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La mummia

Un tempo era Ramses il Grande, faraone d’Egitto, potente, temuto e sicuro che il mondo lo avrebbe ricordato… Ora è Ramses il Dannato, vivo dopo la morte e costretto a vagare nei secoli per placare una sete che non può essere placata…
A riportarlo ancora una volta tra i vivi, nella Londra edoardiana ricca e decadente, è l’egittologo Lawrence Stratford che, dopo anni di ricerche, riesce a violare la sua tomba, scoprendo anche, accanto alla mummia del faraone, un misterioso busto di Cleopatra, vissuta almeno mille anni dopo. Affascinato dall’enigma, lo studioso interroga allora antichi papiri che gli narrano una vicenda straordinaria e inquietante: grazie a un elisir, Ramses ha ottenuto 1’immortalità, e ha attraversato il tempo, viaggiando, lottando, amando…

Il mulino del Po

Dal fiume Vop al Po, dalla campagna di Russia di napoleonica memoria alla Prima guerra mondiale: il «poema molinaresco» (così lo definisce l’autore stesso) di Riccardo Bacchelli è un romanzo che danza un ritmo lento, placido, ma inesorabile, come lo scorrere di ogni grande fiume, che può proseguire inerme e tranquillo per anni e anni, per poi avere delle improvvise accelerazioni, degli scatti imprevisti capaci di trasformare un intero paesaggio nel giro di qualche giorno. Quale altra migliore immagine per descrivere la vita di ogni uomo? Un parallelo che corre lungo tutta l’opera: le nostre vite, in fondo, sono sempre le stesse, come l’acqua che scorre sempre nello stesso letto. Eppure, ogni giorno che passa, impercettibile, il corso del fiume cambia continuamente. Magari di un niente, ma cambia. Fino a una catastrofe improvvisa che ribalta completamente la situazione, stravolgendola. E via così all’infinito, un giorno dopo l’altro, un anno dopo l’altro.

Mrs Bridge

Mrs Bridge è una donna come tante. Una donna che ci assomiglia, magari di cui siamo figli. Nulla sembra rendere particolare la sua vita. Come quella di tutti è una vita piena di ‘ma’. Moglie premurosa di un marito taciturno e distratto che passa piú tempo in ufficio che a casa: ma le hanno insegnato a essere una sposa devota e a non lamentarsi. Madre ansiosa di tre figli a cui dedica tutte le energie: ma, pur cosí amati, paiono condurre una vita segreta e piú felice lontani dallo sguardo materno. Le vicine occhiute sono sempre pronte a criticare a mezza bocca, magari con una battuta apparentemente benevola: ma Mrs Bridge non mostra mai il minimo cedimento, la piú piccola debolezza. E cosí, giorno dopo giorno, Mrs Bridge riempie con mille, piccole, necessarie incombenze il vuoto che si spalanca nella sua esistenza. Man mano che il racconto procede, i capelli si ingrigiscono, i figli escono di casa, la solitudine aumenta, quella che all’inizio sembrava quasi una benevola satira della ‘casalinga perfetta’ diventa una discesa affettuosa e commovente, partecipe e tragica, nel mistero dell’esistenza, al fondo di ciò che ci rende tutti umani. Pubblicato per la prima volta nel 1959, Mrs Bridge ha fatto di Evan S. Connell un autore di culto, ammirato da generazioni di scrittori per la sua capacità di cesellare ogni parola, di fare di ogni frase lo strumento piú affilato per mostrare la vita e inseguirne il senso.
(source: Bol.com)

Mr Holmes

Sono trascorsi quarantaquattro anni da quando Sherlock Holmes ha abbandonato il suo appartamento in Baker Street e si è trasferito in un cottage sul versante meridionale delle colline del Sussex. Aveva quarantanove anni allora, e il trambusto delle strade di Londra, così come gli intricati pantani architettati dalle menti criminali, all’improvviso non lo attirarono più. Ora è un novantreenne con i capelli candidi, folti e lunghi e la pelle che sembra un velo sottile di carta di riso sopra un fragile scheletro. A volte si fruga in tasca alla ricerca di un sigaro o di un cerino introvabile; a volte dimentica volti e fatti, visti e accaduti giusto qualche istante prima. A dispetto, però, di questi imperscrutabili cedimenti della memoria, è ancora agile di corpo e di mente e il suo sguardo conserva una luce che gli anni non hanno smorzato. La vita nel Sussex va, dunque, oltre il semplice appagamento. Holmes trascorre la maggior parte delle sue ore di veglia nella serena solitudine del suo studio oppure tra le creature che costituiscono l’oggetto delle sue cure da quarantaquattro anni a questa parte: le api. Roger, il figlio sveglio di Mrs Munro, la governante di casa, lo aiuta agli alveari. E sebbene non apprezzi molto la compagnia dei bambini, Holmes non può negare che quel ragazzo, così appassionato nell’apprendere i fondamenti dell’apicultura e così entusiasta del regalo delle api giapponesi da lui portate dal faticoso viaggio nel paese del Sol Levante, susciti in lui autentiche emozioni paterne. Un detective è però un detective, soprattutto se reca il leggendario nome di Sherlock Holmes. Accade così che, nel chiuso del suo studio, Holmes prenda i panni di Watson, il braccio destro scomparso da un po’, e ricostruisca per iscritto una vicenda accaduta tempo addietro: il bizzarro e irrisolto caso di una giovane donna che, dopo aver appreso a suonare un’armonica a vetro – uno strumento i cui toni acuti e penetranti avevano per molti poteri diabolici o divini, a seconda dei punti di vista –, va incontro a un tragico destino. Mr Holmes è un libro brillante sulla vita, sull’amore e sugli scherzi che la memoria può giocare anche al più logico degli investigatori. Un romanzo avvincente, che segna il ritorno di uno dei personaggi più celebri della letteratura e più amati dal pubblico. L’opera ha avuto una trasposizione cinematografica accolta con entusiasmo dalla critica al Festival di Berlino, un film in cui il ruolo dell’anziano Sherlock Holmes è magistralmente interpretato da Ian McKellen. ‘Mitch Cullin ha concepito un romanzo ambizioso e scritto meravigliosamente, in cui Holmes è alle prese con l’avanzare degli anni’. Publishers Weekly ‘Con mano sicura Cullin trasforma l’investigatore brillante e abile, che tutti conosciamo, in un uomo che si guarda indietro anche con un po’ di nostalgia, rendendocelo sorprendentemente umano’. Booklist ‘Straordinario! Il nostro eroe non è mai stato così eroico e, allo stesso tempo, umano’. The Village Voice ‘Bellissimo. Mitch Cullin è un insolito osservatore della natura umana’. The New York Times Book Review
(source: Bol.com)

I motori della gravità. L’altra faccia dei buchi neri

Misteriosi, enigmatici, spaventosi, distruttivi: i buchi neri sono i corpi celesti più estremi e affascinanti dell’universo, capaci di stravolgere le leggi della fisica e così potenti da trattenere anche la luce. Ancora oggi la loro natura particolare continua a stupire gli scienziati, ma recenti ricerche ne hanno rivelato un aspetto completamente nuovo: i buchi neri contribuirebbero alla creazione di nuove strutture cosmiche e sarebbero uno straordinario convertitore di energia che agisce su scala stellare. Non è a questo punto inutile chiedersi, suggerisce provocatoriamente Caleb Scharf, se esista un rapporto tra la natura dei buchi neri e la vita così come la conosciamo. D’altronde l’uomo non è forse ”polvere di stelle”?
(source: Bol.com)

Un mostro in vacanza

**… IL PALLONE EMISE UN FORTE GEMITO GUTTURALE.**
In quel momento, mi resi conto che non era affatto un pallone. Si trattava di una creatura. Una creatura viva. Quello che stavo guardando era un mostro.
Sì, davanti ai miei occhi c’era Re Viscigommolo in persona, con tanto di corona dorata!

Il mostro e altri racconti

Il mostro nasce in una cittadina statunitense dell’inizio secolo quando una volontà diabolica e misteriosa dà fuoco alla casa del dottor Trescott animando una tribù magica di fiamme, e catturando nell’incendio un servitore nero mentre tenta di soccorrere il figlio del suo padrone. Anche se entrambi vengono portati in salvo, l’uomo è ormai in punto di morte, la sua testa, per una strana fatalità, completamente bruciata nel rogo. Ciononostante, il dottore riesce a curarlo e in segno di riconoscenza “sceglie” di mantenerlo in vita (cos’altro può fare?), quasi producendo artificialmente una creatura diversa, come un nuovo Frankenstein. Tuttavia, la breve sosta all’inferno priva quel volto della sua coscienza e ne distorce i lineamenti in uno spettacolo orrendo che annichilisce gli abitanti bianchi e neri di Whilomville. È la stessa voce del narratore a definirlo con disinvoltura “mostro”, specchiandosi nella mentalità di chi guarda, compreso il lettore, trascinato a chiedersi cosa sia, “invece”. Mentre lo sguardo affonda nelle piaghe della società moderna, condito di squisita ironia, emerge la vena naturalistica del racconto, che percorre molti dei romanzi di Crane, fra cui il capolavoro “The Red Badge of Courage”, e affiora anche un’altra caratteristica della scrittura di questo autore, cioè la tendenza a comunicare significati e sensazioni attraverso raffigurazioni verbali capaci di ricreare in modo “sensuoso” o “impressionistico” la realtà.

Il mostro di Firenze

Dieci giovani, cinque coppie, sono le vittime del cosiddetto mostro di Firenze, un caso
giudiziario che non ha riscontri negli archivi delle polizie di mezzo mondo.
L’assassino, non ancora identificato, ha ucciso nel 1974 due fidanzati che si erano appartati in macchina in un luogo solitario, poi è tornato a colpire nel giugno 1981, e successivamente tre coppie sono state massacrate in un solo anno. Niente collega le vittime tra loro e al loro carnefice. La tremenda, inspiegata particolarità di questi delitti è che l’assassino, dopo aver ucciso sempre con la stessa pistola, infierisce con un’arma affilatissima (un bisturi?) sul corpo delle ragazze.
L’indagine poliziesca, una delle più difficili di questi ultimi anni, è narrata dal giornalista che ha seguito passo passo la vicenda, arricchendola qui con particolari inediti e risolvendo con stile elegante anche le situazioni più morbose.
Mario Spezi è nato nei pressi di Urbino nel 1946. Giornalista presso *La Nazione* di Firenze, si occupa di cronaca giudiziaria anche per *Il* resto *del Carlino* di Bologna. Per hobby disegna vignette di satira politica che pubblica su diversi giornali.

La mostra delle atrocità

L’opera che ha consacrato Ballard autore di culto, formidabile visionario, profeta dei destini del mondo. Un’opera totale che fonde la forma del romanzo, le cadenze del saggio e uno straordinario apparato di note, ricco come un romanzo nel romanzo, come una lucida summa delle icone della contemporaneità. Protagonista un uomo dal carattere sfaccettato e dai molti nomi (Travis, Talbot, Traven, Tallis, Talbert, Travers), e intorno (o dentro di lui?) un universo stravolto e artificiale: celebrità anatomizzate, fantasie oniriche e libere associazioni, crudeltà e pornografia, civiltà e inferno. “Qual è il reale significato della morte di Marilyn Monroe o dell’assassinio di Kennedy? Come agiscono su di noi a livello neurale, a livello dell’inconscio? Questi eventi dei media, il suicidio della Monroe, l’assassinio di Kennedy, l’elezione di Reagan (riportata nel libro quindici anni prima dell’evento reale) hanno qualche significato nascosto nella nostra mente, influenzano la nostra immaginazione secondo modalità impreviste?” J.G. Ballard

La mosca e il funerale

Nessun famigliare piange al funerale del nonno, né gli uomini vestiti da guardia del corpo, né le donne travestile da girasoli. Solo un vecchietto si dispera, nelle ultime file, ma nessuno sa chi sia. Il nipote bambino si annoia, ragiona su quello che vede, e s’inventa spiegazioni stralunate per capire la vita e la morte. Questo racconto di Bajani si avvolge e svolge inarrestabile: una scrittura continua che procede per associazioni e salti, senza permettere mai allo scrittore di alzare le mani dalla tastiera, e al lettore di alzare gli occhi dal foglio.
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La Mosca della rivoluzione

Vazquez Montalbàn percorre ogni angolo di Mosca, partendo dagli edifici e dalle vie, per tracciare il grande affresco di settant’anni di storia, dalla presa del Cremlino alla perestrojka. Vediamo stratificarsi l’una sull’altra diverse città: la vecchia Mosca zarista travolta dalla rivoluzione, i sogni e le utopie architettoniche e urbanistiche delle avanguardie nei primi anni del nuovo regime, la monumentalizzazione in gran pompa del periodo staliniano, il grigiore degli ultimi anni. Vengono rievocati personaggi grandi e piccoli del comunismo sovietico.

Morto due volte

‘*Il commissario Bordelli, un antieroe disilluso ma assolutamente autentico nelle ragioni del suo esistere. Un uomo che riconosci come vero e che non è facile dimenticare.*’
Andrea Camilleri

‘*Ci piace, il commissario Bordelli, per quel clima nostalgico da ‘come eravamo’, per un’attenzione, che ci ricorda i libri di Pratolini, all’esistenza e ai ritratti della gente comune… un poliziotto che ha qualcosa di chandleriano.*’
Giovanni Pacchiano

‘*C’è un nuovo sceriffo in città. Il commissario Bordelli, con la sua sanguigna umanità tutta italiana e tutta toscana, si inserisce oggi nella grande tradizione dei De Vincenzi e dei Duca Lamberti: poliziotti complessi e tormentati che raccontano un’Italia ingenua e cattiva che ancora non sapeva di essere così noir.*’
Carlo Lucarelli

‘*…Una tormentata figura di investigatore e un’Italia meno cinica ma non meno cattiva di oggi.*’
Il Venerdì di Repubblica – Corrado Augias

‘*Bordelli, il commissario più amato da Camilleri dopo il suo Montalbano.*’
Il Piccolo

Due cimiteri di Firenze, due tombe con lo stesso nome, la stessa data di nascita ma una diversa data di morte. Come è possibile che Antonio Samsa sia deceduto due volte? Quale segreto si nasconde dietro a quella strana faccenda scoperta per caso? Il commissario Bordelli affronta una delle sue indagini più singolari, scoperchiando una vecchia storia seppellita dal tempo.

Scopri tutti i romanzi e i racconti del** commissario Bordelli:**

Il commissario Bordelli
Una brutta faccenda
Il nuovo venuto Morte a Firenze
La forza del destino
Fantasmi del passato
Perché dollari?
Morto due volte

E la nuova attesissima indagine nata dalla penna di **Marco Vichi**:

Nel più bel sogno

Disponibile in **preorder **e in vendita dal **16 novembre 2017**.
(source: Bol.com)

Morto che parla

A meno di un isolato dal fiume Hudson, sulla Trentacinquesima Strada di New York City, abita Nero Wolfe con il suo braccio destro Archie Goodwin. Chi si avventura sulla tradizionale gradinata che porta all’ingresso si trova a contemplare la propria immagine su una lastra di cristallo a specchio, ma ignora che dall’altra parte qualcuno lo sta già osservando per decidere dell’opportunità o meno di aprirgli la porta. In questo caso i visitatori sono quattro e fanno parte dll’Associazione Nazionale degli Industriali. Sono chiamati in causa per la porte del Direttore dell’Ufficio Prezzi…

Un morto che aaspettavo

Ci sono dei giallisti che scrivono «La ragazza avanzava guardinga, presaga di quanto stava per accaderle». E ce ne sono altri che descrivono la stessa scena così.- «La ragazza veniva avanti lo stesso, anche se una voce dentro di lei ripeteva: «Maggie, lo sai che hai un bel fegato a fidarti di quel mascalzone? Battitela, finché puoi…». Siete liberi di preferire la prima forma alla seconda. Però, se il tono narrativo di un romanzo è spigliato, lo si legge più volentieri. L'autore che vi presentiamo questa settimana ha la rarissima dote di saper condire la sua vicenda gialla con annotazioni, con «pennellate» sapide, gustose, d'un umorismo quasi inavvertibile. È una storia moderna, drammatica, misteriosa, e persino un po' scanzonata. Ve ne accorgerete subito, non appena incontrerete Dennis, nella redazione del suo giornale di provincia, alle prese con la morte di un multimilionario che schizza sospetti atroci su tutti, rendendo frenetico il bisogno di scoprirne l'assassino. Soluzione che sarà spasmodicamente attesa anche da quei lettori che diffidano (a torto) degli autori nuovi.

La morte

Cos’è la morte – la morte di tutti e di ciascuno, la morte di sempre e quella marcata dai segni inquietanti del nostro tempo? Come penetrare in un evento tanto decisivo da incidere in profondo la nostra esistenza eppure tanto opaco da mettere in scacco ogni sapere volto a rappresentarlo? Sono queste le domande, brucianti ed estreme, che alla fine degli anni Cinquanta, a pochi anni dalla più grande apocalisse dell’epoca moderna, si poneva Vladimir Jankélévitch in un libro che giustamente Lévinas ebbe a definire “sconvolgente”. Sconvolgente per la radicalità con cui egli decostruisce tutti i dispositivi immunitari elaborati dal sapere occidentale nei confronti dell’Irriducibile; ma anche per l’acutezza di uno sguardo, affilato e obliquo, che taglia in maniera trasversale le grandi interrogazioni sulla morte, all’epoca affrontate da Heidegger e da Freud, da Blanchot e da Foucault, ma già prima da scrittori come Tolstoj e Rilke. All’interno di un grande scenario teorico, che spazia dall’antichità ai nostri giorni, la riflessione jankélévitchiana rivela una sorprendente attualità.
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Una morte terribile e improvvisa

In un assolato giardino, in una bella zona di Londra, una giovane donna viene brutalmente stuprata. Nelol stesso tempo, in un ospedale della città, un’altra giovane donna, un’abile infermiera, trova una morte terribile e improvvisa. Monk, non più funzionario di polizia ma investigatore privato, viene assunto per svolgere indagini su questi orrendi crimini. Difficili da risolvere perché Monk si trova davanti il muro dell’omertà di casta delle classi sociali alte, l’ipocrisia e il perbenismo borghese. Un altro grande affresco della società vittoriana tanto simile nei vizi e nelle scarse virtù alla società moderna.