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Il cinquantunesimo stato

Il 51. Stato è sorto per fronteggiare la violenza dilagante della società americana. Qui tutto è sotto il controllo dello Stato e il tasso di criminalità è a zero. Dal passato torna però un incubo, e Jeffrey Clayton, professore universitario, viene contattato dall’FBI che deve indagare su un serial killer che uccide proprio nello Stato “perfetto”. Qualcuno ha crocifisso una giovane donna amputandole il dito indice, come era già successo molti anni prima. Allora era stato sospettato, ma non incriminato per mancanza di prove, proprio il padre di Jeffrey. Ora Jeffrey deve di nuovo combattere con il suo passato.

La Cina in dieci parole

Un illuminante e coraggioso vademecum del pianeta Cina, articolato in dieci parole chiave – alcune storiche come “popolo” e “rivoluzione”, altre di recente creazione, come “taroccato” e “huyou”, fregatura – in cui Yu Hua coglie i punti nevralgici di una società malata e svela cosa si nasconda dietro i numeri trionfali di uno sviluppo tanto rapido quanto sbilanciato. Le nostre interpretazioni eurocentriche vanno in frantumi e la Cina diventa, così, leggibile. “La Cina in dieci parole” non è un’invettiva che strizza l’occhio al lettore, ma un canto appassionato delle sofferenze di un popolo, della meschinità degli esseri umani e della loro grandezza. È coraggioso perché racconta lo svuotamento di senso della parola “popolo” del dopo Tian’anmen, l’insospettabile fallimento delle Olimpiadi di Pechino, la tragedia di orde di venditori abusivi, l’orrore delle demolizioni forzate e un paese dove non esistono più leader. Soprattutto, Yu Hua ama raccontare storie, tenere, comiche, esilaranti, terribili, commoventi: migliaia di bambini in un villaggio remoto che ignorano il gioco del calcio, Obama che campeggia sorridente sui cartelloni pubblicitari di un’imitazione del Blackberry, gente che si accalca sulla strada per stringere la mano alla sosia in gonnella di Mao, una coppia di disoccupati che si suicida perché non può comprare una banana al figlio, un bambino che chiede alla polizia di rilasciare i suoi rapitori perché sono troppo poveri…

Il cielo in una stalla

“Brutta notizia per il sottotenente degli alpini Aldo De Luca, mio padre, di stanza in Albania: la sua casa era stata colpita dai fitti bombardamenti dell’agosto del ’43. La guerra, perduta su tutti i fronti, metteva in ognuno la speranza di uscirne senza troppa perdita personale. Per lui non era più così, il solo suo possedimento era crollato. Al sottotenente venne data licenza per casa bombardata. Partì alla fine di agosto e arrivò a Napoli a inizio di settembre. Si presentò al comando e poi al suo indirizzo in via Crispi, strada di buon nome. La rovina era grave. Fu la sua fortuna”…

Il cielo è rosso

Verso la fine della Seconda guerra mondiale, in una piccola città del nord Italia, un intero quartiere viene distrutto da una bomba e quattro ragazzi rimasti orfani trovano rifugio fra le macerie di quello che era stato fino a poco tempo prima un postribolo. Comincia per loro una dura lotta per sopravvivere, in un mondo impazzito che ai bambini ruba l’infanzia, ai giovani l’adolescenza, agli adulti l’umanità. Il romanzo d’esordio di Giuseppe Berto, scritto mentre l’autore era prigioniero nel campo di concentramento di Hereford, in Texas, è un’opera che racconta gli orrori della guerra, ma riesce ad aprire anche alla fede e alla speranza.

Il cielo è dei violenti

Un vecchio eremita dei boschi, folle profeta fondamentalista. Un insegnante che si rifugia nel rigido autocontrollo della ragione. E un ragazzo al bivio tra l’una e l’altra strada, spinto irresistibilmente verso l’eccesso della fede. Nel sangue di questi tre uomini si annida il seme di un’unica ossessione, scorre la paura, si avverte il mistero di un’esistenza che pare impossibile comprendere e accettare. Nel suo romanzo più famoso, Flannery O’Connor ha descritto con sofferta partecipazione i meccanismi esistenziali profondi di ogni fanatismo. Un libro che ha quasi cinquant’anni, ma è tuttora attualissimo. *** La tecnica con la quale Flannery O’Connor cerca di rendere visibile, oltre il livello superficiale dell’azione, quello più profondo del mistero, è la tecnica dello choc, della brutalità, della violenza, un miscuglio di comicità e orrore che rompe l’ostinazione dei suoi personaggi a considerare il mondo in modo convenzionale. Più che non le dichiarazioni spesso farneticanti di Ryber e del piccolo Tarwater, a spiegare come quello che appare, la realtà, non sia che un livello superficiale dell’esistente, sono le immagini create dalla O’Connor. La storia è ambientata in un Sud che ha connotati biblici, eterni, immutabili. Al punto che dopo parecchie pagine di narrazione, quando il piccolo protagonista solleva la cornetta del telefono per fare un numero, l’apparecchio appare misterioso e fuori posto ai nostri occhi come ai suoi, di ragazzo cresciuto nei boschi. (…) Anche gli elementi naturali che sottolineano, anzi segnano, come nella Bibbia, la componente misteriosa, comica o drammatica, di vicende, comportamenti, personaggi, sono disegnati a tratti decisi, altrettanto violenti, sono vivi e mutevoli come l’animo umano, eterni e potenti quanto la divinità. Dalla prefazione di Marisa Caramella

Cieli di zafferano

Il ricchissimo e potente Max Sall, uomo dal passato misterioso, divide la sua vita tra la moglie londinese Angela e l’amante romana Francesca. Max ha avuto da Angela due figli – Amber, intelligente e determinata, e Kieran, debole e irresponsabile -, da Francesca una figlia bellissima, Paola, allevata dalla madre con l’unico obiettivo di sposare un uomo ricco. Le ragazze crescono in un clima di reciproca ostilità, e quando, ormai cresciute, si sentono attratte dallo stesso uomo, l’affascinante diplomatico africano Tendé Ndiaye, saranno decise a far sì che questa volta non ci sia nessuna condivisione. La guerra tra le due famiglie e le due ragazze è inevitabile, e nulla sarà più come prima… Sulla scia del folgorante successo ottenuto dal suo romanzo d’esordio, Il mondo ai miei piedi, Lesley Lokko scrive una saga accattivante e sexy che attraversa gli ultimi decenni regalandoci un mix esplosivo di passioni, amori, tradimenti e avventure cosmopolite.

Ci saranno altre voci

Il commissario Ottavio Ponzetti, già protagonista de I gatti lo sapranno, torna a parlare di sé e dell’universo che lo circonda grazie a un nuovo, appassionante caso. Trasferitosi dall’Esquilino ai Parioli, diviso tra la nostalgia per il vecchio quartiere e la frenesia di quello nuovo, in questo secondo episodio che lo vede protagonista si ritroverà alle prese con la misteriosa scomparsa di un professore di liceo. Nel clima successivo alle elezioni politiche del 2008, la sparizione di un uomo dipinto da tutti come tranquillo, all’antica, solo un po’ misantropo, finirà addirittura in tv e il trambusto creato da una trasmissione come Chi l’ha visto? scatenerà un putiferio nelle famiglie bene della scuola Mameli, teatro del dramma nonché ritrovo per eccellenza della gioventù pariolina. Tre donne: la vicepreside, una giovanissima studentessa dal nome altisonante di Ginevra e la madre di quest’ultima sono solo alcuni dei personaggi che affollano la scena di questo intrigo e che si alternano a quelli già cari al lettore come, ad esempio, i componenti la famiglia del commissario e l’ex collega Iannotta. Si dispiega qui, ancora una volta, la notevole fantasia dell’autore che, alla seconda prova narrativa, dimostra una grande perizia nel far rivivere i suoi personaggi, e una vera e propria vocazione a creare piccoli enigmi legati alla cronaca cittadina.

Chocolat

A Lansquenet, quieto villaggio al centro della Francia, la vita scorre placida. Un po’ troppo placida: è una comunità chiusa, dove sono rimasti soprattutto anziani contadini e artigiani, dominata con rude benevolenza dal giovane curato Francis Reynaud. È martedì grasso – una tradizione pagana avversata dalla chiesa – quando nel villaggio arrivano Vianne Rocher e la sua giovane figlia Anouk. La donna è assai simpatica e originale, sexy e misteriosa, forse è remissaria di potenze superiori (o magari inferiori). Vianne rileva una vecchia pasticceria, ribattezzata “La Celeste Praline”, che ben presto diviene – agli occhi del curato – un elemento di disordine. Anche perché Vianne non frequenta la chiesa ma inizia ad aiutare a modo suo chi si trova in difficoltà: il solitario maestro in pensione Guillaume, l’adolescente ribelle Jeannot, la cleptomane Josephine, l’eccentrica Armande. Ben presto il tranquillo villaggio diventa più disordinato, ribelle e soprattutto felice. E lo scontro tra Benpensanti e Golosi, tra le delizie terrestri offerte da Vianne e quelle celesti promesse da padre Reynaud, tra Carnevale e Quaresima, diventa inevitabile.

Chissà se stai dormendo

Lui è Jack: single e felice di esserlo. Il suo desiderio primario è di trovarsi una donna che non abbia la solita fissa dell’amore romantico o, peggio ancora, del matrimonio. Lei è Amy: single anche lei, ma stanca di esserlo. E d’imbattersi nei soliti uomini ossessionati dai soldi e dal lavoro, alla ricerca solo di avventure. Amy vuole l’amore, quello con la “A” maiuscola. E presto. Perché gli anni passano più in fretta per una donna. Il destino li farà incontrare… Peccato, però, che lui non possa leggere nei pensieri di lei, e lei in quelli di lui. Sullo sfondo di una Londra scoppiettante, Jack e Amy raccontano in parallelo la loro effervescente love story in un originale e divertente romanzo a due voci, che traccia un profilo fresco e impietoso di cosa significa amarsi oggi.

Chiedi perdono

Un’isola livida e crudele della Nuova Scozia sul finire dell’Ottocento, un giovane accordatore di pianoforti, una tredicenne libanese. I due si amano, e per sposarsi non esitano a fuggire. La loro passione sarà breve e bruciante, immani le conseguenze: giacché sulle loro figlie si abbatterà un destino di colpe indicibili e occulte menzogne che finirà per distruggerle.

Chie-Chan e io

Kaori è una quarantenne single che lavora nel settore dell’importazione di abiti, accessori e articoli griffati dall’Italia. Viaggia spesso per lavoro, per acquistare la merce da rivendere nel negozio di una zia. Avendo vissuto per un certo periodo in Italia parla molto bene la nostra lingua. Sua cugina Chie è una ragazza sui trentacinque anni, estremamente silenziosa e introversa, che dopo la morte della madre si è trasferita a vivere da Kaori. Fra le due si è instaurato un rapporto di amicizia molto profondo. Sarà un segreto nella vita dell’una e un amore nella vita dell’altra a scombussolare la serenità della loro esistenza in comune, portando Chie a fare i conti con il proprio passato e mettendo Kaori di fronte ad una scelta dolorosa.Oltre ai temi fondamentali dell’universo della scrittrice giapponese – l’amicizia, gli affetti, la vita e la morte – in quest’ultimo romanzo Banana Yoshimoto ha dedicato molto spazio al suo amore per l’Italia: “L’ho scritto mettendoci dentro tutte le emozioni che provo nei confronti del vostro paese”. .

Le chiavi del regno

Francis Chisholm è un prete “scomodo”, un ribelle nel nome del Vangelo. Il suo cammino verso Dio è una selva di ostacoli, è come se Dio lo mettesse continuamente alla prova, seminandogli la strada di continue calamità e tentazioni. Guerre, cataclismi, pestilenze, violenze sono il prezzo che Francis Chisholm paga per le anime guadagnate alla fede e per la conquista delle “chiavi del regno”.

La chiave di vetro

Ned Beaumont, giocatore d’azzardo per tutte le bische e cavaliere nero per tutti gli intrighi, il più duro tra i duri creati da Dashiell Hammett. Braccio destro di Paul Madvig, un pezzo da novanta nel settore delle costruzioni di San Francisco, Ned si trova a investigare sulla morte violenta del figlio del senatore Henry, corrotto e corruttibile come tutti i politicanti. Eppure, i conti non tornano fin dall’inizio. E lo stesso Madvig, innamorato della figlia del senatore, a voler insabbiare un caso che si rivela sempre più ambiguo e pericoloso. Ma perfino un reietto della società come Ned Beaumont ha una sua etica. Così, in mezzo a brutali guerre tra bande e pestaggi ben oltre il limite del sadismo, Ned Beaumont arriverà comunque alla verità, più infame e innominabile di qualsiasi menzogna. Romanzo di culto, ritenuto dallo stesso Hammett la sua opera migliore, “La chiave di vetro” mette in scena in versione hardboiled una vicenda fedelissima alla realtà del crimine organizzato e della moderna politica. Al centro, un eroe indimenticabile, oscuro, apparentemente privo di interiorità ma in realtà capace di seguire lealtà e amicizia fin nelle più estreme conseguenze.
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La chiave del tempo

Siena, oggi. Alla morte di zia Rose, Julie Jacobs riceve in eredità una piccola chiave e una lettera: “Vai a Siena. Questa è la chiave di una cassetta di sicurezza. Tua madre l’aveva in tasca quando è morta”. Julie lascia gli Stati Uniti e parte per l’Italia, seguendo l’enigmatico filo che la zia le ha consegnato con quelle parole. Quando apre la cassetta di sicurezza, però, il mistero non si dipana affatto: quello che trova è un vecchio cofanetto consunto, al cui interno la madre ha nascosto un taccuino pieno di disegni, un albero genealogico, una logora copia della tragedia di Shakespeare Romeo e Giulietta, un crocefisso d’argento e alcuni testi antichi che riportano la cronaca di una vicenda realmente accaduta a Siena sette secoli prima. Quella di un certo Romeo Marescotti e di una Giulietta Tolomei. Siena, 1340. Un vecchio biroccio si avvicina alle porte della città. Trasporta un carico prezioso: il corpo – apparentemente senza vita, in realtà solo addormentato di Giulietta, ultima superstite della famiglia Tolomei, quasi annientata dalla furia degli acerrimi nemici, i Salimbeni. All’improvviso un manipolo di briganti sbarra la strada al carro, ed è soltanto il provvidenziale intervento del coraggioso Romeo Marescotti a far sì che la missione di portare in salvo la ragazza vada a buon fine. Come unica ricompensa il giovane chiede di poter ammirare il volto di colei che ha soccorso e, davanti alla bellezza angelica di Giulietta, il suo cuore indomito deve arrendersi.

Chiara luce del giorno

Una casa nella vecchia Delhi, due sorelle che si ritrovano dopo anni di separazione e fanno i conti con il passato. Sullo sfondo, la storia dell’India prima e dopo l’Indipendenza, i cambiamenti radicali e le tradizioni immutabili. Ma al centro di tutto rimangono la casa decrepita, il vialetto delle rose e la quiete carica di tensione della chiara luce del giorno. Scritto alla fine degli anni Settanta, questo romanzo ricrea l’intero quadro di una cultura e di una società.