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Scienza e tecnologia della cognizione

“Questo è un saggio breve, ma importante e ambizioso, perché ci offre per la prima volta una radiografia completa dello stato attuale delle scienze della cognizione. Viene delineata una mappa dei problemi e dei concetti non solo della concezione dominante (il paradigma cognitivista) ma anche delle nuove prospettive emergenti ed eterodosse, di cui Francisco Varela è uno dei fondatori più autorevoli e originali. Questo saggio è però anche la brillante sintesi di un programma di ricerca che mira a comprendere le mutazioni introdotte, nel dialogo tra mente e natura, dall’evento scientifico che fa l’originalità della seconda metà del nostro secolo nella storia del pensiero umano: la nascita appunto di una scienza della conoscenza, secondo una molteplicità di dimensioni che vanno ben al di là dei confini della filosofia e della psicologia. Ciò ha provocato, grazie soprattutto all’impatto delle tecnologie derivate che hanno invaso i capillari della nostra società, un cambiamento profondo nell’immaginario scientifico e nel senso comune, il cui significato travalica i confini dei laboratori dove queste ricerche sono nate e sono condotte. L’origine di un’indagine scientifica della conoscenza è segnata dall’assunzione di alcuni postulati che a poco a poco hanno definito i contorni di una tradizione e di un’ortodossia: l’approccio computazionale nello studio dei processi cognitivi è parso divenire l’unico scientifico e senza alternative. Dopo una limpida analisi di tale paradigma tradizionale e tutt’ora dominante, F. Varela si è assunto il coraggioso compito di argomentare, con il supporto dei risultati di una ricerca condotta in prima persona ormai da venti anni, la possibilità, e direi quasi la necessità, di una prospettiva alternativa che, a partire da una indagine rigorosamente sperimentale, prende sul serio e incontra alcuni dei più importanti contributi europei al problema della cognizione, quali quelli risultanti dall’epistemologia genetica e dalle indagini di stampo fenomenologico. Ne risulta un testo limpido e utile per chi voglia accostarsi ai problemi della scienza e della tecnologia della cognizione e, nel contempo, con tutto il rigore dei grandi eretici, l’invito a raccogliere la sfida di una esplorazione di questa stimolante eterodossia che contiene “il potenziale per profondi cambiamenti” teorici, tecnologici, sociali ed etici. Un testo che mostra tutto il fascino e tutta la potenzialità di un rinnovato dialogo tra scienza e filosofia, in una “creativa danza” tra il sé e la natura.” (Mauro Ceruti)

Un rilancio in avanti, una scommessa teorica ed un’effettiva ipotesi di lavoro sulla possibilità di riformulare il problema della cognizione come problema globale che coinvolge tutto il nostro agire e il nostro pensare, il senso comune, il contesto delle relazioni.

Francisco Varela è nato in Cile nel 1946. Insegna all’Università del Colorado, di New York e di Francoforte; ricopre un incarico presso il CREA di Parigi e alla Berkeley University. Tra i suoi libri, in Italia sono apparsi: *Autopoiesi e cognizione* , *L’albero della conoscenza* (entrambi in collaborazione con H. Maturana), e *Complessità del cervello e autonomia del vivente*.

“Questo è un saggio breve, ma importante e ambizioso, perché ci offre per la prima volta una radiografia completa dello stato attuale delle scienze della cognizione. Viene delineata una mappa dei problemi e dei concetti non solo della concezione dominante (il paradigma cognitivista) ma anche delle nuove prospettive emergenti ed eterodosse, di cui Francisco Varela è uno dei fondatori più autorevoli e originali. Questo saggio è però anche la brillante sintesi di un programma di ricerca che mira a comprendere le mutazioni introdotte, nel dialogo tra mente e natura, dall’evento scientifico che fa l’originalità della seconda metà del nostro secolo nella storia del pensiero umano: la nascita appunto di una scienza della conoscenza, secondo una molteplicità di dimensioni che vanno ben al di là dei confini della filosofia e della psicologia. Ciò ha provocato, grazie soprattutto all’impatto delle tecnologie derivate che hanno invaso i capillari della nostra società, un cambiamento profondo nell’immaginario scientifico e nel senso comune, il cui significato travalica i confini dei laboratori dove queste ricerche sono nate e sono condotte. L’origine di un’indagine scientifica della conoscenza è segnata dall’assunzione di alcuni postulati che a poco a poco hanno definito i contorni di una tradizione e di un’ortodossia: l’approccio computazionale nello studio dei processi cognitivi è parso divenire l’unico scientifico e senza alternative. Dopo una limpida analisi di tale paradigma tradizionale e tutt’ora dominante, F. Varela si è assunto il coraggioso compito di argomentare, con il supporto dei risultati di una ricerca condotta in prima persona ormai da venti anni, la possibilità, e direi quasi la necessità, di una prospettiva alternativa che, a partire da una indagine rigorosamente sperimentale, prende sul serio e incontra alcuni dei più importanti contributi europei al problema della cognizione, quali quelli risultanti dall’epistemologia genetica e dalle indagini di stampo fenomenologico. Ne risulta un testo limpido e utile per chi voglia accostarsi ai problemi della scienza e della tecnologia della cognizione e, nel contempo, con tutto il rigore dei grandi eretici, l’invito a raccogliere la sfida di una esplorazione di questa stimolante eterodossia che contiene “il potenziale per profondi cambiamenti” teorici, tecnologici, sociali ed etici. Un testo che mostra tutto il fascino e tutta la potenzialità di un rinnovato dialogo tra scienza e filosofia, in una “creativa danza” tra il sé e la natura.” (Mauro Ceruti)

Un rilancio in avanti, una scommessa teorica ed un’effettiva ipotesi di lavoro sulla possibilità di riformulare il problema della cognizione come problema globale che coinvolge tutto il nostro agire e il nostro pensare, il senso comune, il contesto delle relazioni.

Francisco Varela è nato in Cile nel 1946. Insegna all’Università del Colorado, di New York e di Francoforte; ricopre un incarico presso il CREA di Parigi e alla Berkeley University. Tra i suoi libri, in Italia sono apparsi: *Autopoiesi e cognizione* , *L’albero della conoscenza* (entrambi in collaborazione con H. Maturana), e *Complessità del cervello e autonomia del vivente*.

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Scienza e filosofia

La storia del pensiero occidentale nasce con il connubio di scienza e filosofia. Un’avventura intellettuale che ha il suo inizio nella Grecia antica, quando le riflessioni di Talete inaugurano il lungo e articolato cammino della ricerca umana verso una spiegazione razionale della realtà. In questa conferenza pronunciata nel marzo 1932, Alfred North Whitehead ripercorre alcuni passaggi fondamentali dello sviluppo filosofico-scientifico dell’Occidente. Alla ricerca di una filosofia ‘organica’, Whitehead si sofferma in particolare sulla teoria delle idee di Platone e sul sistema della natura di Newton, che condividono l’ambizione di offrire una descrizione definitiva dell’esistenza. In questo sforzo costante e mai compiuto di elaborare un’immagine coerente del mondo naturale, l’ultimo passo dovrà, per Whitehead, essere realizzato dalla filosofia, con un’ultima, illuminante intuizione.

(source: Bol.com)

La storia del pensiero occidentale nasce con il connubio di scienza e filosofia. Un’avventura intellettuale che ha il suo inizio nella Grecia antica, quando le riflessioni di Talete inaugurano il lungo e articolato cammino della ricerca umana verso una spiegazione razionale della realtà. In questa conferenza pronunciata nel marzo 1932, Alfred North Whitehead ripercorre alcuni passaggi fondamentali dello sviluppo filosofico-scientifico dell’Occidente. Alla ricerca di una filosofia ‘organica’, Whitehead si sofferma in particolare sulla teoria delle idee di Platone e sul sistema della natura di Newton, che condividono l’ambizione di offrire una descrizione definitiva dell’esistenza. In questo sforzo costante e mai compiuto di elaborare un’immagine coerente del mondo naturale, l’ultimo passo dovrà, per Whitehead, essere realizzato dalla filosofia, con un’ultima, illuminante intuizione.

(source: Bol.com)

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Scarpe azzurre e felicità

‘Il suo stile ha il pregio di essere chiaro, elegante e preciso. Le sue descrizioni trasportano il lettore nel bel mezzo del paesaggio del Botswana. Questa è arte che nasconde l’arte.’
**The Sunday Times**
‘Mma Ramotswe: la Miss Marple africana.’
**The New York Times**
‘La serie di Mma Ramotswe si è trasformata in un ricco arazzo dalle sfumature straordinarie.’
**The Wall Street Journal**
‘Piccole storie, grande atmosfera… I romanzi della signora Ramotswe hanno conquistato le classifiche americane ed europee.’
**L’Espresso**
Alla Ladies’ Detective Agency N.1 non capitano quasi mai casi troppo complicati. Per lo più Precious Ramotswe, la fondatrice, si trova a risolvere problemi di tradimenti e furti di bestiame. Questa volta però deve affrontare alcune vicende dai risvolti inquietanti: un appropriamento indebito di provviste alimentari a cui segue un ricatto, un medico disonesto che trascura la salute dei pazienti… Come al solito, le indagini rappresentano per la detective anche un’occasione per approfondire i complicati meccanismi che muovono i comportamenti umani, compresi quelli delle persone a lei più vicine: il marito JLB Matekoni, con la testa sempre tra i motori; la direttrice dell’orfanotrofio, decisa e altruista; il nuovo collaboratore Polopetsi, pasticcione e volenteroso. Nonché l’immancabile occhialuta signorina Makutsi, la sua assistente, capace di perdere la testa per un paio di vistose scarpe azzurre, scomodissime, ma che hanno il potere di renderla felice… Alexander McCall Smith dipinge un mondo dove, se in pace con se stessi, si può ancora godere della gioia perfetta di stare seduti in veranda a far niente e guardare il cielo terso, con l’Africa e la sua natura magica sullo sfondo.
‘Uno scrittore meraviglioso, da leggere assolutamente.’
**The Guardian**
‘Un indiscusso maestro del romanzo.’
**Publishers Weekly**
(source: Bol.com)

‘Il suo stile ha il pregio di essere chiaro, elegante e preciso. Le sue descrizioni trasportano il lettore nel bel mezzo del paesaggio del Botswana. Questa è arte che nasconde l’arte.’
**The Sunday Times**
‘Mma Ramotswe: la Miss Marple africana.’
**The New York Times**
‘La serie di Mma Ramotswe si è trasformata in un ricco arazzo dalle sfumature straordinarie.’
**The Wall Street Journal**
‘Piccole storie, grande atmosfera… I romanzi della signora Ramotswe hanno conquistato le classifiche americane ed europee.’
**L’Espresso**
Alla Ladies’ Detective Agency N.1 non capitano quasi mai casi troppo complicati. Per lo più Precious Ramotswe, la fondatrice, si trova a risolvere problemi di tradimenti e furti di bestiame. Questa volta però deve affrontare alcune vicende dai risvolti inquietanti: un appropriamento indebito di provviste alimentari a cui segue un ricatto, un medico disonesto che trascura la salute dei pazienti… Come al solito, le indagini rappresentano per la detective anche un’occasione per approfondire i complicati meccanismi che muovono i comportamenti umani, compresi quelli delle persone a lei più vicine: il marito JLB Matekoni, con la testa sempre tra i motori; la direttrice dell’orfanotrofio, decisa e altruista; il nuovo collaboratore Polopetsi, pasticcione e volenteroso. Nonché l’immancabile occhialuta signorina Makutsi, la sua assistente, capace di perdere la testa per un paio di vistose scarpe azzurre, scomodissime, ma che hanno il potere di renderla felice… Alexander McCall Smith dipinge un mondo dove, se in pace con se stessi, si può ancora godere della gioia perfetta di stare seduti in veranda a far niente e guardare il cielo terso, con l’Africa e la sua natura magica sullo sfondo.
‘Uno scrittore meraviglioso, da leggere assolutamente.’
**The Guardian**
‘Un indiscusso maestro del romanzo.’
**Publishers Weekly**
(source: Bol.com)

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Lo scandaloso corteggiamento del marchese

Scandali a St. James’s 4
Quando le apparenze ingannano, il cuore sa riconoscere la verità.

Londra, 1882
Figlio di un duca e di una donna di strada, il Marchese di Rexton è cresciuto subendo ogni tipo di prepotenza a causa delle sue origini. Per questo ha deciso che la donna che sposerà dovrà avere la reputazione immacolata.
Quando durante un ballo un ricco industriale americano gli propone di corteggiare la nipote Gina, così da attirare l’attenzione di altri gentiluomini, lui accetta. La giovane fatica a trovare un buon partito a causa dello scandalo che ha coinvolto sua sorella, la famigerata Mathilda Paget, Contessa di Landsdowne, divorziata perché sorpresa a tradire il marito. Quando Rex incontra quest’ultima, l’attrazione è immediata e reciproca, tanto da fargli dimenticare l’accordo con l’americano. Mathilda crede che l’uomo sia promesso alla sorella Gina, lui invece pensa che corteggiandola violerebbe tutti i valori in cui crede.
Ma nessun ostacolo è invalicabile per due persone destinate ad amarsi.

(source: Bol.com)

Scandali a St. James’s 4
Quando le apparenze ingannano, il cuore sa riconoscere la verità.

Londra, 1882
Figlio di un duca e di una donna di strada, il Marchese di Rexton è cresciuto subendo ogni tipo di prepotenza a causa delle sue origini. Per questo ha deciso che la donna che sposerà dovrà avere la reputazione immacolata.
Quando durante un ballo un ricco industriale americano gli propone di corteggiare la nipote Gina, così da attirare l’attenzione di altri gentiluomini, lui accetta. La giovane fatica a trovare un buon partito a causa dello scandalo che ha coinvolto sua sorella, la famigerata Mathilda Paget, Contessa di Landsdowne, divorziata perché sorpresa a tradire il marito. Quando Rex incontra quest’ultima, l’attrazione è immediata e reciproca, tanto da fargli dimenticare l’accordo con l’americano. Mathilda crede che l’uomo sia promesso alla sorella Gina, lui invece pensa che corteggiandola violerebbe tutti i valori in cui crede.
Ma nessun ostacolo è invalicabile per due persone destinate ad amarsi.

(source: Bol.com)

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Una scandalosa ereditiera (eLit)

Scandali a St. James’s 5

Londra 1882
Lord Andrew Mabry, figlio secondogenito del Duca di Greystone, non desidera sposarsi. In quanto figlio cadetto, non ha l’obbligo di generare un erede, dunque si diverte a trascorrere i suoi giorni e le sue notti in locali e in compagnie equivoche. Ma di recente ha scoperto di voler vivere avventure peccaminose con l’innocente ereditiera americana Gina Hammersley.
Gina sa che, grazie alla sua dote, può ambire a sposare un nobile titolato, ma quando scopre che Lord Andrew Mabry la considera noiosa, cerca di dimostrargli in ogni modo che non è così, e lo sfida ad avventure sempre nuove, che rischiano di sfociare in uno scandalo colossale… o in una passione impetuosa.

(source: Bol.com)

Scandali a St. James’s 5

Londra 1882
Lord Andrew Mabry, figlio secondogenito del Duca di Greystone, non desidera sposarsi. In quanto figlio cadetto, non ha l’obbligo di generare un erede, dunque si diverte a trascorrere i suoi giorni e le sue notti in locali e in compagnie equivoche. Ma di recente ha scoperto di voler vivere avventure peccaminose con l’innocente ereditiera americana Gina Hammersley.
Gina sa che, grazie alla sua dote, può ambire a sposare un nobile titolato, ma quando scopre che Lord Andrew Mabry la considera noiosa, cerca di dimostrargli in ogni modo che non è così, e lo sfida ad avventure sempre nuove, che rischiano di sfociare in uno scandalo colossale… o in una passione impetuosa.

(source: Bol.com)

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Scaldami il cuore

Seductive Nights Series Sono passati due anni da quando Clay e Julia sono diventati inseparabili. Ma tra loro la passione è ancora accesa come il primo giorno. Il matrimonio, se possibile, ha reso la loro chimica ancora più focosa, con il carattere dominante di Clay che si combina perfettamente con quello esuberante di Julia. Quando cominciano a pensare che niente possa renderli più felici, un imprevisto fa irruzione nelle loro vite. Un imprevisto con quattro zampe e una coda scodinzolante. Si chiama Ace, e sarà impossibile non innamorarsene.

(source: Bol.com)

Seductive Nights Series Sono passati due anni da quando Clay e Julia sono diventati inseparabili. Ma tra loro la passione è ancora accesa come il primo giorno. Il matrimonio, se possibile, ha reso la loro chimica ancora più focosa, con il carattere dominante di Clay che si combina perfettamente con quello esuberante di Julia. Quando cominciano a pensare che niente possa renderli più felici, un imprevisto fa irruzione nelle loro vite. Un imprevisto con quattro zampe e una coda scodinzolante. Si chiama Ace, e sarà impossibile non innamorarsene.

(source: Bol.com)

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Saulina. Il vento del passato

Minacciato da un pericolo mortale, il celebre chirurgo Alessandra Valera cerca una spiegazione nel passato della propria famiglia e, rovistando tra vecchie carte, s’imbatte in Saulina, una sua antenata. Tenera, violenta e appassionata, Salina nata povera in un borgo alle porte di Milano riesce a diventare la marchesa Alberighi d’Adda, capostipite di una dinastia di medici, avventurieri, prelati, massoni… Un affresco superbo, che ricrea con efficacia l’atmosfera di una Milano che ormai non esiste più.

Minacciato da un pericolo mortale, il celebre chirurgo Alessandra Valera cerca una spiegazione nel passato della propria famiglia e, rovistando tra vecchie carte, s’imbatte in Saulina, una sua antenata. Tenera, violenta e appassionata, Salina nata povera in un borgo alle porte di Milano riesce a diventare la marchesa Alberighi d’Adda, capostipite di una dinastia di medici, avventurieri, prelati, massoni… Un affresco superbo, che ricrea con efficacia l’atmosfera di una Milano che ormai non esiste più.

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Sani Gesualdi Superstar

Questo libro fa ridere. Più di qualsiasi altro vi capiti di leggere.
Fate la prova, apritelo e sarete subito travolti da un incipit folgorante: «Sani Gesualdi nabbe nel 1111 (millecentoundici) e morve nel 1777 (millesettecentosettantasette). Nabbe da Sgallatta Alfredo, soprannominato Scandurra Gaetano, e da Scamarda Agata, vista da destra, o Agata Scamarda, vista da sinistra. Il padre faceva l’indossatore, la madre era casalinga, tutta casa e chiesa, era madre di 106 figli. Sani era il primo gemito, e lo chiamarono Gesualdi, e, per non confondersi, i rimanenti 105 fratelli li chiamarono “Coso” oppure “Cosa” a seconda del sesso. Il fratello più piccolo, di nome “Coso” (106° figlio, ultimo nato), ancora vive. Gli ultimi saranno i primi nella vigna!».
Questo è il libro dei nanetti di Sani Gesualdi raccontati da Frate Antonino da Scasazza. Che è un piccolo paese della mente, senza mafia e dove è sempre festa, della provincia siciliana.
Il Santo protettore dei nanetti (aneddoti, secondo il linguaggio storpiato di Frate Antonino) nacque nel migliore programma televisivo di sempre, «Quelli della notte» di Arbore, nel 1985. E qui codificò il nuovo esilarante genere letterario. Nello stesso anno Frassica pubblicò questo capolavoro di nonsense e di straniamento linguistico. Lo riproponiamo al pubblico che continua a divertirsi con le sue battute tutte le domeniche a «Che tempo che fa». Le libertà che Frassica si prende con la lingua italiana sono infinitamente più inebrianti e più felici delle comuni storpiature di altri comici. C’è qualcosa di Palazzeschi più che di Totò. L’esito è un capolavoro della comicità da conservare sullo scaffale tra le *Tragedie in due battute* di Achille Campanile e il *Fantozzi* di Paolo Villaggio.
Perché Frassica ha raccolto in questo libro il suo gramelot mentale. Definitivo. Eccone un altro esempio.
«Ringrazzio tutti i correttori di bozze, i quali vedendosi arrivare i miei dattiloscritti li andavano correggendo e mi mandavano le bozze, poi io le rivedevo e correggevo le loro correzioni, poi sono stato costretto a scrivergli: “Attenzione ogni errore corretto da voi è un errore!!!”. Così loro non solo non hanno più corretto i miei dattiloscritti, ma ogni tanto gli schiaffavano un bell’errore personale. “Tanto” dicevano “è un libro di Frassica”.» Tagliamo la testa al topo, chi l’avrebbe detto che sarebbe diventato un classico?
Perché non è bello cio che è bello, ma che bello! che bello! che bello!
**
### Sinossi
Questo libro fa ridere. Più di qualsiasi altro vi capiti di leggere.
Fate la prova, apritelo e sarete subito travolti da un incipit folgorante: «Sani Gesualdi nabbe nel 1111 (millecentoundici) e morve nel 1777 (millesettecentosettantasette). Nabbe da Sgallatta Alfredo, soprannominato Scandurra Gaetano, e da Scamarda Agata, vista da destra, o Agata Scamarda, vista da sinistra. Il padre faceva l’indossatore, la madre era casalinga, tutta casa e chiesa, era madre di 106 figli. Sani era il primo gemito, e lo chiamarono Gesualdi, e, per non confondersi, i rimanenti 105 fratelli li chiamarono “Coso” oppure “Cosa” a seconda del sesso. Il fratello più piccolo, di nome “Coso” (106° figlio, ultimo nato), ancora vive. Gli ultimi saranno i primi nella vigna!».
Questo è il libro dei nanetti di Sani Gesualdi raccontati da Frate Antonino da Scasazza. Che è un piccolo paese della mente, senza mafia e dove è sempre festa, della provincia siciliana.
Il Santo protettore dei nanetti (aneddoti, secondo il linguaggio storpiato di Frate Antonino) nacque nel migliore programma televisivo di sempre, «Quelli della notte» di Arbore, nel 1985. E qui codificò il nuovo esilarante genere letterario. Nello stesso anno Frassica pubblicò questo capolavoro di nonsense e di straniamento linguistico. Lo riproponiamo al pubblico che continua a divertirsi con le sue battute tutte le domeniche a «Che tempo che fa». Le libertà che Frassica si prende con la lingua italiana sono infinitamente più inebrianti e più felici delle comuni storpiature di altri comici. C’è qualcosa di Palazzeschi più che di Totò. L’esito è un capolavoro della comicità da conservare sullo scaffale tra le *Tragedie in due battute* di Achille Campanile e il *Fantozzi* di Paolo Villaggio.
Perché Frassica ha raccolto in questo libro il suo gramelot mentale. Definitivo. Eccone un altro esempio.
«Ringrazzio tutti i correttori di bozze, i quali vedendosi arrivare i miei dattiloscritti li andavano correggendo e mi mandavano le bozze, poi io le rivedevo e correggevo le loro correzioni, poi sono stato costretto a scrivergli: “Attenzione ogni errore corretto da voi è un errore!!!”. Così loro non solo non hanno più corretto i miei dattiloscritti, ma ogni tanto gli schiaffavano un bell’errore personale. “Tanto” dicevano “è un libro di Frassica”.» Tagliamo la testa al topo, chi l’avrebbe detto che sarebbe diventato un classico?
Perché non è bello cio che è bello, ma che bello! che bello! che bello!

Questo libro fa ridere. Più di qualsiasi altro vi capiti di leggere.
Fate la prova, apritelo e sarete subito travolti da un incipit folgorante: «Sani Gesualdi nabbe nel 1111 (millecentoundici) e morve nel 1777 (millesettecentosettantasette). Nabbe da Sgallatta Alfredo, soprannominato Scandurra Gaetano, e da Scamarda Agata, vista da destra, o Agata Scamarda, vista da sinistra. Il padre faceva l’indossatore, la madre era casalinga, tutta casa e chiesa, era madre di 106 figli. Sani era il primo gemito, e lo chiamarono Gesualdi, e, per non confondersi, i rimanenti 105 fratelli li chiamarono “Coso” oppure “Cosa” a seconda del sesso. Il fratello più piccolo, di nome “Coso” (106° figlio, ultimo nato), ancora vive. Gli ultimi saranno i primi nella vigna!».
Questo è il libro dei nanetti di Sani Gesualdi raccontati da Frate Antonino da Scasazza. Che è un piccolo paese della mente, senza mafia e dove è sempre festa, della provincia siciliana.
Il Santo protettore dei nanetti (aneddoti, secondo il linguaggio storpiato di Frate Antonino) nacque nel migliore programma televisivo di sempre, «Quelli della notte» di Arbore, nel 1985. E qui codificò il nuovo esilarante genere letterario. Nello stesso anno Frassica pubblicò questo capolavoro di nonsense e di straniamento linguistico. Lo riproponiamo al pubblico che continua a divertirsi con le sue battute tutte le domeniche a «Che tempo che fa». Le libertà che Frassica si prende con la lingua italiana sono infinitamente più inebrianti e più felici delle comuni storpiature di altri comici. C’è qualcosa di Palazzeschi più che di Totò. L’esito è un capolavoro della comicità da conservare sullo scaffale tra le *Tragedie in due battute* di Achille Campanile e il *Fantozzi* di Paolo Villaggio.
Perché Frassica ha raccolto in questo libro il suo gramelot mentale. Definitivo. Eccone un altro esempio.
«Ringrazzio tutti i correttori di bozze, i quali vedendosi arrivare i miei dattiloscritti li andavano correggendo e mi mandavano le bozze, poi io le rivedevo e correggevo le loro correzioni, poi sono stato costretto a scrivergli: “Attenzione ogni errore corretto da voi è un errore!!!”. Così loro non solo non hanno più corretto i miei dattiloscritti, ma ogni tanto gli schiaffavano un bell’errore personale. “Tanto” dicevano “è un libro di Frassica”.» Tagliamo la testa al topo, chi l’avrebbe detto che sarebbe diventato un classico?
Perché non è bello cio che è bello, ma che bello! che bello! che bello!
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### Sinossi
Questo libro fa ridere. Più di qualsiasi altro vi capiti di leggere.
Fate la prova, apritelo e sarete subito travolti da un incipit folgorante: «Sani Gesualdi nabbe nel 1111 (millecentoundici) e morve nel 1777 (millesettecentosettantasette). Nabbe da Sgallatta Alfredo, soprannominato Scandurra Gaetano, e da Scamarda Agata, vista da destra, o Agata Scamarda, vista da sinistra. Il padre faceva l’indossatore, la madre era casalinga, tutta casa e chiesa, era madre di 106 figli. Sani era il primo gemito, e lo chiamarono Gesualdi, e, per non confondersi, i rimanenti 105 fratelli li chiamarono “Coso” oppure “Cosa” a seconda del sesso. Il fratello più piccolo, di nome “Coso” (106° figlio, ultimo nato), ancora vive. Gli ultimi saranno i primi nella vigna!».
Questo è il libro dei nanetti di Sani Gesualdi raccontati da Frate Antonino da Scasazza. Che è un piccolo paese della mente, senza mafia e dove è sempre festa, della provincia siciliana.
Il Santo protettore dei nanetti (aneddoti, secondo il linguaggio storpiato di Frate Antonino) nacque nel migliore programma televisivo di sempre, «Quelli della notte» di Arbore, nel 1985. E qui codificò il nuovo esilarante genere letterario. Nello stesso anno Frassica pubblicò questo capolavoro di nonsense e di straniamento linguistico. Lo riproponiamo al pubblico che continua a divertirsi con le sue battute tutte le domeniche a «Che tempo che fa». Le libertà che Frassica si prende con la lingua italiana sono infinitamente più inebrianti e più felici delle comuni storpiature di altri comici. C’è qualcosa di Palazzeschi più che di Totò. L’esito è un capolavoro della comicità da conservare sullo scaffale tra le *Tragedie in due battute* di Achille Campanile e il *Fantozzi* di Paolo Villaggio.
Perché Frassica ha raccolto in questo libro il suo gramelot mentale. Definitivo. Eccone un altro esempio.
«Ringrazzio tutti i correttori di bozze, i quali vedendosi arrivare i miei dattiloscritti li andavano correggendo e mi mandavano le bozze, poi io le rivedevo e correggevo le loro correzioni, poi sono stato costretto a scrivergli: “Attenzione ogni errore corretto da voi è un errore!!!”. Così loro non solo non hanno più corretto i miei dattiloscritti, ma ogni tanto gli schiaffavano un bell’errore personale. “Tanto” dicevano “è un libro di Frassica”.» Tagliamo la testa al topo, chi l’avrebbe detto che sarebbe diventato un classico?
Perché non è bello cio che è bello, ma che bello! che bello! che bello!

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Sangue, vendetta e sacrificio

Un thriller unico nel suo genere

Kate Forman ha una vita invidiabile, una famiglia che la adora e un marito perfetto.
Eppure una notte sorprende Paul sbronzo e coperto di sangue, mentre farfuglia tra i fumi dell’alcol di aver ucciso qualcuno. Il giorno dopo l’uomo sembra aver dimenticato tutto e nega ripetutamente ogni responsabilità…
Ma quando una giovane e affascinante collega del marito viene trovata morta, i sospetti di Kate la spingono alla disperata ricerca della verità, una ricerca che può salvare o distruggere la sua esistenza senza macchie, faticosamente costruita negli anni.
Fare la scelta giusta non è facile. Chiusa nella spirale di bugie che deve raccontare per difendere Paul da tutto e da tutti, Kate vede allontanarsi sempre di più la risoluzione del caso. E al tempo stesso si insinua in lei il dubbio più inquietante: può dire di conoscere davvero suo marito?
Sangue, vendetta e sacrificio è un thriller psicologico unico nel suo genere, in cui a indagare è chiamata una donna qualunque, improvvisamente catapultata al centro di un intrigo inspiegabile e dai risvolti agghiaccianti.

Ali Knight

dopo aver lavorato come giornalista e redattrice per la BBC, ‘The Guardian’ e ‘The Observer’, ha contribuito al lancio di alcuni siti web di grande successo legati alle testate ‘Daily Mail’ ed ‘Evening Standard’. Sangue, vendetta e sacrificio è il suo primo romanzo. Attualmente vive a Londra.

(source: Bol.com)

Un thriller unico nel suo genere

Kate Forman ha una vita invidiabile, una famiglia che la adora e un marito perfetto.
Eppure una notte sorprende Paul sbronzo e coperto di sangue, mentre farfuglia tra i fumi dell’alcol di aver ucciso qualcuno. Il giorno dopo l’uomo sembra aver dimenticato tutto e nega ripetutamente ogni responsabilità…
Ma quando una giovane e affascinante collega del marito viene trovata morta, i sospetti di Kate la spingono alla disperata ricerca della verità, una ricerca che può salvare o distruggere la sua esistenza senza macchie, faticosamente costruita negli anni.
Fare la scelta giusta non è facile. Chiusa nella spirale di bugie che deve raccontare per difendere Paul da tutto e da tutti, Kate vede allontanarsi sempre di più la risoluzione del caso. E al tempo stesso si insinua in lei il dubbio più inquietante: può dire di conoscere davvero suo marito?
Sangue, vendetta e sacrificio è un thriller psicologico unico nel suo genere, in cui a indagare è chiamata una donna qualunque, improvvisamente catapultata al centro di un intrigo inspiegabile e dai risvolti agghiaccianti.

Ali Knight

dopo aver lavorato come giornalista e redattrice per la BBC, ‘The Guardian’ e ‘The Observer’, ha contribuito al lancio di alcuni siti web di grande successo legati alle testate ‘Daily Mail’ ed ‘Evening Standard’. Sangue, vendetta e sacrificio è il suo primo romanzo. Attualmente vive a Londra.

(source: Bol.com)

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Il sangue dei fratelli

Fausto e Marco si somigliano come due gocce d’acqua e vivono nella stessa casa, ma non sono fratelli. Fausto è uno schiavo, nato da una schiava e – si sussurra – dal padrone, Marco invece è figlio di quest’ultimo e della moglie legittima, ed è l’erede dei nobili Livi Drusi. Il destino dei due giovani sembra già segnato, marchiato nelle loro carni sin dalla nascita, ma la guerra sociale e in seguito la guerra fra Mario e Silla irrompono sovvertendo l’ordine e le leggi degli avi, sparigliando i principi che da secoli regolano i rapporti fra uomini liberi e schiavi, aristocratici e populares, Romani e Italici.
Durante gli scontri, Tito Livio Druso, il vecchio padre, trova la morte, mentre Marco, accompagnato dal suo schiavo di fiducia, viene inviato a Rodi perché possa sfuggire ai torbidi e formarsi come futuro dominus della prestigiosa famiglia e politico di rilievo. Incurante dei suoi doveri, però, il giovane e viziato rampollo si dà al gioco e agli stravizi, cacciandosi più volte nei guai e riuscendo a salvarsi soltanto grazie all’opera del fedele e coraggioso Fausto.
Ma quando, durante un rocambolesco viaggio per mare, Marco mette a repentaglio la vita di altri schiavi, oltre che la sua, Fausto in preda alla collera lo uccide e, di fronte ai pirati che chiedono il riscatto del giovane nobile, prende il suo posto approfittando della forte somiglianza.
Tuttavia fingere non è facile, soprattutto per un uomo onesto come Fausto: il timore di essere scoperto dalla famiglia di Marco e dalla sua sposa promessa non lo abbandona… e, come se ciò non bastasse, un’ombra dal passato del padrone si allunga sulla nuova vita dello schiavo, che – innocente – si trova a doversi difendere da accuse gravissime.
Come già nel Ribelle, con la sua scrittura tesa e precisa come la parabola di un dardo Emma Pomilio ci conduce nei luoghi della Roma antica, che sono quelli del Foro con i suoi retori e dei vicoli della Suburra con le sue prostitute bambine, ma sono anche e soprattutto i luoghi della mente e dell’anima, dove lo scontro fra la difesa della tradizione e la lotta per la libertà infiammava i fratelli contro i fratelli, incendiando le città del Mediterraneo in un rogo che ancora non è spento.
(source: Bol.com)

Fausto e Marco si somigliano come due gocce d’acqua e vivono nella stessa casa, ma non sono fratelli. Fausto è uno schiavo, nato da una schiava e – si sussurra – dal padrone, Marco invece è figlio di quest’ultimo e della moglie legittima, ed è l’erede dei nobili Livi Drusi. Il destino dei due giovani sembra già segnato, marchiato nelle loro carni sin dalla nascita, ma la guerra sociale e in seguito la guerra fra Mario e Silla irrompono sovvertendo l’ordine e le leggi degli avi, sparigliando i principi che da secoli regolano i rapporti fra uomini liberi e schiavi, aristocratici e populares, Romani e Italici.
Durante gli scontri, Tito Livio Druso, il vecchio padre, trova la morte, mentre Marco, accompagnato dal suo schiavo di fiducia, viene inviato a Rodi perché possa sfuggire ai torbidi e formarsi come futuro dominus della prestigiosa famiglia e politico di rilievo. Incurante dei suoi doveri, però, il giovane e viziato rampollo si dà al gioco e agli stravizi, cacciandosi più volte nei guai e riuscendo a salvarsi soltanto grazie all’opera del fedele e coraggioso Fausto.
Ma quando, durante un rocambolesco viaggio per mare, Marco mette a repentaglio la vita di altri schiavi, oltre che la sua, Fausto in preda alla collera lo uccide e, di fronte ai pirati che chiedono il riscatto del giovane nobile, prende il suo posto approfittando della forte somiglianza.
Tuttavia fingere non è facile, soprattutto per un uomo onesto come Fausto: il timore di essere scoperto dalla famiglia di Marco e dalla sua sposa promessa non lo abbandona… e, come se ciò non bastasse, un’ombra dal passato del padrone si allunga sulla nuova vita dello schiavo, che – innocente – si trova a doversi difendere da accuse gravissime.
Come già nel Ribelle, con la sua scrittura tesa e precisa come la parabola di un dardo Emma Pomilio ci conduce nei luoghi della Roma antica, che sono quelli del Foro con i suoi retori e dei vicoli della Suburra con le sue prostitute bambine, ma sono anche e soprattutto i luoghi della mente e dell’anima, dove lo scontro fra la difesa della tradizione e la lotta per la libertà infiammava i fratelli contro i fratelli, incendiando le città del Mediterraneo in un rogo che ancora non è spento.
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Il sangue degli innocenti

Anasoma, gioiello dell’Impero Mahruse, è caduta. L’esercito di Indryalla, guidato dal potente dio-imperatore, asserraglia la città sterminando la popolazione e i Protettori, potenti maghi al servizio del legittimo sovrano. Un manipolo di uomini riesce però a fuggire verso occidente grazie all’aiuto del giovane Caldan, apprendista Protettore, impegnato anche a salvare la mente di Miranda dall’incantesimo esercitato dalla maga Bells. E mentre le forze oscure della magia si muovono nell’ombra, un giro di destini si incrocia nel tentativo di fronteggiare l’avanzata degli Indryallani: la resistenza, l’impresa mercantile più potente dell’impero, mercenari assoldati da un gruppo di maghi, eroici spadaccini. Immerso in un frenetico gioco di complotti e colpi di scena, Caldan comprende che i suoi promettenti poteri rischiano di essere più una maledizione che una benedizione. In una guerra in cui bene e male si confondono, le forze che attaccano l’impero dovranno scontrarsi con un nemico la cui vera natura assume tratti inquietanti, e presto il sangue degli innocenti potrebbe macchiare le mani dello stesso Caldan…

(source: Bol.com)

Anasoma, gioiello dell’Impero Mahruse, è caduta. L’esercito di Indryalla, guidato dal potente dio-imperatore, asserraglia la città sterminando la popolazione e i Protettori, potenti maghi al servizio del legittimo sovrano. Un manipolo di uomini riesce però a fuggire verso occidente grazie all’aiuto del giovane Caldan, apprendista Protettore, impegnato anche a salvare la mente di Miranda dall’incantesimo esercitato dalla maga Bells. E mentre le forze oscure della magia si muovono nell’ombra, un giro di destini si incrocia nel tentativo di fronteggiare l’avanzata degli Indryallani: la resistenza, l’impresa mercantile più potente dell’impero, mercenari assoldati da un gruppo di maghi, eroici spadaccini. Immerso in un frenetico gioco di complotti e colpi di scena, Caldan comprende che i suoi promettenti poteri rischiano di essere più una maledizione che una benedizione. In una guerra in cui bene e male si confondono, le forze che attaccano l’impero dovranno scontrarsi con un nemico la cui vera natura assume tratti inquietanti, e presto il sangue degli innocenti potrebbe macchiare le mani dello stesso Caldan…

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San Francesco

Convertitosi al cattolicesimo nel 1922, Chesterton pubblicò questo «bozzetto» su san Francesco nel 1923, come se dalla conversione del Santo di Assisi traesse uno spirituale alimento per la propria.
Per Chesterton san Francesco era soprattutto un uomo innamorato di Dio e della Creazione, un poeta che si sentiva piccolo e cantava la gloria delle piccole cose, dei piccoli esseri viventi, della vita ordinaria di coloro che aiutava nella lotta contro la miseria. Dai folli gesti di carità compiuti quando era ancora il figlio di un mercante al rifiuto del mondo e alla creazione di un Ordine e di una regola che davvero imitavano la vita di Cristo, alle stigmate ricevute sul monte della Verna, e fino alla morte, ogni passo del suo cammino su questa terra era rivolto al cielo.
Un amore così grande e appassionato, una mistica così semplice e assoluta appaiono «scandalose» alla mentalità moderna. Ma è proprio essa che Chesterton vuole scuotere in queste pagine, cercando di aiutarla, con la consueta ironia, a compiere il movimento di rivoluzione interiore che fece del piccolo Francesco Bernardone il grande san Francesco.

Convertitosi al cattolicesimo nel 1922, Chesterton pubblicò questo «bozzetto» su san Francesco nel 1923, come se dalla conversione del Santo di Assisi traesse uno spirituale alimento per la propria.
Per Chesterton san Francesco era soprattutto un uomo innamorato di Dio e della Creazione, un poeta che si sentiva piccolo e cantava la gloria delle piccole cose, dei piccoli esseri viventi, della vita ordinaria di coloro che aiutava nella lotta contro la miseria. Dai folli gesti di carità compiuti quando era ancora il figlio di un mercante al rifiuto del mondo e alla creazione di un Ordine e di una regola che davvero imitavano la vita di Cristo, alle stigmate ricevute sul monte della Verna, e fino alla morte, ogni passo del suo cammino su questa terra era rivolto al cielo.
Un amore così grande e appassionato, una mistica così semplice e assoluta appaiono «scandalose» alla mentalità moderna. Ma è proprio essa che Chesterton vuole scuotere in queste pagine, cercando di aiutarla, con la consueta ironia, a compiere il movimento di rivoluzione interiore che fece del piccolo Francesco Bernardone il grande san Francesco.

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Un samba per Sherlock Holmes

Che sia l’abuso di canapa indiana a offuscare le leggendarie facoltà deduttive di Sherlock Holmes? Oppure l’ardore con cui Anna Candelaria è attenta alla sua altrettanto leggendaria verginità? Qualunque sia il motivo, di certo l’investigatore britannico rischia la propria reputazione: il suo utlimo caso potrebbe rimanere insoluto. Non che manchino gli indizi: uno Stradivari rubato alla favorita di Don pedro II, imperatore del Brasile; un assassino che aggredisce giovani donne e firma i delitti mozzando orecchie e lasciando una corda di violino. Ma a poco serve indagare, se Watson subisce i riti di possessione del candomblé o se lo stesso Holmes compie atti osceni in luogo pubblico.

Che sia l’abuso di canapa indiana a offuscare le leggendarie facoltà deduttive di Sherlock Holmes? Oppure l’ardore con cui Anna Candelaria è attenta alla sua altrettanto leggendaria verginità? Qualunque sia il motivo, di certo l’investigatore britannico rischia la propria reputazione: il suo utlimo caso potrebbe rimanere insoluto. Non che manchino gli indizi: uno Stradivari rubato alla favorita di Don pedro II, imperatore del Brasile; un assassino che aggredisce giovani donne e firma i delitti mozzando orecchie e lasciando una corda di violino. Ma a poco serve indagare, se Watson subisce i riti di possessione del candomblé o se lo stesso Holmes compie atti osceni in luogo pubblico.

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Salvezza

Il chirurgo ortopedico Ronan Grisham ha perso tutto, il giorno in cui l’uomo che amava gli è stato portato via in un brutale attacco. Guidato dalla sete di vendetta, impiega il suo odio per costruire un gruppo clandestino che può fare ciò che non è stato in grado di fare in quel giorno fatale… togliere la vita ai colpevoli per salvare quella degli innocenti. Ma, anni dopo, è costretto ad affrontare l’unico legame con il suo passato che non può tagliare.
Sette anni dopo la perdita dei genitori in una violenta incursione a casa sua, che l’ha lasciato deturpato in modo permanente sia fuori che dentro, il ventunenne Seth Nichols sta cercando di rimettere insieme i cocci della sua vita, per poter prendere in mano le redini della multinazionale di trasporti del padre. Ma l’ultima persona che si aspettava tornasse nella sua vita è l’uomo che lui ha fatto scappare con un innocente bacio rubato.
Con uno sfiorare di labbra, Seth è stato grado di fare a Ronan quello che non era riuscito a nessuno, sin dal giorno in cui Ronan stesso aveva guardato spegnersi per sempre la luce negli occhi del suo compagno. Ha fatto sì che desiderasse di nuovo. Ma Ronan non può desiderare nessuno, meno di tutti il fratello minore del suo defunto amore. Perché anche un solo tocco di Seth potrebbe mandare in frantumi il suo mondo costruito con cura, e lui sa che non ci sarebbe possibilità di ritorno da quello, non una seconda volta.
Ma quando una serie di attacchi via via più aspri contro Seth forzano Ronan a tornare nella sua vita, Seth si rende conto che quella è la sua ultima possibilità per dimostrargli che può essere l’uomo di cui il chirurgo, ora a pezzi, ha bisogno. Solo che il Ronan che ricompare non è lo stesso di cui Seth si è innamorato tanto tempo prima…

Il chirurgo ortopedico Ronan Grisham ha perso tutto, il giorno in cui l’uomo che amava gli è stato portato via in un brutale attacco. Guidato dalla sete di vendetta, impiega il suo odio per costruire un gruppo clandestino che può fare ciò che non è stato in grado di fare in quel giorno fatale… togliere la vita ai colpevoli per salvare quella degli innocenti. Ma, anni dopo, è costretto ad affrontare l’unico legame con il suo passato che non può tagliare.
Sette anni dopo la perdita dei genitori in una violenta incursione a casa sua, che l’ha lasciato deturpato in modo permanente sia fuori che dentro, il ventunenne Seth Nichols sta cercando di rimettere insieme i cocci della sua vita, per poter prendere in mano le redini della multinazionale di trasporti del padre. Ma l’ultima persona che si aspettava tornasse nella sua vita è l’uomo che lui ha fatto scappare con un innocente bacio rubato.
Con uno sfiorare di labbra, Seth è stato grado di fare a Ronan quello che non era riuscito a nessuno, sin dal giorno in cui Ronan stesso aveva guardato spegnersi per sempre la luce negli occhi del suo compagno. Ha fatto sì che desiderasse di nuovo. Ma Ronan non può desiderare nessuno, meno di tutti il fratello minore del suo defunto amore. Perché anche un solo tocco di Seth potrebbe mandare in frantumi il suo mondo costruito con cura, e lui sa che non ci sarebbe possibilità di ritorno da quello, non una seconda volta.
Ma quando una serie di attacchi via via più aspri contro Seth forzano Ronan a tornare nella sua vita, Seth si rende conto che quella è la sua ultima possibilità per dimostrargli che può essere l’uomo di cui il chirurgo, ora a pezzi, ha bisogno. Solo che il Ronan che ricompare non è lo stesso di cui Seth si è innamorato tanto tempo prima…

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