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Destinazione 31° Secolo

Invasioni aliene, catastrofi a medio e lungo raggio, disastri biologici o nucleari: facili da immaginare, queste cose. La fantascienza lo ha fatto per decenni, eppure l’umanità ha continuato sulla strada di sempre, sognando un futuro diverso e migliore. C’era da fidarsi? In carattere con la sf più provocatoria, gli autori di questo volume lanciano una sfida a se stessi e ai lettori, cercando di immaginare come sarà il pianeta nel 3001, dopo che tutte le possibili minacce si saranno avverate. Ecco a voi la Terra (e lo spazio) del 31° secolo, messi alla prova da maestri come Paul McAuley, Dan Simmons, Christopher Priest, Valerio Evangelisti, Franco Ricciardiello, Robert Silverberg e Joe Haldeman. Un indispensabile manuale temporale che “Urania” è lieta di offrire ai suoi lettori.
**Supplemento al n. 1490 di Urania*
 
**INDICE**

**Introduzione** |
ROBERT SILVERBERG / JACQUES CHAMBON
**FOUR SHORT NOVELS**
(2000) |
JOE HALDEMAN
**PARADICE**
(2000) |
VALERIO EVANGELISTI
**L’UOMO DEGLI INCUBI**
Der Alptraummann (2000) |
ANDREAS ESCHBACH
**MILLENNIUM EXPRESS**
The Millennium Express (2000) |
ROBERT SILVERBERG
**TERRA NOSTRA**
Notre Terre (2000) |
AYERDHAL
**ANGOLI**
Angles (2000) |
ORSON SCOTT CARD
**IL DISERTORE**
The Discharge (2000) |
CHRISTOPHER PRIEST
**L’INVERNO DI TURING**
(2000) |
FRANCO RICCIARDIELLO
**IN CERCA DI VAN GOGH ALLA FINE DEL MONDO**
Searching for Van Gogh at the End of the World (2000) |
PAUL J. MCAULEY
**LE NOTTI INUTILI**
Les nuits inutiles (2000) |
JEAN-CLAUDE DUNYACH
**VENTO COSMICO**
The Hydrogen Wall (2000) |
GREGORY BENFORD
**ENTITA’**
Entities (2000) |
NORMAN SPINRAD
**IL 9 DEL MESE DI AV**
The Ninth of Av (2000) |
DAN SIMMONS

Invasioni aliene, catastrofi a medio e lungo raggio, disastri biologici o nucleari: facili da immaginare, queste cose. La fantascienza lo ha fatto per decenni, eppure l’umanità ha continuato sulla strada di sempre, sognando un futuro diverso e migliore. C’era da fidarsi? In carattere con la sf più provocatoria, gli autori di questo volume lanciano una sfida a se stessi e ai lettori, cercando di immaginare come sarà il pianeta nel 3001, dopo che tutte le possibili minacce si saranno avverate. Ecco a voi la Terra (e lo spazio) del 31° secolo, messi alla prova da maestri come Paul McAuley, Dan Simmons, Christopher Priest, Valerio Evangelisti, Franco Ricciardiello, Robert Silverberg e Joe Haldeman. Un indispensabile manuale temporale che “Urania” è lieta di offrire ai suoi lettori.
**Supplemento al n. 1490 di Urania*
 
**INDICE**

**Introduzione** |
ROBERT SILVERBERG / JACQUES CHAMBON
**FOUR SHORT NOVELS**
(2000) |
JOE HALDEMAN
**PARADICE**
(2000) |
VALERIO EVANGELISTI
**L’UOMO DEGLI INCUBI**
Der Alptraummann (2000) |
ANDREAS ESCHBACH
**MILLENNIUM EXPRESS**
The Millennium Express (2000) |
ROBERT SILVERBERG
**TERRA NOSTRA**
Notre Terre (2000) |
AYERDHAL
**ANGOLI**
Angles (2000) |
ORSON SCOTT CARD
**IL DISERTORE**
The Discharge (2000) |
CHRISTOPHER PRIEST
**L’INVERNO DI TURING**
(2000) |
FRANCO RICCIARDIELLO
**IN CERCA DI VAN GOGH ALLA FINE DEL MONDO**
Searching for Van Gogh at the End of the World (2000) |
PAUL J. MCAULEY
**LE NOTTI INUTILI**
Les nuits inutiles (2000) |
JEAN-CLAUDE DUNYACH
**VENTO COSMICO**
The Hydrogen Wall (2000) |
GREGORY BENFORD
**ENTITA’**
Entities (2000) |
NORMAN SPINRAD
**IL 9 DEL MESE DI AV**
The Ninth of Av (2000) |
DAN SIMMONS

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Un despota sulla Terra

Al Concilio dei Mondi giunge notizia che sulla Terra un emissario agisce come un tipico despota, arrogandosi diritto di vita e di morte sui propri sudditi, spadroneggiando impudentemente, e compiendo ogni genere di nefandezze. Si decide, allora, l’invio sul posto del Supremo Synvoret, per indagare e redigere quindi un esatto rapporto, Prima dell’arrivo dell’alto magistrato trascorrerà il periodo di due anni di viaggio interplanetarie, e il tiranno avrà il tempo di preparare una colossale truffa. Ma si ergerà a difensore della giustizia Gary Towler, che condurrà una difficile guerra fredda contro l’astuto avversario, per sconfiggerlo clamorosamente e ridare la libertà ai popoli oppressi della Terra

Al Concilio dei Mondi giunge notizia che sulla Terra un emissario agisce come un tipico despota, arrogandosi diritto di vita e di morte sui propri sudditi, spadroneggiando impudentemente, e compiendo ogni genere di nefandezze. Si decide, allora, l’invio sul posto del Supremo Synvoret, per indagare e redigere quindi un esatto rapporto, Prima dell’arrivo dell’alto magistrato trascorrerà il periodo di due anni di viaggio interplanetarie, e il tiranno avrà il tempo di preparare una colossale truffa. Ma si ergerà a difensore della giustizia Gary Towler, che condurrà una difficile guerra fredda contro l’astuto avversario, per sconfiggerlo clamorosamente e ridare la libertà ai popoli oppressi della Terra

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Il desiderio della notte

Cosa potrebbero mai avere in comune il gelido Nathan, potente vampiro di Prima Generazione, guerriero dell’Ordine ed ex assassino spietato, e la dolce ed elegante Jordana, Compagna della Stirpe e figlia adottiva di uno degli esponenti più in vista dell’alta società di Boston? Molto più di quanto si possa pensare… Ma un oscuro pericolo sta per travolgerli. In parte umani e in parte creature ultraterrene, i vampiri della Stirpe vivono in segreto sulla Terra da migliaia di anni grazie all’attività dei guerrieri dell’Ordine. Ma ora un misterioso popolo di immortali minaccia di portare tutto allo scoperto. Spetta ancora una volta all’Ordine agire, anche se il compito è arduo, e i guerrieri si dovranno confrontare con i propri demoni e con le paure più profonde. Coinvolti in quella che potrebbe rivelarsi una guerra mortale, Jordana e Nathan lotteranno con tutte le forze, perché in gioco c’è molto più dei loro tormentati sentimenti. Un nuovo e sorprendente romanzo della serie di La Stirpe di Mezzanotte, dove avventura, romanticismo e sensualità si uniscono in un mix perfetto e decisamente intrigante. “Suggestivo, avvincente, sensuale… Entrate nel mondo della Stirpe di Mezzanotte e lasciatevi incantare.” J.R. Ward “Un’emozionante miscela di passione oscura e azione al cardiopalmo.” Gena Showalter “Il nuovo volume della Stirpe di Mezzanotte aggiunge nuove trame e conflitti che continueranno nel futuro. Sicuramente delizierà le fan di vecchia data e affascinerà le nuove lettrici.” Publishers Weekly

Cosa potrebbero mai avere in comune il gelido Nathan, potente vampiro di Prima Generazione, guerriero dell’Ordine ed ex assassino spietato, e la dolce ed elegante Jordana, Compagna della Stirpe e figlia adottiva di uno degli esponenti più in vista dell’alta società di Boston? Molto più di quanto si possa pensare… Ma un oscuro pericolo sta per travolgerli. In parte umani e in parte creature ultraterrene, i vampiri della Stirpe vivono in segreto sulla Terra da migliaia di anni grazie all’attività dei guerrieri dell’Ordine. Ma ora un misterioso popolo di immortali minaccia di portare tutto allo scoperto. Spetta ancora una volta all’Ordine agire, anche se il compito è arduo, e i guerrieri si dovranno confrontare con i propri demoni e con le paure più profonde. Coinvolti in quella che potrebbe rivelarsi una guerra mortale, Jordana e Nathan lotteranno con tutte le forze, perché in gioco c’è molto più dei loro tormentati sentimenti. Un nuovo e sorprendente romanzo della serie di La Stirpe di Mezzanotte, dove avventura, romanticismo e sensualità si uniscono in un mix perfetto e decisamente intrigante. “Suggestivo, avvincente, sensuale… Entrate nel mondo della Stirpe di Mezzanotte e lasciatevi incantare.” J.R. Ward “Un’emozionante miscela di passione oscura e azione al cardiopalmo.” Gena Showalter “Il nuovo volume della Stirpe di Mezzanotte aggiunge nuove trame e conflitti che continueranno nel futuro. Sicuramente delizierà le fan di vecchia data e affascinerà le nuove lettrici.” Publishers Weekly

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Dentro c’è una strada per Parigi

Adèle passeggia per le strade del suo quartiere a Parigi, e sembra fragilissima nel suo cappotto sbilenco di lana beige. Ha ottant’anni, e la città si schiude davanti ai suoi occhi come un paesaggio lontano ed estraneo: gallerie d’arte al posto di calzolai, corniciai e botteghe passate per secoli di padre in figlio; corridoi di supermercati anziché la lunga e rassicurante fila di negozietti di un tempo. Sébastien, suo figlio, vive a Londra, dove continua a trascurarla e a non condividere con lei pensieri e affetti. Il giorno in cui, dopo il secondo ictus, suo marito se n’è andato, Adèle ha pianto, ma soltanto perché si è sentita colpevolmente sollevata. Era diventato irriconoscibile, come ‘una statua con gli occhi strabuzzati’, ha osato confessare a Martha, la giovane donna che vive con la figlia di tre anni nell’appartamento affianco al suo. Fino a qualche tempo fa Martha era sposata e, da agente immobiliare, aveva la testa piena di nozioni di estimo, norme di diritto, leggi fiscali, regolamenti edilizi. Poi divorzio e disoccupazione hanno vinto per lei ogni altra combinazione di problemi. Ora, dopo aver accompagnato la piccola Eline a scuola, fa colazione da sola con le calze ai piedi e le briciole dei biscotti della figlia sul tavolo. Un modo come un altro per ritardare l’inizio della giornata. A volte se ne va al parco e a zonzo per il quartiere con Eline recitando filastrocche, cantando e rientrando col pane dell’ultima sfornata. A volte sale al piano di sopra dove rigoverna l’appartamento di Jacob Lundman, un uomo con una voce profonda e morbida e gli occhi così neri che la pupilla si confonde con l’iride. Adèle piace così tanto a Eline che la piccola non capisce perché non vivano insieme dato che abitano sullo stesso pianerottolo, porta a porta, e dato che Adèle è sola e anche loro lo sono. Eline le lascia ogni tanto dei disegni sul lo zerbino e Adèle risponde con caramelle, biglietti di ringraziamento o filastrocche che la bambina recita con la madre prima di dormire, come una preghiera. Adèle, Martha, Eline: tre donne sole e inquiete, alla ricerca di un posto del mondo dove stare e ritrovarsi o, come dice la più piccola delle tre, di una strada che le riporti a casa. La solitudine sembrerebbe irrimediabile, se l’amore, ‘il dolore più gran de e la più grande consolazione’ secondo le parole di Adèle, non facesse nuovamente irruzione nella loro vita a indicare che è nel cuore che c’è una strada per Parigi.

(source: Bol.com)

Adèle passeggia per le strade del suo quartiere a Parigi, e sembra fragilissima nel suo cappotto sbilenco di lana beige. Ha ottant’anni, e la città si schiude davanti ai suoi occhi come un paesaggio lontano ed estraneo: gallerie d’arte al posto di calzolai, corniciai e botteghe passate per secoli di padre in figlio; corridoi di supermercati anziché la lunga e rassicurante fila di negozietti di un tempo. Sébastien, suo figlio, vive a Londra, dove continua a trascurarla e a non condividere con lei pensieri e affetti. Il giorno in cui, dopo il secondo ictus, suo marito se n’è andato, Adèle ha pianto, ma soltanto perché si è sentita colpevolmente sollevata. Era diventato irriconoscibile, come ‘una statua con gli occhi strabuzzati’, ha osato confessare a Martha, la giovane donna che vive con la figlia di tre anni nell’appartamento affianco al suo. Fino a qualche tempo fa Martha era sposata e, da agente immobiliare, aveva la testa piena di nozioni di estimo, norme di diritto, leggi fiscali, regolamenti edilizi. Poi divorzio e disoccupazione hanno vinto per lei ogni altra combinazione di problemi. Ora, dopo aver accompagnato la piccola Eline a scuola, fa colazione da sola con le calze ai piedi e le briciole dei biscotti della figlia sul tavolo. Un modo come un altro per ritardare l’inizio della giornata. A volte se ne va al parco e a zonzo per il quartiere con Eline recitando filastrocche, cantando e rientrando col pane dell’ultima sfornata. A volte sale al piano di sopra dove rigoverna l’appartamento di Jacob Lundman, un uomo con una voce profonda e morbida e gli occhi così neri che la pupilla si confonde con l’iride. Adèle piace così tanto a Eline che la piccola non capisce perché non vivano insieme dato che abitano sullo stesso pianerottolo, porta a porta, e dato che Adèle è sola e anche loro lo sono. Eline le lascia ogni tanto dei disegni sul lo zerbino e Adèle risponde con caramelle, biglietti di ringraziamento o filastrocche che la bambina recita con la madre prima di dormire, come una preghiera. Adèle, Martha, Eline: tre donne sole e inquiete, alla ricerca di un posto del mondo dove stare e ritrovarsi o, come dice la più piccola delle tre, di una strada che le riporti a casa. La solitudine sembrerebbe irrimediabile, se l’amore, ‘il dolore più gran de e la più grande consolazione’ secondo le parole di Adèle, non facesse nuovamente irruzione nella loro vita a indicare che è nel cuore che c’è una strada per Parigi.

(source: Bol.com)

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La democrazia è una causa persa?

Secondo l’immagine edificante tanto in voga, la democrazia è il regime in cui culmina la storia umana. Impossibile, in tale prospettiva, figurarsela come una tecnologia del potere fra tante, che serve a governare – rivestita di nobilissimi principi – il pluralismo delle società complesse. Alfio Mastropaolo guarda più realisticamente a questa invenzione straordinaria. Con la finezza concettuale del grande politologo distingue versioni restrittive o estensive, alte o basse, oligarchiche o egualitarie della democrazia, e fornisce il più accurato bilancio delle trasformazioni che negli ultimi decenni hanno interessato il suo funzionamento e la maniera stessa di pensarla. Ne esce un illuminante regesto di smacchi, paradossi, incertezze, svuotamenti, immunizzazioni: dopo la lunga stagione postbellica, durante la quale erano state intensificate le misure per coinvolgere i cittadini nella vita pubblica e alleviare le diseguaglianze sociali, i regimi democratici sono stati ricongegnati in modo da rendere problematiche le politiche inclusive, indebolire le forze che potrebbero sostenerle e ridurre gli ambiti di applicazione delle regole. Opera aperta, irta di ostacoli e lastricata di promesse non mantenute, la democrazia appare oggi ancora più imperfetta e mutevole che in passato. La si potrebbe perfino ritenere una causa persa. Ma non è detto che lo sia per sempre. Dalla politica, ancora una volta, dipende il suo destino.
**
### Sinossi
Secondo l’immagine edificante tanto in voga, la democrazia è il regime in cui culmina la storia umana. Impossibile, in tale prospettiva, figurarsela come una tecnologia del potere fra tante, che serve a governare – rivestita di nobilissimi principi – il pluralismo delle società complesse. Alfio Mastropaolo guarda più realisticamente a questa invenzione straordinaria. Con la finezza concettuale del grande politologo distingue versioni restrittive o estensive, alte o basse, oligarchiche o egualitarie della democrazia, e fornisce il più accurato bilancio delle trasformazioni che negli ultimi decenni hanno interessato il suo funzionamento e la maniera stessa di pensarla. Ne esce un illuminante regesto di smacchi, paradossi, incertezze, svuotamenti, immunizzazioni: dopo la lunga stagione postbellica, durante la quale erano state intensificate le misure per coinvolgere i cittadini nella vita pubblica e alleviare le diseguaglianze sociali, i regimi democratici sono stati ricongegnati in modo da rendere problematiche le politiche inclusive, indebolire le forze che potrebbero sostenerle e ridurre gli ambiti di applicazione delle regole. Opera aperta, irta di ostacoli e lastricata di promesse non mantenute, la democrazia appare oggi ancora più imperfetta e mutevole che in passato. La si potrebbe perfino ritenere una causa persa. Ma non è detto che lo sia per sempre. Dalla politica, ancora una volta, dipende il suo destino.

Secondo l’immagine edificante tanto in voga, la democrazia è il regime in cui culmina la storia umana. Impossibile, in tale prospettiva, figurarsela come una tecnologia del potere fra tante, che serve a governare – rivestita di nobilissimi principi – il pluralismo delle società complesse. Alfio Mastropaolo guarda più realisticamente a questa invenzione straordinaria. Con la finezza concettuale del grande politologo distingue versioni restrittive o estensive, alte o basse, oligarchiche o egualitarie della democrazia, e fornisce il più accurato bilancio delle trasformazioni che negli ultimi decenni hanno interessato il suo funzionamento e la maniera stessa di pensarla. Ne esce un illuminante regesto di smacchi, paradossi, incertezze, svuotamenti, immunizzazioni: dopo la lunga stagione postbellica, durante la quale erano state intensificate le misure per coinvolgere i cittadini nella vita pubblica e alleviare le diseguaglianze sociali, i regimi democratici sono stati ricongegnati in modo da rendere problematiche le politiche inclusive, indebolire le forze che potrebbero sostenerle e ridurre gli ambiti di applicazione delle regole. Opera aperta, irta di ostacoli e lastricata di promesse non mantenute, la democrazia appare oggi ancora più imperfetta e mutevole che in passato. La si potrebbe perfino ritenere una causa persa. Ma non è detto che lo sia per sempre. Dalla politica, ancora una volta, dipende il suo destino.
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### Sinossi
Secondo l’immagine edificante tanto in voga, la democrazia è il regime in cui culmina la storia umana. Impossibile, in tale prospettiva, figurarsela come una tecnologia del potere fra tante, che serve a governare – rivestita di nobilissimi principi – il pluralismo delle società complesse. Alfio Mastropaolo guarda più realisticamente a questa invenzione straordinaria. Con la finezza concettuale del grande politologo distingue versioni restrittive o estensive, alte o basse, oligarchiche o egualitarie della democrazia, e fornisce il più accurato bilancio delle trasformazioni che negli ultimi decenni hanno interessato il suo funzionamento e la maniera stessa di pensarla. Ne esce un illuminante regesto di smacchi, paradossi, incertezze, svuotamenti, immunizzazioni: dopo la lunga stagione postbellica, durante la quale erano state intensificate le misure per coinvolgere i cittadini nella vita pubblica e alleviare le diseguaglianze sociali, i regimi democratici sono stati ricongegnati in modo da rendere problematiche le politiche inclusive, indebolire le forze che potrebbero sostenerle e ridurre gli ambiti di applicazione delle regole. Opera aperta, irta di ostacoli e lastricata di promesse non mantenute, la democrazia appare oggi ancora più imperfetta e mutevole che in passato. La si potrebbe perfino ritenere una causa persa. Ma non è detto che lo sia per sempre. Dalla politica, ancora una volta, dipende il suo destino.

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De vulgari eloquentia

«Se non avesse scritto la Commedia, con ogni probabilità Dante sarebbe passato alla storia come grande lirico e come grande linguista. Le ricerche sul campo e le teorizzazioni intorno alla lingua, incentrate sull’idea esclusivamente sua della storicità e, quindi, della continua mutevolezza delle lingue parlate, sono di una modernità che suscita ammirazione. E ammirazione suscita anche la preveggenza quasi profetica con la quale Dante scommette che una lingua frammentata in una miriade di dialetti e utilizzata tutt’al più per un uso letterario specialistico possa diventare la comune lingua di cultura.» (Marco Santagata)
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«Se non avesse scritto la Commedia, con ogni probabilità Dante sarebbe passato alla storia come grande lirico e come grande linguista. Le ricerche sul campo e le teorizzazioni intorno alla lingua, incentrate sull’idea esclusivamente sua della storicità e, quindi, della continua mutevolezza delle lingue parlate, sono di una modernità che suscita ammirazione. E ammirazione suscita anche la preveggenza quasi profetica con la quale Dante scommette che una lingua frammentata in una miriade di dialetti e utilizzata tutt’al più per un uso letterario specialistico possa diventare la comune lingua di cultura.» (Marco Santagata)
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De pictura

Il mosaico dell’Edizione Nazionale delle Opere di Leon Battista Alberti si arricchisce di un nuovo, fondamentale tassello con la pubblicazione di questa edizione del “De pictura” nella redazione volgare, condotta da Lucia Bertolini con strategie d’indagine messe a punto in lunghi anni di studio. Un’edizione destinata a costituirsi quale riferimento indispensabile per ogni futura riflessione e indagine sul trattato pittorico dell’Alberti, nonché per delineare con sempre maggior precisione la poliedrica personalità dell’autore. L’edizione si fonda sull’analisi puntuale dei tre testimoni manoscritti dell’opera, conservati a Firenze, Parigi e Verona, alla luce delle precedenti edizioni, a cominciare da quella di Cecil Grayson, assumendo il manoscritto fiorentino come guida e fondamento. Il sistematico raffronto dei tre testimoni mediante dettagliate tavole di comparazione non vale soltanto come puntuale escussione di ogni tipo di variante, allo scopo di stabilire un testo filologicamente attendibile: la collazione dei tre manoscritti aiuta infatti non solo a tracciare la storia elaborativa del trattato, ma anche a meglio riconoscere il metodo di lavoro albertiano. Preceduto dalle note critiche, che documentano le ragioni delle scelte restitutive, il testo del “De Pictura”, corredato da un triplice apparato (redazionale, di tradizione e delle fonti) è seguito da un Commento linguistico inteso a chiarire il senso di quanto in esso risulti ambiguo o problematico.
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Il mosaico dell’Edizione Nazionale delle Opere di Leon Battista Alberti si arricchisce di un nuovo, fondamentale tassello con la pubblicazione di questa edizione del “De pictura” nella redazione volgare, condotta da Lucia Bertolini con strategie d’indagine messe a punto in lunghi anni di studio. Un’edizione destinata a costituirsi quale riferimento indispensabile per ogni futura riflessione e indagine sul trattato pittorico dell’Alberti, nonché per delineare con sempre maggior precisione la poliedrica personalità dell’autore. L’edizione si fonda sull’analisi puntuale dei tre testimoni manoscritti dell’opera, conservati a Firenze, Parigi e Verona, alla luce delle precedenti edizioni, a cominciare da quella di Cecil Grayson, assumendo il manoscritto fiorentino come guida e fondamento. Il sistematico raffronto dei tre testimoni mediante dettagliate tavole di comparazione non vale soltanto come puntuale escussione di ogni tipo di variante, allo scopo di stabilire un testo filologicamente attendibile: la collazione dei tre manoscritti aiuta infatti non solo a tracciare la storia elaborativa del trattato, ma anche a meglio riconoscere il metodo di lavoro albertiano. Preceduto dalle note critiche, che documentano le ragioni delle scelte restitutive, il testo del “De Pictura”, corredato da un triplice apparato (redazionale, di tradizione e delle fonti) è seguito da un Commento linguistico inteso a chiarire il senso di quanto in esso risulti ambiguo o problematico.
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De Iciarchia

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De Iciarchia
Leon Battista Alberti, architetto, scrittore, matematico, umanista, crittografo, linguista, filosofo, musicista e archeologo italiano (1404-1472)
Questo libro elettronico presenta «De Iciarchia», di Leon Battista Alberti.
Indice interattivo:
-01- A proposito di questo libro
-02- LIBRO I. DE ICIARCHIA
-03- Libro II. DE ICIARCHIA
-04- LIBRO III. DE ICIARCHIA
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### Sinossi
De Iciarchia
Leon Battista Alberti, architetto, scrittore, matematico, umanista, crittografo, linguista, filosofo, musicista e archeologo italiano (1404-1472)
Questo libro elettronico presenta «De Iciarchia», di Leon Battista Alberti.
Indice interattivo:
-01- A proposito di questo libro
-02- LIBRO I. DE ICIARCHIA
-03- Libro II. DE ICIARCHIA
-04- LIBRO III. DE ICIARCHIA

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De Iciarchia
Leon Battista Alberti, architetto, scrittore, matematico, umanista, crittografo, linguista, filosofo, musicista e archeologo italiano (1404-1472)
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Indice interattivo:
-01- A proposito di questo libro
-02- LIBRO I. DE ICIARCHIA
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-04- LIBRO III. DE ICIARCHIA
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De Iciarchia
Leon Battista Alberti, architetto, scrittore, matematico, umanista, crittografo, linguista, filosofo, musicista e archeologo italiano (1404-1472)
Questo libro elettronico presenta «De Iciarchia», di Leon Battista Alberti.
Indice interattivo:
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-02- LIBRO I. DE ICIARCHIA
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De Amore

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De Amore

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De Amore

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Danza della morte

Le nazioni occidentali sono in allarme: gli scienziati più importanti scompaiono nel nulla, lasciando dietro di loro il dubbio e la paura. È. successo a Steigmann, è successo a Novotnik, è successo a Nardinocchi. L’Intelligence Service chiama Sam Durell e gli affida il più difficile incarico della sua carriera. Il più difficile e il più pericoloso, perché gli avversari sembrano veramente decisi a non far penetrare Sam oltre il baluardo di mistero e di violenza dietro il quale nascondono la soluzione del «problema scienziati». Inoltre, a intralciare il cammino di Sam, c’è una specie di nido di vipere, una setta misteriosa formata dai «danzatori del Cairo», esseri inumani succubi di un tipo che si fa chiamare il nuovo profeta e al quale ubbidiscono ciecamente. Giorno per giorno, cadavere su cadavere, Sam Durell si fa strada attraverso questa missione vischiosa, sfuggente, irta di difficoltà, mentre attorno a lui i «danzatori del Cairo» volteggiano in una specie di sarabanda mortale, Edward Aarons ha superato se stesso, con questo romanzo agile e tempestoso che è il quindicesimo della serie «Sam Durell pubblicata da Segretissimo. Un romanzo senza precedenti.»

Le nazioni occidentali sono in allarme: gli scienziati più importanti scompaiono nel nulla, lasciando dietro di loro il dubbio e la paura. È. successo a Steigmann, è successo a Novotnik, è successo a Nardinocchi. L’Intelligence Service chiama Sam Durell e gli affida il più difficile incarico della sua carriera. Il più difficile e il più pericoloso, perché gli avversari sembrano veramente decisi a non far penetrare Sam oltre il baluardo di mistero e di violenza dietro il quale nascondono la soluzione del «problema scienziati». Inoltre, a intralciare il cammino di Sam, c’è una specie di nido di vipere, una setta misteriosa formata dai «danzatori del Cairo», esseri inumani succubi di un tipo che si fa chiamare il nuovo profeta e al quale ubbidiscono ciecamente. Giorno per giorno, cadavere su cadavere, Sam Durell si fa strada attraverso questa missione vischiosa, sfuggente, irta di difficoltà, mentre attorno a lui i «danzatori del Cairo» volteggiano in una specie di sarabanda mortale, Edward Aarons ha superato se stesso, con questo romanzo agile e tempestoso che è il quindicesimo della serie «Sam Durell pubblicata da Segretissimo. Un romanzo senza precedenti.»

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Dalle Piramidi al Microchip

Un lavoro da “certosino” per riunire in un unico testo la cronologia di 6.000 anni di vita del Computer. L’opera è nata sotto forma di articoli di ricerca e che qui formano un testo organico per chi volesse percorrere in dettaglio l’intero svolgersi storico dell’informatica. Il tutto è diviso in quattro grandi aree: storia del Personal Computer, storia paleolitica del calcolo automatico, storia del Computer (mini e mainframe), storia del Computer italiano. Il libro termina con un’inedita intervista al Prof. Luigi Dadda, mio professore e papà degli informatici e dell’ICT.

Un lavoro da “certosino” per riunire in un unico testo la cronologia di 6.000 anni di vita del Computer. L’opera è nata sotto forma di articoli di ricerca e che qui formano un testo organico per chi volesse percorrere in dettaglio l’intero svolgersi storico dell’informatica. Il tutto è diviso in quattro grandi aree: storia del Personal Computer, storia paleolitica del calcolo automatico, storia del Computer (mini e mainframe), storia del Computer italiano. Il libro termina con un’inedita intervista al Prof. Luigi Dadda, mio professore e papà degli informatici e dell’ICT.

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Dal Buio Degli Anni Luce

Una razza emerge dalla zona buia al di là degli anni luce: gli Utod. Legno e ceramica sono i suoi metalli, la speculazione filosofica la sua principale occupazione. Essa non conosce il male e non sa cosa significhi dolore. Tre soli governano i movimenti del pianeta, ed essa muta sesso di volta in volta che uno di questi tre soli assume una posizione dominante nel cielo. Gli Utod vivono una vita lunghissima, piacevolmente avvolti nel fango senza del quale non potrebbero esistere. E la fertilità è il primo scopo della loro civiltà. Questa razza s’incontra con l’uomo: entrambe le razze hanno sviluppato il volo spaziale, pur con metodi diversissimi. È inevitabile che i incontro tra la civiltà degli Utod, lenta, organica, mistica — e quella dell’Uomo — intellettualistica e impaziente — si trasformi in uno scontro. In questo romanzo, ritroviamo tutto l’humour sardonico e provocante di Brian W. Aldiss, considerato il più avanzato e aristocratico scrittore di fantascienza d’Inghilterra.

Una razza emerge dalla zona buia al di là degli anni luce: gli Utod. Legno e ceramica sono i suoi metalli, la speculazione filosofica la sua principale occupazione. Essa non conosce il male e non sa cosa significhi dolore. Tre soli governano i movimenti del pianeta, ed essa muta sesso di volta in volta che uno di questi tre soli assume una posizione dominante nel cielo. Gli Utod vivono una vita lunghissima, piacevolmente avvolti nel fango senza del quale non potrebbero esistere. E la fertilità è il primo scopo della loro civiltà. Questa razza s’incontra con l’uomo: entrambe le razze hanno sviluppato il volo spaziale, pur con metodi diversissimi. È inevitabile che i incontro tra la civiltà degli Utod, lenta, organica, mistica — e quella dell’Uomo — intellettualistica e impaziente — si trasformi in uno scontro. In questo romanzo, ritroviamo tutto l’humour sardonico e provocante di Brian W. Aldiss, considerato il più avanzato e aristocratico scrittore di fantascienza d’Inghilterra.

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Da Quarto al Volturno

Annotando giorno per giorno i fatti dell’impresa dei Mille, Abba non vuole né esaltare né glorificare gli eroi che di quei fatti sono stati protagonisti; lo scrittore si abbandona al suo nativo gusto del narrare. Domina un clima di leggenda, una leggenda non fuori della vita, ma nella vita, qualcosa come la purezza dei miracoli negli scritti dei mistici trecenteschi, che sembrano cose d’ogni giorno. Tutta l’impresa si svolge in un clima di mirabile esaltazione, per nulla artificiosa, dove ogni fatto avviene perché deve avvenire. Così può giustificarsi il tono fiabesco di certi passi che sottolineano il verificarsi di circostanze apparentemente fuori d’ogni umana possibilità e che il narratore, divenuto davvero umile cronista, si limita a constatare, immerso anch’egli in quest’aria di favola stupenda. Ma tali risultati miracolosi sono ottenuti con interventi umani; ché umanissimo è l’eroismo dei Mille, umanissimi il loro sacrificio e la loro fede, ben radicato nella terra lo stesso eroismo di Garibaldi, un eroismo ricco di sfumature ardite e malinconiche, brucianti e pensose, uomo e mito insieme, semidio anche quando ha la semplicità d’un re pastore, uomo anche quando col suo inatteso e miracoloso intervento determina l’esito di una battaglia o segna le linee di un’azione, che poi si svolgerà come egli ha previsto. In questa continua oscillazione tra quotidiano e miracoloso, tra apoteosi e realtà, oscillazione che volta a volta diviene sublime identificazione e limpida fusione di toni apparentemente divergenti, nell’aver saputo creare insieme un linguaggio da leggenda e da narrazione cronachistica per dar vita al suo mondo di fiaba e d’umanità consiste il miracolo di questo libro.
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### Sinossi
Annotando giorno per giorno i fatti dell’impresa dei Mille, Abba non vuole né esaltare né glorificare gli eroi che di quei fatti sono stati protagonisti; lo scrittore si abbandona al suo nativo gusto del narrare. Domina un clima di leggenda, una leggenda non fuori della vita, ma nella vita, qualcosa come la purezza dei miracoli negli scritti dei mistici trecenteschi, che sembrano cose d’ogni giorno. Tutta l’impresa si svolge in un clima di mirabile esaltazione, per nulla artificiosa, dove ogni fatto avviene perché deve avvenire. Così può giustificarsi il tono fiabesco di certi passi che sottolineano il verificarsi di circostanze apparentemente fuori d’ogni umana possibilità e che il narratore, divenuto davvero umile cronista, si limita a constatare, immerso anch’egli in quest’aria di favola stupenda. Ma tali risultati miracolosi sono ottenuti con interventi umani; ché umanissimo è l’eroismo dei Mille, umanissimi il loro sacrificio e la loro fede, ben radicato nella terra lo stesso eroismo di Garibaldi, un eroismo ricco di sfumature ardite e malinconiche, brucianti e pensose, uomo e mito insieme, semidio anche quando ha la semplicità d’un re pastore, uomo anche quando col suo inatteso e miracoloso intervento determina l’esito di una battaglia o segna le linee di un’azione, che poi si svolgerà come egli ha previsto. In questa continua oscillazione tra quotidiano e miracoloso, tra apoteosi e realtà, oscillazione che volta a volta diviene sublime identificazione e limpida fusione di toni apparentemente divergenti, nell’aver saputo creare insieme un linguaggio da leggenda e da narrazione cronachistica per dar vita al suo mondo di fiaba e d’umanità consiste il miracolo di questo libro.

Annotando giorno per giorno i fatti dell’impresa dei Mille, Abba non vuole né esaltare né glorificare gli eroi che di quei fatti sono stati protagonisti; lo scrittore si abbandona al suo nativo gusto del narrare. Domina un clima di leggenda, una leggenda non fuori della vita, ma nella vita, qualcosa come la purezza dei miracoli negli scritti dei mistici trecenteschi, che sembrano cose d’ogni giorno. Tutta l’impresa si svolge in un clima di mirabile esaltazione, per nulla artificiosa, dove ogni fatto avviene perché deve avvenire. Così può giustificarsi il tono fiabesco di certi passi che sottolineano il verificarsi di circostanze apparentemente fuori d’ogni umana possibilità e che il narratore, divenuto davvero umile cronista, si limita a constatare, immerso anch’egli in quest’aria di favola stupenda. Ma tali risultati miracolosi sono ottenuti con interventi umani; ché umanissimo è l’eroismo dei Mille, umanissimi il loro sacrificio e la loro fede, ben radicato nella terra lo stesso eroismo di Garibaldi, un eroismo ricco di sfumature ardite e malinconiche, brucianti e pensose, uomo e mito insieme, semidio anche quando ha la semplicità d’un re pastore, uomo anche quando col suo inatteso e miracoloso intervento determina l’esito di una battaglia o segna le linee di un’azione, che poi si svolgerà come egli ha previsto. In questa continua oscillazione tra quotidiano e miracoloso, tra apoteosi e realtà, oscillazione che volta a volta diviene sublime identificazione e limpida fusione di toni apparentemente divergenti, nell’aver saputo creare insieme un linguaggio da leggenda e da narrazione cronachistica per dar vita al suo mondo di fiaba e d’umanità consiste il miracolo di questo libro.
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### Sinossi
Annotando giorno per giorno i fatti dell’impresa dei Mille, Abba non vuole né esaltare né glorificare gli eroi che di quei fatti sono stati protagonisti; lo scrittore si abbandona al suo nativo gusto del narrare. Domina un clima di leggenda, una leggenda non fuori della vita, ma nella vita, qualcosa come la purezza dei miracoli negli scritti dei mistici trecenteschi, che sembrano cose d’ogni giorno. Tutta l’impresa si svolge in un clima di mirabile esaltazione, per nulla artificiosa, dove ogni fatto avviene perché deve avvenire. Così può giustificarsi il tono fiabesco di certi passi che sottolineano il verificarsi di circostanze apparentemente fuori d’ogni umana possibilità e che il narratore, divenuto davvero umile cronista, si limita a constatare, immerso anch’egli in quest’aria di favola stupenda. Ma tali risultati miracolosi sono ottenuti con interventi umani; ché umanissimo è l’eroismo dei Mille, umanissimi il loro sacrificio e la loro fede, ben radicato nella terra lo stesso eroismo di Garibaldi, un eroismo ricco di sfumature ardite e malinconiche, brucianti e pensose, uomo e mito insieme, semidio anche quando ha la semplicità d’un re pastore, uomo anche quando col suo inatteso e miracoloso intervento determina l’esito di una battaglia o segna le linee di un’azione, che poi si svolgerà come egli ha previsto. In questa continua oscillazione tra quotidiano e miracoloso, tra apoteosi e realtà, oscillazione che volta a volta diviene sublime identificazione e limpida fusione di toni apparentemente divergenti, nell’aver saputo creare insieme un linguaggio da leggenda e da narrazione cronachistica per dar vita al suo mondo di fiaba e d’umanità consiste il miracolo di questo libro.

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Da quando ti ho incontrato

Jasmine, capelli rossi e spirito indomito, ama due cose al mondo: il suo lavoro – crea startup, le porta al successo, poi le rivende – e sua sorella Heather, che è una giovane donna con la sindrome di Down, generosa, combattiva, ma anche molto vulnerabile, della quale è sempre pronta a prendere le difese. È un freddo inverno dicembrino quando Jasmine viene licenziata e privata, con un colpo di mano che ha il sapore del tradimento, di una parte vitale della propria identità. I suoi giorni si fanno bui, noiosi, senza scopo: nient’altro che una patetica infilata di appuntamenti con amiche neomamme e chiacchierate senza direzione; mentre le notti, nervose e insonni, diventano d’un tratto l’occasione per mettersi a spiare, dalla finestra della camera da letto, la casa del vicino. Lui è Matt Marshall, famoso dj radiofonico con un conclamato debole per l’alcol, un talento puro per la provocazione e una crisi matrimoniale in vista. Jasmine ha le sue buone ragioni per detestarlo e il sentimento sembra reciproco. Ma niente è veramente come sembra. Può nascere così una relazione nuova, un’intimità tra uomo e donna che non è però quel che immediatamente ci aspettiamo: Matt e Jasmine si annusano, confliggono, si cercano. Sono due cuori che si avvicinano, ma che trovano l’amore altrove.

Jasmine, capelli rossi e spirito indomito, ama due cose al mondo: il suo lavoro – crea startup, le porta al successo, poi le rivende – e sua sorella Heather, che è una giovane donna con la sindrome di Down, generosa, combattiva, ma anche molto vulnerabile, della quale è sempre pronta a prendere le difese. È un freddo inverno dicembrino quando Jasmine viene licenziata e privata, con un colpo di mano che ha il sapore del tradimento, di una parte vitale della propria identità. I suoi giorni si fanno bui, noiosi, senza scopo: nient’altro che una patetica infilata di appuntamenti con amiche neomamme e chiacchierate senza direzione; mentre le notti, nervose e insonni, diventano d’un tratto l’occasione per mettersi a spiare, dalla finestra della camera da letto, la casa del vicino. Lui è Matt Marshall, famoso dj radiofonico con un conclamato debole per l’alcol, un talento puro per la provocazione e una crisi matrimoniale in vista. Jasmine ha le sue buone ragioni per detestarlo e il sentimento sembra reciproco. Ma niente è veramente come sembra. Può nascere così una relazione nuova, un’intimità tra uomo e donna che non è però quel che immediatamente ci aspettiamo: Matt e Jasmine si annusano, confliggono, si cercano. Sono due cuori che si avvicinano, ma che trovano l’amore altrove.

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D’amore E Ombra

Come già accadeva in “La casa degli spiriti”, questo romanzo di Isabel Allende usa come sfondo l’inquieto scenario della società cilena, ma la storia che ci narra acquista subito un tono originale e diverso da quello che caratterizzava il romanzo precedente: si tratta non più di una saga familiare dalle risonanze epiche, bensì del sorgere tra due giovani, impegnati entrambi in una indagine giornalistica, di una affettuosa amicizia che lentamente si trasforma in un amore destinato a consolidarsi in circostanze ostili. Tutto ruota, fin dagli inizi, intorno a una ragazza, Evengelina, in preda a periodici stati di trance che raccolgono intorno a lei una piccola folla di devoti e di curiosi. Irene e Francisco, intenti a indagare sul misterioso fenomeno, sono testimoni involontari dell’intervento di un gruppo di militari che pretendono di ricondurre alla ragione “la famosa ragazzina”. Evangelina reagisce alla brutale intrusione ridicolizzando l’ufficiale che comanda i militari, e da questo episodio, apparentemente banale, prende l’avvio un’inquietante vicenda perché Evangelina, di lì a poco sequestrata dalle forze di polizia, viene data per “scomparsa”. I due giovani si mettono alla sua ricerca e sono presto costretti a percorrere una triste trafila che li porta dai commissariati alle carceri, dalla morgue ai campi di concentramento, mentre l’ombra di una spietata dittatura si proietta sempre più minacciosamente sulle loro indagini, volte a scoprire realtà che il regime militare intende celare. Sebbene quelle realtà non rivelino nulla che Francisco già non sappia, per Irene la scoperta ha una diversa portata, perché ella è costretta a uscire dal mondo protettivo che l’aveva circondata e a posare lo sguardo sull’orrore.

Come già accadeva in “La casa degli spiriti”, questo romanzo di Isabel Allende usa come sfondo l’inquieto scenario della società cilena, ma la storia che ci narra acquista subito un tono originale e diverso da quello che caratterizzava il romanzo precedente: si tratta non più di una saga familiare dalle risonanze epiche, bensì del sorgere tra due giovani, impegnati entrambi in una indagine giornalistica, di una affettuosa amicizia che lentamente si trasforma in un amore destinato a consolidarsi in circostanze ostili. Tutto ruota, fin dagli inizi, intorno a una ragazza, Evengelina, in preda a periodici stati di trance che raccolgono intorno a lei una piccola folla di devoti e di curiosi. Irene e Francisco, intenti a indagare sul misterioso fenomeno, sono testimoni involontari dell’intervento di un gruppo di militari che pretendono di ricondurre alla ragione “la famosa ragazzina”. Evangelina reagisce alla brutale intrusione ridicolizzando l’ufficiale che comanda i militari, e da questo episodio, apparentemente banale, prende l’avvio un’inquietante vicenda perché Evangelina, di lì a poco sequestrata dalle forze di polizia, viene data per “scomparsa”. I due giovani si mettono alla sua ricerca e sono presto costretti a percorrere una triste trafila che li porta dai commissariati alle carceri, dalla morgue ai campi di concentramento, mentre l’ombra di una spietata dittatura si proietta sempre più minacciosamente sulle loro indagini, volte a scoprire realtà che il regime militare intende celare. Sebbene quelle realtà non rivelino nulla che Francisco già non sappia, per Irene la scoperta ha una diversa portata, perché ella è costretta a uscire dal mondo protettivo che l’aveva circondata e a posare lo sguardo sull’orrore.

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