggi negli austeri palazzi. E ancora, le esplosioni di piazza del ’60 e la tragedia del G8 del 2001.

Genova, la Superba, punta estrema del triangolo industriale, città moderna e tecnologica, luogo di traffici e forti contraddizioni. E la Liguria, un arcobaleno di fiori colorati, scorci di mare azzurro e montagne aspre. Architetture urbane e naturali splendide, che pure nascondono misteri e crimini efferati. Genova e i suoi tristi primati nella storia degli anni dì piombo, dall’omicidio di Alessandro Floris ad opera della banda XXII Ottobre, fino alla spietata freddezza della guerra mai dichiarata delle Brigate Rosse; sequestri, gambizzazioni, omicidi, come quelli di Guido Rossa e del giudice Francesco Coco e della sua scorta; e i delitti della sua borghesia o del mondo malavitoso nascosti nell’intrico dei caruggi negli austeri palazzi. E ancora, le esplosioni di piazza del ’60 e la tragedia del G8 del 2001.

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