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Mille baci, e ancora cento

Pervaso di passione e tenerezze, forgiato da liti violente e ardenti riconciliazioni, l’amore senza tempo tra Lesbia e Catullo è sopravvissuto intatto nei versi immortali del poeta. È sua la voce che reclama tanti baci quante sono le stelle e la sabbia del deserto, che intreccia l’odio all’amore, che carezza e ferisce, che prega e accusa, sua è la voce che fino a oggi abbiamo ascoltato. Perduta, proprio come quella di tantissime donne per secoli e secoli, è invece la voce di Lesbia, nobile romana bellissima, straordinariamente anticonformista e conturbante, che qui finalmente riemerge in tutta la sua forza. Attraverso il racconto di lei riviviamo la loro intensa storia, una passione che è scoperta di assoluta libertà, superamento dei propri limiti, godimento dei piaceri del corpo e insieme profonda affinità di spirito, ma anche tormento della gelosia, infinito susseguirsi di bronci e sospetti. Sullo sfondo del clima tempestoso che nel I secolo a.C. segna il passaggio di Roma dalla Repubblica all’Impero, Laura Sciolla tratteggia con tocco sicuro – ispirandosi ai carmi di Catullo e, per le scene più erotiche, agli affreschi dell’epoca e all’Arte di amare di Ovidio – il legame altrettanto turbolento fra il geniale poeta e la nobildonna di stirpe antica ma d’animo modernissimo, combattuta fra il desiderio di indipendenza e il bisogno d’amare e di essere amata.

Un milionario in cucina

Chi lo ha detto che i milionari devono essere sempre solo belli e dannati? Esistono anche quelli romantici e sognatori e ve lo dimostreremo! La cucina era il suo regno, e le ricette che inventava venivano celebrate da ogni critico gastronomico. Invidiato, odiato e osannato, Mac MacCallum, milionario e chef pluristellato, credeva che la sua vita non sarebbe mai cambiata. Un banale incidente, però, lo costringe a ritirarsi dai fornelli e dopo sei mesi quasi nessuno ricorda il suo nome… tranne Jo Anderson, la sua nuova governante tutto pepe! Lei intende riportare il sorriso sul viso di Mac, e per riuscirci è disposta a tutto, anche se baciarlo sembra la strategia migliore da seguire.
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### Sinossi
Chi lo ha detto che i milionari devono essere sempre solo belli e dannati? Esistono anche quelli romantici e sognatori e ve lo dimostreremo! La cucina era il suo regno, e le ricette che inventava venivano celebrate da ogni critico gastronomico. Invidiato, odiato e osannato, Mac MacCallum, milionario e chef pluristellato, credeva che la sua vita non sarebbe mai cambiata. Un banale incidente, però, lo costringe a ritirarsi dai fornelli e dopo sei mesi quasi nessuno ricorda il suo nome… tranne Jo Anderson, la sua nuova governante tutto pepe! Lei intende riportare il sorriso sul viso di Mac, e per riuscirci è disposta a tutto, anche se baciarlo sembra la strategia migliore da seguire.

Mildred Pierce

Nel 1941, subito dopo essersi affermato, il noir rivolse le sue armi contro se stesso – con questo libro, che alla ferocia del genere assomma quella, anche più implacabile, del mèlo. Fino alla sua uscita, le dark lady di innumerevoli romanzi (e di altrettanti film) usavano la seduzione per condurre qualsiasi maschio capitasse loro a tiro a forme di distruzione spesso molto peggiori della morte. Ma qui Cain – che di quelle storie aveva già scritto uno degli archetipi più potenti e imitati, “Il postino suona sempre due volte” – va molto oltre. Con le sue letali sorelle Mildred Pierce ha in comune il carattere, la capacità di andare dritta allo scopo – peraltro rispettabile, e cioè raggiungere un qualche benessere nell’America della Grande Depressione – e un fondato scetticismo nei confronti del genere maschile. Sul quale infatti trionfa, salendo uno alla volta tutti i gradini di un successo insperato, per una casalinga californiana malamente abbandonata dal marito. E in effetti niente sembrerebbe poter fermare l’ascesa di Mildred: niente, se non la sua immagine rovesciata, sua figlia Veda, la creatura forse più demoniaca di tutta la narrativa nera.

Milano 1946: delitti a Città Studi

Milano: un mattino dell’estate del 1946, il commissario Maugeri raccoglie la deposizione di Rosalba Attanasio, preoccupata per la sparizione del suo cane, anzi per il suo presunto omicidio. Due giorni dopo la donna precipita dalla finestra di casa sua e il commissario scopre che in realtà il cane non è mai scomparso, anche perché non è mai esistito. Rosalba è forse una squilibrata? O la spiegazione è un’altra? Nonostante Maugeri sia inviso al suo superiore, a causa del suo passato da partigiano, il caso gli viene assegnato, e può iniziare la sua prima “vera” indagine…
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La migliore offerta

«In un’asta l’oggetto che viene messo in vendita lo si aggiudica al miglior offerente. Nelle gare d’appalto, al contrario, la migliore offerta è la più bassa. Ho pensato che questa duplice valenza di cosa sia la migliore offerta avesse un senso allegorico molto forte. Qual è l’offerta migliore che devi pagare nella vita per aggiudicarti ciò che stai cercando?».
Dopo *Baaria* Tornatore si distacca dalla Sicilia e dal retroterra autobiografico per una storia di genere e scenario del tutto diversi: un thriller senza sangue e senza assassini ambientato nel mondo dell’arte. In una imprecisata città del centro Europa – Vienna? Ginevra? – Virgil, eccezionale intenditore d’arte, battitore d’aste con una passione per i dipinti femminili e l’ossessione del collezionismo, conduce una esistenza agiata e tranquilla. L’ingranaggio perfetto di una vita monotona, non però al punto da annoiarlo, viene messo in subbuglio dall’incontro con una ragazza. Da questo momento la vita di Virgil muterà. Tutta la storia ruota attorno all’ambiente dell’arte e del collezionismo, le sale ovattate delle aste, i ristoranti di classe, un mondo decadente e in dissolvimento in cui si consuma il dramma.
Questo racconto che combina una storia d’amore con un’atmosfera da thriller e che ha la tessitura di un giallo classico, costituisce il soggetto del film *La migliore offerta* (nelle sale dal 4 gennaio). La scrittura cinematografica di Tornatore si fa qui narrazione impeccabile per ritmo, equilibrio, atmosfera.

Il migliore discorso della tua vita

La capacità di parlare in pubblico è un’arte antica quanto il linguaggio. Uomini e donne si riunivano intorno al fuoco per ascoltare storie che sapessero farli viaggiare nel tempo e nello spazio. I bravi narratori riuscivano a creare immagini, suscitare speranze, ispirare sogni nella mente di chi li ascoltava. Dal piccolo accampamento iniziale all’iperconnesso mondo contemporaneo, il potere dell’oralità è cresciuto a dismisura, così come la responsabilità di chi sale su un palco e condivide le proprie idee.
E la ‘condivisione delle idee per il bene di tutti’ è la missione che il TED si è dato. Nato negli anni Ottanta come programma annuale di conferenze inerenti tecnologia, intrattenimento e design (TED è l’acronimo di Technology, Entertainment, Design), sotto la guida di Chris Anderson, che dal 2001 ne è il curatore, il TED è diventato un’organizzazione mediatica dedicata alla diffusione delle idee a livello globale. Con la messa online dei video delle sue conferenze, a partire dal 2006, le TED Conference raggiungono oggi il miliardo di visualizzazioni ogni anno.
Fedele alla filosofia del TED, con questo manuale Anderson vuole condividere con il mondo l’idea che più gli sta a cuore: il modo migliore per veicolare le idee. E lo fa non solo svelando i trucchi per diventare eccellenti oratori – provare il discorso all’infinito, suscitare empatia, indossare gli abiti giusti – ma proponendo una nuova concezione del parlare in pubblico. Perché non esiste un unico ‘modello TED Talk’ a cui ispirarsi: ogni oratore è unico, e così ogni discorso. Ma chi prende la parola deve imporsi di essere solo uno strumento: deve mettere in secondo piano l’atavica paura di una figuraccia, e lasciare che a salire sul palco sia un’idea in grado di essere d’ispirazione agli altri. Che si tratti di un ragazzino keniota che ha inventato un modo per tenere i leoni lontani dalla fattoria dei genitori, o l’istrionico Sir Ken Robinson che taccia il moderno sistema scolastico di uccidere la creatività nei bambini, oppure Monica Lewinsky che racconta il suo lungo percorso per riuscire a superare il trauma della vergogna, non è il ‘chi’ ciò che conta, ma il ‘cosa’. E, naturalmente, il ‘come’.
Il migliore discorso della tua vita vuole essere uno strumento per riscoprire la retorica, ‘l’arte di parlare in maniera efficace’, e renderla accessibile al mondo contemporaneo. Perché non è detto che i discorsi pubblici debbano essere lunghi, monotoni e prevedibili. Raccogliendo le esperienze delle TED Talks, Chris Anderson dimostra come una conferenza possa essere originale, ricca di colpi di scena, breve e, soprattutto, un’impresa alla portata di tutti.
(source: Bol.com)

Il miglior tempo

L’emozione della velocità. La sfida del limite. La conquista della strada. Quella per i motori è una delle grandi passioni capaci di unire generazioni e regioni del nostro Paese, e in questo libro Guido Meda – tra i giornalisti sportivi più amati e voce simbolo del motomondiale – ripercorre una vita trascorsa all’inseguimento di quel “miglior tempo” in cui si vivono le esperienze più belle. Nelle sue pagine c’è il ricordo della Millemiglia del ’56 a bordo di una Fiat 1100-103 Zagato. C’è la corsa forsennata di un Piaggio Sì 50 cc nelle vie di Milano per seminare qualcuno che ha cattive intenzioni. C’è una notte d’amore in cui viene concepita la più bella delle automobili. C’è un viaggio in moto per assaporare il piacere della paternità. C’è una donna che tappezza cruscotti Fiat di stoffa a fiori. Ma, nonostante questo, è da sposare. C’è il Sic con la sua voglia di abbracciare. E Valentino quando era bambino. Sospeso tra realtà e sogni, tra riso, paura e nostalgia, Meda ha saputo dare senso a una passione assoluta. Che è anche la voglia di vivere con leggerezza. Di partire per una scorribanda sapendo di poter sempre tornare sotto un tetto sicuro.

Il miglio verde

Nel penitenziario di Cold Mountain, lungo lo stretto corridoio di celle noto come Il Miglio Verde, i detenuti come lo psicopatico Billy the Kid Wharton o il demoniaco Eduard Delacroix aspettano di morire sulla sedia elettrica, sorvegliati a vista dalle guardie. Ma nessuno riesce a decifrare l’enigmatico sguardo di John Coffey, un nero gigantesco condannato a morte per aver violentato e ucciso due bambine. Coffey è un mostro dalle sembianze umane o un essere in qualche modo diverso da tutti gli altri? Un autentico capolavoro firmato Stephen King e dal quale è stato tratto lo straordinario film di Frank Darabont con Tom Hanks.

I miei tre minuti per te. Tre minuti di me

Amie se n’è andata, lasciandosi tutto alle spalle. La sua vita a New York scorre tranquilla e lei spera di poter ricominciare da zero, contando solo sulle sue forze, e di dimenticare il dolore per la perdita e l’amore. Adam sta registrando il suo primo album. La sua carriera sta per decollare, è sereno e in pace con se stesso. Finalmente è riuscito a dare un taglio netto agli eccessi e ad accantonare la rabbia e la sofferenza grazie alla sua musica. Jess non riesce ad accettare il rifiuto e l’abbandono di Amie e in preda alla disperazione, prende una decisione che potrebbe cambiare la sua vita per sempre, e non solo la sua. I ricordi però non possono essere cancellati e il passato torna, per tutti, trascinandoli di nuovo al punto di partenza e mettendoli di fronte alla realtà.

I miei genitori non hanno figli

Un diciottenne prende la parola e fa a pezzi il mondo degli adulti, e i propri genitori, smascherando la fragilità di una generazione che non è mai davvero cresciuta. Del resto i genitori sono uguali ai bambini, bisogna prenderli come vengono. Una commedia divertente, corrosiva e tenera, sghemba come tutte le famiglie, dove bisogna adattarsi «l’uno alla forma sbagliata dell’altro per non sparire del tutto». Dicono che fare il genitore sia il mestiere piú difficile, ma nessuno ricorda mai che fare il figlio non è proprio una passeggiata. Soprattutto quando hai diciott’anni e i tuoi genitori pretendono tu sappia già scegliere cos’è meglio per la tua vita, anche se la loro non sembra esattamente quella che avevano immaginato. E allora li osservi muoversi in quel microcosmo fatto di amicizie che possono tornare utili, di colleghi che hanno solo figli geniali, al contrario di te, di solitarie battute di caccia in Lettonia e turn over di fidanzati, e quasi ti arrendi all’idea che sarai proprio tu il loro ennesimo fallimento.

Le Mie Ricette Paleo: Zero grano – Zero glutine – Zero lattosio

Una collezione ideale per tutta la famiglia di ricette Paleo senza grano, senza glutine e senza lattosio dallo chef stellato e nutrizionista Sergio Guzzardi. Se siete alla ricerca di eliminare il glutine, i grani e alimenti trasformati, questa collezione di ricette è la soluzione perfetta contro le allergie alimentari e per una migliore salute. In queste ricette non vengono usate farine che normalmente si trovano nei prodotti senza glutine come la farina di riso, la farina di soia e, la farina di patate; responsabili a una maggiore infiammazione corporeo.
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Miami

C’era una volta il mito della Miami patinata, di una metropoli dalle tinte pastello, evocata dagli spot pubblicitari o dalle corse sulla Ferrari bianca di “Miami Vice”. Era un miraggio di palme e cocaina, spiagge e grattacieli, che nascondeva una città spettacolarmente depressa in cui il Sud della Florida sembrava trascolorare nella Cuba del Nord. Un avamposto occidentale dei Caraibi che aveva poco a che vedere con New York e Los Angeles, e molto da spartire con Caracas e Bogotà. Miami era una chimera tropicale, ricca di pettegolezzi e povera di memoria. Proprio qui, Fidel Castro trovò il denaro per sconfiggere Batista, e due generazioni di espatriati cubani – terroristi e cospiratori, malviventi e idealisti visionari – cercano le armi per combatterlo, mescolandosi al mondo cinico e ingannevole dell’intelligence americana. Fu in questa atmosfera rarefatta, in cui le istituzioni democratiche cedevano il passo al disordine sgargiante dell’America Latina, che si intrecciarono molti dei fili della Guerra fredda: dalla Baia dei Porci al Watergate, dalla crisi dei missili del 1961 all’assassinio di John Fitzgerald Kennedy. Joan Didion, fedele alla miglior tradizione del New Journalism americano, si immerge in questo caleidoscopio di sofferenza e vanità, esplorando e narrando in prima persona il mondo degli esuli cubani: un mondo in cui «divergenze di personalità» potevano spiegare qualsiasi cosa, da un semplice battibecco a un colpo di Stato, e in cui il concetto di patria sembrava indivisibile da un senso dell’onore tradito, sempre pronto a esplodere in violenza. Attraverso una scrittura penetrante Joan Didion dona sostanza narrativa a un microcosmo in cui si inseguono tutte le lotte e contraddizioni celate sotto la superficie dorata della società americana. E ci consegna il racconto indelebile di una Miami che non sembra una città «ma una fiaba, una storia d’amore ai tropici, una specie di sogno a occhi aperti in cui tutto è possibile».

La mia voce arriva dalle stelle

“A scuola dicono che sono lento di cervello. Non sanno come vanno veloci le immagini nella mia testa. Dentro di me, perché è vietato rispondere davvero ai professori, dico che io sono un aquilone, cosa aspettano a lasciarmi andare? Cerco di trascorrere il maggior tempo possibile dentro la mia testa, e questo agli altri non piace. Io sogno da addormentato e sogno da sveglio. Sono un sognatore, dicono. E il mondo non ama i sognatori.” Sin da piccolo, Julien Hugo sa di avere qualcosa di strano. Pensa troppo, grida troppo, non cammina. Gli piacciono le ruote e tutto ciò che gira, perché il movimento circolare lo fa sentire bene. Gli piacciono i rumori che salgono dalle tubature, perché lo mettono in contatto con il cuore della Terra. Non ama il mondo esterno, infatti non parla con nessuno. È un sognatore, che trova nei sogni la libertà. È autistico, affetto da una forma grave della sindrome di Asperger. Poi un giorno, Hugo decide di farla finita con Julien, il suo vero nemico, che non gli permette di essere libero. Hugo diventa imperatore di se stesso e si guida fuori dall’isolamento. E oggi racconta cosa vuol dire dominare l’autismo.
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“A scuola dicono che sono lento di cervello. Non sanno come vanno veloci le immagini nella mia testa. Dentro di me, perché è vietato rispondere davvero ai professori, dico che io sono un aquilone, cosa aspettano a lasciarmi andare? Cerco di trascorrere il maggior tempo possibile dentro la mia testa, e questo agli altri non piace. Io sogno da addormentato e sogno da sveglio. Sono un sognatore, dicono. E il mondo non ama i sognatori.” Sin da piccolo, Julien Hugo sa di avere qualcosa di strano. Pensa troppo, grida troppo, non cammina. Gli piacciono le ruote e tutto ciò che gira, perché il movimento circolare lo fa sentire bene. Gli piacciono i rumori che salgono dalle tubature, perché lo mettono in contatto con il cuore della Terra. Non ama il mondo esterno, infatti non parla con nessuno. È un sognatore, che trova nei sogni la libertà. È autistico, affetto da una forma grave della sindrome di Asperger. Poi un giorno, Hugo decide di farla finita con Julien, il suo vero nemico, che non gli permette di essere libero. Hugo diventa imperatore di se stesso e si guida fuori dall’isolamento. E oggi racconta cosa vuol dire dominare l’autismo.

La mia vita non proprio perfetta

Katie è una ragazza di campagna di ventisei anni il cui sogno è diventare una londinese con la L maiuscola. Adora la vita della grande metropoli scintillante, ma il punto è che non se la può permettere.Come tante persone della sua età fa fatica ad arrivare alla fine del mese, anzi della settimana, tra stage mal pagati e lavori a termine è sempre a corto di soldi, vive in uno spazio minuscolo in coabitazione con altri ragazzi con cui non va esattamente d’accordo, si veste solo con abiti presi al mercato, mangia come un uccellino, ma nonostante tutto ciò resiste.Katie fa credere a tutti di avere una vita fantastica postando su Instagram foto patinate e modaiole, ma la verità è tristemente un’altra. Lei vorrebbe diventare come Demeter, anzi essere Demeter, la sua responsabile nella famosa agenzia di marketing in cui ora lavora, una quarantenne realizzata nella professione e nella vita, piena di glamour, sicura di sé e molto egocentrica.Ma quando improvvisamente Katie rimane di nuovo senza lavoro, è costretta a tornare a vivere dai genitori nel Somerset. Mortificata, vede svanire il suo sogno di carriera, ma ancora non sa che la partita è tutta da giocare.La mia vita non proprio perfetta è una commedia agrodolce che gioca con grande arguzia sul tema dell’apparire. Quante persone al mondo cercano di dare un’immagine di sé che non corrisponde affatto a quella vera, soprattutto sui social?Ancora una volta Sophie Kinsella dimostra un talento e una sensibilità ineguagliabili nel raccontare storie con grande empatia e ironia.Sophie Kinsella è una delle autrici di bestseller più famose al mondo. Il suo successo ha avuto inizio nel 2000 con il primo romanzo della serie I love shopping. Ha inoltre scritto Sai tenere un segreto? (2003), La regina della casa (2005), Ti ricordi di me? (2008), La ragazza fantasma (2009), Ho il tuo numero (2011), Fermate gli sposi! (2013) e Dov’è finita Audrey?, suo primo romanzo young adult (2015), tutti pubblicati da Mondadori.Vive a Londra con il marito e cinque figli.

La mia vita al limite

Il nostro mondo non andava oltre la vallata. Salivamo agli alpeggi per prendere il fieno, ma non oltre.» Reinhold Messner, invece, è sempre andato più avanti degli altri, infrangendo ogni volta limiti consolidati. In giovane età ha abbandonato Funes e la piccola valle altoatesina della sua infanzia, ha conquistato per primo la vetta dell’Everest senza ricorrere alle bombole d’ossigeno e ha scalato tutti i quattordici ottomila del mondo. Dopo l’alpinismo su roccia e in alta quota si è dedicato alle grandi pianure, riuscendo nell’impresa di attraversare gli enormi deserti di sabbia o ghiaccio che ricoprono parte della crosta terrestre. «Di mia spontanea volontà cerco l’inferno», così commenta oggi le sue imprese. Che cosa dà a quest’uomo una marcia in più? Qual è la sua filosofia di vita? Dove trova la forza e la fantasia per ricominciare sempre da capo? Reinhold Messner risponde alle domande chiave sulla sua vita raccontando della sua terra, dei suoi genitori, della sua famiglia, parlando di amicizia ed egoismo, della morale borghese, degli insuccessi e dell’istinto che quasi sempre lo guida nella direzione giusta.