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Ultima notte ad Alessandria

Nel 1965 un giovane André Aciman e i suoi familiari furono costretti a lasciare la cosmopolita Alessandria d’Egitto dopo ben tre generazioni. Il governo nazionalista di Nasser infatti stava cacciando dall’Egitto migliaia di europei, nel tentativo di eliminare ogni ricordo del protettorato britannico e di disperdere una comunità ebraica tra le più ampie dell’ex impero ottomano. Fu la fine di quella temperie che nei decenni precedenti aveva fatto di Alessandria una città di straordinaria vivacità culturale. In un memoir intenso e ricco di colori e profumi, l’autore rievoca con affettuosa ironia la vita all’interno di una grande famiglia elegante e caotica, caratterizzata da figure a dir poco affascinanti, come lo zio Vili, audace soldato, mercante e spia, o le due nonne, che spettegolano in sei lingue diverse… A fare da sfondo, il ritmo di una città araba sospesa tra la crepuscolare indolenza del passato e un futuro drammaticamente incerto. Nessuno dei nostalgici émigrés che popolano l’infanzia e la prima adolescenza dell’autore riuscirà mai a ritrovare altrove lo stesso ammaliante amalgama che rendeva Alessandria una città unica al mondo: nessun luogo, né Venezia, né Parigi, né la campagna inglese, avrà mai la luce delle mattine terse sul lungomare della Corniche.
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Nel 1965 un giovane André Aciman e i suoi familiari furono costretti a lasciare la cosmopolita Alessandria d’Egitto dopo ben tre generazioni. Il governo nazionalista di Nasser infatti stava cacciando dall’Egitto migliaia di europei, nel tentativo di eliminare ogni ricordo del protettorato britannico e di disperdere una comunità ebraica tra le più ampie dell’ex impero ottomano. Fu la fine di quella temperie che nei decenni precedenti aveva fatto di Alessandria una città di straordinaria vivacità culturale. In un memoir intenso e ricco di colori e profumi, l’autore rievoca con affettuosa ironia la vita all’interno di una grande famiglia elegante e caotica, caratterizzata da figure a dir poco affascinanti, come lo zio Vili, audace soldato, mercante e spia, o le due nonne, che spettegolano in sei lingue diverse… A fare da sfondo, il ritmo di una città araba sospesa tra la crepuscolare indolenza del passato e un futuro drammaticamente incerto. Nessuno dei nostalgici émigrés che popolano l’infanzia e la prima adolescenza dell’autore riuscirà mai a ritrovare altrove lo stesso ammaliante amalgama che rendeva Alessandria una città unica al mondo: nessun luogo, né Venezia, né Parigi, né la campagna inglese, avrà mai la luce delle mattine terse sul lungomare della Corniche.
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Ultima luce

Terra, prossimo futuro. New Phoenix, megalitico agglomerato urbano di 42 milioni di abitanti, estesa su tre quarti dell’Arizona, è “la città”, forse l’ultima del pianeta, ormai votato all’estinzione. In questo drammatico scenario uno spietato criminale dalla mente demoniaca ha fatto della distruzione la sua arma e il suo scopo primario. Contro di lui combatte il corpo degli Hunter-Killer’s, l’unità speciale da combattimento alla cui guida è un uomo dal tenebroso passato, sopravvissuto ad una guerra apocalittica. Al di sopra di tutto e di tutti, gli interessi della Gottschalk-Yutani Corporation, il colosso economico del pianeta. Ma c’è una nuova misteriosa entità, una nuova tecnologia in grado di sovvertire le strutture del reale…
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Terra, prossimo futuro. New Phoenix, megalitico agglomerato urbano di 42 milioni di abitanti, estesa su tre quarti dell’Arizona, è “la città”, forse l’ultima del pianeta, ormai votato all’estinzione. In questo drammatico scenario uno spietato criminale dalla mente demoniaca ha fatto della distruzione la sua arma e il suo scopo primario. Contro di lui combatte il corpo degli Hunter-Killer’s, l’unità speciale da combattimento alla cui guida è un uomo dal tenebroso passato, sopravvissuto ad una guerra apocalittica. Al di sopra di tutto e di tutti, gli interessi della Gottschalk-Yutani Corporation, il colosso economico del pianeta. Ma c’è una nuova misteriosa entità, una nuova tecnologia in grado di sovvertire le strutture del reale…
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L’ultima Ferrari e altri racconti

Gary Wright L’ULTIMA FERRARI
Frederik Pohl IL PADRE DELLE STELLE
L. J. Stecher jr. IL PIANETA DIOGENE
Norman Spinrad LA SALAMANDRA
Philip K. Dick IL GATTO
Harry Harrison COME MORÌ IL VECCHIO MONDO

Gary Wright L’ULTIMA FERRARI
Frederik Pohl IL PADRE DELLE STELLE
L. J. Stecher jr. IL PIANETA DIOGENE
Norman Spinrad LA SALAMANDRA
Philip K. Dick IL GATTO
Harry Harrison COME MORÌ IL VECCHIO MONDO

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L’ultima equazione

David Swift, docente di storia della scienza alla Columbia University, viene chiamato d’urgenza: Hans Kleinman, il suo vecchio professore di fisica, è stato aggredito e adesso è in ospedale in pericolo di vita. Kleinman che, cinquant’anni prima, era considerato uno dei più brillanti assistenti di Albert Einstein, è in stato confusionale e ripete in maniera ossessiva due termini tedeschi – Einheitliche Feldtheorie – e una serie di cifre. David intusce il significato di quelle parole: il professore si sta riferendo alla “teoria unitaria dei campi”, quella che spiegherebbe tutte le forze della natura. E sa pure che Einstein ha dedicato gran parte della vita a formularla, ma senza riuscirci… O forse no? Nel giro di poche ore, David viene fermato dall’FBI con l’accusa di omicidio e diventa l’obiettivo di un uomo determinato a tutto pur di scoprire quelle equazioni rivoluzionarie. Perché David è la chiave, l’unica persona che, interpretando e seguendo gli indizi criptici sussurrategli da Kleinman, può trovare la soluzione a un’ipotesi scientifica così audace e devastante che potrebbe piegare le leggi dell’universo alla volontà umana…
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David Swift, docente di storia della scienza alla Columbia University, viene chiamato d’urgenza: Hans Kleinman, il suo vecchio professore di fisica, è stato aggredito e adesso è in ospedale in pericolo di vita. Kleinman che, cinquant’anni prima, era considerato uno dei più brillanti assistenti di Albert Einstein, è in stato confusionale e ripete in maniera ossessiva due termini tedeschi – Einheitliche Feldtheorie – e una serie di cifre. David intusce il significato di quelle parole: il professore si sta riferendo alla “teoria unitaria dei campi”, quella che spiegherebbe tutte le forze della natura. E sa pure che Einstein ha dedicato gran parte della vita a formularla, ma senza riuscirci… O forse no? Nel giro di poche ore, David viene fermato dall’FBI con l’accusa di omicidio e diventa l’obiettivo di un uomo determinato a tutto pur di scoprire quelle equazioni rivoluzionarie. Perché David è la chiave, l’unica persona che, interpretando e seguendo gli indizi criptici sussurrategli da Kleinman, può trovare la soluzione a un’ipotesi scientifica così audace e devastante che potrebbe piegare le leggi dell’universo alla volontà umana…
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Ultima di campionato

Se è vero che tutti nasciamo con un preciso destino cucito addosso, a Vanni Visco la sorte ha assegnato il ruolo di campione, anzi campionissimo, del calcio. Peccato che lui desiderasse tutt’altro: nonostante il talento naturale, manifestato fin da ragazzino, a Vanni piacciono i libri, la cultura, l’odore delle biblioteche e le chiacchiere sui testi più amati con chi sa capirlo e assecondare la sua vera personalità. Ma la famiglia ha pensato altrimenti: perché sprecare un dono simile? Così, senza volerlo, è diventato l’idolo degli stadi, ha fatto una montagna di soldi e tutti gli invidiano tanta fama e fortuna. Nessuno immagina che dietro la facciata smagliante c’è invece un uomo scontento, infelice, oppresso da una serie di disgrazie private -come la tragica morte del fratello per overdose, la mesta scomparsa della madre e la demenza del padre – e incapace di avere con le donne un rapporto sereno e autentico. A infondergli energia per andare avanti sono solo i brani dei romanzi e delle poesie predilette che lui ripete nella sua testa a memoria, come tanti mantra, nel tentativo di conciliare, almeno dentro di sé, quello che la società sembra giudicare inconciliabile: lo sport e la cultura, la gloria del fisico e quella della mente, la sensibilità d’animo e il cinismo del mondo del calcio. Tutto questo ce lo racconta lui in prima persona, all’inizio della prima partita di campionato… che, lo ha deciso, sarà anche l’ultima. Ma in che senso?

Se è vero che tutti nasciamo con un preciso destino cucito addosso, a Vanni Visco la sorte ha assegnato il ruolo di campione, anzi campionissimo, del calcio. Peccato che lui desiderasse tutt’altro: nonostante il talento naturale, manifestato fin da ragazzino, a Vanni piacciono i libri, la cultura, l’odore delle biblioteche e le chiacchiere sui testi più amati con chi sa capirlo e assecondare la sua vera personalità. Ma la famiglia ha pensato altrimenti: perché sprecare un dono simile? Così, senza volerlo, è diventato l’idolo degli stadi, ha fatto una montagna di soldi e tutti gli invidiano tanta fama e fortuna. Nessuno immagina che dietro la facciata smagliante c’è invece un uomo scontento, infelice, oppresso da una serie di disgrazie private -come la tragica morte del fratello per overdose, la mesta scomparsa della madre e la demenza del padre – e incapace di avere con le donne un rapporto sereno e autentico. A infondergli energia per andare avanti sono solo i brani dei romanzi e delle poesie predilette che lui ripete nella sua testa a memoria, come tanti mantra, nel tentativo di conciliare, almeno dentro di sé, quello che la società sembra giudicare inconciliabile: lo sport e la cultura, la gloria del fisico e quella della mente, la sensibilità d’animo e il cinismo del mondo del calcio. Tutto questo ce lo racconta lui in prima persona, all’inizio della prima partita di campionato… che, lo ha deciso, sarà anche l’ultima. Ma in che senso?

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Gli Uccelli Della Solitudine

Gli uccelli della solitudine by Marco Aime
Lo sguardo dell’antropologo Marco Aime che in questa sua ricognizione ha avuto come collaboratore Ismaël Haidara Dadié, torna a posarsi su Timbuctu, «mitica» città carica di storia ai margini del deserto, che nei secoli ha dato vita a una società complessa, articolata in rigide gerarchie. I cittadini, molti dei quali esponenti di una borghesia commerciale ricca e colta, sono infatti legati non solo alla famiglia, ma anche all’etnia di appartenenza, alla casta, alla corporazione e alle kondey, che sono le «compagnie d’età». Si tratta di forme di associazionismo spontaneo che rappresentano la vera spina dorsale della società tombouctienne: basate esclusivamente sull’età e caratterizzate da un’assoluta uguaglianza interna e dall’impiego di un linguaggio scherzoso, le kondey realizzano una solidarietà tra coetanei che dura tutta la vita e unisce i membri del gruppo nel bene e nel male. Quando di una compagnia rimangono in vita poche persone, queste assumono un aspetto triste perché hanno visto i loro amici andarsene a poco a poco: a Timbuctu li chiamano «gli uccelli della solitudine».

Gli uccelli della solitudine by Marco Aime
Lo sguardo dell’antropologo Marco Aime che in questa sua ricognizione ha avuto come collaboratore Ismaël Haidara Dadié, torna a posarsi su Timbuctu, «mitica» città carica di storia ai margini del deserto, che nei secoli ha dato vita a una società complessa, articolata in rigide gerarchie. I cittadini, molti dei quali esponenti di una borghesia commerciale ricca e colta, sono infatti legati non solo alla famiglia, ma anche all’etnia di appartenenza, alla casta, alla corporazione e alle kondey, che sono le «compagnie d’età». Si tratta di forme di associazionismo spontaneo che rappresentano la vera spina dorsale della società tombouctienne: basate esclusivamente sull’età e caratterizzate da un’assoluta uguaglianza interna e dall’impiego di un linguaggio scherzoso, le kondey realizzano una solidarietà tra coetanei che dura tutta la vita e unisce i membri del gruppo nel bene e nel male. Quando di una compagnia rimangono in vita poche persone, queste assumono un aspetto triste perché hanno visto i loro amici andarsene a poco a poco: a Timbuctu li chiamano «gli uccelli della solitudine».

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Tutto il resto di te

Tutti la conoscono come Regan, ma il suo vero nome è un altro. Ha dovuto dimenticare se stessa e scappare lontano per proteggere le persone che ama. La fuga dalla realtà la porta a vivere momenti difficili e assurdi, ma anche molto romantici e passionali. Una fuga non voluta che le farà leggere la vita con occhi completamente diversi. L’amore si presenterà alla sua porta, ma saprà Regan coronare il suo sogno di felicità?

Tutti la conoscono come Regan, ma il suo vero nome è un altro. Ha dovuto dimenticare se stessa e scappare lontano per proteggere le persone che ama. La fuga dalla realtà la porta a vivere momenti difficili e assurdi, ma anche molto romantici e passionali. Una fuga non voluta che le farà leggere la vita con occhi completamente diversi. L’amore si presenterà alla sua porta, ma saprà Regan coronare il suo sogno di felicità?

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Tutti i nomi del mondo

Fare l’appello delle persone che abbiamo incontrato nella nostra vita, capire in quale senso sono state importanti e perché hanno lasciato un marchio indelebile: l’insegnante protagonista di questo romanzo compie un gesto consapevolmente rischioso che tuttavia lui sente necessario, quasi ineludibile. Ad accompagnarlo nell’impresa, con l’ingenua volontà di proteggerlo, per fortuna c’è Ottavio, suo ex alunno ripetente che si esprime soltanto in romanesco.

Rispondono ventisei nomi, quante sono le lettere dell’alfabeto: individui provenienti da ogni parte del mondo, giovani profughi, antichi amici dispersi, nonni paterni e materni, adolescenti pieni di speranza, a volte sventurati. Alcuni, sopravvissuti a guerre e carestie, vivono fra noi; altri, che lasciano intravedere, insieme a un passato lancinante, vicende legate alla storia della Resistenza italiana, parlano da un oltre. Gli interlocutori, convocati al Colle Oppio di Roma, registrano la loro presenza in una scuola di lingua per immigrati, chiamata Penny Wirton, dove frattanto continua a scorrere tumultuoso il fiume d’umanità dolente che tutti ben riconosciamo. Ognuno racconta l’avventura in cui è impegnato. Ne scaturisce un’originalissima riflessione corale sull’epoca che stiamo attraversando, scrutinata nel filtro di un’esperienza intima e personale.

Eraldo Affinati, con questa sorprendente Spoon River, imbastisce un processo autobiografico e collettivo sui temi che sin dall’inizio hanno contraddistinto, come un filo rosso, la sua opera inconfondibile: libertà, responsabilità, educazione, giustizia, valori etici, religiosi e politici. Ma stavolta, scoprendo le ragioni profonde della propria vocazione pedagogica e letteraria, non può evitare di subire il controfagotto, comico e caustico insieme, del suo allievo preferito: il solo, forse, in grado di consegnargli alla fine la vera risposta che lui desiderava.

(source: Bol.com)

Fare l’appello delle persone che abbiamo incontrato nella nostra vita, capire in quale senso sono state importanti e perché hanno lasciato un marchio indelebile: l’insegnante protagonista di questo romanzo compie un gesto consapevolmente rischioso che tuttavia lui sente necessario, quasi ineludibile. Ad accompagnarlo nell’impresa, con l’ingenua volontà di proteggerlo, per fortuna c’è Ottavio, suo ex alunno ripetente che si esprime soltanto in romanesco.

Rispondono ventisei nomi, quante sono le lettere dell’alfabeto: individui provenienti da ogni parte del mondo, giovani profughi, antichi amici dispersi, nonni paterni e materni, adolescenti pieni di speranza, a volte sventurati. Alcuni, sopravvissuti a guerre e carestie, vivono fra noi; altri, che lasciano intravedere, insieme a un passato lancinante, vicende legate alla storia della Resistenza italiana, parlano da un oltre. Gli interlocutori, convocati al Colle Oppio di Roma, registrano la loro presenza in una scuola di lingua per immigrati, chiamata Penny Wirton, dove frattanto continua a scorrere tumultuoso il fiume d’umanità dolente che tutti ben riconosciamo. Ognuno racconta l’avventura in cui è impegnato. Ne scaturisce un’originalissima riflessione corale sull’epoca che stiamo attraversando, scrutinata nel filtro di un’esperienza intima e personale.

Eraldo Affinati, con questa sorprendente Spoon River, imbastisce un processo autobiografico e collettivo sui temi che sin dall’inizio hanno contraddistinto, come un filo rosso, la sua opera inconfondibile: libertà, responsabilità, educazione, giustizia, valori etici, religiosi e politici. Ma stavolta, scoprendo le ragioni profonde della propria vocazione pedagogica e letteraria, non può evitare di subire il controfagotto, comico e caustico insieme, del suo allievo preferito: il solo, forse, in grado di consegnargli alla fine la vera risposta che lui desiderava.

(source: Bol.com)

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Tuttalpiù muoio

Filo, il protagonista del romanzo, è sceso in guerra per riscattarsi: spesso subisce cocenti sconfitte, dai risvolti comici irresistibili, talvolta riesce a trionfare. La vita che scorre a un ritmo vertiginoso nelle pagine di questo libro è una lunga lotta contro la fame di amore, di cibo e di sesso. Ma soprattutto di riconoscimento umano. Riuscirà Filo a vincere e a vendicarsi? O almeno ad essere accettato? A sua disposizione ha una strepitosa energia fisica e un umorismo che colora tutte le sue avventure: a scuola, in parrocchia, sulla pista di pattinaggio, nella giungla dei ritrovi gay, tra le quinte del palcoscenico, a letto.

Filo, il protagonista del romanzo, è sceso in guerra per riscattarsi: spesso subisce cocenti sconfitte, dai risvolti comici irresistibili, talvolta riesce a trionfare. La vita che scorre a un ritmo vertiginoso nelle pagine di questo libro è una lunga lotta contro la fame di amore, di cibo e di sesso. Ma soprattutto di riconoscimento umano. Riuscirà Filo a vincere e a vendicarsi? O almeno ad essere accettato? A sua disposizione ha una strepitosa energia fisica e un umorismo che colora tutte le sue avventure: a scuola, in parrocchia, sulla pista di pattinaggio, nella giungla dei ritrovi gay, tra le quinte del palcoscenico, a letto.

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Il tuo amore è il mio Natale

*”Greta, vorrei baciarti ma non ce la faccio”*: è questo il contenuto del biglietto che Greta ha trovato nella tasca del cappotto. L’autore, però, è sconosciuto.
Greta è una studentessa fuori sede. Nel periodo di Natale, per potersi fare qualche regalo e dimenticare la solitudine, decide di trovarsi un lavoro. Viene assunta come babysitter da Enea, chef di un piccolo ristorante, che sembra avere addosso l’odore del freddo. Greta ne è subito attratta e si affeziona anche a sua figlia, la piccola Viola, colpita da un disturbo alimentare dopo un trauma che però Greta non conosce.
Nella sua vita entra però anche un altro ragazzo, Leonardo, dal carattere allegro e spensierato.
Quando trova il biglietto d’amore nel suo cappotto, cominciano gli interrogativi: chi è l’autore di quella dichiarazione, tra il misterioso Enea e l’irresistibile Leonardo?
Una cosa è certa: il suo Natale non sarà più lo stesso…
*Questo momento è così assurdo da sembrare surreale… Io e lui in auto, sotto la pioggia, senza dirci una parola, con questa musica che fa pensare alla foresta pluviale e allo spazio. Chissà cosa gli sta passando per la testa. Sì, la pioggia è molto forte, ma certo non gli impedisce di mettere in moto l’auto e tornarsene a casa. Deve esserci qualcos’altro, qualcosa che lo turba.
Restiamo lì ad ascoltare la musica per una ventina di minuti. Sono tesa, perché lui è accanto a me e ignoro cosa stia pensando, ma riesco anche a comprendere la bellezza struggente di questa musica. Vorrei chiedergli di chi è, ma non voglio interrompere questo momento che stiamo condividendo.
La pioggia si è calmata. Enea spegne l’autoradio.
– Buonanotte, Greta. Grazie per non avermi fatto domande.*

*”Greta, vorrei baciarti ma non ce la faccio”*: è questo il contenuto del biglietto che Greta ha trovato nella tasca del cappotto. L’autore, però, è sconosciuto.
Greta è una studentessa fuori sede. Nel periodo di Natale, per potersi fare qualche regalo e dimenticare la solitudine, decide di trovarsi un lavoro. Viene assunta come babysitter da Enea, chef di un piccolo ristorante, che sembra avere addosso l’odore del freddo. Greta ne è subito attratta e si affeziona anche a sua figlia, la piccola Viola, colpita da un disturbo alimentare dopo un trauma che però Greta non conosce.
Nella sua vita entra però anche un altro ragazzo, Leonardo, dal carattere allegro e spensierato.
Quando trova il biglietto d’amore nel suo cappotto, cominciano gli interrogativi: chi è l’autore di quella dichiarazione, tra il misterioso Enea e l’irresistibile Leonardo?
Una cosa è certa: il suo Natale non sarà più lo stesso…
*Questo momento è così assurdo da sembrare surreale… Io e lui in auto, sotto la pioggia, senza dirci una parola, con questa musica che fa pensare alla foresta pluviale e allo spazio. Chissà cosa gli sta passando per la testa. Sì, la pioggia è molto forte, ma certo non gli impedisce di mettere in moto l’auto e tornarsene a casa. Deve esserci qualcos’altro, qualcosa che lo turba.
Restiamo lì ad ascoltare la musica per una ventina di minuti. Sono tesa, perché lui è accanto a me e ignoro cosa stia pensando, ma riesco anche a comprendere la bellezza struggente di questa musica. Vorrei chiedergli di chi è, ma non voglio interrompere questo momento che stiamo condividendo.
La pioggia si è calmata. Enea spegne l’autoradio.
– Buonanotte, Greta. Grazie per non avermi fatto domande.*

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Troppo amore

Una mattina come tante, ad accogliere María José Sánchez sul posto di lavoro è una telefonata che la riporta indietro di qualche anno, ai tempi in cui era una ragazza con i capelli molto lunghi e una spiccata vocazione artistica. A rituffarla in quei giorni è la voce di Jaime, il vecchio compagno dell’Accademia di Belle Arti, che le annuncia la morte di un comune amico: Marcos.
Jaime e Marcos. Vecchi compagni, ma non solo. Dietro i loro nomi si squarcia un passato che non è mai passato, riaffiora l’esperienza che più ha segnato la vita di María José. Immagini di un triangolo amoroso, di un letto grande da accogliere tutti e tre. Ma il tre è un numero ingannevole. Dispari e fatale. Tre ragazzi, tre diversi talenti. Procedendo insieme, avevano scoperto il piacere, superato i propri blocchi, provato il senso del possesso, l’ebbrezza della sfida alle convenzioni. Un legame forte, troppo forte. Dispari e fatale. Romanzo di sentimenti e nostalgie, *Troppo amore* è ambientata ai tempi della Madrid esaltante ed eccessiva della movida: «Era il 1984, e noi avevamo vent’anni, Madrid aveva vent’anni, la Spagna aveva vent’anni, e ogni cosa era al suo posto».

Una mattina come tante, ad accogliere María José Sánchez sul posto di lavoro è una telefonata che la riporta indietro di qualche anno, ai tempi in cui era una ragazza con i capelli molto lunghi e una spiccata vocazione artistica. A rituffarla in quei giorni è la voce di Jaime, il vecchio compagno dell’Accademia di Belle Arti, che le annuncia la morte di un comune amico: Marcos.
Jaime e Marcos. Vecchi compagni, ma non solo. Dietro i loro nomi si squarcia un passato che non è mai passato, riaffiora l’esperienza che più ha segnato la vita di María José. Immagini di un triangolo amoroso, di un letto grande da accogliere tutti e tre. Ma il tre è un numero ingannevole. Dispari e fatale. Tre ragazzi, tre diversi talenti. Procedendo insieme, avevano scoperto il piacere, superato i propri blocchi, provato il senso del possesso, l’ebbrezza della sfida alle convenzioni. Un legame forte, troppo forte. Dispari e fatale. Romanzo di sentimenti e nostalgie, *Troppo amore* è ambientata ai tempi della Madrid esaltante ed eccessiva della movida: «Era il 1984, e noi avevamo vent’anni, Madrid aveva vent’anni, la Spagna aveva vent’anni, e ogni cosa era al suo posto».

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Il trono della luna crescente

I Regni della Luna Crescente, territori in cui dimorano santi guerrieri ed eretici, cortigiani e assassini, assoggettati al potere di un feroce Califfo, sono messi a ferro e fuoco da un misterioso furfante che si fa chiamare “il Principe Falco”. Mentre la rivolta incalza, una serie di brutali omicidi che sembrano guidati da una forza sovrannaturale colpisce la città di Dhamsawaat. Adoulla Makhslood, l’ultimo dei cacciatori di ghul, creature fatte d’ombra e dalla pelle di sciacallo, vorrebbe ritirarsi, ma capisce che non è ancora il momento giusto. Insieme al suo giovane assistente Raseed, coraggioso e fiero, e all’affascinante Zamia, capace di risvegliare un’arcana magia, si ritroverà coinvolto nella ricerca della verità su queste morti. In poco tempo i tre diventeranno eroi loro malgrado di una battaglia ben più crudele e spaventosa: non solo sulla città, ma sull’intera umanità, incombe la minaccia di una fine sanguinosa che solo loro possono sventare.
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I Regni della Luna Crescente, territori in cui dimorano santi guerrieri ed eretici, cortigiani e assassini, assoggettati al potere di un feroce Califfo, sono messi a ferro e fuoco da un misterioso furfante che si fa chiamare “il Principe Falco”. Mentre la rivolta incalza, una serie di brutali omicidi che sembrano guidati da una forza sovrannaturale colpisce la città di Dhamsawaat. Adoulla Makhslood, l’ultimo dei cacciatori di ghul, creature fatte d’ombra e dalla pelle di sciacallo, vorrebbe ritirarsi, ma capisce che non è ancora il momento giusto. Insieme al suo giovane assistente Raseed, coraggioso e fiero, e all’affascinante Zamia, capace di risvegliare un’arcana magia, si ritroverà coinvolto nella ricerca della verità su queste morti. In poco tempo i tre diventeranno eroi loro malgrado di una battaglia ben più crudele e spaventosa: non solo sulla città, ma sull’intera umanità, incombe la minaccia di una fine sanguinosa che solo loro possono sventare.
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La Trilogia dei Re

Il re degli alberi; Il re dei bambini; Il re degli scacchi.
Una scrittura semplice ed epica. Uno stile che richiama quello degli antichi cantastorie, l’ironia pacata dei grandi maestri del Dao: così Acheng racconta le vicende tragiche e comiche di studenti e contadini durante la Rivoluzione culturale: da quella del boscaiolo dalla forza prodigiosa (Il re degli alberi), ai conflitti del giovane maestro Lao Gar con la burocrazia rivoluzionaria (Il re dei bambini), alla storia itinerante di Wang Yisheng, povero e geniale giocatore di scacchi nella Cina di Mao. La trilogia dei re segna un punto di rottura con il “”realismo”” della tradizione letteraria cinese. Ha scritto Acheng: “”Negli ultimi quarant’anni, in Cina sono accadute cose che gli stessi cinesi considerano fantastiche. Per questo, quando il Partito chiede ai cosiddetti scrittori di perseverare nel “”realismo socialista”” – dato che secondo me la realtà del socialismo cinese è l’assurdo -, basterebbe descrivere realisticamente l’assurdo per ottenere la realtà””. Con il suo mite sguardo visionario Acheng ha sottratto all’ingenua iconografia realista le gesta di un’intera generazione di cinesi e ne ha reso partecipi migliaia di lettori in tutto il mondo.Nato in Cina nel 1949, Acheng vive dal 1987 a Los Angeles.

Il re degli alberi; Il re dei bambini; Il re degli scacchi.
Una scrittura semplice ed epica. Uno stile che richiama quello degli antichi cantastorie, l’ironia pacata dei grandi maestri del Dao: così Acheng racconta le vicende tragiche e comiche di studenti e contadini durante la Rivoluzione culturale: da quella del boscaiolo dalla forza prodigiosa (Il re degli alberi), ai conflitti del giovane maestro Lao Gar con la burocrazia rivoluzionaria (Il re dei bambini), alla storia itinerante di Wang Yisheng, povero e geniale giocatore di scacchi nella Cina di Mao. La trilogia dei re segna un punto di rottura con il “”realismo”” della tradizione letteraria cinese. Ha scritto Acheng: “”Negli ultimi quarant’anni, in Cina sono accadute cose che gli stessi cinesi considerano fantastiche. Per questo, quando il Partito chiede ai cosiddetti scrittori di perseverare nel “”realismo socialista”” – dato che secondo me la realtà del socialismo cinese è l’assurdo -, basterebbe descrivere realisticamente l’assurdo per ottenere la realtà””. Con il suo mite sguardo visionario Acheng ha sottratto all’ingenua iconografia realista le gesta di un’intera generazione di cinesi e ne ha reso partecipi migliaia di lettori in tutto il mondo.Nato in Cina nel 1949, Acheng vive dal 1987 a Los Angeles.

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Tredici lame

Mercenari ubriaconi, eroi pericolosamente schizofrenici, stregoni che gestiscono banche micidiali come eserciti, scalcinate compagnie di guerrieri, cortigiane e soldati. Spadaccini boriosi e donne che conquistano il potere col ferro e col veleno. Sangue, polvere, sudore. Il Nord gelido e nebbioso dei clan e le menzogne delle corti principesche del Sud. E oro, oro, e oro, più crudele dell’acciaio, più potente della magia nera. Questo è il mondo di Joe Abercrombie, la stella più ferocemente ironica e dotata del grimdark, il fantasy brutale e senza compromessi che guarda al George R.R. Martin del “Trono di Spade” come suo modello di riferimento, spingendosi ancora più avanti. Tornano i protagonisti dei romanzi della “Prima Legge” che li hanno resi famosi in tutto il mondo, svelando nuovi dettagli su chi credevamo già di conoscere, dal deforme Inquisitore Glokta a Novedita il Sanguinario, dalla condottiera Murcatto all’irresistibile Nicomo Cosca, soldato di ventura e voltafaccia senza scrupoli. E poi compaiono anche nuovi personaggi e ambientazioni, come la strana coppia composta da Shev, ladra con un debole per le belle ragazze, e Javre, l’inarrestabile Leonessa di Hoskopp, braccate da nemici implacabili e da una irresistibile tendenza a cacciarsi nei luoghi peggiori del mondo.Tredici racconti, affilati come lame. Battaglie e tradimenti, fughe rocambolesche e colpi di scena si susseguono in un vortice che ribalta tutto quello che credevamo di conoscere sul fantasy, con una scrittura epica e audace, dove l’ironia e il cinismo fanno spiccare ancor più, in mezzo alle mille menzogne e ombre della nostra vita, anche l’amicizia e la dedizione, l’amore e il coraggio che possono farsi largo anche nella polvere e nel sudore della battaglia più feroce.Un libro imperdibile per gli appassionati di Abercrombie.

Mercenari ubriaconi, eroi pericolosamente schizofrenici, stregoni che gestiscono banche micidiali come eserciti, scalcinate compagnie di guerrieri, cortigiane e soldati. Spadaccini boriosi e donne che conquistano il potere col ferro e col veleno. Sangue, polvere, sudore. Il Nord gelido e nebbioso dei clan e le menzogne delle corti principesche del Sud. E oro, oro, e oro, più crudele dell’acciaio, più potente della magia nera. Questo è il mondo di Joe Abercrombie, la stella più ferocemente ironica e dotata del grimdark, il fantasy brutale e senza compromessi che guarda al George R.R. Martin del “Trono di Spade” come suo modello di riferimento, spingendosi ancora più avanti. Tornano i protagonisti dei romanzi della “Prima Legge” che li hanno resi famosi in tutto il mondo, svelando nuovi dettagli su chi credevamo già di conoscere, dal deforme Inquisitore Glokta a Novedita il Sanguinario, dalla condottiera Murcatto all’irresistibile Nicomo Cosca, soldato di ventura e voltafaccia senza scrupoli. E poi compaiono anche nuovi personaggi e ambientazioni, come la strana coppia composta da Shev, ladra con un debole per le belle ragazze, e Javre, l’inarrestabile Leonessa di Hoskopp, braccate da nemici implacabili e da una irresistibile tendenza a cacciarsi nei luoghi peggiori del mondo.Tredici racconti, affilati come lame. Battaglie e tradimenti, fughe rocambolesche e colpi di scena si susseguono in un vortice che ribalta tutto quello che credevamo di conoscere sul fantasy, con una scrittura epica e audace, dove l’ironia e il cinismo fanno spiccare ancor più, in mezzo alle mille menzogne e ombre della nostra vita, anche l’amicizia e la dedizione, l’amore e il coraggio che possono farsi largo anche nella polvere e nel sudore della battaglia più feroce.Un libro imperdibile per gli appassionati di Abercrombie.

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