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Operazione Alsos: La vera storia dell’atomica di Hitler

Il Terzo Reich brucia, ma anche nel corso del 1944, Hitler continua a ripetere i macabri slogan che, all’orecchio degli scienziati che lavorano segretamente a Los Alamos, in America, alla costruzione di una bomba atomica, possono sembrare non troppo assurdi: “Dio mi perdoni gli ultimi cinque minuti di guerra”. Ma è possibile credere che esista un’arma del genere, in qualche angolo della Germania semidistrutta
Cinque anni prima, nel 1939, Albert Einstein aveva scritto una lettera allarmistica al presidente Roosevelt per informarlo che i tedeschi sarebbero stati in grado di costruire un’arma spaventosa. E aveva addotto una prova: il figlio del sottosegretario di Hitler, Weizsacher, stava lavorando a quel progetto.
Ma è soltanto alla fine del 1943, quando il lavoro di Los Alamos procede a ritmo febbrile, che il controspionaggio americano decide di dar vita a una “missione speciale”, composta di militari, tecnici e scienziati, in grado di far luce, una volta per tutte, sul presunto progetto dell’atomica tedesca.
Sulla base di intense ricerche in loco e intervistando i principali protagonisti della vicenda “Operazione Alsos” riesce finalmente, in modo esauriente e per la prima volta, a ricostruire la “vera storia” dell’atomica di Hitler. Un racconto avvincente e rigoroso che demolisce molte “leggende”.
Leandro Castellani, è un noto autore e regista che alla tv, e più sporadicamente alla radio e al cinema, ha dato un valido e originale contributo spaziando dal grande sceneggiato (Le cinque giornate di Milano, La gatta, Incantesimo, ecc.) all’inchiesta storica (La bomba prima e dopo, Mille non più mille, ecc), alla biografia (Oppenheimer, Don Bosco, ecc.) e ottenendo i massimi riconoscimenti internazionali (Leone d’oro di Venezia, Prix Italia, Festival di Montecarlo, Mosca, Villerupt, Chanchung, ecc.).
E’ autore inoltre di numerose pubblicazioni di carattere storico, giornalistico e di costume, di saggi sulla comunicazione e i media (Premio Fabbri, Premio Capri, Premio “Scrivere di cinema”), e opere di narrativa.
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### Sinossi
Il Terzo Reich brucia, ma anche nel corso del 1944, Hitler continua a ripetere i macabri slogan che, all’orecchio degli scienziati che lavorano segretamente a Los Alamos, in America, alla costruzione di una bomba atomica, possono sembrare non troppo assurdi: “Dio mi perdoni gli ultimi cinque minuti di guerra”. Ma è possibile credere che esista un’arma del genere, in qualche angolo della Germania semidistrutta
Cinque anni prima, nel 1939, Albert Einstein aveva scritto una lettera allarmistica al presidente Roosevelt per informarlo che i tedeschi sarebbero stati in grado di costruire un’arma spaventosa. E aveva addotto una prova: il figlio del sottosegretario di Hitler, Weizsacher, stava lavorando a quel progetto.
Ma è soltanto alla fine del 1943, quando il lavoro di Los Alamos procede a ritmo febbrile, che il controspionaggio americano decide di dar vita a una “missione speciale”, composta di militari, tecnici e scienziati, in grado di far luce, una volta per tutte, sul presunto progetto dell’atomica tedesca.
Sulla base di intense ricerche in loco e intervistando i principali protagonisti della vicenda “Operazione Alsos” riesce finalmente, in modo esauriente e per la prima volta, a ricostruire la “vera storia” dell’atomica di Hitler. Un racconto avvincente e rigoroso che demolisce molte “leggende”.
Leandro Castellani, è un noto autore e regista che alla tv, e più sporadicamente alla radio e al cinema, ha dato un valido e originale contributo spaziando dal grande sceneggiato (Le cinque giornate di Milano, La gatta, Incantesimo, ecc.) all’inchiesta storica (La bomba prima e dopo, Mille non più mille, ecc), alla biografia (Oppenheimer, Don Bosco, ecc.) e ottenendo i massimi riconoscimenti internazionali (Leone d’oro di Venezia, Prix Italia, Festival di Montecarlo, Mosca, Villerupt, Chanchung, ecc.).
E’ autore inoltre di numerose pubblicazioni di carattere storico, giornalistico e di costume, di saggi sulla comunicazione e i media (Premio Fabbri, Premio Capri, Premio “Scrivere di cinema”), e opere di narrativa.

Operai e capitale

“Operai e capitale” è unanimemente riconosciuto come il testo fondamentale dell’operaismo italiano, un filone di pensiero politico che dall’inizio degli anni Sessanta a oggi ha prima rivoluzionato e poi continuamente condizionato il panorama del dibattito internazionale della sinistra istituzionale ed extra-istituzionale. Nel corso degli anni Sessanta la lettura di “Operai e capitale” ha prodotto un metodo di analisi, un atteggiamento, un lessico innovativi, contribuendo alla formazione culturale di migliaia di nuovi militanti attivi nelle fabbriche, nelle scuole, nei territori. Militanti che in seguito diedero vita al sindacato dei consigli e alla formazione di vari gruppi extraparlamentari. Concetti come “neocapitalismo”, “composizione di classe”, “operaio massa”, “piano del capitale”, “inchiesta e conricerca operaia” si sono man mano imposti nel lessico del dibattito politico fino a diventare senso comune. A quasi cinquant’anni dalla sua prima pubblicazione “Operai e capitale” assurge a testo classico, e quindi nobilissimo, della storia del movimento operaio. Non per questo i suoi contenuti sono da considerarsi inattuali. Al contrario, offrono ancora una straordinaria chiave di lettura dei rapidi e profondi processi di trasformazione del lavoro e di scomposizione delle classi in corso negli ultimi decenni.
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L’opera

Il dramma del protagonista, il pittore Claude Lantier, è quello – scrive Lanfranco Binni nell’introduzione – «del rapporto con il proprio lavoro, con la durezza della materia; è lo stesso dramma del lavoro-passione e del lavoro-fatica che Zola medesimo prova quotidianamente. L’opera infatti non è un romanzo autobiografico soltanto per l’ambiente che accuratamente descrive, l’ambiente più direttamente conosciuto da Zola; è un romanzo autobiografico soprattutto perché testimonia l’atteggiamento dello stesso Zola nei confronti del proprio lavoro letterario, ed è proprio per questa ragione un romanzo di centrale importanza per conoscere la sua concezione del mondo e la sua poetica».

L’opera vivente

L’Opera Vivente, una favola mistica, può considerarsi un romanzo esoterico ed iniziatico. Attraverso i vissuti, interiori ed esteriori di Teo – il protagonista principale – l’autore ci conduce e ci accompagna attraverso un viaggio esistenziale ed un percorso iniziatico, alla scoperta ed alla comprensione del Mistero Divino che si schiude a quei ricercatori spirituali che umilmente e profondamente si addentrano nelle dimensioni “altre”. Il romanzo prende le mosse dal ritrovamento degli scritti apocrifi e dei vangeli gnostici, che in questo avvicendarsi di epoche e di millenni sono rispuntati dalla terra e dalla storia occultata, per guidare l’umanità pronta al salto evolutivo e spirituale che comporta questo straziante inizio del terzo millennio e dell’epoca dell’acquario.
Il lettore capirà, scorrendo questo romanzo come se anche egli stesso percorresse un cammino o una metamorfosi, che l’Opera Vivente consiste nel portato culturale, filosofico, spirituale ed esoterico che le dottrine gnostiche ed i primi movimenti “integrali” cristiani hanno sotterraneamente disseminato nella coscienza collettiva dell’Occidente attraverso miti e leggende non solo esoteriche, come se fosse un libro scritto e nascosto nell’anima dell’umanità e nelle recondite profondità di ogni essere umano.La leggenda dell’Opera Vivente è così intessuta nella storia e nel linguaggio immaginifico ed archetipo del nostro inconscio collettivo, che sarà difficile discernere la storia reale da quella leggendaria e mitologica, anche perché come ci indica l’autore, mito e storia, leggenda e realtà sono facce della stessa medaglia, antitesi che hanno bisogno della loro stessa negazione per essere reali…

L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Tre versioni (1936-39)

Tra il 1935 e il 1939 Benjamin lavorò a più riprese al suo saggio forse più celebre: “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”. Un vero e proprio cantiere, accompagnato da un’avventurosa e complicata vicenda editoriale, sino ad oggi colpevolmente trascurata. Questa edizione, curata da uno dei più importanti studiosi italiani di Benjamin, offre al lettore la traduzione delle tre principali stesure del saggio: la versione francese uscita nel 1936, tradotta da Pierre Klossowski, con la decisiva supervisione dello stesso Benjamin, e le due versioni tedesche, una del 1936 e l’altra scritta tra l’estate del 1936 e il 1939, in ciascuna delle quali l’autore apporta sostanziali cambiamenti alla prima versione tedesca manoscritta del 1935, che rifluisce per intero nelle successive due. Fondamentale in questo senso poter entrare nel laboratorio Benjamin: l’unico modo per farlo è avere sotto gli occhi gli interventi del filosofo tedesco nelle due stesure. E questo il puntuale lavoro di ricostruzione a cui Fabrizio Desideri ha sottoposto i testi, evidenziando le cospicue varianti dell’uno rispetto all’altro direttamente nella tessitura della riflessione benjaminiana. E mostrando così come in realtà nessuna di queste versioni possa considerarsi quella definitiva.
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L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

Benjamin’s famous ‘Work of Art’ essay sets out his boldest thoughts–on media and on culture in general–in their most realized form, while retaining an edge that gets under the skin of everyone who reads it. In this essay the visual arts of the machine age morph into literature and theory and then back again to images, gestures, and thought.
This essay, however, is only the beginning of a vast collection of writings that the editors have assembled to demonstrate what was revolutionary about Benjamin’s explorations on media. Long before Marshall McLuhan, Benjamin saw that the way a bullet rips into its victim is exactly the way a movie or pop song lodges in the soul.
This book contains the second, and most daring, of the four versions of the ‘Work of Art’ essay the one that addresses the utopian developments of the modern media. The collection tracks Benjamin’s observations on the media as they are revealed in essays on the production and reception of art; on film, radio, and photography; and on the modern transformations of literature and painting. The volume contains some of Benjamin’s best-known work alongside fascinating, little-known essays–some appearing for the first time in English. In the context of his passionate engagement with questions of aesthetics, the scope of Benjamin’s media theory can be fully appreciated.

Op-Center. Equilibri di potere

Op-Center, l’unità governativa di Washington votata alle operazioni top-secret ad altissimo rischio, invia in Spagna l’agente Martha Mackall con la missione di sventare un piano che intende rovesciare il governo locale. La donna però viene uccisa prima di portare a termine l’incarico e violenti disordini fanno precipitare la Spagna sull’orlo del conflitto e mettono l’intero Op-Center in stato di massima allerta. Il direttore Paul Hood si trova così a gestire un’emergenza che lo coinvolge anche personalmente, come amico di Martha, e che metterà in crisi il suo matrimonio.

Gli onori di casa

L’ispettrice Petra Delicado e il suo aiutante Fermín Garzon in trasferta a Roma. È stata riaperta una vecchia indagine le cui tracce portano proprio in Italia. I due sono ben contenti della novità. Si tratta di una storia che parte da lontano: un facoltoso imprenditore di Barcellona, Adolfo Siguán, con un debole per le giovani prostitute, rimane vittima di una coppia diabolica, che lo narcotizza per svaligiargli l’appartamento e finisce per ucciderlo sfondandogli la testa.

(source: Bol.com)

Gli onori di casa

L’ispettrice Petra Delicado e il suo aiutante Fermín Garzón in trasferta a Roma. È stata riaperta una vecchia indagine le cui tracce portano proprio in Italia. I due sono ben contenti della novità. Si tratta di una storia che parte da lontano: un facoltoso imprenditore di Barcellona, Adolfo Siguan, con un debole per le giovani prostitute, rimane vittima di una coppia diabolica, che lo narcotizza per svaligiargli l’appartamento e finisce per ucciderlo sfondandogli la testa. Con l’arresto di Julieta, la ragazza che ha adescato Adolfo, e la morte violenta del suo protettore, il caso pare ormai chiuso, anche se la ragazza giura che non è stato il suo uomo a commettere il delitto ma un misterioso italiano scomparso nel nulla. Passano cinque anni. L’ancor giovane vedova della vittima, che non è mai stata persuasa dall’esito delle indagini, ottiene la riapertura del caso. È qui che entrano in azione Petra e Fermín, che dopo avere fortunosamente rintracciato l’ex prostituta Julieta, ormai riabilitata e uscita di prigione, riescono a farsi rivelare il nome dell’italiano. Sbarcati a Fiumicino, si ritrovano affiancati da due pari grado: un ispettore di Polizia e la sua giovane assistente. L’indagine è più intricata del previsto, piena di avventure e con un drammatico colpo di scena: Petra questa volta rischia davvero.
L’ambientazione italiana, l’incontro con una coppia di «sbirri» inversamente proporzionale a Petra e Fermín, l’intreccio movimentato, fanno de Gli onori di casa un romanzo particolarmente felice. Come sempre l’ispettrice Delicado e il suo vice si muovono con intelligenza e ironia e giocare fuori casa dà alla coppia conquistata dalla vacanza romana, se possibile, una marcia in più.
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L’onore sopra ogni cosa

James Burton, noto e stimato argentiere di Philadelphia, ha una benda nera che gli copre l’occhio sinistro. Nei salotti buoni della città le donne sussurrano che sia rimasto sfregiato durante un duello, e James non fa nulla per mettere a tacere queste romantiche voci. Negli anni ha imparato a nascondere molti segreti. Nato in una grande casa coloniale nel Sud della Virginia, dall’unione illegittima tra Belle, una schiava mulatta, e Marshall Pyke, il giovane padrone della piantagione, James un giorno è stato accecato dall’ira e dalla disperazione. Ha impugnato un’arma e ha fatto fuoco contro Marshall, suo padre, che aveva deciso di venderlo come schiavo, sebbene avesse la pelle bianca come lui e fosse cresciuto nella casa padronale come uno dei Pyke. La fuga, senza rivolgere la parola a nessuno per il timore di essere scoperto, è durata a lungo. Fino al giorno in cui Jamie Pyke è diventato James Burton, gentiluomo di Filadelfia, invitato ai ricevimenti dell’aristocrazia della città, poiché ne conosce diligentemente le regole e poiché è un uomo attraente e di bell’aspetto, capace di conquistare il cuore di Caroline, la figlia del cinico Mr Cardon, un ricco esponente dell’industria del taglio e del trasporto del legno in Pennsylvania. Vent’anni, celando con cura due segreti che potrebbero condurlo alla forca: un omicidio e l’avere ‘il sangue dei negri’, come amano dire gli schiavisti. Vent’anni per lasciarsi alle spalle il passato e raggiungere una certa sicurezza. Ora però la paura, che non lo ha mai abbandonato, sta tornando a farsi sentire per James, come una pesante palla di piombo. Henry, un uomo di colore con cui ha esattamente da vent’anni un debito d’onore, ha bussato alla sua porta e gli ha chiesto di aiutarlo a ritrovare suo figlio, finito in mano ai negrieri. Difendere la propria sicurezza, a costo di venir meno alla parola data, oppure porre l’onore sopra ogni cosa? Questo è il dilemma che lacera Jamie Pyke, divenuto James Burton, noto e stimato argentiere di Philadelphia. Con una scrittura avvincente e dal ritmo serrato, che tiene con il fiato sospeso, Kathleen Grissom, già autrice del bestseller Il mondo di Belle, ci conduce nell’implacabile America sudista del 1830, dove il desiderio di riscatto e la lotta per la libertà animano i cuori dei coraggiosi e indimenticabili personaggi di questo romanzo. ”Una saga appassionante di schiavi in fuga nell’America del 1830. Si rimane senza fiato sino alla fine”. Kirkus Reviews ”Kathleen Grissom intreccia una storia drammatica e avvincente e riesce a catturare la tensione razziale dell’epoca. Un romanzo davvero stupendo”. Booklist ”La narrarzione di Kathleen Grissom è lirica e ricca di dettagli storici. Irresistibile” Publishers Weekly
(source: Bol.com)

L’onore d’Italia. El Alamein: così Mussolini mandò al massacro la meglio gioventù

Da settant’anni El Alamein è un grido che risuona nei cuori e nelle menti d’Italia. Per i ragazzi dell’Ariete, della Trento, della Folgore, della Trieste, della Littorio, della Bologna, della Brescia, della Pavia, del 4° e del 50° stormo d’assalto rappresentò l’appuntamento con un destino ingrato, da ciascuno onorato al meglio. A mandarli al massacro furono la sanguinaria follia del duce e il tradimento degli ammiragli: Mussolini, nel ’41 e nel ’42, preferì inviare undici divisioni e il meglio dell’artiglieria nel mattatoio sovietico anziché in Africa, dove avrebbero potuto cambiare il corso della guerra; i capi della Marina rivelarono agli inglesi le rotte dei trasporti verso Tripoli e Bengasi privando in tal modo l’armata italo-tedesca dei rifornimenti indispensabili per raggiungere il canale di Suez. Pur ignorati dalle ricostruzioni ufficiali, bersaglieri, para, fantaccini, genieri, aviatori scrissero pagine di memorabile abnegazione persino a dispetto del regime, che li aveva abbandonati nel deserto. E gli italiani non scapparono, non alzarono le mani, spesso morirono in silenzio nella loro buca. Gli stessi successi di Rommel furono frutto, finché il nemico non se ne accorse, di una straordinaria operazione di spionaggio condotta dal maggiore dei carabinieri Manfredi Talamo, in seguito fucilato alle Fosse Ardeatine. A El Alamein cominciò la presa di coscienza dei ragazzi della generazione sfortunata, che avrebbe indotto i sopravvissuti della Folgore ad arruolarsi con gli americani.
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L’onore d’Italia

Da settant’anni El Alamein è un grido che risuona nei cuori e nelle menti d’Italia. Per i ragazzi dell’Ariete, della Trento, della Folgore, della Trieste, della Littorio, della Bologna, della Brescia, della Pavia, del 4° e del 50° stormo d’assalto rappresentò l’appuntamento con un destino ingrato, da ciascuno onorato al meglio. A mandarli al massacro furono la sanguinaria follia del duce e il tradimento degli ammiragli: Mussolini, nel ’41 e nel ’42, preferì inviare undici divisioni e il meglio dell’artiglieria nel mattatoio sovietico anziché in Africa, dove avrebbero potuto cambiare il corso della guerra; i capi della Marina rivelarono agli inglesi le rotte dei trasporti verso Tripoli e Bengasi privando in tal modo l’armata italo-tedesca dei rifornimenti indispensabili per raggiungere il canale di Suez. Pur ignorati dalle ricostruzioni ufficiali, bersaglieri, parà, fantaccini, genieri, aviatori scrissero pagine di memorabile abnegazione persino a dispetto del regime, che li aveva abbandonati nel deserto. E gli italiani non scapparono, non alzarono le mani, spesso morirono in silenzio nella loro buca. Gli stessi successi di Rommel furono frutto, finché il nemico non se ne accorse, di una straordinaria operazione di spionaggio condotta dal maggiore dei carabinieri Manfredi Talamo, in seguito fucilato alle Fosse Ardeatine. A El Alamein cominciò la presa di coscienza dei ragazzi della generazione sfortunata, che avrebbe poi indotto gran parte dei pochi sopravvissuti della Folgore ad arruolarsi, dopo l’8 settembre, con gli anglo-americani.
(source: Bol.com)

Onorate società. L’ascesa della mafia, della camorra e della ‘ndrangheta

"Nel corso dell'ultimo secolo e mezzo la polizia, i magistrati, i politici, gli opinion makers e perfino i semplici cittadini hanno avuto accesso a un'incredibile quantità di informazioni sul problema della mafia. Gli italiani si sono indignati per la violenza della criminalità organizzata e per le collusioni fra una parte della classe politica e i boss. Il risultato è stato che il dramma della mafia spesso si è dispiegato sotto la luce dei riflettori, diventando un evento mediatico. Ma l'Italia; ha mostrato grande ingegnosità anche nel trovare ragioni per guardare da un'altra parte o per non fare niente. La storia delle mafie italiane, dunque, non è solo un giallo in cui bisogna cercare il colpevole, ma anche un giallo in cui bisogna cercare chi sapeva. E soprattutto, cercare di capire perché diamine chi sapeva non ha fatto nulla". Con le stesse qualità del suo libro precedente, il rigore analitico dello storico combinato al racconto del romanziere, John Dickie affronta contemporaneamente la camorra napoletana, la mafia siciliana e la 'ndrangheta calabrese, le cui origini sono tutte e tre riconducibili alla nascita dello Stato italiano.

Omicidio d’inverno (Italian Edition)

Intelligente e ambizioso, l’agente speciale Adam Darling è in procinto di ottenere il successo professionale che desidera, quando un fatale errore nella gestione di un caso di alto profilo porta alla morte di un innocente, infrangendo i suoi sogni di gloria.
Ora Adam ha un nuovo compagno, un nuovo caso e l’opportunità di ricominciare da zero dando la caccia a un astuto e brutale serial killer in un remoto villaggio tra le montagne dell’Oregon.
Il vicesceriffo Robert Haskell potrà anche sembrare tranquillo e flemmatico, ma è un poliziotto tenace ed efficiente, e non è affatto contento di trovarsi i federali tra i piedi, anche se uno degli agenti è arguto, attraente e probabilmente gay. Ma il rinvenimento di un corpo martoriato nel museo locale dedicato ai nativi d’America è al di fuori della portata del Dipartimento di polizia di una piccola città. Del resto, anche il glaciale e rigido Adam Darling è al di fuori della portata di Rob, ma il giovane vicesceriffo non è tipo da gettare la spugna senza prima aver tentato il tutto per tutto.
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Omicidio alla Stazione Centrale

Sembra un semplice incidente d’auto, quello in cui viene coinvolto Giampiero Colombo lungo le rive del lago di Como, ma non è così. Qualcuno gli ha sparato e tocca al commissario Stefania Valenti capire il perché. L’indagine si rivela difficile fin da subito, non solo perché la vittima è in coma, ma perché i suoi documenti sono falsi. E la Valenti dovrà spingersi più lontano, anche nel tempo. La storia del sedicente Colombo comincia infatti nella Milano degli anni Ottanta, in cui l’ambiguo bar Metropolis vede passare affaristi, milionari, faccendieri; e oggi allunga i suoi tentacoli verso la Svizzera e i traffici frontalieri da una parte e verso l’Expo e i suoi scandali dall’altra. E quella “semplice” sparatoria si rivela la punta dell’iceberg di un intrigo internazionale, mentre per Stefania ai pericoli e alla corsa contro il tempo vanno ad aggiungersi i problemi di cuore…

Un omicidio alla fine del mondo

Il detective Hank Palace è un poliziotto ostinato. Il più ostinato di tutti, a quanto pare. Anche adesso che la Terra è in rotta di collisione con un asteroide che, tempo sei mesi, la distruggerà completamente, Hank non rinuncia a fare il suo dovere. Così, davanti a quello che a prima vista sembra l’ennesimo caso di suicidio a Concord, nel New Hampshire – perché ognuno, di fronte alla fine del mondo, reagisce a modo suo -, il detective decide che vale la pena saperne di più. E ben presto scoprirà che sì, c’è ancora gente che ha voglia di ammazzare anche in un mondo in cui tutto sembra finito. Un mondo in cui i mercati finanziari sono da tempo crollati, la maggior parte delle persone non va neanche più a lavorare, gli ospedali hanno smesso di funzionare, non si comprano né vendono case, non si celebrano più matrimoni. Molti passano le loro giornate a pregare qualunque dio gli venga in mente. Altri si dedicano al sesso, che in fondo non è mai troppo. E il Dipartimento di Polizia di Concord può contare su un solo uomo: perché per Hank Palace vale ancora la pena di compiere il proprio dovere. Con senso della suspense, Ben Winters crea un mondo assolutamente credibile, in cui tutti sono di fronte alla domanda straziante: cosa faremmo se i nostri giorni su questo pianeta fossero davvero contati?
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