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La morte viaggia in autobus

La grande passione di Morrison Shape, solitario e benestante signore inglese, è l’enigmistica. Cruciverba, rompicapi, astrusi problemi scacchistici o matematici non hanno segreti per lui, tanto che fa man bassa dei premi messi in palio dai giornali per chi riesce a risolvere i loro complicati enigmi. Così, quando sull’autobus che come ogni martedì lo sta portando da Colborough a Netherton viene commesso un delitto, a Morrison non par vero di poter mettere le sue incredibili doti al servizio della polizia e provare a risolvere quello che da subito appare come un vero e proprio mistero. Se infatti è pacifico che Caleb Wainwright, uno dei passeggeri dell’autobus, è stato ucciso da un colpo di pistola, non è per nulla chiaro chi sia stato a sparare: nessuno della dozzina di persone che era a bordo ha visto qualcosa, l’arma non si trova e l’autobus, nel momento fatale, era in movimento. Oltre a tutto un guasto al motore causava continui ritorni di fiamma con conseguenti scoppi che hanno impedito di distinguere il rumore dello sparo. Insomma, un vero e proprio rebus per il sergente Matthews e il sovrintendente Maxley incaricati del caso. E quindi il terreno ideale per il nostro geniale enigmista.
(source: Bol.com)

Morte sospetta

Dopo la morte di sua moglie, portata via da un tumore improvviso, l’ex reporter David Raker cerca di rimettere insieme i pezzi della propria vita risolvendo su commissione i casi di persone scomparse. Il caso di Alex Towne è uno di questi. Ma Alex Towne non è semplicemente scomparso: Alex Towne è morto in un incidente d’auto, così brutalmente che gli inquirenti hanno dovuto identificare il suo cadavere dall’impronta dentale. Pur sapendo che si tratta di un caso disperato, David accetta l’incarico quando la madre di Alex gli confida di essere certa di aver visto il figlio in strada un anno dopo la sua morte. Durante la sua ricerca della verità ai margini del disagio esistenziale in un’Inghilterra contemporanea cupa e disperata, David si ritroverà invischiato in un labirinto di segreti e rivelazioni sconcertanti, scoprendo così di essersi cacciato in un’indagine dai risvolti ben più complicati e perversi del previsto. Sepolti nel passato di Alex giacciono i ricordi di una vita da dimenticare e l’ombra inquietante di un sospetto: a volte la morte può non essere solo un doloroso passaggio verso un’altra vita… Fa la sua apparizione in libreria David Raker, un personaggio che vi conquisterà e del quale non riuscirete a liberarvene tanto facilmente. Benvenuti nel mondo di Tim Weaver; fosco, pericoloso e decisamente criminale. Una lettura da non perdere.

(source: Bol.com)

La morte segue i magi

Che cosa è vero? Che cosa è falso? Domande che in questa nuova indagine il commissario Melis si ripete con insistenza. Dopo aver assistito casualmente alla conversazione di una coppia di mezza età, si è ritrovato di fronte all’uomo, cadavere, in obitorio. Omicidio? E, se sì, che c’era di falso nell’ordinata vita di Walter Cenzatti, restauratore, per causare una morte così violenta? E ancora: è vero che Leone Maggi era un falsario, ma è proprio vero che è stato ucciso per questo? E, passando dal pubblico al privato, è vero che la sua compagna, Fiorenza, sta attraversando un brutto momento sul lavoro, ma non sarà che anche il loro rapporto è un po’ stanco? E non è affatto falso, invece, dire che quella giovane restauratrice conosciuta durante l’inchiesta… Hans Tuzzi ci regala una nuova inchiesta del commissario Melis, un romanzo corale che va oltre l’etichetta del genere, dove le vicende pubbliche e private dei numerosi personaggi si intrecciano restituendo uno spaccato della Milano della metà degli anni ottanta.
(source: Bol.com)

Morte malinconica del bambino ostrica

Tim Burton è l’ormai celebre regista di tanti film famosi e originali, come “The Nightmare Before Christmas”. Il suo lavoro è segnato da una cifra particolare e inequivocabile di orrore, comicità e insieme malinconia, che apparenta le sue figure di esseri sconfitti, dolenti, o almeno colpiti da un’assoluta solitudine, alle invenzioni della grande letteratura e arte. Il libro è una raccolta di racconti i cui protagonisti sono bambini, specchio della nostra mostruosità di adulti e della nostra incapacità di ridurre tutto a cose. C’è il Ragazzo-Ostrica che giace sepolto in riva al mare, e il suo ricordo dura lo spazio di una marea che cancella tutto. Ci sono il Bimbo-Formaggio e la Bambina-Spazzatura e il Bimbo con i Chiodi negli Occhi…
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Morte innaturale

Kay Scarpetta è alle prese con un’indagine ad alto rischio. Dopo aver ricevuto un¿e-mail minacciosa scopre di essere al centro di un pauroso progetto di morte. Un folle “untore” sta cercando di contagiare l’umanità con un virus peggiore del vaiolo…

Morte innaturale

… ti credi tanto furba Kay Scarpetta e invero berrete nella coppa dalla quale bevo io”
“Kay Scarpetta non è una teologa, ma la prima immagine che la sua mente ha elaborato di fronte alla minaccia apparsa improvvisamente sul computer, nel suo e-mail, è stata quella della “crocifissione di Cristo”. “Qualcuno è stato crocifisso e adesso vuole crocifiggere me” ha pensato. Chi vuole ucciderla, lentamente, con dolore, si chiama Deadoc, il Dottor Morte. La violenza dei suoi messaggi è disumana…”

Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano

*La stanza numero 2*, *Doppia indagine*, *Morte in mare aperto*, *Il biglietto rubato*, *La transazione*, *Come voleva la prassi*, *Un’albicocca*, *Il ladro onesto*: 8 indagini di un Montalbano giovane e senza paura, irruente, audace, pistola in mano, carica, e carico di risorse investigative, con largo uso di «sfunnapedi» e «trainelli». Il suo amore con Livia vive la stagione più bella, quella della passione e dell’urgenza di stare sempre insieme; il commissariato di Vigàta è abitato dai personaggi che i lettori di Camilleri conoscono bene, sono i rapporti di Montalbano con i sottoposti che sono diversi: con Fazio il legame è ancora gerarchico, Augello è l’impenitente dongiovanni della prima ora, la sua insopprimibile brama di conquiste mette addirittura in pericolo, nel corso di una indagine, la vita di Montalbano; lucido, veloce è però il migliore compagno di strada del commissario; uno sbatacchiare di porte infine, segna l’entrata sulla scena di Catarella. A Montelusa il questore è Burlando, paterno, di larghe vedute: in fondo quel commissario intemperante gli piace e gli copre ben volentieri le spalle in qualche occasione. I racconti sono situati negli anni Ottanta, un’Italia in cui si muovono fatti e personaggi di quella stagione, dall’affare Sindona all’attentato a Giovanni Paolo II. Montalbano si trova alle prese con indagini di tutti i tipi, dalla speculazione edilizia, ai contrasti familiari, il rumore di fondo però è quello della mafia.

Una morte impossibile

C’è un solo modo in cui un poliziotto può dimostrare il proprio valore: arrivare fino in fondo, a ogni costo, per trovare la verità. Ma non tutti i poliziotti sono uguali. Ci sono anche quelli odiati dai loro stessi colleghi: sono gli agenti della Disciplinare, disprezzati aspramente perché il loro incarico è indagare proprio sui colleghi. Per questo, quando Malcolm Fox inizia a lavorare sul nuovo caso, non si stupisce di trovarsi di fronte un ambiente estremamente ostile: risposte evasive, una diffidenza che nessuno si sforza di dissimulare e, come stanza degli interrogatori, un ripostiglio in un commissariato del Fife, la penisola a nord di Edimburgo. In quella zona, sospesa tra l’idillio dei paesini lungo la costa e il disagio sociale di una qualunque periferia urbana, Fox e i suoi devono verificare se tre agenti della Investigativa hanno coperto un collega condannato per molestie sessuali, il detective Paul Carter. All’apparenza un’indagine di routine, proprio quel che ci vuole per confermare lo stereotipo in cui tutti sembrano credere: gli uomini della Lamentele sono buoni solo per passare scartoffie, avviare azioni disciplinari e fare le pulci al lavoro dei veri poliziotti. E in fondo comincia a pensarlo anche lo stesso Fox, ormai sempre più dubbioso di poter tornare a essere un detective “normale”. Per questo, quando un’inattesa svolta nell’indagine apre uno squarcio sulla misteriosa morte di un avvocato avvenuta nel lontano 1985 Fox si getta a capofitto…
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Morte grezza

Non ci si finisce per caso, a Craigmillar, la peggiore stazione di polizia di tutta Edimburgo. E l’ispettore John Rebus sa benissimo perché ci si trova: ha (di nuovo) pestato i piedi a qualche pezzo grosso che, non potendo mandarlo all’inferno, lo ha spedito lì, in purgatorio, con la scusa della sostituzione di un collega malato. Ma in fondo, per Rebus, non fa una gran differenza: lui, i suoi fantasmi, se li porta appresso ovunque vada. Come il fantasma di «Bible John», il serial killer che ha terrorizzato Glasgow negli anni ’60 e ’70, picchiando, violentando e uccidendo tre donne, dopo averle adescate in una sala da ballo. Un caso difficile, doloroso e, soprattutto, insoluto. Un fantasma che, a trent’anni di distanza, sembra essersi impossessato di un nuovo corpo, al quale la stampa ha prontamente trovato un nome, «Johnny Bible», dato che anche lui ha picchiato, violentato e ucciso tre donne. Di quei due fantasmi, Rebus non se ne dovrebbe neppure occupare, ma loro lo perseguitano, sembrano lasciare segnali e indizi persino nei crimini su cui lui sta ufficialmente indagando: la morte di Allan Mitchison, un giovane che lavorava su una piattaforma petrolifera al largo di Aberdeen e che è stato ucciso in modo quantomeno insolito, e il caso Spaven, una vecchia storia mai definitivamente chiusa che coinvolge lui e il suo mentore, l’ispettore Lawson Geddes. Così, mentre le storie s’incastreranno l’una nell’altra, mentre i pub di Glasgow, di Edimburgo, di Aberdeen si riempiranno di fumo, di alcool e delle stesse, logore parole – vendette, errori, bugie –, inattaccabili persino dal vento implacabile del Mare del Nord, per Rebus arriverà il momento di affrontare davvero tutti i suoi fantasmi. Perché soltanto così potrà trovare la via d’uscita dai tre labirinti che lo tengono prigioniero: quello pieno di ramificazioni della malavita organizzata, quello contorto che si snoda dentro la mente di un serial killer e quello tortuoso che si dipana nella sua coscienza di poliziotto in crisi…

La morte felice

Composto da Albert Camus prima de “Lo straniero” e lasciato intenzionalmente inedito, “La morte felice” è già opera autonoma, sguardo lucido e solidissimo sull’umano nelle sue manifestazioni più estreme. Un romanzo che un altro grande scrittore francese contemporaneo di Camus, Andre Gide, considerava la crisalide nella quale si formava la larva delle sue opere successive. Un romanzo che è dunque al contempo narrazione e progetto di narrazioni.

Morte di un ex tappezziere

Amedeo Consonni, il tappezziere pensionato protagonista di avventure rocambolesche e di investigazioni paradossali, è morto. Non di morte naturale, però. Ma come si è arrivati a quell’esito fatale? Occorre tornare un po’ indietro.

La morte di Ivan Il’ic

La morte di Ivan Il’ič, pubblicato per la prima volta nel 1886, è un racconto di Lev Nikolaevič Tolstoj. È una delle opere più celebrate di Tolstoj, influenzata dalla crisi spirituale dell’autore, che lo porterà a convertirsi al Cristianesimo. Tema centrale della storia è quello dell’uomo di fronte all’inevitabilità della morte.
In un ufficio del Tribunale di San Pietroburgo, alcuni magistrati stanno accalorandosi su un importante caso giudiziario. Uno di loro, disinteressato alla discussione, sfoglia il giornale. All’improvviso vede il necrologio di un collega, Ivan Il’ič Golovin, di 45 anni, che tutti sapevano essere gravemente malato. Dopo una serie di ipotesi su chi potrà occupare il posto lasciato vacante e vaghi propositi di andare a visitare il defunto, i giudici tornano al loro lavoro, sotto sotto contenti di essere ancora vivi. Il giudice Petr Ivanovic, che aveva letto la notizia ed era stato amico di Ivan Il’ič fin dai tempi dell’Università, dopo pranzo si reca a far visita alla vedova. Prascovia Fedorovna, questo il suo nome, preferisce invece approfittare della presenza del giudice Ivanovic per chiedergli consigli su come riuscire ad aumentare la quota della pensione di reversibilità dallo Stato. L’incontro con la moglie e i figli adolescenti del defunto non è quindi particolarmente cordiale ed è più che altro la soddisfazione di un obbligo morale. Adempiutolo, il giudice si reca a casa di un collega, per giocare a carte.
La storia della vita del giudice Ivan Il’ič Golovin, consigliere della Corte d’Appello di San Pietroburgo “era la più semplice, la più comune e la più terribile”. Figlio di un alto funzionario del governo, “membro inutile di numerose inutili istituzioni”, aveva studiato giurisprudenza ed era diventato giudice istruttore di una remota provincia. Dopo alcune avventure sentimentali con donne più mature di lui si era poi sposato per convenienza con una ragazza altolocata da cui aveva avuto due figli. Diversi anni più tardi era riuscito ad ottenere il trasferimento nella capitale, con conseguente promozione ed aumento di stipendio. Proprio mentre sta arredando la nuova casa a San Pietroburgo, però, cade dalla scala su cui era salito per mostrare al tappezziere come fissare le tende e sbatte col fianco sulla maniglia della finestra. Sul momento sembra una cosa da nulla, ma con l’andar del tempo inizia a manifestarsi un malessere proprio in corrispondenza del punto in cui la maniglia l’aveva colpito. Il dolore cresce costantemente ed evolve in una misteriosa malattia, a cui i medici non sanno dare un nome e per cui nessuno riesce a trovare un rimedio. Ivan Il’ič si trova ben presto di fronte ad un male incurabile, ormai chiaramente in stadio terminale. Una sorda disperazione prende il protagonista, che non riesce a capire il significato della sua mortalità. Aveva sempre saputo, certo, di essere un mortale, però la concreta prospettiva di dover morire lo inquieta. Cerca di pensare ad altro, si butta nel lavoro, ma senza risultati, “lei” si riaffaccia di continuo alla sua mente.
Durante la malattia, si forma l’idea che, se non avesse vissuto una vita giusta, la sofferenza e la morte avrebbero avuto un senso. Ma lui era sempre vissuto onestamente, e tutto questo non si spiegava. Inizia ad odiare i familiari, la loro pretesa che lui sia solo ammalato e non moribondo, il loro superficiale tentativo di evitare il tema della sua morte. L’unico conforto gli viene dal servo Gerasim, un ragazzo di origini contadine, l’unico a non avere paura della morte e l’unico, in definitiva, a mostrargli compassione. Ivan inizia a domandarsi se avesse, in realtà, vissuto giustamente (Wik.).
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### Sinossi
La morte di Ivan Il’ič, pubblicato per la prima volta nel 1886, è un racconto di Lev Nikolaevič Tolstoj. È una delle opere più celebrate di Tolstoj, influenzata dalla crisi spirituale dell’autore, che lo porterà a convertirsi al Cristianesimo. Tema centrale della storia è quello dell’uomo di fronte all’inevitabilità della morte.
In un ufficio del Tribunale di San Pietroburgo, alcuni magistrati stanno accalorandosi su un importante caso giudiziario. Uno di loro, disinteressato alla discussione, sfoglia il giornale. All’improvviso vede il necrologio di un collega, Ivan Il’ič Golovin, di 45 anni, che tutti sapevano essere gravemente malato. Dopo una serie di ipotesi su chi potrà occupare il posto lasciato vacante e vaghi propositi di andare a visitare il defunto, i giudici tornano al loro lavoro, sotto sotto contenti di essere ancora vivi. Il giudice Petr Ivanovic, che aveva letto la notizia ed era stato amico di Ivan Il’ič fin dai tempi dell’Università, dopo pranzo si reca a far visita alla vedova. Prascovia Fedorovna, questo il suo nome, preferisce invece approfittare della presenza del giudice Ivanovic per chiedergli consigli su come riuscire ad aumentare la quota della pensione di reversibilità dallo Stato. L’incontro con la moglie e i figli adolescenti del defunto non è quindi particolarmente cordiale ed è più che altro la soddisfazione di un obbligo morale. Adempiutolo, il giudice si reca a casa di un collega, per giocare a carte.
La storia della vita del giudice Ivan Il’ič Golovin, consigliere della Corte d’Appello di San Pietroburgo “era la più semplice, la più comune e la più terribile”. Figlio di un alto funzionario del governo, “membro inutile di numerose inutili istituzioni”, aveva studiato giurisprudenza ed era diventato giudice istruttore di una remota provincia. Dopo alcune avventure sentimentali con donne più mature di lui si era poi sposato per convenienza con una ragazza altolocata da cui aveva avuto due figli. Diversi anni più tardi era riuscito ad ottenere il trasferimento nella capitale, con conseguente promozione ed aumento di stipendio. Proprio mentre sta arredando la nuova casa a San Pietroburgo, però, cade dalla scala su cui era salito per mostrare al tappezziere come fissare le tende e sbatte col fianco sulla maniglia della finestra. Sul momento sembra una cosa da nulla, ma con l’andar del tempo inizia a manifestarsi un malessere proprio in corrispondenza del punto in cui la maniglia l’aveva colpito. Il dolore cresce costantemente ed evolve in una misteriosa malattia, a cui i medici non sanno dare un nome e per cui nessuno riesce a trovare un rimedio. Ivan Il’ič si trova ben presto di fronte ad un male incurabile, ormai chiaramente in stadio terminale. Una sorda disperazione prende il protagonista, che non riesce a capire il significato della sua mortalità. Aveva sempre saputo, certo, di essere un mortale, però la concreta prospettiva di dover morire lo inquieta. Cerca di pensare ad altro, si butta nel lavoro, ma senza risultati, “lei” si riaffaccia di continuo alla sua mente.
Durante la malattia, si forma l’idea che, se non avesse vissuto una vita giusta, la sofferenza e la morte avrebbero avuto un senso. Ma lui era sempre vissuto onestamente, e tutto questo non si spiegava. Inizia ad odiare i familiari, la loro pretesa che lui sia solo ammalato e non moribondo, il loro superficiale tentativo di evitare il tema della sua morte. L’unico conforto gli viene dal servo Gerasim, un ragazzo di origini contadine, l’unico a non avere paura della morte e l’unico, in definitiva, a mostrargli compassione. Ivan inizia a domandarsi se avesse, in realtà, vissuto giustamente (Wik.).

La morte di Danton: Dramma (Collezione di teatro Vol. 441)

Sotto l’apparenza del dramma storico *Morte di Danton* nasconde i nervi scoperti della condizione umana, cosí come sarà rivelata e rappresentata un secolo dopo, nel Novecento, con quella stessa incandescenza, la stessa disillusione, lo stesso urlo soffocato. Per Büchner, come per Leopardi, la Storia non è che una macchina celibe, anche se le ragioni per scatenare la rivoluzione sono sempre tutte vive e presenti. Quello che commuove, in *Morte di Danton*, è la fragilità: sembra un paradosso, trattandosi di vicende che raccontano i protagonisti di un tempo in cui si è sprigionata una forza di cui ancora oggi sentiamo la spinta. Eppure nessuno di quegli uomini ha potuto sottrarsi, oltre che alla ghigliottina, alla verifica della propria impossibilità di invertire la rotta assegnata (da Dio? dalla Natura? dal Nulla?) agli esseri umani, nonché di porre rimedio all’ingiustizia che da sempre regna sovrana.
**Mario Martone**
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### Sinossi
Sotto l’apparenza del dramma storico *Morte di Danton* nasconde i nervi scoperti della condizione umana, cosí come sarà rivelata e rappresentata un secolo dopo, nel Novecento, con quella stessa incandescenza, la stessa disillusione, lo stesso urlo soffocato. Per Büchner, come per Leopardi, la Storia non è che una macchina celibe, anche se le ragioni per scatenare la rivoluzione sono sempre tutte vive e presenti. Quello che commuove, in *Morte di Danton*, è la fragilità: sembra un paradosso, trattandosi di vicende che raccontano i protagonisti di un tempo in cui si è sprigionata una forza di cui ancora oggi sentiamo la spinta. Eppure nessuno di quegli uomini ha potuto sottrarsi, oltre che alla ghigliottina, alla verifica della propria impossibilità di invertire la rotta assegnata (da Dio? dalla Natura? dal Nulla?) agli esseri umani, nonché di porre rimedio all’ingiustizia che da sempre regna sovrana.
**Mario Martone**

La morte della farfalla: Zelda e Francis Scott Fitzgerald

Zelda Sayre nasce nell’aprile dell’anno 1900. Nel luglio del 1918, a una festa da ballo in cui è contesa da cavalieri come la più corteggiata fanciulla d’Alabama, conosce un giovane ufficiale: Francis Scott Fitzgerald. È un amore totale, geloso e tormentato fin da principio. I due si sposeranno nel 1924, pochi giorni dopo la pubblicazione del suo primo romanzo di successo. Ma la vita di questa coppia baciata dalla bellezza e dal successo è segnata dall’ombra lunga della follia di Zelda, e da quella della disperata insoddisfazione di Fitzgerald.

La morte del padre

“Quando si sa troppo poco, è come se questo poco non esistesse, ma anche quando si sa troppo, è come se questo troppo non ci fosse. Scrivere significa portare alla luce l’esistente facendolo emergere dalle ombre di ciò che sappiamo. La scrittura è questo. Non quello che vi succede, non gli avvenimenti che vi si svolgono, ma lì, in se stessa. Lì, risiede il luogo e l’obiettivo dello scrivere. Ma come si arriva a questo lì? Era questa la domanda che mi ponevo mentre seduto su una panchina di quel quartiere di Stoccolma bevevo caffè e i muscoli si stavano rattrappendo dal freddo e il fumo della sigaretta si dissolveva in quell’enorme spazio fatto d’aria che mi sovrastava. Per molti anni avevo cercato di scrivere di mio padre, ma senza riuscirci, sicuramente perché tutto questo era troppo vicino alla mia vita e quindi non era facile costringerlo in un’altra forma, che invece costituisce il presupposto base della letteratura. È la sua unica legge: tutto deve piegarsi alla forma. Se qualcuno degli altri elementi letterari è più forte della forma, per esempio lo stile, l’intreccio e il tema, scavalca l’importanza della forma, il risultato sarà debole. Ecco perché gli scrittori che posseggono uno stile marcato scrivono spesso libri deboli. Ecco perché quegli autori che si occupano di argomenti e temi forti scrivono libri deboli. La potenza insita nel tema e nello stile deve essere spezzata affinché possa nascere la letteratura. È questa demolizione che viene definita ‘scrivere’. Lo scrivere riguarda più il distruggere che il creare.” Karl Ove Knausgård

La morte avrà i tuoi occhi

Là fuori, in un mondo dove nessuna certezza è più tale, c’è qualcosa di terrificante. Qualcosa che non deve essere visto. Chi è così folle da tenere gli occhi aperti, va incontro a un destino spaventoso. Cinque anni dopo i primi episodi di terrore, pochi sono rimasti a popolare la terra. Vivono bendati, in una cecità autoimposta che li confina in un’oscurità perenne, in case buie e polverose con porte e finestre sprangate. Nessuno di loro ricorda di che colore è il cielo, com’è fatta una nuvola, quanto può abbagliare la luce del sole. Come Malorie che, rimasta sola con i suoi due bambini, ha soltanto una speranza: attraversare il fiume, bendata, e raggiungere un luogo dove alcuni uomini stanno combattendo contro quel male senza nome. Ha aspettato quattro anni perché sa che il fiume, a un certo punto del percorso, si divide in quattro rivoli. E, per scegliere quello giusto, Malorie dovrà fare qualcosa che non fa da anni: aprire gli occhi. E sfidare la sua stessa mente per non cedere alla follia. Tra La strada di McCarthy e l’immaginario di Stephen King, un debutto acclamatissimo negli Stati Uniti, la cui sottile e persistente inquietudine resterà con voi molto, molto a lungo.
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### Sinossi
Là fuori, in un mondo dove nessuna certezza è più tale, c’è qualcosa di terrificante. Qualcosa che non deve essere visto. Chi è così folle da tenere gli occhi aperti, va incontro a un destino spaventoso. Cinque anni dopo i primi episodi di terrore, pochi sono rimasti a popolare la terra. Vivono bendati, in una cecità autoimposta che li confina in un’oscurità perenne, in case buie e polverose con porte e finestre sprangate. Nessuno di loro ricorda di che colore è il cielo, com’è fatta una nuvola, quanto può abbagliare la luce del sole. Come Malorie che, rimasta sola con i suoi due bambini, ha soltanto una speranza: attraversare il fiume, bendata, e raggiungere un luogo dove alcuni uomini stanno combattendo contro quel male senza nome. Ha aspettato quattro anni perché sa che il fiume, a un certo punto del percorso, si divide in quattro rivoli. E, per scegliere quello giusto, Malorie dovrà fare qualcosa che non fa da anni: aprire gli occhi. E sfidare la sua stessa mente per non cedere alla follia. Tra La strada di McCarthy e l’immaginario di Stephen King, un debutto acclamatissimo negli Stati Uniti, la cui sottile e persistente inquietudine resterà con voi molto, molto a lungo.