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Primo venne Caino

‘La scrittura di Sabatini dimostra che il romanzo nero italiano è qualcosa di enorme. ‘
Maurizio de Giovanni

‘Sabatini è abile a sciogliere una trama complessa in una narrazione che fa subito presa, grazie a una scrittura dal passo rapido e leggero. ‘
Il messaggero – Renato Minore

Durante un’estate torrida, il giornalista Leo Malinverno è in vacanza con Eimì – la sua ragazza greca, di vent’anni più giovane – ma decide di tornare in una Roma che sembra non voler chiudere per ferie, quando riceve la telefonata dell’amico vicequestore Jacopo Guerci. Il secondo dei delitti compiuti con un preciso rituale,in cui alle vittime vengono asportati lembi di pelle tatuata, fa supporre agli inquirenti che possa trattarsi dell’azione di un temibile serial killer. Il Tatuatore,come presto viene battezzato, è spietato e sembra avere un progetto macabro, difficile da decodificare. Fra tanto sangue sparso, amici malati, scontri in redazione, complicazioni familiari e dubbi sentimentali, Malinverno inizia una sua inchiesta, parallela all’indagine dei carabinieri: e di pari passo allo sciogliersi del caso, accanto alla palese follia del Tatuatore scopre un’altra storia, non meno atroce. In questo secondo romanzo che ha per protagonista l’affascinante Leo Malinverno, Sabatini intreccia in modo magistrale una trama classicamente “nera’ all’indagine psicologica, mostrandoci chela faccia del Male può avere tante, tantissime sfumature. E spesso si cela sotto la coltre di una infida normalità.

(source: Bol.com)

Primo non nuocere

‘*DOLOROSAMENTE SINCERO… UN RISULTATO SUPERBO*’. IAN MCEWAN

‘*SCAVI NEL VECCHIO NEUROCHIRURGO E TROVI UN GIOVANE MEDICO DI CORSIA, SCAVI NEL MEDICO DI CORSIA E TROVI UN RAGAZZO CONFUSO. QUANDO SEI DENTRO IL RAGAZZO, NEL BUIO PESTO DELLA SUA FIBRA UMANA, ECCOTI ABBAGLIATO DALLA LUCE DI QUESTO LIBRO*’. MAURO COVACICH

‘*NON SO SE HENRY MARSH ABBIA MAI LETTO ‘IL SISTEMA PERIODICO’ DI PRIMO LEVI MA NELLA MIA BIBLIOTECA È QUELLO CHE PIÙ ASSOMIGLIA A QUESTO ‘PRIMO NON NUOCERE’: LÌ LA CHIMICA, QUI LA NEUROCHIRURGIA, COME RACCONTO DELLA VITA DI UN UOMO, DEL SUO TEMPO E DEL SUO STARE AL MONDO*’. PAOLO COGNETTI

‘*QUANDO UN LIBRO INIZIA CON “SPESSO SONO COSTRETTO A TAGLIARE IL CERVELLO ED È UNA COSA CHE DETESTO FARE’… NON PUOI METTERLO VIA, DEVI CONTINUARE A LEGGERE, NO?*’ KARL OVE KNAUSGÅRD

‘*IL RACCONTO INTIMO, MOLTO UMANO E TALVOLTA PERSINO INQUIETANTE DI UNA VOCAZIONE*’. MICHICO KAKUTANI, THE NEW YORK TIMES

Cosa significa essere un neurochirurgo? Come ci si sente ad avere in mano le sorti di una persona, mentre ci si apre un varco tra la materia grigia che ne genera i pensieri, i sentimenti e le emozioni? E, se qualcosa va storto, come si convive con le conseguenze? È ciò che scopriremo attraverso le pagine di questo libro, la confessione sincera e intensa di un famoso neurochirurgo inglese che, alla luce dell’esperienza quarantennale, rievoca le vittorie nelle battaglie combattute al fianco dei pazienti, ma anche le inevitabili sconfitte, gli errori e i fallimenti.
Primo non nuocere è la narrazione di una professione eroica, chiamata a confrontarsi ogni giorno con i momenti di maggiore fragilità dell’essere umano – la scoperta della malattia, la speranza di una cura –, a prendere decisioni cruciali che, in un modo o nell’altro, cambieranno il destino dei pazienti, ma anche del medico stesso che porterà sempre con sé le storie di gioia o di dolore delle persone che hanno confidato all’abilità delle sue mani e alla generosità del suo cuore le loro vite in pericolo.
(source: Bol.com)

Il primo miracolo di George Harrison

‘I racconti hanno le spine, come le rose. I letterati ne annusano il profumo, ma l’editoria teme di pungersi. Storici e critici si dannano a lodare i racconti di Oechov e di Maupassant, mentre gli editori – quando un autore propone un libro di racconti – avvizziscono come mele avvelenate. E l’autore può essere chiunque. Dan Brown va dal suo editore e gli dice: ”Ehi, sai cosa, avrei una bella raccolta di short stories per te”, e l’editore sente la ceramica del suo cuore incrinarsi. Ma il pubblico? Li compra o no? Io sono pubblico. Sono una componente della conclamata maggioranza dei lettori: le donne. E sono una donna di fantasia, che in cucina brucia i piselli immaginando storie. Insomma, sono un’accanita e felice lettrice di romanzi… Però poi rifletto: gli autori contemporanei che preferisco sono quasi tutti gente che scrive racconti, e nella top ten dei libri che mi hanno cambiato la vita ci stanno i Nove racconti di Sapete Chi. E allora perché? Perché a fronte di tanti successi, tanto amore, tanta eccellenza, davanti ai racconti gli editori fremono come bisce? Credo di saperlo. Perché i libri di racconti non vanno al primo posto in classifica. Come il simpatico meccanico in pensione che gioca un euro al SuperEnalotto, anche l’editore spera nel jackpot e sa – con ragionevole certezza – che il jackpot non si nasconde nel libro di racconti. Anche l’autore, naturalmente, sa che con i suoi racconti non si comprerà la sospirata casa al mare. Quando scrive un racconto, l’autore lo fa in maniera del tutto disinteressata. E in maniera del tutto disinteressata io ho scritto queste storie. Nella speranza che facciano risuonare un’armonia, una vibrazione, un disagio, una piccola felicità o una punta di dolore. Un libro di racconti è il sacco di Natale, e l’autore dà a ciascun lettore il suo personale pacchetto, con il nastro e il bigliettino. Ecco, questo è per te, da parte mia, con rispettoso amore’. Stefania Bertola
(source: Bol.com)

Primo Levi di fronte e di profilo

UN LIBRO PER ENTRARE NEI MOLTEPLICI MONDI DI PRIMO LEVI, PER CAPIRE L’OPERA DI UNO DEGLI AUTORI DECISIVI DEL XX SECOLO. Frutto di un lavoro ventennale, questo è un libro-universo, e l’universo è quello di Primo Levi, lo scrittore che negli ultimi settant’anni si è imposto come il testimone per eccellenza dello sterminio ebraico: la sua vita tormentata, la sua vicenda di scrittore e intellettuale, ma soprattutto la sua opera sfaccettata, complessa, ricchissima di temi, rimandi e suggestioni. È’ un libro-mosaico, in cui ogni opera di Levi dà il tema a un capitolo; ma oltre alla storia della composizione, della pubblicazione, delle influenze letterarie, l’analisi si muove in profondità nei contenuti, nell’immaginario, nelle passioni e nei molti mondi di Primo Levi: dalla chimica all’antropologia, dalla biologia all’etologia, dai voli spaziali alla linguistica. Se questo è un uomo, l’opera capolavoro che pure inizialmente era stata rifiutata, viene riletta in maniera nuova: si parla di sogni, animali, viaggio; di scrittura letteraria, commedia e tragedia; di vergogna, di memoria, del rapporto con altri scrittori come Kafka e Perec, Améry e Šalamov… Temi come l’ebraismo, il lager, la testimonianza percorrono e innervano tutto il libro, che si arricchisce inoltre di fotografie di grande impatto e di materiale epistolare ritrovato dall’autore in archivi finora non esplorati dagli studiosi. Marco Belpoliti ha scritto il libro definitivo su Primo Levi, un tesoro di storie e riflessioni che compongono un saggio con il respiro di un’opera letteraria multiforme.

(source: Bol.com)

Primo Levi

Settanta anni fa usciva a Torino presso un piccolo editore “Se questo è un uomo”. Era l’opera di uno sconosciuto aspirante scrittore, che raccontava agli italiani la vicenda dei campi di sterminio nazisti. In questi sette decenni questo libro si è trasformato in un classico della nostra letteratura. Com’è potuto accadere che questo volume, riprodotto su una carta povera del dopoguerra – era il 1947 – sia divenuto così importante? Lo racconta qui «Riga» ripubblicando le più importanti recensioni uscite dal 1947 al 1988, testi che ci aiutano anche a entrare nei libri di Primo Levi, testimone e scrittore poliedrico e complesso. Il volume si apre con un contributo narrativo inedito dello scrittore ebreo Aldo Zargani, seguono due testi dispersi e poco noti di Levi stesso, tredici interviste apparse su giornali o registrate dal 1963 al 1986 e sue brevi dichiarazioni su argomenti vari. La parte centrale riproduce la maggior parte dei saggi inclusi nel volume di «Riga» del 1997 a lui dedicato: una sorta di dizionario redatto da alcuni dei più importanti studiosi dello scrittore, cui si aggiunge un testo sul rapporto tra l’ebreo torinese e Israele e un racconto della sua ricezione in America. Un’ultima sezione riguarda i testi del convegno Primo Levi antropologo ed etologo, tenutosi nel 2016 all’Università di Bergamo e all’Università Milano-Bicocca, in cui i testi di Levi vengono considerati sotto questa duplice prospettiva. I disegni e gli schizzi di Pietro Scarnera accompagnano il numero a partire dalla copertina, fornendone una lettura ulteriore per brevi tratti. Siamo convinti che l’importanza di questo scrittore, saggista, poeta, testimone, intellettuale, sia destinata ad aumentare; questo volume fornisce un fondamentale contributo alla scoperta e riscoperta di uno scrittore decisivo per la nostra epoca, consentendo di conoscere meglio la sua attività poliedrica e illuminando aspetti ancora in ombra della sua personalità letteraria e umana. Leggere Levi per capirlo meglio, ma anche per capire il suo e il nostro tempo: uno scrittore per il XXI secolo, e oltre.
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Il primo inverno: La piccola era glaciale e l’inizio della modernità europea (1570-1700)

Quella che è stata definita la «piccola era glaciale», tra il 1570 e il 1700, vide le temperature abbassarsi con variazioni da tre a cinque gradi, dando avvio a una vera e propria «rivolta della natura» che sortì effetti devastanti sui raccolti. Philipp Blom dimostra la sorprendente correlazione tra questa circostanza e la nascita dell’Illuminismo, analizzando le ricadute culturali dello sconvolgimento climatico in Europa. Con un registro narrativo e appassionante, Blom costruisce un affresco in cui combina storia delle idee, della cultura materiale, delle scienze della natura, intorno a una suggestione di grande attualità: l’impatto che il cambiamento del clima produce sulla vita delle società. Così, l’avvento della piccola era glaciale diventa il punto di partenza per interrogare e mettere in relazione avvenimenti e discipline che concorrono alla formazione del mondo e del pensiero moderno. Attingendo ai racconti di testimoni diretti – tra cui Montaigne e Shakespeare – Blom riesce a proiettare il lettore nella realtà dei secoli XVI-XVII. La descrizione della vita delle comunità nel nuovo scenario ridisegnato dalla natura prende vita grazie alle affascinanti connessioni tra innovazioni nel campo della scienza, dell’economia, della tecnica e fenomeni artistici. Il capovolgimento della prospettiva operato da Blom riguarda infatti anche l’aspetto iconico: se abbiamo sempre guardato ai paesaggi invernali di Avercamp, Bruegel e altri come a rappresentazioni di un mondo in armonia con il susseguirsi delle stagioni, qui diventano ulteriori prove della catastrofe climatica. L’affresco di ghiaccio del lungo inverno europeo si rivela il pretesto per rileggere la storia da una prospettiva inedita.

Il primo dio. Poesie scelte. Racconti e scritti critici

Come Dino Campana, Emanuel Carnevali ha avuto il destino di un ‘poète maudit’: nato a Bologna nel 1897, partì da ragazzo per gli Stati Uniti, che dovevano diventare, per lui, il luogo simbolico della vita e della letteratura. Passò attraverso numerosi e umili mestieri («raccogliere cicche per strada non fu certo la cosa più spregevole a cui mi ridussi») finché lo incontriamo nella cerchia degli scrittori americani di punta in quegli anni. Ezra Pound, William Carlos Williams, Sherwood Anderson, Robert McAlmon lo accolsero come uno dei loro, con ammirazione e insieme sconcerto dinanzi a questo difficile e imprendibile personaggio, e inclusero subito testi suoi nelle loro celebri antologie e riviste. Carnevali scriveva in inglese, la sua unica lingua era quella dell’esilio, e portava così nella poesia americana un soffio selvatico, di cui fu avvertita la novità. Il suo destino era tragico: nel 1922 fu colpito da encefalite e dovette tornare in Italia. Trascorse in un ospedale vicino a Bologna gli ultimi anni della sua vita, e lì ancora lo raggiungevano le lettere dei suoi amici americani. In questo volume abbiamo voluto raccogliere le parti più significative della sua opera, finora inedita in italiano. Innanzitutto il romanzo *Il primo dio*, una prosa di febbrile intensità, carica di immagini, di sogni, di angosce, di camere mobiliate, l’autoritratto di un nomade, braccato dalla vita, che ci lascia sbalorditi per la modernità del suo accento. Poi una scelta dalle sue poesie: anche queste ‘eccentriche’, rispetto all’America e tanto più rispetto all’Italia, scritte in una lingua reinventata con felicità e uno strano candore, leggere e disperate. Infine alcune prose critiche, da cui apparirà l’ottica singolare di questo ‘poeta maledetto’, insofferente delle raffinatezze formali e compositive dei suoi amici americani, lui che si sentiva preso in un terribile risucchio verso la morte. Nel loro disordine e nella loro amarezza, i testi di Carnevali hanno un suono ‘giusto’ che percepiamo solo oggi, come quello di chi poteva essere uno dei grandi scrittori italiani di questo secolo e invece giunge filtrato da un’altra lingua, da un’altra storia, e pur sempre come un’emozionante scoperta.

Primo contatto

Il romanzo parla di uno scienziato che asserisce di avere inventato una macchina per parlare con lo “spirito” dei defunti. Ed è disposto a mostrare allo scettico di turno un certo Carfax – che non si tratta di un trucco per spillare quattrini.
Carfax accetta di provare la macchina, e parla con una entità che, così gli assicura, è l’anima di un suo congiunto, morto poco tempo prima. Tuttavia non dev’essere uno dei soliti spiriti con cui parlano i medium: l’anima (?) gli dà l’impressione di appartenere a un sistema assai complesso. Inoltre, ammesso che sia poi davvero un’anima, il sistema di cui fa parte non dev’essere di suo garbo: vorrebbe scambiare il proprio posto con l’anima di un vivente. Anzi, farebbe qualsiasi cosa, pur di ritornare nel nostro mondo. Poi Carfax scopre che lo scienziato è davvero un truffatore e che non lo è affatto: ha la prova indiscutibile che alcune delle “anime” si sono impossessate del corpo di persone viventi.

Il primo caffè del mattino

Nella città più romantica del mondo, a volte basta un caffè per farti innamorare. Massimo ha poco più di trent’anni, è il proprietario di un piccolo bar nel cuore di Roma, e non si è mai innamorato davvero. Ogni mattina, all’alba, attraversa le vie della città ancora addormentate, dove si sente il profumo del pane appena sfornato, e raggiunge il suo bar. Lì lo aspetta il primo caffè della giornata, quello dall’aroma più intenso, e dal sapore più buono. In fin dei conti sta bene anche da solo, continua a ripetersi man mano che il locale si anima: a tenergli compagnia ci pensano i clienti affezionati, con cui ogni mattina Massimo saluta la giornata fra tintinnio di tazzine, profumo di cornetti caldi e un po’ di chiacchiere. Allora come mai, il giorno in cui improvvisamente entra nel bar una ragazza dagli occhi verdi, il viso spruzzato di lentiggini e l’aria sperduta di una turista straniera, Massimo non riesce a toglierle gli occhi di dosso… Né tanto meno a farsi capire in nessuna lingua: al punto che, tempo cinque minuti di interazione, si ritrova una zuccheriera rovesciata addosso, la porta sbattuta in faccia e qualcosa di molto simile a un cuore spezzato che gli martella nel petto. Ma la ragazza con le lentiggini, che viene da Parigi, di nome fa Geneviève e di mestiere inventa cruciverba, tornerà presto da Massimo: perché ha un segreto che non può rivelare a nessuno, e che la lega proprio a quel luogo. Massimo – che da quando l’ha incontrata la prima volta, con la frangia spettinata e il vestito rosso – non se l’è più tolta dalla testa, non potrà che corteggiarla con le armi che conosce meglio: caffè, cappuccini e il fascino di Roma. Sperando che, nonostante tutti i segreti che Geneviève nasconde, entrambi si ritrovino a volere la stessa, unica cosa: bere insieme il primo caffè del mattino. Tutte le mattine. Tra equivoci, baci e lunghe passeggiate romane, una commedia romantica lieve, divertente e tutta italiana, con una protagonista d’eccezione: la città più magica del mondo.

I primi tornarono a nuoto

Ritornano tutti, uno per uno.
Vengono dall’Ottocento, dal Rinascimento, dalla Preistoria. Sono uguali a noi. Chiedono spazio e ospitalità. Non sono minacciosi all’inizio, solo smarriti e voraci: vogliono vivere, proprio come noi.
E i vivi?
Adriano Karaianni è il medico che ha scoperto il primo rinato. Maria aspetta un bambino da lui.
La loro storia fa da controcanto al destino che i vivi devono affrontare.
Con un ritmo serrato e il nitore di una lingua che sa descrivere la ferocia dell’umanità condannata a una vita senza fine, Giacomo Papi racconta un mondo dove nascere diventa un crimine.
E reinventa con grande originalità uno dei luoghi più fecondi del nostro immaginario, quello del ‘ritorno dei morti’, in cui ogni epoca ha proiettato paure e desideri inconfessati.

***

Hanno la stessa età e le stesse sembianze del giorno in cui sono morti. Ma presentano un metabolismo perfetto e sono famelici come bambini appena nati. Ricompaiono nei luoghi dove hanno vissuto. Un uomo vaga nudo davanti a quello che un tempo era il suo posto di lavoro. Cerca la sua vecchia fabbrica, ma si trova davanti a un nuovo grattacielo. Un ragazzino accoltellato a 17 anni durante una rissa non riconosce più niente. Il suo decesso risale al 1850.
Il mondo si ripopola a ondate. All’inizio è una festa perché la morte è sospesa. Gli uomini attendono il ritorno delle persone che hanno amato, ma si continua a vivere in modo normale. Nessuno – nemmeno Adriano, il medico che ha diagnosticato il primo caso e che è in attesa di un figlio – sospetta che la terza ondata sarà così grande.
Nella lotta furiosa che si scatena tra i vivi e i rinati, dare alla luce un figlio è insensato. Ma è l’unico, disperato modo, in cui Adriano e Maria combattono per restare umani.
In un mondo in cui la morte è abolita, l’amore si rivela l’unica forza capace di spezzare la catena cieca della natura, e il desiderio di dare la vita l’unica via per riconnettersi con il senso – anche oscuro – dell’esistenza.

(source: Bol.com)

Una primavera tardiva: tutti i racconti

Come definireste una storia lineare, inventata, che racconta vita, morte (non sempre) e miracoli di una persona dalle caratteristiche precise: aspetto, età, abitudini, problemi matrimoniali, figli, credo religioso, professione o mestiere…?
Possiamo definirla romanzo, vero? Ma se sono soltanto quaranta pagine, o trenta? Allora la si definisce racconto. Però se il piacere che si prova leggendola è lo stesso di quando si legge un tomo di quattrocento pagine che racconta vita, morte (forse) e miracoli di una persona… qual è la differenza? Soltanto la lunghezza. Ciascuna di queste storie si svolge in uno shtetl polacco, prima della seconda guerra mondiale, un villaggio intercambiabile, riconoscibile essenzialmente dal protagonista, di volta in volta diverso, ma abitato da una serie di personaggi descritti con tanta precisione che si possono subito individuare quando riappaiono in un altro racconto, magari in veste di protagonisti.
C’è, per esempio, Hirsch Leib che, dopo aver condotto a destinazione il bestiame a lui affidato dai commercianti locali, non vede l’ora di tornare da moglie e figli con un sacco pieno di regali per festeggiare la Pasqua ebraica, e si trova davanti la Vistola, ghiacciata sì, e quindi attraversabile, ma battuta da una inaspettata, furiosa pioggia primaverile che rischia di assottigliare e rompere la superficie solida del fiume. Ci riuscirà, o dovremo dire vita, miracoli… e morte?
Ogni racconto un romanzo, ogni villaggio un mondo, ogni protagonista un personaggio, e una pletora di vivacissimi ritratti di contorno, così caratterizzati, in poche righe, da diventare indimenticabili.
Questo l’incredibile potere della scrittura di I.J. Singer, che i lettori conoscono già dai grandi romanzi epici. Ma epico non significa necessariamente lungo, e le storie dense e originali, ciascuna a modo suo, hanno lo stesso tono definitivo di quelle più lunghe raccontate da questo grande scrittore.

Prima o poi ci abbracceremo

**Siamo stati in silenzio, siamo stati un casino**
*”Ci sono persone che dopo un po’, non riescono più a farsi ascoltare, anche se urlano, persone che non hanno più nulla da dirsi e continuano a stare insieme nonostante tutto, perché Credono nelle sconfitte incoraggianti. Che poi l’errore sta nel credere di essere simili solo perché si è stati vicini. Coppie che ricordano l’Inghilterra e l’Australia, paesi affini nelle tradizioni forse, nelle abitudini, dove si parla la stessa lingua, ma che si trovano comunque in due continenti diversi.”*
Di questo parla Distefano nel suo nuovo romanzo: di Enrico e Irene, che provano a stare insieme, si dicono “ti amo” senza sapere davvero cosa significhi e restano sempre un passo indietro l’uno rispetto all’altro. E di Gianluca e Alda, i genitori di Enrico, due che si sono ostinati ad amarsi a tutti i costi, fino al punto di farsi solo del male. Per rendersene conto quando ormai è troppo tardi, quando l’amore si è trasformato in indifferenza, il suo contrario.
In *Prima o poi ci abbracceremo*, con le sue frasi brevi, musicali e cariche di immagini, l’autore compie “l’autopsia” di due storie d’amore disfunzionali. E nel ripercorrere le cause della loro morte cerca di capire la vera natura del sentimento che più ci tiene vivi: l’amore.
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### Sinossi
**Siamo stati in silenzio, siamo stati un casino**
*”Ci sono persone che dopo un po’, non riescono più a farsi ascoltare, anche se urlano, persone che non hanno più nulla da dirsi e continuano a stare insieme nonostante tutto, perché Credono nelle sconfitte incoraggianti. Che poi l’errore sta nel credere di essere simili solo perché si è stati vicini. Coppie che ricordano l’Inghilterra e l’Australia, paesi affini nelle tradizioni forse, nelle abitudini, dove si parla la stessa lingua, ma che si trovano comunque in due continenti diversi.”*
Di questo parla Distefano nel suo nuovo romanzo: di Enrico e Irene, che provano a stare insieme, si dicono “ti amo” senza sapere davvero cosa significhi e restano sempre un passo indietro l’uno rispetto all’altro. E di Gianluca e Alda, i genitori di Enrico, due che si sono ostinati ad amarsi a tutti i costi, fino al punto di farsi solo del male. Per rendersene conto quando ormai è troppo tardi, quando l’amore si è trasformato in indifferenza, il suo contrario.
In *Prima o poi ci abbracceremo*, con le sue frasi brevi, musicali e cariche di immagini, l’autore compie “l’autopsia” di due storie d’amore disfunzionali. E nel ripercorrere le cause della loro morte cerca di capire la vera natura del sentimento che più ci tiene vivi: l’amore.
### Dalla seconda/terza di copertina
“Ci sono persone che dopo un po’ non riescono più a farsi ascoltare, anche se urlano, persone che non hanno più nulla da dirsi e continuano a stare insieme nonostante tutto, perché credono nelle sconfitte incoraggianti.” Di questo parla Distefano in “Prima o poi ci abbracceremo”: di Enrico e Irene, che provano a stare insieme, si dicono “ti amo” senza sapere davvero cosa significhi e restano sempre un passo indietro l’uno rispetto all’altro. “Abbiamo sbagliato strada così tante volte che abbiamo smesso di ascoltare il cuore e ci siamo affidati ai cellulari, ai dubbi, ai conoscenti che ci dicevano che da soli stavano meglio e noi abbiamo provato a scoprire se era vero e siamo stati stupidi.” E di Gianluca e Alda, i genitori di Enrico, due che si sono ostinati ad amarsi a tutti i costi, fino al punto di farsi solo del male. Per rendersene conto quando ormai è troppo tardi, quando l’amore si è trasformato in indifferenza, il suo contrario. “Ho visto mia madre guastarsi per un dolore mai sedato. L’ho vista per anni innamorata di un uomo sbagliato. Pentirsi come quando si accorgeva di essersi tagliata i capelli troppo corti, di aver lasciato la pasta un po’ di più a cuocere.” In “Prima o poi ci abbracceremo”, con le sue frasi brevi, musicali e cariche di immagini, l’autore racconta i percorsi paralleli di due storie d’amore disfunzionali. E nel farlo cerca di capire la vera natura del sentimento che più ci tiene vivi. L’amore.

Prima lezione di grammatica

Giusto? Sbagliato? Si dice così? Si scrive così? Una lettura curiosa, utile e concreta sulle norme della nostra lingua, le sue complicazioni e le sue raffinatezze. A scriverla è uno dei più noti grammatici italiani.
(source: Bol.com)

La prima guerra mondiale: Una storia politico-militare

Con i suoi milioni di morti e la sua ferocia senza precedenti la prima guerra mondiale è stata la prima delle grandi tragedie che hanno costellato il ventesimo secolo e un evento senza precedenti nella storia dell’umanità. Per John Keegan – uno dei maggiori storici militari contemporanei – la guerra del 1914-18 fu un conflitto tragico ma non certo inevitabile. E in questo suo libro lo storico inglese ce ne offre una ricostruzione complessiva di grande respiro. Con chiarezza e precisione di dettagli vengono descritti piani di guerra e battaglie, i meccanismi di combattimento, l’affannosa ricerca di uno sfondamento impossibile, il complesso rapporto tattico e strategico tra fanteria e artiglieria.
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Prima di dire addio

**Una protagonista che ha conquistato il cuore dei lettori.
L’autore indipendente topseller nei primi cinque anni di Kindle Store Italia.
L’ebook più venduto del Kindle Store Italia nel 2014.**
Nora Cooper sta ancora cercando di superare il lutto per la recente morte del marito, quando scopre che prima di essere ucciso, durante una rapina in banca, il suo Joe aveva venduto il loro cottage di Martha’s Vineyard senza dirle niente.
Appena il tempo di chiedersi chi fosse l’uomo con il quale ha condiviso più di trent’anni di vita, che un insolito messaggio si materializza attraverso le lettere del gioco dello Scarabeo.
NON HO VENDUTO IL COTTAGE J
*Possibile che quelle parole arrivino dall’aldilà e che il suo Joe stia cercando di metterla in guardia contro un’assurda macchinazione?*
Comincia con questa travolgente domanda un viaggio alla ricerca della verità che metterà in pericolo la vita stessa di Nora e la condurrà alla soluzione di un terribile mistero.
Un giallo, ma soprattutto una storia di suspense e di sentimenti, che segna il debutto come investigatrice “sui generis” di Nora Cooper, affascinante agente immobiliare con il sorprendente dono di comunicarecon l’aldilà.
**LA SERIE DI NORA COOPER**
# 1 Prima di dire addio
# 2 Luce dei miei occhi
# 3 La bambina con il vestito blu
# 4 Cercando Amanda
# 5 Un cuore nell’oscurità
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