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L’enigma del Battista

Cosa lega Dame Alice Kyteler, una nobildonna irlandese, vissuta fra il XIII e il XIV secolo a Kilkenny, e Alessia Lamb, giovane donna del XXI Secolo? Quale destino le accomuna? Perché Alice fu accusata di stregoneria e Alessia, dopo settecento anni, si ritrova a percorrere gli stessi passi di quella che veniva chiamata “la strega di Kilkenny”?

Endurance

Il 27 marzo 2015, dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, viene lanciata la navicella Sojuz TMA-16M, destinazione ISS, la Stazione Spaziale Internazionale che dal 1998 orbita a 400 chilometri dalla Terra. A bordo, oltre ai due cosmonauti russi Michail Kornienko e Gennadij Padalka, c’è l’astronauta statunitense Scott Kelly. Non è certo la sua prima missione, ma questa volta dovrà compiere un’impresa mai realizzata da un americano: trascorrere un anno intero nello spazio e sottoporsi a test medici sugli effetti dei voli interplanetari di lunga durata.Un’avventura straordinaria, costellata di momenti indimenticabili – emozionanti passeggiate nello spazio, stupefacenti aurore boreali, albe e tramonti mai visti -, ma eccezionalmente impegnativa dal punto di vista psicofisico. Lassù, infatti, viaggiando a una velocità di 28.000 chilometri orari, Kelly e gli altri membri dell’equipaggio che si sono avvicendati al suo fianco in quei dodici mesi, tra i quali l’italiana Samantha Cristoforetti, si misurano quotidianamente con sfide estreme: isolati da tutto e da tutti, devono affrontare le conseguenze dell’assenza di gravità, il rischio che il più piccolo inconveniente possa trasformarsi in tragedia, il disagio della convivenza forzata in ambienti claustrofobici e, soprattutto, l’irrimediabile lontananza dagli affetti più cari.Ma oltre al toccante elenco delle cose «terrestri» di cui ha sentito maggiormente la mancanza, il racconto di Kelly trabocca di autentico entusiasmo per la spedizione e di quell’amore per la conoscenza che lo ha spinto a sperimentare per un anno la propria capacità di sopravvivenza in condizioni pressoché proibitive, contribuendo così a rendere sempre più concreta e prossima la realizzazione di un altro grande sogno dell’umanità: il viaggio su Marte.

Enchiridion – Manuale di Epitteto

“Non poche sentenze verissime, diverse considerazioni sottili, molti precetti, e ricordi sommamente utili, oltre una grata semplicità e dimestichezza del dire, fanno assai prezioso e caro questo libricciuolo”.
Inizia in questo modo la premessa di Giacomo Leopardi, che nel 1825 tradusse L’Enchiridion – che significa oggetto che si tiene in mano – conosciuto come “Manuale di Epitteto”.
Si tratta di un insieme di regole filosofiche, etiche e stoiche, messe insieme attorno all’anno 100 d.C. da Arriano – scrittore nato nella parte settentrionale della Turchia – seguace del filosofo Epitteto.

I semplici – ma profondi e in alcuni casi taglienti – precetti riportati da Arriano, influenzarono fortemente i filosofi delle epoche contemporanee e successive.
Fu la “saggezza” disarmante del manuale che lo rese famoso.
Questa versione eBook in edizione integrale, è stata realizzata con un linguaggio semplificato rispetto alla pregiatissima traduzione in lingua volgare, per facilitarne la comprensione.
Enchiridion – Manuale di Epitteto, è disponibile anche in formato audioBook.
(source: Bol.com)

Gli emarginati

In un sobborgo di Indianapolis (USA) 15 ragazzi di una scuola per handicappati mentali spariscono in un globo luminoso, dopodiché il loro direttore prende fuoco spontaneamente. Allo stesso rnodo, sempre nei pressi di Indianapolis, spariscono 24 ospiti di un ostello per ragazze-madri. E poco dopo l’identica sorte tocca a 33 vecchi di un ospizio. Non ci vuole molto a capire che qualche cosa, o qualcuno, sta emarginando dei poveretti già abbastanza emarginati per conto loro. Ma ci vuole parecchia fantasia per trovare una spiegazione – o per lo meno un ulteriore indizio – nel fatto che 15 (1+5) seguito da 24 (2+4) e da 33 (3+3) fa 666… Eppure, come il lettore vedrà, questa cifra c’entra. E l’indizio è spaventoso.
Copertina di Karel Thole

Elogio della follia

“Elogio della follia”, scritto nel 1509 e pubblicato due anni dopo, è l’opera più amata e discussa del grande umanista Erasmo da Rotterdam e costituisce un appello etico di grande vigore e attualità, radicato nella cultura classica e cristiana, al di là del suo aspetto di scherzo giocoso, di paradosso intellettuale. Attraverso una critica caustica – ma al contempo ironica – del vuoto che pervade i valori acquisiti e i comportamenti dei grandi e dei sapienti, Erasmo ridefinisce l’idea di saggezza connettendola dialetticamente al suo opposto, e ci conduce, con una sorta di percorso iniziatico, alla scoperta dell’impossibilità di separare la follia dall’essenza dell’uomo. “E non per caso i folli sono sempre stati tanto cari al Signore” conclude Erasmo dopo aver sferrato un duro attacco al malcostume dei potenti e degli ecclesiastici, riproponendo il messaggio evangelico nella sua purezza, autenticità e forza morale.
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Elogio del silenzio

Che cos’è il silenzio? È l’assenza di qualunque suono? È una mera astrazione del pensiero, o forse – come scrisse José Saramago – solo il silenzio esiste davvero? Nel silenzio possiamo riordinare i pensieri scossi dalla frenesia della quotidianità, trovare pace dopo aver subito delusioni o prevaricazioni; ma possiamo anche vivere l’angoscia dell’attesa, l’inquietudine dell’ignoto, lo spettro della solitudine. Il silenzio dei vili può coprire nefandezze e sopraffazioni, ma il silenzio dei forti può essere un gesto di estremo coraggio, di fiera opposizione alle lusinghe e alle minacce del potere.Mentre oggi la scienza pone in dubbio la sua reale esistenza, autori come Shakespeare, Sterne, Twain, Poe e Rilke, artisti come Rothko e Duchamp, e musicisti come Cage si sono interrogati sul significato del silenzio e sulla sua rappresentazione nella letteratura e nell’arte. E proprio nella varietà e contraddittorietà delle risposte risiede il grande fascino del silenzio, che John Biguenet restituisce in questo libro indagandone le mutevoli e variegate sembianze: premio o punizione, arma letale o strumento di resistenza, vuoto da riempire o sensazione di pura pienezza, bene di lusso o disturbo da evitare.In un mondo che procede febbrile, snervante e caotico, sempre più spesso il silenzio sa esprimere meglio delle parole le passioni umane, dalle più esaltanti e virtuose alle più tristi: con prosa lieve e cultura sconfinata, Biguenet ci ricorda che inseguirne il fragile, utopico incantesimo è oggi il modo migliore per prenderci cura di noi stessi.
(source: Bol.com)

Ellissi

Vanessa ed Erica, quindici anni, partono, accompagnate dalle famiglie, come per una vacanza: ma la loro destinazione è Villa Flora, una clinica che si occupa di disturbi alimentari. Il tempo è scandito dai ritmi forzati della cura e dagli scambi con gli altri ricoverati: Lorenza, gonfiata da un bambino in arrivo; Diego, ossessionato dal sonno che lo elude. Erica e Vanessa riescono comunque a ritagliarsi spazi per loro, unite da un legame fortissimo, quasi una prigionia. Finché Erica non ricomincia a guardare fuori da sé, e quindi a mangiare. È l’inizio di un’inevitabile separazione, un moto che le condurrà, pur lontane, a una nuova consapevolezza: tra due ali c’è un corpo, e anche con un corpo si può volare.

Elizabeth Jane Howard. Un’innocenza pericolosa

L’immagine di Elizabeth Jane Howard è associata a quella della femme fatale: l’incedere altero, l’eleganza aristocratica che le donne di ricca estrazione riescono a esibire in ogni circostanza senza risultare fuori luogo. La sua infanzia fu tormentata dalla depressione della madre e dalle molestie da parte del padre, e da giovane cercò la propria emancipazione attraverso la carriera di attrice, ma vide il suo sogno infrangersi con il matrimonio e l’arrivo della guerra. Si diede quindi alla narrativa. Nei suoi romanzi, Howard rappresenta con precisione etologica e con la disinvoltura conferita da una lunga esperienza le dinamiche matrimoniali, le sottigliezze dei rapporti sentimentali, le sfumature e le contraddizioni dell’amore che solitamente si impiega un’intera esistenza a cogliere nella loro interezza. Eppure, se si guarda alla sua vita privata, è difficile cogliere tracce sia della sicumera sfoggiata nel portamento, sia della perspicacia riversata negli scritti. Il suo contegno era un paravento dietro il quale celare la propria profonda insicurezza, il suo sentirsi fuori luogo in ogni situazione, specialmente nei ricevimenti della buona società. La sua vita sentimentale fu un’infilata di matrimoni catastrofici – l’ultimo dei quali, il terzo, con Kingsley Amis – intervallati da legami sentimentali e avventure rapsodiche, rosicchiate dalla frustrazione, spesso umilianti. Mentre era in vita il suo lavoro di scrittrice venne adombrato e ostacolato dall’ego e dalle insistenti richieste degli uomini che le stavano accanto; solo di recente è stata riscoperta come una delle autrici più importanti del Novecento inglese, e i cinque volumi della saga dei Cazalet (da cui il produttore di Downton Abbey trarrà una serie tv) sono la sua opera più imponente.
Artemis Cooper ci regala un ritratto strabiliante di una donna maledetta due volte, dalla sua bellezza e dalla sua acuta sensibilità, la cui innocenza fu innanzitutto un pericolo per se stessa.
«Una scrittura travolgente».
«The Guardian»
«Cooper ha raccolto con assiduità le testimonianze di tutte le persone che Howard ha incontrato: i dettagli e gli scenari che restituisce solleticheranno la vostra curiosità».
«The Times»
«In questa biografia ammaliante, Cooper modella l’immagine di una donna complessa e complicata».
«Sunday Express»
«Un tesoro inaspettato. Emozionante e unitario come un romanzo, riesce nell’arduo compito di esporre una densa e impegnativa storia personale. […] Questo libro fa onore alla letterarietà della biografia e, una volta terminata, anche i più affezionati lettori di Howard si fionderanno sui suoi libri per riscoprirli».
«Financial Times»
«Ho assaporato ogni singola e incantevole parola di questa biografia. Il racconto triste e rivelatori, pervaso da una scrittura intelligentissima, della vita di una donna impegnata a scrivere, cucinare e fare sesso».
«Daily Mail»
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### Sinossi
L’immagine di Elizabeth Jane Howard è associata a quella della femme fatale: l’incedere altero, l’eleganza aristocratica che le donne di ricca estrazione riescono a esibire in ogni circostanza senza risultare fuori luogo. La sua infanzia fu tormentata dalla depressione della madre e dalle molestie da parte del padre, e da giovane cercò la propria emancipazione attraverso la carriera di attrice, ma vide il suo sogno infrangersi con il matrimonio e l’arrivo della guerra. Si diede quindi alla narrativa. Nei suoi romanzi, Howard rappresenta con precisione etologica e con la disinvoltura conferita da una lunga esperienza le dinamiche matrimoniali, le sottigliezze dei rapporti sentimentali, le sfumature e le contraddizioni dell’amore che solitamente si impiega un’intera esistenza a cogliere nella loro interezza. Eppure, se si guarda alla sua vita privata, è difficile cogliere tracce sia della sicumera sfoggiata nel portamento, sia della perspicacia riversata negli scritti. Il suo contegno era un paravento dietro il quale celare la propria profonda insicurezza, il suo sentirsi fuori luogo in ogni situazione, specialmente nei ricevimenti della buona società. La sua vita sentimentale fu un’infilata di matrimoni catastrofici – l’ultimo dei quali, il terzo, con Kingsley Amis – intervallati da legami sentimentali e avventure rapsodiche, rosicchiate dalla frustrazione, spesso umilianti. Mentre era in vita il suo lavoro di scrittrice venne adombrato e ostacolato dall’ego e dalle insistenti richieste degli uomini che le stavano accanto; solo di recente è stata riscoperta come una delle autrici più importanti del Novecento inglese, e i cinque volumi della saga dei Cazalet (da cui il produttore di Downton Abbey trarrà una serie tv) sono la sua opera più imponente.
Artemis Cooper ci regala un ritratto strabiliante di una donna maledetta due volte, dalla sua bellezza e dalla sua acuta sensibilità, la cui innocenza fu innanzitutto un pericolo per se stessa.
«Una scrittura travolgente».
«The Guardian»
«Cooper ha raccolto con assiduità le testimonianze di tutte le persone che Howard ha incontrato: i dettagli e gli scenari che restituisce solleticheranno la vostra curiosità».
«The Times»
«In questa biografia ammaliante, Cooper modella l’immagine di una donna complessa e complicata».
«Sunday Express»
«Un tesoro inaspettato. Emozionante e unitario come un romanzo, riesce nell’arduo compito di esporre una densa e impegnativa storia personale. […] Questo libro fa onore alla letterarietà della biografia e, una volta terminata, anche i più affezionati lettori di Howard si fionderanno sui suoi libri per riscoprirli».
«Financial Times»
«Ho assaporato ogni singola e incantevole parola di questa biografia. Il racconto triste e rivelatori, pervaso da una scrittura intelligentissima, della vita di una donna impegnata a scrivere, cucinare e fare sesso».
«Daily Mail»

Gli elisir del diavolo

Un romanzo erotico e religioso, una metafora del potere seduttivo e distruttivo delle immagini, narrata con le tinte fosche del gotico e una miracolosa felicità di trama e di stile. Il ritrovamento dei misteriosi elisir del diavolo aprono al monaco Medardo un mondo di tentazioni e visioni che portano il lettore in un viaggio onirico e forsennato tra il brivido dell’azione e il turbamento di una minuziosa e sconcertante introspezione psicologica. La storia di un io diviso settanta anni prima del «Dottor Jekyll e Mr Hyde», scritta da un grande autore dell’Ottocento qui presentato in un’edizione riccamente annotata e sapientemente introdotta.

Gli eletti di Mut

Attraverso gli spazi sconfinati dell’Europa preistorica, continua l’epico viaggio di Ayla. Non più sola, ma insieme con Giondalar, suo coraggioso compagno, Ayla si unisce ai Cacciatori di Mammut. È questa la sua gente? Il loro linguaggio è strano, i loro costumi sono diversi; Ayla è pronta a misurarsi con nuove situazioni ma deve ancora sopportare l’amaro sapore della diffidenza e dell’emarginazione. Il viaggio di Ayla non è ancora finito, la sua ansia di conoscenza la spinge verso luoghi sconosciuti dove si prepara il destino dell’umanità.

Elementi di botanica parallela

Elementi di Botanica parallela offre un assaggio gustoso delle piante che popolano l’universo botanico fantastico di Leo Lionni: le artisie, i giraluna, le comunità di tirilli e mollette di bosco. In queste pagine compaiono anche i nomi dei primi studiosi, le proprietà e le teorie alla base di una scienza – la Botanica parallela appunto – che da Linneo prende solo le mosse per raccontare un eccentrico universo naturale, fuori dal tempo, immateriale. Un mondo vegetale fatto della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e i ricordi.
“L’elenco di avventure tassonomiche è una gioia”. la Repubblica
“Poetico, ironico, seducente, geniale”. Il Messaggero
“Una realtà magica in cui le piante diventano parole”. il venerdì

Elegia americana

«Il caso editoriale che ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica i “bianchi poveri” degli Stati Uniti, possibile bacino elettorale per Trump.»la Lettura – Corriere della Sera«Quest’anno non leggerete un libro più importante sull’America.»The Economist«La descrizione che Vance fa del mondo in cui è cresciuto è una lettura fondamentale in questo periodo storico.»The New York Times«Ci apre uno squarcio sul dolore e la rabbia del popolo che ha votato Trump.»Los Angeles TimesIl libro che ha rivelato al mondo l’anima profonda dell’AmericaI nonni di J.D. sono sporchi, poveri e innamorati quando emigrano giovanissimi dalle regioni dei monti Appalachi verso l’Ohio nella speranza di una vita migliore. Ma quel sogno di benessere e riscatto è solo sfiorato, perché prima di diventare uomo il loro nipote lotterà a lungo con la miseria e la violenza domestica: una madre tossicodipendente, patrigni nullafacenti che si susseguono uno dopo l’altro, vicini di casa alcolisti capaci solamente di sopravvivere con i sussidi e lamentarsi del governo, in una regione in cui i tassi di disoccupazione sono sempre più alti e l’abbandono scolastico è alle stelle. Eppure quella che J.D. Vance racconta senza indulgenza ma con un amorevole orgoglio di appartenenza non è l’eccezione ma è la storia, in filigrana, di un Paese intero, di quel proletariato bianco degli Stati Uniti che nelle recenti elezioni presidenziali ha espresso la sua frustrazione portando alla vittoria Donald Trump. Elegia americana celebra un’America silenziosa e dà voce a quella classe operaia dei bianchi degli Stati Uniti più profondi che un tempo riempiva le chiese, coltivava le terre e faceva funzionare le industrie. Quel mondo non c’è più, al suo posto solo ruggine e rabbia. E J.D. Vance diventa così il cantore, brutale e appassionato, dell’implosione di un modello, di un’idea. Di un sogno che è stato a lungo anche il nostro.

Elegia americana

‘Il caso editoriale che ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica i “bianchi poveri” degli Stati Uniti, possibile bacino elettorale per Trump.’
la Lettura – Corriere della Sera

‘Quest’anno non leggerete un libro più importante sull’America.’
The Economist

‘La descrizione che Vance fa del mondo in cui è cresciuto è una lettura fondamentale in questo periodo storico.’
The New York Times

‘Ci apre uno squarcio sul dolore e la rabbia del popolo che ha votato Trump.’
Los Angeles Times

Il libro che ha rivelato al mondo l’anima profonda dell’America

I nonni di J.D. sono sporchi, poveri e innamorati quando emigrano giovanissimi dalle regioni dei monti Appalachi verso l’Ohio nella speranza di una vita migliore. Ma quel sogno di benessere e riscatto è solo sfiorato, perché prima di diventare uomo il loro nipote lotterà a lungo con la miseria e la violenza domestica: una madre tossicodipendente, patrigni nullafacenti che si susseguono uno dopo l’altro, vicini di casa alcolisti capaci solamente di sopravvivere con i sussidi e lamentarsi del governo, in una regione in cui i tassi di disoccupazione sono sempre più alti e l’abbandono scolastico è alle stelle. Eppure quella che J.D. Vance racconta senza indulgenza ma con un amorevole orgoglio di appartenenza non è l’eccezione ma è la storia, in filigrana, di un Paese intero, di quel proletariato bianco degli Stati Uniti che nelle recenti elezioni presidenziali ha espresso la sua frustrazione portando alla vittoria Donald Trump.

Elegia americana celebra un’America silenziosa e dà voce a quella classe operaia dei bianchi degli Stati Uniti più profondi che un tempo riempiva le chiese, coltivava le terre e faceva funzionare le industrie. Quel mondo non c’è più, al suo posto solo ruggine e rabbia. E J.D. Vance diventa così il cantore, brutale e appassionato, dell’implosione di un modello, di un’idea. Di un sogno che è stato a lungo anche il nostro.

(source: Bol.com)