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Le città invisibili. Audiolibro

Calvino è stato uno degli scrittori italiani degli ultimi decenni più amati e conosciuti nel mondo. Nato a Cuba e cresciuto in Italia a San Remo, cominciò la sua carriera come scrittore di opere realistiche e impegnate politicamente nel clima degli sconvolgimenti del dopoguerra italiano. Successivamente dà voce alla sua anima di contastorie che riesce ad afferrare le piccole vanità umane e ad intrecciarle entro storie fantastiche, esplorando la narrazione fino ai suoi confini ultimi. Dalle “Città Invisibili” la magia dei capitoli più significativi è evocata dalla lettura di Moro Silo.

La città interiore

“Il bambino è diretto al Borgo Teresiano, vicino alla chiesa con la cupola blu, vicino al Canale, vicino alle bancarelle di Ponterosso. Sa dov’è. A sette anni si muove in città come un migratore lungo le rotte celesti. Non conosce i nomi delle vie, segue riferimenti emotivi, talvolta geometrici, i colori delle insegne, le fughe di luce verso la marina, i volumi dei pieni e dei vuoti tra i palazzi, le chiome degli alberi. Ha una bussola interna, l’infallibile magnetismo di un uccellino cresciuto per strada.” È il 4 aprile 1945. Quel bambino sta trasportando una sedia tra le macerie della città liberata dai nazifascisti ed è diretto al comando alleato, dove lo attende suo padre – dal cognome vagamente sospetto, Covacich – sottoposto a un interrogatorio. E quella sedia potrebbe scagionarlo. Sempre Trieste, 5 agosto 1972. I terroristi di Settembre Nero hanno fatto saltare due cisterne di petrolio. Un bambino, Mauro Covacich, tra le gambe di suo padre (il bambino che trascinava la sedia ventisette anni prima nella Trieste liberata), contemplando le colonne di fumo dalle alture carsiche sopra la città, chiede: “Papà, semo in guera?” Mauro Covacich torna nella sua Trieste, con un libro dal ritmo incalzante, avventuroso romanzo della propria formazione, scritto con la precisione chirurgica di un analista di guerra e animato dalla curiosità di un reporter. La città interiore è la cartografia del cuore di uno scrittore inguaribilmente triestino; è il compiuto labirinto di una città, di un uomo, della Storia, che il lettore percorre con lo stesso senso di inquieta meraviglia che accompagnava quel bambino del 1945 e quello del 1972; un labirinto di deviazioni e ritorni inaspettati, da cui si esce con il desiderio di rientrarci.

La città di Ember

Lina Mayfleet e Doon Harrow hanno dodici anni e vivono in una città priva di luce. Ci sono colori che conoscono solo per sentito dire, come il verde e il blu. Il mondo grigiastro e artificiale di Ember è il solo possibile per loro. Finché Lina non scopre un’antica pergamena quasi illeggibile che sembra dare indicazioni su come abbandonare la città. Che cosa ci sarà oltre il buio? Forse un altro mondo? Un’ambientazione post-apocalittica per il primo volume di una serie molto amata dai giovani adulti. Età di lettura: da 12 anni.
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La città della gioia

Deluso e amareggiato sotto il profilo professionale, un giovane medico statunitense lascia il suo paese e va in India, alla ricerca di qualcosa che gli restituisca il senso dell’esistenza, intraprendendo un lungo viaggio dalla ricca America alle bidonville di Calcutta. La realtà che lo aspetta è però sconvolgente, un vero e proprio inferno di miseria e degradazione, nel quale gli uomini cercano di sopravvivere tra topi e scarafaggi, nella più assoluta mancanza di mezzi. Ma proprio qui, nelle allucinanti colonie di lebbrosi della “Città della gioia”, in mezzo a inondazioni, fame e malattie, il protagonista riuscirà a ritrovare la forza di riscattarsi. Un romanzo sconvolgente, una straordinaria lezione di coraggio.
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La città del sole. Come farsi «in casa» l’energia pulita

“La Città del Sole” è una guida per scegliere l’energia pulita, “costruirsela da sé” e orientarsi nel labirinto del mercato energetico liberalizzato. Utile anche per usare l’unica, vera, fonte di energia pulita: il risparmio, per la bolletta e per l’ambiente. “La Città del Sole” illumina non solo le famiglie, le imprese e le amministrazioni pubbliche, ma anche le scuole e gli studenti.

La città del sole nero

Gennaio 1505. Chiuso nel suo studio, Niccolò Machiavelli, Primo Segretario della Repubblica di Firenze, non trova pace. Troppi sono i segnali sinistri apparsi in città nelle ultime settimane; impossibile non intuire che un grave pericolo è alle porte. Il cardinale Giovanni de’ Medici, rampollo della famiglia esiliata che tutti ancora temono, è tornato, travestito da umile frate, per le strade che un tempo erano dei suoi padri e che adesso progetta di riprendersi. Nelle stesse ore tre anziani messaggeri sono stati orribilmente uccisi, carbonizzati da un fuoco d’insolita potenza, ma un attimo prima di morire sono riusciti a nascondere tre pergamene di antica fattura: alludono a un terribile segreto e a una congiura che, se non verrà bloccata in tempo, avrà conseguenze inimmaginabili, e forse non solo per la Signoria. C’è poi un giovane scienziato polacco che chiede di poter allestire una dimostrazione pubblica di fronte a sapienti ed ecclesiastici: grazie a uno strano globo dorato rivelerà la verità sulla natura intima del mondo e sulla forza che lo sostiene in cielo. E se tutto ciò non bastasse a turbare il sonno del Machiavelli, da qualche tempo anche la natura sembra essersi caricata di cupi presagi: nel cielo coperto di nubi, decine di grandi aquile volteggiano sopra i tetti dei palazzi, minacciose come angeli vendicatori in attesa del Giudizio.
Nel nuovo romanzo di Leonardo Gori, la Firenze del Cinquecento torna a vivere, in una trama ad alta tensione, più reale e misteriosa che mai: fucina di menti illuminate e teatro dei delitti più efferati, ma soprattutto madre di enigmi destinati ad attraversare i secoli.

La città dei ladri

È l’inverno del 1941 a Leningrado. La città è sotto l’assedio delle truppe tedesche e i suoi abitanti non hanno mai patito tanta fame e tanto freddo. Per Lev, diciassette anni, naso grosso e capelli neri, figlio di un poeta ebreo scomparso un pomeriggio d’estate del 1937, dopo una visita della polizia sovietica alla sede della sua rivista letteraria, e per Kolja, giovane cosacco con la faccia impertinente, il mento forte, il naso dritto e un ciuffo ribelle in testa, la fame e il freddo sono, però, ben poca cosa rispetto a quello che la legge marziale prevede per loro. Lev ha rubato il coltello a un paracadutista tedesco morto assiderato e Kolja ha avuto la brillante idea di disertare. E per simili reati, furto ai danni dello stato e abbandono della divisa, la pena prevista in tempo di guerra è una sola: la fucilazione. Stamattina i soldati sono andati a prenderli alle Croci, il cupo carcere di mattoni rossi sulla Neva, e li hanno condotti in una maestosa villa col portico di legno dove si aggiravano centinaia di berretti rossi e blu della NKDV, la polizia segreta. Dopo qualche istante di attesa, i due ragazzi si sono ritrovati al cospetto di un colonnello con un collo taurino e tre stelle ben in vista sulle mostrine della divisa. Il colonnello li ha dapprima squadrati, poi li ha invitati a seguirlo fino ai margini del fiume. Sulla Neva ghiacciata una ragazza pattinava. I capelli corvini legati in uno chignon morbido, le guance sferzate dal vento, faceva piroette strette e veloci. Il colonnello ha detto che era sua figlia e che stava per sposarsi con un importante uomo del partito. Un matrimonio vero, alla russa, con musica e danze e… un solo problema: la torta nuziale. C’erano lo zucchero, il miele, la farina e tutti gli altri ingredienti, ma mancavano le uova, una maledetta dozzina di uova introvabili in tutta Leningrado per gli eroici soldati dell’Armata Rossa, ma non forse per una volgare coppia di ladri. Eccoli, dunque, Lev e Kolja, alla disperata ricerca di dodici uova durante gli eroici giorni della resistenza di Leningrado. Le loro vite di criminali sono state salvate dal magnanimo Stato sovietico in cambio di una piccola commissione. Una commissione stramba ma non dannatamente impossibile.

La città degli assassini. Il sangue del doge

Venezia, 1407. La città è all’apice della sua potenza e a Palazzo Ducale fervono i preparativi per il matrimonio della giovane cugina del doge, Giulietta dei San Felice dei Milione. Per volere di suo zio Alfonso e della dogaressa Alessia, Giulietta sarà costretta a sposare Janus, re di Cipro, un’unione che consentirà a Venezia di proteggere e ampliare le sue floride rotte commerciali. Ma una notte, mentre prega nella cappella privata, Giulietta viene rapita da alcuni uomini incappucciati, e di lei si perdono le tracce… Al porto, intanto, gli ufficiali della dogana sequestrano un galeone. Al suo interno trovano un prezioso carico e, nascosto nella stiva, un ragazzo nudo, incatenato, dai capelli argentei e dalla stupefacente bellezza. Quando gli ufficiali irrompono sulla nave, il ragazzo si getta in acqua e riesce finalmente a fuggire. Solo e senza più memoria del suo passato, Tycho attraverserà le calli più buie di Venezia, tra gente disperata, prostitute, ladri e vagabondi, lottando contro le forze oscure che lo circondano…
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La città degli amori infedeli

Mimoun Driouch ha scelto la sua sposa; come gli impongono le tradizioni del Marocco. Ma poi, geloso e possessivo, ha trasformato la vita della moglie in un inferno: l’ha tradita e umiliata, si è trasferito in Catalogna alla ricerca della propria strada, abbandonandola per anni, per poi tornare a ossessionarla con i suoi terribili sospetti. Quando nasce la prima figlia, Mimoun sembra cambiare. Negli occhi grandi di quella bambina vede il suo riscatto sociale e con lei accanto per la prima volta nella vita assapora la felicità. Ma quando la giovane figlia prediletta diventa una donna, anche lei cade vittima delle sue violenze e della sua prepotenza. Decisa a trovare un perché agli inspiegabili abusi del padre, la ragazza comincia a ripercorrere la storia della famiglia. Cosa ha reso Mimoun una persona così autoritaria e dispotica? Cosa c’è di tanto terribile nel suo passato, da aver trasformato un bambino innocente in un uomo spietato e folle? Un racconto appassionato, feroce e struggente, una storia di separazioni e abbandoni, di lotta contro tradizioni antiche.
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La città d’oro

1508, anno del Signore. Nella Firenze prostrata da un morbo sconosciuto che falcia vittime e non concede tregua, quale segreto custodiscono Niccolò Machiavelli e il suo misterioso visitatore notturno? Fin dove può portare la fatale attrazione fra un uomo e una donna, avversari e amanti in una missione impossibile per conto della Repubblica? E ancora, cosa si nasconde nell’inesplorato Mondo Nuovo, oltre il mondo allora conosciuto? La Città d’Oro è un romanzo a tante facce: una storia di avventura, un intrigo internazionale, la caccia a un tesoro remoto e senza prezzo, da Firenze a Siviglia e alle Indie occidentali. Una struggente storia d’amore fra chi pensava di aver consumato il cuore e per caso riscopre la passione e il fuoco dei sensi. Fino a una sorpresa sconvolgente, nell’alba livida della Firenze rinascimentale, che ricuce tutti i fili della narrazione. Avvincente, emozionante, con un ritmo da togliere il fiato, La Città d’Oro è un romanzo imperdibile.

(source: Bol.com)

La città d’acqua

La città d’acqua rievoca il mondo perduto di una civiltà di pescatori lagunari. Un luogo al limite, né mare né terra, come le esistenze messe in scena da Giulia Clarkson: al confine tra adolescenza e maturità, tra realtà e illusione. La laguna conserva la memoria dei secoli trascorsi negli oggetti depositati sui suoi fondali. Il giovane Frantziscu aiuta nella pesca il padre adottivo Salvatore, dentro un’adolescenza d’acqua salmastra. Ma la città di pietra avanza con le proprie logiche che tutto inglobano, soprattutto la laguna, i suoi abitanti, gli odori, i sapori e i colori. A Frantziscu non resta che la testa di un’antica statua restituita dallo stagno: oggetto ma anche ideale di donna destinato a confondersi con le figure femminili che il protagonista incontrerà nel suo nuovo, obbligato viaggio cittadino. È l’incontro-scontro con un’altra civiltà, il maturare e l’infrangersi di promesse, la perdizione e l’emarginazione, ma anche una prova da superare.