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Dolce inganno

Il conte di Swanlea vuole trovare un buon partito per le sue figlie e stringe un patto con Griffith Knighton: dimostrerà la legittimità dei suoi natali se lui sposerà una delle ragazze. Ma Griffith mette in scena una personale commedia degli equivoci. Ospite dei Swanlea, per recuperare indisturbato i preziosi documenti senza essere costretto al matrimonio, scambia la propria identità con quella dell’amico che lo accompagna. Non ha però fatto i conti con lady Rosalind…

I dodici segni

Manhattan, tre di notte. Un vagone della metropolitana semivuoto corre sotto la città. A bordo, Jack Reacher, l’eroe solitario che ha scelto una vita da vagabondo per le strade d’America, munito solo di un passaporto e di uno spazzolino da denti, un uomo che cerca di sfuggire i guai tanto quanto i guai cercano di raggiungere lui. Mentre cerca di ammazzare la noia del viaggio, Reacher nota qualcosa di strano nel comportamento di una delle passeggere. Tutto in lei sembra corrispondere alle caratteristiche elencate in un documento segreto stilato dai servizi segreti israeliani per individuare un terrorista suicida. Avvicinatosi alla presunta terrorista, Reacher si qualifica, mentendo, come poliziotto e le chiede di togliere lentamente la mano dalla borsa che tiene in grembo, ma invece del pulsante detonatore, la donna estrae una pistola e si suicida. Questa morte assurda e inspiegabile, l’intervento immediato di uomini del dipartimento di Stato e dell’FBI, nonché la rivelazione che la donna, Susan Mak, era un’impiegata del Pentagono, spingono Reacher, come sempre solo contro tutti, a volerci vedere chiaro… **

Dodici ricordi e un segreto

“Vuoi essere l’addetta al ricordo, bambina mia?” Attilio, il nonno che è stato per lei un padre, fa ad Aura questa richiesta sconcertante: non assistere alla malattia che divorerà la mia mente, ricordami nel pieno della vita. Aura è una ragazza speciale, ha il nistagmo – disturbo che fa muovere le pupille incessantemente e che le è valso il soprannome di Signorina Occhipazzi – e davvero il suo sguardo è sempre rivolto a qualcosa di diverso da quello che vedono gli altri, come alla ricerca di un dettaglio che eternamente le sfugge. Ma proprio per questo Aura è coraggiosa, sa stare sola, sa che gli uomini spesso guardano solo la superficie delle cose: così accetta la sfida e parte per un paese lontano. Quando però, al suo ritorno, scopre che Attilio è stato di parola e si è recluso in una casa di riposo, Aura capisce di non voler rispettare il patto e comincia a cercare il nonno ovunque: nei messaggi che lui ha seminato dietro di sé come sassolini bianchi nel bosco, nella memoria di chi gli ha voluto bene, nei propri ricordi e in quelli di sua madre Isabella, inadeguata all’amore eppure caparbiamente ostinata a cercarlo, sempre troppo “leggera” ma forse per questo capace di rialzarsi quando cade. È così che Aura raccoglie frammenti dell’esistenza del nonno ma anche di quelle dei molti personaggi che popolano il romanzo: “cocci” di vite autentiche, spesso dolenti, irrisolte ma capaci di incastrarsi le une con le altre in maniera sorprendente. Enrica Tesio mette in queste pagine uno humour piemontese appena velato di malinconia, un po’ di ferocia e una scrittura pulita, diretta eppure capace di momenti di improvvisa tenerezza; e fa di questo coro zoppicante e vivo di personaggi una originalissima “variazione sul tema della famiglia”, i suoi fallimenti, le sue possibilità. E i suoi segreti, perché di certo non c’è famiglia, felice o infelice, che non ne abbia uno.

Dodici racconti di Natale

Fantasmi irriverenti e spiriti del Natale Incontri d’amore e trabocchetti Ghiaccioli e slitte e Rane d’Argento Case stregate e Mamme di Neve Zuppa inglese allo sherry di papà Winterson e ravioli della Shakespeare and Company Dodici racconti e dodici ricette natalizie
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### Sinossi
Fantasmi irriverenti e spiriti del Natale Incontri d’amore e trabocchetti Ghiaccioli e slitte e Rane d’Argento Case stregate e Mamme di Neve Zuppa inglese allo sherry di papà Winterson e ravioli della Shakespeare and Company Dodici racconti e dodici ricette natalizie

Le dodici domande

Da questo romanzo è stato tratto il film The Millionaire vincitore di ben 8 premi Oscar, 7 British Academy Film Awards e 4 Golden Globe. Colpevole di aver risposto correttamente a tutte e dodici le domande di un quiz televisivo, e di aver vinto un miliardo di rupie, il cameriere diciottenne Ram Mohammad Thomas viene arrestato. Un goffo paria di Mumbai come lui, che non è mai andato a scuola e non legge i giornali, non poteva conoscere le risposte. Per questo i produttori della trasmissione sono convinti che abbia imbrogliato. Ma c’è una debole speranza di salvezza: rivelare a un avvocato in che modo la vita gli ha insegnato tante cose… Inizia così un caleidoscopico racconto in cui va delineandosi uno spaccato contraddittorio dell’India di oggi, denso di orrori e meraviglie. Una storia dolceamara, comica e al tempo stesso drammatica, raccontata con voce fresca, scanzonata e autentica da un narratore indiano di indubbio talento. (source: Bol.com)

La dodicesima carta

Harlem, biblioteca del Museo afroamericano. La sedicenne Geneva Settle sta cercando notizie di un suo antenato vissuto nella metà dell’Ottocento che, ex schiavo, si era battuto per i diritti civili della gente di colore per poi finire misteriosamente in carcere. Mentre la ragazza è concentrata nella ricerca, un uomo si avventa alle sue spalle e tenta di violentarla. Nonostante sembri un tentativo di stupro, Lincoln Rhyme inizia a indagare con l’aiuto di Amelia Sachs. In effetti, l’uomo ha un obiettivo più impegnativo: uccidere la povera Geneve. E per far questo non esita a uccidere il bibliotecario che forse ha visto qualcosa. Il primo indizio che Rhyme ha a disposizione? La dodicesima carta dei tarocchi, l’Impiccato.

Dizionario universale di mitologia

Spaziando dalle leggende greche, romane e celtiche a quelle scandinave e slave, dal mondo africano e arabo fino all’Estremo Oriente, dalle credenze dei Pellerossa e dei Messicani ai miti tribali dell’Oceania, senza trascurare i siti archeologici di civiltà scomparse, i luoghi di culto, le caste e i lesti sacri le cui origini misteriose si perdono nella storia delle diverse etnie, questo *Dizionario universale di mitologia*, la prima enciclopedia originale e completa sul “pensiero mitico” espresso dalle culture primigenie, introduce allo studio dei miti di tutto il mondo, i quali, malgrado tutto ciò che si è detto e scritto da due secoli a questa parte, serbano pressoché intatto il loro misterioso fascino. L’autrice non considera il patrimonio della mitologia come un materiale archeologico muto, aridamente fissalo nel tempo, ma come oggetto di studio ancora vivo e operante: e lo documenta efficacemente, attraverso l’analisi delle rispondenze simboliche che fanno da ponte fra gli albori della Storia e i nostri giorni e il repertorio delle tradizioni fabulatorie, che esprimono le “verità” rivelate all’inizio dei tempi, quando i racconti di dèi ed eroi rappresentavano il modello sacrale, la norma da non trasgredire, la risposta al Caos primordiale. Con le sue migliaia di voci divise in tre sezioni dedicate rispettivamente alle mitologie indo-europea, afro-asiatica e americana-oceaniana, il Dizionario di Giuseppina Sechi Mestica si propone così come agile strumento informativo, ma anche come ideale, veicolo d’inlerpretazione fantastica e antropologica della realtà che ci circonda.

Dizionario delle cose perdute

C’era una volta… già, cosa c’era una volta? Una volta, c’era la banana: non il frutto amato dai bambini, bensì l’acconciatura arrotolata che proprio i bimbi subivano e detestavano ma che veniva considerata imprescindibile dai loro genitori. I quali, per bere un buon espresso, dovevano entrare al bar e chiedere un “caffè caffè”, altrimenti si sarebbero trovati a sorbire un caffè d’orzo. Una volta, per scrivere, non c’erano sms o e-mail, ma si doveva dichiarare guerra ai pennini e uscire da scuola imbrattati d’inchiostro da capo a piedi. Una volta, si poteva andare dal tabacchino, comprare una sigaretta – una sola – e fumarsela dove meglio pareva: non c’erano divieti, e i non fumatori erano una gran brutta razza. Una volta, i bambini non cambiavano guardaroba a ogni stagione, andavano in giro con le braghe corte anche d’inverno e – per assurdo contrappasso – col costume di lana d’estate. Una volta, la Playstation non c’era, si giocava tutto il giorno per strada e forse ci si divertiva anche di più. Una volta, al cinema pioveva… Con un poco di nostalgia, ma soprattutto con la poesia e l’ironia della sua prosa, Francesco Guccini posa il suo sguardo sornione su oggetti, situazioni, emozioni di un passato che è di ciascuno di noi, ma che rischia di andare perduto, sepolto nella soffitta del tempo insieme al telefono di bachelite e alla pompetta del Flit. Un viaggio nella vita di ieri che si legge come un romanzo: per scoprire che l’archeologia “vicina” di noi stessi ci commuove, ci diverte, parla di come siamo diventati.

Dizionario dei luoghi comuni – Album della Marchesa – Catalogo delle idee chic

A nove anni, Flaubert scriveva in una lettera dall’ortografia incerta: «siccome c’è una signora che viene da papà e ci racconta sempre delle sciocchezze le scriverò». La morte lo avrebbe colto mentre continuava ancora a trascrivere le gesta della Stupidità nell’incompiuto “Bouvard e Pécuchet”. E durante tutta la vita di Flaubert l’immagine della Stupidità, sotto la possente spinta dei tempi, si era continuamente dilatata dinanzi ai suoi occhi: non più soltanto attributo inestirpabile della specie umana ma Potenza Cosmica, l’etere che ormai avvolgeva qualsiasi parola fosse pronunciata: le chiacchiere della comare e le relazioni dell’accademico, gli appelli del politico e le sentenze del farmacista, le similitudini dei lirici e i protocolli degli scienziati. Si trattava ormai di una nuova Lingua Universale, tutta composta di Frasi Fatte, cui mancava però ancora un dizionario. Flaubert per decenni sognò di scriverlo egli stesso. Così descriveva il progetto, in una lettera del 1852 a Louise Colet: «Credo che l’insieme sarebbe formidabile come il piombo. Bisognerebbe che in tutto il libro non ci fosse una parola mia, e che, una volta letto il dizionario, non si osasse più parlare, per paura di dire spontaneamente una delle frasi che vi si trovano». Di quell’immenso progetto, che doveva confluire nella seconda parte del “Bouvard e Pécuchet”, rimane il prezioso frammento che qui pubblichiamo, insieme con altri due ad esso affini: l’”Album della Marchesa” e il “Catalogo delle idee chic”. La traduzione e l’introduzione sono di uno scrittore singolarmente congeniale a Flaubert: J. Rodolfo Wilcock.

Divorzio a Buda

Giudice integerrimo, marito esemplare, strenuo censore di tutti gli aspetti della vita moderna che minacciano di sovvertire l’ordine sociale: all’apparenza Kristof Kömives, il protagonista di questo romanzo del 1935 che anticipa alcuni dei temi del successivo ”Le braci”, sembra essere un uomo privo di difetti. Sotto a questa superficiale sobrietà covano però inconfessabili pulsioni, pronte a venire a galla quando un ex compagno di scuola chiede a Kömives di sciogliere il suo vincolo matrimoniale con la moglie Anna. Una donna che il giudice conosce molto bene…
(source: Bol.com)

Divorziare con stile

Ci sono personaggi che continuano a camminarci in testa anche a libro chiuso, tanto vivi che sembra d’incontrarli in giro. Vincenzo Malinconico è cosí, funziona per contagio. Spara battute a mitraglia e ci costringe a pensare ridendo. Per questo lo seguiamo ovunque senza stancarci mai: mentre pontifica sotto la doccia o mentre esercita (si fa per dire) la professione di avvocato nel suo loft Ikea. Fino al ristorante dove incontra Veronica Starace Tarallo, bella da stordire e per nulla disposta a darla vinta al marito nella causa di separazione. E siamo con lui anche quando esce dalle battaglie sconfitto ma fedele a se stesso: quasi geniale, quasi risolto, quasi felice. Un uomo a cui manca sempre tanto cosí. Mentre vive, Vincenzo Malinconico cerca di capire come la pensa. Per questo discetta su tutto, benché nessuno lo preghi di farlo. Abilissimo nell’analizzare i problemi ma incapace di affrontarli, dotato di un’intelligenza inutile e di un umorismo autoimmune, si abbandona alla divagazione filosofica illuminandoci nell’attimo in cui ci fa saltare sulla sedia dal ridere. Malinconico, insomma, è la sua voce, che riduce ogni avventura a un racconto infinito, ricco di battute fulminanti e di digressioni pretestuose e sublimi. Puri gorgheggi dell’intelletto. Questa volta Vincenzo e la sua voce sono alle prese con due ordini di eventi: il risarcimento del naso di un suo quasi-zio, che in un pomeriggio piovoso è andato a schiantarsi contro la porta a vetri di un tabaccaio; e la causa di separazione di Veronica Starace Tarallo, sensualissima moglie del celebre (al contrario di Malinconico) avvocato Ugo Maria Starace Tarallo, accusata di tradimento virtuale commesso tramite messaggini, che Tarallo (cinico, ricco, spregiudicato e cafone) vorrebbe liquidare con due spiccioli. La Guerra dei Roses tra Veronica e Ugo coinvolgerà Vincenzo (appartenente da anni alla grande famiglia dei divorziati) molto, molto piú del previsto. E una cena con i vecchi compagni di scuola, quasi tutti divorziati, si trasformerà in uno psicodramma collettivo assolutamente esilarante. Perché la vita è fatta anche di separazioni ricorrenti, ma lo stile con cui ci separiamo dalle cose, il modo in cui le lasciamo e riprendiamo a vivere, è – forse – la migliore occasione per capire chi siamo. E non è detto che sia una bella scoperta.

Il divoratore

Denny ha solo sette anni, una madre tossica, un padre folle e alcolizzato, dei compagni di scuola che lo maltrattano e lo considerano pazzo. Quando è solo, per vincere il terrore inventa filastrocche inquietanti. Ha un unico amico, che si fa chiamare Uomo dei Sogni: è un vecchio crudele, trasandato, con un bastone in mano. Se qualcuno fa del male a Denny, l’Uomo dei Sogni non perdona. Arriva e vendica. Pietro di anni ne ha quattordici. È un autistico geniale col dono del disegno. Unico testimone oculare delle aberranti sparizioni di alcuni ragazzini, Pietro fa la sola cosa che gli riesce in modo esemplare: disegna ciò che ha visto. E ciò che ha visto è agghiacciante. Nessuno gli crede, nessuno tranne la sua educatrice professionale. Alice: quei disegni le tolgono il sonno e la precipitano nell’incubo, le ricordano qualcosa che molti anni prima aveva cercato di rimuovere… Ma ora il passato ritorna e travolge. E deve essere fermato.

La distrazione

Ventitré anni dopo il primo successo di De Crescenzo, “Così parlò Bellavista”, torna il suo personaggio più amato. Il professore Bellavista, settantenne, è in pensione come il suo amico Cazzaniga, milanese ormai diventato napoletano. Ma per arrotondare la magra pensione insegna filosofia all’attento e studioso Giacomo, al primitivo ma intuitivo Peppino, e alla bellissima Jessika, liceale al mattino e cubista alla sera. E sarà proprio Jessica a causare la distrazione del professore e a indurlo in tentazione. **

La Distanza Fra Noi

Dopo dieci anni insieme, Ethan Mallory e Rhett Solomon si sono lasciati e sono pronti ad andare avanti con le loro vite. Ma, a causa della crisi del mercato immobiliare di Seattle, sono costretti a vivere da coinquilini, con un consistente mutuo sulle spalle. Per cercare di accelerare le cose, decidono di guadagnare un po’ di soldi extra affittando la camera degli ospiti.
Quando Kieran Frost, barista da Wilde’s, si trasferisce da loro, improvvisamente l’unica cosa che Ethan e Rhett vogliono più di stare alla larga l’uno dall’altro è avvicinarsi al loro coinquilino, giovane, single e sexy. A Kieran non dispiacciono le loro attenzioni, e non gli dispiace certo condividere.
La chimica che c’è fra loro accende qualcos’altro che Ethan e Rhett pensavano fosse morto da tempo… l’attrazione reciproca che li aveva fatti mettere insieme anni prima.
Ma l’aspra gelosia che provano per Kieran potrebbe allontanarli ancora di più…
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### Sinossi
Dopo dieci anni insieme, Ethan Mallory e Rhett Solomon si sono lasciati e sono pronti ad andare avanti con le loro vite. Ma, a causa della crisi del mercato immobiliare di Seattle, sono costretti a vivere da coinquilini, con un consistente mutuo sulle spalle. Per cercare di accelerare le cose, decidono di guadagnare un po’ di soldi extra affittando la camera degli ospiti.
Quando Kieran Frost, barista da Wilde’s, si trasferisce da loro, improvvisamente l’unica cosa che Ethan e Rhett vogliono più di stare alla larga l’uno dall’altro è avvicinarsi al loro coinquilino, giovane, single e sexy. A Kieran non dispiacciono le loro attenzioni, e non gli dispiace certo condividere.
La chimica che c’è fra loro accende qualcos’altro che Ethan e Rhett pensavano fosse morto da tempo… l’attrazione reciproca che li aveva fatti mettere insieme anni prima.
Ma l’aspra gelosia che provano per Kieran potrebbe allontanarli ancora di più…

Disposta a tutto per averti (I Romanzi Classic)

Per ottenere la tutela dell’amato nipote, Mia Carrington deve trovare un marito al più presto e l’unica soluzione per lei possibile sembra Evander Septimus Brody, duca di Pindar, uomo che in passato l’aveva pubblicamente umiliata! Mia non avrebbe mai pensato di dover sposare quell’essere insopportabile, ma sa di poterlo costringere ad accettare la sua audace proposta. Vander si trova così obbligato a subire i piani della giovane per il bene del suo ducato. A una condizione, però: concederà alla sposa solo quattro notti d’amore all’anno e solo quando lei lo supplicherà di concedergliele

(source: Bol.com)

Disobbedienza civile

Tre motivi per leggerlo: Perché è un libro che non ti aspetti:una meditazione sul dissenso, che parla però molto di consensoe propone una collocazione costituzionale dei gruppidi protesta.Perché Hannah Arendt racconta di Socrate, Thoreau e dellaRivoluzione americana per tracciare la differenza che corre tradisobbedienza civile e obiezione di coscienza.Perché è un piccolo, prezioso manifesto sulla partecipazioneattiva, contro la dittatura dei politici e le prepotenze dei governi.“Chi sa di poter dissentire sa anche che, in qualche modo, quando non dissente esprime un tacito assenso.”Hannah Arendt