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Porta sull’oltretomba

Il Consiglio mi ha fornito le indicazioni, per arrivare a casa dei miei genitori. Andrò a cercarli. Li troverò. E saremo di nuovo una famiglia. Eccolo, finalmente. Ma no… no! Lui non può essere papà. È solo una pallida imitazione, un’ombra di quello che una volta è stato mio padre. E mia madre… o Dea! Non riuscivo a credere di essere di nuovo con lei! Età di lettura: da 11 anni.
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La porta proibita

Nel febbraio 1984 Terzani viene arrestato a Pechino, perquisito, interrogato e infine espulso dal paese. In Cina ha abitato per quattro anni, con moglie e figli, cercando di sentirsi veramente “cinese”. Ha visto e scritto cose assai diverse da quelle che appaiono agli occhi incantati dei turisti autorizzati; ha denunciato le immense contraddizioni del socialismo maoista e ha viaggiato, con tutti i mezzi possibili, e cercando di parlare davvero con i cinesi, con la gente. Questo libro è al tempo stesso un reportage e un diario di viaggio, ma soprattutto un’appassionante avventura umana.

La porta delle tenebre. Dannati

La speranza è durata poco più di un battito di ciglia. La speranza di potere, un giorno, dimenticare il cielo plumbeo e l’atmosfera opprimente dell’Oltre. La speranza di essersi lasciati per sempre alle spalle il mondo dove sono confinati tutti i malvagi vissuti sulla Terra dall’inizio dei tempi. Invece, non appena si rendono conto di avercela fatta, di essere nuovamente a casa, John Camp ed Emily Loughty sono costretti ad affrontare una realtà agghiacciante. L’incubo non è finito. Come previsto, l’avvio dell’acceleratore di particelle ha aperto il varco grazie al quale John ed Emily si sono ritrovati nel laboratorio di Dartford, in Inghilterra, ma allo stesso tempo ha inghiottito un numero imprecisato d’innocenti. Tra cui ci sono anche la sorella e i nipotini di Emily. Lei quindi non ha scelta: per salvarli, deve attraversare ancora una volta la Porta delle Tenebre e tornare all’Inferno. E mentre a Londra c’è chi è determinato a smascherare le menzogne del governo su quanto sta accadendo a Dartford, Emily e John si preparano con una squadra di recupero ad affrontare un viaggio ancor più pericoloso e ricco d’insidie del precedente. Un viaggio durante il quale incontreranno nuovi, terribili nemici, e stringeranno alleanze con coloro che li hanno aiutati a sopravvivere all’Inferno. Ma ci si può veramente fidare di chi, in vita, ha ceduto alle seduzioni del Male ed è da secoli relegato nella terra dei Dannati?
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La porta delle tenebre

La speranza è durata poco più di un battito di ciglia. La speranza di potere, un giorno, dimenticare il cielo plumbeo e l’atmosfera opprimente dell’Oltre. La speranza di essersi lasciati per sempre alle spalle il mondo dove sono confinati tutti i malvagi vissuti sulla Terra dall’inizio dei tempi. Invece, non appena si rendono conto di avercela fatta, di essere nuovamente a casa, John Camp ed Emily Loughty sono costretti ad affrontare una realtà agghiacciante. L’incubo non è finito. Come previsto, l’avvio dell’acceleratore di particelle ha aperto il varco grazie al quale John ed Emily si sono ritrovati nel laboratorio di Dartford, in Inghilterra, ma allo stesso tempo ha inghiottito un numero imprecisato d’innocenti. Tra cui ci sono anche la sorella e i nipotini di Emily. Lei quindi non ha scelta: per salvarli, deve attraversare ancora una volta la Porta delle Tenebre e tornare all’Inferno. E, mentre a Londra c’è chi è determinato a smascherare le menzogne del governo su quanto sta accadendo a Dartford, Emily e John si preparano insieme con una squadra di recupero ad affrontare un viaggio ancor più pericoloso e ricco d’insidie del precedente. **Un viaggio durante il quale incontreranno nuovi, terribili nemici, e stringeranno alleanze con coloro che li hanno aiutati a sopravvivere all’Inferno. Ma ci si può veramente fidare di chi, in vita, ha ceduto alle seduzioni del Male ed è da secoli relegato nella terra dei Dannati?**
(source: Bol.com)

Il porcospino

Dopo la caduta del regime comunista in un innominato paese dell’Est europeo, l’ex Presidente Stoyo Petkanov viene sottoposto a giudizio da un governo che si definisce democratico. A condurre il processo nel ruolo dell’accusa è Peter Solinsky, docente di giurisprudenza e figlio di una delle vittime. L’uscita di scena del leader deposto, vero e proprio capro sacrificale, è intesa a purificare decenni di terrore e falsità e a celebrare l’avvento di un nuovo corso della storia. Ma qualcosa si guasta strada facendo, il meccanismo si inceppa, e nel lamento delle pance vuote della nazione si conclude che «spesso la storia è soltanto quello che succede. Solo piú tardi diventa interessante». Il Procedimento Penale Numero 1 ha inizio il 10 gennaio davanti alla Corte suprema. L’ex Presidente di un innominato paese dell’Europa dell’Est arriva sotto scorta militare: una figura bassa, tarchiata, con indosso un impermeabile abbottonato e i suoi soliti occhiali spessi, con le lenti leggermente colorate. Scende dalla Čajka, si leva il cappello e mette in mostra ancora una volta una testa che la nazione non stenta a riconoscere, per via dei numerosi francobolli che l’hanno raffigurato. È Stoyo Petkanov, Presidente destituito e intransigente veterano del partito lealista, finalmente chiamato a rispondere dei propri reati. In aula deve scontrarsi con il Pubblico Ministero Peter Solinsky, figlio di un intellettuale del Partito e vittima del regime. In un paese abituato a nascondere e tacere, la diretta televisiva è una delle tante trovate della pubblica accusa. La popolazione vorrebbe vederlo inchiodato per reati gravissimi – omicidio di massa, tortura, rovina della nazione – ma finirà per essere condannato per reati minori e solo grazie a un sotterfugio. Ispirandosi al modello del romanzo politico, Julian Barnes offre un crudele affresco della transizione che l’Europa dell’Est intraprende con l’emergere di un ordine democratico, ma le differenze tra buona e cattiva ideologia, tra comunismo sovietico e capitalismo occidentale rimangono volutamente sfocate e sul palcoscenico della vicenda si manifesta il rovescio di un presunto mondo nuovo. Solinsky percorre un cammino destinato a condurlo a consapevolezze scomode sul sistema, sulla speranza democratica e, in ultima analisi, su di sé. D’altro canto le parole con le quali il deposto dittatore sfida «il lato banale della virtú» sono acute, taglienti e capaci di rivelare confini fumosi tra il mito stanco del passato e l’illusione fragile del domani, arando solchi di verità moleste anche nei semplici testimoni della Storia.

Porcelain: Storia della mia vita

Se c’era uno che difficilmente avrebbe potuto sfondare come DJ e musicista nei club newyorkesi a cavallo tra gli anni Ottanta e i Novanta, quello era Moby. Era la New York del Palladium, del Mars, del Limelight e del Twilo, un’epoca edonistica e sfrenata in cui la dance era ancora sostanzialmente un fenomeno underground, radicato soprattutto nella comunità operaia afroamericana e latinoamericana. E poi c’era Moby, che oltre a essere un ragazzino bianco pelle e ossa proveniente dal cuore del Connecticut era un cristiano devoto, vegano e astemio. Quello è stato forse l’ultimo periodo in cui un artista poteva vivere con nulla a New York: l’era dell’AIDS e del crack, ma anche di un sottobosco culturale provocatorio e festoso. Non senza complicazioni, Moby trovò la sua strada, una strada accidentata e lastricata di eccessi sciagurati – ma, col senno di poi, anche spassosi – che lo avrebbe portato a un successo quanto mai effimero. Ecco perché sul volgere del decennio Moby contemplava già la fine, della carriera come di altre dimensioni della sua vita, una sensazione che incanalò in quello che pensava sarebbe stato il suo canto del cigno, il suo addio, l’album che in realtà era destinato a segnare l’inizio di una nuova e sbalorditiva fase, il mega-bestseller «Play».
Generoso quanto inesorabile nel raccontare un mondo perduto e il ruolo che vi ricopre il suo protagonista, *Porcelain* è al contempo il ritratto di una città e di un’epoca e una riflessione profondamente intima sul momento più carico d’ansia della vita di ciascuno di noi, quello in cui siamo soli e scommettiamo su noi stessi senza avere la minima idea di come andrà a finire, con il terrore di essere a un passo dal venire scaraventati fuori dalla porta. La voce di Moby trasuda sincerità, ironia e soprattutto una passione incrollabile per la sua musica, una passione che lo ha aiutato a restare a galla in acque molto agitate.
*Porcelain* è la storia di un successo raggiunto e perduto, amato e odiato. È la storia di un artista che trova le persone giuste e il suo posto nel mondo, e che quando crede di averli persi riesce, in preda alla disperazione e convinto che sia finita, a creare un capolavoro. Il racconto acuto, tenero, divertente e straziante del percorso che porta da una vita di periferia povera e alienata a una di splendore, squallore e successo nella scena dei club newyorkesi. Una rara autobiografia musicale capace di raccontare un’intera epoca e persino una dimensione eterna della condizione umana. E allora *play*.
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Il popolo di Durdane

Durdane è un pianeta povero di metalli, nascosto dietro un grande ammasso di stelle, in una zona dello spazio poco battuta, e da migliaia di anni i suoi abitanti hanno troncato ogni rapporto con la Terra, per essere liberi di seguire le proprie inclinazioni politiche e religiose. Sul pianeta si è quindi sviluppata ogni sorta di comunità eccentriche, governate da un misterioso individuo, l’Anome, che ha il potere di vita e di morte sui suoi sudditi e che non comunica a nessuno la sua vera identità.
Il protagonista de Il popolo di Durdane è il musicista Gastel Etzwane: egli è riuscito a scoprire l’identità dell’Anome, ed ora è costretto a investirsi dei suoi poteri, volente o nolente, per combattere un’invasione di “Roguskhoi”, strane tribù nomadi e barbariche, di cui non si conosce con precisione l’origine.
Per vincere l’invasione, Gastel Etzwane deve riunire un mondo che sopravvive grazie alle proprie divisioni: un compito enorme per un uomo solo. E intanto anche i Roguskhoi si organizzano e le loro armi provengono certamente da altri pianeti…

Popco

Dall’autrice dei bestseller Che fine ha fatto Mr Y. e L’isola dei segretiCosa sta succedendo a Alice Butler, esperta in crittoanalisi e ideatrice di nuovi prodotti per la PopCo, terza multinazionale del giocattolo al mondo? Perché l’azienda ha deciso di isolare lei e altri creativi in un complesso sperduto nella brughiera inglese? Chi si nasconde dietro i messaggi in codice che negli ultimi tempi qualcuno le invia? Si tratta di pericolosi avvertimenti o queste curiose sequenze alfanumeriche celano un intrigante segreto? Quando emerge in tutta chiarezza che gli avidi manager della PopCo sarebbero pronti a tutto per accaparrarsi nuove fette di mercato, ecco che la giovane matematica scopre di non essere sola. Alle scrivanie della PopCo, infatti, siedono altri impiegati sovversivi… Un’emozionante girandola di colpi di scena in cui si intrecciano enigmi del passato e del presente, una storia in grado di tenere il lettore con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina.Hanno scritto di Che fine ha fatto Mr Y. e Popco:’Sono romanzi così che rendono un piacere (e un onore) tenere una rubrica di libri.’Antonio D’Orrico, Corriere della Sera Magazine’Altro che Dan Brown, qui c’è un’altra filosofia.’Loredana Lipperini, Il Venerdì di Repubblica’Uno dei romanzi più sorprendenti della stagione.’Francesco Fantasia, Il MessaggeroScarlett Thomas insegna scrittura creativa presso la University of Kent e collabora con diverse testate giornalistiche. Nel 2001 l”Independent on Sunday’ l’ha segnalata tra i venti migliori giovani scrittori inglesi. Vive a Canterbury. La Newton Compton ha pubblicato i romanzi Che fine ha fatto Mr Y. e PopCo, accolti con grande favore dal pubblico e dalla critica.
(source: Bol.com)

Il pontile sul lago

Gennaro Vattuone non era quel che si dice una pasta d’uomo, ma chi poteva avere interesse a uccidere un anziano professore di latino e greco in pensione? Quando Enea Zottìa riceve la telefonata di Fabio Massimo, l’amico notaio che ha appena scoperto il cadavere del padre nella villa di famiglia sul lago d’Orta, pensa di aver trovato la scusa ideale per allontanarsi un po’ da Milano e dalla solitudine del suo matrimonio infelice. Ma al vicecommissario basteranno poche ore per percepire, dietro l’avvolgente atmosfera d’altri tempi che lo accoglie, un mondo molto meno benevolo di quanto sembri. L’omicidio ha l’aria di un’esecuzione e tutti sembrano avere qualcosa da nascondere, perfino gli innocui amici del bar. Se l’intero paese tenta di dissimulare una ragnatela di segreti, menzogne e interessi che non risparmia nessuno, Enea Zottìa sa bene come guardare oltre le apparenze. Più difficile è invece dare un nome alla speranza che ripone in fondo al proprio cuore e che riguarda Serena, l’amore di una vita.

Un ponte tra le stelle

I pianeti del più grande impero nella storia dell’universo sono uniti da filamenti dorati, autentici ponti tra i sistemi stellari. Ma per la prima volta in migliaia di anni qualcuno osa sfidarne la potenza: è Peter Sair, liberatore della Nube delle Pleiadi. La ribellione finisce in uno spaventoso olocausto. Peter Sair scompare, morto o perduto per sempre sul pianeta-prigione di Vantee ai confini della galassia. Ma le forze in gioco sono ormai inarrestabili. In un antico deserto il soldato di ventura Alan Horn s’imbatte in Lil, la creatura di cristallo erede di una civiltà più antica del genere umano. Tutto, nella galassia, potrà nuovamente cambiare…

La polvere sull’erba

“La polvere sull’erba” è il primo romanzo di Bevilacqua. Nel 1955 Sciascia vorrebbe pubblicarlo, ma ritiene che possa provocare uno scandalo. Le vicende del Triangolo Rosso, ossia delle vendette incrociate fra ex partigiani ed ex repubblichini era materia troppo scabrosa per un’Italia desiderosa di dimenticare. Le vicende di Giorgio, partigiano sbandato; di Bianca Ghirardini, angelo e demone insieme, vittima delle sue passioni carnali; di Marco Ridolfi, acrobata della parola, eroe leggendario; di Rosa Balestri, infame torturatrice repubblichina; dei mitici “Strioni” e gitani; della toccante madre “Chimera”, e di altri personaggi dalla vena ironica, si impongono per la loro forza espressiva e per la memoria e il presente cui rimandano.

La polvere dei sogni. La caduta di Malazan

Sul continente di Lether, l’esercito Malazan esiliato guidato dall’Aggiunto Tavore inizia la sua marcia nelle Terre Desolate orientali, per combattere per una causa sconosciuta contro un nemico che non ha mai visto. Questo ultimo grande esercito Malazan è pronto una sfida finale ed eroica, in nome della redenzione. Ma possono esistere atti eroici, quando nessuno potrebbe darne testimonianza? E può ciò che non ha testimoni cambiare per sempre il mondo? I destini degli uomini sono raramente semplici, le verità sempre ambigue, ma una certezza è che il tempo non si schiera per nessuno…

Polvere

Kay Scarpetta è finalmente tornata a casa sua a Cambridge, dopo l’ultimo difficile caso, quando riceve una telefonata dal suo storico compagno di lavoro, Pete Marino, il quale la informa che il corpo di una giovane donna è stato ritrovato sul campo da baseball del Massachusetts Institute of Technology. Ben presto si scopre che si tratta di Gail Shipman, un ingegnere informatico che ha in corso una causa milionaria contro una società di intermediazione finanziaria che l’ha mandata sul lastrico.
Kay Scarpetta dubita fortemente che si tratti di una coincidenza e ha anche il timore che questo caso sia in qualche modo collegato alla sua geniale nipote, Lucy.
A un primo sguardo, la causa della morte di Gail Shipman non è chiara: il suo cadavere è avvolto in un telo color avorio ed è stato composto in una posa particolare. Questo fa pensare che chi l’ha uccisa non sia un killer alle prime armi. Sul corpo vengono inoltre ritrovate tracce di polvere fluorescente rosso sangue, verde smeraldo e blu zaffiro. Tutti questi elementi collegano il fatto a una serie di omicidi a sfondo sessuale perpetrati a Washington da un serial killer soprannominato Capital Killer, di cui si sta occupando Benton Wesley, il marito di Kay.
La famosa anatomopatologa e i suoi collaboratori si ritrovano ben presto di fronte a uno scenario molto più inquietante di un semplice caso di omicidi seriali, un mondo sinistro che ha a che fare con le droghe sintetiche e la nuova tecnologia dei droni, che vede coinvolti il crimine organizzato e le più alte sfere governative.
*Polvere* è il ventunesimo caso di Kay Scarpetta, protagonista icona di un’autrice che da molti anni non smette di stupire e appassionare i lettori.

Pnin

Nella carrozza semideserta di un treno che corre attraverso la campagna siede un uomo dalla grande testa calva, forte di torace e con un paio di gambette sottili su cui ricadono i calzini allentati di lana scarlatta a losanghe lilla. Il passeggero solitario altri non è che il professor Timofej Pavlovic Pnin, esule negli Stati Uniti e titolare di un corso di lingua russa all’Università di Waindell, in viaggio per recarsi a tenere una conferenza presso il circolo femminile di un’altra località della sterminata provincia americana. Ma il professor Pnin – tradito dalla sua passione per gli orari ferroviari, che lo ha indotto a ignorare ogni suggerimento e a elaborare personalmente il proprio itinerario – si trova sul treno sbagliato. Comincia così, in modo emblematico, il ritratto ironico e affettuoso, esilarante e patetico di uno di quei personaggi che Nabokov sa disegnare con arte insuperata: un buffo émigré caparbiamente determinato a ricercare l’impossibile adattamento a un’altra civiltà, in lotta impari con un mondo in cui tutto – lingua, ambiente, gli oggetti stessi – pare rivoltarglisi contro. Perde tutte le sue battaglie, Pnin: con l’ex moglie Liza, ormai inesorabilmente «americana»; con il figlio Victor, nel cui personalissimo e un po’ lunare universo non riesce a far breccia; con le beghe e mene e manovre accademiche del campus, dalle quali uscirà sopraffatto; persino con la piccola comunità dei suoi compatrioti, chiusa nelle proprie diatribe meschine e nel disperato tentativo di reiterare un passato irripetibile. Anche Pnin si rifugia talvolta, oniricamente, in quel passato: e sono pagine mirabili, affidate a una gamma di intonazioni che trascorre dalla pura comicità alla malinconia.

Playing with me

Sabrina ha 19 anni e ha appena risposto a un singolare annuncio. Terminata la scuola, in una calda, assolata e vuota Milano, al posto di andare in vacanza con gli amici, si ritrova a fare un colloquio come assistente di produzione sul set di una piccola casa di produzione. 
Di film porno.
Ma a Sabrina non basta. 
È l’incontro con Max, navigato attore a luci rosse, chiuso e introverso, a far venir fuori il suo talento anche davanti alla macchina da presa. Un talento che, se lasciato senza regole, rischia di rovinarla, di distruggerla. Tra lui e Sabrina è attrazione a prima vista, al di là del proprio passato e delle proprie paure.
Due anime in cerca di una strada. 
Eppure, ogni regola ha la sua controregola e nessuno regala nulla. Soprattutto in un mondo dove la merce di scambio è il proprio corpo. 
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### Sinossi
Sabrina ha 19 anni e ha appena risposto a un singolare annuncio. Terminata la scuola, in una calda, assolata e vuota Milano, al posto di andare in vacanza con gli amici, si ritrova a fare un colloquio come assistente di produzione sul set di una piccola casa di produzione. 
Di film porno.
Ma a Sabrina non basta. 
È l’incontro con Max, navigato attore a luci rosse, chiuso e introverso, a far venir fuori il suo talento anche davanti alla macchina da presa. Un talento che, se lasciato senza regole, rischia di rovinarla, di distruggerla. Tra lui e Sabrina è attrazione a prima vista, al di là del proprio passato e delle proprie paure.
Due anime in cerca di una strada. 
Eppure, ogni regola ha la sua controregola e nessuno regala nulla. Soprattutto in un mondo dove la merce di scambio è il proprio corpo.

Platonic sex

Iijima Ai è oggi uno dei personaggi più popolari della televisione giapponese. In questo romanzo racconta con sincerità assoluta la sua vita: i primi contrasti con i genitori, interessati solo ai suoi risultati scolastici, la fuga da casa quando era poco più di una ragazzina, la frequentazione di discoteche e karaoke fino ad approdare alla prostituzione d’alto bordo dell’enjo kosai, la “compagnia ricompensata”, e in seguito all’industria del cinema hard. Dopo un centinaio di film che l’avevano rapidamente consacrata regina dei video per adulti, a ventitre anni Ai si riconcilia con i genitori e decide di lasciare l’industria del porno e di dedicarsi alla televisione.