40337–40352 di 65579 risultati

Le baruffe chiozzotte

Le baruffe chiozzotte sono l’ultimo capolavoro rappresentato a Venezia prima della partenza di Goldoni per Parigi. È qui che il popolo minuto dei pescatori entra vittoriosamente come protagonista, reso nella sua genuina vitalità, ma anche nella sua durezza, nell’asprezza di rapporti umani insidiati dall’interesse e dai pregiudizi. Pettegolezzi e zuffe si susseguono in una sinfonia di gesti e di parole, intessuti nell’agile trama che fin dall’inizio si dipana con dinamica naturalezza. In chiave comica naturalmente, come voleva la convenzione drammaturgica, ma soprattutto con l’affettuosa partecipazione e il distacco sottilmente ironico che connotano la produzione goldoniana. L’ampia introduzione di Luigi Lunari che precede il testo offre, oltre a un’interessante chiave di lettura, notizie sulla genesi dell’allestimento scenico curato da Giorgio Strehler nel 1964.
(source: Bol.com)

Bartleby, lo scrivano-Benito Cereno

La varietà delle esperienze e l’acuta percezione delle realtà storiche, la profondità del dramma morale che egli visse e la grandiosità fantastica, la complessità psicologica, la ricchezza epica con cui lo mise in scena, fanno di Melville uno dei protagonisti della letteratura moderna. Potenti raffigurazioni dei dilemmi dinanzi a cui dovrebbe fermarsi ogni umano giudizio, “Bartleby” e “Benito Cereno” sono racconti incentrati su figure quotidiane, antieroiche, che rivelano un disinteresse sempre più profondo per l’avventura: per questi esseri frustrati, inerti dinanzi al “muro” della realtà, la maturità è silenzio.

La barriera di Santaroga

La tranquilla cittadina di Santaroga in California sembra vivere in un curioso isolamento, separata dal resto del mondo da una forza intangibile e misteriosa. I suoi abitanti non l’abbandonano che per brevi periodi, ma poi immancabilmente vi fanno ritorno, sfuggendo al contatto con gli estranei e mostrando un’aperta ostilità per qualunque cosa provenga dall’esterno. Semplici stranezze, se prese isolatamente, mentre qui invece si trovano concentrate tutte in un unico luogo. Che cosa succede dunque realmente a Santaroga? Gilbert Dasein, un giovane psicologo, viene inviato ad investigare nella cittadina e si addentra in un inquietante mistero: la popolazione di Santaroga è apparentemente sotto l’effetto di uno strano allucinogeno che altera lo stato di coscienza. Ma è solo il primo di una serie di interrogativi a cui Dasein non sa dare una risposta. Si tratta di una scelta deliberata dei cittadini o essi sono vittime di una suprema forma di controllo? Santaroga è forse ad un passo dalla realizzazione dell’utopia o si tratta invece del più demoniaco e terribile degli esperimenti? Che cos’è, insomma, la barriera di Santaroga?

Il barone rampante

‘Un ragazzo sale su di un albero, si arrampica tra i rami, passa da una pianta all’altra, decide che non scenderà più. L’autore del libro non ha fatto che sviluppare questa immagine e portarla alle estreme conseguenze: il protagonista trascorre l’intera vita sugli alberi, una vita tutt’altro che monotona, anzi: piena d’avventure, e tutt’altro che da eremita, però sempre mantenendo tra sé e i suoi simili questa minima ma invalicabile distanza.’

Dalla prefazione di Calvino all’edizione scolastica del 1965
(source: Bol.com)

Una barca nel bosco

**PREMIO CAMPIELLO 2004** «*Una parabola lucida e graffiante sulla nostra società. Ferma nella denuncia, stemperata in un’ironia dolce-amara.*» **Roberto Carnero, l’Unità su Una barca nel bosco** «*Divertente maestra del sospetto, Paola Mastrocola mette in guardia contro le idee sbagliate che pretendono di essere le più giuste, contro i sempre nuovi convenzionalismi.*» **Lorenzo Mondo, La Stampa** «*L’unica nostra scrittrice capace di una comicità deliziosamente coinvolgente.*» **Giulia Borgese, Corriere della Sera** Gaspare Torrente, figlio di un pescatore e aspirante latinista, approda a Torino da una piccola isola del Sud Italia. Un ragazzo come lui, che a tredici anni traduce Orazio e legge Verlaine, deve volare alto, fare il liceo e scordarsi il piccolo mondo senza tempo della propria infanzia. Ma la scuola superiore tradisce le sue aspettative: si trova alle prese con programmi flessibili, insegnanti incapaci e compagni «alla moda». Si sente sempre fuori tempo, fuori posto, come una barca nel bosco. E anche l’università, qualche anno dopo, non è da meno. Ma proprio quando tutto sembrerebbe perduto, la vita gli regala una svolta sbalorditiva, un riscatto etico ed estetico nei confronti di una società che riconosce solo i gregari e di un sistema scolastico che si rivela inadeguato a coltivare un talento; un sistema che Paola Mastrocola coglie nelle sue pieghe più divertenti e insieme drammatiche, calandosi nella voce di un ragazzo che tra lo stupore e l’amarezza racconta il proprio percorso di «sformazione». «*Paola Mastrocola racconta con brio e spigliatezza, ama la poesia e gioca con le parole, onora la virgola e l’ipotassi, cesella i dialoghi.*» **Luciano Genta, La Stampa** «*Ci si lascia sorprendere dallo snodarsi agile della storia, dalle sue allegre ’impennate’ e allo stesso tempo si ammira la leggerezza della scrittura, la sua apparente facilità, il suo rifarsi con sorridente e voluta soavità agli stilemi della narrativa favolistica.*» **Margherita Oggero, La Stampa** ** ### Sinossi **PREMIO CAMPIELLO 2004** «*Una parabola lucida e graffiante sulla nostra società. Ferma nella denuncia, stemperata in un’ironia dolce-amara.*» **Roberto Carnero, l’Unità su Una barca nel bosco** «*Divertente maestra del sospetto, Paola Mastrocola mette in guardia contro le idee sbagliate che pretendono di essere le più giuste, contro i sempre nuovi convenzionalismi.*» **Lorenzo Mondo, La Stampa** «*L’unica nostra scrittrice capace di una comicità deliziosamente coinvolgente.*» **Giulia Borgese, Corriere della Sera** Gaspare Torrente, figlio di un pescatore e aspirante latinista, approda a Torino da una piccola isola del Sud Italia. Un ragazzo come lui, che a tredici anni traduce Orazio e legge Verlaine, deve volare alto, fare il liceo e scordarsi il piccolo mondo senza tempo della propria infanzia. Ma la scuola superiore tradisce le sue aspettative: si trova alle prese con programmi flessibili, insegnanti incapaci e compagni «alla moda». Si sente sempre fuori tempo, fuori posto, come una barca nel bosco. E anche l’università, qualche anno dopo, non è da meno. Ma proprio quando tutto sembrerebbe perduto, la vita gli regala una svolta sbalorditiva, un riscatto etico ed estetico nei confronti di una società che riconosce solo i gregari e di un sistema scolastico che si rivela inadeguato a coltivare un talento; un sistema che Paola Mastrocola coglie nelle sue pieghe più divertenti e insieme drammatiche, calandosi nella voce di un ragazzo che tra lo stupore e l’amarezza racconta il proprio percorso di «sformazione». «*Paola Mastrocola racconta con brio e spigliatezza, ama la poesia e gioca con le parole, onora la virgola e l’ipotassi, cesella i dialoghi.*» **Luciano Genta, La Stampa** «*Ci si lascia sorprendere dallo snodarsi agile della storia, dalle sue allegre ’impennate’ e allo stesso tempo si ammira la leggerezza della scrittura, la sua apparente facilità, il suo rifarsi con sorridente e voluta soavità agli stilemi della narrativa favolistica.*» **Margherita Oggero, La Stampa**

Barbari. Immigrati, profughi, deportati nell’impero romano

“Un mondo che si considera prospero e civile, segnato da disuguaglianze e squilibri al suo interno, ma forte di un’amministrazione stabile e di un’economia integrata; all’esterno, popoli costretti a sopravvivere con risorse insufficienti, minacciati dalla fame e dalla guerra, e che sempre più spesso chiedono di entrare; una frontiera militarizzata per filtrare profughi e immigrati; e autorità di governo che debbono decidere volta per volta il comportamento da tenere verso queste emergenze, con una gamma di opzioni che va dall’allontanamento forzato all’accoglienza in massa, dalla fissazione di quote d’ingresso all’offerta di aiuti umanitari e posti di lavoro. Potrebbe sembrare una descrizione del nostro mondo, e invece è la situazione in cui si trovò per secoli l’impero romano di fronte ai barbari.” Per molto tempo la gestione di questo flusso di popoli attraverso i confini dell’Impero produce un equilibrio instabile ma funzionale, che garantisce ai Romani l’approvvigionamento di nuove leve per l’esercito e per la coltivazione dei campi, in cambio dell’assimilazione nei più grande “Stato” del pianeta. **

La bara rossa

1939: il mondo è sull’orlo del baratro e l’Unione Sovietica è impreparata ad affrontare la futura offensiva del Terzo Reich. L’asso nella manica di Stalin è il nuovo carro armato T-34, soprannominato dai collaudatori “la bara rossa”. Ma il progetto di quest’arma rivoluzionaria è ancora incompleto. Quando il suo creatore, il colonnello Nagorski, muore in un misterioso incidente, Stalin si rivolge all’investigatore più fidato, Pekkala, detto L’occhio di smeraldo. Mentre i tecnici russi lottano contro il tempo per completare il T-34, L’occhio di smeraldo deve scoprire i piani degli assassini di Nagorski, prima che si scateni il conflitto con la Germania.
**

Bara per due (Il Giallo Mondadori)

Per Chester Cain è tempo di cambiare aria. Giocatore d’azzardo che non disdegna all’occorrenza di usare la pistola, è venuto a Paradise Palms per godersi finalmente il frutto di tante fatiche. Il posto è fantastico: sabbia dorata, palme, oceano e belle ragazze. E poi sono tutti così gentili con lui… troppo gentili. A quanto pare la sua fama di gambler l’ha preceduto, e la cosa potrebbe creargli qualche fastidio. Ma nemmeno uno con il suo fiuto per i guai potrebbe resistere a Clair Wonderley, una di quelle bionde che con un’occhiata fanno accelerare i battiti del polso. Un’esca talmente perfetta da spingerlo a ingoiare amo e lenza in un colpo solo. Per ritrovarsi sospettato di un omicidio che non ha commesso. Incastrato come un principiante, Cain dovrà sfoggiare qualcosa di più dell’abilità al tavolo verde, perché qui non si tratta di perdere qualche dollaro. Qui la posta in gioco è la sua pelle. ALL’INTERNO, il racconto “Il quadrato semiotico” di Vanni J. Balestra, Mariangela Casulli, Anna Mongiardo e Elisa Pitta.

La bara di cristallo

Nella Parigi di Maria Antonietta, la bellissima vampira Viviane cerca un protettore che la lasci libera di vivere come preferisce, cosa che di certo non accadrebbe se accettasse la proposta di matrimonio del potente Constantin de Salignac. L’unico ad accenderle il sangue è Rhys Hawkes, il bellissimo, affascinante, enigmatico fratello di Constantin. Ma proprio quando la passione travolgente che li unisce sta per trasformarsi in qualcosa di più, l’odio secolare che divide i due uomini condanna Viviane a un destino terribile: trascorrere l’eternità nelle viscere di Parigi, sepolta viva in una bara di vetro. Due secoli dopo Rhys, che non l’ha mai dimenticata, sente raccontare la curiosa leggenda della Biancaneve dei vampiri, e la speranza si riaccende nel suo cuore. Che sia la sua splendida principessa svanita nel nulla, l’altra metà della sua anima immortale?

La banda nera

Un’organizzazione segreta, che si fa chiamare Banda nera, combatte al di fuori della legalità contro dei criminali che, all’ epoca della rivoluzione bolscevica, si sono impadroniti dei gioielli dei regnanti russi e che ora, sotto la guida di un fantomatico Pastore, minacciano di portare lo scompiglio in tutta l’Europa. Gli inquirenti di Scotland Yard, confusi dai misteriosi messaggi della Banda nera e dall’audacia del Pastore e dei suoi accoliti, brancolano nel buio; fino a quando, in una casa alla periferia di Londra, si presenta loro uno scenario agghiacciante…Herman Cyril McNeile(1882-1970), meglio conosciuto con lo pseudonimo Sapper, militare di carriera, scrisse diversi romanzi polizieschi, tra i quali i più famosi hanno per protagonista Bulldog Drummond.
(source: Bol.com)

Banche Di Nebbia: Orientarsi Nella Disinformazione Finanziaria

Cosa c’è in comune tra entrare in una banca e guidare in una giornata invernale per una strada della Val Padana? La nebbia. È questa la metafora che sembra più caratterizzare il rapporto tra banche e risparmiatori. Il problema si chiama informazione: poca, troppa, eccessivamente tecnica, in molti casi fuorviante. La responsabilità non è solo degli operatori finanziari, ma anche di chi fa le regole e vigila sul settore. L’obiettivo del libro è accendere un faro sulla disinformazione finanziaria, mettendo in luce dove si nascondono le principali insidie e quali sono i rischi da cui difendersi; il tutto calato nel contesto, anch’esso un po’ nebuloso, della salute del sistema bancario, su cui l’autore è moderatamente ottimista, purché ci si doti di strumenti migliori per gestire i casi di crisi.

La banalità del male: Eichmann a Gerusalemme

Otto Adolf Eichmann, figlio di Karl Adolf e di Maria Schefferling, catturato in un sobborgo di Buenos Aires la sera dell’11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo, in aereo e tradotto dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme l’11 aprile 1961, doveva rispondere di quindici imputazioni, avendo commesso, ‘in concorso con altri’, crimini contro il popolo ebraico, crimini contro l’umanità e crimini di guerra sotto il regime nazista, in particolare durante la seconda guerra mondiale.” Hannah Arendt va a Gerusalemme come inviata del *New Yorker*. Assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il giornale sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro al caso Eichmann. Ne nasce un libro scomodo: pone le domande che non avremmo mai voluto porci, dà risposte che non hanno la rassicurante certezza di un facile manicheismo. Il Male che Eichmann incarna appare alla Arendt “banale”, e perciò “tanto più terribile, perché i suoi servitori più o meno consapevoli non sono che piccoli, grigi burocrati. I macellai di questo secolo non hanno la “grandezza” dei demoni: sono dei tecnici, si somigliano e ci somigliano.

La banalità del male

Otto Adolf Eichmann, figlio di Karl Adolf e di Maria Schefferling, catturato in un sobborgo di Buenos Aires la sera dell’11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo, in aereo e tradotto dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme l’11 aprile 1961, doveva rispondere di quindici imputazioni, avendo commesso, ‘in concorso con altri’, crimini contro il popolo ebraico, crimini contro l’umanità e crimini di guerra sotto il regime nazista, in particolare durante la seconda guerra mondiale. Hannah Arendt va a Gerusalemme come inviata del ”New Yorker”. Assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il giornale sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro al caso Eichmann. Ne nasce un libro scomodo: pone le domande che non avremmo mai voluto porci, dà risposte che non hanno la rassicurante certezza di un facile manicheismo. Il Male che Eichmann incarna appare alla Arendt ”banale”, e perci” tanto più terribile, perché i suoi servitori più o meno consapevoli non sono che piccoli, grigi burocrati. I macellai di questo secolo non hanno la ”grandezza” dei demoni: sono dei tecnici, si somigliano e ci somigliano.

(source: Bol.com)

La bambola che dorme

California, 1999. Daniel Raymond Pell per i media è il “figlio di Manson”: affascinante e sinistramente carismatico, al pari del suo predecessore ha incantato, sedotto e plagiato i giovani adepti della sua setta. E con la complicità di uno di essi ha sterminato un’intera famiglia. Nessuno dei due però si è accorto che la notte del massacro, confusa in mezzo alle bambole, una bambina dormiva tranquilla nel suo lettino. Otto anni dopo Pell sta scontando la condanna a vita in un carcere di massima sicurezza per l’efferata carneficina e deve essere processato di nuovo perché vari indizi lo collegano a un altro delitto del passato rimasto irrisolto. Condotto in tribunale, è interrogato dall’agente del California Bureau of Investigation Kathryn Dance, esperta in cinesica. Kathryn è uno dei pochi poliziotti in grado di interpretare il linguaggio non verbale e di capire se testimoni e sospetti dicono la verità. E non sbaglia mai. Questa volta, però, il suo compito è davvero arduo, perché deve confrontarsi con un osso duro, un killer dall’intelligenza quasi sovrumana, un abile manipolatore della volontà altrui. E quando, dopo un sottile gioco di parole, sguardi, gesti, Kathryn scalfisce l’assoluta compostezza di Pell e intuisce un diabolico trucco, è troppo tardi: il “figlio di Manson” è evaso dal tribunale. Comincia la caccia…
**

Il bambino nel bosco

Una coppia trascorre la domenica passeggiando nel bosco. All’improvviso la giornata viene stravolta: qualcosa è steso ai piedi di un albero, un bambino nudo dalla vita in giù. Morto. I due chiamano la polizia, ma prima che arrivi, Kristine vede con orrore che il marito scatta fotografie della scena con il cellulare. L’ispettore Sejer scopre subito che il bambino era Jonas Lowe, otto anni, e aveva passato la notte a casa di un amico. Ma non ha indizi. Perciò cerca tutti i pedofili noti della zona, interroga i bambini, i genitori e gli insegnanti, senza trovare nulla. E le cose peggiorano quando scompare un altro bambino.