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The Passenger: Giappone

Più di altri paesi altrettanto ricchi e complessi, il Giappone ha la capacità di suscitare sorpresa. L’esasperazione delle vite dei moltissimi abitanti di un arcipelago così piccolo, il monolitismo delle strutture sociali, l’originalità dell’industria culturale, il gigantismo delle multinazionali tecnologiche, la resilienza delle sue tradizioni e la varietà delle sottoculture delle megalopoli post umane ci lasciano meravigliati o perturbati, e ci trasformano in piccoli etnologi che si grattano la testa perplessi.
Perché sorprendersi allora se dalla notte dei tempi un’infinità di viaggiatori, entusiasti, reporter e scrittori ha versato fiumi di inchiostro su questo stesso incanto? Lo stupore non è forse uno dei combustibili della miglior letteratura? Le parole più o meno intraducibili un tempo snocciolate dal nerd di turno impallinato di Sol levante fanno oggi parte del nostro bagaglio culturale comune: otaku, karōshi, sararīman, shokunin, gōkon. Ciò nonostante, il Giappone è sempre un puzzle di cui riusciamo ad assemblare alcune tessere, ma il cui disegno complessivo rimane impenetrabile. Questo enigma lo ha reso un generatore senza fine di storie, racconti, riflessioni di cui nelle pagine che seguono si può leggere una raccolta necessariamente soggettiva, ma trasversale: dal culto degli antenati alla scena musicale di Tokyo, dall’alienazione urbana al cinema, dal sumo al maschilismo, per citarne alcuni.
Il Giappone, come sospeso tra invecchiamento della popolazione e post modernità estrema, tra immobilismo e sperimentazione del futuro, è un osservatorio privilegiato per capire il mondo che è stato e quello che sarà. A patto che partiamo per questo viaggio senza la pretesa di risolvere il mistero, perché come ricorda Brian Phillips in «Vivere da giapponesi» (pagina 108): «Alcune storie giapponesi finiscono bruscamente. Altre non finiscono proprio, ma nel momento cruciale staccano sull’immagine di una farfalla, del vento o della luna.»

Più di altri paesi altrettanto ricchi e complessi, il Giappone ha la capacità di suscitare sorpresa. L’esasperazione delle vite dei moltissimi abitanti di un arcipelago così piccolo, il monolitismo delle strutture sociali, l’originalità dell’industria culturale, il gigantismo delle multinazionali tecnologiche, la resilienza delle sue tradizioni e la varietà delle sottoculture delle megalopoli post umane ci lasciano meravigliati o perturbati, e ci trasformano in piccoli etnologi che si grattano la testa perplessi.
Perché sorprendersi allora se dalla notte dei tempi un’infinità di viaggiatori, entusiasti, reporter e scrittori ha versato fiumi di inchiostro su questo stesso incanto? Lo stupore non è forse uno dei combustibili della miglior letteratura? Le parole più o meno intraducibili un tempo snocciolate dal nerd di turno impallinato di Sol levante fanno oggi parte del nostro bagaglio culturale comune: otaku, karōshi, sararīman, shokunin, gōkon. Ciò nonostante, il Giappone è sempre un puzzle di cui riusciamo ad assemblare alcune tessere, ma il cui disegno complessivo rimane impenetrabile. Questo enigma lo ha reso un generatore senza fine di storie, racconti, riflessioni di cui nelle pagine che seguono si può leggere una raccolta necessariamente soggettiva, ma trasversale: dal culto degli antenati alla scena musicale di Tokyo, dall’alienazione urbana al cinema, dal sumo al maschilismo, per citarne alcuni.
Il Giappone, come sospeso tra invecchiamento della popolazione e post modernità estrema, tra immobilismo e sperimentazione del futuro, è un osservatorio privilegiato per capire il mondo che è stato e quello che sarà. A patto che partiamo per questo viaggio senza la pretesa di risolvere il mistero, perché come ricorda Brian Phillips in «Vivere da giapponesi» (pagina 108): «Alcune storie giapponesi finiscono bruscamente. Altre non finiscono proprio, ma nel momento cruciale staccano sull’immagine di una farfalla, del vento o della luna.»

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The Heroes

Bremer dan Gorst, maestro di spade caduto in disgrazia, ha giurato di reclamare sul campo di battaglia l’onore perduto. È ossessionato dalla redenzione e assetato di violenza, dunque non gli importa molto di quanto sangue scorrerà, anche se si trattasse del proprio. Il Principe Calder non ha alcun interesse per l’onore e di certo non ha intenzione di finire ammazzato. Tutto quello che vuole è il potere, e si servirà di qualsiasi bugia ed espediente, tradirà tutti gli amici per raggiungerlo. Almeno sino a quando non sarà lui a dover combattere. Curden lo Strozzato, l’ultimo uomo onesto rimasto al Nord, ha dedicato la sua vita all’arte della guerra, ricavandone solo ginocchia gonfie e nervi logori. Non gli importa nemmeno più chi sia a vincere, vuole soltanto fare la cosa giusta. Ma è possibile individuarla nel mondo che gli sta crollando intorno? Il destino del Nord sarà deciso da tre sanguinosi giorni di battaglia. Ma con entrambi gli schieramenti corrotti da intrighi, debolezze, ostilità e meschine gelosie, è improbabile che siano i cuori più nobili o anche le armi più potenti a prevalere.

Bremer dan Gorst, maestro di spade caduto in disgrazia, ha giurato di reclamare sul campo di battaglia l’onore perduto. È ossessionato dalla redenzione e assetato di violenza, dunque non gli importa molto di quanto sangue scorrerà, anche se si trattasse del proprio. Il Principe Calder non ha alcun interesse per l’onore e di certo non ha intenzione di finire ammazzato. Tutto quello che vuole è il potere, e si servirà di qualsiasi bugia ed espediente, tradirà tutti gli amici per raggiungerlo. Almeno sino a quando non sarà lui a dover combattere. Curden lo Strozzato, l’ultimo uomo onesto rimasto al Nord, ha dedicato la sua vita all’arte della guerra, ricavandone solo ginocchia gonfie e nervi logori. Non gli importa nemmeno più chi sia a vincere, vuole soltanto fare la cosa giusta. Ma è possibile individuarla nel mondo che gli sta crollando intorno? Il destino del Nord sarà deciso da tre sanguinosi giorni di battaglia. Ma con entrambi gli schieramenti corrotti da intrighi, debolezze, ostilità e meschine gelosie, è improbabile che siano i cuori più nobili o anche le armi più potenti a prevalere.

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The Beast. After, Tim Walker

Richard e Rebecca sono ormai una coppia stabile e consolidata. Hanno un figlio e lavorano insieme. Tutto sembra andare bene, finchè qualcuno del loro passato piomba di nuovo nelle loro vite, portando il caos. Tim Walker, dopo anni in cui sembrava scomparso nel nulla, si ripresenta a Detroit, con un chiaro obiettivo e farà di tutto per ottenerlo. Riusciranno Richard e Rebecca a superare quello che sembra l’ostacolo più grande?
**
### Sinossi
Richard e Rebecca sono ormai una coppia stabile e consolidata. Hanno un figlio e lavorano insieme. Tutto sembra andare bene, finchè qualcuno del loro passato piomba di nuovo nelle loro vite, portando il caos. Tim Walker, dopo anni in cui sembrava scomparso nel nulla, si ripresenta a Detroit, con un chiaro obiettivo e farà di tutto per ottenerlo. Riusciranno Richard e Rebecca a superare quello che sembra l’ostacolo più grande?

Richard e Rebecca sono ormai una coppia stabile e consolidata. Hanno un figlio e lavorano insieme. Tutto sembra andare bene, finchè qualcuno del loro passato piomba di nuovo nelle loro vite, portando il caos. Tim Walker, dopo anni in cui sembrava scomparso nel nulla, si ripresenta a Detroit, con un chiaro obiettivo e farà di tutto per ottenerlo. Riusciranno Richard e Rebecca a superare quello che sembra l’ostacolo più grande?
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### Sinossi
Richard e Rebecca sono ormai una coppia stabile e consolidata. Hanno un figlio e lavorano insieme. Tutto sembra andare bene, finchè qualcuno del loro passato piomba di nuovo nelle loro vite, portando il caos. Tim Walker, dopo anni in cui sembrava scomparso nel nulla, si ripresenta a Detroit, con un chiaro obiettivo e farà di tutto per ottenerlo. Riusciranno Richard e Rebecca a superare quello che sembra l’ostacolo più grande?

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Il texano dagli occhi di ghiaccio

«Ha mai fatto uso di sostanze o pratiche proibite per migliorare le prestazioni sportive?» Per quindici anni, a questa domanda Lance Armstrong ha risposto invariabilmente e testardamente: «No». Nel gennaio 2013, tuttavia, milioni di americani sono rimasti pietrificati di fronte alla sua confessione, fatta durante un’intervista televisiva rilasciata a Oprah Winfrey, e alla conseguente e drammatica caduta di uno degli atleti più osannati d’America, trasformato nel giro di poche ore da eroe in truffatore. In realtà, la confessione pubblica di Lance Armstrong ha suscitato molti interrogativi e non ha affatto sollevato il velo sulle complicità e le connivenze che hanno permesso all’atleta di tenere in scacco per tanti anni organizzazioni antidoping, giornalisti e appassionati
di ciclismo. Né Lance ha mostrato segni di pentimento, sostenendo anzi che il doping è una prassi comune negli sport di resistenza.
Reed Albergotti e Vanessa O’Connell, giornalisti del «Wall Street Journal», cercano in queste pagine di andare oltre quella confessione e di scoprire – grazie a conversazioni, documenti, testimonianze e interviste – chi sia veramente Lance Armstrong: una straordinaria combinazione di talento atletico, forza di volontà, ambizione. E cosa lo abbia motivato nelle sue scelte di uomo e di sportivo, dai tormentati anni dell’adolescenza all’incredibile guarigione dal cancro, dalla fondazione dell’istituzione benefica Livestrong fino alle strepitose sette vittorie consecutive al Tour de France, oggi cancellate dall’albo d’oro della Grande Boucle. I due giornalisti, che da anni seguono le vicende della US Postal, la squadra di Armstrong, mettono a fuoco l’intreccio inedito e inquietante di interessi milionari che fa da sfondo al mondo del ciclismo professionistico: la loro inchiesta getta infatti luce su coinvolgimenti
insospettabili, da uomini di affari a politici influenti, e sulle sorprendenti connessioni con il mondo del business.
Nel racconto sfilano una miriade di personaggi: dagli ex compagni di squadra come Floyd Landis, che per primo ha rotto il muro dell’omertà sul doping, alla massaggiatrice Emma O’Reilly, che ne ha confermato le dichiarazioni; dal preparatore atletico Michele Ferrari, accusato di spingere all’uso di sostanze proibite, al direttore sportivo Johan Bruyneel che quell’uso ha avallato; fino a Travis Tygart che, a nome dell’agenzia antidoping statunitense, si è battuto senza mai arrendersi e con i pochi mezzi a disposizione – vero Davide contro Golia – per smantellare quel raffinato e blindatissimo sistema di corruzione, spionaggio e tecnologie all’avanguardia che ha permesso ad Armstrong prima di entrare nella leggenda e, qualche anno dopo, di diventare il simbolo di uno dei più grandi scandali nella storia dello sport.

«Ha mai fatto uso di sostanze o pratiche proibite per migliorare le prestazioni sportive?» Per quindici anni, a questa domanda Lance Armstrong ha risposto invariabilmente e testardamente: «No». Nel gennaio 2013, tuttavia, milioni di americani sono rimasti pietrificati di fronte alla sua confessione, fatta durante un’intervista televisiva rilasciata a Oprah Winfrey, e alla conseguente e drammatica caduta di uno degli atleti più osannati d’America, trasformato nel giro di poche ore da eroe in truffatore. In realtà, la confessione pubblica di Lance Armstrong ha suscitato molti interrogativi e non ha affatto sollevato il velo sulle complicità e le connivenze che hanno permesso all’atleta di tenere in scacco per tanti anni organizzazioni antidoping, giornalisti e appassionati
di ciclismo. Né Lance ha mostrato segni di pentimento, sostenendo anzi che il doping è una prassi comune negli sport di resistenza.
Reed Albergotti e Vanessa O’Connell, giornalisti del «Wall Street Journal», cercano in queste pagine di andare oltre quella confessione e di scoprire – grazie a conversazioni, documenti, testimonianze e interviste – chi sia veramente Lance Armstrong: una straordinaria combinazione di talento atletico, forza di volontà, ambizione. E cosa lo abbia motivato nelle sue scelte di uomo e di sportivo, dai tormentati anni dell’adolescenza all’incredibile guarigione dal cancro, dalla fondazione dell’istituzione benefica Livestrong fino alle strepitose sette vittorie consecutive al Tour de France, oggi cancellate dall’albo d’oro della Grande Boucle. I due giornalisti, che da anni seguono le vicende della US Postal, la squadra di Armstrong, mettono a fuoco l’intreccio inedito e inquietante di interessi milionari che fa da sfondo al mondo del ciclismo professionistico: la loro inchiesta getta infatti luce su coinvolgimenti
insospettabili, da uomini di affari a politici influenti, e sulle sorprendenti connessioni con il mondo del business.
Nel racconto sfilano una miriade di personaggi: dagli ex compagni di squadra come Floyd Landis, che per primo ha rotto il muro dell’omertà sul doping, alla massaggiatrice Emma O’Reilly, che ne ha confermato le dichiarazioni; dal preparatore atletico Michele Ferrari, accusato di spingere all’uso di sostanze proibite, al direttore sportivo Johan Bruyneel che quell’uso ha avallato; fino a Travis Tygart che, a nome dell’agenzia antidoping statunitense, si è battuto senza mai arrendersi e con i pochi mezzi a disposizione – vero Davide contro Golia – per smantellare quel raffinato e blindatissimo sistema di corruzione, spionaggio e tecnologie all’avanguardia che ha permesso ad Armstrong prima di entrare nella leggenda e, qualche anno dopo, di diventare il simbolo di uno dei più grandi scandali nella storia dello sport.

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Il tesoro scomparso

Buongiorno ragazzi. Sono sempre io, Alfred Hitchcock, pronto a servirvi su un piatto d’argento la terza avventura degli ormai celebri Tre Investigatori, Jupiter Jones, Pete Crenshaw e Bob Andrews. Una storia alquanto incredibile, almeno per chi si rifiuta di ammettere l’esistenza degli gnomi, dei folletti, e degli altri innumerevoli spiritelli malvagi. Eppure gli gnomi esistono veramente, e compaiono in questo giallo mantenendo fede alla tradizione fiabesca che li vuole avidi di ricchezze, di gioielli e di tesori. Anche I Tre Investigatori in un primo momento rifiutano di considerare possibile la loro esistenza: ma in breve dovranno ricredersi a loro rischio e pericolo. Mi rendo conto che questa mia presentazione può apparire alquanto caotica, ma vi prego di credere che non è affatto facile presentare delle cose che non dovrebbero esistere, ma che a quanto pare esistono ugualmente. Comunque, se volete chiarirvi le idee, non vi resta che precipitarvi a leggere questo volume. Alfred Hitchcock

Buongiorno ragazzi. Sono sempre io, Alfred Hitchcock, pronto a servirvi su un piatto d’argento la terza avventura degli ormai celebri Tre Investigatori, Jupiter Jones, Pete Crenshaw e Bob Andrews. Una storia alquanto incredibile, almeno per chi si rifiuta di ammettere l’esistenza degli gnomi, dei folletti, e degli altri innumerevoli spiritelli malvagi. Eppure gli gnomi esistono veramente, e compaiono in questo giallo mantenendo fede alla tradizione fiabesca che li vuole avidi di ricchezze, di gioielli e di tesori. Anche I Tre Investigatori in un primo momento rifiutano di considerare possibile la loro esistenza: ma in breve dovranno ricredersi a loro rischio e pericolo. Mi rendo conto che questa mia presentazione può apparire alquanto caotica, ma vi prego di credere che non è affatto facile presentare delle cose che non dovrebbero esistere, ma che a quanto pare esistono ugualmente. Comunque, se volete chiarirvi le idee, non vi resta che precipitarvi a leggere questo volume. Alfred Hitchcock

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Il Tesoro del Tempio

In terra d’Israele, nell’Aprile 2000 viene ritrovato su un altare sacrificaleil corpo di un archeologo orribilmente mutilato. Peter Ericson, questo era ilsuo nome, era sulle tracce di un tesoro seguendo le indicazioni di uno deimanoscritti trovati a Qumran. L’inchiesta dell’omicidio viene affidata daiservizi segreti israeliani ad Ary Cohen, il protagonista del romanzo “Qumran”.Ora lo studioso ebreo vive nelle grotte del Mar Morto, che ospitano anche lasetta degli Esseni, creduta estinta fin dai tempi dell’antichità e che ora loha eletto suo Messia. Con l’aiuto del padre paleologo, David Cohen, e di Jane,una giovane archeologa, si mette sulle tracce di un secondo manoscritto che loporta, fino al Medioevo, al tempo delle Crociate e dell’Inquisizione.

In terra d’Israele, nell’Aprile 2000 viene ritrovato su un altare sacrificaleil corpo di un archeologo orribilmente mutilato. Peter Ericson, questo era ilsuo nome, era sulle tracce di un tesoro seguendo le indicazioni di uno deimanoscritti trovati a Qumran. L’inchiesta dell’omicidio viene affidata daiservizi segreti israeliani ad Ary Cohen, il protagonista del romanzo “Qumran”.Ora lo studioso ebreo vive nelle grotte del Mar Morto, che ospitano anche lasetta degli Esseni, creduta estinta fin dai tempi dell’antichità e che ora loha eletto suo Messia. Con l’aiuto del padre paleologo, David Cohen, e di Jane,una giovane archeologa, si mette sulle tracce di un secondo manoscritto che loporta, fino al Medioevo, al tempo delle Crociate e dell’Inquisizione.

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Terrestri Alla Prova

Una volta l’Uomo si misurava con altri uomini o con “le forze della Natura”; e in questa lotta, da cui usciva ora vittorioso e ora sconfitto, dava prova del suo valore alla restante umanità e agli Dei. Ora gli uomini stanno per diventare qualcosa di più e di meno dell’Uomo con la maiuscola, unico essere pensante dell’universo: stanno per diventare – e in fantascienza sono già diventati da un pezzo – i Terrestri. E in quanto tali dovranno dare prova del loro valore non solo alla restante umanità e agli Dei, ma… agli Altri. Come ci giudicheranno? Che prova sapremo dare di noi? I cinque racconti di questa antologia propongono ciascuno una situazione in cui ne va del nostro buon nome. Ma nello sceglierli, naturalmente, il solo “buon nome” a cui abbiamo avuto riguardo è stato quello di Urania, impegnata a pubblicare sempre e soltanto il meglio… Per il resto, non siamo di quelli per cui “il Terrestre ha sempre ragione”, né di quelli per cui è già scontato che la nostra umanità non vale molto e che dovremo “metterci al passo con le Specie più progredite”. INDICE
SPEDIZIONE DI SOCCORSO Rescue Party (1964) ARTHUR C. CLARKE
MEGLIO ANDARSENE, DAL TERZO PIANETA… Survey of the third planet (1966) KEITH ROBERTS
RAPPRESENTANTE DELLA TERRA Representative from Earth (1966) GREG BENFORD
NAVE ZOO Hiding Place (1964) POUL ANDERSON
DAN STEVENSON NON MOLLA The Edge of the Sea (1957) ALGIS BUDRYS

Una volta l’Uomo si misurava con altri uomini o con “le forze della Natura”; e in questa lotta, da cui usciva ora vittorioso e ora sconfitto, dava prova del suo valore alla restante umanità e agli Dei. Ora gli uomini stanno per diventare qualcosa di più e di meno dell’Uomo con la maiuscola, unico essere pensante dell’universo: stanno per diventare – e in fantascienza sono già diventati da un pezzo – i Terrestri. E in quanto tali dovranno dare prova del loro valore non solo alla restante umanità e agli Dei, ma… agli Altri. Come ci giudicheranno? Che prova sapremo dare di noi? I cinque racconti di questa antologia propongono ciascuno una situazione in cui ne va del nostro buon nome. Ma nello sceglierli, naturalmente, il solo “buon nome” a cui abbiamo avuto riguardo è stato quello di Urania, impegnata a pubblicare sempre e soltanto il meglio… Per il resto, non siamo di quelli per cui “il Terrestre ha sempre ragione”, né di quelli per cui è già scontato che la nostra umanità non vale molto e che dovremo “metterci al passo con le Specie più progredite”. INDICE
SPEDIZIONE DI SOCCORSO Rescue Party (1964) ARTHUR C. CLARKE
MEGLIO ANDARSENE, DAL TERZO PIANETA… Survey of the third planet (1966) KEITH ROBERTS
RAPPRESENTANTE DELLA TERRA Representative from Earth (1966) GREG BENFORD
NAVE ZOO Hiding Place (1964) POUL ANDERSON
DAN STEVENSON NON MOLLA The Edge of the Sea (1957) ALGIS BUDRYS

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Terre pericolose. La fantascienza catastrofica 1919/1979

Un’antologia dedicata al pianeta più affascinante della fantascienza: la Terra. Una Terra « pericolosa » perchè teatro di strani eventi: invasioni cosmiche e morbi orrendi, biforcazioni nel tempo ed esperimenti scientifici sconsiderati, conflitti immensi e apparizioni enigmatiche; una Terra che nelle sue viscere nasconde creature mostruose, e sulla superficie alimenta società strane, distopie e anti-utopie. Insomma, il più imprevedibile pianeta dell’universo, protagonista assoluto di un romanzo (il famoso « Time Trap » di Henry Kuttner, che valse la prima accusa di immoralità nella storia della fantascienza), di quindici racconti stranieri e quattro storie italiane. In appendice, due saggi e una bibliografia completa sui « pericoli del futuro ». Illustrazioni dei migliori artisti specializzati.
Murray Leinster: « Le fuga del grattacielo» (1919);
G. Peyton Wertenbaker: «La Camera della Vita » (1929);
Chad Oliver e Charles Beaumant: « L’ultima parola » (1956);
J. Scott Campbell: « Pellicola di morte » (1948);
Howard Fast: «La ferita » (1969);
Philip K. Dick: « L’Uomo Dorato» (1954);
Allen Kirn lang: « L’esperto ospite » (1951);
Richard Stockham: « La valle » (1954);
William Tenn: « Giu, tra i morti » (1954);
R. A. Lafferty: « Un pomeriggio su Eretz » (1976);
Fritz Leiber: « Piu tardi di quel che credete > (1950);
Henry Kuttner: « La Trappola del Tempo» (1938);
Jack Vance: « Il ritorno della causalità » (1957);
Brian W. Aldiss: « Le eresie del Dio Immane » (1966);
Arthur C. Clarke: « Se mai ti dimenticassi, o Terra… » (1951);
Gustavo Gasparini: « L’Ora della Vendetta » (1966);
Paolo Mompellio: « Il signor Ballard, suppongo » (1979);
Enrico Ranfili: « Esplosione C. T. » (1978);
Renato Pestriniero: « Inquinamento acustico » (1979);
Dionisio Castello: « Il futuro minacciato »;
Alan E. Nourse: « Lo shock del futuro ».

Un’antologia dedicata al pianeta più affascinante della fantascienza: la Terra. Una Terra « pericolosa » perchè teatro di strani eventi: invasioni cosmiche e morbi orrendi, biforcazioni nel tempo ed esperimenti scientifici sconsiderati, conflitti immensi e apparizioni enigmatiche; una Terra che nelle sue viscere nasconde creature mostruose, e sulla superficie alimenta società strane, distopie e anti-utopie. Insomma, il più imprevedibile pianeta dell’universo, protagonista assoluto di un romanzo (il famoso « Time Trap » di Henry Kuttner, che valse la prima accusa di immoralità nella storia della fantascienza), di quindici racconti stranieri e quattro storie italiane. In appendice, due saggi e una bibliografia completa sui « pericoli del futuro ». Illustrazioni dei migliori artisti specializzati.
Murray Leinster: « Le fuga del grattacielo» (1919);
G. Peyton Wertenbaker: «La Camera della Vita » (1929);
Chad Oliver e Charles Beaumant: « L’ultima parola » (1956);
J. Scott Campbell: « Pellicola di morte » (1948);
Howard Fast: «La ferita » (1969);
Philip K. Dick: « L’Uomo Dorato» (1954);
Allen Kirn lang: « L’esperto ospite » (1951);
Richard Stockham: « La valle » (1954);
William Tenn: « Giu, tra i morti » (1954);
R. A. Lafferty: « Un pomeriggio su Eretz » (1976);
Fritz Leiber: « Piu tardi di quel che credete > (1950);
Henry Kuttner: « La Trappola del Tempo» (1938);
Jack Vance: « Il ritorno della causalità » (1957);
Brian W. Aldiss: « Le eresie del Dio Immane » (1966);
Arthur C. Clarke: « Se mai ti dimenticassi, o Terra… » (1951);
Gustavo Gasparini: « L’Ora della Vendetta » (1966);
Paolo Mompellio: « Il signor Ballard, suppongo » (1979);
Enrico Ranfili: « Esplosione C. T. » (1978);
Renato Pestriniero: « Inquinamento acustico » (1979);
Dionisio Castello: « Il futuro minacciato »;
Alan E. Nourse: « Lo shock del futuro ».

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Terre del finimondo

Le terre del finimondo sono le foreste amazzoniche che si estendono a sud di Bahia: viluppi fantastici di piante e animali, luoghi di meraviglie e portenti, di pericoli fatali. All’inizio del secolo, quelle regioni vennero aggredite dai coloni che le disboscarono per farvi sorgere le loro piantagioni di cacao. Sono queste le vicende cui il giovane Amado, rampollo di una famiglia di fazendeiros, dedicò una serie di romanzi nota come il “ciclo del cacao”, di cui questo volume rappresenta la seconda tappa. Grande protagonista rimane la foresta, con i suoi tronchi centenari, paradiso di uccelli e rifugio di giaguari: due famiglie se la contendono in una saga di violenza e di morte.
**

Le terre del finimondo sono le foreste amazzoniche che si estendono a sud di Bahia: viluppi fantastici di piante e animali, luoghi di meraviglie e portenti, di pericoli fatali. All’inizio del secolo, quelle regioni vennero aggredite dai coloni che le disboscarono per farvi sorgere le loro piantagioni di cacao. Sono queste le vicende cui il giovane Amado, rampollo di una famiglia di fazendeiros, dedicò una serie di romanzi nota come il “ciclo del cacao”, di cui questo volume rappresenta la seconda tappa. Grande protagonista rimane la foresta, con i suoi tronchi centenari, paradiso di uccelli e rifugio di giaguari: due famiglie se la contendono in una saga di violenza e di morte.
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Terra incognita

Otto racconti inediti o rari di sette tra gli astri più brillanti della galassia fantascientifica: Asimov, Bloch, Bradbury, Clarke, Hamilton, Simak, Van Vogt… più un geniale “outsider” nella persona di Earle Stanley Gardner, il creatore di Perry Mason. Quanto al filo conduttore dell’antologia, sarebbe difficile immaginarne un altro così solido e nello stesso tempo così semplice: tutte e otto le storie qui raccolte si svolgono sul pianeta più misterioso, più inquietante, più imprevedibile, più drammatico, più pericoloso, più affascinante che ci sia: il nostro.
INDICE
HUNATI Alien Earth EDMOND HAMILTON
UFO TEMPORALE The Past Master ROBERT BLOCH
IL MONDO DI KK-KK Rain Magic EARLE STANLEY GARDNER
RITMO ASSOLUTO Ultimate Melody ARTHUR C. CLARKE
LA MACCHINA DI PASCAL The Loot of Time CLIFFORD D. SIMAK
OGGI SI VOTA Franchise ISAAC ASIMOV
AUTOMI Automation A. E. VAN VOGT
LA BOTTEGA DEL COSAIO Doodad RAY BRADBURY

Otto racconti inediti o rari di sette tra gli astri più brillanti della galassia fantascientifica: Asimov, Bloch, Bradbury, Clarke, Hamilton, Simak, Van Vogt… più un geniale “outsider” nella persona di Earle Stanley Gardner, il creatore di Perry Mason. Quanto al filo conduttore dell’antologia, sarebbe difficile immaginarne un altro così solido e nello stesso tempo così semplice: tutte e otto le storie qui raccolte si svolgono sul pianeta più misterioso, più inquietante, più imprevedibile, più drammatico, più pericoloso, più affascinante che ci sia: il nostro.
INDICE
HUNATI Alien Earth EDMOND HAMILTON
UFO TEMPORALE The Past Master ROBERT BLOCH
IL MONDO DI KK-KK Rain Magic EARLE STANLEY GARDNER
RITMO ASSOLUTO Ultimate Melody ARTHUR C. CLARKE
LA MACCHINA DI PASCAL The Loot of Time CLIFFORD D. SIMAK
OGGI SI VOTA Franchise ISAAC ASIMOV
AUTOMI Automation A. E. VAN VOGT
LA BOTTEGA DEL COSAIO Doodad RAY BRADBURY

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Terminologia filosofica

Queste «lezioni», che Adorno tenne all’Università di Francoforte tra il 1962 e il 1963, si propongono in primo luogo di offrire un esame storico e tematico di alcuni concetti fondamentali della filosofia (universale e particolare, soggetto e oggetto, dialettica, essere, coscienza, ecc.), poiché, come scrive lo stesso Adorno, «alla filosofia il suo linguaggio è essenziale, e i problemi filosofici sono in larga misura problemi di linguaggio».
Questa introduzione alla terminologia diventa dunque una vera e propria introduzione alla filosofia, condotta al di fuori dei tradizionali schemi manualistici e sistematici, con un linguaggio accessibile che nulla sacrifica al rigore critico, e senza false semplificazioni.
Adorno concentra la sua riflessione attorno a certi punti focali, nei modi storico-dialettici che gli sono propri. Procedendo per grandi «tagli», egli affronta i principali movimenti della storia del pensiero (idealismo e realismo, empirismo e razionalismo, spiritualismo e materialismo), dandoci una sorta di panorama della filosofia, in particolare di quella moderna, per temi e problemi, ricco di aperture, di spunti e di suggestioni.

Queste «lezioni», che Adorno tenne all’Università di Francoforte tra il 1962 e il 1963, si propongono in primo luogo di offrire un esame storico e tematico di alcuni concetti fondamentali della filosofia (universale e particolare, soggetto e oggetto, dialettica, essere, coscienza, ecc.), poiché, come scrive lo stesso Adorno, «alla filosofia il suo linguaggio è essenziale, e i problemi filosofici sono in larga misura problemi di linguaggio».
Questa introduzione alla terminologia diventa dunque una vera e propria introduzione alla filosofia, condotta al di fuori dei tradizionali schemi manualistici e sistematici, con un linguaggio accessibile che nulla sacrifica al rigore critico, e senza false semplificazioni.
Adorno concentra la sua riflessione attorno a certi punti focali, nei modi storico-dialettici che gli sono propri. Procedendo per grandi «tagli», egli affronta i principali movimenti della storia del pensiero (idealismo e realismo, empirismo e razionalismo, spiritualismo e materialismo), dandoci una sorta di panorama della filosofia, in particolare di quella moderna, per temi e problemi, ricco di aperture, di spunti e di suggestioni.

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Teresa Batista stanca di guerra

Un romanzo popolare, una saga che Amado immagina di aver raccolto qua e là dalla bocca della gente che ha veramente conosciuto la ragazza Teresa, simbolo della forza misteriosa che appartiene solo alle donne. Vita e miracoli di Teresa Batista venduta tredicenne dai parenti a un turpe orco stupratore, giustiziera del suo tiranno, prostituta capace di ridiventar vergine a ogni nuovo amore, sambista inarrivabile, irriducibile debellatrice del diavolo nero, indomita sindacalista dei bordelli, generosa animatrice di ogni rivolta contro l’ingiustizia terrena; santa, probabilmente figlia della divinità guerriera Iansã, o addirittura, Iansã stessa, eternata con divertimento e golosità inesauribili dal piú popolare narratore brasiliano.
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Un romanzo popolare, una saga che Amado immagina di aver raccolto qua e là dalla bocca della gente che ha veramente conosciuto la ragazza Teresa, simbolo della forza misteriosa che appartiene solo alle donne. Vita e miracoli di Teresa Batista venduta tredicenne dai parenti a un turpe orco stupratore, giustiziera del suo tiranno, prostituta capace di ridiventar vergine a ogni nuovo amore, sambista inarrivabile, irriducibile debellatrice del diavolo nero, indomita sindacalista dei bordelli, generosa animatrice di ogni rivolta contro l’ingiustizia terrena; santa, probabilmente figlia della divinità guerriera Iansã, o addirittura, Iansã stessa, eternata con divertimento e golosità inesauribili dal piú popolare narratore brasiliano.
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Terapia mortale

Frank Clevenger è uno psichiatra legale del tutto particolare. La sua psiche ferita e tormentata lo rende capace di “sentire il dolore” dei criminali di cui deve occuparsi. In questo libro è alle prese con un caso sconvolgente: nel manicomio criminale in cui è rinchiuso, Trevor Lucas, un chirurgo plastico geniale ma psicopatico, ha ucciso alcune persone e ne ha prese altre in ostaggio. Vuole incontrare Clevenger. Nessuno sa che Lucas conosce un segreto che metterebbe fine alla carriera di Clevenger. Un segreto che agisce sullo psichiatra come un ricatto inducendolo ad accettare la richiesta di Lucas, sebbene potrebbe costargli la vita. E quando Clevenger entra nel manicomio si scatena l’inferno.
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Frank Clevenger è uno psichiatra legale del tutto particolare. La sua psiche ferita e tormentata lo rende capace di “sentire il dolore” dei criminali di cui deve occuparsi. In questo libro è alle prese con un caso sconvolgente: nel manicomio criminale in cui è rinchiuso, Trevor Lucas, un chirurgo plastico geniale ma psicopatico, ha ucciso alcune persone e ne ha prese altre in ostaggio. Vuole incontrare Clevenger. Nessuno sa che Lucas conosce un segreto che metterebbe fine alla carriera di Clevenger. Un segreto che agisce sullo psichiatra come un ricatto inducendolo ad accettare la richiesta di Lucas, sebbene potrebbe costargli la vita. E quando Clevenger entra nel manicomio si scatena l’inferno.
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Teoria generale dell’oblio

Portogallo, 1975. A Ludovica Fernandes Mano, detta Ludo, non è mai piaciuto affrontare il cielo. Terrorizzata dagli spazi aperti, capaci di farla sentire fragile e vulnerabile come una tartaruga alla quale abbiano strappato la corazza, Ludo vive con la sorella maggiore Odete senza mai mettere piede fuori di casa. Un giorno Odete si innamora di Orlando, un ingegnere minerario angolano che lavora per una società di diamanti, e tutto cambia per Ludo. Orlando insiste perché vada a vivere con lui e Odete in Angola, in un appartamento all’ultimo piano di uno dei palazzi più lussuosi di Luanda, il Palazzo degli Invidiati. In una soleggiata mattina di aprile, Luanda cade in preda a una grande confusione, la guerra per l’Indipendenza dal Por-togallo esplode per le strade e i giorni si susseguono, agitati, tra manifestazioni, scioperi e comizi. I primi spari segnano l’inizio delle grandi feste di commiato: il Palazzo degli Invidiati si svuota rapidamente ed è durante una di queste feste che Orlando e Odete svaniscono nel nulla. Davanti all’orrore di essere rimasta sola, alla mercé di rivoluzionari e mercenari che hanno invaso la città, Ludo non si fa remore. Servendosi di cemento, sabbia e mattoni tira su una parete in mezzo al corridoio del piano, separando il suo appartamento dal resto del palazzo. Lì, isolata dal mondo esterno che tanto la spaventa, deve ingegnarsi per non morire di stenti e paura. Per dissetarsi raccoglie l’acqua piovana in secchi, catini e bottiglie vuote. Nell’orto sul terrazzo pianta semi di limone, mais, fagioli, patate. Sulle pareti di ogni stanza, anno dopo anno, annota i suoi pensieri, l’unica cosa capace di tenerla ancorata a una realtà che, ogni giorno di più, va dissolvendo i suoi contorni. Il tempo corre veloce e mentre Ludo sembra svanire nell’oblio, dimenticata da tutti, nel mondo esterno si intrecciano le storie di altri personaggi: il Capitano Jeremias Carrasco, detto il boia, un avido mercenario desideroso di impossessarsi di alcune pietre preziose conservate nell’appartamento di Orlando; l’investigatore Monte, un fervente comunista con un odio viscerale nei confronti dei portoghesi; Daniel Benchimol, un giornalista che colleziona storie di sparizioni in Angola… Con una prosa impeccabile, Eduardo Agualusa ci regala una storia profondamente toccante, in cui la potenza visionaria della narrazione si mescola alla realtà cruda degli ultimi quarant’anni di storia angolana. Nominato per il prestigioso Man Booker International Prize 2016. ‘Agualusa è senza ombra di dubbio lo scrittore in lingua portoghese più importante della sua generazione’. Antonio Lobo Antunes ‘Un narratore che è un vero maestro’. Washington Independent Review of Books ‘Come il portoghese Pessoa e l’argentino Borges, José Eduardo Agualusa è un furfante letterario capace di abbagliare con le sue creazioni fantastiche’. Minneapolis Star Tribune

(source: Bol.com)

Portogallo, 1975. A Ludovica Fernandes Mano, detta Ludo, non è mai piaciuto affrontare il cielo. Terrorizzata dagli spazi aperti, capaci di farla sentire fragile e vulnerabile come una tartaruga alla quale abbiano strappato la corazza, Ludo vive con la sorella maggiore Odete senza mai mettere piede fuori di casa. Un giorno Odete si innamora di Orlando, un ingegnere minerario angolano che lavora per una società di diamanti, e tutto cambia per Ludo. Orlando insiste perché vada a vivere con lui e Odete in Angola, in un appartamento all’ultimo piano di uno dei palazzi più lussuosi di Luanda, il Palazzo degli Invidiati. In una soleggiata mattina di aprile, Luanda cade in preda a una grande confusione, la guerra per l’Indipendenza dal Por-togallo esplode per le strade e i giorni si susseguono, agitati, tra manifestazioni, scioperi e comizi. I primi spari segnano l’inizio delle grandi feste di commiato: il Palazzo degli Invidiati si svuota rapidamente ed è durante una di queste feste che Orlando e Odete svaniscono nel nulla. Davanti all’orrore di essere rimasta sola, alla mercé di rivoluzionari e mercenari che hanno invaso la città, Ludo non si fa remore. Servendosi di cemento, sabbia e mattoni tira su una parete in mezzo al corridoio del piano, separando il suo appartamento dal resto del palazzo. Lì, isolata dal mondo esterno che tanto la spaventa, deve ingegnarsi per non morire di stenti e paura. Per dissetarsi raccoglie l’acqua piovana in secchi, catini e bottiglie vuote. Nell’orto sul terrazzo pianta semi di limone, mais, fagioli, patate. Sulle pareti di ogni stanza, anno dopo anno, annota i suoi pensieri, l’unica cosa capace di tenerla ancorata a una realtà che, ogni giorno di più, va dissolvendo i suoi contorni. Il tempo corre veloce e mentre Ludo sembra svanire nell’oblio, dimenticata da tutti, nel mondo esterno si intrecciano le storie di altri personaggi: il Capitano Jeremias Carrasco, detto il boia, un avido mercenario desideroso di impossessarsi di alcune pietre preziose conservate nell’appartamento di Orlando; l’investigatore Monte, un fervente comunista con un odio viscerale nei confronti dei portoghesi; Daniel Benchimol, un giornalista che colleziona storie di sparizioni in Angola… Con una prosa impeccabile, Eduardo Agualusa ci regala una storia profondamente toccante, in cui la potenza visionaria della narrazione si mescola alla realtà cruda degli ultimi quarant’anni di storia angolana. Nominato per il prestigioso Man Booker International Prize 2016. ‘Agualusa è senza ombra di dubbio lo scrittore in lingua portoghese più importante della sua generazione’. Antonio Lobo Antunes ‘Un narratore che è un vero maestro’. Washington Independent Review of Books ‘Come il portoghese Pessoa e l’argentino Borges, José Eduardo Agualusa è un furfante letterario capace di abbagliare con le sue creazioni fantastiche’. Minneapolis Star Tribune

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Teoria estetica

Teoria estetica, che qui si presenta in una nuova traduzione attenta a restituirne le peculiarità stilistico-espressive, è l’ultima opera a cui ha lavorato Adorno. Rimasto allo stato di grande frammento per l’improvvisa morte dell’autore (1969), questo testo rappresenta l’estremo punto di approdo della riflessione adorniana, che si volge alla realtà dell’arte rimeditando esperienze che hanno segnato il Novecento (da Valéry a Beckett, da Schönberg a Celan, da Klee a Brecht), per tentare però di cogliere le dinamiche costitutive dell’opera d’arte in generale e documenta un pensiero all’atto del suo stesso istituirsi nel confronto con ciò che maggiormente sfugge alla discorsività razionale, appunto la dimensione concreta dell’arte. L’estetico viene inteso da Adorno come il luogo di massima negatività per la ragione, ma non nel senso di qualcosa da esiliare nell’irrazionale, bensí nel senso di ciò che, in quanto costitutivamente altro, muove dall’interno e sollecita il pensiero dialettico nell’epoca della piena affermatività. La presa di distanza da facili schemi ideologici che riducono la creazione artistica a veicolo di messaggi, la demistificazione dell’edonismo che impera nella concezione dell’esperienza estetica propria del senso comune borghese, la sottile analisi delle implicazioni sottese ai rapporti dialettici tra arte, natura e mito, e non da ultimo la lucida enucleazione delle difficoltà in cui è invischiata la stessa tradizione della filosofia moderna dell’arte, fanno di Teoria estetica di Adorno uno dei massimi testi del Novecento filosofico ed estetico, in grado di dialogare con l’orizzonte culturale dell’odierna contemporaneità.

(source: Bol.com)

Teoria estetica, che qui si presenta in una nuova traduzione attenta a restituirne le peculiarità stilistico-espressive, è l’ultima opera a cui ha lavorato Adorno. Rimasto allo stato di grande frammento per l’improvvisa morte dell’autore (1969), questo testo rappresenta l’estremo punto di approdo della riflessione adorniana, che si volge alla realtà dell’arte rimeditando esperienze che hanno segnato il Novecento (da Valéry a Beckett, da Schönberg a Celan, da Klee a Brecht), per tentare però di cogliere le dinamiche costitutive dell’opera d’arte in generale e documenta un pensiero all’atto del suo stesso istituirsi nel confronto con ciò che maggiormente sfugge alla discorsività razionale, appunto la dimensione concreta dell’arte. L’estetico viene inteso da Adorno come il luogo di massima negatività per la ragione, ma non nel senso di qualcosa da esiliare nell’irrazionale, bensí nel senso di ciò che, in quanto costitutivamente altro, muove dall’interno e sollecita il pensiero dialettico nell’epoca della piena affermatività. La presa di distanza da facili schemi ideologici che riducono la creazione artistica a veicolo di messaggi, la demistificazione dell’edonismo che impera nella concezione dell’esperienza estetica propria del senso comune borghese, la sottile analisi delle implicazioni sottese ai rapporti dialettici tra arte, natura e mito, e non da ultimo la lucida enucleazione delle difficoltà in cui è invischiata la stessa tradizione della filosofia moderna dell’arte, fanno di Teoria estetica di Adorno uno dei massimi testi del Novecento filosofico ed estetico, in grado di dialogare con l’orizzonte culturale dell’odierna contemporaneità.

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Il teorema dell’apocalisse

L’annuncio delle agenzie di stampa è dirompente: l’Iran ha costruito e testato una bomba atomica. Nel giro di poche ore, però, David Swift, professore di Storia della scienza alla Columbia University, riceve notizie ancor più gravi: anzitutto, un suo ex compagno d’università lo contatta per rivelargli che, per una brevissima frazione di secondo, l’esplosione dell’atomica iraniana ha creato un’anomalia nello spazio-tempo, un evento paragonabile soltanto al Big Bang; poi lui e la moglie Monique vengono informati dalle autorità che Michael, il loro figlio adottivo, è stato rapito. La paura più grande di David è diventata realtà: nella sua geniale mente di ragazzo autistico, infatti, Michael custodisce la formula completa della «teoria unificata dei campi», l’equazione messa a punto da Einstein che spiega tutte le leggi dell’universo. E l’aspetto più inquietante della vicenda è che i rapitori sono adepti di una setta di fondamentalisti cristiani, il cui obiettivo finale è «aprire le porte del Regno dei Cieli». Incaricata delle indagini, l’agente dell’FBI Lucille Parker sospetta che quegli avvenimenti facciano parte di un vasto complotto internazionale e che l’unico modo per fermare il conto alla rovescia sia proprio ritrovare Michael. Così, seguendo una labile serie d’indizi, si reca insieme a David e a Monique prima a Gerusalemme e poi nelle lande desertiche del Turkmenistan, dove stanno per aprirsi le porte dell’inferno.

L’annuncio delle agenzie di stampa è dirompente: l’Iran ha costruito e testato una bomba atomica. Nel giro di poche ore, però, David Swift, professore di Storia della scienza alla Columbia University, riceve notizie ancor più gravi: anzitutto, un suo ex compagno d’università lo contatta per rivelargli che, per una brevissima frazione di secondo, l’esplosione dell’atomica iraniana ha creato un’anomalia nello spazio-tempo, un evento paragonabile soltanto al Big Bang; poi lui e la moglie Monique vengono informati dalle autorità che Michael, il loro figlio adottivo, è stato rapito. La paura più grande di David è diventata realtà: nella sua geniale mente di ragazzo autistico, infatti, Michael custodisce la formula completa della «teoria unificata dei campi», l’equazione messa a punto da Einstein che spiega tutte le leggi dell’universo. E l’aspetto più inquietante della vicenda è che i rapitori sono adepti di una setta di fondamentalisti cristiani, il cui obiettivo finale è «aprire le porte del Regno dei Cieli». Incaricata delle indagini, l’agente dell’FBI Lucille Parker sospetta che quegli avvenimenti facciano parte di un vasto complotto internazionale e che l’unico modo per fermare il conto alla rovescia sia proprio ritrovare Michael. Così, seguendo una labile serie d’indizi, si reca insieme a David e a Monique prima a Gerusalemme e poi nelle lande desertiche del Turkmenistan, dove stanno per aprirsi le porte dell’inferno.

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