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La bella vita

“Ci sono dei geometri che hanno avuto più storie di me”: un’affermazione che non ci si aspetterebbe da Marcello Mastroianni, una carriera fatta di più di 160 film e una reputazione da latin lover. Eppure si apre così questo libro che Enzo Biagi dedica a uno dei più grandi attori italiani, tanto per chiarire fin dall’inizio che in queste pagine non si troveranno facili luoghi comuni, ma le parole di due amici che rievocano con serenità persone e tempi lontani; la “bella vita” di un uomo fatta di passioni e di tristi addii, piena di incontri e di solitudini. Vedremo un ragazzino di nome Marcello che versa, per renderla più fragrante, alcune gocce di profumo su una rosa prima di regalarla a una fidanzatina e lo ritroveremo attore famoso, protagonista di capolavori come La dolce vita, circondato da donne indimenticabili come Silvana Mangano, Anita Ekberg, Sophia Loren, Faye Dunaway e Catherine Deneuve. Enzo Biagi è regista di un grande film da leggere nelle pagine di un libro.
(source: Bol.com)

Bella Mia

Als »Bella mia« besingt ein Volkslied die Stadt L’Aquila in den Abruzzen – 2009 legt ein Erdbeben sie in Schutt und Asche, tötet Menschen, reißt Familien auseinander.
In einer der Behelfsunterkünfte, die bald die einzige Normalität darstellen, versuchen drei Menschen, den Weg zurück ins Leben zu finden: die Erzählerin Caterina, deren Zwillingsschwester Olivia umkam, als sie noch kurz in das einstürzende Haus zurücklief, Marco, Olivias heranwachsender Sohn, der nach dem Verlust niemanden mehr an sich heranlässt, und die alte Mutter, die sich um alle kümmern will und doch selbst am meisten Hilfe braucht.
Wie soll man einem schweigsamen, störrischen Jugendlichen plötzlich Ersatzmutter sein, wie den eigenen Gefühlen wieder trauen und die Sicherheit finden, sich auf Neues einzulassen? Behutsam, über kleine Gesten und auf ganz unterschiedlichen Wegen finden die drei allmählich aneinander Halt und den Mut, der Willkür und Vernachlässigung durch die Behörden zu trotzen und ihr Leben selbst in die Hand zu nehmen. Ein eindringlicher Roman über Verlust und verschüttete Gefühle, aber auch über die Kraft, sich neu zu erfinden.
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### Recensione
Elegie über eine zerstörte Stadt: Bella Mia erzählt vom Schmerz, von der Liebe, den eigenen Wurzeln und dem Mut, den es braucht, wieder den Kopf zu heben und es erneut zu versuchen. (Marie Claire)
Ein Buch, das sich über seine ungeheure Ausdruckskraft Gehör verschafft. (La Repubblica)
### Sinossi
Als »Bella mia« besingt ein Volkslied die Stadt L’Aquila in den Abruzzen – 2009 legt ein Erdbeben sie in Schutt und Asche, tötet Menschen, reißt Familien auseinander.
In einer der Behelfsunterkünfte, die bald die einzige Normalität darstellen, versuchen drei Menschen, den Weg zurück ins Leben zu finden: die Erzählerin Caterina, deren Zwillingsschwester Olivia umkam, als sie noch kurz in das einstürzende Haus zurücklief, Marco, Olivias heranwachsender Sohn, der nach dem Verlust niemanden mehr an sich heranlässt, und die alte Mutter, die sich um alle kümmern will und doch selbst am meisten Hilfe braucht.
Wie soll man einem schweigsamen, störrischen Jugendlichen plötzlich Ersatzmutter sein, wie den eigenen Gefühlen wieder trauen und die Sicherheit finden, sich auf Neues einzulassen? Behutsam, über kleine Gesten und auf ganz unterschiedlichen Wegen finden die drei allmählich aneinander Halt und den Mut, der Willkür und Vernachlässigung durch die Behörden zu trotzen und ihr Leben selbst in die Hand zu nehmen. Ein eindringlicher Roman über Verlust und verschüttete Gefühle, aber auch über die Kraft, sich neu zu erfinden.

La bella estate

Scritto nel 1940, questo racconto, ora riproposto da solo, venne pubblicato solo nel 1949, nel volume dal titolo omonimo che comprendeva “Il diavolo sulle colline” e “Tra donne sole”. È la storia di Ginia e, più in generale, della scoperta della vita da parte di un’adolescente. Dall’ambiente operaio al quale appartiene, Ginia entra in contatto con alcuni esponenti di una bohème pseudo-artistica e intellettuale: studenti, eccentrici perdigiorno e pittori dilettanti, che si incontrano nei caffè e abitano nelle soffitte. La ragazza si innamora di Guido, un pittore di origine contadina e, dopo aver vinto le resistenze interiori e i rimorsi residui, si lascia alla fine sedurre. È l’inizio della sua dolorosa maturazione come donna.
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La bella e la bestia

Lui, la Bestia, è l’essere più orrendo che sia mai esistito. Lei, Bella, si trova prigioniera nel suo castello. Ogni sera, all’ora di cena, il mostro viene a trovarla, e ogni sera, davanti alla sua bruttezza, Bella prova sempre meno paura, sempre più compassione, sempre più stima davanti a quell’essere orrendo, ma gentile e generoso. Finché, dietro a quel volto, scopre un cuore che soffre. E in Bella nasce l’amore. L’amore vero che la Bestia aspettava affinché svanisse l’incantesimo che l’aveva sfigurato. Ecco forse la più bella storia d’amore di tutti i tempi? Senza principe azzurro, senza filtro d’amore. Età di lettura: da 7 anni.
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La bella di Lodi

*La bella di Lodi* è una commedia d’amore e soldi, piuttosto realistica e pratica, tra una splendida ragazza possidente e un intraprendente meccanico sexy. Siamo in pieno boom italiano: 1960 on the road. Al di là dei conflitti di classe, i due finiscono presto energicamente avvinghiati, strapazzandosi in luoghi non propizi, lungo l’Autostrada del Sole appena aperta: raccordi, svincoli, autogrill, garage, motel. Ma non si tratta solo d’amore e sesso. La coppia deve fare i conti anche con altri aspetti importantissimi nella vita italiana di sempre: lavoro, famiglia, società, motori, rapporti economici, musica leggera.

La Bella di Cabras

“Il forestiero che visita la Sardegna – scrive Enrico Costa – e volesse portar seco un’impressione vera degli uomini e della natura, degli usi e costumi antichi nei principali punti dell’isola, non dovrebbe tralasciare la festa dei Candelieri a Sassari, la festa di Sant’Efisio a Cagliari, la pesca del tonno nelle tonnare di Carloforte, la grotta di Nettuno in Alghero, le miniere di Montevecchio e di Monteponi in Guspini ed in Iglesias, una gita sul Gennargentu e sui monti di Limbara a Tonara ed a Tempio, una passeggiata in barca sul fiume di Bosa e la pesca dei muggini nelle peschiere d’Oristano”.E proprio quest’ultima regione della Sardegna fa da sfondo a La Bella di Cabras, romanzo storico tradizionale sardo pubblicato da Enrico Costa a puntate sulla rivista L’Avvenire di Sardegna tra il dicembre del 1887 e il marzo del 1888. Un’ambientazione di grande effetto che permette di conoscere in maniera dettagliata il Campidano e le sue genti, così diverse dai “montanari” della Barbagia descritti dalla Deledda o dai galluresi immortalati, sempre dal Costa, ne Il muto di Gallura.Una storia d’amore impossibile che si svolge negli anni Sessanta dell’Ottocento. Protagonista è la bella e sensibile Rosa (denominata da tutti la Bella di Cabras per il suo incredibile splendore) la quale, dal villaggio costiero, si vede costretta ad andare a servire ad Oristano, presso una casa di nobili e signoricus, dove conoscerà l’amore e la passione, la colpa e il tormento; e dove scoprirà quel “silenzio strano, che dà a quel paese un certo non so che di misterioso che si fonde col carattere orientale di quelle case basse e grigie, col cielo splendidissimo, e con quella tinta calda e vaporosa che sembra avvolgere tutta la campagna circostante”.Novella popolare drammatica al confine tra leggenda e realtà, il Costa scrisse questo “racconto sardo” con lo scopo “di poter parlare della nostra Sardegna, tentando di descriverne, con un pretesto più o meno storico, i paesaggi, gli usi, i costumi delle diverse regioni che la compongono”. Sì, perché se la Deledda fu la narratrice di Nuoro e della Barbagia, il Costa deve essere considerato il narratore della Sardegna, colui il quale riuscì a far conoscere al grande pubblico l’Isola intera, “dalla Gallura al Monteacuto, dal Goceano alla Planargia, dalla Barbagia all’Ogliastra, dal Campidano al Gerrei, dalla Marmilla al Sulcis”, narrandone le storie e indagandone le tradizioni popolari, molte delle quali raccolte sul campo, che costituiscono una parte importante degli scritti dell’autore sassarese.Tuttavia non mancano, anche in questo romanzo, le notizie di carattere storico e le impressioni dei viaggiatori che visitarono la Sardegna a partire dal Settecento: Valery, Lamarmora, Bresciani, e altri ancora, autori coi quali egli si confronta con assiduità e interesse.Per queste ragioni La Bella di Cabras si presenta come un’opera interessante dal punto di vista letterario, ma anche da quello antropologico e storico, che indaga le più profonde passioni umane e le dinamiche sociali che, ieri come allora, fungono da ostacolo, impedendo il naturale fluire dei sentimenti e delle emozioni che danno significato alla vita, perché “l’inferno è quel posto dove non c’è amore” e che spesso assomiglia proprio alla nostra terra.L’eBook – Questo libro elettronico, dotato di un funzionale sommario, è stato progettato per essere utilizzato in maniera ottimale sui dispositivi di lettura digitale. Il testo è stato sottoposto a un attento lavoro di editing ed è stato regolarizzato secondo le norme grafiche attualmente in uso, in modo da agevolarne la lettura e la fruizione.

Bella Ciao

Chi il 25 aprile va in piazza a cantare “Bella ciao” è convinto che tutti i partigiani abbiano combattuto per la libertà dell’Italia. È un’immagine suggestiva della Resistenza, ma non corrisponde alla verità. Giampaolo Pansa, che torna a vestire i panni del “revisionista”, svela il lato oscuro della guerra di liberazione e la spietatezza dei comandanti e commissari politici rossi. Pagina dopo pagina, tornano alla luce vicende, personaggi e delitti troppo a lungo ignorati: le prime azioni terroristiche dei Gap, l’uccisione di capi partigiani ostili al Pci, il cinismo nel provocare le rappresaglie nemiche e allargare così, tra gli abitanti, l’incendio della guerra civile. Nel mettere a confronto la brutalità di rivoluzionari senza onore con i partigiani che si battevano per un’Italia libera da qualsiasi dittatura, Pansa rievoca una pagina di storia che i “gendarmi della memoria” hanno sempre fatto finta di non vedere, e compie un nuovo importante passo per abbattere la fortezza ideologica che ancora oggi impedisce di affrontare con obiettività meriti e colpe della Resistenza.
(source: Bol.com)

La Bella Addormentata nel Bosco

La Bella Addormentata nel Bosco è una delle fiabe che Collodi ha tradotto dal francese e che, come dice egli stesso nella prefazione, “nel voltare in italiano (…)  qua e là mi feci lecite alcune leggerissime varianti, sia di vocabolo, sia di andatura di periodo, sia di modi di dire: e questo ho voluto notare qui di principio, a scanso di commenti, di atti subitanei di stupefazione e di scrupoli grammaticali o di vocabolario. Peccato confessato, mezzo perdonato: e così sia.”  I Racconti “Barbablu”, “La Bella Addormentata nel Bosco”, “Cenerentola”, “Pollicino (Puccettino)”, “Pelle d’Asino”, “Le Fate”, “Cappuccetto Rosso”, “Il Gatto con gli Stivali” e “Enrichetto dal Ciuffo” sono stati originariamente scritti da Charles Perrault.
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Belisario

Il VI secolo non fu un periodo di pace, per l’impero romano. Nel corso dell’esteso regno dell’imperatore Giustiniano, durato dal 527 al 565, i fronti di lotta furono particolarmente estesi. Oltre alle insidie nella stessa Costantinopoli che minavano la stabilità del trono, Giustiniano dovette fronteggiare le controversie religiose e gli attacchi dei pagani, per non parlare dell’impegno diplomatico profuso nel nascondere gli scandali sollevati da Teodora, sua moglie, nota per le avventure fedifraghe. Impegnato in guerra contro la Persia, Giustiniano concentrò le proprie ambizioni sui territori occidentali contro vandali, goti e visigoti. Fu così che i suoi nemici impararono a rispettare e a temere il nome di un uomo tanto abile in battaglia quanto leale nei confronti di chi lo aveva chiamato a difendere il destino dell’impero: Belisario, il più grande generale di Giustiniano.
Forte della sua vasta conoscenza storica, Robert Graves tratteggia un affresco vivido e appassionante di un’era alle soglie di un declino inevitabile e al tempo stesso splendida.

Bebè a costo zero. Come crescere felice il nostro bambino senza spendere una fortuna

Carrozzine, vestitini, omogeneizzati… quanto costa avere un bambino oggi? Le statistiche parlano di un investimento di migliaia di euro solo nel primo anno di vita. Certo, tutti i genitori desiderano il meglio per il proprio cucciolo, e pur di darglielo non badano a spese. Ma che cos’è davvero il meglio per lui? E quanto costa? Questa guida al consumo critico e consapevole si addentra nell’affollato mondo dei prodotti per l’infanzia distinguendo tra reali esigenze e bisogni indotti dalla pubblicità, per scoprire cosa può essere davvero indispensabile o utile, o inutile o persino dannoso, durante la gravidanza e la prima infanzia. Grazie alla consulenza di numerosi esperti (pediatri, pedagogisti, ostetriche, psicologi, fisioterapisti…), spiega come affrontare momenti delicati, dall’allattamento allo svezzamento, dall’igiene al sonno, dall’acquisizione dell’autonomia fino alle prime letture, e offre numerosi suggerimenti pratici per evitare spese inutili e sfuggire alla trappola del “caro-bebé”, con un occhio di riguardo per l’ambiente. Ma, al di là delle indicazioni concrete, propone soprattutto un modello pedagogico e di vita che risponde ai reali bisogni del neonato (e di tutti gli esseri umani), e insegna a circondare il nostro piccolo non di “cose”, ma di ciò che può favorirne davvero lo sviluppo psicofisico, facendone una persona serena e armoniosa.
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