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Un divorzio tardivo

Nel corso di nove dense giornate si consuma l’estremo soggiorno in patria di Yehudà Kaminka, fuggito da Israele per rifarsi una vita in America e ritornato per sciogliere ogni legame con Na’omi, sua moglie. Nove giorni culminanti nella Pasqua (in ebraico «passaggio») che diventa lo spartiacque tra ciò che è stato, e non potrà mai piú tornare, e ciò che sarà. Ancora una volta Yehoshua disegna con lucidità e poesia la crisi di una famiglia come metafora dell’identità ebraica, divisa tra diaspora e costruzione di uno stato nazionale. E racconta ciò che nessuna ragione o progetto politico potrà mai spiegare: la vicenda semplice e banale di un uomo e di una donna che si amano, vivono una vita insieme, arrivano ad odiarsi, a impazzire d’amore e di odio, e non riescono a scindere il legame che li unisce se non a prezzo della vita.

Divina invasione

La visione di Philip K. Dick di una possibile forma di vita extraterrestre intelligente, capace di influenzare l’esistenza degli umani.
“Un giorno, i ricordi del piccolo sarebbero tornati. Qualcosa, uno stimolo disinibitore attivato dai preparativi del bambino stesso, avrebbe rimosso quel buio, avrebbe cancellato l’amnesia, e tutti i ricordi sarebbero rifluiti: il suo concepimento su CY30-CY30B, il periodo nel grembo di Rybys mentre lei lottava con l’orribile malattia, in viaggio verso la Terra, forse persino l’interrogatorio… Poi c’era stato l’incidente, se davvero si era trattato di un fatto accidentale.”
Un dio alieno tenta di stabilire un contatto con i terrestri come mai è accaduto prima: invia sulla Terra il proprio figlio, che affida a una coppia affinché lo spirito maligno di una creatura come Belial ne venga cacciato. Con il piccolo giunge così una presenza sovrannaturale, capace di impregnare di sé l’universo: l’ennesima, efficacissima variazione dickiana sul tema della realtà-divinità nella quale gli uomini si dibattono; un romanzo dalla carica metafisico-religiosa fortissima.

La Divina Commedia

Catalogo della mostra all’estita nella Cappella de Pazzi, Chiostro di Santa Croce, Firenze (9 ottobre 2004 – 9 gennaio 2005; prorogata al 20 febbraio 2005). La scelta di un artista di misurarsi con Dante Alighieri attraverso lillustrazione della Divina Commedia non e solo il segno di grande coraggio e audacia, o il desiderio di proseguire sulla scia della antica tradizione aperta dai grandi del Rinascimento, essa nasce, io credo, soprattutto della capacita di riconoscere nella Commedia una costante fonte di riflessione e ispirazione che solo le grandi opere della letteratura continuano a conservare nel tempo. Ogni nuova epoca, ogni contesto storico e culturale, ascolta, rilegge e interpreta le fonti del passato, dandone nuove letture, scoprendovi inedite chiavi esegetiche piu o meno valide e concrete riconoscendo al passato la capacita di essere fertile e di agire nel presente. Cio che ritengo importante in questa occasione e, dunque, una riflessione sullapporto che un artista contemporaneo, profondo conoscitore e amante non solo della nostra cultura, ma anche di quella orientale, come Cecco Bonanotte, ci offre su un capitolo centrale della nostra storia letteraria, linguistica, religiosa e artistica. Francesco Buranelli Testi di Francesco Buranelli, Carla Guiducci Bonanni, Antonio Paolucci, Anna Maria Petrioli Tofani. Testi in italiano e in inglese / Italian and English text.

Divergent

Dopo la firma della Grande Pace, Chicago è suddivisa in cinque fazioni consacrate ognuna a un valore: la sapienza per gli Eruditi, il coraggio per gli Intrepidi, l’amicizia per i Pacifici, l’altruismo per gli Abneganti e l’onestà per i Candidi. Beatrice deve scegliere a quale unirsi, con il rischio di rinunciare alla propria famiglia. Prendere una decisione non è facile e il test che dovrebbe indirizzarla verso l’unica strada a lei adatta, escludendo tutte le altre, si rivela inconcludente: in lei non c’è un solo tratto dominante ma addirittura tre! Beatrice è una Divergente, e il suo segreto – se reso pubblico – le costerebbe la vita. Non sopportando più le rigide regole degli Abneganti, la ragazza sceglie gli Intrepidi: l’addestramento però si rivela duro e violento, e i posti disponibili per entrare davvero a far parte della nuova fazione bastano solo per la metà dei candidati. Come se non bastasse, Quattro, il suo tenebroso e protettivo istruttore, inizia ad avere dei sospetti sulla sua Divergenza… Da questo libro è tratto l’omonimo film. Età di lettura: da 13 anni.
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La diva Julia

«Non dovete *essere* naturali. Il teatro non è fatto per questo, il teatro è illusione. Ma dovete sembrare naturali». Guidata da pochissimi princìpi, quasi tutti appresi a scuola di recitazione, Julia Lambert («la più grande attrice d’Inghilterra») sa decisamente irretire il suo pubblico: quello adorante che riempie le sale e si affolla in camerino, quello che si lascia soggiogare da lei nella vita privata, e infine noi, che seguiamo sulla pagina questo suo lungo, trionfale monologo. Durante il quale Julia ci sembra di continuo sul punto di cadere: in un matrimonio mediocre, in un amore con un ragazzo che ha vent’anni meno di lei, nei trabocchetti tesi da debuttanti che sperano di rubarle la scena. E ogni volta, dal loggione, vorremmo ingenuamente metterla in guardia, ma Julia è una Marlene che non ha neppure bisogno di invocare il suo von Sternberg, perché sceglie benissimo da sé il tono, il gesto, l’inquadratura. Così come Maugham, che con pochi, impercettibili tocchi riesce a costruire qui lo straordinario ritratto di una di quelle rare creature capaci di essere, in palcoscenico, «un po’ meno di un uomo, un po’ più di una donna». *La diva Julia* è stato pubblicato per la prima volta nel 1937.

La dittatura europea

L’Unione Europea, proposta più di cinquant’anni fa come un grande passo verso il futuro, nel 2007 ci è stata imposta come un processo giusto e inesorabile.
Oggi, i risultati sono davanti agli occhi di tutti, eppure in molti faticano a vederli, perché ormai la macchina degli interessi politici ed economici che l’ha messa in moto ha censurato le coscienze anche degli italiani, che accettano l’Unione come un dato di fatto, e con essa la perdita dell’identità nazionale, così come diversi diritti personali.
In questo personalissimo e forte pamphlet, Ida Magli, tra le prime e più autorevoli oppositrici dell’Unione, risale all’origine di questo disastro, andando a cercare, nella storia e nei suoi incontri, i principali colpevoli, senza sconti a nessuno, dalla cattiva politica alla Chiesa, dagli intellettuali pavidi ai banchieri pronti a imporre su tutti la loro legge. Il risultato è la storia di come un progetto nato solo sulle carte geografiche ha contribuito a renderci più poveri, meno sicuri, e certamente meno liberi.
Mentre l’unione mostra la sua inutilità, la politica tace.
La più irriducibile avversaria di Maastricht racconta le storie, i dati, le testimonianze, di come il sogno comunitario ci stia togliendo la libertà.

La distruzione: preludio al cataclisma. World of Warcraft

Tanto tempo fa i distruttivi elementali nativi di Azeroth imperversavano sul mondo finché i benevoli titani non li imprigionarono nel Piano Elementale. Nonostante l’intervento dei titani, molti elementali finirono per far ritorno su Azeroth. Nel corso degli eoni, sciamani come Thrall hanno iniziato a entrare in contatto con questi spiriti e, con pazienza e dedizione, hanno appreso come placare il ruggito delle fiamme, portare il sollievo della pioggia a terre devastate dalla siccità e ammansire l’influsso selvaggio degli elementali sul pianeta. Ma ora Thrall ha scoperto che gli elementali non rispondono più alla chiamata degli sciamani. E mentre il fiero capo degli orchi cerca di scoprire cosa alimenta il caos tra gli elementi, deve anche fare i conti con il precario futuro della sua razza. Nel frattempo Re Varian Wrynn di Stormwind deve decidere se dar corpo a una violenta rappresaglia in risposta alle tensioni crescenti tra Alleanza e Orda. Una decisione che minaccia di allontanare da lui proprio coloro che gli sono più vicini, compreso suo figlio Anduin. Il giovane e combattuto principe intende cercare la propria strada, ma rischia di restare invischiato nell’instabilità politica che si diffonde in un mondo sull’orlo della catastrofe. Il futuro delle grandi razze di Azeroth è avvolto nella foschia dell’incertezza e il caotico comportamento degli spiriti elementali, per quanto preoccupante, potrebbe essere soltanto il primo presagio del cataclisma che verrà.

Dissolvenza in nero

L’ex agente segreto Joseph LaBrava aveva programmato con cura ogni minimo dettaglio del suo futuro: South Miami Beach, una vita finalmente senza problemi alloggiato in un vecchio hotel tranquillo e, soprattutto, una nuova professione, il fotografo. Ma poi incontra Jean Shaw, una famosa attrice degli anni Cinquanta, suo idolo giovanile. È ancora bella e seducente: il tipo di donna che scatena le più accese fantasie… Per LaBrava è come un viaggio premio in Paradiso, che però si trasforma in una pericolosa odissea nei meandri oscuri della città, in un sottobosco variopinto e sfuggente. Strani vincoli, infatti, legano l’affascinante Jean a due loschi individui: un bellimbusto dai modi alquanto sbrigativi e un focoso cubano con la passione per la danza e per le pistole Magnum. Ben presto lo sfondo sfuma dal rosa al nero, obbligando LaBrava, suo malgrado, ad assumere di nuovo il ruolo del duro, a ritornare alle maniere forti, aiutato però da un impagabile strumento, la macchina fotografica, contributo essenziale per le sue indagini. Viene così coinvolto in un complicato imbroglio di denaro, mafia e armi che si dipana fra mille peripezie e agguati mozzafiato, fino a concludersi in un esplosivo e singolare colpo di scena. Brillante, avvincente e straordinariamente carico di suspense, Dissolvenza in nero ha vinto l’Edgar Allan Poe Award, il più prestigioso premio americano per la giallistica.

Dispacci

Pubblicato per la prima volta nel 1977, “Dispacci” è il doloroso reportage di un giornalista che tra il 1967 e il 1969 trascorse un anno e mezzo in Vietnam, come corrispondente di guerra, al seguito delle truppe americane. Attraverso le stesse parole, crude e dirette, dei soldati con cui condivise pericoli e fatiche quotidiane, Michael Herr registra e racconta in queste pagine l’allucinante sequenza di crudeltà di cui furono responsabili, e a loro modo vittime, i giovanissimi americani arruolati nell’esercito, brutalmente scaraventati da una realtà rassicurante nel groviglio di una giungla misteriosa e nel pieno della follia bellica. Considerato uno dei testi più potenti sugli orrori del conflitto e sulla violenza di un periodo storico ancora molto vicino, il libro di memorie di Herr affianca alla testimonianza e al valore storico del documentario la riflessione lucida e disperata di un osservatore d’eccezione sull’esperienza della morte e della guerra. Introduzione di Roberto Saviano.
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I disorientati

Una chiamata inattesa spinge Adam, professore arabo di Storia, a tornare nella sua terra d’origine dopo venticinque anni di esilio. Tutto è rimasto identico, il tempo non è trascorso per i luoghi che frequentava. Quel “paradiso perduto” si accompagna ai nomi dei suoi amici di gioventù, il Circolo dei Bizantini, che volevano cambiare il mondo e hanno invece finito per essere cambiati da una guerra che li ha separati e spinti ognuno verso una strada diversa. Ma chi è,in fondo, lui per giudicare da lontano, dal suo esilio “dorato”, mentre loro sono stati travolti da un destino ineluttabile? Con l’aiuto di Semiramis, rimasta sempre bella e ribelle, Adam cerca di riunire i suoi vecchi compagni. Almeno i sopravvissuti. Ma questo confronto con il passato cambierà per sempre il presente di Adam e metterà in discussione l’esilio dorato che si era costruito. I disorientati è il nuovo, atteso romanzo di Amin Maalouf, forse il suo più personale, emotivo, avvincente. Un romanzo sulla memoria, sull’amicizia, sull’amore. DELL’AUTORE DI COL FUCILE DEL CONSOLE D’INGHILTERRA PREMIO GONCOURT “La memoria delle parole si perde, non quella delle emozioni.”

Disonora il padre

Sospesa tra romanzo d’invenzione e scrupolosa autobiografi a, cronaca familiare e ricostruzione storica, la storia di un ragazzo nato a Pianaccio, sull’Appennino tosco-emiliano, che per sfuggire alla coscrizione della Repubblica sociale entra a far parte di Giustizia e Libertà e nel dopoguerra diventa caporedattore del “Resto del Carlino”. Un romanzo intenso, un affresco compiuto del nostro Paese nei primi decenni del Novecento, che ha la capacità di restituirci con leggerezza e ironia la percezione del “secolo breve”, con i suoi orrori, le ideologie, le tragedie.

Un disinvolto mondo di criminali

Esito di due soggiorni in Serbia nella primavera del 1999, durante la guerra del Kosovo, questo diario riprende la riflessione avviata da Peter Handke nei precedenti Un viaggio d’inverno e Appendice estiva a un viaggio d’inverno. Le veementi accuse che l’autore austriaco aveva allora rivolto alle potenze occidentali con i loro macchinari di guerra e di propaganda non sono state smentite, ma hanno anzi trovato conferma anche nella nuova situazione. E tuttavia quello polemico è solo uno dei livelli proposti dal testo: l’altro ci mostra l’attento osservatore, il poetico rievocatore delle piccole cose che considera suo dovere innanzitutto umano prestare ascolto alle voci di coloro che anche nella moderna società dell’informazione non hanno alcuna visibilità, alcuna possibilità di farsi sentire.
Se da un lato mette in discussione le verità e la logica degli attacchi Nato – secondo la quale «possono essere bombardati anche un campo di mais e un pollaio, perché mais, carne di pollo e uova servono da vettovaglie» -, dall’altro cerca di rintracciare momenti di verità e forse di eternità nel fluire del quotidiano, in ciò che resta di un’antica convivenza, in una vecchia quercia (anch’essa un bersaglio strategico?), negli sguardi di una «vecchia partigiana quasi cieca». Prestando orecchio a un’umanità confinata ai margini, Handke riesce a ridare nuovamente voce e realtà a un popolo la cui «tolleranza non ha nemmeno bisogno del concetto di “tolleranza”».

Il disertore

Londra. Grigorij Bulganov, ex agente segreto russo, scompare nel tragitto tra la sua nuova elegante casa di Maida Vale e il club dove è atteso per la finale di un torneo di scacchi. Solo pochi mesi prima Bulganov aveva disertato dalla sua madre patria e inferto un duro colpo ai loschi affari di Ivan Charkov, un tempo membro del KGB e ora speculatore e trafficante d’armi in ottimi rapporti con il Cremlino. La scomparsa di Bulganov viene liquidata dai servizi dell’intelligence britannica come una nuova diserzione, o addirittura un doppio gioco. Ma, indifferente alle risposte ufficiali, c’è qualcuno che è pronto a giurare che Bulganov non se ne sarebbe mai andato di sua spontanea volontà, qualcuno a cui il disertore in passato ha salvato la vita e che in cambio gli ha solennemente promesso di proteggerlo con ogni mezzo: Gabriel Allon, l’imprendibile spia del nucleo più segreto dei servizi israeliani. Fedele alla promessa fatta, Allon non esita a richiamare la sua squadra e a partire per ingaggiare un mortale duello con Charkov, lo spietato e vendicativo responsabile della scomparsa di Bulganov. Un inaspettato rapimento, e la lotta contro il tempo per trovare vivo il disertore si carica, per Allon, di un’angoscia mortale inusitata, poiché ne va questa volta della sopravvivenza di ciò che ha di più caro al mondo.

Un disco dei Platters: romanzo di un maresciallo e una regina

Il maresciallo Santovito torna, dopo vent’anni, in un tranquillo borgo appenninico, che però trova completamente cambiato. La locanda è scomparsa, ora c’è il bar con il juke-box e si vedono i primi villeggianti. Anche il maresciallo è cambiato, e decide di prendersi una vacanza, spinto dai ricordi. Con lui arrivano una giovane insegnante e un misterioso turista tedesco. Ma proprio allora il borgo tranquillo si risveglia: un ragazzo salta su una mina, un altro scompare ed è poi trovato morto, e le vecchie del paese ricordano le leggende della Borda, la strega delle acque, e i tesori misteriosi…

Il discepolo

Edward Hinde è stato uno dei piú temibili serial killer degli anni Novanta. Ora, grazie a Sebastian Bergman, è rinchiuso nel penitenziario di Lövhaga. Hinde uccideva seguendo precise modalità, le stesse usate per le tre donne rinvenute sgozzate negli ultimi mesi. Un copycat, dunque, un assassino che ne emula un altro e sceglie le proprie vittime secondo un criterio che viene alla luce soltanto dopo un quarto delitto: tutte sono state amanti di Sebastian Bergman.
Nonostante l’angoscia e i sensi di colpa che lo attanagliano Sebastian non ha dubbi: il copycat è guidato da Hinde. È Hinde che, manipolando il ‘discepolo’, scrive la trama della propria vendetta contro l’uomo che l’ha mandato in carcere. Ma come fa? Per rispondere a queste domande Sebastian dovrà mettere in gioco la propria vita e, ancor peggio, la vita della figlia.

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‘Sebastian trasse un sospiro. Non riusciva a decidere cosa fosse peggio: essere trattato come un lattante appena svegliato da un sonnellino piú che meritato, oppure la sensazione di affettuosità neoromantica che Ellinor emanava. Di certo la seconda. Già durante la breve passeggiata fino al suo appartamento aveva intuito che sarebbe potuta finire cosí. Gli aveva preso la mano. Gliel’aveva stretta. Per tutto il tragitto. Come lo stereotipo di una coppia di innamorati a zonzo per le vie di Stoccolma in una notte d’estate. Cinque ore dopo essersi visti per la prima volta. Era spaventoso. Sebastian aveva riflettuto se chiuderla lí e ringraziarla per la compagnia, ma alla fine si era detto che aveva speso troppo tempo e troppe energie per ritirarsi prima di ottenere ciò di cui era in cerca. Di cui aveva bisogno’.

(source: Bol.com)