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Il sangue dei fiori

Nella Persia del XVII secolo, la giovanissima protagonista de Il sangue dei fiori si trova a fronteggiare, all’indomani della morte del padre, unico garante della sua dote, un destino apparentemente immodificabile di indigenza e schiavitù. La fanciulla ha però un dono unico: una perizia e un talento fuori dal comune nella tessitura dei tappeti, forma d’arte antica e raffinatissima, di appannaggio rigorosamente maschile. Nella mitica città di Isfahan gli snodi più avversi della sua esistenza si alterneranno al graduale disvelamento dei segreti più riposti di un’arte millenaria. Sullo sfondo di una Persia favolosa e al contempo realissima, si dipana la storia di una donna che al telaio annoda pazientemente i fili preziosi dei suoi tappeti e del proprio destino, gettando una luce inedita e sorprendente sulla storia complessa e avvincente della civiltà iraniana. Il folgorante romanzo di un’autrice esordiente, salutato negli Stati Uniti come un vero e proprio evento editoriale.

Il sangue che resta

Anno del Signore 1606. Nella residenza reale di Hampton Court è di scena il Macbeth, la tragedia più cupa e inquietante di William Shakespeare. L’atteso debutto, però, si macchia di sangue: uno degli attori trova la morte in un delitto che riecheggia l’efferata violenza della finzione scenica. Da allora, per la gente di teatro, il Macbeth diventa il “dramma scozzese”, la tragedia innominabile perché maledetta. Quattrocento anni dopo, nel castello di Dunsinnan dove fu assassinato Macbeth, viene ritrovato il cadavere di una donna uccisa in quello che sembra un macabro sacrificio pagano. Proprio qui, sulle gelide colline scozzesi, una compagnia di attori si è radunata per le prove di una nuova messinscena del Macbeth diretta da Kate Stanley, brillante studiosa che di Shakespeare conosce ogni riferimento all’occulto. Quando l’attrice che interpreta Lady Macbeth sparisce all’improvviso, la leggenda della maledizione riaccende antiche superstizioni e paure. E Kate, tormentata da spaventose visioni notturne, capisce che questa volta il pericolo è assolutamente reale. Solo cercando tra le pagine di una versione perduta dell'”opera senza nome”, Kate potrà scoprire l’identità di un serial killer inafferrabile, e sventare il crudele disegno che fa di lei stessa la prossima vittima. Ne “Il Sangue che resta” Jennifer Lee Carrell riporta in scena Kate Stanley, l’eroina di “W.”, protagonista di un perverso gioco ad alta tensione sulle tracce del segreto più oscuro di Shakespeare.
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San Pietro

Se dovessimo raccontare la Storia dell’umanità utilizzando dieci immagini, una di queste sarebbe certamente la Basilica di San Pietro: non solo è un luogo simbolo della cristianità, ma rappresenta la suprema sintesi di duemila anni di arte e scienza, creatività e potere. È un’immagine per noi talmente familiare che spesso non ci domandiamo nemmeno quali papi e artisti l’abbiano voluta, progettata e costruita, né come sia diventata quell’incredibile scrigno di capolavori che, nella sua magnificenza, ogni anno torna ad affascinare sette milioni di visitatori. Eppure seguire l’evoluzione di San Pietro nel tempo, come ci dimostra Alberto Angela in questo libro che abbina splendide illustrazioni a un racconto sorprendente, è un viaggio senza pari nella Storia che svela anche vicende poco note e curiosità inedite. Tutto comincia nel I secolo d.C. quando l’apostolo Pietro venne crocifisso a testa in giù sul Vaticanum: qui c’era il circo di Nerone e, accanto, si stava sviluppando una vasta necropoli che sarebbe rimasta sepolta per secoli prima di tornare alla luce nel 1939. Come fu possibile? Nel IV secolo Costantino decise di costruire una grande basilica sul luogo del martirio di Pietro e interrò la necropoli: nasceva così la chiesa più importante della cristianità, ricca di tesori e teatro per secoli di ogni genere di eventi come l’incoronazione di Carlo Magno. Ma nel Rinascimento ci fu il grande colpo di scena: i papi riaprirono il cantiere distruggendo la vecchia basilica di Costantino per costruirne una nuova ancora più impressionante. Stava per nascere San Pietro come è oggi, ma non fu certo il frutto di un’unica mente: il genio di artisti del calibro di Michelangelo e Bernini, le volontà di papi spesso molto diversi l’uno dall’altro, il susseguirsi di progetti e ripensamenti, eventi tragici e casi fortuiti tutto contribuì a forgiare un luogo al centro della Storia e ricchissimo di tesori. Che Alberto Angela, con le sue indiscusse doti di divulgatore, ci accompagna a scoprire in ogni angolo, anche nei più nascosti e segreti.

(source: Bol.com)

San Paolo. Fondazione dell’universalismo

“No, non lasceremo che i diritti della verità-pensiero abbiano come sole istanze il monetarismo liberoscambista e il suo mediocre pendant politico, il capital-parlamentarismo, di cui la bella parola “democrazia” nasconde sempre più la miseria. È la ragione per cui Paolo, contemporaneo anche lui di una figura monumentale della distruzione di ogni politica (gli albori del dispotismo militare chiamato “Impero romano”), ci interessa estremamente. Paolo è colui che, destinando all’universale una certa connessione del soggetto e della legge, si domanda con il più grande rigore quale sia il prezzo da pagare per questa destinazione, tanto sul piano del soggetto quanto su quello della legge. Questa domanda è proprio la nostra. Supponendo che si possa giungere a rifondare la connessione tra verità e soggetto, quali saranno le conseguenze che dovremo avere la forza di sopportare sul piano della verità (evenemenziale e casuale) e su quello del soggetto (raro ed eroico)?” (Alain Badiou)
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Salto nel buio

Maggio 1914: nella stessa notte un treno diretto a New York precipita da un ponte danneggiato a causa di un tornado e una nave di lusso, la “Empress of Ireland”, affonda nella acque del fiume San Lorenzo. Una disgraziata coincidenza? Non proprio perché sul treno e sulla nave c’erano due uomini, un americano e un inglese che avevano con sé un documento di inestimabile valore… Febbraio 1989: gli Stati Uniti, sull’orlo della più grave crisi energetica mai affrontata, sono minacciati da un gruppo di terroristi canadesi che vogliono rovesciarne il governo. E l’unica speranza di salvezza giace da più di mezzo secolo sul fondo limaccioso di un gelido fiume…
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Salto Dimensionale

Le dimensioni sono nel caos, la magia è illegale l’acqua un bene prezioso. Kyrin è in fuga dalla legge. E’ stata condannata a morte perché usa la magia e gli Shadowmere cui è sfuggita le danno la caccia, per usarla come arma. Saltare da una dimensione all’altra è l’unica cosa che la tiene in vita.
Sul punto di essere catturata dagli Shadowmere, Kyrin inciampa in una dimensione che non soffre la siccità e che sembra fuori dalla portata dell’ira dei Consorzi. In questa dimensione Kyrin trova gente innocente dei mali dell’universo e inconsapevole dei mondi che la circondano.
Lord Alric governa sul suo regno da quindici anni, sotto la guida del loro dio, Sithias. Prima del suo tempo, le divinità avevano combattuto e avevano sradicato il male da quelle terre. Finché non è arrivata Kyrin, Alric non aveva nemmeno mai pensato che il male potesse essere ancora tra di loro o che l’uso della magia, considerato estinto da tempo, potesse tornare.
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### Sinossi
Le dimensioni sono nel caos, la magia è illegale l’acqua un bene prezioso. Kyrin è in fuga dalla legge. E’ stata condannata a morte perché usa la magia e gli Shadowmere cui è sfuggita le danno la caccia, per usarla come arma. Saltare da una dimensione all’altra è l’unica cosa che la tiene in vita.
Sul punto di essere catturata dagli Shadowmere, Kyrin inciampa in una dimensione che non soffre la siccità e che sembra fuori dalla portata dell’ira dei Consorzi. In questa dimensione Kyrin trova gente innocente dei mali dell’universo e inconsapevole dei mondi che la circondano.
Lord Alric governa sul suo regno da quindici anni, sotto la guida del loro dio, Sithias. Prima del suo tempo, le divinità avevano combattuto e avevano sradicato il male da quelle terre. Finché non è arrivata Kyrin, Alric non aveva nemmeno mai pensato che il male potesse essere ancora tra di loro o che l’uso della magia, considerato estinto da tempo, potesse tornare.

Il salto dell’acciuga

Nico Orengo va disegnando da anni una sua speciale geografia poetica che è al tempo stesso reale e fantastica, concreta e fiabesca. Un paese dell’anima, anche se è identificabile in quelle terre di Liguria tra Francia e Italia, dove il mare e le colline, le piante e le rocce, i fiumi e i boschi si confondono in una continua «dogana d’amore», come recita il titolo di uno dei suoi libri più fortunati.
L’adesione che Orengo sente per quel suo mondo si traduce in storie di ieri e di oggi, in delicati acquerelli, in cataloghi portentosi di animali d’acqua e di terra, di erbe e piante di orto e di giardino che sulle sue pagine sembrano acquistare suggestioni, incanti e profumi mai provati prima.
In questo libro, che ha l’agio divagante di una conversazione tra amici, Orengo prova a superare la cresta delle colline e dei monti che cingono i «suoi» territori, e a spingersi verso il Piemonte. Lo fa seguendo una traccia antica e avventurosa: quella del commercio del sale e delle acciughe, un traffico che si perde oltre il Medioevo nella notte delle fiabe e dei miti.
Il mondo marinaro si fonde a quello contadino; antiche leggende evocano scontri e contese di timbro epico, ma anche improvvise pacificazioni; il nome di un paese può diventare la chiave per scoprire un enigma. Sono stati forse gli arabi, stanchi di troppe guerre e scorrerie, a farsi mercanti di quel «pesce di montagna» che si conserva nel tempo? quali agguati attendevano i carretti degli acciugai? fin dove arrivavano i loro commerci? quali paesi sono il centro di una ragnatela di rapporti che sono anche culturali? quali sono i riti e i canti che accompagnano la bagna caoda? ed è possibile che sia nata proprio sulle spiagge di Liguria, magari nei recipienti in cui tre vecchi pescatori pestano all’alba frammenti di pesce secco?
Orengo racconta, ricorda, intreccia notizie storiche e storie di paese (tra cui spicca quella della Olga, misteriosa figura al centro di una vicenda di passione e di violenza), insegue mestieri perduti, odori e colori, si incanta, ci incanta, accompagnandoci alla scoperta delle verità poetiche e umane che si nascondono nei viaggi millenari del sale e dell’acciuga.

Salmace

Nel 1929 si ebbero in Italia due esordi narrativi clamorosi e pubblicati entrambi in modeste tirature: quello di Moravia con *Gli indifferenti* e quello di Soldati con *Salmace*. Ben diversa la loro sorte: il primo subito celebre e ormai classico, il secondo soltanto oggi riscoperto. Ma qualcosa i due libri avevano in comune: erano una prima esplorazione narrativa, del tutto nuova per l’Italia, della vasta terra dei sentimenti loschi. Una sera di carnevale un ragazzo diverso dagli altri si ferma davanti a una giostra piena di donne in festa. Il ragazzo viene visitato da un’idea: «essere una di quelle, abbandonare i miei vestiti di uomo come si lasciano, dietro le quinte, i costumi di una recita a cui si abbia partecipato, e uscirsene nuovi nel mondo». Con tutta naturalezza, la metamorfosi si compie e il mito di Ermafrodito si rinnova. Un giorno il ragazzo si tocca con gioia e stupore due seni, così come un altro giovanotto di nome Gregor Samsa, quindici anni prima, si era svegliato accorgendosi con raccapriccio di essere diventato un insetto. Questa metamorfosi, capace di leggere nella sindrome tenebrosa e innocente di un transessuale, è il nucleo centrale e simbolico intorno al quale ruotano i racconti riuniti sotto il titolo mitologico di Salmace: un sestetto di storie gotiche di aura magica e tetra, ambientate nel cuore topografico del Novecento più spettrale, in una Torino nebbiosa e vetusta, ottocentesca ma già metafisica, trattata come una realtà di provincia infestata da un demonio sempre presente e sempre invisibile. A questa nuova edizione di *Salmace* (la prima dopo il 1929) è stato aggiunto, per desiderio di Soldati, un racconto degli stessi anni e di clima affine, *Il concerto*.

Salario, prezzo e profitto

Salario, prezzo e profitto è il testo di due conferenze che Marx tenne nel giugno del 1865 presso l’“Associazione internazionale degli operai”. L’opera rimase sconosciuta per lungo tempo, finché, nel 1898, venne pubblicata postuma in inglese con il titolo Value, Price and Profit, e subito tradotta in tedesco da Eduard Bernstein sulle pagine di “Die Neue Zeit”. Da quel momento, il testo conobbe una fortuna straordinaria: circolando da un capo all’altro del mondo, si trasformò inaspettatamente in punto di riferimento imprescindibile per tutti i movimenti operai del pianeta, fino a diventare l’opuscolo marxiano più tradotto e più letto nel mondo intero, secondo soltanto al Manifesto del partito comunista. In Salario, prezzo e profitto vengono presentati al pubblico, in forma sintetica e divulgativa, i principali risultati scientifici che Marx andava acquisendo, in parallelo, con la stesura del primo libro di Das Kapital. L’opera venne composta per una finalità ben precisa: confutare le tesi teoricamente sbagliate e praticamente insidiose dell’oweniano Weston, ad avviso del quale il movimento autonomo dell’economia rendeva vana ogni lotta operaia in vista dell’aumento salariale. Contro questa posizione, Marx mostra non soltanto come sia il movimento generale della storia a richiedere l’intervento attivo del proletariato, ma come la lotta di classe condotta da quest’ultimo sia fondamentale per il superamento del modo di produzione capitalistico e per la rigenerazione di una società finalmente fondata sulla libertà dell’uomo, affrancato dai vincoli della schiavitù salariata, dell’alienazione e del rapporto feticistico con le merci. Nelle pagine di questo scritto che non fa pace con il mondo batte il cuore del progetto marxiano di redenzione dell’umanità – la speranza in un mondo senza classi né sfruttamento – e di critica radicale delle contraddizioni del modo di produzione capitalistico. Diego Fusaro (Università San Raffaele di Milano) è attento studioso del pensiero di Marx e delle sue molteplici declinazioni otto-novecentesche. Per Bompiani ha curato l’edizione bilingue di numerosi testi marxiani. All’interpretazione del pensiero di Marx ha recentemente dedicato quattro studi: Filosofia e speranza (2005), Marx e l’atomismo greco (2007), Karl Marx e la schiavitù salariata (2007), Bentornato Marx! (2009). È curatore del progetto Internet La filosofia e i suoi eroi (www.filosofico.net).

Saggio sul cercatore di funghi

Un amico d’infanzia, compagno di giochi dei tempi trascorsi in un villaggio della Carinzia al confine con la Slovenia, è l’eroe tragico dell’ultimo Versuch di Peter Handke: un «saggio» inteso come esperimento, ricerca, tentativo. L’amico cercatore di funghi diviene, nella vita adulta, avvocato di grido, impegnato nei tribunali internazionali a difendere i criminali di guerra. La frequentazione del sottobosco però – avviata da bambino per guadagnare qualche soldo al mercato vendendo i finferli trovati battendo i sentieri più discosti dalle rotte dei turisti – si trasforma per lui in una via di fuga dalla civiltà. Solo quando, dopo vari amori esotici e di breve durata, incontra la donna della sua vita, colei che, citando Parsifal, «gli mostra vie segrete», scopre per la prima volta, nel bosco fuori città, un porcino. Questo tesoro riaccende la sua antica passione, che pian piano si trasforma in una vera mania. Il «matto dei funghi» trascura perciò la professione, la famiglia, la moglie adorata, il figlio in arrivo, per dedicarsi a una ricerca che è parallela all’opera dello scrittore, e non si appaga mai della scoperta.
(source: Bol.com)

Il saggio è senza idee o l’altro della filosofia

Da anni François Jullien scandaglia i presupposti della cultura dell’Occidente, passando attraverso la cultura della Cina, un «altrove» formatosi in modo del tutto indipendente da noi. Grazie ad un luogo altro in cui il pensiero si è sviluppato secondo forme di coerenza e intelligibilità differenti dai nostri, possiamo gettare uno sguardo spaesato sui partiti presi che tanta parte hanno nella costruzione delle nostre basi culturali. In questo libro, forse quello centrale di Jullien, il confronto fra la Cina e l’Occidente verte sui rapporti fra saggezza e filosofia. È convinzione comune che spetti ai Greci l’avvento del *logos*: ed è a partire da quella biforcazione che la saggezza, salvo rare eccezioni, è stata relegata ad un ruolo minoritario. Ricostruendo la logica senza *logos* dei saggi orientali riscopriamo un fondo del pensiero e dell’esperienza che l’Occidente ha abbandonato. Di questo fondo privo di rilievo, le formule della saggezza, in apparenza banali e insipide, continuano a parlare: senza pretendere di spiegare, sono osservazioni che invitano a prendere coscienza di quell’evidenza ordinaria che ci rimane nascosta proprio perché l’abbiamo quotidianamente sotto gli occhi. Il pensiero cinese passa accanto alle forme che la ragione occidentale ha promosso; ignora i dualismi, le definizioni e le prescrizioni che hanno scandito la storia della filosofia, non fa della verità una fissazione. La saggezza esorta a diffidare delle idee, a non sostenere idee proprie da opporre a quelle altrui. Il saggio non vuole chiudersi in una posizione esclusiva, ma si mantiene aperto a tutte le possibilità, evitando che un punto di vista parziale renda impraticabile la via (il Tao) lungo la quale il mondo continua a procedere.

Le saggezze antiche. Controstoria della filosofia: 1

Da troppo tempo l’accademia ha deciso di destinare all’oblio interi continenti della storia della filosofia; da troppo tempo, continua ad incensare i protagonisti più seriosi e austeri della grande battaglia delle idee. Perché? Perché la storia della filosofia è stata scritta dai vincitori: i vincitori di una lotta che vede contrapposti idealisti e materialisti. Questo primo volume è dedicato all’antichità: gli eroi di questo libro sono dunque Democrito e Diogene, Aristippe ed Epicuro, Lucrezio e Filodemo, e non Paltone e Arostotele.
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La saggezza del bosco

Il bosco è in grado di tirare fuori il meglio delle persone.

Romantico e poetico angolo dove ritirarsi per godere della sua ombra e simbolo di natura incontaminata: ecco cos’è il bosco nel nostro immaginario. Eppure questi luoghi splendidi stanno diventando, per colpa dell’inquinamento e dello sfruttamento da parte dell’uomo, sempre più rari. Peter Wohlleben ci dimostra che un diverso e più sano rapporto con la natura che ci circonda è possibile e necessario, descrivendo in che modo possiamo proteggere il fragile ecosistema di una foresta per scoprire che anche le piante comunicano, provano sentimenti, si aiutano fra loro. Partendo da quello che la sua lunga esperienza di forestale gli ha insegnato, e cogliendo la possibilità di accompagnarlo lungo i sentieri incontaminati della riserva di Hümmel, in Germania, che gestisce personalmente, possiamo immergerci in una lettura affascinante e ricca di avventure, un vero e proprio viaggio alla scoperta della natura più selvaggia e autentica, per imparare a prenderci cura degli alberi e, quindi, di noi stessi.

(source: Bol.com)

La saggezza degli alberi

«*Curioso, informato, sorprendente.*»
**L’Espresso – Sabina Minardi**
**«Melo o nocciolo, platano o pino silvestre, betulla o faggio che sia, ogni albero ha molte storie da raccontare… **
**Benvenuti a un corso di lingua davvero particolare.»**
Sono gli esseri viventi più forti e resistenti del nostro pianeta, quelli più longevi, eppure della vita degli alberi sappiamo molto poco. A tratti però intuiamo che dietro quella loro corteccia ruvida si possono celare segreti a prima vista inaccessibili. Peter Wohlleben ci svela nel suo libro i misteri più affascinanti di questi giganti: scopriamo che sono dotati di forme di comunicazione e sensibilità sorprendenti; che sono solitamente esseri prudenti, ai quali ogni forma di fretta è estranea; che gli esemplari di una stessa specie tendono ad allearsi, a difendersi l’uno l’altro o a sostenere i malati (ma questo non accade nel caso degli alberi piantati dall’uomo); scopriamo che le betulle sono delle egoiste guerriere solitarie, ma anche che questo carattere impulsivo ha il suo prezzo, limitando la loro speranza di vita a 120 anni, che per gli alberi è molto bassa; oppure che il faggio tende a crescere a tal punto da aprirsi un varco tra le chiome di altre specie per poi oscurarle con il suo fogliame finché i concorrenti oppressi non muoiono.* La saggezza degli alberi* è il racconto originalissimo e sorprendente di un mondo che credevamo di conoscere ma che invece è ancora tutto da decifrare, un libro ricco di sorprese su essere viventi che ci somigliano molto più di quanto non crediamo.
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### Sinossi
«*Curioso, informato, sorprendente.*»
**L’Espresso – Sabina Minardi**
**«Melo o nocciolo, platano o pino silvestre, betulla o faggio che sia, ogni albero ha molte storie da raccontare… **
**Benvenuti a un corso di lingua davvero particolare.»**
Sono gli esseri viventi più forti e resistenti del nostro pianeta, quelli più longevi, eppure della vita degli alberi sappiamo molto poco. A tratti però intuiamo che dietro quella loro corteccia ruvida si possono celare segreti a prima vista inaccessibili. Peter Wohlleben ci svela nel suo libro i misteri più affascinanti di questi giganti: scopriamo che sono dotati di forme di comunicazione e sensibilità sorprendenti; che sono solitamente esseri prudenti, ai quali ogni forma di fretta è estranea; che gli esemplari di una stessa specie tendono ad allearsi, a difendersi l’uno l’altro o a sostenere i malati (ma questo non accade nel caso degli alberi piantati dall’uomo); scopriamo che le betulle sono delle egoiste guerriere solitarie, ma anche che questo carattere impulsivo ha il suo prezzo, limitando la loro speranza di vita a 120 anni, che per gli alberi è molto bassa; oppure che il faggio tende a crescere a tal punto da aprirsi un varco tra le chiome di altre specie per poi oscurarle con il suo fogliame finché i concorrenti oppressi non muoiono.* La saggezza degli alberi* è il racconto originalissimo e sorprendente di un mondo che credevamo di conoscere ma che invece è ancora tutto da decifrare, un libro ricco di sorprese su essere viventi che ci somigliano molto più di quanto non crediamo.

La saga di Gilead

Questo è un romanzo di fantasy epica incentrato sulla vita e le gesta di un elfo, Gilead Lothain. Perseguitato dal destino, Gilead, maestro nella danza delle ombre e ultimo rappresentante della sua stirpe, viaggia e combatte in un mondo incantato per vendicarsi dai seguaci del Male.
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La saga di Elric di Melniboné

Elric è un re giovane e malinconico, erede di una nazione che, dopo millenni di dominio sul mondo intero, da cinquecento anni ha perso ogni potere. Immerso nelle sue infinite meditazioni, Elric è riluttante a svolgere il ruolo di sovrano, ma sa di essere l’unico possibile successore a quel che resta del suo impero in decadenza, la cui sopravvivenza dipende da lui. Elric è un imperatore debole, malato e sofferente angosciato e perfino sleale intrappolato nel proprio destino, cui non può opporsi anche a causa della sua spada stregata, Tempestosa, che non gli consente di decidere mai della sua vita.
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