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Morte sospetta

Kate Paine, appena laureata, lavora presso Samson & Mills, uno tra gli studi legali più prestigiosi a Manhattan. Quando il cadavere sfigurato e violentato di Madeleine Waters, l’avvocatessa più capace dello studio, viene ritrovato in una strada secondaria della periferia di New Yok, Kate è sconvolta: perché capisce che quella morte è un terribile monito per coloro che, entro le protettive pareti dello studio legale, si ritenevano al sicuro. Dietro la scintillante facciata della Samson & Mills emergono tradimenti e violenze, e Kate lotta per difendere la sua vita.

Morte in Dordogna

Sud-ovest della Francia. È una fredda mattina di marzo quando la violenza irrompe nel pacifico capoluogo della Dordogna, terra di piatti raffinati, vini pregiati e natura incontaminata. In un solo giorno vengono rinvenuti due cadaveri e la cittadina di Périgueux ne è sconvolta. Sono quelli dello spacciatore Yvan Bordas e dell’ottantacinquenne Amélie Gaillard. Per la polizia non ci sono legami tra le due morti: nel primo caso si tratterebbe di un regolamento di conti legato alla malavita di Marsiglia, nel secondo di una banale caduta dalla terrazza di un ristorante. Eppure la designer d’interni Mara Dunn, cara amica dei Gaillard, non crede alla versione degli inquirenti: le stranezze e le incongruenze sono troppe. Prima di tutto la misteriosa assenza della figlia ai funerali di Amélie, e poi la dinamica dell’incidente: perché mai la prudente Amélie, che passava le sue giornate ad assistere l’anziano marito malato, sarebbe salita su quella terrazza dalle scale così ripide? E inoltre, chi era veramente Yvan Bordas? E perché negli ultimi tempi il negozio di gastronomia esotica degli Ismet, famiglia turca immigrata, è oggetto di continue aggressioni? La scomparsa del primogenito, Kazim, è solo l’ultimo di una serie di episodi inquietanti.
Gli elementi in gioco sono molti e a Mara non resta che iniziare a indagare con l’aiuto del compagno Julian, che più di chiunque altro conosce il territorio e i segreti dei suoi abitanti. Ma mentre gli interrogativi e i sospetti si rincorrono sempre più numerosi, la violenza scoppia di nuovo e il pericolo aumenta anche per Mara, che si avvicina a scoprire una rete di avidità e traffici illeciti, odio e brutalità

Morte in aprile

Succede, nella vita del detective Ricardo Blanco, che una donna gli piombi nell’ufficio. E poco importa che non abbia il denaro per pagare la parcella, perché Blanco è uno all’antica, amante del jazz e dei vecchi film in bianco e nero, e una donna in difficoltà è una tentazione irresistibile. In questa nuova indagine, Blanco è alle prese con un triplice omicidio: tre uomini vengono ritrovati nelle loro abitazioni, strangolati e vestiti da donna. Districandosi tra testi erotici rinascimentali, messaggi cifrati, controlli incrociati di tabulati telefonici, Blanco è a un passo dalla soluzione. Ma non saranno l’intelligenza e la logica a farlo giungere alla verità: nello sbalorditivo finale, Blanco dovrà usare tutta la sua tenacia, e avrà bisogno dell’aiuto di quella fortuna che non abbandona mai i cani di strada come lui. In Morte in aprile, accanto a Blanco, ritroviamo il saggio nonno Colacho Arteaga, il chirurgo “ammazzacristiani” Pancho Viera e il letargico commissario Álvarez; ma la vera coprotagonista è Las Palmas, piccola città in una piccola isola, in cui arrivano gli echi di una società nutrita di voyeurismo e apparenza.
(source: Bol.com)

La morte è un sospiro nel silenzio

Il motorino che si rompe, la pioggia che le sferza il viso, il freddo che s’insinua tra i vestiti: Sandra Sahlmann desidera soltanto tornare a casa. Ma, non appena apre la porta, si sente sprofondare in un incubo. Suo padre si è impiccato. In un attimo, il salotto brulica di paramedici e agenti di polizia, che si affrettano ad archiviare il caso come suicidio. Soltanto la giovane Olivia Riviera ha l’impressione che qualcosa non vada. Innanzitutto Bengt Sahlmann non ha lasciato neppure un biglietto, pur sapendo che sarebbe stata la figlia a trovarlo. Inoltre lavorava all’Agenzia delle Dogane, da dove è scomparsa una grossa partita di droga sequestrata a un trafficante. Possibile che Sahlmann fosse coinvolto nel furto? O forse stava per smascherare il colpevole e perciò è stato messo a tacere? Nonostante il parere contrario dei colleghi, Olivia è determinata a scoprire la verità. E, avanzando da sola lungo un cammino costellato di velate minacce e di persone sparite nel nulla, ben presto si renderà conto che la morte di Bengt Sahlmann è solo la punta di un iceberg immerso in un mare nero di verità inconfessabili…
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### Sinossi
Il motorino che si rompe, la pioggia che le sferza il viso, il freddo che s’insinua tra i vestiti: Sandra Sahlmann desidera soltanto tornare a casa. Ma, non appena apre la porta, si sente sprofondare in un incubo. Suo padre si è impiccato. In un attimo, il salotto brulica di paramedici e agenti di polizia, che si affrettano ad archiviare il caso come suicidio. Soltanto la giovane Olivia Riviera ha l’impressione che qualcosa non vada. Innanzitutto Bengt Sahlmann non ha lasciato neppure un biglietto, pur sapendo che sarebbe stata la figlia a trovarlo. Inoltre lavorava all’Agenzia delle Dogane, da dove è scomparsa una grossa partita di droga sequestrata a un trafficante. Possibile che Sahlmann fosse coinvolto nel furto? O forse stava per smascherare il colpevole e perciò è stato messo a tacere? Nonostante il parere contrario dei colleghi, Olivia è determinata a scoprire la verità. E, avanzando da sola lungo un cammino costellato di velate minacce e di persone sparite nel nulla, ben presto si renderà conto che la morte di Bengt Sahlmann è solo la punta di un iceberg immerso in un mare nero di verità inconfessabili…
### Dalla seconda/terza di copertina
Cilla e Rolf Börjlind sono inseparabili, sia nel lavoro sia nella vita. Insieme hanno scritto sceneggiature per la televisione e per il cinema, riscuotendo un enorme successo di pubblico e di critica. «La marea nasconde ogni cosa» è il loro primo romanzo e si è subito imposto come un vero e proprio caso editoriale prima ancora della pubblicazione. E uguale fortuna ha ottenuto «La morte è un sospiro nel silenzio», il secondo romanzo con protagonista Olivia Riviera.

Morte di una befana

L’ile-Tudy è un piccolo villaggio di pescatori alla foce del fiume di Pont-l’Abbé, sulla punta meridionale della Bretagna. Un posto tranquillo. Il porto ospita ormai più navi da diporto che quelle per la pesca delle sardine e la maggior parte delle case dei pescatori sono state ricomprate dai villeggianti. A interrompere la routine spensierata di questa regione è la morte di un’anziana, Annette Bonnetis, vittima di un brutale assassinio. La polizia arresta quasi immediatamente il colpevole perfetto, quello che tutti accusano. A non rassegnarsi alla versione più comoda è la solita Mary Lester, che analizzando la straordinaria personalità della vittima arriva a fare scoperte davvero sorprendenti.

Morte di un uomo felice

Milano, estate 1981: siamo nella fase più tarda, e più feroce, della stagione terroristica in Italia. Non ancora quarantenne, Giacomo Colnaghi a Milano è un magistrato sulla linea del fronte. Coordinando un piccolo gruppo di inquirenti, indaga da tempo sulle attività di una nuova banda armata, responsabile dell’assassinio di un politico democristiano. Il dubbio e l’inquietudine lo accompagnano da sempre. Egli è intensamente cattolico, ma di una religiosità intima e tragica. È di umili origini, ma convinto che la sua riuscita personale sia la prova di vivere in una società aperta. È sposato con figli, ma i rapporti con la famiglia sono distanti e sofferti. Ha due amici carissimi, con i quali incrocia schermaglie polemiche, ama le ore incerte, le periferie, il calcio, gli incontri nelle osterie.
Dall’inquietudine è avvolto anche il ricordo del padre Ernesto, che lo lasciò bambino morendo in un’azione partigiana. Quel padre che la famiglia cattolica conformista non poté mai perdonare per la sua ribellione all’ordine, la cui storia eroica Colnaghi ha sempre inseguito, per sapere, e per trattenere quell’unica persona che ha forse amato davvero, pur senza conoscerla.
L’inchiesta che svolge è complessa e articolata, tra uffici di procura e covi criminali, tra interrogatori e appostamenti, e andrà a buon fine. Ma la sua coscienza aggiunge alla caccia all’uomo una corsa per capire le ragioni profonde, l’origine delle ferite che stanno attraversando il Paese. Si risveglia così il bisogno di immergersi nella condizione degli altri, dall’assassino che gli sta davanti al vecchio ferroviere incontrato al bar, per riconciliare la giustizia che amministra con l’esercizio della compassione. Una corsa e un’immersione pervase da un sentimento dominante di morte. Un lento disvelarsi che segue parallelo il ricordo della vicenda del padre che, come Giacomo Colnaghi, fu dominato dal desiderio di trovare un senso, una verità. Anche a costo della vita.
Insieme al precedente romanzo di Giorgio Fontana, *Per legge superiore*, anche *Morte di un uomo felice* riflette sulla giustizia, le sue possibilità e i suoi limiti.

Morte di un re pirata

Quarto capitolo dell’acclamata serie Adrien English, nata dalla penna del pluripremiato autore Josh Lanyon.

La carriera di scrittore di Adrien English, libraio gay e investigatore dilettante, è sul punto di decollare. I diritti del suo primo romanzo, Il delitto sarà svelato, sono stati acquistati da Paul Kane, una celebre star del cinema. Ma quando l’omicidio fa il suo debutto a una cena hollywoodiana, a indagare sul caso viene chiamato proprio l’ex amante di Adrien, l’avvenente Jake Riordan, ora tenente della polizia di Los Angeles e più che mai determinato a tenere nascosta la propria omosessualità. La sua comparsa, però, rischia di spingere il nuovo compagno di Adrien, il fascinoso professore universitario Guy Snowden, a commettere a sua volta un omicidio…
(source: Bol.com)

Morte di Luna

“Paolo Forti, bancario solidamente piazzato. Paolo Forti, amante insaziabile. Al punto che Agnese, fidanzata ufficiale ancora più piazzata grazie al ricco padre politicante, proprio non riesce a farsela bastare. Meno male che c’è Luna, la meglio escort di Pescara, a placargli i bollenti spiriti. Almeno fino a quando per Paolo Forti non viene l’ora di convolare a giuste, ricche, piazzate nozze. Far “tramontare” la Luna è tutt’altro che facile, certo, ma in fondo, sull’altro piatto della bilancia c’è la scalinata al paradiso, giusto? Sbagliato, mortalmente sbagliato. Luna viene ritrovata cadavere e per Paolo Forti, indiziato numero uno, si apre una vera e propria discesa agli inferi. Sbattuto in galera in compagnia della peggio feccia costiera, abbandonato dalla oltraggiata, inferocita fidanzata, destinato a una condanna pressoché certa da un avvocaticchio tanto arruffone quanto incompetente, il primo dei bancari è ora l’ultimo dei reietti. Fino a quando il classico, imprevedibile buco del sistema giudiziario non gli restituisce un’effimera, instabile libertà. Che Paolo non esita a tramutare in una crociata in nome della verità. Deve scoprire chi è responsabile della morte di Luna. Deve dispensare la sua personale versione della giustizia. Solo che nel tiro incrociato tra mafiosi albanesi e gangster nostrani, poliziotti ambigui e incerti alleati, Paolo Forti sarà costretto a fare i conti con un inferno molto più vicino di quanto avrebbe potuto – e voluto – immaginare. Da Romano De Marco, autentico fuoriclasse dell’hard-action Italian-style, uno spiazzante, attualissimo noir metropolitano duramente radicato nei molti – troppi – vizi della società contemporanea.” (Alan D. Altieri). IN ESCLUSIVA all’interno i primi tre capitoli di Città di polvere, secondo romanzo della serie Nero a Milano. Numero di caratteri: 194.722
(source: Bol.com)

La morte della pubblicità. La stupidità nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

“All’inizio, era il verbo. Poi, il verbo si nascose e la persuasione divenne occulta…”. Questo provocatorio saggio, scritto da un pubblicitario “pentito”, è diventato un vero e proprio cult negli anni Novanta. Tutte le profezie in esso contenute si sono avverate. Contiene un lungo elenco di quesiti cui il mondo della comunicazione deve ancora rispondere. Ma è anche il manifesto di una nuova ecologia mentale per sopravvivere a quello che l’autore definisce Media Evo, fornendo tutti gli strumenti per comprendere dall’interno i segreti della comunicazione pubblicitaria e diventarne possibilmente immuni. Dalle vecchie tecniche di persuasione ai nuovi scenari che si stanno aprendo, con la denuncia di un gravissimo pericolo: se tutta la comunicazione tende al modello pubblicitario, dovranno esserne ridefiniti al più presto i metodi altrimenti, per dirla con McLuhan, la sua intrinseca stupidità si diffonderà a velocità elettronica. Per questo e per molti altri motivi la vecchia pubblicità, se non è ancora morta, deve morire. Questa nuova edizione è arricchita da sezioni dedicate all’analisi della comunicazione, al digitale e alle sfide che verranno. Se, dopo il Media Evo, ci sarà un nuovo Rinascimento.
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Morte dei Marmi

Crescendo in Versilia, un bambino impara subito che al mondo esistono differenze clamorose. Differenze tra le stagioni – in un paese che d’estate è Las Vegas e nel resto dell’anno ricorda Bucarest – e differenze sociali, sbattute in faccia senza pietà dalle sfarzose vite dei bambini villeggianti, biondi e viziati e senza dubbio migliori di noi. Una cosa deve essere chiara da subito, sennò di questo posto non si capisce nulla. Perché uno dice Versilia e pensa al lusso sfrenato, alle ville con la pista per gli elicotteri, ai furgoni con scritto “caviale”, agli hotel cinque stelle per cani e al citofono per ordinare lo champagne senza doversi alzare dalla sdraio. Ma non è sempre stato così. Mio babbo faceva l’idraulico, e andava a lavorare a casa di Mina. Cioè, il mio babbo era l’idraulico di Mina. E certe volte, siccome lui si chiama Giorgio, lei passando gli cantava Giorgio, Giorgio del lago di Como… Il mio babbo aggiustava lo scarico della fognatura e intanto Mina cantava per lui. Una volta l’ho raccontato a un arredatore di Bologna e si è dovuto mettere a sedere perché sveniva. E invece il massimo commento del mio babbo, quando gli chiedo di quei giorni, è “Mi pare che cantava bene”. Dire che vivi qua è una scelta abbastanza impegnativa. Va tutto liscio se stai a Roma o Milano o Ponte Biscottino. Ma se dici che vivi a Forte dei Marmi la gente va fuori di testa e non ti lascia più andare. Perché al Forte ci sono stati tutti, almeno una volta. Però d’estate, per le vacanze.
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La morte corre sul fiume

Anche in assenza di precise notizie, non è difficile immaginare che nella sua carriera di pubblicitario Davis Grubb mai avesse lanciato un prodotto con un accorgimento efficace come quello con cui nel 1953, al suo esordio, presentò Harry Powell alias il Predicatore, cioè lo psicopatico più seducente e abominevole che si ricordi: quattro lettere tatuate sulle dita della mano sinistra (hate) e quattro su quelle della destra (love). Il resto – e si intende la costruzione di un gotico tutto americano, dove le luci dell’espressionismo proiettano lunghe ombre sul paesaggio spettrale del Midwest – lo ha fatto il film diretto due anni dopo da Charles Laughton e interpretato da Robert Mitchum: ogni scena sembra girata per imprimersi, come in effetti è avvenuto, nella memoria. Tanto più sorprendente sarà allora tornare al testo d’origine: la storia, scopriremo, è qualcosa di più, se possibile, dei fatti che la compongono (e che ruotano intorno a un bottino di cui solo i bambini nelle mani del Predicatore conoscono il nascondiglio), è un’omelia nera, una lunga e cupa ballata atroce almeno quanto le filastrocche infantili che di tanto in tanto la interrompono, risuonando nel vuoto.

(source: Bol.com)

Morte accidentale di un anarchico

“Come ci è venuto in mente di allestire uno spettacolo legato al tema della strage di Stato? Anche in questo caso siamo stati spinti da una situazione di necessità. Durante la primavera del ’70 gran parte del pubblico che assisteva ai nostri spettacoli […] ci sollecitava a scrivere un intero testo sulla strage alla Banca dell’Agricoltura di Milano e sull’assassinio di Pinelli, che ne discutesse le cause e le conseguenze politiche. […] Passato lo shock iniziale, la stampa taceva […] Si aspettava che “luce venisse fatta”. Aspettare, purché non si facesse caciara. Ma qual è la vera ragione del grande successo di questo spettacolo? Non tanto lo sghignazzo che provocano le ipocrisie, le menzogne organizzate – a dir poco – in modo becero e grossolano dagli organi costituiti e dalle autorità ad essi preposte […], quanto soprattutto il discorso sulla socialdemocrazia e le sue lacrime da coccodrillo, l’indignazione che si placa attraverso il ruttino dello scandalo, lo scandalo come catarsi liberatoria del sistema. Il rutto liberatorio che esplode spandendosi nell’aria quando si viene a scoprire che massacri, truffe, assassinî sono organizzati e messi in atto proprio dallo Stato e dagli organi che ci dovrebbero proteggere”. Questa edizione ripropone il primo finale scritto da Dario Fo nel 1970, messo in scena nel 2002 per la regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani.
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Morte a Firenze

Firenze, ottobre 1966. Non fa che piovere. Un bambino scompare nel nulla e per lui si teme il peggio, forse un delitto atroce. Dopo giorni di indagini a vuoto, Bordelli individua un piccolo indizio al quale si attacca con tenacia, un indizio che porta a un appartamento. Bisognerebbe perquisirlo, ma nessun magistrato emetterà mai un mandato su elementi così vaghi. E mentre Bordelli prosegue a cercare, chiedere, indagare, accade l’inaspettato: la notte del 4 novembre l’Arno cresce, si ingrossa, va a lambire gli archi di Ponte Vecchio, supera gli argini e la città è travolta dalla furia delle acque. Mentre la città è alle prese con quella inimmaginabile tragedia, il delitto sembra destinato a rimanere impunito, ma la tenacia di Bordelli non viene meno… Sarà un altro caso a riportare il commissario sulla pista giusta: bisogna mettere sotto sorveglianza quattro sospetti, anche se gli indizi sono sempre labili e intorno a lui si infittisce la trama di omertà e mistero che circonda tutta la storia. E quando finalmente il commissario arriva a individuare l’anello debole della catena nel più giovane dei sospettati, un colpo di scena ribalta di nuovo la situazione.

Morte a Berlino

Miranda Brand fa un viaggio di piacere nella Berlino del dopoguerra, ancora segnata dalle cicatrici dei bombardamenti. Quando un vecchio generale le racconta una strana storia di diamanti scomparsi, la ragazza non si rende conto che un ciondolo portafortuna di cui è in possesso può essere la chiave per ritrovare il favoloso tesoro. Un tesoro per il quale qualcuno è disposto anche a uccidere. La prima vittima è il vecchio generale, poi tocca a una cameriera, poi a una governante dal passato oscuro, poi…

M.M. KAYE
nata nel 1909 in India, trascorse la maggior parte della sua infanzia e l’inizio della sua vita coniugale in quel paese, a cui restò sempre profondamente legata. Quando l’India ottenne l’indipendenza, suo marito si unì alla British Army e per i successivi diciannove anni vissero in esotici paesi stranieri che ritornano nelle ambientazioni dei suoi gialli: il Kenya, per esempio, l’Egitto, Zanzibar, Cipro e la Germania. La scrittrice si è dedicata inoltre con successo a romanzi storici, fra i quali citiamo “Padiglioni lontani”.

Morsi di ghiaccio

È un anno difficile per Rose all’Accademia dei Vampiri. Il suo grande amore Dimitri sembra preferirle un’altra; l’amica Lissa passa tutto il tempo libero con il suo ragazzo. E come se non bastasse, ecco arrivare la guardiana Janine, madre sempre assente con cui Rose ha un legame complicato. Nel frattempo i temibili Strigoi sono alle porte. Una vacanza sulla neve regala a tutti l’illusione di essere al sicuro, ma è proprio allora che Rose corre i rischi più gravi.

(source: Bol.com)