40273–40288 di 62912 risultati

La mia sexy estate greca

La mia sexy estate greca.Un’estate su un’isola greca è proprio quello di cui Cara Sokol ha bisogno per riaccendere la sua vita sessuale inesistente. Ma il sesso sulla spiaggia è stato solo l’inizio. Dopo aver messo gli occhi su Yannis Petrides e sui suoi addominali scolpiti, infatti, Cara ha deciso di assecondare in ogni modo l’attrazione che prova per lui e Yannis ne sembra felice, sebbene lei stia nascondendo più di un de-siderio bollente.
Senza controllo. La Eros Vacations presenta: castelli, letteratura e… sesso rovente! Gli ospiti, trasportati nelle lussuose dimore, sanno che oltre alla storia c’è sempre un’avventura pronta a sorprenderli. Sia Roxie Stanley sia Dougal Lockhart hanno i loro motivi per questo tipo di vacanza. Lei vuole spiare la concorrenza, lui scovare un malvivente. Ma alla fine entrambi non riescono a far altro che pensare al… sesso. Proibito, sfrenato e senza controllo!
**
### Sinossi
La mia sexy estate greca.Un’estate su un’isola greca è proprio quello di cui Cara Sokol ha bisogno per riaccendere la sua vita sessuale inesistente. Ma il sesso sulla spiaggia è stato solo l’inizio. Dopo aver messo gli occhi su Yannis Petrides e sui suoi addominali scolpiti, infatti, Cara ha deciso di assecondare in ogni modo l’attrazione che prova per lui e Yannis ne sembra felice, sebbene lei stia nascondendo più di un de-siderio bollente.
Senza controllo. La Eros Vacations presenta: castelli, letteratura e… sesso rovente! Gli ospiti, trasportati nelle lussuose dimore, sanno che oltre alla storia c’è sempre un’avventura pronta a sorprenderli. Sia Roxie Stanley sia Dougal Lockhart hanno i loro motivi per questo tipo di vacanza. Lei vuole spiare la concorrenza, lui scovare un malvivente. Ma alla fine entrambi non riescono a far altro che pensare al… sesso. Proibito, sfrenato e senza controllo!

Mia per sempre

Si chiamano Anna, Chiara, Stefania, Tiziana,
Rita, Enza, Serena¿ e l’elenco potrebbe continuare
a lungo. Solo nel 2012, in Italia, sono
state 120 le donne uccise dal proprio ex, senza
contare quelle scomparse e di cui non si
hanno più notizie.
L’omicidio all’interno della coppia non è un
fenomeno nuovo, ma rispetto al passato a colpire
è la tragica escalation nel numero e nella
ferocia, e il fatto che le vittime sono quasi
tutte donne.
Cinzia Tani affronta una delle più drammatiche
emergenze del nostro tempo raccontando
alcuni tra gli ultimi e più efferati delitti,
ma soprattutto scavando alle radici del
problema, nel tentativo di fare giustizia (con
l’aiuto di criminologi, psicologi e magistrati)
dei tanti luoghi comuni con i quali si tende
a mascherare il fatto che le donne devono
ancora misurarsi con una violenza di genere
che le conquiste sociali non sono riuscite
a debellare. Chiamare questi delitti ”passionali
” o ”della gelosia”, frutto di un accesso
di rabbia o di un momento di ”blackout”, sostiene
l’autrice, significa solo cercare alibi per
gli assassini. Invece, di solito l’uccisione della
donna avviene dopo un lungo periodo di
minacce, intimidazioni, violenze psicologiche
e fisiche, e la furia omicida si scatena
quando, verificata la loro inutilità, l’uomo avverte
il pericolo di essere abbandonato e di
trovarsi solo.
Ma non è la paura di perdere l’amore ad armare
la mano del maschio e a rivolgerla contro
la donna con cui spesso ha vissuto per
anni, bensì un folle desiderio di possesso, un
delirio di onnipotenza, per scongiurare una
ferita narcisistica che, diversamente, non saprebbe
sopportare.
Eppure, spiega Cinzia Tani, una via d’uscita
per tutte le donne che si sentono minacciate
esiste: consultando specialisti già alle prime
avvisaglie di comportamenti troppo aggressivi
da parte del partner, e denunciando le
violenze subite, perché il silenzio non diventi
un modo per permettere a maschi deboli e
vigliacchi di poter gridare sempre più forte:
”Sarai mia per sempre”.

(source: Bol.com)

Mia moglie e io

Questo romanzo ha il passo di una ballata dolente. È la storia grottesca di un giovane uomo senza nome e dall’identità messa a dura prova dalla mancanza di lavoro, e dunque di realizzazione personale. Una mancanza che rischia di annientarlo totalmente fino a quando il protagonista si inventa un mestiere, una forma esistenzialista di anti-rivoluzione contro il mondo: insieme alla moglie mette in scena atti efferati, interpreta diversi cadaveri girando cortometraggi che gli possano dare un giorno una parossistica notorietà:“Mia moglie e io presentiamo a registi, produttori, costumisti e scenografi immagini artistiche di morti di morte violenta. Mettiamo in scena cadaveri imperturbabili con maniacale perizia”.Con il ritmo di un montaggio alternato il protagonista intervalla a questa attività, quasi maniacale, una serie di impieghi temporanei: esperienze da manovale, da commesso libraio e da orientatore esperite da un anti-eroe contemporaneo con sovrumano impegno e ossessiva epicità. La storia incede con un humor nero che informa e deforma mentre la danza che si svolge tra il protagonista e la propria sconfitta, la depressione, assume di volta in volta sembianze diverse: “Le trame vivono di rimandi correndo attraverso legami tra persone in conflitto, ma quando il duello si è disputato all’interno di un unico corpo, la storia può solo intonare un lamento sordo e inumano”. Il controcanto di una tale lotta per la sopravvivenza è la dolcissima storia d’amore con la moglie, sua anima complementare. Speculativo lui, pragmatica lei; astrattamente furioso l’eroe, altrettanto dialogante l’amata che pur essendo precaria, insegnante di scuola media, dimostra al marito la possibilità di salvezza.

Mia madre è un fiume

Un esordio stupefacente, che segna la scoperta di una scrittrice dallo stile magistrale. Il racconto poetico e indimenticabile di un “amore andato storto da subito” tra una madre e una figlia.
Una donna, ormai anziana, mostra i primi segni della malattia che le toglie i ricordi, l’identità, il senso stesso dell’esistenza. È tempo per la figlia di prendersi cura di lei e aiutarla a ricostruire la sua storia, la loro storia. Inizia così il racconto quotidiano di piccoli e grandi avvenimenti, a partire dalla nascita della mamma, Esperia, e delle sue cinque sorelle, nate da un reduce tornato comunista dalla Grande Guerra e da una contadina dritta ed elegante, malgrado le fatiche della campagna, degli animali e della casa. I fili delle loro esistenze si svolgono dagli anni Quaranta fino ai nostri giorni, in un Abruzzo “luminoso e aspro”, che affiora tra le pagine quasi fosse una terra mitologica e lontana. Giorno dopo giorno sfilano i personaggi della famiglia, gli abitanti del piccolo paesino ancora senza acqua né luce; personaggi talmente legati a una terra avara, da tollerare a malapena trasferimenti a breve distanza – la ricerca di un lavoro, l’occasione di poter frequentare una scuola “in città” – partenze che si trasformano in vere emigrazioni con il solo scopo del ritorno. Sono ricordi dolcissimi e crudeli, pieni di vita e di verità, che ricostruiscono la storia di un rapporto e di un’Italia apparentemente così lontana eppure ancora presente nella storia di ognuno di noi.

La mia lotta (2)

Dalla morte alla vita. Dall’essere figlio all’essere padre. È questo il passaggio compiuto da Karl Ove Knausgård nel secondo episodio di La mia lotta. Lasciato alle spalle il triste ricordo paterno, Knausgård si apre alla gioia di una famiglia tutta sua, di una nuova vita in Svezia – in una cultura così vicina e tuttavia così lontana da quella norvegese -, accanto alla seconda moglie, Linda, e ai loro tre bambini. Cambia lo scenario, ma per Knausgård la lotta non è certo finita: per quanto desiderata e ricca d’amore, infatti, la vita di coppia rappresenta una dura sfida quotidiana, la continua ricerca di un equilibrio tra le proprie esigenze e quelle dell’altro, tra il bisogno di condividere e la difesa dei propri spazi e dei propri silenzi, l’urgenza di restare fedeli a se stessi. Agli affanni dell’uomo si unisce il misto di slancio e frustrazione dello scrittore, che sperimenta ogni giorno il faticoso rapporto di odio-amore con la propria arte, nei confronti della quale si sente sempre dolorosamente inadeguato, ma da cui non riesce a staccarsi. E ancora una volta, accettando di abbandonarsi all’impetuoso fiume di parole di Knausgård, non si può non restare affascinati dalla potenza e dalla crudeltà di uno strumento quale è la scrittura, capace di andare al fondo dell’essere umano, mettendone coraggiosamente a nudo le più nobili ricchezze e le più misere meschinità.

La mia Londra

Simonetta Agnello arriva sola a Londra nel settembre 1963 – a tre ore da Palermo, è in un altro mondo. La città le appare subito come un luogo di riti e di magie: la coda nella fila degli aliens al controllo passaporti; l’autostrada sopraelevata diventa un tappeto volante. La paura di non capire e di non essere accettata forza impietosa il passaggio dall’adolescenza alla maturità. Diventa Mrs. Hornby. Ha due figli. Tutta una vita come inglese e come siciliana. Ora Simonetta Agnello Hornby può riannodare i fili della memoria e accompagnare il lettore nei piccoli musei poco noti, a passeggio nei parchi, nella amatissima casa di Dulwich, nel fascinoso appartamento di Westminster, nella City e a Brixton, dove lei ha esercitato la professione di avvocato; al contempo, cattura l’anima della sua Londra, profondamente tollerante e democratica, che offre a gente di tutte le etnie la possibilità di lavorare. Racconto di racconti e personalissima guida alla città, questo libro è un inno a una Londra che continua a crescere e cambiare: ogni marea del Tamigi porta qualcosa o qualcuno di nuovo per farci pensare e ripensare. Gioca in tal senso un ruolo formidabile la scoperta di Samuel Johnson, un intellettuale che vi arrivò a piedi, ventisettenne, alla ricerca di lavoro; compilò il primo dizionario inglese ed è considerato il padre dell’illuminismo inglese. Johnson appare negli studi che Tomasi di Lampedusa – ancora una volta il nodo fra Londra e Palermo – dedicò alla letteratura inglese, con un suo celebre adagio che qui suona motto esistenziale, filtro di nuova esperienza: ‘Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco anche di vivere’

(source: Bol.com)

Mia cugina Rachele

Cornovaglia, metà Ottocento. Rimasto orfano a diciotto mesi, dopo la morte improvvisa dei genitori, Philip Ashley viene cresciuto dal cugino Ambrose, uno scapolo impenitente e non privo di una buona dose di misoginia. Per anni il loro ménage familiare scorre sereno e tranquillo e vano risulta qualsiasi tentativo da parte di amici e conoscenti di spingere Ambrose verso le gioie domestiche del matrimonio. Grande è, perciò, lo stupore di Philip nel ricevere una lettera da Firenze, dove da qualche anno Ambrose si reca a svernare per motivi di salute, in cui il cugino gli comunica di aver sposato una lontana parente, la cugina Rachele, vedova di un nobile italiano che è stato ucciso in un duello, lasciandola con un mucchio di debiti e una grande villa vuota. Quando le lettere di Ambrose dall’Italia assumono i toni sempre più confusi e drammatici di un uomo spaventato, lo sconcerto di Philip si trasforma in un’apprensione tale da spingerlo a raggiungere al più presto la città toscana. A Firenze, però, lo aspetta un’amara realtà: Ambrose è deceduto in seguito a un male che lo ha consumato in breve tempo, e Rachele è partita subito dopo il funerale, chiudendo la villa e portando via con sé tutti gli effetti personali del defunto. Rientrato in Cornovaglia, Philip si macera nell’odio nei confronti della cugina Rachele, che si figura come una creatura grottesca e mostruosa capace, davanti al corpo di Ambrose, di afferrare le sue cose, infilare tutto nei bauli e sgusciare via col fare di un serpente. Ma ogni certezza vacilla quando Rachele giunge all’improvviso in Cornovaglia per restituire a Philip gli averi di Ambrose. Intenzionato ad accoglierla con freddo cinismo, se non con aperta ostilità, il giovane si ritrova, turbato e stupefatto, dinanzi a una donna molto diversa da quella che ha agitato le sue veglie e i suoi sogni per mesi. Ma chi si cela, davvero, dietro quella affascinante vedova dai lineamenti belli e regolari e dagli occhi grandi? Una donna che ha perduto l’uomo che amava o una potenziale assassina a caccia di denaro? Con Mia cugina Rachele Daphne du Maurier, maestra indiscussa di suspense, torna alle sinistre ed eccitanti atmosfere di Rebecca, la prima moglie, consegnando al lettore un romanzo dal ritmo serrato che, attraverso personaggi magistralmente descritti, dipana la sua trama in un crescendo di inquietudine. ”Sin dalla prima pagina il lettore si trova nell’oscura e malinconica atmosfera di Rebecca, La prima moglie”. The New York Times

(source: Bol.com)

Mi vivi dentro

Sei mesi fa non ci avrei scommesso un centesimo. Invece ce l’abbiamo fatta. Siamo qui, siamo vivi, siamo una famiglia. Tutto comincia alle sei di mattina, in radio, dove due giornalisti assonnati si danno il turno. Lui sta cercando di svegliarsi con un caffè, lei sta correndo a casa dopo aver lavorato tutta la notte. E succede che nella fretta i due scambiano per errore i loro cellulari. Si rivedono qualche ora più tardi e da un dialogo quasi surreale nasce un invito al cinema, poi a una mostra, un aperitivo, una gita in montagna. Francesca è bassina, impertinente, ha i capelli biondi arruffati e due occhioni blu che illuminano il mondo. È una forza della natura, sempre in movimento, sempre allegra: per questo la chiamano Wondy, da Wonder Woman. Alessandro è scherzoso e un po’ goffo, si lascia travolgere da Francesca e dall’amore che presto li lega. Con lei, giorno dopo giorno impara a vivere pienamente ogni emozione, a non arretrare di fronte alle difficoltà. E così, insieme, con una forza di volontà che somiglia a un superpotere, si troveranno a combattere la più terribile delle battaglie, quella che non si può vincere. Ma anche dopo la morte sono tante le cose che restano: due figli, un gatto, un bonsai, tanti amici e, soprattutto, una straordinaria capacità di assorbire gli urti senza rompersi mai. Anzi, guardando sempre avanti, col sorriso sulle labbra. Non è una favola, quella di Alessandro e di Wondy. È però una storia piena di speranza, di amore, di attaccamento alla vita; un inno alla resilienza, quella da esercitare quotidianamente. Perché le storie più belle non hanno il lieto fine: semplicemente non finiscono. #MiViviDentro ‘Mi vivi dentro è una storia d’amore in cui è facile riconoscersi. Perché è una storia normale. Interrotta troppo presto. Dall”evento’ che non avevi pianificato, sempre che la vita si possa programmare’ – Carlo Baroni, “Corriere della sera”

(source: Bol.com)

Mi spezzo ma non m’impiego

Li chiamano lavoratori precari e invece sono turisti instancabili, viaggiatori sempre pronti a partire per una nuova eccitante vacanza dalla disoccupazione. Sono i lavoratori ‘atipici’, diventati ormai cosí tanti da potersi considerare i piú tipici tra i lavoratori in circolazione. Sono gli ex co.co.co, i neo co.pro, le Partite Iva, gli interinali, i tempi determinati. Sono trentenni che vivono come adolescenti tra altri adolescenti, ragazze che nascondono la gravidanza per non perdere il lavoro, uomini e donne non piú giovani che finiscono in un call center a dire ‘Buongiorno sono Marco’.
Per la prima volta in un libro il pianeta precario raccontato in tutte le sue sfaccettature e le sue contraddizioni. Un pianeta in cui abita una generazione pronta a tutto, rassegnata a dormire ogni notte con la valigia sotto il letto.

(source: Bol.com)

Mi riconosci

Mi riconosci è la storia di un’amicizia. Uno scrittore maturo e uno scrittore giovane hanno camminato in equilibrio sul filo di un’intesa trasognata e terrena. L’hanno fatto senza rete, tenendosi d’occhio. Insieme sono riusciti a guardare dentro il mistero delle parole. Per un tempo più o meno lungo sono stati amici, come possono esserlo uno scrittore maturo che ama l’impertinenza dei giovani e uno scrittore giovane più incline a proteggere che a essere protetto. Poi un giorno arriva la malattia, e la corda su cui camminavano comincia a tremare. È in quel momento, quando il filo lascia cadere il più vecchio, che il giovane comincia a raccontare. Perché solo raccontando dell’altro – del suo funambolismo, e della sua caduta – può sperare di non perdere l’equilibrio. Mi riconosci è un ballo intorno all’abisso delle parole, del nonsenso, del sogno. È la storia della nostalgia di essere vivi che i due scrittori hanno condiviso, e che ora è colmata di gesti, di oggetti che prendono vita, di case che fanno i dispetti, di bambini che sanno scombinare le carte, di sorrisi irriverenti, sardonici, pieni di luce. Mi riconosci è l’omaggio, commovente e stupefatto, di Andrea Bajani alla memoria di Antonio Tabucchi.
(source: Bol.com)

Mi piaci così

Amor, ch’a nullo amato amar perdona.

È questa, secondo Alice,

la più grande assurdità di tutti i tempi. Solo che l’ha scritta

Dante, quindi non si può dire niente. Luca soffre di internet

dipendenza, passa le sue giornate su messenger e crede che

Luciano Ligabue sia il più grande filosofo del ventunesimo

secolo. Daniele ha un furetto che si chiama Dott. Marley e

il suo sogno è quello di trasferirsi a Kingston, la capitale

della Giamaica. Luca però pensa che i dread di Daniele

siano “Made in China”. Mary legge solo riviste di gossip,

in particolare gli oroscopi, ma solo quelli che le dicono

che la vita sessuale va da dio. Martina, anche detta “Miss

Culetto d’Oro”, è il sogno erotico di tutta la scuola. È ricca

sfondata ma d’estate lavora in un chiringuito in Salento

sulla spiaggia.

È qui che tutti si incontrano ed è proprio a pochi passi dal

mare che succede ogni cosa. E mentre Bob Marley canta che

“every little thing is gonna be all right”, una frase si prepara

a cambiare la loro estate: “Mi piaci e basta. Mi piaci così.”
(source: Bol.com)

Mi girano le ruote

‘Ecco, credo che questo
sia proprio lo scopo del libro:
far capire ai bipedi
quanto possa essere buffo il mondo
visto da una carrozzina a motore
e imparare che riderci sopra
è molto meglio
che piangersi addosso’.
‘Il mondo da una carrozzina a motore? Se ci ridi su non è poi tanto male’.
I “normali” e i disabili. Due mondi ancora separati da un’infinità di barriere architettoniche e mentali. Mentre delle prime sono evidentemente responsabili solo i “normodotati”, a costruire le seconde pare ci si impegni da entrambe le parti. Diversi libri e manuali sono stati scritti per spiegare i disabili ai normali, ma ancora non era stato tentato il percorso inverso: cercare di spiegare perché la gente comune appare così strana agli occhi di chi, come Engy, la osserva da una sedia a rotelle.
Se state cercando un libro che affronti il tema dell’integrazione delle persone disabili in modo serio e politicamente corretto, quello che avete in mano è l’esatto contrario.
Un’autobiografia divertente che racconta e prende in giro stereotipi e pregiudizi abituali.
Angela Gambirasio è nata nel 1975, ma non ha nemmeno una ruga, grazie a una misteriosa malattia muscolare che riduce al minimo sindacale la mimica del viso. Sì be’, poi nemmeno cammina, ma non invecchiare ha il suo prezzo. Ha una laurea in Psicologia, un marito da Nobel per la Pace e si occupa di orientamento presso la più grande università di Milano. Diversamente pendolare ma ugualmente incazzata, per recarsi al lavoro ogni giorno fa molta strada, senza nemmeno reggersi in piedi. Cura il blog “Ironicamente Diversi”, ove analizza il comportamento dei normodotati, perché da bambina ha fatto la cavia e il karma gira.
(source: Bol.com)

Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese…

Persone vere, mai raccontate però. Chi lavora in agenzie web, nei service più diversi, chi fa il pastore precario, chi vive la flessibilità di ogni genere, chi fa lo stagista a vita, chi a vent’anni fa un lavoro di “relazioni e di successo”, chi lavora in uno studio da avvocato ma si mantiene facendo il cameriere… Aldo Nove presenta una grande inchiesta, un docudrama italiano, un reportage delicato e struggente in cui le storie vere di giovani e non più giovani si affianca ogni volta al commento di Aldo Nove.
**

Mi chiamo Irma Voth

Irma, nemmeno vent’anni, vive sola nel deserto del Messico: suo padre l’ha relegata in un casolare ai margini della comunità mennonita. Ha sposato un messicano, che scandalo, ma suo padre ce l’ha con lei già da prima, da quando ha cominciato a crescere e pensare.
Irma è spaesata, confusa. Ha sposato Jorge per fuggire con lui, e Jorge è fuggito da lei. I campi di granoturco e le scie degli aeroplani le sembrano così semplici, così veri; le relazioni umane, invece, grovigli inestricabili.
Poi un giorno si alzano nuvole di polvere, sfrecciano pick-up sconosciuti: arriva una troupe del cinema e la realtà diventa un set. Ciascuno di colpo ha un ruolo preciso, anche Irma, che viene assoldata come interprete e diventa depositaria di tutti i segreti.
Nel rimescolone di quel teatro improvviso, dove le lacrime vere sono finte e le lacrime finte sono vere, un filo teso troppo a lungo si spezza e Irma prende il volo. Porta in salvo se stessa, la sorellina Aggie e X., fragile e prepotentissima clandestina.
Un terzetto strampalato, litigioso e indissolubile che semina guai, mette in scena tragedie, farse e miracoli.
Nel buio della stanza piccina di un bed and breakfast a Città del Messico Irma vuota finalmente il suo cuore e crea lo spazio per sentirsi pronta alla vita. Sotto un cielo di milioni di stelle, va incontro alla sua libertà.

Mi arrivi come da un sogno

Sotto il sole della Sicilia, sulle spiagge dell’incantevole cittadina di Siculiana, si ripete ogni estate uno spettacolo meraviglioso. Centinaia di tartarughine rompono il guscio e vengono alla luce, pronte a tuffarsi in mare tutte insieme, come un’onda in senso contrario. Da quand’è nata, Lucia non si è mai persa uno ‘sbarco’, come lo chiama l’adorata nonna Marta. Tranne questa volta: l’hanno appena chiamata da un importante giornale romano, e il suo sogno di diventare giornalista sta per avverarsi. Tre mesi a Roma, tre mesi per prendere finalmente in mano la propria vita. Certo, le mancheranno il rumore dei passi di papà, gli odori buoni della cucina della nonna, e la spiaggia delle tartarughine… E poi c’è Rosario, il suo fidanzato – forse, però, un po’ di lontananza farà bene a entrambi. Quel che Lucia non ha messo in conto è un affascinante imprevisto: si chiama Clark Kent (nessuna parentela), lavora nella Sezione Cultura del giornale, ed è un americano innamorato di Roma. E tra una passeggiata a Villa Borghese e un friccico di luna, tra i due ben presto nasce qualcosa di molto forte… Peccato che il destino abbia un piano tutto suo. Un piano che metterà Clark di fronte a una domanda impossibile: che succederebbe se Lucia, di punto in bianco, per un incidente stupido e assurdo, si dimenticasse del suo amore, e Clark dovesse… farla innamorare di nuovo?
**

Mezzanotte è l’ora

L’inquilino al quale la riservata Suzanne Barron ha affittato l’appartamento contiguo al proprio è un uomo estremamente sexy, ma intorno a lui si respira un’aria di pericolo. Ex Navy Seal, conosciuto nell’ambiente della Marina come “Midnight Man” per le sue missioni segrete ad alto rischio, John Huntington possiede un’agenzia di sicurezza e la spregiudicatezza è il suo pane. Fra loro la passione esplode travolgente già a poche ore dal primo incontro. La carica sensuale di quest’uomo è talmente potente e soverchiante da spingere Suzanne a tenerlo a distanza, salvo poi rivolgersi a lui quando scopre di essere in serio pericolo. Perché John è l’unico che può proteggerla. Ma chi la proteggerà da lui?