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Il figlio delle ombre. La trilogia di Sevenwaters

Dopo anni di relativa tranquillità, nuove ombre si addensano su Sevenwaters. I capi si affannano a stringere nuove alleanze strategiche per riconquistare le Sacre Isole. Fra i tre eredi della casata di Sevenwaters, sembra che sarà proprio la giovane Liadam – figlia di Sorha, che ha ereditato dalla madre il dono della preveggenza e il talento di guaritrice – a tenere il bandolo della matassa. Ma la via che l’attende è irta di insidie e di dilemmi. Un amore proibito su cui aleggia una terribile profezia sembra lanciare una sinistra maledizione su Sevenwaters.

Il figlio della steppa

Temujin aveva undici anni, e doveva morire. Suo padre, il Khan della tribù dei Lupi, era stato ucciso in un agguato e la sua famiglia, cacciata dalla tribù, era destinata a vagare, sola, nelle steppe della Mongolia. E nell’oceano verde della steppa, quando si è soli, si muore. Ma Temujin non era morto. Aveva sofferto, aveva resistito, e presto era diventato il capo della sua famiglia, e aveva radunato intorno a sé altri piccoli gruppi, dando vita a una nuova tribù. Temujin aveva un sogno. Unire, per la prima volta, tutte le tribù della Mongolia, dare vita finalmente a un popolo, il Popolo d’Argento, di cui lui sarebbe diventato il Khan. Sarà l’inizio della più grande impresa militare della storia: i Mongoli, popolo di pastori nomadi, padroni di un regno di vento e silenzio, sotto la guida di Temujin, che diverrà noto in tutto il mondo come Gengis Khan, daranno vita al più vasto impero di ogni epoca: più grande di quello di Alessandro, di Giulio Cesare, di Napoleone. Conquisteranno città, sottometteranno imperi millenari, diverranno il terrore dell’Occidente, e cambieranno per sempre il volto dell’Asia. Con questo romanzo, primo della serie dedicata ai Khan, Conn Iggulden inizia a raccontare una nuova avvincente avventura.

Il figlio della notte (Darker Than You Think)

Da dove hanno origine i poteri paranormali? Le università non hanno ancora una risposta, ma April Bell, bellissima ed enigmatica ragazza in pelliccia bianca, la conosce fino in fondo. Lo stesso giorno in cui Will Barbee, giornalista dalla vita incrinata, fa amicizia con lei, una spedizione archeologica torna dall’Asia con un sarcofago coperto di misteriosi geroglifici. Il sarcofago è la prova di una guerra combattuta in tempi lontanissimi fra gli uomini e una razza senza nome. Ma si tratta di una razza davvero estinta? Oppure esiste anche qui, ora? E tra coloro i quali vogliono vedere il sarcofago si celano forse discendenti di questi nostri implacabili nemici?
Copertina di Franco Brambilla

Il figlio della luce. Il romanzo di Mozart

L’adolescenza del genio viennese, spesa a suonare e a comporre per le corti d’Europa, accompagnato da Thamos, maestoso conte di Tebe, saggio e sapiente giunto dall’Alto Egitto per rivelare il “Gran Maestro” che nascerà in Occidente e la cui opera eviterà all’umanità di sprofondare nel caos. I segreti dell’astro della musica, ormai Figlio della Luce, poiché iniziato ai misteri di Iside e Osiride proprio da Thamos, sulla soglia della sua trasformazione in illustre affiliato della Loggia Massonica.
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Il figlio del vento

Alla fine del diciannovesimo secolo un giovane esploratore svedese è in viaggio in Sudafrica alla ricerca di un insetto misterioso. Ai confini del deserto del Kalahari trova invece un bambino rimasto solo e decide di portarlo con sé in Svezia. Molo ha visto uccidere suo padre, non ha più nessuno. Anche se non impiegherà molto a imparare la nuova lingua e ad accettare il suo nuovo nome, la nostalgia per la sua terra non cesserà mai di tormentarlo. Con una bambina vicina di casa si prepara a costruire un’imbarcazione che gli permetta di raggiungere le coste africane. Ma un giorno la bambina viene trovata morta, con la gola tagliata e coperta di fango.

Il figlio del tempo

Timmie, che avrà quarantamila anni nel Duemila, è un piccolo neanderthaliano che una potente società di ricerche, la Stasis Technologies, ha richiamato dal passato. Edith Fellowes è l’infermiera che se ne prenderà cura. Il ragazzino cresce nell’affetto di Edith, mentre il mondo circonda di curiosità il piccolo fenomeno, cercando di intrometterlo nel suo sviluppo e nella sua civilizzazione. Intanto quarantamila anni fa una tribù di uomini di Neanderthal tenta di sopravvivere all’estinzione.
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Il figlio del sogno

La bellezza del suo viso – i lineamenti delicati incorniciati dalle folte ciocche di capelli – ci è stata tramandata dallo scultore Lisippo. Le sue imprese le ha raccontate la Storia: un impero sconfinato, dal Danubio all’Indo, difficile da immaginare, impossibile da credere. Ma chi era davvero Alessandro, il giovane re macedone che, nel IV secolo a.C., concepì il disegno della conquista del mondo intero, per poi morire, come Cristo, all’età di trentatré anni? “Il figlio del sogno”, primo capitolo di una saga esaltante e avvincente, ci narra di un uomo che fu considerato un dio, dei suoi sogni ardenti, delle passioni violente che lo consumarono fino a distruggerlo. E ci svela anche una Grecia mai vista, una civiltà che, pur nota, ci appare oggi sconosciuta e affascinante. Poteva essere descritta così solo da uno studioso che, dopo averla indagata in ogni minimo particolare, ha voluto gettarsi alle spalle ogni sapere per restituirci la vita degli uomini. E capire un mondo.

Il figlio del diavolo

Per salvare l’onore della sorella Sophia, l’onesta e intelligente Mary Challoner, dall’aspetto non certo appariscente, si vede costretta a fuggire in Francia con il più bello, il più ricco e il più sfacciato libertino della Londra di fine Settecento: il nobile Dominic Alastair, croce e delizia di ogni ragazza da marito. Una scelta rischiosa, che potrebbe mettere a repentaglio la sua virtù, ma Mary è, forse inconsapevolmente, un’abile giocatrice e la partita che ingaggia con l’irresistibile gentiluomo assomiglia molto al gioco del gatto con il topo, dove però c’è il dubbio che ad avere gli artigli sia questa fanciulla dal viso soave…
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Il figlio del cielo

Un’orda di barbari minaccia i confini del Regno di Wa, ma a fianco di Shonto, governatore del nord, cavalca Shuyun, un monaco dai poteri straordinari. Shonto si trova ai confini del regno, contrapposto all’Orda d’Oro, la minacciosa armata di guerrieri nomadi agli ordini del grande Khan, che nel frattempo ha cominciato a invadere la regione più a nord del regno. A sud, invece, preme l’esercito imperiale ai diretti ordini del nuovo imperatore, Akantsu, l’uomo che ha inviato Shonto a fare il Governatore Militare delle terre nordiche nella speranza che venisse ucciso dai barbari.

Le figlie dell’oscurità. La setta dei vampiri

A Briar Creek, tranquilla cittadina dell’Oregon, sono arrivate tre sorelle, Rowan, Kestrel e Jade, dalla bellezza straordinaria. Vivono in un’antica dimora vicino alla casa di Mark e Mary-Lynnette Carter. Mai si era visto un tale splendore, e ben presto Mark si scoprirà ossessionato da Jade. Ma le nuove vicine hanno qualcosa di strano, di indecifrabile: sembrano nascondere un inquietante segreto. E quando una notte Mark e Mary-Lynnette decidono di seguirle nel bosco, si ritrovano inghiottiti da un incubo che va oltre ogni immaginazione. Perché le tre splendide sorelle non sono creature umane: sono fuggite dal mondo delle tenebre e il loro crudele fratello Ash ha ricevuto l’ordine di scovarle per riportarle indietro. A tutti i costi.
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Le figlie del libro perduto

Connie Goodwin, giovane e brillante dottoranda all’Università di Harvard, è impegnata in una ricerca sui processi di Salem, nel New England, che alla fine del diciassettesimo secolo videro più di centocinquanta persone accusate di stregoneria. Ma durante l’estate è costretta a trasferirsi fuori città per sistemare e vendere la vecchia casa di famiglia. All’inizio contrariata, Connie scopre che l’antica dimora contiene strani e preziosi tesori: non ultima, una Bibbia da cui cade una chiave dal fusto cavo, al cui interno è nascosto un pezzetto di carta ingiallita con su scritto Deliverance Dane. Un nome legato non solo ai processi su cui Connie sta indagando, ma anche alla sua famiglia, a un segreto custodito da generazioni di donne e tramandato attraverso un libro proibito: un Libro delle Ombre, depositario di un sapere arcano e sovrannaturale, ormai perduto. Ma un filo rosso lega quel passato oscuro e terribile al presente: e mentre Connie, tormentata dalle visioni, cerca disperatamente di risolvere il mistero, qualcun altro è in cerca del libro perduto, e per ottenerlo è disposto a tutto, anche a ricorrere a una maledizione da cui non c’è scampo… Thriller, fantasy e romanzo storico a un tempo, il libro d’esordio di Katherine Howe affonda le radici nella famiglia stessa dell’autrice, discendente di due donne che subirono i processi di Salem. Una lettura che inebria e rende giustizia di un’illuminante concezione della magia, salvifica e curativa, che si opponeva alla superstizione feroce e all’odio per tutti saperi legati alla natura.
(source: Bol.com)

La figlia modello

Dalla regina incontrastata del crime, un nuovo thriller cupo e incalzante. Sono passati ventotto anni da quando una brutale aggressione ha sconvolto l’adolescenza di Charlotte e Samantha Quinn. Quel giorno la loro madre è stata uccisa, il padre, un noto avvocato difensore, non si è mai ripreso del tutto dalla tragedia e a poco a poco la famiglia si è disintegrata. Charlie ha cercato di andare avanti con la propria vita, ha seguito le orme del padre e da brava figlia modello lavora con lui nel suo studio legale, ma i segreti legati a quella terribile notte nel bosco continuano a tormentarla. Poi un gesto di inspiegabile violenza sconvolge la monotonia di Pikeville, la tranquilla cittadina di provincia in cui vive: una ragazza ha aperto il fuoco nel corridoio della scuola, uccidendo il preside e ferendo una compagna. Per Charlie è come precipitare in un incubo. E non solo perché il primo testimone ad arrivare sulla scena del crimine è lei. Ciò che è accaduto l’ha colpita profondamente, spingendola a convincere il padre a occuparsi del caso. Ma l’ha anche riportata indietro nel tempo, a quel passato cui si illudeva di essere sfuggita. Perché ciò che ha nascosto per quasi trent’anni si rifiuta di rimanere sepolto… Un thriller psicologico agghiacciante, che lascia il lettore completamente spiazzato di fronte alla verità. La figlia modello è il romanzo più ambizioso, emozionante e ben riuscito di Karin Slaughter. Per il momento, almeno… – James Patterson ”Feroce, profondo, avvincente: ogni suo romanzo è imperdibile.” – Kathy Reichs L’oscurità del passato è il tema principale di questo thriller agghiacciante. Il talento narrativo e l’empatia con cui Karin Slaughter indaga la psicologia dei personaggi vi terranno incollati alla pagina dalla prima all’ultima riga. – Camilla Läckberg

(source: Bol.com)

La figlia femmina

Sensuale come una moderna Lolita, ambiguo come un romanzo di Moravia, La figlia femmina è il duro e sorprendente romanzo d’esordio della giovane scrittrice Anna Giurickovic Dato.
Ambientato tra Rabat e Roma, il libro racconta una perturbante storia familiare, in cui il rapporto tra il padre, Giorgio, e sua figlia Maria, nasconde un segreto inconfessabile. A narrare tutto in prima persona è però la moglie e madre Silvia, innamorata di Giorgio, ma incapace di riconoscere la malattia di cui l’uomo soffre. Mentre osserviamo Maria non prendere sonno la notte, rinunciare alla scuola e alle amicizie, rivoltarsi continuamente contro la madre, crescere dentro un’atmosfera di dolore e sospetto, scopriamo mano a mano la sottile trama psicologica della vicenda e comprendiamo la colpevole incapacità degli adulti di difendere le fragilità e le debolezze dei propri figli.
Quando, dopo la morte misteriosa di Giorgio, madre e figlia si trasferiscono a Roma, Silvia finalmente si innamora di un altro uomo, Antonio. La cena organizzata dalla donna per far conoscere il nuovo compagno a sua figlia, risveglierà antichi drammi, farà sanguinare di nuovo la ferita rimasta aperta. Maria è davvero innocente, è veramente la vittima del rapporto con suo padre? Allora perché prova a sedurre per tutta la sera Antonio sotto gli occhi annichiliti della madre? E la stessa Silvia era davvero ignara di quello che Giorgio imponeva a sua figlia?
La figlia femmina mette in discussione ogni nostra certezza: le vittime sono al contempo carnefici, gli innocenti sono pure colpevoli. È un romanzo forte, che tiene il lettore incollato alla pagina, proprio in virtù di quella abilità psicologica che ci rivela un’autrice tanto giovane quanto perfettamente consapevole del suo talento letterario.
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### Sinossi
Sensuale come una moderna Lolita, ambiguo come un romanzo di Moravia, La figlia femmina è il duro e sorprendente romanzo d’esordio della giovane scrittrice Anna Giurickovic Dato.
Ambientato tra Rabat e Roma, il libro racconta una perturbante storia familiare, in cui il rapporto tra il padre, Giorgio, e sua figlia Maria, nasconde un segreto inconfessabile. A narrare tutto in prima persona è però la moglie e madre Silvia, innamorata di Giorgio, ma incapace di riconoscere la malattia di cui l’uomo soffre. Mentre osserviamo Maria non prendere sonno la notte, rinunciare alla scuola e alle amicizie, rivoltarsi continuamente contro la madre, crescere dentro un’atmosfera di dolore e sospetto, scopriamo mano a mano la sottile trama psicologica della vicenda e comprendiamo la colpevole incapacità degli adulti di difendere le fragilità e le debolezze dei propri figli.
Quando, dopo la morte misteriosa di Giorgio, madre e figlia si trasferiscono a Roma, Silvia finalmente si innamora di un altro uomo, Antonio. La cena organizzata dalla donna per far conoscere il nuovo compagno a sua figlia, risveglierà antichi drammi, farà sanguinare di nuovo la ferita rimasta aperta. Maria è davvero innocente, è veramente la vittima del rapporto con suo padre? Allora perché prova a sedurre per tutta la sera Antonio sotto gli occhi annichiliti della madre? E la stessa Silvia era davvero ignara di quello che Giorgio imponeva a sua figlia?
La figlia femmina mette in discussione ogni nostra certezza: le vittime sono al contempo carnefici, gli innocenti sono pure colpevoli. È un romanzo forte, che tiene il lettore incollato alla pagina, proprio in virtù di quella abilità psicologica che ci rivela un’autrice tanto giovane quanto perfettamente consapevole del suo talento letterario.

La figlia della foresta. La trilogia di Sevenwaters

Lord Colum di Sevenwaters ha generato sette figli: Liam, il leader naturale, l’avventuroso Diarmid, i gemelli Cormack e Conor, il ribelle Finbar e il compassionevole Padriac. Sarà tuttavia Sorha, l’unica figlia, la settima della nidiata, a difendere la propria famiglia e a proteggere la propria terra dai bretoni, nel momento in cui il padre e i fratelli rimangono vittime dell’incantesimo della perfida Lady Oonagh. Esiliata da Sevenwaters e rifugiatasi nella foresta, la giovane cade nelle mani dei suoi nemici e conosce l’amore…

Figlia del silenzio

Lexington, 1964. Sulla città infuria una tempesta di neve. È notte quando Norah Henry avverte le prime doglie: è impossibile raggiungere l’ospedale e suo marito David, medico, decide di far nascere il bambino con l’aiuto di Caroline, la sua infermiera. Norah partorisce due gemelli: il maschio è perfettamente sano, ma i tratti del viso della bambina rivelano immediatamente la sindrome di Down. Disperato, David prende una tragica decisione: affida la piccola a Caroline perché la abbandoni in un istituto. A Norah, sedata dall’anestesia, dice che la bambina è morta. Ma Caroline non può abbandonare la piccola Phoebe e fugge con lei in un’altra città, determinata a custodire un segreto che nel tempo si farà sempre più insopportabile… Un romanzo scritto magistralmente, un debutto straordinario. Una storia di rimpianti e di redenzione, di segreti e di bugie, di abbandono e di speranza, che esplora i cammini inaspettati che la vita può imboccare, le paure segrete di ogni madre e la forza dell’amore.

La figlia del podestà

«*Secondo me, Vitali sorpassa con la sua levità Guareschi.*»
**La lettura – Corriere della Sera – Antonio D’Orrico**
«*Un grande narratore che, come Piero Chiara e Mario Soldati, sa raccontare la profondità della superficie.*»
**Tuttolibri – Bruno Quaranta**
**PREMIO BANCARELLA 2006**
Bellano è in gran subbuglio. Con apposita delibera, Agostino Meccia, l’autorevole podestà della cittadina affacciata sul lago, ha deciso di perseguire un progetto assai moderno e ambizioso: una linea di idrovolanti che collegherà Como, Bellano e Lugano, darà lustro alla sua amministrazione, attirerà frotte di turisti e farà schiattare d’invidia i comuni limitrofi. Tutto sembra filare liscio, in quel placido e fascistissimo 1931. Anche se c’è un problema: per le casse di un piccolo comune l’investimento sarà enorme, e oltretutto l’idrovolante dovrà essere debitamente collaudato. E poi Renata, la figlia del podestà: fino a ieri era solo una bambina, ora è diventata così strana, non avrà mica qualche nuovo capriccio?
Con la sua ormai ben nota abilità, **Andrea Vitali racconta un altro episodio della saga di Bellano**: narra la vita di paese, con i suoi amori e i suoi scandali, le sue carriere e le sue dinastie, e i pettegolezzi che s’inseguono generazione dopo generazione; e attraverso questo microcosmo esplora anche la storia del nostro paese, i suoi sogni di modernità e le sue inerzie, i suoi vizi e le sue virtù, pressoché immutabili attraverso i decenni.
Ma soprattutto **i romanzi di Andrea Vitali sono un piacere per il lettore, grazie alla capacità di cogliere e far vivere personaggi e paesaggi, la sapienza nel costruire le trame, un ritmo narrativo sempre vivace e godibile**.
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### Recensione
**La beffa dell’idrovolante**
*Quaranta Bruno*, Tuttolibri – La Stampa
Gli Anni Trenta, il lago, un brulichio di anime canforate come la «Domenica del Corriere», mille volte ritratte nell’atelier di Achille Beltrame, qua e là ritoccate da Maccari e Novello. Andrea Vitali rinnova la fedeltà (ormai lunga) alla cuna di Bellano, il paese di Tommaso Grossi (ovvero I Lombardi alla prima crociata), un capolinea del mondo, ad annunciarlo – pare di coglierla – una cinematografica voce fuori campo, intensa, fonda, didascalica, quella che cala lo spettatore nel villaggio guareschiano o in una stazione affidata a Totò. Bellano sul Lario, sul lago di Como, il paesaggio lacuale così ostico alle nozze. Ne sanno qualcosa Renzo e Lucia; a modo suo, in trentaduesimo, in sessantaquattresimo, lo capirà La Figlia del Podestà. Questo matrimonio non s’ha da fare è il comandamento che via via gonfia la vela, fra uno scampolo e l’altro di commedia, grottesca, sapida, piccolo borghese, dove si mescolano la merceria e la messa mattutina, l’osteria e il tivano «che tagliava a fette la faccia», i lavarelli infarinati e fritti nell’olio e la sala in cui si proietta La canzone dell’amore di Gennaro Righelli, le lise poltrone di cuoio e i ditirambi della burocrazia… Il catalogo (un estratto) dell’Italietta – correva il 1931 – mutatis mutandis immutabile, inossidabile, immarcescibile nel guardaroba… Andrea Vitali è un biscazziere di caratteri, rivela (porge) a questo o a quel destino l’azzardo, la scommessa, la sfida che dissolve la polvere, le tarme, l’ombra dei cipressi. Di storia in storia, il medico condotto (l’ulteriore mestiere del Narratore) inanella una Spoon River lieve, acquarellata, una carovana forgiata dal tran tran, in cammino verso l’effimera gloria, il granello d’epica, il quartino – perbacco – di nobiltà. Un microcosmo di nomi, ancora una volta architetta (arreda) Andrea Vitali. Ogni battesimo racconto in sé, in fieri, un gomitolo di vita che «ovviamente», inevitabilmente, si dipanerà, fluttuerà, si disperderà. (Sovviene una poesia di Piero Chiara: «Falò rosso / che si spegne / in riva al lago / e nel golfo della notte / grossi sospiri della banda, / malinconiche ondate / di vita già dispersa»; Andrea Vitali da sempre accostato a Piero Chiara, non a torto, di romanzo in romanzo si avvicina alla meta indicata dalla voce di Luino: «…le linee inspiegate degli anni trascorsi diventano chiare e si compone il disegno del destino d’una vita. Ma sarà la vita del personaggio d’un racconto, non la mia»). Bizzarra anagrafe di un universo che, ad ora incerta, appare «di ovatta, silenzioso, agonico»: l’ava Camelia, la centralinista Addolorata Degrandi, il messo Sbercele, suor Eteria, il capostazione Trombin, Anacleria moglie del podestà di Bellagio, Evangelia consorte del podestà di Bellano, Agostino Meccia, e la di loro erede Renata. Sono i fastidi di Agostino Meccia i fili qui tessuti, brillantemente incrociando (la macchietta appena incombe è folgorata) passioni, miserie, ambizioni, astuzie, ingenuità, balordaggini, insomma: il sugo dell’umano teatro. A impensierire il podestà sono la figlia, innamorata di un fornaio che non avrebbe dovuto nascere (scopra il lettore il motivo, risalendo per li rami a una beffa mai avvizzita) e un aeroplano (l’idrovolante, un Cant 10 Ter) che avrebbe dovuto collegare Como, Bellano, Lugano, dando così speciale lustro all’Autorità locale, se solo un goliardico pasticciaccio romano non lo avesse fatto affondare nel catino («Lo scarpone sinistro dell’idro ruppe il liscio specchio dell’acqua con un colpo sordo. La prua si girò di novanta gradi a sinistra. L’idro si cappottò sulla destra. Un silenzio di tomba si stese su ogni cosa. Sulla folla ammutolita. Sul podestà annichilito»). Ruoterà intorno a un bottone il gran finale di La Figlia del Podestà, ovvero come salvare l’onor pubblico (quel che resta) mettendo la sordina all’onor privato. Andrea Vitali nuota agilmente fra gli equivoci, i fuochi d’artificio non gli difettano, la lingua «orale» lo assiste generosa. Aspettando una nuova, prossima avventura, perché non gustare il menù domenicale del Podestà? Dominante lo sformato di patate coi tartufi di Perledo…
### Sinossi
«*Secondo me, Vitali sorpassa con la sua levità Guareschi.*»
**La lettura – Corriere della Sera – Antonio D’Orrico**
«*Un grande narratore che, come Piero Chiara e Mario Soldati, sa raccontare la profondità della superficie.*»
**Tuttolibri – Bruno Quaranta**
**PREMIO BANCARELLA 2006**
Bellano è in gran subbuglio. Con apposita delibera, Agostino Meccia, l’autorevole podestà della cittadina affacciata sul lago, ha deciso di perseguire un progetto assai moderno e ambizioso: una linea di idrovolanti che collegherà Como, Bellano e Lugano, darà lustro alla sua amministrazione, attirerà frotte di turisti e farà schiattare d’invidia i comuni limitrofi. Tutto sembra filare liscio, in quel placido e fascistissimo 1931. Anche se c’è un problema: per le casse di un piccolo comune l’investimento sarà enorme, e oltretutto l’idrovolante dovrà essere debitamente collaudato. E poi Renata, la figlia del podestà: fino a ieri era solo una bambina, ora è diventata così strana, non avrà mica qualche nuovo capriccio?
Con la sua ormai ben nota abilità, **Andrea Vitali racconta un altro episodio della saga di Bellano**: narra la vita di paese, con i suoi amori e i suoi scandali, le sue carriere e le sue dinastie, e i pettegolezzi che s’inseguono generazione dopo generazione; e attraverso questo microcosmo esplora anche la storia del nostro paese, i suoi sogni di modernità e le sue inerzie, i suoi vizi e le sue virtù, pressoché immutabili attraverso i decenni.
Ma soprattutto **i romanzi di Andrea Vitali sono un piacere per il lettore, grazie alla capacità di cogliere e far vivere personaggi e paesaggi, la sapienza nel costruire le trame, un ritmo narrativo sempre vivace e godibile**.