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Scritto Sulla Neve

**Possono le parole di un testamento far diventare realtà ciò che era scritto sulla neve? **
Elisa è figlia di un importante notaio di Trento ma la vita che il padre ha pensato per lei non è quella che vuole vivere. Quella l’aveva trovata ad Andalo, nella magia dei paesaggi innevati delle Dolomiti, dove aveva incontrato Matteo e l’amore vero. Ma proprio quando sta per sposarsi, la sua famiglia la fa rientrare a casa facendo leva sui suoi sensi di colpa. Così da tre anni vive in gabbia: ha perso le adorate montagne, ma soprattutto l’amore del suo ragazzo e l’amicizia di una donna speciale, Anna, la zia di Matteo.
Un giorno, però, nello studio di un notaio deve confrontarsi con due novità sconvolgenti: Anna non c’è più, portata via da un tumore, e le ha lasciato in eredità il negozio e la sua casa ad Andalo. Elisa capisce che deve seguire la volontà della zia di Matteo anche se questo significa andare contro tutto e tutti. La scelta di Anna le darà la forza di lottare per una seconda possibilità, di fronteggiare momenti bui e scoperte sconvolgenti per fare in modo che la sua vita segua la strada che era scritta indelebilmente sulla neve.

**Possono le parole di un testamento far diventare realtà ciò che era scritto sulla neve? **
Elisa è figlia di un importante notaio di Trento ma la vita che il padre ha pensato per lei non è quella che vuole vivere. Quella l’aveva trovata ad Andalo, nella magia dei paesaggi innevati delle Dolomiti, dove aveva incontrato Matteo e l’amore vero. Ma proprio quando sta per sposarsi, la sua famiglia la fa rientrare a casa facendo leva sui suoi sensi di colpa. Così da tre anni vive in gabbia: ha perso le adorate montagne, ma soprattutto l’amore del suo ragazzo e l’amicizia di una donna speciale, Anna, la zia di Matteo.
Un giorno, però, nello studio di un notaio deve confrontarsi con due novità sconvolgenti: Anna non c’è più, portata via da un tumore, e le ha lasciato in eredità il negozio e la sua casa ad Andalo. Elisa capisce che deve seguire la volontà della zia di Matteo anche se questo significa andare contro tutto e tutti. La scelta di Anna le darà la forza di lottare per una seconda possibilità, di fronteggiare momenti bui e scoperte sconvolgenti per fare in modo che la sua vita segua la strada che era scritta indelebilmente sulla neve.

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La scoperta del giardino della mente. Cosa ho imparato dal mio ictus cerebrale

Jill Bolte Taylor ha trentasette anni, una laurea ad Harvard e un lavoro come neuroscienziata e ricercatrice universitaria quando, una mattina, un capillare esplode improvvisamente nell’emisfero sinistro del suo cervello provocandole un danno cerebrale esteso e devastante. Il suo percorso verso la completa guarigione è durato otto lunghissimi anni, nel corso dei quali ha potuto sperimentare la duplice veste di medico e paziente. E da questo insolito doppio ruolo ha ricavato spunti, consigli e suggerimenti terapeutici utili a chiunque sia rimasto vittima di un ictus o di un trauma cerebrale e a coloro che li curano e li circondano. Ma “La scoperta del giardino della mente” non è soltanto la cronaca dettagliata e diretta di una straordinaria ripresa fisica, è soprattutto la testimonianza di un’esperienza umana unica. Jill, infatti, non è più stata la stessa di prima: l’ictus, mettendo temporaneamente fuori gioco il preponderante e razionale emisfero sinistro, ha dato spazio alla creatività e alle sensazioni, emozioni e intuizioni proprie dell’emisfero destro; e oggi, pur continuando a occuparsi di ricerca, la neuroscienziata scrive, canta e realizza sculture in vetro colorato, felice di vivere e forte di una nuova pace interiore.

Jill Bolte Taylor ha trentasette anni, una laurea ad Harvard e un lavoro come neuroscienziata e ricercatrice universitaria quando, una mattina, un capillare esplode improvvisamente nell’emisfero sinistro del suo cervello provocandole un danno cerebrale esteso e devastante. Il suo percorso verso la completa guarigione è durato otto lunghissimi anni, nel corso dei quali ha potuto sperimentare la duplice veste di medico e paziente. E da questo insolito doppio ruolo ha ricavato spunti, consigli e suggerimenti terapeutici utili a chiunque sia rimasto vittima di un ictus o di un trauma cerebrale e a coloro che li curano e li circondano. Ma “La scoperta del giardino della mente” non è soltanto la cronaca dettagliata e diretta di una straordinaria ripresa fisica, è soprattutto la testimonianza di un’esperienza umana unica. Jill, infatti, non è più stata la stessa di prima: l’ictus, mettendo temporaneamente fuori gioco il preponderante e razionale emisfero sinistro, ha dato spazio alla creatività e alle sensazioni, emozioni e intuizioni proprie dell’emisfero destro; e oggi, pur continuando a occuparsi di ricerca, la neuroscienziata scrive, canta e realizza sculture in vetro colorato, felice di vivere e forte di una nuova pace interiore.

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Una scommessa per sempre

Megan e Aston non potrebbero essere più diversi e in pubblico bisticciano come cane e gatto: lei è la classica studentessa perfetta con il naso sempre affondato tra le pagine di un romanzo; lui è uno di quelli che cambia ragazza ogni sera e pensa solo a sé. Ma c’è qualcosa di potente che li attrae l’uno verso l’altra, e basta una notte, un bacio rubato, per sconvolgere le loro vite. Eppure Aston non avrebbe mai voluto avvicinarsi così tanto a lei. Perseguitato da un’infanzia difficile, da demoni che si rifiuta di affrontare, sa che è l’unica che potrebbe strappargli quella maschera di indifferenza che ha deciso di indossare per proteggersi dal dolore. Megan invece teme che, stando insieme ad Aston, Braden, il loro migliore amico, da sempre iperprotettivo nei suoi confronti, possa sentirsi tradito. Però il loro amore è ogni giorno più intenso, più forte delle paure, dei dubbi e degli incubi che affollano le notti di Aston. È arrivato per loro il momento di mettersi in gioco: devono scegliere se mantenere segreta la loro storia o rivelarsi al mondo. Devono scommettere su loro stessi. Perché chi scommette sull’amore non perde mai.
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Megan e Aston non potrebbero essere più diversi e in pubblico bisticciano come cane e gatto: lei è la classica studentessa perfetta con il naso sempre affondato tra le pagine di un romanzo; lui è uno di quelli che cambia ragazza ogni sera e pensa solo a sé. Ma c’è qualcosa di potente che li attrae l’uno verso l’altra, e basta una notte, un bacio rubato, per sconvolgere le loro vite. Eppure Aston non avrebbe mai voluto avvicinarsi così tanto a lei. Perseguitato da un’infanzia difficile, da demoni che si rifiuta di affrontare, sa che è l’unica che potrebbe strappargli quella maschera di indifferenza che ha deciso di indossare per proteggersi dal dolore. Megan invece teme che, stando insieme ad Aston, Braden, il loro migliore amico, da sempre iperprotettivo nei suoi confronti, possa sentirsi tradito. Però il loro amore è ogni giorno più intenso, più forte delle paure, dei dubbi e degli incubi che affollano le notti di Aston. È arrivato per loro il momento di mettersi in gioco: devono scegliere se mantenere segreta la loro storia o rivelarsi al mondo. Devono scommettere su loro stessi. Perché chi scommette sull’amore non perde mai.
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La scintilla di Caino

Pietro Lombardo, richiamandosi a Girolamo, scriveva che esiste ‘una scintilla superiore della ragione, che neppure in Caino poté estinguersi, che vuole sempre il bene e odia sempre il male’. La scintilla della coscienza avrebbe dunque il ruolo di giudice interiore delle nostre azioni. Nel corso dei secoli, tuttavia, il concetto stesso di coscienza ha subito metamorfosi che ne hanno cambiato sensibilmente il significato. Carlo Augusto Viano intreccia in questo libro, in maniera magistrale, molte di queste storie, in contesti, tempi e luoghi differenti, tutte incentrate sulla coscienza e sugli usi pubblici di questo concetto ambiguo e duttile. La narrazione inizia con il rifiuto di imbracciare le armi da parte dei quaccheri americani e finisce con l’obiezione di coscienza di quei medici che negano alle donne l’assistenza che esse richiedono. Sono due estremi che evidenziano due accezioni radicalmente diverse del termine: gli obiettori quaccheri rivendicavano il diritto di sottrarsi all’obbligo di prevalere sugli altri, mentre i medici obiettori pretendono di imporre alle donne ciò che solo essi ritengono giusto. L’obiezione ‘di coscienza’ alle armi e alle pratiche mediche non è nuova, e ha permeato il dibattito pubblico per secoli; questo libro ne ripercorre per la prima volta il cammino, con grande chiarezza e vastità di cultura, evidenziando i paradossi impliciti di questa parola abusata. Nella coscienza si tengono nascoste le intenzioni che in buona fede ciascuno attribuisce ai propri atti, ma troppo spesso la coscienza viene anche invocata per assolversi dalle proprie colpe o per sfuggire al confronto tra idee diverse.
(source: Bol.com)

Pietro Lombardo, richiamandosi a Girolamo, scriveva che esiste ‘una scintilla superiore della ragione, che neppure in Caino poté estinguersi, che vuole sempre il bene e odia sempre il male’. La scintilla della coscienza avrebbe dunque il ruolo di giudice interiore delle nostre azioni. Nel corso dei secoli, tuttavia, il concetto stesso di coscienza ha subito metamorfosi che ne hanno cambiato sensibilmente il significato. Carlo Augusto Viano intreccia in questo libro, in maniera magistrale, molte di queste storie, in contesti, tempi e luoghi differenti, tutte incentrate sulla coscienza e sugli usi pubblici di questo concetto ambiguo e duttile. La narrazione inizia con il rifiuto di imbracciare le armi da parte dei quaccheri americani e finisce con l’obiezione di coscienza di quei medici che negano alle donne l’assistenza che esse richiedono. Sono due estremi che evidenziano due accezioni radicalmente diverse del termine: gli obiettori quaccheri rivendicavano il diritto di sottrarsi all’obbligo di prevalere sugli altri, mentre i medici obiettori pretendono di imporre alle donne ciò che solo essi ritengono giusto. L’obiezione ‘di coscienza’ alle armi e alle pratiche mediche non è nuova, e ha permeato il dibattito pubblico per secoli; questo libro ne ripercorre per la prima volta il cammino, con grande chiarezza e vastità di cultura, evidenziando i paradossi impliciti di questa parola abusata. Nella coscienza si tengono nascoste le intenzioni che in buona fede ciascuno attribuisce ai propri atti, ma troppo spesso la coscienza viene anche invocata per assolversi dalle proprie colpe o per sfuggire al confronto tra idee diverse.
(source: Bol.com)

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Scienza e tecnologia della cognizione

“Questo è un saggio breve, ma importante e ambizioso, perché ci offre per la prima volta una radiografia completa dello stato attuale delle scienze della cognizione. Viene delineata una mappa dei problemi e dei concetti non solo della concezione dominante (il paradigma cognitivista) ma anche delle nuove prospettive emergenti ed eterodosse, di cui Francisco Varela è uno dei fondatori più autorevoli e originali. Questo saggio è però anche la brillante sintesi di un programma di ricerca che mira a comprendere le mutazioni introdotte, nel dialogo tra mente e natura, dall’evento scientifico che fa l’originalità della seconda metà del nostro secolo nella storia del pensiero umano: la nascita appunto di una scienza della conoscenza, secondo una molteplicità di dimensioni che vanno ben al di là dei confini della filosofia e della psicologia. Ciò ha provocato, grazie soprattutto all’impatto delle tecnologie derivate che hanno invaso i capillari della nostra società, un cambiamento profondo nell’immaginario scientifico e nel senso comune, il cui significato travalica i confini dei laboratori dove queste ricerche sono nate e sono condotte. L’origine di un’indagine scientifica della conoscenza è segnata dall’assunzione di alcuni postulati che a poco a poco hanno definito i contorni di una tradizione e di un’ortodossia: l’approccio computazionale nello studio dei processi cognitivi è parso divenire l’unico scientifico e senza alternative. Dopo una limpida analisi di tale paradigma tradizionale e tutt’ora dominante, F. Varela si è assunto il coraggioso compito di argomentare, con il supporto dei risultati di una ricerca condotta in prima persona ormai da venti anni, la possibilità, e direi quasi la necessità, di una prospettiva alternativa che, a partire da una indagine rigorosamente sperimentale, prende sul serio e incontra alcuni dei più importanti contributi europei al problema della cognizione, quali quelli risultanti dall’epistemologia genetica e dalle indagini di stampo fenomenologico. Ne risulta un testo limpido e utile per chi voglia accostarsi ai problemi della scienza e della tecnologia della cognizione e, nel contempo, con tutto il rigore dei grandi eretici, l’invito a raccogliere la sfida di una esplorazione di questa stimolante eterodossia che contiene “il potenziale per profondi cambiamenti” teorici, tecnologici, sociali ed etici. Un testo che mostra tutto il fascino e tutta la potenzialità di un rinnovato dialogo tra scienza e filosofia, in una “creativa danza” tra il sé e la natura.” (Mauro Ceruti)

Un rilancio in avanti, una scommessa teorica ed un’effettiva ipotesi di lavoro sulla possibilità di riformulare il problema della cognizione come problema globale che coinvolge tutto il nostro agire e il nostro pensare, il senso comune, il contesto delle relazioni.

Francisco Varela è nato in Cile nel 1946. Insegna all’Università del Colorado, di New York e di Francoforte; ricopre un incarico presso il CREA di Parigi e alla Berkeley University. Tra i suoi libri, in Italia sono apparsi: *Autopoiesi e cognizione* , *L’albero della conoscenza* (entrambi in collaborazione con H. Maturana), e *Complessità del cervello e autonomia del vivente*.

“Questo è un saggio breve, ma importante e ambizioso, perché ci offre per la prima volta una radiografia completa dello stato attuale delle scienze della cognizione. Viene delineata una mappa dei problemi e dei concetti non solo della concezione dominante (il paradigma cognitivista) ma anche delle nuove prospettive emergenti ed eterodosse, di cui Francisco Varela è uno dei fondatori più autorevoli e originali. Questo saggio è però anche la brillante sintesi di un programma di ricerca che mira a comprendere le mutazioni introdotte, nel dialogo tra mente e natura, dall’evento scientifico che fa l’originalità della seconda metà del nostro secolo nella storia del pensiero umano: la nascita appunto di una scienza della conoscenza, secondo una molteplicità di dimensioni che vanno ben al di là dei confini della filosofia e della psicologia. Ciò ha provocato, grazie soprattutto all’impatto delle tecnologie derivate che hanno invaso i capillari della nostra società, un cambiamento profondo nell’immaginario scientifico e nel senso comune, il cui significato travalica i confini dei laboratori dove queste ricerche sono nate e sono condotte. L’origine di un’indagine scientifica della conoscenza è segnata dall’assunzione di alcuni postulati che a poco a poco hanno definito i contorni di una tradizione e di un’ortodossia: l’approccio computazionale nello studio dei processi cognitivi è parso divenire l’unico scientifico e senza alternative. Dopo una limpida analisi di tale paradigma tradizionale e tutt’ora dominante, F. Varela si è assunto il coraggioso compito di argomentare, con il supporto dei risultati di una ricerca condotta in prima persona ormai da venti anni, la possibilità, e direi quasi la necessità, di una prospettiva alternativa che, a partire da una indagine rigorosamente sperimentale, prende sul serio e incontra alcuni dei più importanti contributi europei al problema della cognizione, quali quelli risultanti dall’epistemologia genetica e dalle indagini di stampo fenomenologico. Ne risulta un testo limpido e utile per chi voglia accostarsi ai problemi della scienza e della tecnologia della cognizione e, nel contempo, con tutto il rigore dei grandi eretici, l’invito a raccogliere la sfida di una esplorazione di questa stimolante eterodossia che contiene “il potenziale per profondi cambiamenti” teorici, tecnologici, sociali ed etici. Un testo che mostra tutto il fascino e tutta la potenzialità di un rinnovato dialogo tra scienza e filosofia, in una “creativa danza” tra il sé e la natura.” (Mauro Ceruti)

Un rilancio in avanti, una scommessa teorica ed un’effettiva ipotesi di lavoro sulla possibilità di riformulare il problema della cognizione come problema globale che coinvolge tutto il nostro agire e il nostro pensare, il senso comune, il contesto delle relazioni.

Francisco Varela è nato in Cile nel 1946. Insegna all’Università del Colorado, di New York e di Francoforte; ricopre un incarico presso il CREA di Parigi e alla Berkeley University. Tra i suoi libri, in Italia sono apparsi: *Autopoiesi e cognizione* , *L’albero della conoscenza* (entrambi in collaborazione con H. Maturana), e *Complessità del cervello e autonomia del vivente*.

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Scienza e filosofia

La storia del pensiero occidentale nasce con il connubio di scienza e filosofia. Un’avventura intellettuale che ha il suo inizio nella Grecia antica, quando le riflessioni di Talete inaugurano il lungo e articolato cammino della ricerca umana verso una spiegazione razionale della realtà. In questa conferenza pronunciata nel marzo 1932, Alfred North Whitehead ripercorre alcuni passaggi fondamentali dello sviluppo filosofico-scientifico dell’Occidente. Alla ricerca di una filosofia ‘organica’, Whitehead si sofferma in particolare sulla teoria delle idee di Platone e sul sistema della natura di Newton, che condividono l’ambizione di offrire una descrizione definitiva dell’esistenza. In questo sforzo costante e mai compiuto di elaborare un’immagine coerente del mondo naturale, l’ultimo passo dovrà, per Whitehead, essere realizzato dalla filosofia, con un’ultima, illuminante intuizione.

(source: Bol.com)

La storia del pensiero occidentale nasce con il connubio di scienza e filosofia. Un’avventura intellettuale che ha il suo inizio nella Grecia antica, quando le riflessioni di Talete inaugurano il lungo e articolato cammino della ricerca umana verso una spiegazione razionale della realtà. In questa conferenza pronunciata nel marzo 1932, Alfred North Whitehead ripercorre alcuni passaggi fondamentali dello sviluppo filosofico-scientifico dell’Occidente. Alla ricerca di una filosofia ‘organica’, Whitehead si sofferma in particolare sulla teoria delle idee di Platone e sul sistema della natura di Newton, che condividono l’ambizione di offrire una descrizione definitiva dell’esistenza. In questo sforzo costante e mai compiuto di elaborare un’immagine coerente del mondo naturale, l’ultimo passo dovrà, per Whitehead, essere realizzato dalla filosofia, con un’ultima, illuminante intuizione.

(source: Bol.com)

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Scarpe azzurre e felicità

‘Il suo stile ha il pregio di essere chiaro, elegante e preciso. Le sue descrizioni trasportano il lettore nel bel mezzo del paesaggio del Botswana. Questa è arte che nasconde l’arte.’
**The Sunday Times**
‘Mma Ramotswe: la Miss Marple africana.’
**The New York Times**
‘La serie di Mma Ramotswe si è trasformata in un ricco arazzo dalle sfumature straordinarie.’
**The Wall Street Journal**
‘Piccole storie, grande atmosfera… I romanzi della signora Ramotswe hanno conquistato le classifiche americane ed europee.’
**L’Espresso**
Alla Ladies’ Detective Agency N.1 non capitano quasi mai casi troppo complicati. Per lo più Precious Ramotswe, la fondatrice, si trova a risolvere problemi di tradimenti e furti di bestiame. Questa volta però deve affrontare alcune vicende dai risvolti inquietanti: un appropriamento indebito di provviste alimentari a cui segue un ricatto, un medico disonesto che trascura la salute dei pazienti… Come al solito, le indagini rappresentano per la detective anche un’occasione per approfondire i complicati meccanismi che muovono i comportamenti umani, compresi quelli delle persone a lei più vicine: il marito JLB Matekoni, con la testa sempre tra i motori; la direttrice dell’orfanotrofio, decisa e altruista; il nuovo collaboratore Polopetsi, pasticcione e volenteroso. Nonché l’immancabile occhialuta signorina Makutsi, la sua assistente, capace di perdere la testa per un paio di vistose scarpe azzurre, scomodissime, ma che hanno il potere di renderla felice… Alexander McCall Smith dipinge un mondo dove, se in pace con se stessi, si può ancora godere della gioia perfetta di stare seduti in veranda a far niente e guardare il cielo terso, con l’Africa e la sua natura magica sullo sfondo.
‘Uno scrittore meraviglioso, da leggere assolutamente.’
**The Guardian**
‘Un indiscusso maestro del romanzo.’
**Publishers Weekly**
(source: Bol.com)

‘Il suo stile ha il pregio di essere chiaro, elegante e preciso. Le sue descrizioni trasportano il lettore nel bel mezzo del paesaggio del Botswana. Questa è arte che nasconde l’arte.’
**The Sunday Times**
‘Mma Ramotswe: la Miss Marple africana.’
**The New York Times**
‘La serie di Mma Ramotswe si è trasformata in un ricco arazzo dalle sfumature straordinarie.’
**The Wall Street Journal**
‘Piccole storie, grande atmosfera… I romanzi della signora Ramotswe hanno conquistato le classifiche americane ed europee.’
**L’Espresso**
Alla Ladies’ Detective Agency N.1 non capitano quasi mai casi troppo complicati. Per lo più Precious Ramotswe, la fondatrice, si trova a risolvere problemi di tradimenti e furti di bestiame. Questa volta però deve affrontare alcune vicende dai risvolti inquietanti: un appropriamento indebito di provviste alimentari a cui segue un ricatto, un medico disonesto che trascura la salute dei pazienti… Come al solito, le indagini rappresentano per la detective anche un’occasione per approfondire i complicati meccanismi che muovono i comportamenti umani, compresi quelli delle persone a lei più vicine: il marito JLB Matekoni, con la testa sempre tra i motori; la direttrice dell’orfanotrofio, decisa e altruista; il nuovo collaboratore Polopetsi, pasticcione e volenteroso. Nonché l’immancabile occhialuta signorina Makutsi, la sua assistente, capace di perdere la testa per un paio di vistose scarpe azzurre, scomodissime, ma che hanno il potere di renderla felice… Alexander McCall Smith dipinge un mondo dove, se in pace con se stessi, si può ancora godere della gioia perfetta di stare seduti in veranda a far niente e guardare il cielo terso, con l’Africa e la sua natura magica sullo sfondo.
‘Uno scrittore meraviglioso, da leggere assolutamente.’
**The Guardian**
‘Un indiscusso maestro del romanzo.’
**Publishers Weekly**
(source: Bol.com)

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Lo scandaloso corteggiamento del marchese

Scandali a St. James’s 4
Quando le apparenze ingannano, il cuore sa riconoscere la verità.

Londra, 1882
Figlio di un duca e di una donna di strada, il Marchese di Rexton è cresciuto subendo ogni tipo di prepotenza a causa delle sue origini. Per questo ha deciso che la donna che sposerà dovrà avere la reputazione immacolata.
Quando durante un ballo un ricco industriale americano gli propone di corteggiare la nipote Gina, così da attirare l’attenzione di altri gentiluomini, lui accetta. La giovane fatica a trovare un buon partito a causa dello scandalo che ha coinvolto sua sorella, la famigerata Mathilda Paget, Contessa di Landsdowne, divorziata perché sorpresa a tradire il marito. Quando Rex incontra quest’ultima, l’attrazione è immediata e reciproca, tanto da fargli dimenticare l’accordo con l’americano. Mathilda crede che l’uomo sia promesso alla sorella Gina, lui invece pensa che corteggiandola violerebbe tutti i valori in cui crede.
Ma nessun ostacolo è invalicabile per due persone destinate ad amarsi.

(source: Bol.com)

Scandali a St. James’s 4
Quando le apparenze ingannano, il cuore sa riconoscere la verità.

Londra, 1882
Figlio di un duca e di una donna di strada, il Marchese di Rexton è cresciuto subendo ogni tipo di prepotenza a causa delle sue origini. Per questo ha deciso che la donna che sposerà dovrà avere la reputazione immacolata.
Quando durante un ballo un ricco industriale americano gli propone di corteggiare la nipote Gina, così da attirare l’attenzione di altri gentiluomini, lui accetta. La giovane fatica a trovare un buon partito a causa dello scandalo che ha coinvolto sua sorella, la famigerata Mathilda Paget, Contessa di Landsdowne, divorziata perché sorpresa a tradire il marito. Quando Rex incontra quest’ultima, l’attrazione è immediata e reciproca, tanto da fargli dimenticare l’accordo con l’americano. Mathilda crede che l’uomo sia promesso alla sorella Gina, lui invece pensa che corteggiandola violerebbe tutti i valori in cui crede.
Ma nessun ostacolo è invalicabile per due persone destinate ad amarsi.

(source: Bol.com)

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Una scandalosa ereditiera (eLit)

Scandali a St. James’s 5

Londra 1882
Lord Andrew Mabry, figlio secondogenito del Duca di Greystone, non desidera sposarsi. In quanto figlio cadetto, non ha l’obbligo di generare un erede, dunque si diverte a trascorrere i suoi giorni e le sue notti in locali e in compagnie equivoche. Ma di recente ha scoperto di voler vivere avventure peccaminose con l’innocente ereditiera americana Gina Hammersley.
Gina sa che, grazie alla sua dote, può ambire a sposare un nobile titolato, ma quando scopre che Lord Andrew Mabry la considera noiosa, cerca di dimostrargli in ogni modo che non è così, e lo sfida ad avventure sempre nuove, che rischiano di sfociare in uno scandalo colossale… o in una passione impetuosa.

(source: Bol.com)

Scandali a St. James’s 5

Londra 1882
Lord Andrew Mabry, figlio secondogenito del Duca di Greystone, non desidera sposarsi. In quanto figlio cadetto, non ha l’obbligo di generare un erede, dunque si diverte a trascorrere i suoi giorni e le sue notti in locali e in compagnie equivoche. Ma di recente ha scoperto di voler vivere avventure peccaminose con l’innocente ereditiera americana Gina Hammersley.
Gina sa che, grazie alla sua dote, può ambire a sposare un nobile titolato, ma quando scopre che Lord Andrew Mabry la considera noiosa, cerca di dimostrargli in ogni modo che non è così, e lo sfida ad avventure sempre nuove, che rischiano di sfociare in uno scandalo colossale… o in una passione impetuosa.

(source: Bol.com)

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Scaldami il cuore

Seductive Nights Series Sono passati due anni da quando Clay e Julia sono diventati inseparabili. Ma tra loro la passione è ancora accesa come il primo giorno. Il matrimonio, se possibile, ha reso la loro chimica ancora più focosa, con il carattere dominante di Clay che si combina perfettamente con quello esuberante di Julia. Quando cominciano a pensare che niente possa renderli più felici, un imprevisto fa irruzione nelle loro vite. Un imprevisto con quattro zampe e una coda scodinzolante. Si chiama Ace, e sarà impossibile non innamorarsene.

(source: Bol.com)

Seductive Nights Series Sono passati due anni da quando Clay e Julia sono diventati inseparabili. Ma tra loro la passione è ancora accesa come il primo giorno. Il matrimonio, se possibile, ha reso la loro chimica ancora più focosa, con il carattere dominante di Clay che si combina perfettamente con quello esuberante di Julia. Quando cominciano a pensare che niente possa renderli più felici, un imprevisto fa irruzione nelle loro vite. Un imprevisto con quattro zampe e una coda scodinzolante. Si chiama Ace, e sarà impossibile non innamorarsene.

(source: Bol.com)

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Saulina. Il vento del passato

Minacciato da un pericolo mortale, il celebre chirurgo Alessandra Valera cerca una spiegazione nel passato della propria famiglia e, rovistando tra vecchie carte, s’imbatte in Saulina, una sua antenata. Tenera, violenta e appassionata, Salina nata povera in un borgo alle porte di Milano riesce a diventare la marchesa Alberighi d’Adda, capostipite di una dinastia di medici, avventurieri, prelati, massoni… Un affresco superbo, che ricrea con efficacia l’atmosfera di una Milano che ormai non esiste più.

Minacciato da un pericolo mortale, il celebre chirurgo Alessandra Valera cerca una spiegazione nel passato della propria famiglia e, rovistando tra vecchie carte, s’imbatte in Saulina, una sua antenata. Tenera, violenta e appassionata, Salina nata povera in un borgo alle porte di Milano riesce a diventare la marchesa Alberighi d’Adda, capostipite di una dinastia di medici, avventurieri, prelati, massoni… Un affresco superbo, che ricrea con efficacia l’atmosfera di una Milano che ormai non esiste più.

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Sani Gesualdi Superstar

Questo libro fa ridere. Più di qualsiasi altro vi capiti di leggere.
Fate la prova, apritelo e sarete subito travolti da un incipit folgorante: «Sani Gesualdi nabbe nel 1111 (millecentoundici) e morve nel 1777 (millesettecentosettantasette). Nabbe da Sgallatta Alfredo, soprannominato Scandurra Gaetano, e da Scamarda Agata, vista da destra, o Agata Scamarda, vista da sinistra. Il padre faceva l’indossatore, la madre era casalinga, tutta casa e chiesa, era madre di 106 figli. Sani era il primo gemito, e lo chiamarono Gesualdi, e, per non confondersi, i rimanenti 105 fratelli li chiamarono “Coso” oppure “Cosa” a seconda del sesso. Il fratello più piccolo, di nome “Coso” (106° figlio, ultimo nato), ancora vive. Gli ultimi saranno i primi nella vigna!».
Questo è il libro dei nanetti di Sani Gesualdi raccontati da Frate Antonino da Scasazza. Che è un piccolo paese della mente, senza mafia e dove è sempre festa, della provincia siciliana.
Il Santo protettore dei nanetti (aneddoti, secondo il linguaggio storpiato di Frate Antonino) nacque nel migliore programma televisivo di sempre, «Quelli della notte» di Arbore, nel 1985. E qui codificò il nuovo esilarante genere letterario. Nello stesso anno Frassica pubblicò questo capolavoro di nonsense e di straniamento linguistico. Lo riproponiamo al pubblico che continua a divertirsi con le sue battute tutte le domeniche a «Che tempo che fa». Le libertà che Frassica si prende con la lingua italiana sono infinitamente più inebrianti e più felici delle comuni storpiature di altri comici. C’è qualcosa di Palazzeschi più che di Totò. L’esito è un capolavoro della comicità da conservare sullo scaffale tra le *Tragedie in due battute* di Achille Campanile e il *Fantozzi* di Paolo Villaggio.
Perché Frassica ha raccolto in questo libro il suo gramelot mentale. Definitivo. Eccone un altro esempio.
«Ringrazzio tutti i correttori di bozze, i quali vedendosi arrivare i miei dattiloscritti li andavano correggendo e mi mandavano le bozze, poi io le rivedevo e correggevo le loro correzioni, poi sono stato costretto a scrivergli: “Attenzione ogni errore corretto da voi è un errore!!!”. Così loro non solo non hanno più corretto i miei dattiloscritti, ma ogni tanto gli schiaffavano un bell’errore personale. “Tanto” dicevano “è un libro di Frassica”.» Tagliamo la testa al topo, chi l’avrebbe detto che sarebbe diventato un classico?
Perché non è bello cio che è bello, ma che bello! che bello! che bello!
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### Sinossi
Questo libro fa ridere. Più di qualsiasi altro vi capiti di leggere.
Fate la prova, apritelo e sarete subito travolti da un incipit folgorante: «Sani Gesualdi nabbe nel 1111 (millecentoundici) e morve nel 1777 (millesettecentosettantasette). Nabbe da Sgallatta Alfredo, soprannominato Scandurra Gaetano, e da Scamarda Agata, vista da destra, o Agata Scamarda, vista da sinistra. Il padre faceva l’indossatore, la madre era casalinga, tutta casa e chiesa, era madre di 106 figli. Sani era il primo gemito, e lo chiamarono Gesualdi, e, per non confondersi, i rimanenti 105 fratelli li chiamarono “Coso” oppure “Cosa” a seconda del sesso. Il fratello più piccolo, di nome “Coso” (106° figlio, ultimo nato), ancora vive. Gli ultimi saranno i primi nella vigna!».
Questo è il libro dei nanetti di Sani Gesualdi raccontati da Frate Antonino da Scasazza. Che è un piccolo paese della mente, senza mafia e dove è sempre festa, della provincia siciliana.
Il Santo protettore dei nanetti (aneddoti, secondo il linguaggio storpiato di Frate Antonino) nacque nel migliore programma televisivo di sempre, «Quelli della notte» di Arbore, nel 1985. E qui codificò il nuovo esilarante genere letterario. Nello stesso anno Frassica pubblicò questo capolavoro di nonsense e di straniamento linguistico. Lo riproponiamo al pubblico che continua a divertirsi con le sue battute tutte le domeniche a «Che tempo che fa». Le libertà che Frassica si prende con la lingua italiana sono infinitamente più inebrianti e più felici delle comuni storpiature di altri comici. C’è qualcosa di Palazzeschi più che di Totò. L’esito è un capolavoro della comicità da conservare sullo scaffale tra le *Tragedie in due battute* di Achille Campanile e il *Fantozzi* di Paolo Villaggio.
Perché Frassica ha raccolto in questo libro il suo gramelot mentale. Definitivo. Eccone un altro esempio.
«Ringrazzio tutti i correttori di bozze, i quali vedendosi arrivare i miei dattiloscritti li andavano correggendo e mi mandavano le bozze, poi io le rivedevo e correggevo le loro correzioni, poi sono stato costretto a scrivergli: “Attenzione ogni errore corretto da voi è un errore!!!”. Così loro non solo non hanno più corretto i miei dattiloscritti, ma ogni tanto gli schiaffavano un bell’errore personale. “Tanto” dicevano “è un libro di Frassica”.» Tagliamo la testa al topo, chi l’avrebbe detto che sarebbe diventato un classico?
Perché non è bello cio che è bello, ma che bello! che bello! che bello!

Questo libro fa ridere. Più di qualsiasi altro vi capiti di leggere.
Fate la prova, apritelo e sarete subito travolti da un incipit folgorante: «Sani Gesualdi nabbe nel 1111 (millecentoundici) e morve nel 1777 (millesettecentosettantasette). Nabbe da Sgallatta Alfredo, soprannominato Scandurra Gaetano, e da Scamarda Agata, vista da destra, o Agata Scamarda, vista da sinistra. Il padre faceva l’indossatore, la madre era casalinga, tutta casa e chiesa, era madre di 106 figli. Sani era il primo gemito, e lo chiamarono Gesualdi, e, per non confondersi, i rimanenti 105 fratelli li chiamarono “Coso” oppure “Cosa” a seconda del sesso. Il fratello più piccolo, di nome “Coso” (106° figlio, ultimo nato), ancora vive. Gli ultimi saranno i primi nella vigna!».
Questo è il libro dei nanetti di Sani Gesualdi raccontati da Frate Antonino da Scasazza. Che è un piccolo paese della mente, senza mafia e dove è sempre festa, della provincia siciliana.
Il Santo protettore dei nanetti (aneddoti, secondo il linguaggio storpiato di Frate Antonino) nacque nel migliore programma televisivo di sempre, «Quelli della notte» di Arbore, nel 1985. E qui codificò il nuovo esilarante genere letterario. Nello stesso anno Frassica pubblicò questo capolavoro di nonsense e di straniamento linguistico. Lo riproponiamo al pubblico che continua a divertirsi con le sue battute tutte le domeniche a «Che tempo che fa». Le libertà che Frassica si prende con la lingua italiana sono infinitamente più inebrianti e più felici delle comuni storpiature di altri comici. C’è qualcosa di Palazzeschi più che di Totò. L’esito è un capolavoro della comicità da conservare sullo scaffale tra le *Tragedie in due battute* di Achille Campanile e il *Fantozzi* di Paolo Villaggio.
Perché Frassica ha raccolto in questo libro il suo gramelot mentale. Definitivo. Eccone un altro esempio.
«Ringrazzio tutti i correttori di bozze, i quali vedendosi arrivare i miei dattiloscritti li andavano correggendo e mi mandavano le bozze, poi io le rivedevo e correggevo le loro correzioni, poi sono stato costretto a scrivergli: “Attenzione ogni errore corretto da voi è un errore!!!”. Così loro non solo non hanno più corretto i miei dattiloscritti, ma ogni tanto gli schiaffavano un bell’errore personale. “Tanto” dicevano “è un libro di Frassica”.» Tagliamo la testa al topo, chi l’avrebbe detto che sarebbe diventato un classico?
Perché non è bello cio che è bello, ma che bello! che bello! che bello!
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### Sinossi
Questo libro fa ridere. Più di qualsiasi altro vi capiti di leggere.
Fate la prova, apritelo e sarete subito travolti da un incipit folgorante: «Sani Gesualdi nabbe nel 1111 (millecentoundici) e morve nel 1777 (millesettecentosettantasette). Nabbe da Sgallatta Alfredo, soprannominato Scandurra Gaetano, e da Scamarda Agata, vista da destra, o Agata Scamarda, vista da sinistra. Il padre faceva l’indossatore, la madre era casalinga, tutta casa e chiesa, era madre di 106 figli. Sani era il primo gemito, e lo chiamarono Gesualdi, e, per non confondersi, i rimanenti 105 fratelli li chiamarono “Coso” oppure “Cosa” a seconda del sesso. Il fratello più piccolo, di nome “Coso” (106° figlio, ultimo nato), ancora vive. Gli ultimi saranno i primi nella vigna!».
Questo è il libro dei nanetti di Sani Gesualdi raccontati da Frate Antonino da Scasazza. Che è un piccolo paese della mente, senza mafia e dove è sempre festa, della provincia siciliana.
Il Santo protettore dei nanetti (aneddoti, secondo il linguaggio storpiato di Frate Antonino) nacque nel migliore programma televisivo di sempre, «Quelli della notte» di Arbore, nel 1985. E qui codificò il nuovo esilarante genere letterario. Nello stesso anno Frassica pubblicò questo capolavoro di nonsense e di straniamento linguistico. Lo riproponiamo al pubblico che continua a divertirsi con le sue battute tutte le domeniche a «Che tempo che fa». Le libertà che Frassica si prende con la lingua italiana sono infinitamente più inebrianti e più felici delle comuni storpiature di altri comici. C’è qualcosa di Palazzeschi più che di Totò. L’esito è un capolavoro della comicità da conservare sullo scaffale tra le *Tragedie in due battute* di Achille Campanile e il *Fantozzi* di Paolo Villaggio.
Perché Frassica ha raccolto in questo libro il suo gramelot mentale. Definitivo. Eccone un altro esempio.
«Ringrazzio tutti i correttori di bozze, i quali vedendosi arrivare i miei dattiloscritti li andavano correggendo e mi mandavano le bozze, poi io le rivedevo e correggevo le loro correzioni, poi sono stato costretto a scrivergli: “Attenzione ogni errore corretto da voi è un errore!!!”. Così loro non solo non hanno più corretto i miei dattiloscritti, ma ogni tanto gli schiaffavano un bell’errore personale. “Tanto” dicevano “è un libro di Frassica”.» Tagliamo la testa al topo, chi l’avrebbe detto che sarebbe diventato un classico?
Perché non è bello cio che è bello, ma che bello! che bello! che bello!

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Sangue, vendetta e sacrificio

Un thriller unico nel suo genere

Kate Forman ha una vita invidiabile, una famiglia che la adora e un marito perfetto.
Eppure una notte sorprende Paul sbronzo e coperto di sangue, mentre farfuglia tra i fumi dell’alcol di aver ucciso qualcuno. Il giorno dopo l’uomo sembra aver dimenticato tutto e nega ripetutamente ogni responsabilità…
Ma quando una giovane e affascinante collega del marito viene trovata morta, i sospetti di Kate la spingono alla disperata ricerca della verità, una ricerca che può salvare o distruggere la sua esistenza senza macchie, faticosamente costruita negli anni.
Fare la scelta giusta non è facile. Chiusa nella spirale di bugie che deve raccontare per difendere Paul da tutto e da tutti, Kate vede allontanarsi sempre di più la risoluzione del caso. E al tempo stesso si insinua in lei il dubbio più inquietante: può dire di conoscere davvero suo marito?
Sangue, vendetta e sacrificio è un thriller psicologico unico nel suo genere, in cui a indagare è chiamata una donna qualunque, improvvisamente catapultata al centro di un intrigo inspiegabile e dai risvolti agghiaccianti.

Ali Knight

dopo aver lavorato come giornalista e redattrice per la BBC, ‘The Guardian’ e ‘The Observer’, ha contribuito al lancio di alcuni siti web di grande successo legati alle testate ‘Daily Mail’ ed ‘Evening Standard’. Sangue, vendetta e sacrificio è il suo primo romanzo. Attualmente vive a Londra.

(source: Bol.com)

Un thriller unico nel suo genere

Kate Forman ha una vita invidiabile, una famiglia che la adora e un marito perfetto.
Eppure una notte sorprende Paul sbronzo e coperto di sangue, mentre farfuglia tra i fumi dell’alcol di aver ucciso qualcuno. Il giorno dopo l’uomo sembra aver dimenticato tutto e nega ripetutamente ogni responsabilità…
Ma quando una giovane e affascinante collega del marito viene trovata morta, i sospetti di Kate la spingono alla disperata ricerca della verità, una ricerca che può salvare o distruggere la sua esistenza senza macchie, faticosamente costruita negli anni.
Fare la scelta giusta non è facile. Chiusa nella spirale di bugie che deve raccontare per difendere Paul da tutto e da tutti, Kate vede allontanarsi sempre di più la risoluzione del caso. E al tempo stesso si insinua in lei il dubbio più inquietante: può dire di conoscere davvero suo marito?
Sangue, vendetta e sacrificio è un thriller psicologico unico nel suo genere, in cui a indagare è chiamata una donna qualunque, improvvisamente catapultata al centro di un intrigo inspiegabile e dai risvolti agghiaccianti.

Ali Knight

dopo aver lavorato come giornalista e redattrice per la BBC, ‘The Guardian’ e ‘The Observer’, ha contribuito al lancio di alcuni siti web di grande successo legati alle testate ‘Daily Mail’ ed ‘Evening Standard’. Sangue, vendetta e sacrificio è il suo primo romanzo. Attualmente vive a Londra.

(source: Bol.com)

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Il sangue dei fratelli

Fausto e Marco si somigliano come due gocce d’acqua e vivono nella stessa casa, ma non sono fratelli. Fausto è uno schiavo, nato da una schiava e – si sussurra – dal padrone, Marco invece è figlio di quest’ultimo e della moglie legittima, ed è l’erede dei nobili Livi Drusi. Il destino dei due giovani sembra già segnato, marchiato nelle loro carni sin dalla nascita, ma la guerra sociale e in seguito la guerra fra Mario e Silla irrompono sovvertendo l’ordine e le leggi degli avi, sparigliando i principi che da secoli regolano i rapporti fra uomini liberi e schiavi, aristocratici e populares, Romani e Italici.
Durante gli scontri, Tito Livio Druso, il vecchio padre, trova la morte, mentre Marco, accompagnato dal suo schiavo di fiducia, viene inviato a Rodi perché possa sfuggire ai torbidi e formarsi come futuro dominus della prestigiosa famiglia e politico di rilievo. Incurante dei suoi doveri, però, il giovane e viziato rampollo si dà al gioco e agli stravizi, cacciandosi più volte nei guai e riuscendo a salvarsi soltanto grazie all’opera del fedele e coraggioso Fausto.
Ma quando, durante un rocambolesco viaggio per mare, Marco mette a repentaglio la vita di altri schiavi, oltre che la sua, Fausto in preda alla collera lo uccide e, di fronte ai pirati che chiedono il riscatto del giovane nobile, prende il suo posto approfittando della forte somiglianza.
Tuttavia fingere non è facile, soprattutto per un uomo onesto come Fausto: il timore di essere scoperto dalla famiglia di Marco e dalla sua sposa promessa non lo abbandona… e, come se ciò non bastasse, un’ombra dal passato del padrone si allunga sulla nuova vita dello schiavo, che – innocente – si trova a doversi difendere da accuse gravissime.
Come già nel Ribelle, con la sua scrittura tesa e precisa come la parabola di un dardo Emma Pomilio ci conduce nei luoghi della Roma antica, che sono quelli del Foro con i suoi retori e dei vicoli della Suburra con le sue prostitute bambine, ma sono anche e soprattutto i luoghi della mente e dell’anima, dove lo scontro fra la difesa della tradizione e la lotta per la libertà infiammava i fratelli contro i fratelli, incendiando le città del Mediterraneo in un rogo che ancora non è spento.
(source: Bol.com)

Fausto e Marco si somigliano come due gocce d’acqua e vivono nella stessa casa, ma non sono fratelli. Fausto è uno schiavo, nato da una schiava e – si sussurra – dal padrone, Marco invece è figlio di quest’ultimo e della moglie legittima, ed è l’erede dei nobili Livi Drusi. Il destino dei due giovani sembra già segnato, marchiato nelle loro carni sin dalla nascita, ma la guerra sociale e in seguito la guerra fra Mario e Silla irrompono sovvertendo l’ordine e le leggi degli avi, sparigliando i principi che da secoli regolano i rapporti fra uomini liberi e schiavi, aristocratici e populares, Romani e Italici.
Durante gli scontri, Tito Livio Druso, il vecchio padre, trova la morte, mentre Marco, accompagnato dal suo schiavo di fiducia, viene inviato a Rodi perché possa sfuggire ai torbidi e formarsi come futuro dominus della prestigiosa famiglia e politico di rilievo. Incurante dei suoi doveri, però, il giovane e viziato rampollo si dà al gioco e agli stravizi, cacciandosi più volte nei guai e riuscendo a salvarsi soltanto grazie all’opera del fedele e coraggioso Fausto.
Ma quando, durante un rocambolesco viaggio per mare, Marco mette a repentaglio la vita di altri schiavi, oltre che la sua, Fausto in preda alla collera lo uccide e, di fronte ai pirati che chiedono il riscatto del giovane nobile, prende il suo posto approfittando della forte somiglianza.
Tuttavia fingere non è facile, soprattutto per un uomo onesto come Fausto: il timore di essere scoperto dalla famiglia di Marco e dalla sua sposa promessa non lo abbandona… e, come se ciò non bastasse, un’ombra dal passato del padrone si allunga sulla nuova vita dello schiavo, che – innocente – si trova a doversi difendere da accuse gravissime.
Come già nel Ribelle, con la sua scrittura tesa e precisa come la parabola di un dardo Emma Pomilio ci conduce nei luoghi della Roma antica, che sono quelli del Foro con i suoi retori e dei vicoli della Suburra con le sue prostitute bambine, ma sono anche e soprattutto i luoghi della mente e dell’anima, dove lo scontro fra la difesa della tradizione e la lotta per la libertà infiammava i fratelli contro i fratelli, incendiando le città del Mediterraneo in un rogo che ancora non è spento.
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