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La morte arriva per posta

Alison, Fran, Brena, Joan, Kipp, Tony, Neil: sette ragazzi come tutti gli altri, vicini al diploma di scuola superiore e protesi verso il futuro. Eppure c’è qualcosa nel loro passato che non li fa dormire tranquilli…
L’estate prima, infatti, sono rimasti coinvolti in un drammatico incidente che ha provocato la morte di uno sconosciuto e tutti insieme hanno deciso di fuggire e di tacere. Nessuno ha più accennato a quella notte terribile, ma ora qualcuno che conosce il loro segreto li sta ricattando e lettere piene di minacce, firmate “L’Occhio”, li obbligano a fare cose assurde e umilianti. Ma che è il misterioso ricattatore e perché li odia tanto?
A poco a poco, una terribile domanda si fa strada: e se l’Occhio fosse uno di loro?

Mortdecai e il delitto perfetto (La serie di Charlie Mortdecai Vol. 4)

*Poteva mancare, tra le avventure di quel britannicissimo gentleman che è il molto onorevole Charlie Mortdecai, una puntatina tra i college di Oxford?* Ovviamente no, e infatti – guarito da un fastidioso problemino intimo che lo ha visto ospedalizzato, per fortuna in compagnia di graziose infermiere – eccolo curiosare tra le stradine della vecchia città e le imponenti guglie dell’università più prestigiosa del mondo…
In realtà, Charlie non ha portato i suoi baffi fin qui spontaneamente: è stato chiamato d’urgenza, nientedimeno che per indagare sulla morte violenta di una sua ex compagna di college, una famosa e riveritissima docente che ha avuto la ventura di scontrarsi con un omnibus. Ma qualcosa non quadra, in questo quadro. Ad esempio, i due loschi figuri che hanno seguito la poveretta nei giorni precedenti l’incidente. E Mortdecai è qui per dimostrare al mondo che chi fa fuori una ex alunna dello Scone College non la passa liscia…
In una Oxford così affollata di spie da sembrare una scatola di sardine, il nostro baffuto gentiluomo – insieme a quella dolce e leggiadra creatura che è il suo sdentato tirapiedi Jock – se la vedrà con tutti i tipi di nemici, armato di tutti i generi di raffinatezze estetiche, liquori e tabacchi. Ah, e ovviamente del tirapugni di Jock.
Il quarto e ultimo episodio – godibilissimo anche se non avete letto i primi tre – delle irresistibili avventure del mercante d’arte e bon vivant Charlie Mortdecai finirà molto facilmente là dov’è destinato a rimanere: al numero uno delle letture più divertenti che vi siano capitate.
**«Senza paura di essere smentiti, possiamo dire che quelli di Bonfiglioli sono tra i romanzi più divertenti della seconda metà del secolo. Il suo ritorno è di gran lunga la cosa migliore capitata sulla scena letteraria da anni a questa parte.»*The Spectator
* «Le irresistibili avventure di un edonista incallito. Tra i più godibili, cattivi e divertenti romanzi crime degli ultimi anni.»*The Guardian***
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### Sinossi
*Poteva mancare, tra le avventure di quel britannicissimo gentleman che è il molto onorevole Charlie Mortdecai, una puntatina tra i college di Oxford?* Ovviamente no, e infatti – guarito da un fastidioso problemino intimo che lo ha visto ospedalizzato, per fortuna in compagnia di graziose infermiere – eccolo curiosare tra le stradine della vecchia città e le imponenti guglie dell’università più prestigiosa del mondo…
In realtà, Charlie non ha portato i suoi baffi fin qui spontaneamente: è stato chiamato d’urgenza, nientedimeno che per indagare sulla morte violenta di una sua ex compagna di college, una famosa e riveritissima docente che ha avuto la ventura di scontrarsi con un omnibus. Ma qualcosa non quadra, in questo quadro. Ad esempio, i due loschi figuri che hanno seguito la poveretta nei giorni precedenti l’incidente. E Mortdecai è qui per dimostrare al mondo che chi fa fuori una ex alunna dello Scone College non la passa liscia…
In una Oxford così affollata di spie da sembrare una scatola di sardine, il nostro baffuto gentiluomo – insieme a quella dolce e leggiadra creatura che è il suo sdentato tirapiedi Jock – se la vedrà con tutti i tipi di nemici, armato di tutti i generi di raffinatezze estetiche, liquori e tabacchi. Ah, e ovviamente del tirapugni di Jock.
Il quarto e ultimo episodio – godibilissimo anche se non avete letto i primi tre – delle irresistibili avventure del mercante d’arte e bon vivant Charlie Mortdecai finirà molto facilmente là dov’è destinato a rimanere: al numero uno delle letture più divertenti che vi siano capitate.
**«Senza paura di essere smentiti, possiamo dire che quelli di Bonfiglioli sono tra i romanzi più divertenti della seconda metà del secolo. Il suo ritorno è di gran lunga la cosa migliore capitata sulla scena letteraria da anni a questa parte.»*The Spectator
* «Le irresistibili avventure di un edonista incallito. Tra i più godibili, cattivi e divertenti romanzi crime degli ultimi anni.»*The Guardian***

Mortdecai e il delitto perfetto

Poteva mancare, tra le avventure di quel britannicissimo gentleman che è il molto onorevole Charlie Mortdecai, una puntatina tra i college di Oxford? Ovviamente no, e infatti – guarito da un fastidioso problemino intimo che lo ha visto ospedalizzato, per fortuna in compagnia di graziose infermiere eccolo curiosare tra le stradine della vecchia città e le imponenti guglie dell’università più prestigiosa del mondo… In realtà, Charlie non ha portato i suoi baffi fin qui spontaneamente: è stato chiamato d’urgenza, nientedimeno che per indagare sulla morte violenta di una sua ex compagna di college, una famosa e riveritissima docente che ha avuto la ventura di scontrarsi con un omnibus. Ma qualcosa non quadra, in questo quadro. Ad esempio, i due loschi figuri che hanno seguito la poveretta nei giorni precedenti l’incidente. E Mortdecai è qui per dimostrare al mondo che chi fa fuori una ex alunna dello Scone College non la passa liscia… In una Oxford così affollata di spie da sembrare una scatola di sardine, il nostro baffuto gentiluomo – insieme a quella dolce e leggiadra creatura che è il suo sdentato tirapiedi Jock – se la vedrà con tutti i tipi di nemici, armato di tutti i generi di raffinatezze estetiche, liquori e tabacchi. Ah, e ovviamente del tirapugni di Jock.

Morire in primavera

Nel tardo inverno del 1945, nella Germania del nord, Walter e Fiete, diciassette anni ciascuno, lavorano come mungitori in un podere dal magnifico stemma con un cavallo nero sotto due falci incrociate. Il podere mostra tutti i segni della guerra. Lo stemma giace a terra in giardino, le travi della torre dell’orologio si ergono carbonizzate nel cielo, il portico è storto e danneggiato dopo un attacco dei caccia. ‘Il soldato Ivan è già sull’Oder’, sussurrano le donne e sperano che quell’ultimo sussulto di guerra non si porti via, dopo gli uomini, anche i ragazzini del podere, come Walter e Fiete, mungitori dalla faccia pulita. Walter pensa che non lo spediranno mai al fronte. Sparava storto già nella Gioventù Hitleriana, ha gli occhi che non vanno, munge mucche, fa un lavoro che qualcuno deve pur fare. Inoltre, deve ancora finire di brigare con Elizabeth, la ragazza che fuma come una ciminiera e, con le sue sopracciglia, i riccioli neri e una sfrontatezza senza pari, sembra una zingara. Fiete, il suo amico più caro, ha il volto scarno, la carnagione imberbe, le ciglia lunghe e ricce e, se chiude gli occhi pesti, pare una ragazza. Quando beve, anziché dire ‘Heil Hitler’, dice ‘Drei Liter’. Ha già la fidanzata: Ortrud, dalle labbra rosse come nessuna. Insomma, è tutto fuorché un soldatino di piombo pronto a difendere l’onore della grande Germania. A una festa, però, lungo il canale, tra barili di birra e un’orchestrina di otto elementi, compaiono anche le Waffen-SS, con le loro divise grigioverdi pulite, stivali lustri e un invito cui nessuno può sottrarsi, pena ritrovarsi un cappio attorno al collo: arruolarsi per sancire la fedeltà al Führer, al popolo, alla patria e alla fede incrollabile nella vittoria! Walter e Fiete si ritrovano così in Ungheria. Walter a trasportare rifornimenti per le truppe e Fiete nell’orrore del fronte. Fiete rimedia una scheggia sotto la clavicola, viene curato alla meglio e rispedito in prima linea, dove gli ufficiali tirano le bombe a mano sui talloni dei loro stessi uomini per riuscire a mandarli all’attacco. In un giorno di primavera, Walter apprende che Fiete non ha resistito all’orrore: ha disertato, è stato riacciuffato, sprangato e chiuso a chiave proprio nella cantina della sua camerata. L’indomani tocca proprio alla sua camerata l’onore di ‘rispedire al mittente’, davanti a un plotone d’esecuzione, il giovane amico. Salutata in Germania come una delle opere piú importanti della narrativa tedesca contemporanea, capace di inaugurare finalmente ‘l’era post-Günther Grass’ (Die Zeit), Morire in primavera è piú di un libro sulla guerra e sulla follia nazista. È un romanzo in cui l’innocenza e la colpa, la libertà e il destino, l’amicizia e il tradimento sono chiamati a raccolta in una prosa limpida e controllata che colpisce al cuore. ‘Morire in primavera è un romanzo grandioso, piú forte di qualsiasi esperienza letteraria. Ed è anche molto piú di un romanzo pacifista. Il miglior libro che ho letto quest’anno’. Sebastian Hammelehle, Der Spiegel ‘È ormai una certezza: con Morire in primavera è stata ufficialmente e potentemente inaugurata l’era post-Günther Grass’. Die Zeit ‘Raramente sono stati descritti in modo così radicale e avvincente la barbarie e l’orrore della guerra. Raramente la letteratura ha usato i propri mezzi in modo tanto magistrale’. Deutschlandradio Kultur
(source: Bol.com)

Morbo

In un avveniristico centro per la ricerca sul cancro si verificano inspiegabili episodi e una catena di morti sospette. Un’infermiera e uno studente di medicina fanno l’agghiacciante scoperta degli oscuri maneggi di chi utilizza inermi vite umane per i propri abominevoli scopi…

La morale come pazzia

«Per quale ragione si compie l’azione morale? Perché Giordano Bruno ha salito il rogo? Forse per la semplice pazzia di non voler ritrattare la propria fede?». In questo libro, pubblicato postumo nel 1942 a cura dell’allievo Alessandro Fersen, Giuseppe Rensi affronta il problema del fondamento razionale dell’etica. Ribadendo l’impossibilità di una dottrina morale universale che sappia guidare la vita in tutti i suoi aspetti, privati e politici, il filosofo conduce una critica serrata delle teorie utilitariste – a cominciare dai padri Jeremy Bentham e John Stuart Mill – e accetta i rischi di una riflessione che si gioca ormai sul confine del nichilismo. Preso atto del fallimento di qualunque giustificazione razionale, l’unica motivazione che possiamo accordare all’agire morale è l’assenza di ragione, la pazzia, magari portandoci a postulare l’esistenza di un demone – il daimon socratico – che ci spinge a operare il bene, anche contro la nostra convenienza e la nostra incolumità. Una morale, dunque, al di là del principio di piacere, anormale, essenzialmente spiritualistica, fondata sulla convinzione che non esistono autorità indiscutibili e inattaccabili che possano essere chiamate a garanzia delle nostre scelte.

Monte Athos. Un pellegrinaggio nel cuore spirituale del cristianesimo ortodosso

Il territorio verdeggiante e a tratti roccioso della penisola athonita rappresenta il caso unico al mondo di una Repubblica monastica ancora nel pieno delle sue forze dopo oltre un millennio di storia. La data di fondazione comunemente accettata dagli studiosi è quella del 963, anno in cui il monaco Atanasio diede vita al monastero della Grande Lavra. La storia religiosa di questo lembo di terra della Calcidica era però già iniziata molto tempo prima, sin dall’epoca tardo-antica, quando numerosi e oscuri eremiti vi trovarono rifugio. Oggi il Monte Athos, con i suoi venti monasteri, rappresenta il cuore spirituale del cristianesimo ortodosso. In questo luogo di silenzio e di preghiera si è conservata inalterata l’antica tradizione mistica ereditata dagli anacoreti del deserto egiziano. Questo libro narra il pellegrinaggio del grande scrittore russo nei vari monasteri, un racconto che traccia non solo un quadro storico e agiografico di questa terra, ma che riesce a proiettarci nel battito emozionale e spirituale di uno dei luoghi più cari al cristianesimo.
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Il Monte Analogo

Un gruppo di singolari ed esperti alpinisti, certi dell’esistenza, in qualche parte del globo, di una montagna la cui vetta è più alta di tutte le vette, decide un giorno di partire da Parigi per tentare di scoprirla e di darne la scalata. Dopo una navigazione «non euclidea», a bordo di un’imbarcazione chiamata “l’Impossibile”, gli esploratori approdano nell’isola-continente del “Monte Analogo”, dove trovano una popolazione, dagli usi apparentemente stravaganti, che discende da uomini di tutti i tempi e che, come loro, vive ormai, soltanto, nella speranza di scalare la vetta. Un breve soggiorno nel villaggio di Porto-delle-Scimmie, e il gruppo dei nostri alpinisti intraprende l’ascensione, arrivando in vista del campo base. A questo punto il racconto s’interrompe: siamo soltanto all’inizio di un viaggio – che forse è sempre, continuamente, all’inizio – quando la morte coglie René Daumal, l’autore di questa storia, impedendogli di descrivere il seguito della scalata al monte simbolico che unisce la Terra al Cielo. Sotto le parvenze di un romanzo d’avventure, o di un racconto fantastico, “Il Monte Analogo”, pubblicato postumo nel 1952, ci offre una «metafisica dell’alpinismo» che è, anche, un itinerario minuzioso, lentamente maturato nelle esperienze dell’autore, verso un centro, sentito come liberazione della persona da ogni suo limite, verso una vetta in cui, al disopra di ogni specifica contraddizione, ciascun uomo attui le proprie umane possibilità. Con la leggerezza propria del saggio, facendo uso nel racconto di storie, canzoni, deduzioni, miti e dimostrazioni, Daumal trasporta il lettore nel regno dell’analogia, dove niente è vero ma tutto è veridico, per un parallelismo tra realtà raggiunta e realtà raggiungibile attraverso un metodo (cioè: il «mettersi sulla via») che fa cadere i nostri schemi difensivi e ci porta a contemplare con occhi nuovi il nostro paesaggio interiore.

La montagna: chiacchierata con ventun giovani all’osteria “Gallo Cedrone” in una notte di primavera del 2002

«La natura sta correndo un grosso rischio. Il rischio di piegarsi su se stessa e morire avvelenata come un fiore annaffiato da varechina. L’acido dell’inquinamento, dello sfruttamento, della superproduzione, del consumismo ad oltranza, della conquista dell’inutile, sta intossicando il pianeta. Cercare di opporsi al disastro che si profila è compito di tutti. Questo libro è dedicato ai ragazzi, perché saranno loro in futuro a proteggere la salute del creato».

Monna Lisa Cyberpunk

In un mondo dominato dalla corruzione e dal superpotere scientifico un piccolo gruppo di ribelli e di pirati del ciberspazio sfida il potere tecnocratico e la legge spietata della potentissima Yakuza. Un romanzo brillante e cinico che anticipa un drammatico futuro prossimo a realizzarsi.
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### Sinossi
In un mondo dominato dalla corruzione e dal superpotere scientifico un piccolo gruppo di ribelli e di pirati del ciberspazio sfida il potere tecnocratico e la legge spietata della potentissima Yakuza. Un romanzo brillante e cinico che anticipa un drammatico futuro prossimo a realizzarsi. 

Mondo senza fine

È il 1327. Il giorno di Ognissanti quattro bambini si allontanano di nascosto dal priorato di Kingsbridge e assistono per caso nella foresta all’omicidio di due uomini. Da allora le vite di questi ragazzi saranno indissolubilmente legate tra loro e, una volta adulti, conosceranno amore, avidità, ambizione e vendetta. Vivranno momenti di prosperità e carestia, malattia e g uerra. Ma su ciascuno resterà l’ombra di quell’inspiegabile delitto di cui furono testimoni in quel fatidico giorno della loro infanzia.
Da quasi vent’anni il romanzo I pilastri della terra continua ad appassionare milioni di lettori nel mondo, con un successo senza precedenti. Ken Follett ritorna ora al Medioevo ambientando Mondo senza fine due secoli dopo la costruzione della cattedrale gotica di Kingsbridge, sullo sfondo di un lento ma inesorabile mutamento – che rivoluzionerà tanto le arti quanto le scienze – in cui ci si lascia alle spalle il buio e si cominciano a intravedere i primi bagliori di una nuova epoca.

(source: Bol.com)

Il mondo perduto

“Il mondo perduto” (“The Lost World”), fu scritto nel 1912 , ed è una delle opere più note del filone avventuroso del mondo perduto che si sviluppò a cavallo tra il XIX e il XX secolo. In particolare influenzò tutte le opere che in seguito parlarono di dinosauri, a partire da King Kong e a finire con Jurassic Park. In questo romanzo viene introdotto un personaggio, il professor Challenger, che, come dice il nome, è quasi all’opposto di Holmes, istintivo quanto quest’ultimo è riflessivo. Questo personaggio sarà poi il protagonista di una serie di romanzi di avventura. Conan Doyle fu ispirato, nella scelta dello scenario del romanzo, dalla conquista della cime del più alto dei Tepui venezuelani, il Tepui Roraima. Questo luogo, grazie alla sua inaccessibilità, ha conservato specie animali e vegetali assenti nel resto del mondo, ed è stato infatti utilizzato come scenario nei film di Michael Crichton.
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Un mondo per gli artefici (Urania)

Civiltà antichissime, reperti che tornano alla luce dopo millenni, manufatti sepolti sotto strati di sabbie o di lava sono un tema prediletto dell’immaginazione fin da quando, nel 1748, re Carlo III avviò sistematicamente gli scavi di Pompei. La fantascienza di ambiente planetario eredita questa tradizione spostandola su un piano ipertecnologico, ed eccoci arrivati su Quake (un pianeta già visitato dai lettori di ”Urania” nel n. 1274). La razza degli Artefici nasconde i suoi segreti lassù ed è per questo che una delegazione umana ed extraumana ha cercato a lungo di approdarvi. Ma se per Darya Lang si tratta soprattuto di una sfida intellettuale, per altri il mistero può nascondere insidie letali. Infatti i guai cominciano – per umani ed extraumani – non quando l’enigma è ancora insoluto e gli scavi sono a rischio soltanto di una cattiva amministrazione, ma quando i manufatti svelano, poco a poco, la loro vera funzione di trappole nello spazio…
(source: Bol.com)

Il mondo fino a 7

Il mondo fino a 7 1. Willow. Ha 12 anni e si sente diversa: orfana per due volte, ha un’intelligenza sopra la media e tante ossessioni. È così speciale, senza saperlo, che riesce a cambiare la vita di tutte le persone che incontra. 2. I suoi hobby. Ha una passione sfrenata per il numero 7, le malattie – adora i manuali di medicina – e i giardini. Coltivare i girasoli, per esempio, la rimette in pace col mondo. 3. L’amicizia. Non è sempre facile, per Willow. Fino a quando non incontra Mai, ragazzina ostinata e pragmatica, che sa vedere Willow per quella che è. 4. Strambi personaggi. Dell Duke, Quang-Ha, Pattie e Jairo… Willow non è l’unico pesce fuor d’acqua! E incontrarne altri, controcorrente come lei, la aiuta a stare a galla. 5. La famiglia. Chi ha detto che la famiglia è una sola? La si può cercare, costruire e inventare, basta aprire il cuore e credere che i miracoli esistano. 6. Sensibilità e ironia. È questo il segreto di Willow: commuovere ma anche far sorridere. Persino le giornate più difficili insieme a lei si riempiono di meraviglia e follia. 7. Il mondo. È un viaggio stupendo quello che porta Willow a sentirsi parte del mondo: riuscirà a trovare i 7 pezzi che rendono davvero (im)perfetta la sua vita? Holly Goldberg Sloan è nata nel Michigan (USA), ma da piccola ha vissuto in diversi paesi: dall’Olanda alla Turchia, fino alla California, dove vive tuttora con il marito e i due figli. È anche sceneggiatrice e regista. Il mondo fino a 7 ha ottenuto numerosi riconoscimenti ed è stato per più di un anno nella classifica del ”New York Times”.
(source: Bol.com)

IL MONDO DI DURDANE

Il pianeta Durdane è stato colonizzato migliaia di anni fa da vari gruppi di persone che volevano sfuggire a una Terra troppo meccanizzata, e col passar dei secoli è diventato il regno di ogni sorta di comunità eccentriche. La parte più civile del pianeta è tradizionalmente governata dall’Anome: un individuo che non rivela mai la propria identità, e che vive in mezzo al popolo, distribuendo premi e punizioni immediate. Il protagonista di questo romanzo è un giovane musicista, Gastel Etzwane, che scopre un grave pericolo che minaccia la sua regione: un’invasione di esseri simili all’uomo, ma non del tutto umani. I suoi appelli cadono nel vuoto, e in breve comprende che per salvare tutto il suo pianeta dovrà impadronirsi dei poteri dell’Anome e sostituirsi a lui. Iniziano cosi le avventure del musicista Etzwane e del terrestre Ifness: avventure che li porteranno a sciogliere gradualmente i misteri di Durdane… e ad affacciarsi sui misteri, assai più vasti, della comunità stellare che li circonda .

Il mondo della foresta

Sul pianeta Athshe, la vita è interamente condizionata dalle enormi, fittissime foreste che ricoprono quasi tutta la superficie. Qui vivono gli Athshiani, il popolo dei sognatori, e qui sono scesi gli uomini a impadronirsi del legname ormai prezioso in questo lontano futuro. Athshe è diventato una colonia della Terra, dove agli indigeni è riservato il lavoro fisico più pesante e dove gli uomini come il capitano Davidson e l’antropologo Ljubov si scontrano in nome di opposte ideologie. Fino al giorno in cui fra le foreste di Athshe non si leverà un dio, Selver, il sognatore capace di fondere per il suo popolo il mondo del sogno con quello della realtà. E allora gli uomini dovranno guardarsi dai loro schiavi.