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La speranza indiana

Se c’è un luogo oggi dove la speranza è giovane, questo è l’India. All’interno dei suoi confini si sta affermando una nuova idea della modernità, a cui l’Occidente guarda con stupore, incredulità, ammirazione. Federico Rampini attraversa questo straordinario paese per raccontarci dove si giocherà il nostro futuro. Viaggia attraverso le città di una terra vastissima in cui, pur tra mille difficoltà, convivono un miliardo di individui di etnie e religioni diverse. Incontra gli imprenditori che a Bangalore hanno rivoluzionato l’industria informatica planetaria e gli scrittori dalla cui immaginazione stanno nascendo i nuovi capolavori della letteratura mondiale. Ci guida attraverso la storia di un paese le cui origini coincidono con quelle dell’intera civiltà umana.
Ma soprattutto Rampini ci insegna a guardare all’India senza timore, ricordando che la maggioranza dei giovani che erediteranno questo pianeta sta nascendo da mamme indiane e, entro la metà del XXI secolo, la nazione più popolosa sarà anche la più vasta democrazia del mondo. Nelle paure che ci agitano, nelle minacce da cui ci sentiamo circondati, l’India sarà un’àncora di stabilità.
(source: Bol.com)

Spegni il fuoco della rabbia

Duemilacinquecento anni fa, sotto l’albero dell’illuminazione, il Buddha comprese che all’origine dell’infelicità vi sono tre cause: l’errata conoscenza, il desiderio ossessivo e la rabbia. Di queste condizioni la più pericolosa è la rabbia, capace in un solo istante di minare sino alle fondamenta sia il corpo sia l’anima, di distruggere la nostra spiritualità. Gli insegnamenti buddhisti che si ritrovano in questo libro rivelano però che la profonda comprensione di questa emozione rende possibile riconoscere, circoscrivere e alleviare la sofferenza causata dalla collera, che diventa così un mezzo fondamentale per trasformare noi stessi e far emergere la nostra bontà primordiale. Grazie alla “pratica della felicità” e della compassione è possibile non solo vincere la rabbia, ma anche mutarla in potente alleato.
(source: Bol.com)

Spegni il fuoco della rabbia

Duemilacinquecento anni fa, sotto l’albero dell’illuminazione, il Buddha comprese che all’origine dell’infelicità vi sono tre cause: l’errata conoscenza, il desiderio ossessivo e la rabbia. Di queste condizioni la più pericolosa è la rabbia, capace in un solo istante di minare sino alle fondamenta sia il corpo sia l’anima, di distruggere la nostra spiritualità. Gli insegnamenti buddhisti che si ritrovano in questo libro rivelano però che la profonda comprensione di questa emozione rende possibile riconoscere, circoscrivere e alleviare la sofferenza causata dalla collera, che diventa così un mezzo fondamentale per trasformare noi stessi e far emergere la nostra bontà primordiale. Grazie alla “pratica della felicità” e della compassione è possibile non solo vincere la rabbia, ma anche mutarla in potente alleato.
(source: Bol.com)

Lo specchio nero

Novembre 1940: una bellissima ragazza ebrea, Elena Contini, attende alla stazione di Firenze l’arrivo di Giacomo Anagni, un anziano artigiano, suo correligionario, proveniente da Parigi. Sullo stesso marciapiede c’è Dietrich Von Altenburg, colonnello delle SS. Anche lui attende Anagni, ma sono lì all’insaputa l’uno dell’altro. Quando il treno arriva, Giacomo Anagni è cadavere. Durante una cena, Elena viene convinta ad accettare una richiesta di collaborazione da parte di Von Altenburg: aiutarlo a scoprire chi ha ucciso Anagni e recuperare una preziosa copia dello Specchio di Moctezuma, che l’artigiano avrebbe dovuto consegnargli…
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Lo specchio delle libellule

Londra, 1939: Tally Hamilton è furiosa, non ha alcuna voglia di lasciare la sua famiglia e la città per andare in un lontano collegio di campagna. E tutto a causa della stupida guerra. Delderton però si dimostra un luogo molto più interessante di quanto lei avesse immaginato: circondata da nuovi amici organizza un viaggio che si rivela pieno di sorprese. Intanto, nel regno di Bergania, il principe Karil odia la sua vita a palazzo ed è veramente felice solo quando riesce a sfuggire alle costrizioni che il suo ruolo gli impone. Finché non arriva, ospite del suo regno, un gruppo di ragazzi inglesi e lui si imbatte in Tally, che diventa la sua prima vera amica. Il pericolo nazista però incombe sulla famiglia reale e i due ragazzi finiscono tra i tentacoli di un pericoloso complotto. Età di lettura: da 9 anni.
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Lo spaventapasseri

Un cellulare che squilla nella notte, una voce irriconoscibile e poche taglienti parole: una minaccia di morte. Cesare Almansi, avvocato di successo, ha da poco deciso di entrare in politica quando sono iniziate ad arrivare queste misteriose telefonate. C’è solo una persona a cui può rivolgersi: il suo vecchio amico del liceo, il detective Bacci Pagano. Sono passati anni da quel lontano ’68 e dai cortei a cui i due partecipavano per le vie di Genova, trascinati dall’idea di cambiare il mondo puntando su valori diversi, di giustizia e uguaglianza. Valori in cui Cesare crede ancora e che intende tradurre in realtà candidandosi a senatore. Ma qualcuno vuole fermarlo, anche se l’avvocato non ha idea di chi possa essere. Nessuna pista per Bacci Pagano, che inizia a indagare nell’intricato sistema di interessi che ruotano intorno alla campagna elettorale. Eppure su quel fronte tutto pare risolversi in un buco nell’acqua. L’investigatore dei carruggi avrebbe bisogno del suo intuito infallibile, ma per la prima volta nella sua carriera, è distratto da qualcosa, o meglio da qualcuno: Lou, la responsabile dell’ufficio stampa di Almansi, capelli biondi e occhi azzurri come due squarci feroci di cielo. Bacci Pagano rimane invischiato in una relazione fatta di attrazione e incomprensioni, di passione e di fughe improvvise. Quando l’indagine rivela un oscuro intreccio fra passato, presente e futuro, il detective deve fare i conti con le proprie convinzioni, la propria storia e il senso stesso della propria esistenza. E con un remoto omicidio che lo induce a non fidarsi più di nessuno. Nemmeno del suo amico. Nemmeno di Lou. Perché anche la donna gli nasconde qualcosa. Non c’è più alcuna certezza e il gioco si è fatto davvero molto pericoloso. Bruno Morchio presenta un insolito Bacci Pagano innamorato, che non ha perso però il suo inconfondibile fiuto. Il fiuto che l’ha reso uno dei detective più amati dal pubblico italiano. Sullo sfondo della sua amata Genova, Lo spaventapasseri ruota intorno a un’indagine che scruta il passato per guardare negli occhi il presente. Un caso che mette in gioco e stravolge sentimenti veri come l’amicizia e l’amore, e che segna Bacci Pagano per sempre.

(source: Bol.com)

Lo spartito del mondo

La storia multiculturale degli ultimi cinquecento anni in musica: dall’opera al jazz afroamericano, dalla Suite alla world music, lo straordinario potere di questa lingua universale di attraversare lo spazio e il tempo e far dialogare culture lontane. Giovanni Bietti ci accompagna, pagina dopo pagina, in un viaggio in quella sorta di lingua cosmopolita che è la musica: una lingua capace di mescolare, intrecciare, fondere le diverse tradizioni a qualsiasi latitudine. Da Orlando di Lasso agli ideali pacifisti e universali che hanno ispirato musicisti settecenteschi come François Couperin, ottocenteschi come Beethoven o novecenteschi come Béla Bartok, fino alle sperimentazioni contemporanee che coinvolgono le culture e le sonorità extraeuropee, la musica si rivela un mezzo di scoperta del mondo. Un modo per imparare a valorizzare le differenze, un’esperienza di sintesi e di arricchimento. Perché la musica può dirci molto su di noi, sugli altri, sul mondo.

(source: Bol.com)

Le spade dei Drenai

Un imperatore folle e sanguinario governa sul popolo dei Drenai, servendosi di creature mutanti, metà uomo e metà bestia e dei Templari Neri, una perfida élite dotata di straordinari poteri magici. Ma un uomo, un eroe del passato, osa ergersi solo contro le forze del male. In nome di un’antica tradizione, la battaglia fra le grandi forze dell’ordine e del caos si riaccende e su tutto scintilla la spada di Tenaka Khan, il principe mezzosangue.
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La spada perduta. Excalibur: 5

Riconquistato l’amore di Ginevra, Artù si ritira con lei in Siluria. Ma nuove minacce lo costringono alla lotta. L’infida sacerdotessa Nimue ha rapito Merlino e ora cerca di impossessarsi di Excalibur. Chi impugnerà l’elsa di quella spada divina, infatti, continuerà a regnare. Una sola creatura può opporsi a questi paurosi disegni. Il suo nome è Morgana. Ma nemmeno lei riesce a porre fine agli incantesimi, alle lotte, agli odi cruenti. E Artù è chiamato all’ultimo, decisivo scontro per fermare Mordred, ormai suo mortale nemico. Prima che il mistero si richiuda sulla sua vita di guerriero, prima del portentoso segno finale di Excalibur.
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Spada nella tempesta

Nelle fertili terre dei Rigante si trova il villaggio di Tre Torrenti, abitato da genti che onorano gli spiriti della Terra e gli dèi dell’Acqua e dell’Aria. Fra loro vive Connavar, un
ragazzo il cui futuro è scritto nelle stelle. Il giovane guerriero è destinato alla grandezza ma dovrà affrontare numerosi nemici, a cominciare da se stesso e dalle proprie paure fino all’invincibile esercito di Stone, la cui ineluttabile minaccia rischia di cancellare ogni altro popolo dalle pagine della Storia. Il cammino verso la gloria legherà le sorti di Connavar a una strega che perde i suoi poteri magici, a un intrigante Straniero e a un eroe che gli
farà da padre, ma soprattutto lo costringerà a conoscere fin troppo bene le misteriose divinità della propria terra.
David Gemmell inizia con questo romanzo una nuova serie, confermandosi uno dei maggiori autori di heroic fantasy.

Uno spacciatore per l’87°

Mancavano pochi giorni a Natale, era notte, c’era vento, nevicava, e faceva un freddo da Polo Nord. Dick Genero odiava il freddo, e gli sarebbe piaciuto trovare un locale aperto dove entrare a scaldarsi almeno un po’. Poi vide la luce. La porta era aperta e lui entrò. E di colpo scoprì qualcosa peggio del gelo del vento e della neve: il ragazzo con la faccia blu, seduto sulla branda, tutto proteso in avanti come se fosse sul punto di scattare in piedi, una siringa vuota vicino a una mano, una corda stretta al collo. Una telefonata all’87° Distretto mette in moto il meccanismo delle indagini: arrivano Steve Carell e Bert Kling, arrivano quelli della Squadra Omicidi, e i tecnici del laboratorio, il medico legale, e il fotografo della polizia, perchè un suicidio viene trattato tale e quale a un omicidio, e può anche risultare che il colore blu della faccia di un ragazzo apparentemente morto impiccato non è dovuto affatto all’asfissia, ma per esempio, a una dose eccessiva di eroina, soprattutto se il morto era un tossicomane. E a questo punto le indagini oltre che complesse diventano complicate, perchè se ci si avvia sulla strada della droga si possono fare tante scoperte, di natura diversa ma tutte spiacevoli.

Soumchi

“Tutto cambia. Anche io, che ho circa undici anni e due mesi, cambio quattro o cinque volte al giorno”
Soumchi ha undici anni e cresce come un’erba in una Gerusalemme occupata dagli inglesi, a ridosso della seconda guerra mondiale. Il suo universo si amplia improvvisamente quando lo zio gli regala una bicicletta. Tuttavia, prima di realizzare il suo sogno di pedalare via da Gerusalemme, esplorando l’Africa e i suoi deserti, Soumchi mostra con orgoglio la sua bici all’amico Aldo. Persuaso dall’amico, scambia la sua bici con un trenino in miniatura. Da qui inizia una serie di frenetiche avventure in cui scambia oggetto dopo oggetto, nel tentativo di recuperare la sua via di fuga verso il mondo e la maturità. Ma lungo la strada lo aspetta una sorpresa: il suo primo amore.
Un piccolo, grande romanzo adatto a tutte le età. Una storia concreta e sognante che ci mostra i commoventi alti e i rocamboleschi bassi dell’essere bambini.
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### Sinossi
“Tutto cambia. Anche io, che ho circa undici anni e due mesi, cambio quattro o cinque volte al giorno”
Soumchi ha undici anni e cresce come un’erba in una Gerusalemme occupata dagli inglesi, a ridosso della seconda guerra mondiale. Il suo universo si amplia improvvisamente quando lo zio gli regala una bicicletta. Tuttavia, prima di realizzare il suo sogno di pedalare via da Gerusalemme, esplorando l’Africa e i suoi deserti, Soumchi mostra con orgoglio la sua bici all’amico Aldo. Persuaso dall’amico, scambia la sua bici con un trenino in miniatura. Da qui inizia una serie di frenetiche avventure in cui scambia oggetto dopo oggetto, nel tentativo di recuperare la sua via di fuga verso il mondo e la maturità. Ma lungo la strada lo aspetta una sorpresa: il suo primo amore.
Un piccolo, grande romanzo adatto a tutte le età. Una storia concreta e sognante che ci mostra i commoventi alti e i rocamboleschi bassi dell’essere bambini.

Sottomissione

A Parigi, in un indeterminato ma prossimo futuro, vive François, studioso di Huysmans che ha scelto di dedicarsi alla carriera universitaria. Perso ormai qualsiasi entusiasmo verso l’insegnamento, la sua vita procede diligente, tranquilla e impermeabile ai grandi drammi della storia, infiammata solo da fugaci avventure con alcune studentesse, che hanno sovente la durata di un corso di studi. Ma qualcosa sta cambiando. La Francia è in piena campagna elettorale, le presidenziali vivono il loro momento cruciale. I tradizionali equilibri mutano. Nuove forze entrano in gioco, spaccano il sistema consolidato e lo fanno crollare. È un’implosione improvvisa, ma senza scosse, che cresce e si sviluppa come un incubo che travolge anche François. Sottomissione è il romanzo più visionario e insieme realista di Michel Houellebecq, capace di trascinare su un terreno ambiguo e sfuggente il lettore che, come il protagonista, François, vedrà il mondo intorno a sé, improvvisamente e inesorabilmente, stravolgersi.
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### Recensione
**Nella Francia sottomessa all’Islam**
*Antonio Scurati*, Tuttolibri – La Stampa
Chiedetevi se, giunti a quarant’anni, riuscite a trovare un’unica, esclusiva e medesima ragione per vivere o per morire, figli compresi. Se non sapete rispondervi, e se figli non ne avete, siete in un romanzo di **Michel Houellebecq**.
Nella sua carriera di scrittore **Houellebecq** ha scolpito nel tempo un unico ‘personaggio: l’europeo nichilista e decadente di fine secolo e d’inizio millennio. Libro dopo libro, l’ultimo uomo houellebechiano – anzi, sarebbe più esatto dire «l’ultimo maschio» – si chiamasse Michel, Bruno o Daniel, ha passato in rassegna, e per le armi, tutte le idee guida della cultura europea al suo tramonto. L’amore romantico, il progresso tecnologico, il mondo pensato come un enorme villaggio-vacanze, l’emancipazione femminile, la società multi-etnica, la metafisica del sesso come fonte di una rivelazione escatologica, tutte queste idee sono state pensate dal grande scrittore francese fino alle loro estreme conseguenze e tutte denunciate come illusioni terminali. Ora, giunto in fondo al suo crepuscolo, l’uomo di **Houellebecq**, fa ciò che ogni nichilista decadente è destinato a fare: si converte. *Sottomissione* – il suo ultimo, profetico, libro – è, infatti, un romanzo sulla conversione. Il radicale ribaltamento di prospettiva di cui narra non riguarda, però, la sottomissione islamica della donna all’uomo e dell’uomo a Dio ma la sottomissione dell’Europa nichilista all’Islam, quell’Islam che è sempre stato, in tutta l’opera di **Houellebecq**, l’antitesi e l’antagonista del suo eroe.
La trama è, oramai, arcinota. Dopo la vittoria alle elezioni democratiche del 2022 da parte del partito mussulmano, ciò che resta della Francia illuminista e libertaria scivola supinamente verso l’islamizzazione. Il narratore, un professore universitario quarantenne specialista di Huysmans, dopo un primo, pigro, opportunistico rigetto dell’università islamizzata, segue il destino del suo scrittore prediletto e si converte, sempre per calcolo opportunistico, all’Islam invece che al cattolicesimo. Ha torto, però, Emmanuel Carrère a confondere narratore e autore (li confonde forse perché troppo abituato a farlo nei suoi libri). *Sottomissione* è un romanzo sulla conversione, non della conversione. Scrivendolo, il romanziere **Michel Houellebecq** non fa atto di sottomissione, non rinnega il proprio nichilismo. Al contrario: lo rivendica fino all’ultimo respiro, perfino ora che si è spinto oltre le linee nemiche. *Sottomissione*, infatti, è una satira. Il comico vi si sopisce ma non scompare, il tragico vi si affaccia ma non trionfa. Non rinuncia **Houellebecq** al ridicolo nella descrizione di fatti e persone, non abdica alla denuncia corrosiva, alla ricerca del paradossale e dello straniamento surreale che genera spunti di riflessione morale, non abbandona l’ironia e il sarcasmo che minano ogni autorità superiore, non cessa di oscillare tra sacro e profano. In una parola, **Houellebecq** rimane fedele a se stesso, a noi stessi. E noi – non ci si racconti frottole su questo – noi europei di questo nuovo millennio, noi siamo lo spirito del nichilismo.
Nichilismo qui non significa, puerilmente, svalutazione di tutti i valori, significa accettare il rischio e la fatica di dare un senso al caos del mondo dopo la morte delle antiche certezze e delle vecchie fedi. Difendere i nostri valori – frase ricorrente in questi giorni tragici – non significa ritorno al Cristianesimo premoderno, la cui scomparsa avrebbe iniziato l’agonia dell’Europa, secondo Michel Onfray. Sono sciocchezze. Come ci spiegò Nietzsche, citato da **Houellebecq**, la luminosa idea della divinità di Cristo, cioè dell’umanità di Dio, è all’origine dell’umanesimo europeo che si prolunga nel nostro nichilismo. E allora, difendere i nostri valori significa difendere il nostro diritto alla malinconia in un mondo disertato da Dio, il nostro diritto alla gioia orgiastica del sesso, difendere le minigonne delle giovani boeme che a Praga nel ’68 seducevano alla vita i carristi sovietici inviati da Stalin, il diritto delle nostre donne a livellare la differenza tra i sessi anche a costo di sfaldare le nostre famiglie, a mettere al mondo i nostri figli, quando ci si riesce, e a educarli senza nessun riparo consolatorio offerto da una qualche trascendenza, il diritto alla risata puerile e minchiona dei vignettisti, il diritto di scrittori come **Michel Houellebecq** a scrivere frasi scandalose, elegantissime e triviali come questa: «In fondo il cazzo era l’unico dei miei organi che non si fosse mai manifestato alla mia coscienza per il tramite del dolore, ma solo per quello del piacere». Questo siamo, questa magnifica, vertiginosa, disperata, sozza libertà abbiamo da opporre all’Islam. Chi pensa che questa razza di uomini liberi non sappia combattere per difendere ciò in cui, faticosamente, crede, vada a rileggersi l’epitaffio di Pericle per i caduti del primo anno di guerra.
La verità è che viviamo nell’epoca di una gigantesca cessione di sovranità da parte dell’Europa. Il romanziere **Michel Houellebecq** è il suo profeta. Il poeta **Michel Houellebecq**, deposta per un attimo la satira, ci suggerisce una via d’uscita: «Ci sono state notti in cui avevamo perso anche il senso della lotta / tremavamo di paura, soli nella pianura immensa (…) Dovevamo decidere un altro angolo di attacco / sollevarci verso il Bene / Mi ricordo delle nostre pistole cecoslovacche, / Comprate per quasi nulla (…) Come una croce piantata sotto un sole arido / Ho tenuto duro, fratello; / Come una croce di ferro con le braccia aperte». La poesia s’intitola *Il senso della lotta*.
### Sinossi
A Parigi, in un indeterminato ma prossimo futuro, vive François, studioso di Huysmans che ha scelto di dedicarsi alla carriera universitaria. Perso ormai qualsiasi entusiasmo verso l’insegnamento, la sua vita procede diligente, tranquilla e impermeabile ai grandi drammi della storia, infiammata solo da fugaci avventure con alcune studentesse, che hanno sovente la durata di un corso di studi. Ma qualcosa sta cambiando. La Francia è in piena campagna elettorale, le presidenziali vivono il loro momento cruciale. I tradizionali equilibri mutano. Nuove forze entrano in gioco, spaccano il sistema consolidato e lo fanno crollare. È un’implosione improvvisa, ma senza scosse, che cresce e si sviluppa come un incubo che travolge anche François. Sottomissione è il romanzo più visionario e insieme realista di Michel Houellebecq, capace di trascinare su un terreno ambiguo e sfuggente il lettore che, come il protagonista, François, vedrà il mondo intorno a sé, improvvisamente e inesorabilmente, stravolgersi.

Sotto terra

Una volta aveva una promettente carriera come sceneggiatore a Hollywood. Poi tutto è andato a rotoli e adesso il solitario John Pellam si ritrova a girare l’America in cerca di location interessanti per i film di qualcun altro. In compagnia di Marty, il suo giovane assistente, John arriva a Cleary, un’anonima cittadina nello Stato di New York. Sembra il set ideale per Sotto terra, la pellicola a cui stanno lavorando, ma l’accoglienza non è delle migliori. Presto la situazione precipita e Marty muore in un violento attentato. Sconvolto e deciso a dare un volto all’assassino dell’amico, Pellam si ferma a Cleary per indagare. E mentre la sua simpatia per la bella e fragile Meg, conosciuta sul posto, si trasforma in una passione travolgente, diventa sempre più chiaro che qualcuno è disposto a tutto pur di liberarsi di lui. Protagonista di un’irresistibile trilogia scritta da un Deaver agli esordi, Pellam è tra i personaggi più affascinanti creati dal maestro della suspense.
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### Sinossi
Una volta aveva una promettente carriera come sceneggiatore a Hollywood. Poi tutto è andato a rotoli e adesso il solitario John Pellam si ritrova a girare l’America in cerca di location interessanti per i film di qualcun altro. In compagnia di Marty, il suo giovane assistente, John arriva a Cleary, un’anonima cittadina nello Stato di New York. Sembra il set ideale per Sotto terra, la pellicola a cui stanno lavorando, ma l’accoglienza non è delle migliori. Presto la situazione precipita e Marty muore in un violento attentato. Sconvolto e deciso a dare un volto all’assassino dell’amico, Pellam si ferma a Cleary per indagare. E mentre la sua simpatia per la bella e fragile Meg, conosciuta sul posto, si trasforma in una passione travolgente, diventa sempre più chiaro che qualcuno è disposto a tutto pur di liberarsi di lui. Protagonista di un’irresistibile trilogia scritta da un Deaver agli esordi, Pellam è tra i personaggi più affascinanti creati dal maestro della suspense.