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Il lungo meriggio della terra

In un lontano futuro un Sole rossastro dardeggia su una Terra che vive un lungo meriggio. Il pianeta è irriconoscibile, il regno vegetale, mutato, è proliferato a dismisura, sostituendosi alla vita animale. L’umanità non è scomparsa, ma si è trasformata: alta non più di 30 centimetri, adattata alla vita arborea. Per ritrovare la dignità di razza senziente si è affidata a Gren, un coraggioso eroe che si avventura in uno scenario da incubo, popolato da mostruose creature fra cui i Traversatori, enormi ragni vegetali, capaci di spostarsi nel vuoto e tessere ragnatele fra la Terra e la Luna, o strani funghi senzienti, capaci di penetrare i segreti del cervello umano.

In un lontano futuro un Sole rossastro dardeggia su una Terra che vive un lungo meriggio. Il pianeta è irriconoscibile, il regno vegetale, mutato, è proliferato a dismisura, sostituendosi alla vita animale. L’umanità non è scomparsa, ma si è trasformata: alta non più di 30 centimetri, adattata alla vita arborea. Per ritrovare la dignità di razza senziente si è affidata a Gren, un coraggioso eroe che si avventura in uno scenario da incubo, popolato da mostruose creature fra cui i Traversatori, enormi ragni vegetali, capaci di spostarsi nel vuoto e tessere ragnatele fra la Terra e la Luna, o strani funghi senzienti, capaci di penetrare i segreti del cervello umano.

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Un lungo fatale inseguimento d’amore

Philp Tempest, un avventuriero giovane, ricco e scapestrato; la bella Rosamond che vive in un’isola solitaria al largo delle coste inglesi sotto la tutela del vecchio nonno. Ecco i protagonisti di questo romanzo di Louisa Alcott. Una storia torbida e sensuale, fatta di fughe, passioni lecite e illecite, di cupi misteri, di sospetti inquietanti. Una vicenda che sembra precipitare per l’eroina quand’ecco nel finale sarà soccorsa da un personaggio insospettabile. superare gli immancabili “filtri” a come stringere il momento della vendita, da come mantenere i rapporti con i clienti, fino al galateo internazionale della vendita.
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Philp Tempest, un avventuriero giovane, ricco e scapestrato; la bella Rosamond che vive in un’isola solitaria al largo delle coste inglesi sotto la tutela del vecchio nonno. Ecco i protagonisti di questo romanzo di Louisa Alcott. Una storia torbida e sensuale, fatta di fughe, passioni lecite e illecite, di cupi misteri, di sospetti inquietanti. Una vicenda che sembra precipitare per l’eroina quand’ecco nel finale sarà soccorsa da un personaggio insospettabile. superare gli immancabili “filtri” a come stringere il momento della vendita, da come mantenere i rapporti con i clienti, fino al galateo internazionale della vendita.
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La lunga oscura pausa caffè dell’anima

La lunga oscura pausa caffè dell’anima (The Long Dark Tea-Time of the Soul) by Douglas Adams
Dirk Gently, “detective olistico”, si trova invischiato in un pericoloso intrigo internazionale. Tutto inizia all’aeroporto londinese di Heathrow con un misterioso personaggio che tenta di imbarcarsi sul volo delle 15.37 per Oslo. Chi è? E cos’ha a che fare con la strana morte dell’ultimo, bizzarro cliente di Gently, trovato cadavere proprio quella mattina, la testa spiccata dal corpo? Stretto tra le attenzioni poco amichevoli di un’aquila smarrita e il problema di un frigorifero molto, molto sporco, Dirk Gently riuscirà ancora una volta a venire a capo di uno dei grandi misteri dell’Universo. Con La lunga oscura pausa caffè dell’anima l’effervescente fantasia di Adams trascina il lettore in un fantasmagorico viaggio tra le antiche divinità nordiche, svelando i difficili legami familiari tra Odino e Thor, il patto diabolico stretto con due ricchi signori inglesi, e quanto sia difficile essere immortale e non avere più nessuno che ti adori…

La lunga oscura pausa caffè dell’anima (The Long Dark Tea-Time of the Soul) by Douglas Adams
Dirk Gently, “detective olistico”, si trova invischiato in un pericoloso intrigo internazionale. Tutto inizia all’aeroporto londinese di Heathrow con un misterioso personaggio che tenta di imbarcarsi sul volo delle 15.37 per Oslo. Chi è? E cos’ha a che fare con la strana morte dell’ultimo, bizzarro cliente di Gently, trovato cadavere proprio quella mattina, la testa spiccata dal corpo? Stretto tra le attenzioni poco amichevoli di un’aquila smarrita e il problema di un frigorifero molto, molto sporco, Dirk Gently riuscirà ancora una volta a venire a capo di uno dei grandi misteri dell’Universo. Con La lunga oscura pausa caffè dell’anima l’effervescente fantasia di Adams trascina il lettore in un fantasmagorico viaggio tra le antiche divinità nordiche, svelando i difficili legami familiari tra Odino e Thor, il patto diabolico stretto con due ricchi signori inglesi, e quanto sia difficile essere immortale e non avere più nessuno che ti adori…

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La luce in fondo al tunnel

Se in “Tempi difficili” l’azione si svolgeva negli anni ’37 e ’38 e “Agonia della notte” era ambientata nel ’38, in questa terza e ultima parte del trittico Amado concentra la sua attenzione sul ’39 e il ’40. E anche stavolta Amado crea, già in apertura, cinematograficamente, con il concorso di immagini, odori e suoni, l’atmosfera di un Brasile che all’epoca della stesura l’autore vedeva dal lontano esilio. Un Brasile che il dittatore Getulio Vargas stava sempre più trasformando in uno stato fascista, e dove le lotte civili si facevano sempre più aspre.
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Se in “Tempi difficili” l’azione si svolgeva negli anni ’37 e ’38 e “Agonia della notte” era ambientata nel ’38, in questa terza e ultima parte del trittico Amado concentra la sua attenzione sul ’39 e il ’40. E anche stavolta Amado crea, già in apertura, cinematograficamente, con il concorso di immagini, odori e suoni, l’atmosfera di un Brasile che all’epoca della stesura l’autore vedeva dal lontano esilio. Un Brasile che il dittatore Getulio Vargas stava sempre più trasformando in uno stato fascista, e dove le lotte civili si facevano sempre più aspre.
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LOve

LOve, ben oltre l’idea del romanzo, del saggio, del trattato, del manuale, ben oltre il nome di una ragazza cui doveva essere dedicato per restituire al mondo ogni cosa di lei, è il racconto di uno scrittore, Fulvio Abbate, che custodisce e prova a mostrare una possibile “biografia” dell’amore stesso, muovendo dal giacimento del proprio vissuto. La sua attesa, la sua nascita, le sue emozioni, i suoi “attori”. E ancora, i luoghi, gli oggetti, le prime parole (anche quelle mancate), i silenzi, i tranelli, le promesse, i lutti, i baci, le illusioni, e poi, continuando, i suoi “angeli”, i suoi figli (anzi, i nostri figli), i suoi eroi, il suo ridicolo, le sue retoriche, i suoi tradimenti, le sue invettive, la sua artiglieria, le sue lettere, i suoi orgasmi, le sue docce, i suoi cimiteri, i suoi quartieri, le sue medaglie, le sue portinerie, le sue imprevedibili o perfino evidenti circostanze, le sue occorrenze di sempre, il suo catasto meraviglioso e insieme buio. Non un dizionario, semmai un discorso, in senso ora narrativo ora filosofico, possibilmente aperto, questo perché l’amore appare sempre immenso e insoluto, e, come il paese della morte, mostra, così afferma un poeta, “l’ampiezza di un cuore”. Perché l’amore tradisce ogni alfabeto conosciuto. Ciò che resta è soltanto un discorso generale, proprio sull’amore, nell’attesa di questo.

(source: Bol.com)

LOve, ben oltre l’idea del romanzo, del saggio, del trattato, del manuale, ben oltre il nome di una ragazza cui doveva essere dedicato per restituire al mondo ogni cosa di lei, è il racconto di uno scrittore, Fulvio Abbate, che custodisce e prova a mostrare una possibile “biografia” dell’amore stesso, muovendo dal giacimento del proprio vissuto. La sua attesa, la sua nascita, le sue emozioni, i suoi “attori”. E ancora, i luoghi, gli oggetti, le prime parole (anche quelle mancate), i silenzi, i tranelli, le promesse, i lutti, i baci, le illusioni, e poi, continuando, i suoi “angeli”, i suoi figli (anzi, i nostri figli), i suoi eroi, il suo ridicolo, le sue retoriche, i suoi tradimenti, le sue invettive, la sua artiglieria, le sue lettere, i suoi orgasmi, le sue docce, i suoi cimiteri, i suoi quartieri, le sue medaglie, le sue portinerie, le sue imprevedibili o perfino evidenti circostanze, le sue occorrenze di sempre, il suo catasto meraviglioso e insieme buio. Non un dizionario, semmai un discorso, in senso ora narrativo ora filosofico, possibilmente aperto, questo perché l’amore appare sempre immenso e insoluto, e, come il paese della morte, mostra, così afferma un poeta, “l’ampiezza di un cuore”. Perché l’amore tradisce ogni alfabeto conosciuto. Ciò che resta è soltanto un discorso generale, proprio sull’amore, nell’attesa di questo.

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La lotta col drago

Il drago e l’ombra sono le due forme estreme che plasmano l’universo del fantastico, l’uno espressione della tradizione della fiaba e della leggenda, incarnazione totale di forze materiali che consentono tuttavia la risposta eroica di un san Giorgio; l’altra spettro e fantasma, manifestazione interiore -eppure visibile -delle più oscure zone della psiche, contaminate da una presenza talvolta diabolica. Eppure, se si vuole ritornare al di qua dello specchio, bisogna affrontare il drago feroce, fare i conti con la propria ombra ostinata. Attraverso una nutrita antologia di testi narrativi in parte inediti in Italia, La lotta col drago ripercorre il viaggio della letteratura fantastica inglese: dalle avventure e dalle esplorazioni straordinarie del Medioevo ai territori della desolazione e dell’inconscio, della parodia e della simulazione, che assediano la cultura moderna. Nell’epico scontro tra Beowulf e il drago come in quello tragicomico tra lo Hobbit e Smog, tra le Ombre di Macdonald e le presenze diaboliche di Le Fanu e Stevenson, in mezzo ai paesaggi misteriosi evocati da Peake e da Ballard, si innalza un Paese delle Meraviglie labirintico e metaforico, dove l’incontro fatale col drago diviene l’unica certezza possibile.

Il drago e l’ombra sono le due forme estreme che plasmano l’universo del fantastico, l’uno espressione della tradizione della fiaba e della leggenda, incarnazione totale di forze materiali che consentono tuttavia la risposta eroica di un san Giorgio; l’altra spettro e fantasma, manifestazione interiore -eppure visibile -delle più oscure zone della psiche, contaminate da una presenza talvolta diabolica. Eppure, se si vuole ritornare al di qua dello specchio, bisogna affrontare il drago feroce, fare i conti con la propria ombra ostinata. Attraverso una nutrita antologia di testi narrativi in parte inediti in Italia, La lotta col drago ripercorre il viaggio della letteratura fantastica inglese: dalle avventure e dalle esplorazioni straordinarie del Medioevo ai territori della desolazione e dell’inconscio, della parodia e della simulazione, che assediano la cultura moderna. Nell’epico scontro tra Beowulf e il drago come in quello tragicomico tra lo Hobbit e Smog, tra le Ombre di Macdonald e le presenze diaboliche di Le Fanu e Stevenson, in mezzo ai paesaggi misteriosi evocati da Peake e da Ballard, si innalza un Paese delle Meraviglie labirintico e metaforico, dove l’incontro fatale col drago diviene l’unica certezza possibile.

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La Lista: Il Ricatto Alla Repubblica Di Massimo Carminati

Luglio 1999: Massimo Carminati svuota il caveau della banca all’interno della città giudiziaria di Roma. Un’azione spettacolare: un commando riesce a saccheggiare in tutta calma alcune delle cassette di sicurezza della banca più sorvegliata d’Italia, senza sparare, senza forzare neppure un lucchetto, senza far scattare il doppio sistema d’allarme. Un colpo da 18 miliardi, ma Carminati, allora sotto processo per l’omicidio Pecorelli, non cerca i soldi. Ha in mano una lista di 147 cassette di sicurezza di magistrati, avvocati, funzionari alcuni connessi con i più grandi misteri d’Italia: dalla strage di Bologna alla P2, dal delitto Pasolini all’omicidio Pecorelli, dalla Banda della Magliana a Cosa nostra. Diciotto anni dopo, Lirio Abbate ha trovato le prove dell’esistenza di questa lista e racconta chi erano i derubati e come Carminati è riuscito a impossessarsi di documenti scottanti per ricattare magistrati. Perché il colpo al caveau segna nella storia criminale di Roma un cambio di marcia irreversibile, per i modi con i quali viene messo a segno, i risultati ottenuti e il movente: un grande ricatto allo Stato e alla Giustizia. C’è un filo nero che riconduce tutte le vittime del colpo a delitti, stragi, poteri occulti e misteri ancora aperti in una spy story alla romana, dove i protagonisti assomigliano a personaggi della commedia all’italiana: Gnappa, il Mago delle vedove, il Mostro, il Prete, Mollica, Sbirulino e il Cassiere. E invece è una realtà che va raccontata per la valenza simbolica del luogo violato e per l’inquietante capacità di penetrazione corruttiva che può arrivare fin dentro le istituzioni. Confermando ancora una volta che sul ricatto si fondano molte storie politiche del nostro Paese.
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### Sinossi
Luglio 1999: Massimo Carminati svuota il caveau della banca all’interno della città giudiziaria di Roma. Un’azione spettacolare: un commando riesce a saccheggiare in tutta calma alcune delle cassette di sicurezza della banca più sorvegliata d’Italia, senza sparare, senza forzare neppure un lucchetto, senza far scattare il doppio sistema d’allarme. Un colpo da 18 miliardi, ma Carminati, allora sotto processo per l’omicidio Pecorelli, non cerca i soldi. Ha in mano una lista di 147 cassette di sicurezza di magistrati, avvocati, funzionari alcuni connessi con i più grandi misteri d’Italia: dalla strage di Bologna alla P2, dal delitto Pasolini all’omicidio Pecorelli, dalla Banda della Magliana a Cosa nostra. Diciotto anni dopo, Lirio Abbate ha trovato le prove dell’esistenza di questa lista e racconta chi erano i derubati e come Carminati è riuscito a impossessarsi di documenti scottanti per ricattare magistrati. Perché il colpo al caveau segna nella storia criminale di Roma un cambio di marcia irreversibile, per i modi con i quali viene messo a segno, i risultati ottenuti e il movente: un grande ricatto allo Stato e alla Giustizia. C’è un filo nero che riconduce tutte le vittime del colpo a delitti, stragi, poteri occulti e misteri ancora aperti in una spy story alla romana, dove i protagonisti assomigliano a personaggi della commedia all’italiana: Gnappa, il Mago delle vedove, il Mostro, il Prete, Mollica, Sbirulino e il Cassiere. E invece è una realtà che va raccontata per la valenza simbolica del luogo violato e per l’inquietante capacità di penetrazione corruttiva che può arrivare fin dentro le istituzioni. Confermando ancora una volta che sul ricatto si fondano molte storie politiche del nostro Paese.

Luglio 1999: Massimo Carminati svuota il caveau della banca all’interno della città giudiziaria di Roma. Un’azione spettacolare: un commando riesce a saccheggiare in tutta calma alcune delle cassette di sicurezza della banca più sorvegliata d’Italia, senza sparare, senza forzare neppure un lucchetto, senza far scattare il doppio sistema d’allarme. Un colpo da 18 miliardi, ma Carminati, allora sotto processo per l’omicidio Pecorelli, non cerca i soldi. Ha in mano una lista di 147 cassette di sicurezza di magistrati, avvocati, funzionari alcuni connessi con i più grandi misteri d’Italia: dalla strage di Bologna alla P2, dal delitto Pasolini all’omicidio Pecorelli, dalla Banda della Magliana a Cosa nostra. Diciotto anni dopo, Lirio Abbate ha trovato le prove dell’esistenza di questa lista e racconta chi erano i derubati e come Carminati è riuscito a impossessarsi di documenti scottanti per ricattare magistrati. Perché il colpo al caveau segna nella storia criminale di Roma un cambio di marcia irreversibile, per i modi con i quali viene messo a segno, i risultati ottenuti e il movente: un grande ricatto allo Stato e alla Giustizia. C’è un filo nero che riconduce tutte le vittime del colpo a delitti, stragi, poteri occulti e misteri ancora aperti in una spy story alla romana, dove i protagonisti assomigliano a personaggi della commedia all’italiana: Gnappa, il Mago delle vedove, il Mostro, il Prete, Mollica, Sbirulino e il Cassiere. E invece è una realtà che va raccontata per la valenza simbolica del luogo violato e per l’inquietante capacità di penetrazione corruttiva che può arrivare fin dentro le istituzioni. Confermando ancora una volta che sul ricatto si fondano molte storie politiche del nostro Paese.
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### Sinossi
Luglio 1999: Massimo Carminati svuota il caveau della banca all’interno della città giudiziaria di Roma. Un’azione spettacolare: un commando riesce a saccheggiare in tutta calma alcune delle cassette di sicurezza della banca più sorvegliata d’Italia, senza sparare, senza forzare neppure un lucchetto, senza far scattare il doppio sistema d’allarme. Un colpo da 18 miliardi, ma Carminati, allora sotto processo per l’omicidio Pecorelli, non cerca i soldi. Ha in mano una lista di 147 cassette di sicurezza di magistrati, avvocati, funzionari alcuni connessi con i più grandi misteri d’Italia: dalla strage di Bologna alla P2, dal delitto Pasolini all’omicidio Pecorelli, dalla Banda della Magliana a Cosa nostra. Diciotto anni dopo, Lirio Abbate ha trovato le prove dell’esistenza di questa lista e racconta chi erano i derubati e come Carminati è riuscito a impossessarsi di documenti scottanti per ricattare magistrati. Perché il colpo al caveau segna nella storia criminale di Roma un cambio di marcia irreversibile, per i modi con i quali viene messo a segno, i risultati ottenuti e il movente: un grande ricatto allo Stato e alla Giustizia. C’è un filo nero che riconduce tutte le vittime del colpo a delitti, stragi, poteri occulti e misteri ancora aperti in una spy story alla romana, dove i protagonisti assomigliano a personaggi della commedia all’italiana: Gnappa, il Mago delle vedove, il Mostro, il Prete, Mollica, Sbirulino e il Cassiere. E invece è una realtà che va raccontata per la valenza simbolica del luogo violato e per l’inquietante capacità di penetrazione corruttiva che può arrivare fin dentro le istituzioni. Confermando ancora una volta che sul ricatto si fondano molte storie politiche del nostro Paese.

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La lista

Luglio 1999: Massimo Carminati svuota il caveau della banca all’interno della città giudiziaria di Roma. Un’azione spettacolare: un commando riesce a saccheggiare in tutta calma alcune delle cassette di sicurezza della banca più sorvegliata d’Italia, senza sparare, senza forzare neppure un lucchetto, senza far scattare il doppio sistema d’allarme. Un colpo da 18 miliardi, ma Carminati, allora sotto processo per l’omicidio Pecorelli, non cerca i soldi. Ha in mano una lista di 147 cassette di sicurezza di magistrati, avvocati, funzionari alcuni connessi con i più grandi misteri d’Italia: dalla strage di Bologna alla P2, dal delitto Pasolini all’omicidio Pecorelli, dalla Banda della Magliana a Cosa nostra. Diciotto anni dopo, Lirio Abbate ha trovato le prove dell’esistenza di questa lista e racconta chi erano i derubati e come Carminati è riuscito a impossessarsi di documenti scottanti per ricattare magistrati. Perché il colpo al caveau segna nella storia criminale di Roma un cambio di marcia irreversibile, per i modi con i quali viene messo a segno, i risultati ottenuti e il movente: un grande ricatto allo Stato e alla Giustizia. C’è un filo nero che riconduce tutte le vittime del colpo a delitti, stragi, poteri occulti e misteri ancora aperti in una spy story alla romana, dove i protagonisti assomigliano a personaggi della commedia all’italiana: Gnappa, il Mago delle vedove, il Mostro, il Prete, Mollica, Sbirulino e il Cassiere. E invece è una realtà che va raccontata per la valenza simbolica del luogo violato e per l’inquietante capacità di penetrazione corruttiva che può arrivare fin dentro le istituzioni. Confermando ancora una volta che sul ricatto si fondano molte storie politiche del nostro Paese.

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Luglio 1999: Massimo Carminati svuota il caveau della banca all’interno della città giudiziaria di Roma. Un’azione spettacolare: un commando riesce a saccheggiare in tutta calma alcune delle cassette di sicurezza della banca più sorvegliata d’Italia, senza sparare, senza forzare neppure un lucchetto, senza far scattare il doppio sistema d’allarme. Un colpo da 18 miliardi, ma Carminati, allora sotto processo per l’omicidio Pecorelli, non cerca i soldi. Ha in mano una lista di 147 cassette di sicurezza di magistrati, avvocati, funzionari alcuni connessi con i più grandi misteri d’Italia: dalla strage di Bologna alla P2, dal delitto Pasolini all’omicidio Pecorelli, dalla Banda della Magliana a Cosa nostra. Diciotto anni dopo, Lirio Abbate ha trovato le prove dell’esistenza di questa lista e racconta chi erano i derubati e come Carminati è riuscito a impossessarsi di documenti scottanti per ricattare magistrati. Perché il colpo al caveau segna nella storia criminale di Roma un cambio di marcia irreversibile, per i modi con i quali viene messo a segno, i risultati ottenuti e il movente: un grande ricatto allo Stato e alla Giustizia. C’è un filo nero che riconduce tutte le vittime del colpo a delitti, stragi, poteri occulti e misteri ancora aperti in una spy story alla romana, dove i protagonisti assomigliano a personaggi della commedia all’italiana: Gnappa, il Mago delle vedove, il Mostro, il Prete, Mollica, Sbirulino e il Cassiere. E invece è una realtà che va raccontata per la valenza simbolica del luogo violato e per l’inquietante capacità di penetrazione corruttiva che può arrivare fin dentro le istituzioni. Confermando ancora una volta che sul ricatto si fondano molte storie politiche del nostro Paese.

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Lieto evento

Trent’anni, innamorati, un piccolo appartamento nel Marais di Parigi, Barbara e Nicolas sono una coppia bella, libera e felice. Ma Barbara resta incinta e, di colpo, tutto cambia. Prima il corpo che si gonfia e si deforma, le nausee e i malesseri. Poi la vita completamente sconvolta dall’arrivo di Léa, piccola creatura dispotica e manipolatrice. Niente più viaggi in paesi esotici, basta con le serate mondane, sfumate le ambizioni professionali. Quella giovane donna moderna ed emancipata si ritrova imprigionata nel più tradizionale e arcaico dei ruoli femminili: quello di madre. Nessuno l’aveva preparata a questo e, mentre la sua relazione con Nicolas comincia a sgretolarsi, Barbara giungerà a provare un sentimento di rifiuto nei confronti della figlia che l’ha privata della sua vita di un tempo. Violento, sincero, impudico, questo romanzo infrange i tabù sull’essere madre tracciando del “lieto evento” un quadro molto lontano da quello idilliaco che la società tende ancora a imporre.

Trent’anni, innamorati, un piccolo appartamento nel Marais di Parigi, Barbara e Nicolas sono una coppia bella, libera e felice. Ma Barbara resta incinta e, di colpo, tutto cambia. Prima il corpo che si gonfia e si deforma, le nausee e i malesseri. Poi la vita completamente sconvolta dall’arrivo di Léa, piccola creatura dispotica e manipolatrice. Niente più viaggi in paesi esotici, basta con le serate mondane, sfumate le ambizioni professionali. Quella giovane donna moderna ed emancipata si ritrova imprigionata nel più tradizionale e arcaico dei ruoli femminili: quello di madre. Nessuno l’aveva preparata a questo e, mentre la sua relazione con Nicolas comincia a sgretolarsi, Barbara giungerà a provare un sentimento di rifiuto nei confronti della figlia che l’ha privata della sua vita di un tempo. Violento, sincero, impudico, questo romanzo infrange i tabù sull’essere madre tracciando del “lieto evento” un quadro molto lontano da quello idilliaco che la società tende ancora a imporre.

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Il libro del Servizio Segreto

In letteratura, le discussioni su chi sia stato ad avere per primo una certa idea sono sempre oziose e meschine. E’ il trattamento dell’idea, che conta (e questo dipende dallo scrittore); mentre sono poi le circostanze, la fortuna, a portarla al successo. Detto questo, e senza voler togliere nulla agli attuali fortunatissimi specialisti del romanzo e del racconto spionistico, occorre ricordare che, anche qui, la fantascienza era arrivata per prima. La figura dell’agente speciale o segreto che sia, armato di avveniristiche armi e incaricato di improbabili missioni, compare nella f.s. anni e anni prima di 007 e delle sue imitazioni. I racconti qui riuniti – tutti recentissimi – a cominciare da quello di Asimov – non rappresentano quindi un “adeguamento” alla moda del giorno, ma sono al contrario la conferma di quello che è sempre stato uno dei più brillanti e spettacolari filoni della fantascienza.
L’AGENTE E IL PROFESSORE The key (1966) ISAAC ASIMOV
“Z” COME ZEBRA Able to Zebra (1953) WILSON TUCKER
AGENTE WENTWORTH: INVASIONE RESPINTA The ultra man (1966) A. E. VAN VOGT
AGENTE MICHELSON: OPERAZIONE MICRONESIA Delivery tube (1966) JOSEPH P. MARTINO
F.B.I. NON RISPONDE Holy quarrel (1966) PHILIP K. DICK

In letteratura, le discussioni su chi sia stato ad avere per primo una certa idea sono sempre oziose e meschine. E’ il trattamento dell’idea, che conta (e questo dipende dallo scrittore); mentre sono poi le circostanze, la fortuna, a portarla al successo. Detto questo, e senza voler togliere nulla agli attuali fortunatissimi specialisti del romanzo e del racconto spionistico, occorre ricordare che, anche qui, la fantascienza era arrivata per prima. La figura dell’agente speciale o segreto che sia, armato di avveniristiche armi e incaricato di improbabili missioni, compare nella f.s. anni e anni prima di 007 e delle sue imitazioni. I racconti qui riuniti – tutti recentissimi – a cominciare da quello di Asimov – non rappresentano quindi un “adeguamento” alla moda del giorno, ma sono al contrario la conferma di quello che è sempre stato uno dei più brillanti e spettacolari filoni della fantascienza.
L’AGENTE E IL PROFESSORE The key (1966) ISAAC ASIMOV
“Z” COME ZEBRA Able to Zebra (1953) WILSON TUCKER
AGENTE WENTWORTH: INVASIONE RESPINTA The ultra man (1966) A. E. VAN VOGT
AGENTE MICHELSON: OPERAZIONE MICRONESIA Delivery tube (1966) JOSEPH P. MARTINO
F.B.I. NON RISPONDE Holy quarrel (1966) PHILIP K. DICK

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Il libro del domani

Tamara non ha mai dovuto preoccuparsi del futuro. Per lo meno, fino a quando una tragedia impensabile cambia per sempre la sua vita: il suicidio del padre non lascia dietro di sé che dolore, incredulità e una lunga lista di debiti. La ragazza e sua madre, senza più un soldo, sono obbligate a trasferirsi in campagna, nella contea di Meath. Qui, nel corso di lunghe passeggiate solitarie alle rovine del castello di Kilsaney, Tamara si imbatte in una bizzarra biblioteca ambulante, gestita da Marcus, un ragazzo bello e misterioso. Tra le pile di vecchi libri ce n’è uno, in particolare, che la attrae: non ha autore né titolo e le sue pagine sono tutte bianche, ma sembra possedere un incredibile potere. Quello di svelare ciò che ancora deve accadere. Una storia commovente e delicata che insegna a credere nel destino e nella forza sorprendente dei sogni.
(source: Bol.com)

Tamara non ha mai dovuto preoccuparsi del futuro. Per lo meno, fino a quando una tragedia impensabile cambia per sempre la sua vita: il suicidio del padre non lascia dietro di sé che dolore, incredulità e una lunga lista di debiti. La ragazza e sua madre, senza più un soldo, sono obbligate a trasferirsi in campagna, nella contea di Meath. Qui, nel corso di lunghe passeggiate solitarie alle rovine del castello di Kilsaney, Tamara si imbatte in una bizzarra biblioteca ambulante, gestita da Marcus, un ragazzo bello e misterioso. Tra le pile di vecchi libri ce n’è uno, in particolare, che la attrae: non ha autore né titolo e le sue pagine sono tutte bianche, ma sembra possedere un incredibile potere. Quello di svelare ciò che ancora deve accadere. Una storia commovente e delicata che insegna a credere nel destino e nella forza sorprendente dei sogni.
(source: Bol.com)

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Il levantino

Per allestire un intrigo internazionale, come Alfred Hitchcock ha dimostrato, bastano due ingredienti: un’ambientazione esotica – oppure familiare, ma che da un momento all’altro appare sinistra – e un protagonista innocente, preso in un gioco più grande di lui, e potenzialmente mortale. Poi ognuno deve aggiungere, se lo ritiene, un tocco personale, e quello di Ambler consiste da sempre in una sbalorditiva capacità di entrare in uno scenario turbolento e indecifrabile – i Balcani nella “Maschera di Dimitrios”, il Medio Oriente qui – tracciandone un disegno destinato a durare nel tempo. Così, con la vicenda di Michael Howell, anonimo armatore con passaporto inglese e sangue armeno, greco e siriano nelle vene, che un gruppo di guerriglieri palestinesi cerca di coinvolgere nel progetto di un bombardamento notturno di Tel Aviv, Ambler mantiene ancora una volta le promesse: in duecentosettanta pagine di azione, complotti e suspense, prendendo alla gola il lettore lo aiuta a orientarsi in un mondo che ancora oggi le corrispondenze di giornali e televisioni non riescono a raccontare – almeno non con questo smalto.

Per allestire un intrigo internazionale, come Alfred Hitchcock ha dimostrato, bastano due ingredienti: un’ambientazione esotica – oppure familiare, ma che da un momento all’altro appare sinistra – e un protagonista innocente, preso in un gioco più grande di lui, e potenzialmente mortale. Poi ognuno deve aggiungere, se lo ritiene, un tocco personale, e quello di Ambler consiste da sempre in una sbalorditiva capacità di entrare in uno scenario turbolento e indecifrabile – i Balcani nella “Maschera di Dimitrios”, il Medio Oriente qui – tracciandone un disegno destinato a durare nel tempo. Così, con la vicenda di Michael Howell, anonimo armatore con passaporto inglese e sangue armeno, greco e siriano nelle vene, che un gruppo di guerriglieri palestinesi cerca di coinvolgere nel progetto di un bombardamento notturno di Tel Aviv, Ambler mantiene ancora una volta le promesse: in duecentosettanta pagine di azione, complotti e suspense, prendendo alla gola il lettore lo aiuta a orientarsi in un mondo che ancora oggi le corrispondenze di giornali e televisioni non riescono a raccontare – almeno non con questo smalto.

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Lettere dalla Kirghisia

“Cari amici, non sono venuto in Kirghisia per mia volontà o per trascorrere le ferie, ma per caso. Improvvisamente ho assistito al miracolo di una società nascente, a misura d’uomo, dove ognuno sembra poter gestire il proprio destino e la serenità permanente non è un’utopia, ma un bene reale e comune. Qui sembra essere accaduto tutto ciò che negli altri Paesi del mondo, da secoli, non riesce ad accadere. Arrivando in Kirghisia, ho avuto la sensazione di ‘tornare’ in un Paese nel quale in realtà non ero mai stato. Forse perché da sempre sognavo che esistesse. Il mio strano ‘ritorno’ in questo meraviglioso Paese, è accaduto dunque casualmente. Per ragioni tecniche, l’aereo sul quale viaggiavo ha dovuto fare scalo due giorni nella capitale. In ogni settore, pubblico e privato, non si lavora più di tre ore al giorno, a pieno stipendio, con la riserva di un’eventuale ora di straordinario. Le rimanenti 20 o 21 ore della giornata vengono dedicate al sonno, al cibo, alla creatività, all’amore, alla vita, a se stessi, ai propri figli e ai propri simili…” (prima lettera dalla Kirghisia). Regista e scrittore, Silvano Agosti narra in questo libro, a metà tra reportage e testo utopico, il miracolo di una società a misura d’uomo.
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“Cari amici, non sono venuto in Kirghisia per mia volontà o per trascorrere le ferie, ma per caso. Improvvisamente ho assistito al miracolo di una società nascente, a misura d’uomo, dove ognuno sembra poter gestire il proprio destino e la serenità permanente non è un’utopia, ma un bene reale e comune. Qui sembra essere accaduto tutto ciò che negli altri Paesi del mondo, da secoli, non riesce ad accadere. Arrivando in Kirghisia, ho avuto la sensazione di ‘tornare’ in un Paese nel quale in realtà non ero mai stato. Forse perché da sempre sognavo che esistesse. Il mio strano ‘ritorno’ in questo meraviglioso Paese, è accaduto dunque casualmente. Per ragioni tecniche, l’aereo sul quale viaggiavo ha dovuto fare scalo due giorni nella capitale. In ogni settore, pubblico e privato, non si lavora più di tre ore al giorno, a pieno stipendio, con la riserva di un’eventuale ora di straordinario. Le rimanenti 20 o 21 ore della giornata vengono dedicate al sonno, al cibo, alla creatività, all’amore, alla vita, a se stessi, ai propri figli e ai propri simili…” (prima lettera dalla Kirghisia). Regista e scrittore, Silvano Agosti narra in questo libro, a metà tra reportage e testo utopico, il miracolo di una società a misura d’uomo.
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