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Lungo viaggio senza ritorno

Anthony Forrest pensa al ristorante dove andrà a mangiare, e a sua moglie che deve incontrare. Pensa anche alla vita agiata che riesce a condurre. Così quando la pallottola lo colpisce in pieno, in mezzo agli occhi, non ha nemmeno il tempo di rendersene conto. Steve Carell dell’87 distretto riceve la chiamata. Non gli piacciono i casi in cui figura un cecchino. Altre persone muoiono fulminate da una pallottola piovuta dal cielo e si ha l’impressione che, tra le varie vittime, non vi sia il benchè minimo collegamento. Si tratta forse di un pazzo che spara a casaccio? O c’è un movente dietro il massacro? In questo tipo di gialli, soprattutto per gli anni in cui sono stati scritti, quello del serial killer è un tema che non viene mai trattato, o trattato molto di rado. Questo romanzo va controtendenza sviluppando la trama molto bene e rendendola carica di suspence. Il disegno che c’è dietro il massacro, mano a mano che la narrazione va avanti, va dipanandosi, i pezzi verranno incastrati poco a poco dando il colpo di scena finale. Assolutamente coinvolgente.
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### Sinossi
Anthony Forrest pensa al ristorante dove andrà a mangiare, e a sua moglie che deve incontrare. Pensa anche alla vita agiata che riesce a condurre. Così quando la pallottola lo colpisce in pieno, in mezzo agli occhi, non ha nemmeno il tempo di rendersene conto. Steve Carell dell’87 distretto riceve la chiamata. Non gli piacciono i casi in cui figura un cecchino. Altre persone muoiono fulminate da una pallottola piovuta dal cielo e si ha l’impressione che, tra le varie vittime, non vi sia il benchè minimo collegamento. Si tratta forse di un pazzo che spara a casaccio? O c’è un movente dietro il massacro? In questo tipo di gialli, soprattutto per gli anni in cui sono stati scritti, quello del serial killer è un tema che non viene mai trattato, o trattato molto di rado. Questo romanzo va controtendenza sviluppando la trama molto bene e rendendola carica di suspence. Il disegno che c’è dietro il massacro, mano a mano che la narrazione va avanti, va dipanandosi, i pezzi verranno incastrati poco a poco dando il colpo di scena finale. Assolutamente coinvolgente.

Il lungo racconto dell’origine. I grandi miti e le teorie con cui l’umanità ha spiegato l’universo

La cosmologia moderna è oggi una “grande scienza”, supportata da fisica, matematica e tecnologie costosissime, che sembra schiuderci i segreti dell’Infinito. Ma le domande e le spiegazioni sull’origine e la natura dell’universo sono vecchie quanto l’uomo. Dai babilonesi ai cinesi e i maya, caste di sacerdoti-astronomi usavano le sorprendenti conoscenze sui movimenti degli astri per sostenere il loro potere, ricorrendo spesso a miti fantasiosi. Furono greci i primi astronomi-filosofi con metodi di calcolo rigorosi. Con il Cristianesimo, per secoli gli astri sono stati espressione di Dio. E solo da Galileo ad oggi, la scienza ha faticosamente affrancato l’indagine sul cosmo dai diktat della religione. In ogni caso, dai miti più ingenui alle teorie scientifiche più ardite, quello dell’universo resta il “racconto” più affascinante che ha accompagnato l’evoluzione culturale dell’uomo. Questo libro ripercorre le cosmologie delle grandi civiltà. Una grande avventura della ragione, dal mito alla scienza, attraverso cui è cresciuta la nostra conoscenza dei misteri della vita.
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Il lungo nastro rosso

Loung ha solo dieci anni quando, al termine di un’estenuante odissea, arriva negli Stati Uniti. Per lei, fuggita dalla criminale follia del regime sanguinario dei Khmer Rossi, libertà è avere uno spazio minuscolo tutto per sé, lenzuola divertenti con buffi topi e strani paperi, e cose buone da mangiare, dopo le radici divorate per placare la fame perenne. Ha mille nuovi significati la libertà, anche una ciotola piena di nastri per i capelli, tanti, colorati. Nei campi di lavoro forzato dove è stata rinchiusa a soli cinque anni, e in quello di addestramento dove è diventata una bambina soldato, i colori erano proibiti, e così ogni abito che non fosse la divisa nera. Volersi distinguere era segno di vanità, e come tale punito a bastonate. Per questo affondare le dita in quei nastri le strappa un sorriso di vittoria, insieme a un moto di nostalgia per l’amata sorella Chou, rimasta in Cambogia: non c’erano i soldi per far partire anche lei. Il distacco è stato lacerante, un nuovo dolore che si è aggiunto a quello infinito per la morte di mamma, di papà, di due dei sei fratelli. Per anni Loung e Chou vivono vite parallele. Una alle prese con una nuova patria in cui inserirsi, schiacciata dai sensi di colpa per avere avuto quella fortuna, e per non sapersela godere fino in fondo. L’altra in Cambogia, ad affrontare la povertà, la lotta per la sopravvivenza quotidiana, la promessa di un domani migliore che non arriva mai. Quindici anni dopo, Loung decide di seguire il lungo nastro rosso e di tornare a casa. Dall’incontro di due solitudini nasce una memoir intensa, commovente, e lo straordinario racconto di una delle grandi follie del nostro tempo.
(source: Bol.com)

Lungo la strada

“Per me viaggiare è decisamente un vizio. La tentazione di indulgervi è irresistibile, quasi come quella di leggere in maniera indiscriminata, onnivora e senza scopo.” Sono le parole di Aldous Huxley, turista d’eccezione che, in questo libro brillante e arguto, scritto negli anni venti, accompagna il lettore in un viaggio esclusivo alla scoperta di angoli pittoreschi – noti e meno noti d’Italia e d’Europa, osservandoli attraverso il filtro della sua profonda cultura e del suo humor pungente. In un peregrinare romantico, Huxley fa risplendere sotto una nuova luce le opere d’arte, gli artisti, le piazze, i musei, i monumenti che via via introduce, punteggiando la narrazione di commenti, citazioni dotte, riflessioni personali che rendono questo breve diario un autentico gioiello, un impagabile compagno d’avventura che riserva spunti inesauribili e molteplici sorprese. L’autore con il suo stile inimitabile, esprime le proprie idee sull’argomento del viaggio in generale e del turismo in particolare: paragona i percorsi a piedi a quelli in automobile, esamina la “visione del viaggiatore” in letteratura, suggerisce la scelta delle guide. Si spinge anche a constatazioni più insolite, come, per esempio, gli effetti degli occhiali da sole sui paesaggi. Descrive poi atteggiamenti diffusi nei confronti della città e della campagna, consiglia i volumi da portare con sé durante gli spostamenti, tra cui, in special modo, le “Massime” di La Rochefoucault. Un testo gradevole, intelligente, ironico e illuminante su cui tornare a più riprese perché capace ogni volta di schiudere nuove, stimolanti prospettive.

Lunga vita al morto

Lunga vita al morto (titolo originale Three Doors to Death), tradotto anche col titolo Entra la morte, è una raccolta di tre romanzi brevi scritti da Rex Stout con protagonista Nero Wolfe: Lunga vita al morto (1947), Così parlò Nero Wolfe (1948), Nero Wolfe nella camera a gas (1949)

La lunga terra

Per il genere umano tutto cambia per sempre il giorno in cui viene postato su Internet lo schema di uno strano congegno, lo stesso che l’agente Monica Jansson trova a casa del professor Linsay, scomparso misteriosamente in un incendio: una scatola contenente un intrico di fili e un interruttore a tre vie. È un “passatore’, uno strumento che permette di navigare tra miliardi di versioni diverse della Terra. Assemblarlo è molto semplice e improvvisamente per tutti si aprono le porte di un universo disabitato e selvaggio, inesplorato e ricco di risorse e misteri: è la Lunga Terra, un nuovo inaspettato Far West da esplorare, conquistare e da cui ripartire. Nessuno però sa dire con certezza se i mondi paralleli siano infiniti come sembrano o se siano circolari e a un certo punto si esauriscano. Solo Joshua Valienté può rispondere a questa domanda perché è l’unico a potersi muovere tranquillamente tra gli universi senza passatore. Ingaggiato dalla Black Corporation, Joshua parte
da Terra Riferimento per una spedizione segreta sulla Mark Twain insieme a Lobsang, un meccanico di motociclette tibetano reincarnatosi in un computer. Ma l’esplorazione, tra insidie e meravigliose scoperte, rivelerà una terribile minaccia per l’umanità.
Al centro della Lunga Terra, scritto a quattro mani da due giganti del genere come Pratchett e Baxter, c’è un viaggio. Un viaggio tra le infinite possibilità del nostro mondo, ma soprattutto un viaggio senza tempo nel mondo della fantascienza.

(source: Bol.com)

La lunga notte del detective Waits

Aidan Waits è un poliziotto finito, lo hanno sorpreso a rubare droga dal deposito prove. Ma l’ispettore Parrs gli offre una via d’uscita: infiltrarsi nell’organizzazione che sta inondando Manchester di eroina. Per Waits potrebbe essere l’occasione del riscatto, o la rovina definitiva, in ogni caso non ha alternative: deve accettare. La sua esistenza si complica ancor più quando un influente politico lo incarica di tenere d’occhio la figlia Isabelle, scappata di casa e trasferitasi dal boss che controlla lo spaccio. La giovane, però, non è solo ribelle, è anche terrorizzata. Da cosa o da chi, è tutto da capire.
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La Luna è una severa maestra

2075. Colonizzata da decenni, la Luna ospita diverse città sotterranee, i cui abitanti conducono una vita dura, sia per le avverse condizioni ambientali, sia per il dispotico dominio della Terra. Ma gli uomini che hanno attraversato lo spazio per aprire una nuova frontiera non sono disposti a tollerare un giogo sempre più opprimente e si organizza così un moto indipendentista…
(source: Bol.com)

La luna e sei soldi

In questo romanzo W. Somerset Maugham mette in scena, come sempre o quasi, se stesso, ma stavolta nella doppia veste di Strickland, un agente di cambio che per amore della pittura lascia il solido mondo della City per quello assai meno rassicurante di Parigi prima e di Tahiti poi, distruggendo lungo il cammino la vita di due donne, e del suo involontario biografo, un giovane deciso a indagare sugli oscuri, brutali, inaccettabili moventi di ogni vero artista. Celebre per decenni soprattutto come evocazione di Paul Gauguin, questo romanzo oggi ci appare finalmente per quello che è: un’inchiesta conturbante sull’attrazione fisica e totale per il bello, enigma “che in comune con l’universo ha il merito di essere senza risposta”.
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Luna bugiarda

“Luna bugiarda” è il secondo romanzo di Ben Pastor con protagonista Martin Bora, il detective e ufficiale tedesco, ma di sofferti sentimenti antinazisti, già al centro di “Lumen”. Questa volta Martin Bora si trova in Italia all’indomani dell’8 settembre 1943, dislocato in un piccolo paese del Veneto a ridosso di Verona. Qui, quasi suo malgrado, viene coinvolto nell’indagine sul bizzarro omicidio di un potente gerarca del Partito Fascista. Ad affiancarlo nell’inchiesta è un poliziotto italiano, l’ispettore Sandro Guidi, che riassume in sé tutti i vizi e le virtù dell’italiano degli anni Quaranta.
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Lui, lei, ancora lui… fine di lui

Lui è Eugene. Si è laureato giovanissimo in filosofia a Princeton. È colto, saccente e molto molto narcisista. Lei è Patricia. Ventunenne americana di Philadelphia. È timida, insicura e molto molto ingenua. I due si incontrano nella Vecchia Inghilterra, all’università di Cambridge, dove l’uno insegna e l’altra studia… e il gioco è fatto: lui schiocca le dita, lei soccombe all’istante alle sue arti seduttive e se ne innamora perdutamente. Per Patricia, Eugene è il primo bacio, il primo amore, la prima volta. Per il bel professore, la studentessa è una delle tante da portarsi a letto nei giorni e negli orari prestabiliti. Cieca di fronte all’evidenza, lei sopporta qualsiasi cosa pur di non perderlo. Finché un giorno Eugene sparisce all’improvviso. Patricia non si arrende e continua con testardaggine a coltivare le sue illusioni sentimentali, anche se dall’uomo arriva, di tanto in tanto, una cartolina, e infine la notizia che si è sposato. Per sette lunghi anni continua a pensare al Suo Grande Amore (Forse) Perduto. E il giorno in cui il sadico Eugene ricompare illudendola per l’ennesima volta con una proposta indecente, Patricia, ex studentessa, ex amante, ex immatura, si rende conto che qualcosa sta cambiando…
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Lui è tornato

È l’estate del 2011. Adolf Hitler si sveglia in uno di quei campi incolti e quasi abbandonati che ancora si possono incontrare nel centro di Berlino. Non può fare a meno di notare che la guerra sembra cessata, che intorno a lui non ci sono i suoi fedelissimi commilitoni, che non c’è traccia di Eva. Non può non sentire un forte odore di benzina esalare dalla sua divisa sudicia e logora, e non riesce a spiegarsi l’intorpidimento delle sue articolazioni e la difficoltà che prova nel muovere i primi passi in una città piuttosto diversa da come la ricordava. Regna infatti la pace, ci sono molti stranieri e una donna (sì, proprio una donna, per giunta goffa), tale Angela Merkel, è alla guida del Reich. 66 anni dopo la sua fine nel Bunker, contro ogni previsione, Adolf inizia una nuova carriera, stavolta a partire dalla televisione. Questo nuovo Hitler non è, tuttavia, né un imitatore né una controfigura. È proprio lui, e non fa né dice nulla per nasconderlo, anzi, è tremendamente reale. Eppure nessuno gli crede: tutti lo prendono per uno straordinario comico, tutti lo cercano, tutti lo vogliono, tutti lo imitano. Il mondo che Hitler incontra infatti, è cinico, spudorato, bramoso di successo e incapace di opporre qualsiasi resistenza al “nuovo” demagogo. Farsa, satira, pura comicità, analisi spietata e corrosiva del nostro tempo, il romanzo d’esordio di Timur Vermes è un gioiello di intelligente umorismo, ed è divenuto in breve tempo, grazie al passaparola, un fenomeno editoriale con pochi precedenti.
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### Sinossi
È l’estate del 2011. Adolf Hitler si sveglia in uno di quei campi incolti e quasi abbandonati che ancora si possono incontrare nel centro di Berlino. Non può fare a meno di notare che la guerra sembra cessata, che intorno a lui non ci sono i suoi fedelissimi commilitoni, che non c’è traccia di Eva. Non può non sentire un forte odore di benzina esalare dalla sua divisa sudicia e logora, e non riesce a spiegarsi l’intorpidimento delle sue articolazioni e la difficoltà che prova nel muovere i primi passi in una città piuttosto diversa da come la ricordava. Regna infatti la pace, ci sono molti stranieri e una donna (sì, proprio una donna, per giunta goffa), tale Angela Merkel, è alla guida del Reich. 66 anni dopo la sua fine nel Bunker, contro ogni previsione, Adolf inizia una nuova carriera, stavolta a partire dalla televisione. Questo nuovo Hitler non è, tuttavia, né un imitatore né una controfigura. È proprio lui, e non fa né dice nulla per nasconderlo, anzi, è tremendamente reale. Eppure nessuno gli crede: tutti lo prendono per uno straordinario comico, tutti lo cercano, tutti lo vogliono, tutti lo imitano. Il mondo che Hitler incontra infatti, è cinico, spudorato, bramoso di successo e incapace di opporre qualsiasi resistenza al “nuovo” demagogo. Farsa, satira, pura comicità, analisi spietata e corrosiva del nostro tempo, il romanzo d’esordio di Timur Vermes è un gioiello di intelligente umorismo, ed è divenuto in breve tempo, grazie al passaparola, un fenomeno editoriale con pochi precedenti.

Lucky

Con un testo recente dell’autrice di Lucky sulla violenza contro le donne. «Sono passati trentasei anni da quando sono stata violentata, diciotto dalla prima edizione di Lucky, e solo due mesi da quando un molestatore seriale nonché orgoglioso palpeggiatore di figa è stato eletto quarantacinquesimo presidente di questi Stati Uniti. (…) Questa edizione di Lucky è dedicata a tutti coloro che hanno subìto una qualunque forma di abuso sessuale. Quando agiamo in gruppo siamo più forti che mai». (Dalla nuova introduzione scritta da Alice Sebold nel 2017.) «Sei fortunata» si sentì dire Alice dal poliziotto che raccolse la deposizione dopo lo stupro da lei subìto quando aveva 19 anni. «Una ragazza fu stuprata e smembrata in quel luogo tempo fa». Il senso di questa controversa fortuna è il tema sul quale l’autrice torna sistematicamente nel corso del suo libro che è a un tempo drammatica testimonianza, lucida e spregiudicata indagine sulla violenza e le sue conseguenze e sconcertante ritratto autobiografico, denso di candore e acutezza psicologica, anticonformista e ironico, pieno di dolore e legittima ribellione. Alice, condannata dalla violenza alla solitudine e alla discriminazione, costretta a vivere in un mondo che ha solo due colori, ciò che è sicuro e ciò che non lo è, “rovinata” agli occhi di familiari, amici e fidanzati, riuscirà con coraggio a superare prove durissime per vivere in un mondo dove orrore e amore convivono. Lucky è anche un resoconto illuminante sulla tortuosa e insolita genesi di un talento letterario tra i più innovativi della scena letteraria internazionale.

La luce sugli oceani

Isabel ama la luce del faro tra gli oceani, che rischiara le notti. E adora le mattine radiose, con l’alba che spunta prima lì che altrove, quasi quel faro fosse il centro del mondo. Per questo ogni giorno scende verso la scogliera e si concede un momento per perdersi con lo sguardo tra il blu, nel punto in cui i due oceani, quello australe e quello indiano, si stendono come un tappeto senza confini. Lì, sull’isola remota e aspra abitata solo da lei e suo marito Tom, il guardiano del faro, Isabel non ha mai avuto paura. Si è abituata ai lunghi silenzi e al rumore assordante del mare. Ma questa mattina un grido sottile come un volo di gabbiani rompe d’improvviso la quiete dell’alba. Quel grido, destinato a cambiare per sempre la loro vita, è il tenue vagito di una bambina, ritrovata a bordo di una barca naufragata sugli scogli, insieme al cadavere di uno sconosciuto. Per Isabel la bambina senza nome è il regalo più grande che l’oceano le abbia mai fatto. È la figlia che ha sempre voluto. E sarà sua. Nessuno lo verrà a sapere, basterà solo infrangere una piccola regola. Basterà che Tom non segnali il naufragio alle autorità, così nessuno verrà mai a cercarla. Decidono di chiamarla Lucy. Ben presto quella creatura vivace e sempre bisognosa d’attenzione diventa la luce della loro vita. Ma ogni luce crea delle ombre. E quell’ombra nasconde un segreto pesante come un macigno, più indomabile di qualunque corrente e tempesta Tom abbia mai dovuto illuminare con la luce del suo faro.
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La luce morente

Worlorn è un pianeta vagabondo tra le stelle sul quale ben quattordici popoli provenienti da diversi mondi si sono stabiliti riuscendo a renderlo abitabile. Non per molto, però: il destino erratico di Worlorn, infatti, lo sta inesorabilmente allontanando dalla luce e dal calore della Ruota di Fuoco e presto la sua sorte sarà quella, buia e fredda, dei mondi senza sole.
Dal crepuscolo di Worlorn, ormai quasi totalmente abbandonato dai suoi abitanti, è partito un messaggio per Dirk t’Larien, un pacco contenente una strana pietra rossa. Era il simbolo che lo legava a Gwen Delvano, suo grande amore perduto da anni. Perché la donna si è rifatta viva? Per scoprirlo Dirk parte per Worlorn, dove deve misurarsi con un mondo in declino, retto da assurde usanze tribali, e con il proprio carico di insicurezze, ricordi e fantasmi.
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### Sinossi
Worlorn è un pianeta vagabondo tra le stelle sul quale ben quattordici popoli provenienti da diversi mondi si sono stabiliti riuscendo a renderlo abitabile. Non per molto, però: il destino erratico di Worlorn, infatti, lo sta inesorabilmente allontanando dalla luce e dal calore della Ruota di Fuoco e presto la sua sorte sarà quella, buia e fredda, dei mondi senza sole.
Dal crepuscolo di Worlorn, ormai quasi totalmente abbandonato dai suoi abitanti, è partito un messaggio per Dirk t’Larien, un pacco contenente una strana pietra rossa. Era il simbolo che lo legava a Gwen Delvano, suo grande amore perduto da anni. Perché la donna si è rifatta viva? Per scoprirlo Dirk parte per Worlorn, dove deve misurarsi con un mondo in declino, retto da assurde usanze tribali, e con il proprio carico di insicurezze, ricordi e fantasmi.