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La fine dei vandalismi

Il mondo di Grouse County è una ragnatela di cittadine sparse in un immaginario Midwest, dove le vite sono intrecciate da legami di amicizia, affetto o semplice conoscenza. È qui che Louise Darling decide di divorziare da Tiny e fa visita alla madre, Mary, per portarla fuori a pranzo prima della seduta del consiglio comunale, dove si discutono le sorti di un cane mordace. Nel frattempo, lo sceriffo Dan Norman si trova a dare la caccia al marito di Louise, per atti vandalici commessi nella scuola durante il ballo contro i vandalismi. E così Dan incontra Louise, se ne innamora, Tiny la perde per sempre, e Louise ritrova finalmente se stessa.

Finalmente ho capito! La Filosofia

Chi ha inventato la filosofia? Quali sono state le prime domande che si è posto l’uomo alla ricerca della consocenza?

Partendo dai suoi primi passi, ripercorriamo qui l’affascinante cammino delle diverse ricerche filosofiche, dalle origini nell’antica Grecia fino ai mutamenti e alle crisi del Novecento.
Scritto con un linguaggio chiaro e semplice, rende accessibili a tutti anche le più intricate complessità dei sistemi di pensiero, illustrando le idee dei principali filosofi, tutti i concetti chiave, le correnti, le scuole e i movimenti.

(source: Bol.com)

Final girls. Le sopravvissute

Tre ragazze molto diverse, che hanno una sola cosa in comune: sono le uniche sopravvissute a tre orribili massacri. Si chiamano Quincy, Samantha e Lisa. Non si sono mai incontrate, ma la stampa le ha riunite sotto lo stesso nome: Final Girls. Sono passati dieci anni da quel weekend a Pine Cottage, dove Quincy e i suoi amici avrebbero festeggiato il compleanno di Janelle. Finché la vacanza non si è trasformata in un film horror: un uomo fa irruzione nella baita e ammazza tutti i presenti. Tutti tranne Quincy, che con il vestito rosso di sangue riesce miracolosamente a fuggire tra gli alberi, incrociando i fari dell’auto di un poliziotto. Adesso Quincy ha una vita normale, un fidanzato, un blog di cucina, ma soffre ancora di attacchi di panico e non ricorda quasi niente di quella notte, nemmeno la faccia del killer. Samantha invece si è nascosta chissà dove per sfuggire alla pressione dei media, mentre Lisa, vivace e brillante, ha scritto un libro, e la sua faccia compare su tutti i social. Così, quando la ragazza viene ritrovata con le vene tagliate, Quincy non può credere che si sia uccisa. E i dubbi aumentano quando alla sua porta ricompare all’improvviso Samantha: a cosa mira e cosa ha fatto in tutto questo tempo? Può veramente fidarsi di lei? Adesso sono rimaste soltanto in due, e qualcuno sembra intenzionato a portare a termine ciò che ha iniziato molto tempo prima…
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Filosofia. Finalmente ho capito!

Un percorso illuminante nella storia del pensiero. Chi ha inventato la filosofia? Quali sono state le prime domande che si è posto l’uomo alla ricerca della conoscenza? Partendo dai suoi primi passi, ripercorriamo qui l’affascinante cammino delle diverse indagini filosofiche, dalle origini nell’antica Grecia fino ai mutamenti e alle crisi del XX secolo. Scritto con un linguaggio chiaro e semplice, questo manuale rende accessibili a tutti anche le più intricate complessità dei sistemi di pensiero.

La filosofia spiegata con le serie TV

“La prima volta che sono entrato in classe e ho spiegato i grandi filosofi attraverso le serie tv gli studenti mi sono apparsi disorientati, spiazzati. In seguito, non ne hanno potuto più fare a meno.” Tommaso Ariemma, un professore giovane e intraprendente, ha scoperto e testato un nuovo modo di insegnare la filosofia. Da alcuni anni infatti invita i suoi studenti a scovare l’imperativo categorico di Kant fra i sopravvissuti e i rottami dell’isola di *Lost*. Oppure per ragionare sull’oscuro assioma di Parmenide (“l’essere è e non può non essere”) chiede di ascoltare con orecchie nuove i dialoghi fra i due investigatori di *True Detective*.
*La filosofia spiegata con le serie tv* è un metodo originale e acuto di far conoscere i grandi pensatori del passato. Non si tratta di semplici e allegre divagazioni o di casuali coincidenze: è un’idea per imparare e far imparare in chiave contemporanea ciò che le più alte menti dell’Occidente hanno elaborato nel corso dei secoli, sul modello di quel genio che corrisponde al nome di Luciano De Crescenzo.
Oltre a Kant e Parmenide, scopriamo così Platone dietro lo specchio di *Black **Mirror*, Aristotele che torna a nuova vita in *The Walking Dead*, Hobbes che si diverte a vedere realizzato il suo “tutti contro tutti” nel parco di *Westworld*, Spinoza che si siede di fianco a Jude Law quando *The Young Pope* approda sul trono vaticano e tanti altri ancora.
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### Sinossi
“La prima volta che sono entrato in classe e ho spiegato i grandi filosofi attraverso le serie tv gli studenti mi sono apparsi disorientati, spiazzati. In seguito, non ne hanno potuto più fare a meno.” Tommaso Ariemma, un professore giovane e intraprendente, ha scoperto e testato un nuovo modo di insegnare la filosofia. Da alcuni anni infatti invita i suoi studenti a scovare l’imperativo categorico di Kant fra i sopravvissuti e i rottami dell’isola di *Lost*. Oppure per ragionare sull’oscuro assioma di Parmenide (“l’essere è e non può non essere”) chiede di ascoltare con orecchie nuove i dialoghi fra i due investigatori di *True Detective*.
*La filosofia spiegata con le serie tv* è un metodo originale e acuto di far conoscere i grandi pensatori del passato. Non si tratta di semplici e allegre divagazioni o di casuali coincidenze: è un’idea per imparare e far imparare in chiave contemporanea ciò che le più alte menti dell’Occidente hanno elaborato nel corso dei secoli, sul modello di quel genio che corrisponde al nome di Luciano De Crescenzo.
Oltre a Kant e Parmenide, scopriamo così Platone dietro lo specchio di *Black **Mirror*, Aristotele che torna a nuova vita in *The Walking Dead*, Hobbes che si diverte a vedere realizzato il suo “tutti contro tutti” nel parco di *Westworld*, Spinoza che si siede di fianco a Jude Law quando *The Young Pope* approda sul trono vaticano e tanti altri ancora.

Filosofia e speranza

Uno dei maggiori problemi irrisolti che Karl Marx ha lasciato in eredità ai suoi interpreti riguarda la legittimità della speranza in sede pratica e teoretica, tanto nella cornice del suo pensiero quanto nel più ampio orizzonte della filosofia. L’intera opera marxiana sembra enigmaticamente in bilico tra le opposte dimensioni della scienza e della speranza. La linea interpretativa adottata da Ernst Bloch e da Karl Löwith scorge in Marx il filosofo della speranza più che della scienza, riconoscendo nella sua riflessione un’ineludibile tensione utopica rispetto alla quale la scienza sarebbe un fenomeno secondario e funzionale. Entrambi sostengono la centralità del momento della speranza in Marx, ma in forza delle concezioni antitetiche di questo sentimento che essi fanno valere all’interno della propria riflessione filosofica, finiscono poi per valutarlo in maniera opposta.
(source: Bol.com)

Filosofia della civiltà

Scritto e rielaborato da Schweitzer tra il 1913 e il 1917, Filosofia della civiltà offre un’impietosa critica della realtà e della cultura dominanti. Ma l’autore individua un’importante via di ricostruzione: solo il principio del “rispetto per la vita” può illuminare il cammino dell’umanità e condurla al vero progresso.
Il nostro pensiero filosofico – lamenta Schweitzer – ha smarrito la sua dimensione elementare e anche l’etica sembra brancolare nel buio. La vera filosofia deve muovere dalla constatazione più immediata della coscienza: «Sono vita che vuole vivere, in mezzo a vita che vuole vivere». A partire da questo punto di vista possiamo intessere una relazione spirituale con il mondo, prima ancora di dedicarci alla sua conoscenza. Schweitzer ci invita a sentirci partecipi della vita di ogni essere che ci circonda; solo così cuore e ragione si incontrano e si compenetrano perfettamente. La visione di Schweitzer è di grandissima attualità. Molto prima della globalizzazione sviluppa l’idea dell’interdipendenza di tutti gli esseri viventi sulla terra, anticipando la diffusione dei temi ecologici. Grazie alla sua attività umanitaria dimostra la poliedricità di un uomo rinascimentale, che spazia tra diverse discipline sentendo su di sé la responsabilità del cammino dell’uomo nel mondo.
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### Sinossi
Scritto e rielaborato da Schweitzer tra il 1913 e il 1917, Filosofia della civiltà offre un’impietosa critica della realtà e della cultura dominanti. Ma l’autore individua un’importante via di ricostruzione: solo il principio del “rispetto per la vita” può illuminare il cammino dell’umanità e condurla al vero progresso.
Il nostro pensiero filosofico – lamenta Schweitzer – ha smarrito la sua dimensione elementare e anche l’etica sembra brancolare nel buio. La vera filosofia deve muovere dalla constatazione più immediata della coscienza: «Sono vita che vuole vivere, in mezzo a vita che vuole vivere». A partire da questo punto di vista possiamo intessere una relazione spirituale con il mondo, prima ancora di dedicarci alla sua conoscenza. Schweitzer ci invita a sentirci partecipi della vita di ogni essere che ci circonda; solo così cuore e ragione si incontrano e si compenetrano perfettamente. La visione di Schweitzer è di grandissima attualità. Molto prima della globalizzazione sviluppa l’idea dell’interdipendenza di tutti gli esseri viventi sulla terra, anticipando la diffusione dei temi ecologici. Grazie alla sua attività umanitaria dimostra la poliedricità di un uomo rinascimentale, che spazia tra diverse discipline sentendo su di sé la responsabilità del cammino dell’uomo nel mondo.

La filosofia del viaggio nel tempo

Queste pagine vogliono colmare una lacuna e al contempo vogliono esser utili per coloro che hanno intrapreso una ricerca al limite, sia sui viaggi nel tempo che sul teletrasporto e altre possibilita future. Scienza e fantasia si sommano nella ricerca che si basa sopratutto su testi e testimonianze da me reperiti sul web. Ecco a voi scienza, fantascienza, film e manga. Tutti assieme per la costruzione di una grande impalcatura che sorregge e costruisce la realta nella quale scorriamo. Le intuizioni, la fantasia, le allucinazioni fanno anch’esse parte integrante della creativita umana e le loro realizzazioni modificano il presente e pertanto, il futuro. L’esistenza di un tempo fisico separato da un tempo filosofico e un problema che e stato al centro delle preoccupazioni di molti filosofi: da Heidegger a Bergson fino, risalendo indietro nel tempo, ad Aristotele. Perche Aristotele si pose la domanda: cos’e il tempo? E rispose in un modo molto complesso, in un modo molto involuto.
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Filosofia dei mondi globali. Conversazioni con Giacomo Marramao

Un pensiero all’altezza della globalizzazione, ossia in grado di rimodulare le categorie necessarie a comprendere ¡1 mutamento di scala che ha sovvertito il nostro spazio-tempo: così, riconoscendole la rara qualità di novum filosofico, è stata subito accolta la riflessione che Giacomo Marramao ha dispiegato nel 2003 in Passaggio a Occidente. La sua risonanza ha valicato ambiti disciplinari e altri confini, mentre il titolo stesso assurgeva a espressione emblematica del transito – costitutivo di un’epoca – verso approdi glocalizzati e mondi plurali affacciati tra le pieghe di sfasature temporali. Negli anni, il saggio ha via via aggiornato il proprio osservatorio teoretico-politico, e nel 2012 con la traduzione inglese, condotta sulla nuova edizione del 2009, ha raggiunto un pubblico planetario. Lo testimoniano le «voci» qui raccolte, che entrano nel vivo delle tesi di Marramao e sanno farsi ascoltare come in un simposio greco. L’oggetto del dibattito è però attualissimo. Riguarda la trama lacerata dell’egemonia occidentale, drammaticamente incapace di produrre una società a partire dall’economia di mercato, e le forme in cui un orizzonte è ricostruibile, o almeno perlustrabile. In dialogo stringente con i suoi interlocutori, Marramao ha l’occasione di ridefinire ancora una volta i contorni dell’universalismo della differenza, che destituisce l’identità dal rango privilegiato che si era riservata, assegna una funzione strategica alla politica della traduzione, considera il conflitto una «dimensione cruciale e generativa», integra la razionalità comunicativa con la narrazione. Nella convinzione che il destino della totalità sia l’incompiutezza, e la sintesi solo una «formula insatura».
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Il filo dei giorni: 1991-1995: la resa dei conti

«Vedi, sono stati tutti arruolati dentro quella che doveva essere una crociata; in prima linea contro un nemico considerato assoluto; poi, di colpo, licenziati, perché non servivano più. Il loro discorso è semplice: vogliono soldi per il servizio assolto, e libertà di movimento nelle carceri. Per il resto sono nella nostra stessa situazione: hanno lavorato con noi e non vogliono essere condannati. Se parlano loro c’è il rischio che cada non solo il governo, ma qualche pezzo dell’Alleanza atlantica. Per questo, per evitare che certe notizie trapelino, un segnale deve essere dato».
Dal maggio del 1992 alla fine del 1993 l’Italia è insanguinata da una decina di attentati firmati dal gruppo terroristico che si fa chiamare Falange Armata. Sono numerosi i morti che provocano in tutto il Paese. Un ispettore della Digos, che conosce bene gli ambienti dell’eversione neofascista, capisce in poco tempo cosa si muove dietro l’ambigua sigla che dice di aver scatenato l’ondata di bombe e terrore, ma non viene ascoltato. Un ambasciatore del nostro Paese consegna al capo dell’Arma dei carabinieri una lista di sedici persone che dovranno essere indagate nell’eventualità che venga ammazzato. Una giovane giornalista, grazie al suo intuito spregiudicato e alla sua ferrea logica, ricostruisce pezzo per pezzo quello che solo in apparenza è impossibile vedere. La rivelazione di Gladio, gli omicidi della Uno Bianca, le bombe davanti alle chiese e ai musei; ma anche la trattativa con Cosa Nostra, i tentativi di golpe, i segreti di Stato. È una partita a scacchi, giocata senza esclusione di colpi, che finisce in stallo. I testimoni che raccontano la verità vengono fatti sparire, quelli che accettano di mentire vengono premiati. Tutto torna normale. Può nascere la Seconda Repubblica. E i morti? Danni collaterali. È un romanzo, ovviamente…
Maurizio Torrealta nasce nel 1950 a Bologna, dove si laurea in Scienze Politiche. Dopo l’esperienza a Radio Alice, da lui stesso fondata, nel 1979 si trasferisce a New York e insegna italiano alla New York University. Nel 1987, divenuto giornalista professionista, torna in Italia e fino al 1991 collabora come inviato a Samarcanda di Michele Santoro. Tra il 1992 e il 1993 viene assunto dal Tg3 come inviato in Sicilia dove inizia la sua attività investigativa sulla mafia. Per tutto il 1993 si occupa delle stragi che hanno macchiato di sangue l’Italia. Dal 2005 caporedattore delle inchieste di Rainews24, dal 2013 al 2014 è direttore del settimanale «Left». Da dieci anni dirige la scuola di Giornalismo della fondazione Basso.
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### Sinossi
«Vedi, sono stati tutti arruolati dentro quella che doveva essere una crociata; in prima linea contro un nemico considerato assoluto; poi, di colpo, licenziati, perché non servivano più. Il loro discorso è semplice: vogliono soldi per il servizio assolto, e libertà di movimento nelle carceri. Per il resto sono nella nostra stessa situazione: hanno lavorato con noi e non vogliono essere condannati. Se parlano loro c’è il rischio che cada non solo il governo, ma qualche pezzo dell’Alleanza atlantica. Per questo, per evitare che certe notizie trapelino, un segnale deve essere dato».
Dal maggio del 1992 alla fine del 1993 l’Italia è insanguinata da una decina di attentati firmati dal gruppo terroristico che si fa chiamare Falange Armata. Sono numerosi i morti che provocano in tutto il Paese. Un ispettore della Digos, che conosce bene gli ambienti dell’eversione neofascista, capisce in poco tempo cosa si muove dietro l’ambigua sigla che dice di aver scatenato l’ondata di bombe e terrore, ma non viene ascoltato. Un ambasciatore del nostro Paese consegna al capo dell’Arma dei carabinieri una lista di sedici persone che dovranno essere indagate nell’eventualità che venga ammazzato. Una giovane giornalista, grazie al suo intuito spregiudicato e alla sua ferrea logica, ricostruisce pezzo per pezzo quello che solo in apparenza è impossibile vedere. La rivelazione di Gladio, gli omicidi della Uno Bianca, le bombe davanti alle chiese e ai musei; ma anche la trattativa con Cosa Nostra, i tentativi di golpe, i segreti di Stato. È una partita a scacchi, giocata senza esclusione di colpi, che finisce in stallo. I testimoni che raccontano la verità vengono fatti sparire, quelli che accettano di mentire vengono premiati. Tutto torna normale. Può nascere la Seconda Repubblica. E i morti? Danni collaterali. È un romanzo, ovviamente…
Maurizio Torrealta nasce nel 1950 a Bologna, dove si laurea in Scienze Politiche. Dopo l’esperienza a Radio Alice, da lui stesso fondata, nel 1979 si trasferisce a New York e insegna italiano alla New York University. Nel 1987, divenuto giornalista professionista, torna in Italia e fino al 1991 collabora come inviato a Samarcanda di Michele Santoro. Tra il 1992 e il 1993 viene assunto dal Tg3 come inviato in Sicilia dove inizia la sua attività investigativa sulla mafia. Per tutto il 1993 si occupa delle stragi che hanno macchiato di sangue l’Italia. Dal 2005 caporedattore delle inchieste di Rainews24, dal 2013 al 2014 è direttore del settimanale «Left». Da dieci anni dirige la scuola di Giornalismo della fondazione Basso.

Il filo dei giorni

‘Vedi, sono stati tutti arruolati dentro quella che doveva essere una crociata; in prima linea contro un nemico considerato assoluto; poi, di colpo, licenziati, perché non servivano più. Il loro discorso è semplice: vogliono soldi per il servizio assolto, e libertà di movimento nelle carceri. Per il resto sono nella nostra stessa situazione: hanno lavorato con noi e non vogliono essere condannati. Se parlano loro c’è il rischio che cada non solo il governo, ma qualche pezzo dell’Alleanza atlantica. Per questo, per evitare che certe notizie trapelino, un segnale deve essere dato’.
Dal maggio del 1992 alla fine del 1993 l’Italia è insanguinata da una decina di attentati firmati dal gruppo terroristico che si fa chiamare Falange Armata. Sono numerosi i morti che provocano in tutto il Paese. Un ispettore della Digos, che conosce bene gli ambienti dell’eversione neofascista, capisce in poco tempo cosa si muove dietro l’ambigua sigla che dice di aver scatenato l’ondata di bombe e terrore, ma non viene ascoltato. Un ambasciatore del nostro Paese consegna al capo dell’Arma dei carabinieri una lista di sedici persone che dovranno essere indagate nell’eventualità che venga ammazzato. Una giovane giornalista, grazie al suo intuito spregiudicato e alla sua ferrea logica, ricostruisce pezzo per pezzo quello che solo in apparenza è impossibile vedere. La rivelazione di Gladio, gli omicidi della Uno Bianca, le bombe davanti alle chiese e ai musei; ma anche la trattativa con Cosa Nostra, i tentativi di golpe, i segreti di Stato. È una partita a scacchi, giocata senza esclusione di colpi, che finisce in stallo. I testimoni che raccontano la verità vengono fatti sparire, quelli che accettano di mentire vengono premiati. Tutto torna normale. Può nascere la Seconda Repubblica. E i morti? Danni collaterali. È un romanzo, ovviamente…
Maurizio Torrealta nasce nel 1950 a Bologna, dove si laurea in Scienze Politiche. Dopo l’esperienza a Radio Alice, da lui stesso fondata, nel 1979 si trasferisce a New York e insegna italiano alla New York University. Nel 1987, divenuto giornalista professionista, torna in Italia e fino al 1991 collabora come inviato a Samarcanda di Michele Santoro. Tra il 1992 e il 1993 viene assunto dal Tg3 come inviato in Sicilia dove inizia la sua attività investigativa sulla mafia. Per tutto il 1993 si occupa delle stragi che hanno macchiato di sangue l’Italia. Dal 2005 caporedattore delle inchieste di Rainews24, dal 2013 al 2014 è direttore del settimanale ‘Left’. Da dieci anni dirige la scuola di Giornalismo della fondazione Basso.
(source: Bol.com)

Il Figlio Segreto del Cowboy Milionario

Dopo essersi ritirato dagli affari a trentacinque anni, il miliardario Matt Coolidge dovrebbe essere a posto. Invece, ha emicranie croniche e la pressione alta. Oh, e durante i suoi anni da stacanovista, si è completamente dimenticato di avere una vita sentimentale. Ora sta solo cercando di rilassarsi, quando non litiga con sua madre riguardo al destino della fattoria, per non parlare del fatto che non si è ancora fatto una famiglia.Poi, la migliore amica d’infanzia di Matt, Dara Marley, torna in città. Dieci anni dopo che uno stupido litigio ha posto fine alla loro lunga amicizia, sono entrambi più maturi, quindi è tempo di metterci una pietra sopra.Soprattutto visto che stanno per avere un figlio.Grazie agli embrioni che ha fatto crioconservare anni prima, Dara è incinta… ed è anche sola, dopo che suo marito se n’è andato. Vuole che il bambino abbia un padre, quindi si è rivolta alla persona più logica… il padre biologico, nonché l’uomo che ha sempre rimpianto di aver perso.Ma, con due famiglie di criticoni che non si sopportano, e Matt e Dara che stanno ancora cercando di trovare un equilibrio, decidono di tenere la gravidanza segreta per il momento. Perché, a dire il vero, Matt non pensa che sua madre sarà molto contenta di questo modo per “farsi una famiglia”…
(source: Bol.com)

Il figlio ritrovato

Dopo le fondamentali analisi della figura del padre e della madre nella civiltà contemporanea, con questo libro Massimo Recalcati completa un’ideale trilogia concentrando il suo sguardo sulla figura del figlio. Lo splendore di un figlio consiste nel suo segreto, che si sottrae alla retorica dell’empatia e del dialogo oggi conformisticamente dominante. Un figlio è un’esistenza unica, distinta e irriducibile a quella dei suoi genitori. Contro ogni autoritarismo e contro una pedagogia falsamente libertaria che vorrebbe annullare la differenza simbolica tra le generazioni, Recalcati afferma il diritto del figlio a custodire il segreto della sua vita e del suo desiderio. Il confronto tra due figure mitiche di figlio – quella dell’Edipo di Sofocle e quella del figlio ritrovato della parabola lucana, alle quali fanno eco quelle di Isacco e di Amleto – offre una prospettiva particolare attraverso la quale osservare il segreto del figlio. Edipo resta imprigionato in un destino che non gli lascia scampo, dove tutto è già scritto sin dall’inizio: il tentato figlicidio del padre si rovescia nel parricidio e nell’incesto del figlio. Diversamente, il figlio ritrovato di cui Gesù narra la vicenda è colui che sa, pur nell’erranza e nel fallimento, distinguersi dalle sue origini. L’abbraccio del padre, in questo caso, non vuole soffocare o punire il figlio, ma riconoscerlo nella differenza incomprensibile e incondivisibile di una vita diversa.

Il Figlio Delle Tempeste

Gli Spiriti degli Elementi sono in subbuglio. Durante un’eclissi magica, l’Oscura Soth ha sciolto i vincoli magici che la imprigionavano nella sua Luna e per imporre il suo malefico potere intende servirsi dell’ambizioso Pyrikos-Sakumer, re del Kar-Vultan. Non contenta, la Madre delle Distruzioni insidia perfino la purezza dello Spirito del Fuoco, cercandone l’alleanza contro gli Elementi suoi fratelli.
Il primo obiettivo di Soth è quello di eliminare Elias, capitano della Guardia Reale di Harjdia, regina di Afra. Nella stirpe del giovane capitano si nasconde il segreto che potrebbe non solo contrastare l’ascesa di Soth, ma potrebbe addirittura relegarla di nuovo nella sua Luna-Prigione. Per fortuna, Elias può contare sull’amicizia e l’appoggio di Derbeer, il giovane mago talassiano dai molti talenti, senza contare che lo stesso Elias è solo in parte afran e nelle sue vene scorre il nobile sangue degli inafferrabili Figli del Vento.
Inizia così la saga di Derbeer dei Mille Anni, un’avventura magica senza precedenti in un crescendo di emozionanti intrighi, duelli magici e guerre.
(source: Bol.com)