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Palazzo Sogliano

È una sera di maggio quando a Palazzo Sogliano, settecentesca dimora dell’omonima dinastia di corallari a Torre del Greco, squilla il telefono. L’intera famiglia è riunita per il pranzo: Orsola, moglie di Edoardo, i loro cinque figli, la suocera Margherita e le sue due figlie. Stanno tutti aspettando che Edoardo ritorni. È Orsola a rispondere, e apprende dalla voce formale di un poliziotto la morte del marito in un incidente d’auto. Il colpo è tremendo: trent’anni d’amore spazzati via in un istante. Orsola non può sapere che quella morsa di dolore feroce si trasformerà tra breve in un dolore ancora più profondo, nel momento in cui scopre una serie di foto recenti del marito in compagnia di un bel bambino dagli occhi a mandorla, che si firma: «Tuo figlio Steve». Da questo incipit fulminante Sveva Casati Modignani ci conduce a ritroso nel tempo per raccontarci l’amore di Orsola – milanese libera e indipendente, figlia di un ciabattino – e di Edoardo – erede della più importante famiglia di corallari di Torre; ma anche la storia della matriarca Margherita, vera donna del Sud, orgogliosa, appassionata e dal cuore generoso; e di quel bambino comparso dal nulla. Tuttavia, come scoprirà Orsola, Edoardo non era certo l’unico Sogliano a custodire segreti; del resto, lei stessa ne ha conservato gelosamente uno, inconfessato. Dall’autrice italiana più amata, la nuova, appassionante storia di una grande famiglia, tra amori, luci e ombre, gioie e dolori, successi e fallimenti, nella cornice di un ambiente tanto insolito quanto affascinante e poco conosciuto: quello del corallo, il pregiato e misterioso materiale che nasce dal mare.
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### Sinossi
È una sera di maggio quando a Palazzo Sogliano, settecentesca dimora dell’omonima dinastia di corallari a Torre del Greco, squilla il telefono. L’intera famiglia è riunita per il pranzo: Orsola, moglie di Edoardo, i loro cinque figli, la suocera Margherita e le sue due figlie. Stanno tutti aspettando che Edoardo ritorni. È Orsola a rispondere, e apprende dalla voce formale di un poliziotto la morte del marito in un incidente d’auto. Il colpo è tremendo: trent’anni d’amore spazzati via in un istante. Orsola non può sapere che quella morsa di dolore feroce si trasformerà tra breve in un dolore ancora più profondo, nel momento in cui scopre una serie di foto recenti del marito in compagnia di un bel bambino dagli occhi a mandorla, che si firma: «Tuo figlio Steve». Da questo incipit fulminante Sveva Casati Modignani ci conduce a ritroso nel tempo per raccontarci l’amore di Orsola – milanese libera e indipendente, figlia di un ciabattino – e di Edoardo – erede della più importante famiglia di corallari di Torre; ma anche la storia della matriarca Margherita, vera donna del Sud, orgogliosa, appassionata e dal cuore generoso; e di quel bambino comparso dal nulla. Tuttavia, come scoprirà Orsola, Edoardo non era certo l’unico Sogliano a custodire segreti; del resto, lei stessa ne ha conservato gelosamente uno, inconfessato. Dall’autrice italiana più amata, la nuova, appassionante storia di una grande famiglia, tra amori, luci e ombre, gioie e dolori, successi e fallimenti, nella cornice di un ambiente tanto insolito quanto affascinante e poco conosciuto: quello del corallo, il pregiato e misterioso materiale che nasce dal mare.

Il Palazzo Del Diavolo

Roma, Anno Domini 1875. La città è divisa fra il nuovo volto di capitale del Regno d’Italia, con la conseguente amministrazione e la necessaria forza pubblica, e la vecchia facciata dei nostalgici del regime pontificio. Su questo sfondo si staglia un omicidio strano, dal sapore occulto: nel cortile di palazzo Costanzi, edificio ormai in rovina che il popolo ritiene infestato da diavoli, viene trovato un uomo con la gola tagliata; accanto gli è stata disegnata col sangue una stella a cinque punte. Un rito satanico? L’ispettore di polizia Corrado Archibugi, tenace e diligente piemontese, e il suo collega Onorato Quadraccia, uno sbirro di trastevere senza troppi scrupoli, si immergono con una duplice inchiesta nelle pieghe nascoste della città eterna.

Il Palazzo dalle Cinque Porte (Il Giallo Mondadori)

Sebastiano “Bas” Salieri è un illusionista e uno studioso di tradizioni occulte e di misteri. E al suo arrivo a Venezia per prendere possesso di un’eredità, i misteri certo non mancano. Prima di tutto il Palazzo dalle Cinque Porte, lasciatogli dallo zio Mattia, di porte ne ha quattro. La stessa morte accidentale dello zio solleva parecchi dubbi, e all’incidente non crede neanche il vicequestore Panitta, uomo pratico e con i piedi per terra. Poi intorno a Bas compare una folla di personaggi bizzarri, inquietanti, e tutti sembrano suggerire che nel palazzo sia nascosto un segreto. Quando Maddalena, amica di Bas, cerca di salvarlo da un complotto ai suoi danni, la mano di un assassino colpisce con inaudita ferocia. Così Bas stringe un’improbabile alleanza con il vicequestore e con l’affascinante Martina, fotografa sempre alla ricerca di uno scoop. In una Venezia invernale, umida e avvolta nella nebbia, la loro indagine li porterà all’opera di Betto Angiolieri, un artista maledetto del Cinquecento. Alle origini più oscure di un arcano che attraversa i secoli.
All’interno, il racconto “Ventitré” di Sergio Cova, vincitore del premio NebbiaGialla 2013.
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### Sinossi
Sebastiano “Bas” Salieri è un illusionista e uno studioso di tradizioni occulte e di misteri. E al suo arrivo a Venezia per prendere possesso di un’eredità, i misteri certo non mancano. Prima di tutto il Palazzo dalle Cinque Porte, lasciatogli dallo zio Mattia, di porte ne ha quattro. La stessa morte accidentale dello zio solleva parecchi dubbi, e all’incidente non crede neanche il vicequestore Panitta, uomo pratico e con i piedi per terra. Poi intorno a Bas compare una folla di personaggi bizzarri, inquietanti, e tutti sembrano suggerire che nel palazzo sia nascosto un segreto. Quando Maddalena, amica di Bas, cerca di salvarlo da un complotto ai suoi danni, la mano di un assassino colpisce con inaudita ferocia. Così Bas stringe un’improbabile alleanza con il vicequestore e con l’affascinante Martina, fotografa sempre alla ricerca di uno scoop. In una Venezia invernale, umida e avvolta nella nebbia, la loro indagine li porterà all’opera di Betto Angiolieri, un artista maledetto del Cinquecento. Alle origini più oscure di un arcano che attraversa i secoli.
All’interno, il racconto “Ventitré” di Sergio Cova, vincitore del premio NebbiaGialla 2013.

Paglie e birre chiare

Royston Blake è ancora in pista. Il buttafuori più violento e stralunato di Mangel ha conservato il suo posto alla porta dell’Hoppers, tuttavia da qualche tempo il comportamento degli avventori si è fatto strano. Non la solita aggressività da ubriachi ma una sorta di follia fatta di sguardi fissi e vaneggiamenti senza senso, e quelli messi peggio sono i più giovani. Royston è uomo capace di risolvere ogni problema, basta una grattata di capo e una buona pinta, però quando Doug, titolare di un emporio, gli offre una taglia di 400 sigarette (paglie) e 400 lattine di birra per eliminare il fastidioso, enigmatico e carismatico fidanzato della figlia adolescente, Royston ricasca nella sua spirale di equivoci e disastri. Ce la farà a sistemare le cose? Lo aiuterà Nathan, il barista? E, soprattutto, che fine ha fatto il suo amico Finney?
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Pagine d’amore

Fanny è giovane, ricca e piena di vita. Il grande amore che aspettava è arrivato, e ha il volto di un giovane ribelle, forte e appassionato. Ma un oscuro pericolo minaccia la sua felicità: una maledizione incombe sulla sua casa, una maledizione che ha già

Una pagina di storia

A tutti è dato a un certo punto di dover fare i conti con le proprie ambizioni, i propri sogni e le proprie realizzazioni. A coloro, tuttavia, per iquali sogni, ambizioni e realizzazioni hanno il compito di tenere a bada o celare una natura fragile, una sensibilità eccessiva o unorigine sconveniente, questi momenti critici si danno spesso sotto forma di naufragi definitivi, catastrofi ineludibili, vergogne inappellabili. In queste storie, contenute in Les oiseaux vont mourir au Pérou, unopera più ampia scritta nel 1960, subito dopo aver lasciato la diplomazia, Romain Gary tratta con ironia e tono scanzonato di queste catastrofi e di queste inappellabili, sublimi vergogne. Cè, ad esempio, il conte di N., ambasciatore di stanza a Istanbul, la città in cui le civiltà vengono a morire in bellezza. Alto, sottile, con uneleganza che ben si accompa gna a mani lunghe e delicate, il conte vagheggia di essere nominato a Roma. In realtà, un segreto struggimento lo rode, una fragilità che le buone maniere non sempre bastano a proteggere, e che lui attribuisce a un temperamento artistico inappagato. Dopo lincontro con il nipote di Ahmed, lo scaltro venditore del bazar di Istanbul, e dopo essere stato introdotto alla magia delloûd, il liuto arabo, il conte di N. scopre ben altra sensuale vocazione. Cè Kopfff, soldato del Füh rer che vorrebbe ridurre in cenere Pletsvi, un paesino grazioso, dallaria placida e innocente, nel folto della foresta dei Carpazi. Monocolo sullocchio, stivali lucidati con cura, i bottoni e il cinturone che brillano nella notte, luniforme di gala, Kopfff crede di avere un appuntamento con la bella Morte in nome della Causa. In realtà è solo lo strumento di Michel Christianu, un vecchio smanioso di regolare i conti con Fédor, il vicino che ha messo incinta sua figlia. Cè S., ricchissimo collezionista darte, che si contende i Rembrandt con i musei americani, ha lunico Vermeer autentico scoperto dopo i falsi di Van Meegeren, due castelli in Fran cia, le dimore più sontuose a New York e a Londra, un gusto impeccabile, le onorificenze più lusinghiere,un passaporto britannico, una bella e giovane moglie siciliana di nobile lignaggio e, tuttavia, viene sconfitto, e tristemente ricondotto alle sue origini di piccolo straccione di Smirne, in una feroce disputa con un suo pari di Napoli, un collezionista partito da una piccola drogheria per ritrovarsi poi a capo del più grande trust alimentare dItalia. Il tono scanzonato con cui Gary tratta di questi destini non deve ingannare. Come lui stesso ebbe modo di dichiarare, al centro di questi racconti è ‘le phénomène humain’, qualcosa che non cessava di sconcertarlo al punto da ‘farlo esitare tra la speranza di una qualche rivoluzione biologica o di una rivoluzione in quanto tale’. Cinque racconti inediti dellautore de La vita davanti a sé ‘Ricordo bene il suo sguardo Romain Gary aveva grandi occhi chiari tendenti al verde. Gli zigomi sporgenti era nato russo, era ebreo, gitano, slavo,era uno scrittore-avventuriero era orgoglioso e aveva un antico senso dellonore’. Bernardo Valli ‘Eroe di guerra, scrittore dai molti volti, tombeur de femmes, dandy. Per descrivere Romain Gary non basta un elenco di aggettivi: la sua storia è un piccolo compendio del Novecento’. Lara Crinò
(source: Bol.com)

La paga del soldato

. 16mo pp. 302 Brossura (wrappers) Molto Buono (Very Good) Con questo capolavoro Faulkner ha avuto il suo più felice contatto con il pubblico. La vita sfolgorante del Sud, mentre svanisce l’incubo della guerra
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Il Paese in vendita

In una sorprendente inchiesta storica Corrado Augias ricostruisce l’incredibile piano ideato dai servizi segreti tedeschi per spingere il nostro Paese a non intervenire nella Prima guerra mondiale: un progetto, semplice e ambizioso allo stesso tempo, che puntava a corrompere parlamentari e ad acquistare la proprietà di giornali come “La Stampa” e “Il Tempo” per organizzare una grande campagna in favore della neutralità. Attingendo a cronache, documenti della polizia e atti processuali, Augias racconta un oscuro intrigo che intreccia i destini di avidi faccendieri, donne equivoche e giornalisti prezzolati, e i cui contorni appaiono tragicamente simili agli scandali che colpiranno l’Italia a un secolo di distanza. E nell’indagare i retroscena di un sistema politico e giudiziario che – allora come oggi – si dimostrò del tutto inadeguato alla gravità dei fatti, ci riporta alle origini della corruzione che avvelena il nostro Paese.
(source: Bol.com)

Il paese dell’alcol

L’ispettore Ding Gou’er è sulle tracce di un orrendo traffico che consente ad alcuni selezionati ristoranti di offrire ai propri clienti un cibo prelibatissimo: la carne di neonato. Inviato a Jiuguo per verificare la fondatezza delle anonime accuse ricevute in Procura, Ding è costretto a continue libagioni nei banchetti ufficiali a cui è invitato dalle autorità locali, e, obnubilato dai fumi dell’alcol, non riesce mai a capire se quanto gli viene imbandito è veramente carne umana o una presentazione ad effetto frutto della manipolazione di altri ingredienti: le braccine che gli vengono offerte come leccornia si rivelano gambi di fiori di loto abilmente modellati dal coltello del cuoco. Nelle indagini trova antagonisti e compagni, non sempre fidati, e incontra una serie di incredibili personaggi, dalla seducente autista di camion al diabolico nano imprenditore, dal boss locale alla responsabile dell’Accademia di cucina che insegna a cucinare gli ornitorinchi, dal guardiano del Cimitero dei martiri rivoluzionari al venditore ambulante di ravioli, una fantasmagoria di personaggi che spesso sfumano nel fantastico e nel demoniaco. Nei dieci capitoli dedicati all’inchiesta, sono incastonati uno scambio epistolare tra l’autore e un aspirante giovane scrittore esperto di distillazione di alcolici, e un suo racconto breve con personaggi e vicende che rimandano o echeggiano la narrazione cornice: si viene cosí a creare un gioco di specchi tra realtà e finzione in cui Mo Yan finisce per ritrovarsi personaggio nel capitolo conclusivo che non offre né una soluzione dell’enigma né una catarsi, perché i protagonisti e i loro alter ego restano invischiati e presi in trappola, inseguendo le proprie ambizioni e i propri fantasmi e lasciandosi catturare dai meccanismi perversi del potere. Il Paese dell’alcol è forse il romanzo in cui Mo Yan dà la miglior prova di quel ‘realismo allucinato’ che gli ha meritato il Premio Nobel. È un’invettiva contro la corruzione che pervade la società, coltivata dai funzionari al potere ma divenuta una necessità di sopravvivenza per ciascuno, in una Cina che vive uno sviluppo tumultuoso a caccia del successo e del guadagno ad ogni costo.
(source: Bol.com)

Paesaggi e personaggi

Un’antologia di appunti e ricordi. I viaggi di Gillo Dorfles raccolti capitolo dopo capitolo come un diario senza ordine di tempo. In questo libro Dorfles racconta la sua storia dalla nascita a Trieste allo sfollamento in Toscana fino alla scelta di Milano come propria città elettiva perché la “più attiva d’Italia”. L’autore narra numerosi passaggi storici del Novecento come la fondazione di Brasilia nel 1960 o spaccati di vita quotidiana come la sua visita ad Harlem, quando i neri avevano fontanelle pubbliche diverse dai bianchi. Ogni pagina esprime amore per culture lontane come quella russa e giapponese o visite lampo in piccoli paesi vicini e remoti. Attraverso numerosi racconti inediti che percorrono per intero tutto il Secolo breve, Gillo Dorfles narra le sue frequentazioni e amicizie con uomini come Toscanini e Montale e donne come Leonor Fini.
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### Sinossi
Un’antologia di appunti e ricordi. I viaggi di Gillo Dorfles raccolti capitolo dopo capitolo come un diario senza ordine di tempo. In questo libro Dorfles racconta la sua storia dalla nascita a Trieste allo sfollamento in Toscana fino alla scelta di Milano come propria città elettiva perché la “più attiva d’Italia”. L’autore narra numerosi passaggi storici del Novecento come la fondazione di Brasilia nel 1960 o spaccati di vita quotidiana come la sua visita ad Harlem, quando i neri avevano fontanelle pubbliche diverse dai bianchi. Ogni pagina esprime amore per culture lontane come quella russa e giapponese o visite lampo in piccoli paesi vicini e remoti. Attraverso numerosi racconti inediti che percorrono per intero tutto il Secolo breve, Gillo Dorfles narra le sue frequentazioni e amicizie con uomini come Toscanini e Montale e donne come Leonor Fini.

I padroni della crisi (La cultura)

La crisi economica è feroce. Sembra interminabile. Anche chi, solo nel 2011, negava la sua esistenza è costretto a fare i conti con i danni sociali e umani della recessione. Mentre le televisioni si occupano a orario continuato del famigerato spread e le manovre finanziarie «lacrime e sangue» si susseguono, Biagio Simonetta indica una prospettiva che pochi considerano. È il punto di vista dei vincitori, quello delle mafie. Il principio è il solito: molto denaro, molto potere. Soprattutto quando il denaro, tutt’intorno, scarseggia. L’applicazione è tanto lineare quanto sconcertante: in Italia e nel mondo, più l’economia si contrae, più le mafie si espandono. L’immensa liquidità proveniente dal traffico di cocaina ha salvato dal fallimento alcune delle banche più grandi del pianeta. I prestiti di ’ndrangheta, camorra e Cosa nostra soccorrono le piccole imprese strette nella morsa del fisco e del credit crunch; se l’unica alternativa è chiudere i battenti, poco importa che le organizzazioni criminali richiedano tassi da usura e che alla fine si impadroniscano dell’azienda. E se davanti al dramma della disoccupazione e della povertà lo Stato latita, la liquidità mafiosa compra tutto, anche il consenso della popolazione. O trova ottime occasioni per il riciclaggio, approfittando di chi, disperato, vende i gioielli di famiglia al «compro oro» per pagare il mutuo o si illude di poter sbancare la «macchinetta» della sala giochi. I padroni della crisi esplora la forza camaleontica delle mafie, capaci di trarre vantaggio dalla sofferenza di tutto il resto della società, oggi come ai tempi di Al Capone. Afferma una verità amara, che pochi vogliono ascoltare: l’economia illegale ha dato sollievo a buona parte dell’economia legale, anche e soprattutto al Nord. Ma è un sollievo passeggero, illusorio; si trasforma in un cappio che, mentre la recessione avanza, si stringe intorno al collo delle persone. E minaccia la nostra democrazia.
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### Sinossi
La crisi economica è feroce. Sembra interminabile. Anche chi, solo nel 2011, negava la sua esistenza è costretto a fare i conti con i danni sociali e umani della recessione. Mentre le televisioni si occupano a orario continuato del famigerato spread e le manovre finanziarie «lacrime e sangue» si susseguono, Biagio Simonetta indica una prospettiva che pochi considerano. È il punto di vista dei vincitori, quello delle mafie. Il principio è il solito: molto denaro, molto potere. Soprattutto quando il denaro, tutt’intorno, scarseggia. L’applicazione è tanto lineare quanto sconcertante: in Italia e nel mondo, più l’economia si contrae, più le mafie si espandono. L’immensa liquidità proveniente dal traffico di cocaina ha salvato dal fallimento alcune delle banche più grandi del pianeta. I prestiti di ’ndrangheta, camorra e Cosa nostra soccorrono le piccole imprese strette nella morsa del fisco e del credit crunch; se l’unica alternativa è chiudere i battenti, poco importa che le organizzazioni criminali richiedano tassi da usura e che alla fine si impadroniscano dell’azienda. E se davanti al dramma della disoccupazione e della povertà lo Stato latita, la liquidità mafiosa compra tutto, anche il consenso della popolazione. O trova ottime occasioni per il riciclaggio, approfittando di chi, disperato, vende i gioielli di famiglia al «compro oro» per pagare il mutuo o si illude di poter sbancare la «macchinetta» della sala giochi. I padroni della crisi esplora la forza camaleontica delle mafie, capaci di trarre vantaggio dalla sofferenza di tutto il resto della società, oggi come ai tempi di Al Capone. Afferma una verità amara, che pochi vogliono ascoltare: l’economia illegale ha dato sollievo a buona parte dell’economia legale, anche e soprattutto al Nord. Ma è un sollievo passeggero, illusorio; si trasforma in un cappio che, mentre la recessione avanza, si stringe intorno al collo delle persone. E minaccia la nostra democrazia.

Il padrone sono io

Due storie. Due amori tormentati. Nate e Shane, due ragazzi che darebbero il cuore e l’anima per i rispettivi compagni. Eppure, la vita, con loro, non è stata clemente e ha messo dinanzi ad entrambi situazioni, a volte, troppo difficili da superare.
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### Sinossi
Due storie. Due amori tormentati. Nate e Shane, due ragazzi che darebbero il cuore e l’anima per i rispettivi compagni. Eppure, la vita, con loro, non è stata clemente e ha messo dinanzi ad entrambi situazioni, a volte, troppo difficili da superare.

Il padrone delle ferriere

Filippo Derbley, padrone delle ferriere di Pont-Avesnes è un uomo ancor giovane, onesto e generoso, amato dai propri operai. Egli è da tempo innamorato della marchesina Clara di Beaulieu. Clara però fin da bambina si è promessa a suo cugino Gastone di Bligny, giovane brillante e prodigo che ha sperperato al gioco il proprio patrimonio. Avendo saputo che i Beaulieu si trovano in condizioni di grave disagio, Gastone non mostra più alcun interesse per Clara. Questa apprende un giorno che egli sta per sposare la figlia del ricco industriale Moulinet, Atenaide, una ex compagna di collegio di Clara che l’ha sempre invidiata per la sua posizione sociale più elevata. Quando Gastone si reca a Beaulieu, spinto dal desiderio di giustificare la propria condotta la cugina gli annuncia il suo prossimo matrimonio con Derbley. Quando però Filippo apprende che Clara l’ha sposato soltanto per giovare alla sua famiglia economicamente in dissesto e per fare un dispetto al cugino Gastone, le annuncia che il loro matrimonio non sarà consumato e inizierà a trattarla solo con gelida indifferenza. Clara avrà il tempo e le occasioni per capire di aver sposato l’uomo giusto.

Il padrone delle anime

Il principe Gaborn Val Orden di Mystarria, giovane Signore delle Rune, attraversa sotto mentite spoglie le campagne autunnali del regno di Sylvarresta; suo unico compagno di viaggio, nonché guardia dei corpo, è il fido Borenson. Gaborn, affascinato dalla bellezza del paesaggio circostante, si appresta a chiedere la mano della principessa Iome, erede al trono di Sylvarresta. Mentre sosta in una taverna, Gaborn nota un paio di stranieri dall’aria imponente, dotati d’una prestanza e d’una forza inusitate: si tratta di due assassini. La scoperta trascina il principe in un mondo di discordie e di tradimenti. Il suo piacevole viaggio si trasforma in una lotta contro il tempo per avvertire il sovrano locale del pericolo che lo minaccia…

Il padrone della città

Anastasija Kamenskaja, ispettore della polizia criminale di Mosca, sta trascorrendo un periodo di riposo presso il centro di benessere “I Girasoli”, in una piccola città della Russia, dove la vita scorre tranquilla e gli abitanti godono di una discreta agiatezza. Ma l’apparente tranquillità del luogo cela una sordida storia di vizio, un giro di filmini hard e di efferate crudeltà. I clienti sono persone profondamente turbate che nascondono la loro perversione dietro una facciata di assoluta normalità. Una serie di misteriosi omicidi avvia un’indagine a cui Anastasija non può restare estranea.
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I padrini

Da Vito Cascio Ferro a Lucky Luciano, da Calogero Vizzini a Stefano Bontate, la mafia ha avuto sempre nei suoi padrini i registi fondamentali. Ma chi erano veramente questi uomini ritenuti degni di assoluto onore e rispetto, capaci di imporsi con il fascino del mito? A quale funzione assolvevano i padrinati? Questo volume, frutto di un lavoro di ricerca basato su fatti e documenti storici, offre un’analisi approfondita del fenomeno mafioso attraverso le sconcertanti vicende dei suoi protagonisti. Articolato in una serie di biografie e di “racconti-verità”, presenta una inquietante successione di vite criminali all’interno di una complessa esperienza mafiosa, nata in Sicilia, esportata negli USA dove si trasforma con la nascita di Cosa Nostra e, da lì rinviata alla Sicilia e ai suoi rapporti con l’intera realtà italiana ed europea. Com’è ovvio, si tratta di protagonisti immorali – appunto, i padrini, opportunamente distinti dai semplici boss della più cruda ed elementare criminalità – rivisitati da vicino, spesso nel loro “privato”, nel dramma del loro pervertimento in demoni del “puro potere”. Se ne coglie così, con le abiezioni, il fascino sinistro. La memoria storica li restituisce al senso tragico e paradossale di una particolare tradizione culturale, indagata a fondo dall’Italia all’America, su una linea interpretativa segnata dalla vocazione dell’autore di favorire drastiche rotture ai fini di una “rivoluzione culturale” contro la mafia.
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