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Un barattolo mostruoso. Piccoli brividi

Evan Ross è stato lasciato a vivere con la vecchia zia Kathryn per un paio di settimane mentre i suoi genitori cercano casa ad Atlanta. Un giorno scopre con la sua amica Andy un barattolo di vetro in un vecchio negozio di giocattoli con un’etichetta su cui c’è scritto “sangue di mostro”. Il barattolo è pieno di melma verde che sembra respirare, e che comincia a crescere sempre di più… Età di lettura: da 10 anni.
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Un barattolo mostruoso N.3

**SENTÌ L’ULULATO LACERANTE DELLE SIRENE DIETRO DI SÉ.**
Sentì grida rabbiose. Sentì i tonfi rapidi di molti passi. Lo stavamo inseguendo.
“Dove posso nascondermi?” si domandò, angosciato. “Dove sarò al sicuro? A casa? No. Quello è il primo posto dove mi cercheranno. Dove? Dove?”

Il bandito misterioso (eNewton Zeroquarantanove)

Inghilterra, anni Trenta. A Londra imperversa Lew Daney, uno svaligiatore di banche che nessuno è mai riuscito a catturare. Daney è anche un assassino, e per questo la polizia non lesina gli sforzi per catturarlo e mandarlo alla forca. Ma invano. Finché un giorno dalla Rhodesia arriva Timothy Jordan, capitano della polizia coloniale, che si getta anima e corpo nella difficile impresa di agguantare il criminale. Alla fine, dopo pirotecnici colpi di scena, ci riuscirà.
Edgar Wallace
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo, a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo. Tradotto in moltissime lingue, ha influenzato la letteratura gialla mondiale ed è considerato il maestro del romanzo poliziesco. È morto nel 1932.
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### Sinossi
Inghilterra, anni Trenta. A Londra imperversa Lew Daney, uno svaligiatore di banche che nessuno è mai riuscito a catturare. Daney è anche un assassino, e per questo la polizia non lesina gli sforzi per catturarlo e mandarlo alla forca. Ma invano. Finché un giorno dalla Rhodesia arriva Timothy Jordan, capitano della polizia coloniale, che si getta anima e corpo nella difficile impresa di agguantare il criminale. Alla fine, dopo pirotecnici colpi di scena, ci riuscirà.
Edgar Wallace
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo, a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo. Tradotto in moltissime lingue, ha influenzato la letteratura gialla mondiale ed è considerato il maestro del romanzo poliziesco. È morto nel 1932.

La banda di via Panisperna

Roma, primi anni Venti. Nel vecchio istituto di fisica di Via Panisperna un gruppo di studenti, guidati da Enrico Fermi, nell’entusiasmo e nella spregiudicatezza giovanile, scoprono la chiave per violare i segreti del nucleo atomico. Quei ragazzi, tra cui Majorana, Amaldi, Pontecorvo, Segrè e Rasetti, diventeranno i protagonisti della nascita della fisica moderna e vivranno i momenti fondamentali che hanno segnato il secolo scorso: dal fascismo al boom economico, passando per la Seconda Guerra Mondiale e l’era atomica, fino ad arrivare alla Guerra Fredda. La banda di Via Panisperna non è solo il racconto di grandi scoperte scientifiche, di eventi che hanno segnato la nostra epoca, ma anche una storia di gioventù e amicizia, sogni e ambizioni, misteri e domande, a cui in alcuni casi non si è ancora trovata una risposta.

(source: Bol.com)

Bananananda

Esce, riproposto da Fontana Editore in edizione ebook, un pregevole testo di Leo Anfolsi: Bananananda. Unico autore italiano, e vivente, fortemente voluto da Franco Battiato nella sua casa editrice l’Ottava (1998), e unico autore a non essere stato poi ripubblicato da Neri Pozza (credo che questa cosa diverta molto l’autore), quando Battiato smise di occuparsi di editoria. Le crude logiche di marketing lasciano spesso abbandonate ai margini della strada, perle come questo Bananananda, un buffo titolo mistico che nasconde il senso di un’illuminazione di Sé che passa, anche o soprattutto, sul filo teso di un’ironia lucida e affilata come un’amorevole spada samurai. Bananananda racconta il viaggio verso la conoscenza di sé e lo fa con una scrittura cangiante e tersa, le parole sono ironiche e sfacciate, vicinissime o profondissime, a seconda “dell’angolazione” del lettore, ma comunque ineluttabilmente amorevoli. Difficile rimanere indifferenti e non partecipare (almeno sulla carta) al viaggio che ci viene proposto in Bananananda.

(source: Bol.com)

La banalità del bene. Storia di Giorgio Perlasca

Budapest, inverno del 1944. Sono i mesi in cui Adolf Eichmann e i nazisti ungheresi deportano e sterminano centinaia di migliaia di ebrei. Un commerciante padovano quarantenne, Giorgio Perlasca, si ritrova nel consolato spagnolo, riuscirà a salvare dalla morte cinquemila ebrei di Budapest, producendo salvacondotti falsi e organizzando rifugi.

Bambole di pietra

Nella seconda metà del xviii secolo Déodat de Dolomieu, geologo e viaggiatore, filosofo e pittore, valente conversatore e seduttore, si avventura nella regione delle Alpi, senza servitù e con qualche pregiata bottiglia di vino e una non modica quantità di caffè nel nécessaire. Viaggia per quasi un mese, spesso a piedi, tra montagne fatte di ‘pietre calcaree luminose, biancastre e grigiastre’. È incantato a tal punto da quella roccia da portarsene dietro più di un frammento che, una volta tornato in Francia, spedisce all’amico Théodore-Nicolas De Saussure. Nel 1792 Saussure battezza quel tipo di roccia dolomia, in onore dell’amico. Nella prima metà del secolo successivo l’intera catena di monti fatta di quelle pietre calcaree viene chiamata Dolomiti. Così comincia la ‘leggenda’ di quelle magnifiche montagne affiorate, come per magia, dal fondo del mare 250 milioni di anni fa. Una leggenda che risale appunto alle scoperte dei geologi viaggiatori di fine Settecento e inizio Ottocento, prosegue con le prime avventure degli alpinisti, si muta in una vera e propria ‘dolomitologia’ a opera di numerosi scrittori e giornalisti, e vacilla inevitabilmente quando emergono gli interessi turistici, in primo luogo lo sci, l’hotellerie di lusso e i riti delle vacanze-intrattenimento. Bambole di pietra narra la storia di questa leggenda attraverso un racconto avvincente in cui sfilano in prima persona tanti protagonisti, dall’eroe italiano Cesare Battisti a quello tirolese Andreas Hofer, dallo scienziato Dolomieu al mito alpinistico di casa Reinhold Messner, dallo scrittore Dino Buzzati al cineasta Luis Trenker.

(source: Bol.com)

La bambola di porcellana

È ormai trascorso un anno da quando Malo è tornato dal Regno delle Ombre. Da allora Lili, la piccola mercante di sogni dagli occhi dorati, occupa tutti i suoi pensieri. Quando, in un luna park di Edimburgo, il ragazzo rivede due abitanti del paese immaginario, decide di seguirli, determinato a reincontrare la sua amica. Sfortunatamente, il Regno delle Ombre si è trasformato più in un incubo che in un sogno a occhi aperti. Trovato rifugio dal sinistro Sir Luke, Malo non si sente per nulla rassicurato dall’interesse del suo ospite verso una meravigliosa bambola di porcellana. Quali oscuri disegni nasconde il misterioso fabbricante di giocattoli? Malo farebbe qualsiasi cosa pur di non restare al suo servizio, ma l’amicizia merita di affrontare qualunque rischio…

(source: Bol.com)

La bambola del destino

Sospeso ai confini dell’universo, senza nome, senza principio e senza fine, un pianeta bianco gravita intorno a una stella sconosciuta, nella fiammeggiante regione cosmica dei grandi ammassi globulari. E da questo mondo una leggenda, un mormorio, una speranza, si diffondono in tutta la Via Lattea, alle frontiere dei nuovi mondi, nei luoghi dove i vecchi navigatori degli spazi, pieni di delusioni e di sogni, si riuniscono per narrare storie bizzarre, nate quasi tutte da lunghi anni di solitudine alla ricerca di pianeti abitabili per il genere umano. Ma la leggenda di Lawrence Arlen Knight, il vagabondo degli spazi, che partì in un passato ormai lontano in compagnia di Roscoe, l’unico robot telepatico costruito dall’uomo, è qualcosa di più di un sogno: e un’eco giunge fino alla Terra lontana, mondo ormai abbandonato dagli i/o-mini, popolato da pochi, ricchi privilegiati che accarezzano antiche ambizioni di nobilita e si annoiano, fermi mentre l’intero universo si muove. E dalla Terra, un giorno, quattro esseri umani partono alla ricerca di questa leggenda: Mike, il cercatore di pianeti, bandito dallo spazio senza colpa, duro e ostinato, con una sola filosofia: sopravvivere; Sara, ricca e annoiata cacciatrice di mostri alieni, troppo orgogliosa per permettere che la sua fama anneghi nella noia; Frate Tuck, un uomo che indossa una tonaca e calza vecchi sandali, e dichiara di cercare solo la verità; e George, il cieco, uomo viscido e repellente di aspetto, ma con una voce nella mente, la voce di un amico alieno che lo aspetta ai margini della galassia. E tra paesaggi alieni, sensazioni aliene, bianche città abbandonate e altipiani azzurri e silenziosi, si sviluppa una ricerca nella quale un’enigmatica statuetta lasciata da alieni vissuti in ère immemorabili può essere la chiave per scoprire la verità della vita… o della morte.

Il bambino

Dopo l’enorme successo internazionale de La vedova, torna Fiona Barton con un nuovo mistero per la giornalista Kate Waters.
Un quartiere di Londra in via di riqualificazione, un vecchio edificio che dev’essere abbattuto. Durante i lavori, un operaio scopre i resti di un neonato probabilmente rimasto sepolto per anni: difficile, se non impossibile identificarlo. Ma il mistero del bambino abbandonato tocca il cuore della gente e Kate Waters – la brillante giornalista che aveva seguito il ‘caso della vedova’ – intuisce che anche questa è una storia per lei. Man mano che indaga, Kate scopre collegamenti con un vecchio episodio di cronaca nera: la scomparsa di Alice, una neonata, dall’ospedale in cui sua madre Angela l’aveva appena partorita. Ma Emma, inquieta ghost writer dal rapporto burrascoso con la madre, è persuasa che non sia cosí. Con la grinta e l’umana partecipazione che la rendono una giornalista speciale, Kate Waters ricompone la storia del bambino e con essa una dolorosa vicenda di ossessioni e tradimenti, penetrando nel passato di due donne che speravano di essersi lasciate tutto alle spalle.
(source: Bol.com)

Il bambino segreto

L’estate sta per finire a Fjällbacka, la cittadina sulla costa occidentale della Svezia lentamente si svuota della folla di turisti, e per Erica è arrivato il momento di affrontare una scoperta inquietante: nella soffitta di casa, in un baule dove la madre Elsy conservava i suoi oggetti più cari, ha trovato alcuni diari e una medaglia dell’epoca nazista avvolta in una camicina da neonato macchiata di sangue. Pur spaventata dal rischio di rivelazioni che forse sarebbe meglio continuare a ignorare, decide finalmente di interpellare uno storico esperto della seconda guerra mondiale, da cui ottiene però solo risposte molto vaghe. Due giorni dopo, il vecchio professore viene assassinato. Mentre Patrik cerca maldestramente di conciliare il suo congedo di paternità con il desiderio di partecipare alle indagini, Erica s’immerge nelle pagine del diario di Elsy e nel drammatico passato di cui raccontano, cercando di capire chi è ancora disposto a tutto pur di mantenere il segreto su eventi tanto lontani.
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Il bambino scambiato

È mattina presto e la luce dell’alba deposita minuti pulviscoli dorati sugli scaffali robusti dello studio dell’anziano Kogito, uno scrittore famoso in tutto il Giappone. L’uomo sta guardando il contenuto di un’enorme e vecchia valigia: centinaia di audiocassette, tutte registrate dal suo più vecchio e caro amico, Goro, famoso regista e fratello di sua moglie. Goro gli ha spedito la valigia pochi giorni prima, accompagnata da un messaggio ermetico. E poco dopo Kogito è venuto a sapere che l’amico si è tolto la vita. Senza lasciare scritto nulla, senza un perché. Kogito cerca una spiegazione proprio nella voce di Goro che ha affidato le sue ultime parole a quei fragili nastri. Parole che portano l’anziano scrittore in Germania, alla ricerca di una donna enigmatica che ha conosciuto Goro e che custodisce un libro misterioso. Un libro che parla di un’antica leggenda, la storia di un bambino scambiato, e che è legato a doppio filo a un avvenimento di molti anni prima e che ha sconvolto la vita di un’intera famiglia. Ma è tra le brumose foreste del sud del Giappone che si nasconde la verità sul segreto che Goro ha custodito per decenni nel suo cuore. Ed è lì che Kogito deve trovare il coraggio di tornare. Kenzaburo Oe, premio Nobel per la letteratura, ha definito questo romanzo il più importante della sua vita.

Il bambino indaco

«Chi sei?, chiedo silenziosamente. Qual è il tuo segreto? Perchè non ti conosco?» «Ho attraversato questa storia sotto tensione fino all’ultima pagina. Poi non ho smesso di tornarci col pensiero. Ho pensato che ci sono due vie per attraversare la vita. E non è possibile sceglierle, perché le decide il destino. La prima, la piú diffusa, è quella delle esperienze universali che bussano alla nostra porta. Arriva la nascita, arriva l’amore, arriva la morte. Da uno vanno vestite di blu, da un altro di rosso. Le esperienze fondamentali sono le stesse per tutti, anche se succedono in mille maniere diverse. A qualcuno invece è dato in sorte tutt’altro. Ci sono persone a cui l’universale si presenta completamente stravolto, irriconoscibile. Forse non è piú l’universale, ma un’altra cosa ancora, incomprensibile, inaudita, che non ha nemmeno nome. Il male si installa dove ci dovrebbe essere la tenerezza, la sicurezza piú fiduciosa. L’orrore sboccia nel piú inaspettato dei luoghi. Il bambino indaco si inoltra in quel luogo impossibile, dove le cose primarie crollano, la vita si sfonda precipitando, e la piú pacifica delle condizioni, l’amore per il proprio figlio, va conquistata con la piú astuta e feroce delle guerre». Tiziano Scarpa

Il bambino che parlava con il diavolo

George Davis ha un problema: non riesce ad affezionarsi a suo figlio neonato. Nella speranza di tenere in piedi il suo traballante matrimonio e di riscattarsi come padre e come marito, George va in analisi. Nel corso delle sedute pian piano cominciano a riaffiorare i ricordi perduti della sua infanzia. Quando George aveva solo undici anni, sconvolto dalla morte prematura del padre, aveva iniziato ad avere delle terribili visioni. Incapace di controllarsi, George si abbandonava a comportamenti aggressivi e violenti. Ma quelle visioni erano solo il prodotto di un’immaginazione troppo vivace? Erano forse sintomi di follia? Oppure il piccolo George era posseduto dal demonio?
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