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L’ultima lacrima

E se un Bancomat cominciasse a parlare, sapesse tutto di voi e vi proponesse un affare vantaggioso? Stefano Benni sa dove la realtà cova i suoi mostri – mostri di ieri, mostri di oggi e mostri che spiano dal futuro-, li va a cercare, li stana, li fa sfilare trovando per ciascuno una storia e legandoli tutti al carro dell’immaginazione vittoriosa.
Ecco, allora, in venti tragicomici racconti sull’Italia di oggi, fantasmi vendicativi e tenori capricciosi, la crociera della Nuova Destra e la Scuola dell’Obbligo Televisivo, sedie elettroniche ad alta Audience e Orfei allucinogeni…
La prosa pirotecnica di Benni – di questi tempi sempre più preziosa e necessaria – non risparmia niente e nessuno regalandoci una risata agghiacciante, una lacrima ironica e non ultima, una testarda speranza nella forza della scrittura e della fantasia.

L’ultima invasione

La premessa di questo romanzo è quasi mitologica, dal punto di vista delle mitologie della SF: sulla Terra sono arrivati i Venusiani, o meglio le venusiane, e da allora in poi niente è stato più lo stesso. L’invasione ha provocato un fenomeno “psicogeografico” in virtù del quale l’Ovest degli Stati Uniti si è staccato dal resto del pianeta e vive in un tempo sospeso, bloccato. Il presente in cui si svolge il romanzo (è questa la trovata di Calder) non sono però gli anni Novanta, o il Duemila: sono gli anni Cinquanta, ma in virtù della sospensione voluta dagli invasori la tecnologia è ferma all’era del vecchio West. Esseri dallo spazio, un mondo “prigioniero”, avventurieri e donne di facili costumi; sono solo alcuni degli ingredienti di questo libro nuovo e sorprendente, che conferma in Richard Calder un autore giovane, pieno di idee provocatorie e di grande immaginazione.
Copertina di Paolo Barbieri

L’ULTIMA FRONTIERA

Nel Ventunesimo Secolo la Terra è preda inerme di uno Stato Mondiale che può dare tutto e prendere tutto con una paternalistica scrollata di spalle, ma le risorse diminuiscono e la popolazione aumenta, e la conquista dello spazio è in pieno abbandono. I Costituzionalisti sono più filosofi che politici, ma lottano per le cose in cui credono e per l’educazione libera che vogliono dare ai loro figli: quando il governo attacca le loro scuole, l’unica alternativa a una sicura scomparsa nel decadente panorama terrestre è l’emigrazione verso Rustum, un pianeta abitabile della costellazione di Eridano a 20 anni luce dalla Terra. Il viaggio durerà decine di anni e dovrà superare difficoltà impensabili, senza neppure offrire garanzie sul mondo che li attende al termine dell’esodo, ma i pionieri di ogni tempo non si sono mai arresi per così poco. Questo è solo l’inizio della grandiosa saga inedita di Poul Anderson che URANIA è lieta di presentare per prima nella sua versione integrale.
Indice:
Il fienile di Robin Hood (Robin Hood’s Barn, 1959)
Il ponte che brucia (The Burning Bridge, 1960)
Eppur così lontano (And Yet So Far, 1961)
Le macine degli dei (The Mills of the Gods, 1961)
Terra mia, patria mia (My Own, My Native Land)
Più che l’amor di donna (Passing the Love of Women)
Uno scambio equo (A Fair Exchange)
Promuovere il benessere generale (To Promote the General Welfare)
Copertina di Karel Thole

L’ultima Ferrari e altri racconti

Indice:
L’ultima Ferrari (The Ultimate Racer, 1964) di Gary Wright
Il padre delle stelle (Father of the Stars, 1964) di Frederik Pohl
Il pianeta Diogene (The Diogenes Planet, 1964) di L. J. jr. Stecher
La salamandra (The Realized Man, 1964) di Norman Spinrad
Il gatto (Precious Artifact, 1964) di Philip K. Dick
Come morì il vecchio mondo (How the Old World Died, 1964) di Harry Harrison
Copertina: Karel Thole

Ultima fermata a Brooklyn

La violenza spietata dilagante in tante pagine di questo libro, che a suo tempo diede esca a infinite dissertazioni moralistiche nelle aule dei tribunali di tutto il mondo, descrive fedelmente una delle aree più miserabili di New York, il mondo in cui Selby visse per tanti anni. Ma si annuncia un malessere nel quale l’intero Occidente si scopriva invischiato agli albori degli anni sessanta. La “terra desolata” di Selby è descritta realisticamente, col coraggio di chi non vuole distogliere lo sguardo dall’orrore, ma è anche appassionatamente denunciata per la sua assoluta “mancanza di amore” (secondo una definizione dell’autore spesso citata). Superato lo choc originario, oggi i travestiti, i drogati, i teppisti, che “Ultima fermata a Brooklyn” aveva rappresentato, si impongono come personaggi emblematici di un certo momento storico che sarebbe fatuo giudicare superato: e ciò non solo perché la loro progenie si è moltiplicata, ma soprattutto perché in essi riconosciamo le vittime di un meccanismo sociale che ciecamente continua a lavorare, attraverso la violenza, per la messa a morte del capro espiatorio.
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L’Ultima Fantasia

“Nulla hanno potuto i vecchi saggi contro lo scorrere del tempo, più i ricordi sono antichi, più la memoria degli uomini li deforma e li riduce a leggende, favole, aneddoti, e li dimentica…”

L’ultima estate

‘Ricarda Huch non è solo la prima signora della Germania, ma probabilmente la prima signora d’Europa. ‘
Thomas Mann

L’ultima estate è quella trascorsa dal Governatore di San Pietroburgo nella sua dimora di campagna, dove si è inutilmente rifugiato per proteggere sé e la sua famiglia. Siamo nel 1906, e il Governatore ha fatto chiudere l’Università in cui infuriano le proteste studentesche; inutilmente, perché l’uomo che sua moglie ha scelto per proteggerlo sta tramando alle sue spalle. Sotto le mentite spoglie di guardia del corpo c’è infatti un giovane cospiratore capace di conquistarsi fiducia, ammirazione, persino amore da parte dei membri della famiglia. In un crescendo di tensione, la tragedia matura dietro la trama sottile della corrispondenza tra i protagonisti, e al lettore non resta che ascoltarne le voci, entrando nelle pieghe dei loro pensieri e della loro intimità. Definito da Cesare Cases ‘un racconto psicologico spalmato di giallo’, L’ultima estate nacque dalla penna di Ricarda Huch come una sfida: lei, scrittrice di romanzi storici di ampio respiro, tra cui una biografia dell’anarchico Bakunin, aveva risposto così alla richiesta dei figliastri di cimentarsi con un genere decisamente diverso. Il risultato è un piccolo gioiello nelle cui sfaccettature brillano lampi dostoevskiani e l’aura sfumata e ambigua, sospesa tra realtà e apparenza, delle laclosiane Relazioni pericolose.

(source: Bol.com)

L’ULTIMA DOMANDA

Non è solo il computer più potente mai realizzato. Non è solo una macchina. Sfruttando la meccanica quantistica, QUA è in grado di operare simultaneamente su infinite dimensioni parallele di spazio-tempo. Può intervenire sulla realtà. E’ capace di influire sul nostro presente dal futuro, per far sì che quel futuro si avveri. Forse lo sta già facendo. E apre la porta alla prossima apocalisse.
Copertina di Emmanuel Vegliona

L’ultima copia del «New York Times»

Arthur Sulzberger jr., l’editore del «New York Times», ha detto di non credere che il suo giornale sarà ancora in edicola nel 2013. L’edizione su carta sarà sostituita da contenuti diffusi attraverso Internet da una nuova redazione multimediale, che il quotidiano più importante del mondo sta organizzando. La crisi di vendite che affligge i giornali da una ventina d’anni lascia pensare che la previsione sia realistica. Che cosa è successo? Per quale ragione imprese editoriali che in tutto il mondo hanno generato per secoli utili di bilancio, e contribuito in modo determinante a salvaguardare democrazia e valori civili, vedono minacciata la loro stessa sopravvivenza? Editori e giornalisti tendono ad attribuirsi reciprocamente la colpa. Ma il vero nemico dei giornali, quello che li sta inesorabilmente condannando a morte, è la tecnologia. Il tempo a disposizione della gente è diminuito, e ognuno di noi ha ormai la possibilità di essere informato quando vuole, dove vuole e sui temi che preferisce senza dovere per forza ricorrere alla lettura di un giornale. Le pagine web, le e-mail, la telefonia mobile, le tv tematiche riempiono costantemente le nostre giornate, senza lasciarci mai soli. Nel giro di qualche anno le nuove tecnologie di comunicazione avranno un impatto ancora più forte sui destini dei giornali di carta.
In questo libro, agile e ricco di informazioni, il giornalista che ha guidato la redazione de «La Stampa» per circa vent’anni, accompagnandone anche le trasformazioni tecnologiche e grafiche, racconta come i quotidiani italiani, europei e americani hanno cercato di reagire, spesso con successo, alla crisi e quali sono le opportunità che le tecnologie stanno offrendo a molti di loro per creare un legame più solido e duraturo con i propri lettori. Perché, come ha detto Rupert Murdoch, il più importante editore del mondo, il futuro propone due sole alternative: cambiare o morire.

L’ultima canzone

A quattordici anni, la vita di Veronica Miller, detta Ronnie, è stata completamente stravolta dal divorzio dei genitori e dall’allontanamento del padre, che da New York si è trasferito a Wilmington, in North Carolina. Tre anni dopo Ronnie è ancora furiosa, soprattutto con lui, che non vede quasi mai. Finché sua madre non decide – nell’interesse di tutti, secondo lei – di mandarla a trascorrere l’estate nella sperduta cittadina affacciata sull’oceano dove il padre di Ronnie, ex pianista e insegnante di musica, vive un’esistenza tranquilla in sintonia con la natura, tutto concentrato nella creazione di un’opera destinata alla chiesa locale.

L’ultima caccia

È il 1933: l’est del Texas è schiacciato dalla Grande Depressione. Richard Dale, un ragazzo di quindici anni che sogna di diventare scrittore, decide di affrontare un cinghiale selvatico che minaccia la sua famiglia, anche se perfino suo padre, grande campione di lotta, non è mai riuscito a sconfiggerlo. Si tratta di una bestia spaventosa, di proporzioni gigantesche, una creatura mitica, quasi soprannaturale. Finché, una notte, il cinghiale esce dalle nebbie del mito e si fa minacciosamente concreto, attaccando Richard nei suoi affetti piú profondi. Al ragazzo non resterà che accettare la sfida con le sole armi di cui dispone: l’astuzia e il coraggio. Al suo fianco avrà Abraham, il suo migliore amico, un ragazzo nero che sogna di tornare un giorno nella sua terra con una fama da grande guerriero. Dalla penna di Joe R. Lansdale, un racconto che reca in sé gli echi di Mark Twain e William Faulkner. Età di lettura: da 12 anni.
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L’ultima astronave

Che le invenzioni più meravigliose, le più grandi conquiste tecniche siano destinate a portarci soprattutto dei guai, è opinione molto diffusa tra gli scrittori di fantascienza. Qui un ingegnoso “circuito disciplinare”, vero miracolo della scienza, viene subito utilizzato per ridurre la nostra galassia in stato di schiavitù; e un altro ritrovato altrettanto rivoluzionario, la transmateria, fa retrocedere la galassia accanto a un caotico e tenebroso medioevo. La luce, la liberazione, verranno da dove meno le si aspetta: l’ultima astronave, un vecchio pezzo da museo, e il suo intraprendente pilota.
Copertina: Karel Thole

L’ultima astronave per l’inferno

Haldane IV e Helix appartenevano a una società ultrarazionale dove i matematici non potevano scrivere poesie, non potevano innamorarsi di poetesse, e soprattutto dove tutti potevano accettare le regole imposte dall’organizzazione dello stato e nessuno poteva permettersi di dubitare. La pena per i trasgressori era l’esilio in un orrido pianeta chiamato inferno. La più grande anti-utopia e la più feroce satira della nostra attuale cultura, da 1984 di Orwell secondo R. A. Heinlein. Un libro sottile, pregnante, denso di significato, che getta crudi lampi sul nostro possibile futuro. Un futuro che è già il nostro presente.

Ulix il solitario

Il commediografo Samy Fayad, affermatosi in breve tempo come autore di radiodrammi, si è voluto cimentare in un romanzo di fantascienza e ci è riuscito in modo brillante. La spiccata personalità dello scrittore e la dinamicità del suo pensiero non potevano non sentirsi attratte da questo giovanissimo genere di narrativa, popolare fin che si vuole, ma che spesso dà al suo pubblico opere di tale ampio respiro da poter degnamente comparire in qualsiasi pubblicazione di tono letterario. Nel suo romanzo, scritto con uno stile vigoroso e abilissirno, Samy Fayad riprende il mito classico di Ulisse e rifacendosi alle avventurose peregrinazioni del leggendario eroe greco, e all’ansia che lo spinse à vincere ogni ostacolo pur di ritornate alla sua patria, ci racconta la storia del “suo” Ulix, uomo del futuro, naufrago e solo su una Terra accogliente, ma straniera.
Copertina di: Carlo Jacono