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Arde la notte: 2

Sette anime da salvare, sette peccati capitali che solo lui può condurre alla redenzione o alla condanna. La prima partita dell’eterna battaglia tra bene e male l’ha vinta Jim Heron, angelo caduto con un passato pieno di cicatrici ed eroe suo malgrado. Ma non c’è tregua per Jim perché Deviiia, il demone che può assumere qualsiasi sembianza e che lo sta sfidando in una gara senza esclusione di colpi, è pronta a riprendere la lotta. E la seconda pedina del gioco è un osso veramente duro; Isaac Rotbe, un ex soldato che ha militato con Jim nelle Operazioni Speciali, pericolosissima squadra top secret con una sola regola: non se ne esce se non da morti. Ma Isaac ba infranto quella regola, trasformandosi in un disertore. E ora, mentre si guadagna da vivere come pugile in un giro di combattimenti clandestini, qualcuno lo sta cercando per ucciderlo. A proteggere Isaac insieme a Jim. questa volta, c’è l’affascinante e misteriosa dottoressa Grier Childe, l’avvocato di Isaac, tormentata da un passato impossibile da dimenticare. Ma fra Grier e Isaac, due anime ribelli così diverse ma in fondo così simili, esplode da subito un’attrazione imprevedibile e incontrollata. Perché forse l’amore è l’arma letale e fa la differenza.
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L’Arcivescovo Del Genocidio

Nello Stato indipendente di Croazia, voluto dai nazifascisti negli anni 1941-1945, si consumò una delle pagine più terribili della Seconda guerra mondiale. Gli ustascia di Ante Pavelic, sostenuti da Hitler e Mussolini, sterminarono centinaia di migliaia di serbo-ortodossi e decine di migliaia di ebrei e rom, in nome di una “soluzione finale” etnico-religiosa perseguita anche attraverso l’imposizione di “conversioni” di massa al cattolicesimo. In quello che passerà alla storia come l’Olocausto balcanico, un ruolo decisivo, diretto e indiretto, lo ebbe Santa Romana Chiesa: l’arcivescovo di Zagabria, monsignor Alojzije Stepinac, collaborò attivamente con la dittatura ustascia; settori del clero cattolico croato parteciparono in prima persona allo sterminio e alle “conversioni” di massa; il Vaticano avallò il genocidio etnico-religioso attuato da Ante Pavelic. Questo libro ricostruisce l’Olocausto balcanico, e documenta il “collaborazionismo” di monsignor Stepinac e della Chiesa di Roma con il nazifascismo croato, MARCO AURELIO PIVELLI (Genova 1935}, laureato in Scienze politiche con la tesi “La politica razziale e religiosa dello Stato indipendente croato (1941-1945)”, ha pubblicato il libro Le génocide occulte – État indépendant de Croatie 1941-1945 (L’Ago d’Homme, Losanna 1998).

L’archivista

I colleghi della questura di Bologna lo chiamano lo Zoppo, ma attenti a non farsi sentire, per non essere colpiti dal suo immancabile bastone. L’incidente gli ha massacrato la gamba destra, ma non l’ha persuaso al pensionamento anticipato: d’altronde per essere un buon investigatore non servono gambe, serve testa. Però il suo superiore Raimondi Cesare, lo stesso di Sarti Antonio, lo ha confinato a protocollare pratiche. E Poli Ugo si vendica, indagando a titolo del tutto personale su casi archiviati come insoluti, tra cui quello di uno scippatore che ha derubato una ragazza ed è fuggito a bordo di un’auto con la targa di una città inesistente. Impossibile trovarlo, sostiene Sarti Antonio, ma Poli Ugo non è d’accordo. La sua inchiesta non autorizzata si svolgerà con metodi investigativi al di fuori di ogni regola. «Sarti Antonio, sergente, non sa fare miracoli perché in questura non glielo hanno insegnato ancora e cosí, dopo una decina di giorni dall’incidente, butta il rapporto, completo di firme e timbri, come da regolamento, sul tavolo dello Zoppo ed esce dall’ufficio. Non dice neppure “buongiorno” e non perde tempo a spiegare di che si tratta. Un po’ perché è sempre noioso spiegare i motivi per l’archiviazione di un caso non risolto, e un po’ perché non gli riesce proprio di parlare con quel tipo; non c’è possibilità di dialogo. Lo chiamano lo Zoppo, ma in realtà ha un nome, un cognome e una qualifica: Poli Ugo, vice ispettore aggiunto».

L’archivio di Dalkey

A giudicare dalla trama, si potrebbe collocare “L’archivio di Dalkey” fra i tipici romanzi di formazione, precisando eventualmente che ha un andamento picaresco: un giovane irlandese alla ricerca del proprio ruolo nel mondo dopo molteplici incontri e varie vicende decide, come si conviene, di sposare la sua fidanzata e avere da lei molti bambini. La definizione sarebbe dunque esatta, se non fosse che il protagonista vive le sue avventure passeggiando nei luoghi da cui Flann O’Brien non si allontanò mai: Dublino e gli immediati dintorni, che, come nella migliore tradizione irlandese, sono non soltanto simbolo del mondo, ma anche e soprattutto fonte inesauribile di storie nelle storie nelle storie. E se non fosse che il nostro protagonista riesce perfino a salvare l’universo dalle macchinazioni del famigerato dottor De Selby, inventore di un metodo per fermare il tempo (cosa che non stupisce molto i suoi interlocutori, almeno fino a quando non scoprono che tale metodo funziona). E se non fosse ancora che il giovane protagonista si imbatte, fra gli altri, in sant’Agostino e James Joyce, il quale non ha mai scritto l’Ulisse e sogna segretamente di abbandonare la sua squallida attività di barista ed entrare nell’ordine dei gesuiti al fine di «espellere lo Spirito Santo dalla divinità e dalla Chiesa cattolica». E se non fosse infine che l’autore è Flann O’Brien, il geniale e patafisico irlandese al quale mai sarebbe balenato di scrivere un tradizionale romanzo di formazione. Fra chiacchiere da pub e pomposi dibattiti teologici (o fra chiacchiere teologiche e pomposi dibattiti da pub), fra scienziati pazzi che sembrano usciti dai pulp magazines degli anni Trenta e poliziotti di provincia che sembrano altrettanto pericolosi, O’Brien riprende temi e personaggi dei suoi precedenti romanzi e li immerge in una apposita sostanza allucinatoria (forse approntata dall’infernale De Selby?) dalla quale escono rinfrancati come dopo una nuotata nella baia di Dublino e pronti a riprendere il loro chiacchiericcio ininterrotto in un pub e a mandare giù un’altra pinta di inchiostro irlandese. “L’archivio di Dalkey” è apparso per la prima volta nel 1964.

Archivi del Nord

Marguerite Yourcenar prosegue, dopo *Care memorie*, l’affascinante opera storica intitolata *Il labirinto del mondo*. “Si tratta – dice la scrittrice francese – di restituire la parola a milioni di esseri che di generazione in generazione si moltiplicano, all’immensa folla anonima di cui siamo fatti”. Servendosi di diari, lettere, album, l’autrice tratteggia, trasfigurate dalla fantasia, tutte le generazioni della sua antica famiglia dietro le quali si intravede l’evoluzione di una società, dei suoi costumi e abitudini. Un percorso a ritroso nel tempo che attraverso il destino dei singoli restituisce il senso più generale e profondo del mondo e della storia.

Gli archi di Scona

Perimadeia la tripla città che era stata capitale del maggiore Impero dell’universo, sede di tutte le scienze e di tutte le invenzioni, era caduta. Scampato alla furia dei barbari, Loredan era riuscito a mettersi in salvo nella remota isola di Scona. Lì aveva iniziato una nuova carriera come costruttore di archi. Il suo solo sogno era di vivere finalmente in pace, godendosi l’equilibrio raggiunto, ma strane forze erano all’opera nell’universo e il Principio che tutto muove cominciò ad agire secondo vie imperscrutabili…

Archangel

Fluke Kelso, professore inglese in viaggio di studio a Mosca, ascolta incredulo la storia che gli racconta Papu Rapava. Papu era presente la notte in cui Stalin morì e giura di aver assistito al furto delle sue carte. Poche ore dopo Papu viene ucciso, e tutto lascia pensare che stia accadendo qualcosa di incredibile. Forse il dittatore più crudele della storia o qualcuno che gli era molto vicino sta per ritornare. Un thriller magistrale costruito su un’inquietante ipotesi fantapolitica.

L’arcangelo degli scacchi: vita segreta di Paul Morphy : romanzo

Sessantaquattro caselle. Trentadue figure. E una possibilità combinatoria pressoché infinita. Nessuna partita di scacchi è uguale a un’altra. Ognuna è una sfida unica, giocata su quel quadrato magico che è la scacchiera: quasi un mondo fuori dal mondo. Paul Morphy è stato un autentico artista della scacchiera, forse il più grande. Nella sua brevissima parabola, sospesa sull’esile filo che separa la genialità dalla follia, ha incarnato alla perfezione l’essenza del “nobile gioco”. Paul nasce a New Orleans, da una famiglia facoltosa, nel 1837. Ha solo quattro anni quando rivela il proprio straordinario talento. A dodici anni è già il più forte giocatore della Louisiana e, non ancora maggiorenne, si laurea campione degli Stati Uniti con una facilità disarmante. A quel punto non gli resta che affrontare i più famosi campioni europei, e soprattutto quello che molti considerano il migliore al mondo: Howard Staunton. A nulla valgono le suppliche della madre, e neppure della sua amata Adele. L’ambizione di Paul non conosce ostacoli. Come un cavaliere, sprezzante di qualunque premio che non sia la gloria, Morphy parte per la sua missione accompagnato da un ambiguo scudiero, il giornalista Frederick Milnes Edge, lasciando la solatia città natale per smarrirsi nelle nebbie londinesi. Chi era in realtà Paul Morphy? Quali accadimenti spensero la fiamma del suo genio, inducendolo ad abbandonare per sempre gli scacchi all’apice della carriera, e a ritirarsi?

Arance a colazione: e un sorriso prima di dormire

Non esiste corteggiamento più eccitante di quello tra due sconosciuti. Se poi il lui e la lei in questione sono entrambi accoppiati e costretti a scambiarsi SMS di nascosto, allora le attese trepidanti con il cellulare sempre a portata di mano, i brividi, gli equivoci e le emozioni a fior di pelle sono garantiti. Peccato che non tutto, e non tutti, siano ciò che appaiono in questo romanzo sorprendente e lieve, toccante e sincero. Perché quando la verità viene alla luce e la fantasia e la realtà si incontrano (anzi, si scontrano) possono accadere le cose più inaspettate. Anche di scoprire che ciò che credevamo di desiderare è nostro da sempre.

Le aquile di Sharpe: Le avventure di Richard Sharpe

Luglio 1809. In marcia da Lisbona verso Madrid, accanto alle truppe spagnole che si rivelano sin dal primo istante avide e inette, i soldati inglesi guidati da Sharpe vengono aggregati al battaglione di Sir Henry Simmerson. Nominato colonnello della milizia, privo di qualunque esperienza militare, è tronfio, saccente e severo con i suoi uomini fino a sfiorare, e talvolta varcare, la soglia del sadismo. Peccato che abbia dalla sua potenti alleati politici. Sharpe, come sempre testardo, orgoglioso e intrepido sino alla sconsideratezza, entra subito in conflitto con due protetti di quest’ultimo, e a complicare le cose ci si mette anche un’affascinante dama al seguito delle truppe. Durante l’avanzata, Sharpe si distingue in una brillante azione che gli vale la promozione a capitano. Simmerson, però, che nella stessa operazione ha perso la bandiera, disonorando così il battaglione, chiede a Londra l’annullamento della promozione e l’immediato invio di Sharpe nelle Indie Occidentali. In pratica una condanna a morte, viste le condizioni di quelle remote guarnigioni. L’unica speranza per lui è compiere un’impresa tanto eroica da annullare l’ostilità di Simmerson: impadronirsi di una delle aquile bronzee che Napoleone in persona ha consegnato ai battaglioni francesi, un’azione temeraria che, prima di lui, nessuno ha mai osato…

Aquila solitaria

A pochi giorni dal Natale Kate riceve la più terribile delle notizie, quella temuta da sempre e che avrebbe sperato non arrivasse mai. Stordita e sconvolta, si abbandona allora al flusso dei ricordi, tornando a quella sera di dicembre del 1940 in cui, bellissima debuttante newyorkese, aveva incontrato Joe, una leggenda negli ambienti dell’aeronautica, ma soprattutto un uomo sensibile e affascinante che l’aveva attratta da subito. Era cominciata così la loro grande storia d’amore, segnata da alti e bassi, addii e riconciliazioni¿

Appuntamento con la paura

Un’eccentrica vecchia signora trafitta da una fraccia mentre passeggia nel suo giardino, una medium assassinata nel mezzo di una seduta spiritica, una bambola animata da una spirito demoniaco che compie strani scherzi, una tragica festa natalizia, una grande casa di campagna dove qualcuno nasconde un magnifico rubino macchiato del sangue di molte vittime e un’ insospettabile coppia di truffatrici. Una raccolta insolita dove la regina del giallo lascia libero il suo lato oscuro confrontandosi con il soprannaturale.
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Appuntamento a Glenmara

Un romanzo al femminile, magico come il cielo d’Irlanda, romantico come un corsetto di pizzo. Ripartire, disfare un punto nella trama della vita e prendere in mano un filo nuovo: è qualcosa che Kate non può più rimandare, ora che la sua carriera di stilista va a rotoli, l’uomo che amava l’ha piantata in asso, e sua madre non c’è più. Quel che le serve è una vacanza, niente più che un temporaneo cambio d’orizzonte. Perciò decide di volare lontano da Seattle, nell’Irlanda dei suoi antenati, dove il destino la sta aspettando per condurla verso una sosta fuori programma, una trascurabile deviazione nel villaggio gaelico di Glenmara. Qui l’incontro con Bernie e le sue amiche, le ragazze del circolo del merletto, sarà l’innesco di un’inattesa, eccitante magia capace di trasformare la vita di ciascuna di loro. E lo scontro con Dean riaprirà un’altra partita che sembrava chiusa una volta per tutte: quella con l’amore.

L’apprendista eretico

Fervono i preparativi all’abbazia benedettina di Shrewsbury per la festa solenne in onore di Santa Winifred. Ma l’atmosfera di esultanza e trepidazione è presto smorzata dall’arrivo inatteso di due pellegrini: il primo è l’altezzoso Gerbert, canonico agostiniano di Canterbury; il secondo è… un cadavere. Il pio mercante William di Lythwood, infatti, è deceduto in seguito a un pellegrinaggio in Terrasanta, e in punto di morte ha scongiurato il suo apprendista-segretario di essere ricondotto a Shrewsbury per avere degna sepoltura. E la sua volontà sarebbe esaudita se non vi si opponesse il canonico che ricorre a ogni espediente pur di fermare il giovane. E a rendere le acque ancora più torbide sarà il misterioso contenuto di un prezioso scrigno, destinato in dote dal mercante alla figlia adottiva. Fratello Cadfael scoprirà che la scatola non contiene soltanto denaro, ma qualcosa capace di scatenare un intrigo sanguinoso…
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Applausi e sputi

Penna caustica e corrosiva, uomo di spettacolo a tutto tondo, autore radiofonico e teatrale, padre della tv moderna. Una carriera esplosiva, costellata di successi. Una fama di innovatore geniale, conquistata a colpi di creatività e talento. Poi, la caduta, quando nel 1983 viene accusato di associazione per delinquere di stampo camorristico. È l’inizio della sua seconda vita. Si ritrova, innocente, in carcere. Potrebbe essere l’inizio della fine e invece è l’esordio di una nuova sfida, condotta con determinazione e generosità, che lo porta al Parlamento europeo per portare avanti le battaglie dei Radicali. Arriverà l’assoluzione, con formala piena. E il “caso Tortora” diventerà il simbolo della malagiustizia.
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