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La porta di Tolomeo: Il ciclo di Bartimeus

Tre anni dopo gli eventi narrati nell’Occhio del golem, il potere dei maghi di Londra vacilla: scoppiano disordini, i cittadini si ribellano, gli spiriti si danno battaglia nelle strade. John Mandrake, divenuto ministro dellInformazione, è al culmine della notorietà e del potere; ma non può più contare sull’aiuto di Bartimeus, il jinn che sin dall’inizio è stato al suo fianco, perché la lunga permanenza sulla Terra lo ha indebolito quasi mortalmente. Eppure Mandrake si rifiuta di lasciarlo andare: per paura che altri si servano di lui, o forse perché Bartimeus è l’unico legame con la propria infanzia, quando John era ancora Nathaniel. Ma il giovane e ambizioso ministro sta per pagare cara la sua strategia: qualcuno infatti evoca Bartimeus per coinvolgerlo in un pericolosissimo piano che vedrà spiriti e umani uniti contro il potere dei maghi In questo spettacolare ultimo atto della trilogia di Jonathan Stroud niente viene lasciato al caso: come le tessere di un mosaico, ogni elemento, ogni accenno, ogni trama trovano significato e conclusione. I destini di Nathaniel, Kitty e Bartimeus si intrecciano in un finale mozzafiato, epico e commovente, dove la magia usata dal potere per conservare se stesso si ritorcerà contro la casta dominante e l’unica scelta possibile sarà rinunciarvi a favore di una forma di magia ben più alta e difficile: la democrazia.

La porta della morte

A Mottisham, in Inghilterra, la famiglia Macsen-Martel, nobilissima ma economicamente a terra, ha deciso di restituire alla chiesa locale l’antico portone gotico asportato all’epoca di Enrico VIII. Secondo una vecchia leggenda, i peccatori che cercano di eludere il proprio destino, rifugiandosi nella chiesa, muoiono nel momento in cui toccano la maniglia di quel portone. Ma l’uomo trovato morto pochi giorni dopo la cerimonia di riconsacrazione è veramente vittima di una punizione soprannaturale? All’ispettore Felse il compito di scoprire la verità.
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Populismo

Al principio del Ventunesimo secolo il populismo sembra essere l’unica opzione politica capace di mietere successi. Ma cosa è davvero il populismo? Può essere considerato un’ideologia, con un contenuto ben preciso, oppure si tratta semplicemente di un insieme di efficaci dispositivi retorici? È un fenomeno nuovo o solo un termine diverso per definire l’antica demagogia? Deve essere inteso come un pericolo o può rappresentare una risorsa perii rinnovamento delle istituzioni democratiche? Facendo il punto sulla discussione contemporanea, questo saggio propone una ricostruzione puntuale dei diversi volti che il populismo ha mostrato a partire dalla fine dell’Ottocento a oggi e cerca di spiegare quali sono le ragioni che negli ultimi due decenni hanno favorito l’ascesa di leader, movimenti e partiti definiti populisti.

Popsy e altri racconti

Per un debito di gioco di trentamila dollari Sheridan è costretto a cercarsi un nuovo lavoro: deve rapire un bambino al giorno e consegnarlo a un turco che lo pagherà subito e bene. Presto estinguerà il debito e questo infame compito finirà. Ancora una piccola preda, l’ultima, e tutto tornerà come prima. Eccola, un bel bambino biondo dall’aria innocente che corre di fronte al supermercato chiedendo continuamente di… Popsy. Forza Sheridan, prendilo, ma attento perché dietro quel dolce viso si nasconde qualcosa di oscuro, macabro e terribile. Forse proprio quel nome che lui continua a chiamare…
Una storia inquietante dal maestro indiscusso dell’orrore Stephen King, una straordinaria prova della sua capacità stilistica e narrativa. Ma King non è l’unico in questa superba antologia. Troviamo tra gli altri James Herbert, creatore di innominabiliinostri, autore di numerosi romanzi, Richard Matheson, lo sceneggiatore di Duel, che ci narra una storia di autentico amore e… dolore. E ancora Robert Bloch, l’indimenticabile autore di Psycho, che con la sua esperienza televisiva narra quali orribili paure vengano trasmesse da questa scatola magica… insomma un’antologia unica, straordinaria e terrificante che, ancora una volta, porterà brivido, mistero e… suspence.

Il popolo delle tenebre

All’inizio della Stagione in cui il Tuono dorme, insomma all’inizio di novembre il sergente della polizia tribale Jim Chee, un vero indiano d’America, un navajo che studia da sciamano ovvero da cantore o uomo di medicina, ma potrebbe anche entrare nell’FBI (è il suo dilemma) riceve da Rosemary Vines, seconda moglie del maggiorente locale Benjamin Vines, l’incarico di trovare una scatola di ricordi del marito. Non è roba di valore, ma lei la rivorrebbe prima che il marito esca dall’ospedale. Indagando, Chee comincia a sentire voci discordanti sul conto di Vines: sosteneva una setta indiana dedita agli stupefacenti, ma poi si era urtato con gli adepti ed essendo «uno stregone malefico» aveva gettato loro il malocchio, facendoli morire… Presto l’indagine diventa pericolosa per Chee, ma, si sa, l’uomo navajo è astuto e forte. Un giallo insolito con tanto di mistero da risolvere, tanto di sorpresa da apprezzare, tanto di folclore da gustare. Tony Hillerman è da tenere d’occhio e non a caso «Il popolo delle tenebre» nell’originale ha avuto un gran successo, tra lettori indiani e non indiani, americani e non americani.

Il popolo del tappeto

Nel tappeto vivono ormai innumerevoli popoli e tribù: dai Dumii costruttori-di-imperi ai nomadi Morrunghi, dai fieri Irruimani alle creature spaventose delle Terre Sporche. Ma ora una nuova storia sta per cominciare e potrebbe essere l’ultima di tutte le storie… se qualcuno non si deciderà a fare qualcosa. Meglio ancora: se tutti non si decideranno a fare qualcosa…

I ponti di Bergen

Quando il padre annega nel Mare del Nord, Lauritz, Oscar e Sverre sono costretti a lasciare il loro piccolo villaggio norvegese ancora bambini per trasferirsi in città. I tre fratelli vengono presi a bottega da un cordaio, ma il loro talento innato e una serie di fortunate coincidenze li porteranno a studiare a Dresda, beneficiando della solidarietà di un’istituzione che li manterrà agli studi e che farà di loro affermati ingegneri civili di ferrovie e ponti. Si laureano nel 1901 e, per saldare il loro debito di riconoscenza, si impegnano a tornare in Norvegia per partecipare alla costruzione della ferrovia Bergen-Oslo, un’impresa epica che testimonia l’ingresso nel secolo del progresso tecnologico. Nel frattempo Lauritz si innamora di Ingeborg, un’aristocratica tedesca ed è intenzionato a sposarla nonostante l’opposizione del padre di lei, il barone von Freital; Oscar, tradito e truffato da una donna, abbandona Dresda e Sverre, invece, lascia i fratelli per inseguire il grande amore della sua vita, sfidando la rigida morale dell’epoca. Il destino non sembra concedere ai tre fratelli di realizzare i loro sogni e le loro ambizioni, professionali e sentimentali: la guerra sta infatti per abbattersi su di loro e su tutta Europa, una tragedia che cambierà per sempre la vita di Lauritz, Oscar e Sverre e del mondo intero.

Il ponte spezzato

L’inquietudine di Ginny non è solo il male dell’adolescenza: nella cittadina del Galles dove vive con l’amatissimo padre Tony non si è mai sentita a proprio agio. E non bastano gli amici a confortarla, soprattutto da quando Ginny, in tenera età, si è resa conto di essere l’unica ad avere la pelle nera. L’unica consolazione è nel talento artistico che Ginny sa di avere ereditato dalla madre, una bellissima ragazza haitiana morta poco dopo la sua nascita. Ma un giorno Ginny scopre di avere un fratellastro, Robert, di pochi mesi più grande di lei. È figlio di suo padre Tony e di una donna che Tony aveva sposato, per abbandonarla poco tempo. Sbalordita e confusa, Ginny si domanda cos’altro suo padre le abbia nascosto fino a quel momento: antiche memorie, brandelli di ricordi della sua infanzia sembrano acquistare improvvisamente un significato sinistro, costringendo Ginny a scavare nel proprio passato alla ricerca di una verità inimmaginabile e sconcertante…

Il ponte di quattro giorni

Prima di ogni ponte, di lunga durata siamo abituati a ricevere, dalla televisione dalla radio, dai giornali, raccomandazioni e ammonizioni sempre più pressanti. E dopo ogni ponte, siamo abituati a elenchi di incidenti mortali sempre più lunghi e raccapriccianti. La Strage di Ferragosto, l’Ecatombe di Pasqua, l’Eccidio del 2 Giugno, sono ormai diventati funeste, e quasi rituali, ricorrenze, sacrifici collettivi al Dio Automobile. Perché? Si risponde che siamo imprudenti, incoscienti, infantilmente e morbosamente legati al nostro terribile giocattolo su quattro ruote. Che ne siamo, anziché i dominatori, gli schiavi. Ma se invece che un modo di dire, una semplice figura retorica, questa nostra schiavitù fosse, a nostra insaputa, una verità letterale? Se le automobili fossero davvero i nostri occulti padroni, se fossero loro a guidare noi, da un week-end all’altro, da un ponte all’altro, in una fatale, inarrestabile progressione, verso lo sterminio definitivo, verso il genocidio?
Copertina di Karel Thole

Il ponte dei delitti

**Un grande thriller
Un antico libro di preghiere
Un patto misterioso
Una città piena di ombre**
Nathan Sutherland, console inglese a Venezia, ha il compito di risolvere i problemi dei connazionali in visita nella città lagunare. Un lavoro di solito noioso, ripetitivo, almeno fino a quando a Nathan non capita un’occasione singolare: in cambio di una grossa somma di denaro, dovrà custodire un piccolo pacchetto, al cui interno è contenuto un libro di preghiere illustrato dal maestro veneziano Giovanni Bellini. La proposta è allettante, per il console può voler dire cambiare vita e dedicarsi ai suoi passatempi preferiti. Ma suo malgrado si ritroverà al centro di una pericolosa disputa, un business mortale, iniziato vent’anni prima dai gemelli Domenico e Angelo Moro, che ruota intorno a un misterioso furto. 
**Tra i canali di Venezia si nasconde un mistero
Un thriller pieno di segreti, senza un attimo di pausa**
«Un thriller raffinato con continui colpi di scena.»
«Una storia che ti trascina per tutto il tempo dentro la Storia.»
**Philip Gwynne Jones**
È nato nel Galles del Sud nel 1966. Ha vissuto e lavorato in diversi Paesi europei prima di stabilirsi in Scozia nel 1990. È venuto in Italia per la prima volta nel 1994, lavorando per qualche tempo presso la sede di Frascati dell’Agenzia Spaziale Europea. Oggi è insegnante, scrittore e traduttore, e vive a Venezia.
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### Sinossi
**Un grande thriller
Un antico libro di preghiere
Un patto misterioso
Una città piena di ombre**
Nathan Sutherland, console inglese a Venezia, ha il compito di risolvere i problemi dei connazionali in visita nella città lagunare. Un lavoro di solito noioso, ripetitivo, almeno fino a quando a Nathan non capita un’occasione singolare: in cambio di una grossa somma di denaro, dovrà custodire un piccolo pacchetto, al cui interno è contenuto un libro di preghiere illustrato dal maestro veneziano Giovanni Bellini. La proposta è allettante, per il console può voler dire cambiare vita e dedicarsi ai suoi passatempi preferiti. Ma suo malgrado si ritroverà al centro di una pericolosa disputa, un business mortale, iniziato vent’anni prima dai gemelli Domenico e Angelo Moro, che ruota intorno a un misterioso furto. 
**Tra i canali di Venezia si nasconde un mistero
Un thriller pieno di segreti, senza un attimo di pausa**
«Un thriller raffinato con continui colpi di scena.»
«Una storia che ti trascina per tutto il tempo dentro la Storia.»
**Philip Gwynne Jones**
È nato nel Galles del Sud nel 1966. Ha vissuto e lavorato in diversi Paesi europei prima di stabilirsi in Scozia nel 1990. È venuto in Italia per la prima volta nel 1994, lavorando per qualche tempo presso la sede di Frascati dell’Agenzia Spaziale Europea. Oggi è insegnante, scrittore e traduttore, e vive a Venezia.

POLTERGEIST

Da un grande film ideato da Steven Spielber, padre di E.T, la grande “versione romanzata” di James Kahn, lo stupefacente autore di Tempo di mostri, fiume di dolore.

Il pollice del violinista

La specie umana è stata sul punto di estinguersi? Può la genetica spiegare l’amore ossessivo di certe persone per i gatti? Perché nascono individui privi di impronte digitali e bambini con la coda? Che cosa possono dirci i geni sulla morte prematura del faraone Tutankhamon o sulla vicenda di Tsutomu Yamaguchi, il giapponese sopravvissuto a due esplosioni nucleari? Quale combinazione genetica creò le dita straordinariamente flessibili di Paganini? Con la consueta brillantezza e il peculiare gusto per l’aneddoto scientifico, Kean esplora queste e altre questioni, e ci mostra come da qualche parte, nel groviglio di filamenti della doppia elica, si trovino le risposte a molti misteri sugli esseri umani. La decifrazione del codice genetico non è stata facile, ma grazie a essa gli scienziati sono ora in grado di leggere le storie stupefacenti e vecchie di migliaia (o a volte milioni) di anni scritte nel nostro dna. Come un antico oracolo che non ha ancora smesso di parlare, il dna sa raccontarci le grandi saghe delle origini e dell’evoluzione della nostra specie, la più dominante che il nostro pianeta abbia conosciuto, e insieme le semplici storie individuali, dimostrando l’impatto decisivo che l’eredità genetica ha sul destino di ciascuno di noi. Ma non si pensi che il sequenziamento del genoma umano rappresenti un punto d’arrivo. Le nuove frontiere dell’ingegneria genetica aprono prospettive che ci affascinano e al tempo stesso ci terrorizzano, specie quando lasciano intravedere la possibilità di «modificare la nostra stessa essenza chimica, e di inventare da capo la vita».

Il poliziotto di Shangai

Come nasce la leggenda dell’ispettore Chen? Com’è possibile che ‘un poliziotto soltanto di nome in mezzo a tutti gli altri poliziotti veri’ diventi il tutore della legge più affascinante (e temuto) di Shanghai? Chen Cao, proprio come molti suoi coetanei, è un giovane traumatizzato dalle violenze subite durante la Rivoluzione Culturale maoista. Ma per un beffardo scherzo del destino – e della burocrazia – si ritrova assegnato al dipartimento di polizia di Shanghai. Lui, il poeta idealista e sognatore, laureato in letteratura e ammiratore fervente di T.S. Eliot, nonché inguaribile buongustaio, è ora un poliziotto riluttante, destinato a far rispettare la legge. Ma è davvero così? Oppure sono gli interessi del Partito ad avere sempre e comunque la precedenza sopra ogni altra cosa, perfino sulla giustizia? Ne Il poliziotto di Shanghai, Qiu Xiaolong ricostruisce i traumi di un passato ineludibile che torna continuamente a gravare su un presente carico di incertezze. Tra delizie gastronomiche e raffinate rimembranze poetiche, anche questo nuovo libro dello scrittore cinese, da tempo stabilitosi negli Stati Uniti, rappresenta un indizio cruciale per decifrare quel rebus enigmatico che è la nuova superpotenza asiatica, per far luce sul volto più segreto di quel ‘socialismo con caratteristiche cinesi’ in cui i destini individuali sono perennemente in balia dei mutamenti politici.

(source: Bol.com)

Polizie speciali

A partire dal 1942 il confine orientale italiano fu il teatro di una violentissima repressione antipartigiana. Protagonisti ne furono gli uomini dell’Ispettorato generale di pubblica sicurezza, che contribuirono a spargere il terrore in tutta la regione. Non si trattò di una violenza improvvisata ed estemporanea, ma l’estremo risultato di una consumata esperienza maturata sul campo. Negli anni Trenta, infatti, molti di loro avevano già fatto parte di organismi che avevano efficacemente contrastato la mafia siciliana e il banditismo sardo. Si trattava di corpi speciali di polizia, che il regime fascista aveva creato sul modello delle contemporanee strutture di indagine politica come l’Ovra, ma di cui si potevano ritrovare dei precedenti già nella Grande Guerra e nella tarda età liberale. Fu proprio in queste circostanze che cominciò a formarsi quel ristretto gruppo di specialisti che, tra utopie d’ordine e ambizioni personali, nel corso dei rivolgimenti politici di un trentennio seppero imporsi come riconosciuti professionisti del settore. Dopo il crollo del fascismo, infatti, nonostante un passato di compromissioni con il regime, li ritroveremo ancora una volta in Sicilia, per fronteggiare la rinnovata emergenza dell’ordine pubblico.
(source: Bol.com)

I polimorfi

Chi sono i Polimorfi? Esseri superiori, mutazioni genetiche, guardiani del genere umano, nemici nascosti e invincibili? E qual è la loro funzione, quale la loro ragione di essere, quali le avventure che essi possono vivere sulla Terra o nell’immensità degli spazi siderali? Nat Cemp è un Polimorfo… uno degli abitanti di un futuro nel quale gli spazi siderali sono accessibili all’uomo, nel quale i prodigi dell’universo sono come un libro aperto per coloro che possiedono la formidabile potenza tecnologica della propria era. E questo romanzo narra la storia di Nat Cemp e dei Polimorfi… una storia che si sviluppa attraverso momenti di titanica grandezza, come l’esplosione di giganteschi soli e la folgorante bellezza degli spazi, ma anche attraverso momenti di drammatica tensione e di sofferenza. Perché essere un Polimorfo è qualcosa di più di una condizione o di uno stato di esistenza… si tratta di una missione, una missione i cui fini apparentemente lineari possono scontrarsi contro l’imperscrutabile volontà di coloro che reggono i fili delle civiltà cosmiche… e l’uomo, anche nel futuro, anche in possesso di formidabili mezzi biologici e scientifici, continua a vivere i problemi di sempre.