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Le note della passione 1. Mi vorrai

Monica è giovane, forte, indipendente, e con un carattere da vendere, forse troppo. È una musicista di talento e canta con la sua band nei locali di Los Angeles. In attesa del successo, lavora come cameriera in uno di quei bar panoramici di gran moda in città, al trentesimo piano di un palazzo nuovo di zecca con la piscina sul tetto, e uguale a mille altri: stesse sedie, stessi divani, stessa musica e stessi pezzi grossi di Hollywood impegnati a sorseggiare gli stessi drink. Monica detesta quell’ambiente e, la sera in cui viene licenziata, non sa se sentirsi sollevata o persa. Quando poi l’affascinante e intrigante proprietario del locale in questione, Jonathan Drazen, le offre un nuovo lavoro e la invita a uscire, Monica ha più di un momento di esitazione. Le basterebbe dare un bel due di picche al suo ex capo per chiudere il discorso. Con il dovuto garbo, beninteso. D’altronde non sarebbe né la prima né l’ultima volta: dopo la fi ne della sua ultima relazione, infatti, Monica ha detto basta agli uomini per dedicarsi completamente al suo sogno, la musica. In fondo, l’amore e il sesso fi nora sono stati solo in grado di interferire con i suoi progetti. C’è qualcosa però in quegli occhi verdi che la attrae. Qualcosa che darà inizio a un eccitante braccio di ferro. Perché, testarda e determinata, Monica non ha nessuna intenzione di sottomettersi a lui. Ma quanto a lungo riuscirà a resistergli? Pubblicata prima a puntate in ebook e poi raccolta in volumi, la serie Le note della passione ha conquistato le classifi che americane facendo entrare a pieno titolo C.D. Reiss nell’olimpo delle dieci autrici di libri erotici più popolari di Amazon, insieme a E.L. James. “Mi vorrai” è il primo, straordinario capitolo di una trilogia che va oltre i soliti cliché del genere – a partire dalla protagonista, tenace e un po’ cinica –, e seduce e appassiona con intelligenza, romanticismo, un pizzico di suspense e originalità.
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### Sinossi
Monica è giovane, forte, indipendente, e con un carattere da vendere, forse troppo. È una musicista di talento e canta con la sua band nei locali di Los Angeles. In attesa del successo, lavora come cameriera in uno di quei bar panoramici di gran moda in città, al trentesimo piano di un palazzo nuovo di zecca con la piscina sul tetto, e uguale a mille altri: stesse sedie, stessi divani, stessa musica e stessi pezzi grossi di Hollywood impegnati a sorseggiare gli stessi drink. Monica detesta quell’ambiente e, la sera in cui viene licenziata, non sa se sentirsi sollevata o persa. Quando poi l’affascinante e intrigante proprietario del locale in questione, Jonathan Drazen, le offre un nuovo lavoro e la invita a uscire, Monica ha più di un momento di esitazione. Le basterebbe dare un bel due di picche al suo ex capo per chiudere il discorso. Con il dovuto garbo, beninteso. D’altronde non sarebbe né la prima né l’ultima volta: dopo la fi ne della sua ultima relazione, infatti, Monica ha detto basta agli uomini per dedicarsi completamente al suo sogno, la musica. In fondo, l’amore e il sesso fi nora sono stati solo in grado di interferire con i suoi progetti. C’è qualcosa però in quegli occhi verdi che la attrae. Qualcosa che darà inizio a un eccitante braccio di ferro. Perché, testarda e determinata, Monica non ha nessuna intenzione di sottomettersi a lui. Ma quanto a lungo riuscirà a resistergli? Pubblicata prima a puntate in ebook e poi raccolta in volumi, la serie Le note della passione ha conquistato le classifi che americane facendo entrare a pieno titolo C.D. Reiss nell’olimpo delle dieci autrici di libri erotici più popolari di Amazon, insieme a E.L. James. “Mi vorrai” è il primo, straordinario capitolo di una trilogia che va oltre i soliti cliché del genere – a partire dalla protagonista, tenace e un po’ cinica –, e seduce e appassiona con intelligenza, romanticismo, un pizzico di suspense e originalità.

Il nostro tragico universo

Si può sfuggire allo scorrere del tempo, come scrive l’autore di La scienza di vivere per sempre? Esiste una connessione profonda tra la presenza di uno strano essere a Dartmoor, una nave in bottiglia, il tracciato di un ricamo all’uncinetto che rappresenta il mondo intero e le fate di Cottingley? Tra una recensione da consegnare e un libro da scrivere, Meg Carpenter non se la passava né troppo bene né troppo male. Aveva un ragazzo che era il classico inetto, certo. Arrivare alla fine del mese non era proprio una passeggiata, certo. E i libri erano tutta la sua vita, si potrebbe dire. Almeno fino a quando, tra le pagine di un testo di pseudoscienza, Meg non ha cominciato a guardare il suo tragico universo con occhi diversi. Tra psicologia e tarocchi, enigmi buddisti e teoremi di fisica, antiche cosmologie e leggende fatate, Meg si è messa alla ricerca delle risposte definitive a tutte le domande sul senso della vita e su come le relazioni nascano, crescano e poi, miseramente, muoiano.
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Il nostro futuro: Come affrontare il mondo dei prossimi vent’anni

È facile dimenticare quanto sia cambiato il mondo negli ultimi decenni, perché viviamo immersi nel presente: la più grande riduzione della povertà globale della storia, l’ascesa dei media elettronici in rete, un sistema economico planetario integrato che ci rifornisce di gadget che sarebbero stati considerati un lusso fantascientifico solo trent’anni fa.
È ancora più facile non pensare a quanto cambierà il mondo nei prossimi dieci anni, perché con le opportunità vengono anche i rischi, e spesso il cambiamento sembra improvviso, imprevedibile, inarrestabile. Alec Ross, consigliere dell’amministrazione Obama per l’innovazione e docente alla Columbia University, ha lavorato per anni alla frontiera del cambiamento e ha scritto questo libro con uno scopo ben preciso: raccontare alla gente il futuro, per aiutarla a trovare il proprio posto nel nuovo mondo.
Con grande competenza, ma senza tecnicismi, Ross affronta tutti i temi più caldi dell’innovazione – dalla ricerca genetica alla cybersicurezza, alla rivoluzione dei Big Data – rendendo ogni dibattito accessibile al lettore, sottraendogli la complessità tecnica ed evidenziando invece le sue ricadute sulle decisioni che ognuno di noi dovrà prendere nei prossimi dieci anni: cosa studiare (e cosa far studiare ai nostri figli)? Che lavoro scegliere? Come investire i nostri risparmi?
Alec Ross è molto legato all’Italia, dove ha vissuto e dove intrattiene diverse relazioni di altissimo livello nell’ambito sia industriale sia finanziario e istituzionale. Ha già pubblicato diversi interventi sui maggiori quotidiani nazionali e parla fluentemente italiano.
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### Sinossi
È facile dimenticare quanto sia cambiato il mondo negli ultimi decenni, perché viviamo immersi nel presente: la più grande riduzione della povertà globale della storia, l’ascesa dei media elettronici in rete, un sistema economico planetario integrato che ci rifornisce di gadget che sarebbero stati considerati un lusso fantascientifico solo trent’anni fa.
È ancora più facile non pensare a quanto cambierà il mondo nei prossimi dieci anni, perché con le opportunità vengono anche i rischi, e spesso il cambiamento sembra improvviso, imprevedibile, inarrestabile. Alec Ross, consigliere dell’amministrazione Obama per l’innovazione e docente alla Columbia University, ha lavorato per anni alla frontiera del cambiamento e ha scritto questo libro con uno scopo ben preciso: raccontare alla gente il futuro, per aiutarla a trovare il proprio posto nel nuovo mondo.
Con grande competenza, ma senza tecnicismi, Ross affronta tutti i temi più caldi dell’innovazione – dalla ricerca genetica alla cybersicurezza, alla rivoluzione dei Big Data – rendendo ogni dibattito accessibile al lettore, sottraendogli la complessità tecnica ed evidenziando invece le sue ricadute sulle decisioni che ognuno di noi dovrà prendere nei prossimi dieci anni: cosa studiare (e cosa far studiare ai nostri figli)? Che lavoro scegliere? Come investire i nostri risparmi?
Alec Ross è molto legato all’Italia, dove ha vissuto e dove intrattiene diverse relazioni di altissimo livello nell’ambito sia industriale sia finanziario e istituzionale. Ha già pubblicato diversi interventi sui maggiori quotidiani nazionali e parla fluentemente italiano.

Il nostro anno infinito

Amber e Francis sono come il sole e la luna: lei ribelle e impertinente, lui romantico e imbranato. Chissà se nel «mondo fuori» sarebbero stati insieme, chissà se lei lo avrebbe mai degnato di uno sguardo. A farli incontrare è una malattia crudele, in una corsia d’ospedale in cui i due ragazzi condividono canzoni, vecchi film, piccoli istanti preziosi in cui il male concede una tregua ed è più facile sognare il futuro, immaginarsi fuori di lì, insieme. Perché, se hai quindici anni, è impossibile non sperare di avere tutta la vita davanti. E quando il destino mostrerà il suo volto più duro, quando tutto sembrerà ingiusto e sbagliato, sarà l’amore a dare un senso a quell’anno così breve, così indimenticabile. “”Il nostro anno infinito”” è un romanzo che ti entra nel cuore in punta di piedi, ma lascia un segno indelebile. È una storia capace di commuovere fino alle lacrime e al tempo stesso di far sorridere e trasmettere una grande gioia di vivere. Grazie alla voce tenera e buffa di Francis, che la racconta, e a quella decisa e sfacciata di Amber, che gli fa eco. Grazie al coraggio di due famiglie imperfette e un po’ bizzarre ma pronte a tutto pur di proteggere i loro ragazzi dagli schiaffi della vita. Grazie all’intensità di un primo amore capace di essere infinito nonostante i giorni contati. Perché è il cuore, e non il tempo, a decidere che cosa è per sempre.
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### Sinossi
Amber e Francis sono come il sole e la luna: lei ribelle e impertinente, lui romantico e imbranato. Chissà se nel «mondo fuori» sarebbero stati insieme, chissà se lei lo avrebbe mai degnato di uno sguardo. A farli incontrare è una malattia crudele, in una corsia d’ospedale in cui i due ragazzi condividono canzoni, vecchi film, piccoli istanti preziosi in cui il male concede una tregua ed è più facile sognare il futuro, immaginarsi fuori di lì, insieme. Perché, se hai quindici anni, è impossibile non sperare di avere tutta la vita davanti. E quando il destino mostrerà il suo volto più duro, quando tutto sembrerà ingiusto e sbagliato, sarà l’amore a dare un senso a quell’anno così breve, così indimenticabile. “”Il nostro anno infinito”” è un romanzo che ti entra nel cuore in punta di piedi, ma lascia un segno indelebile. È una storia capace di commuovere fino alle lacrime e al tempo stesso di far sorridere e trasmettere una grande gioia di vivere. Grazie alla voce tenera e buffa di Francis, che la racconta, e a quella decisa e sfacciata di Amber, che gli fa eco. Grazie al coraggio di due famiglie imperfette e un po’ bizzarre ma pronte a tutto pur di proteggere i loro ragazzi dagli schiaffi della vita. Grazie all’intensità di un primo amore capace di essere infinito nonostante i giorni contati. Perché è il cuore, e non il tempo, a decidere che cosa è per sempre.

I nostri giorni infiniti

Highgate, Londra, novembre 1985: “Stamattina in fondo al cassetto dello scrittoio ho trovato una fotografia in bianco e nero di mio padre. Non sembrava un bugiardo”.
L’estate del 1976 in cui viene scattata quella fotografia, Peggy Hillcoat ha otto anni e suo padre ha appena trasformato la cantina di casa in un rifugio antiatomico e passa il tempo a scrivere elenchi di oggetti indispensabili da portare là sotto, per la sopravvivenza della famiglia. Quando i preparativi sono quasi finiti, ha inizio la fase di addestramento di Peggy: un gioco che ben presto si rivela fin troppo serio, al punto che un giorno suo padre la strappa dalla sua vita londinese per trascinarla in una strana vacanza. Ma niente spiagge o castelli di sabbia, solo un sentiero completamente invaso dai cespugli che sembrano dire “questa strada non è per umani”. Una vacanza in una baita nel mezzo della Foresta Nera destinata a durare anni. Perché quello che suo padre vuole fare è salvare Peggy da un pericolo imminente: la fine del mondo.
Sola con lui nei boschi, dove i giochi avventurosi si trasformano a volte in rituali violenti e incomprensibili, Peggy si convincerà che il mondo oltre la foresta è scomparso e che suo padre, la natura selvaggia e la lotta per sopravvivere agli inverni sono tutto ciò che le resta. Per nove anni.
Nel 1985 Peggy Hillcoat torna a casa. Ma cosa è accaduto davvero in quei boschi? Qual è stata l’immensa favola architettata affinché lei credesse alle paure di suo padre? E soprattutto perché è di nuovo a casa?
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### Sinossi
Highgate, Londra, novembre 1985: “Stamattina in fondo al cassetto dello scrittoio ho trovato una fotografia in bianco e nero di mio padre. Non sembrava un bugiardo”.
L’estate del 1976 in cui viene scattata quella fotografia, Peggy Hillcoat ha otto anni e suo padre ha appena trasformato la cantina di casa in un rifugio antiatomico e passa il tempo a scrivere elenchi di oggetti indispensabili da portare là sotto, per la sopravvivenza della famiglia. Quando i preparativi sono quasi finiti, ha inizio la fase di addestramento di Peggy: un gioco che ben presto si rivela fin troppo serio, al punto che un giorno suo padre la strappa dalla sua vita londinese per trascinarla in una strana vacanza. Ma niente spiagge o castelli di sabbia, solo un sentiero completamente invaso dai cespugli che sembrano dire “questa strada non è per umani”. Una vacanza in una baita nel mezzo della Foresta Nera destinata a durare anni. Perché quello che suo padre vuole fare è salvare Peggy da un pericolo imminente: la fine del mondo.
Sola con lui nei boschi, dove i giochi avventurosi si trasformano a volte in rituali violenti e incomprensibili, Peggy si convincerà che il mondo oltre la foresta è scomparso e che suo padre, la natura selvaggia e la lotta per sopravvivere agli inverni sono tutto ciò che le resta. Per nove anni.
Nel 1985 Peggy Hillcoat torna a casa. Ma cosa è accaduto davvero in quei boschi? Qual è stata l’immensa favola architettata affinché lei credesse alle paure di suo padre? E soprattutto perché è di nuovo a casa?

Le nostre paure

In una società complessa e incerta come quella in cui viviamo, oltre alle paure legate a minacce concrete – quelle di una competizione esasperata e di una violenza sempre più diffusa – esistono le paure dell’immaginario, prodotte da ciascuno con le sembianze di demoni, che spaventano e limitano ancor più dei pericoli reali. L’immaginario e i fantasmi che crea, il cui ruolo viene troppo spesso sottovalutato, assumono un peso sempre maggiore nella vita quotidiana, privando la paura della sua funzione di meccanismo di difesa per trasformarla in un nemico che ci si rivolta contro. Proprio alla paura, questo nodo cruciale nell’esistenza dell’uomo moderno, è dedicato il nuovo saggio di Vittorino Andreoli, ormai da decenni incontestato esperto dei segreti della mente. Nella sua analisi prende le distanze dal paradigma che vede gli esseri viventi come mero risultato di un processo di adattamento all’ambiente circostante. Distinguendo tra mondo esteriore e mondo interiore, Andreoli spiega infatti come sia quest’ultimo a condizionare maggiormente l’individuo: solo confrontandosi a fondo con “l’universo dentro di noi” è possibile imparare a conoscere le angosce che ci rubano la vita, per cercare di esorcizzarle e sconfiggerle.
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La nostra bambina

Buffon che, dopo una sconfitta a ping pong con Barone, manda in pezzi una vetrata con un calcio; Totti che, in una sera di libera uscita, scommette contro Peruzzi che non riuscirà a ingoiare una pizza intera in un sol boccone; Gattuso che, per scaramanzia, indossa la stessa tuta per un mese intero e prima di ogni partita della seconda fase fa la valigia per tornare in Italia; Pirlo che, prima del rigore decisivo di Grosso, chiede a Cannavaro in un abbraccio silenzioso se davvero sono a un passo dalla vittoria della Coppa. E su tutti il CT Marcello Lippi, che si tuffa nelle acque fangose del laghetto del ritiro di Duisburg e ne riemerge con un pesce sotto braccio. Quel mese dell’estate di dieci anni fa che va dall’esordio contro il Ghana alla vittoria in finale contro la Francia ha cambiato non solo la storia sportiva del nostro Paese ma quella di ventitré ragazzi che hanno saputo costruire un gruppo solidissimo e unito ancora oggi come se il tempo non fosse mai passato. E che la notte del 9 luglio 2006, sotto il cielo azzurro di Berlino, sono diventati tutti contemporaneamente papà di quella Coppa del Mondo. Dopo un decennio esatto, Fabio Cannavaro, capitano e trascinatore, riunisce i protagonisti dell’impresa per un racconto corale delle settimane trascorse insieme tra goliardia e voglia di vincere. E, con la collaborazione di Alessandro Alciato, dà vita a un ritratto a tutto tondo di quel gruppo di amici e campioni, ricco di retroscena, momenti unici e aneddoti inediti dell’ultimo trionfo azzurro.

La Nostra Anima

I due lunghi racconti che compongono questo volume – “La nostra anima” e “Il signor Münster”, fra i più felici e temerari del Savinio narratore – possono essere letti come un dittico sulle metamorfosi dell’anima, dove l’omaggio alla solennità del tema è dato proprio dalla delirante, oltraggiosa comicità del tono. Nel primo, fino a oggi quasi ignoto perché pubblicato nel 1944 in un’edizione numerata di trecento esemplari, Psiche appare al giovane Nivasio Dolcemare in un «museo di manichini di carne», a Salonicco. Accosciata sul fondo di una fetida stanza che sembra la gabbia di uno zoo, la «nostra anima» è una fanciulla nuda con testa di pellicano. La sua pelle è tutta incisa dalle frasi dei visitatori, come un rudere. E, quando Nivasio-Savinio ascolterà la sua voce, gli sarà e ci sarà rivelata una nuova, stupefacente e cruda versione del mito di Eros e Psiche: in questo caso la vicenda matrimoniale di una delle tre sorelle Falpalà, poi «nostra anima» esposta al pubblico quale archetipo animalesco. Dopo l’anima e l’amore, l’anima e la morte, ai cui misteriosi rapporti ci introduce “Il signor Münster”, scritto in quegli stessi anni di guerra che furono forse i più fecondi per Savinio. E qui troveremo, nella gabbia della sua casa, il signor Münster, questo «bambino prolungato» in cui è facile riconoscere uno stupendo autoritratto di Savinio, travolto in una vorticosa sequenza di metamorfosi: prima ritiene di essere morto, poi rompe gli specchi della casa, poi sente di trasformarsi in anima, poi ha grandiose visioni, poi si traveste da donna… Alla fine lo vedremo inseguire un’Aurora imbellettata, attempata ed equivoca, che sguscia da un portone di via del Babuino.

Nostalgia

Un tempo campo di transito per i nuovi immigrati dal Kurdistan, Maoz Tzion, detto il Castel per via di un fortino in cima a una collina, è ora un insieme indistinto di villette e baracche, di case e macerie, strade linde e vicoli fatiscenti. Dopo tante catapecchie condivise, i litigi per i conti e i turni per la doccia, Amir, studente di psicologia a Tel Aviv, e Noa, studentessa di fotografia a Gerusalemme, hanno preso casa al Castel. Lappartamento trovato non è, certo, quanto di meglio si possa desiderare. Un bilocale con un salotto grande quanto una cucina, una cucina grande quanto un vano doccia e un vano doccia con la spatola per tirare via lacqua quando si allaga. Ma per Amir e Noa è un palazzo dove possono vivere come un re e una regina, gi-rare per il salotto in mutande e fare lamore dappertutto, a qualunque ora, senza temere che il coinquilino rientri in anticipo.
Dietro il muro del loro appartamento abita il padrone di casa, Moshe Zakian. Moshe ha soltanto due anni piú di Amir, anche se è già marito di Sima e padre di due bambini. Non parla granché, preferisce fare, aggiu-stando qualunque cosa: serrature, elettricità, tubature otturate. E sua moglie Sima, che al contrario parla sempre e ha la battuta pronta, è il suo grande amore. Si vede a chilometri di distanza.
Nellappartamento di fronte vive il piccolo Yotam che si sente trascurato da quando Ghidi, il fratello grande, è morto soldato in Libano. Sua madre, infatti, non fa altro che singhiozzare e mormorare «Ghidi, oh Ghidi» circondata dalle amiche che cercano di calmarla.
Nei paraggi si aggira Saddiq, il muratore arabo. Per prenderlo in giro, gli altri muratori lo chiamano Shaikh Saddiq, perché non sgarra di un millimetro quando si tratta di fare le misurazioni. Saddiq non ha una casa al Castel, ma vorrebbe averla, anzi riaverla. Nellappartamento sopra il bilocale di Amir e Noa, quello costruito come una volta, pietra su pietra, prima che arrivassero i coloni ebrei, vivevano, infatti, i suoi. Sotto il mattone sopra la porta dingresso, dentro un sacchettino avvolto nella carta da giornale, sua madre ha nascosto qualcosa di importante per lei che, sia lodato Allah, Saddiq vorrebbe riportarle indietro.
Quattro case e un desiderio struggente di trovare il proprio posto nel mondo, nel momento in cui il proprio mondo Israele e le infinite anime che lo compongono è sconvolto dallassassinio del Primo Ministro Yitzhak Rabin: cosí potrebbe essere descritta questopera che ha rivelato il talento di Eshkol Nevo sulla scena letteraria internazionale. Vincitore di numerosi premi, tradotto in numerosi paesi, il romanzo appare ora in una rinnovata traduzione italiana, rivista sulla base delle preziose indicazioni dellautore.
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### Descrizione
Noa, studentessa di fotografia a Gerusalemme e Amir, studente di psicologia a Tel Aviv, decidono per convenienza di spostamenti di trasferirsi in un villaggio a metà strada tra le due città. Castel – questo è il nome del villaggio – è un’ex enclave araba abbandonata nel 1948 e da allora divenuta dimora di una comunità ebraica proveniente dal Kurdistan. I due ragazzi sviluppano da subito un rapporto di caldo vicinato con i padroni di casa, gli Zakian e con una famiglia che vive nei dintorni, segnata dalla tragedia della morte di uno dei figli, ucciso in Libano e il cui secondogenito stringerà un’amicizia fraterna con Amir. Questo intreccio di sentimenti e drammi privati si complicherà quando un operaio palestinese di nome Saddiq che sta svolgendo dei lavori nei paraggi riconoscerà nella casa dove abitano Noa e Amir l’abitazione da cui la propria famiglia era stata scacciata all’arrivo dei coloni ebrei. Di quella casa Saddiq possiede ancora la chiave, e si fa forte in lui, giorno dopo giorno, il desiderio di entrare furtivamente nell’appartamento della sua infanzia. Il giorno in cui cede alla tentazione, ritrovando tra l’altro un gioiello che sua madre aveva nascosto dietro a un mattone, verrà arrestato come sospetto terrorista. Intanto, sulle esistenze di Noa, Amir e degli altri abitanti del quartiere, si stende il velo nero di una tragedia collettiva: è il 4 novembre del 1995 e Yitzak Rabin, capo del governo, viene assassinato…
### Sinossi
Un tempo campo di transito per i nuovi immigrati dal Kurdistan, Maoz Tzion, detto il Castel per via di un fortino in cima a una collina, è ora un insieme indistinto di villette e baracche, di case e macerie, strade linde e vicoli fatiscenti. Dopo tante catapecchie condivise, i litigi per i conti e i turni per la doccia, Amir, studente di psicologia a Tel Aviv, e Noa, studentessa di fotografia a Gerusalemme, hanno preso casa al Castel. Lappartamento trovato non è, certo, quanto di meglio si possa desiderare. Un bilocale con un salotto grande quanto una cucina, una cucina grande quanto un vano doccia e un vano doccia con la spatola per tirare via lacqua quando si allaga. Ma per Amir e Noa è un palazzo dove possono vivere come un re e una regina, gi-rare per il salotto in mutande e fare lamore dappertutto, a qualunque ora, senza temere che il coinquilino rientri in anticipo.
Dietro il muro del loro appartamento abita il padrone di casa, Moshe Zakian. Moshe ha soltanto due anni piú di Amir, anche se è già marito di Sima e padre di due bambini. Non parla granché, preferisce fare, aggiu-stando qualunque cosa: serrature, elettricità, tubature otturate. E sua moglie Sima, che al contrario parla sempre e ha la battuta pronta, è il suo grande amore. Si vede a chilometri di distanza.
Nellappartamento di fronte vive il piccolo Yotam che si sente trascurato da quando Ghidi, il fratello grande, è morto soldato in Libano. Sua madre, infatti, non fa altro che singhiozzare e mormorare «Ghidi, oh Ghidi» circondata dalle amiche che cercano di calmarla.
Nei paraggi si aggira Saddiq, il muratore arabo. Per prenderlo in giro, gli altri muratori lo chiamano Shaikh Saddiq, perché non sgarra di un millimetro quando si tratta di fare le misurazioni. Saddiq non ha una casa al Castel, ma vorrebbe averla, anzi riaverla. Nellappartamento sopra il bilocale di Amir e Noa, quello costruito come una volta, pietra su pietra, prima che arrivassero i coloni ebrei, vivevano, infatti, i suoi. Sotto il mattone sopra la porta dingresso, dentro un sacchettino avvolto nella carta da giornale, sua madre ha nascosto qualcosa di importante per lei che, sia lodato Allah, Saddiq vorrebbe riportarle indietro.
Quattro case e un desiderio struggente di trovare il proprio posto nel mondo, nel momento in cui il proprio mondo Israele e le infinite anime che lo compongono è sconvolto dallassassinio del Primo Ministro Yitzhak Rabin: cosí potrebbe essere descritta questopera che ha rivelato il talento di Eshkol Nevo sulla scena letteraria internazionale. Vincitore di numerosi premi, tradotto in numerosi paesi, il romanzo appare ora in una rinnovata traduzione italiana, rivista sulla base delle preziose indicazioni dellautore.

Norstrilia

Rod McBan si direbbe un giovanotto fortunato. Grazie a una eredità e alla collaborazione di un computer si trova un giorno ad essere l’uomo più ricco dell’universo. Oltre a una trentina di vari pianeti, Rod McBan possiede l’antica Terra e detiene il monopolio sulla preziosa droga dell’immortalità prodotta soltanto sul suo mondo natale, Norstrilia. Ma per giungere a tanto Rod McBan ha dovuto farsi molti nemici, e superare la propria incapacità di comunicare telepaticamente come i suoi simili. Non c’è da stupirsi, quindi, se per visitare la vecchia Terra siano necessari travestimenti e altre precauzioni: fra sicari umani e quasi-umani, agenti della Federazione e membri di società segrete, sopravvivere non è sempre facile. Finalmente l’odissea di Rod McBan, un grande classico della fantascienza moderna, torna ai lettori italiani nella sua versione originale e integrale.

Normal (versione italiana)

Vive nella vostra comunità, in una bella casa, con un giardino ben tenuto. Fa la spesa nel vostro negozio di fiducia, e se vi urta una spalla si scusa con un sorriso. Se è incolonnato di fianco a voi in autostrada, vi lascia passare con un gentile gesto della mano.
Quello che non sapete, di lui, è che sotto il garage, in una stanza segreta, possiede una gabbia elaborata, e quel cibo che sta pagando alla cassa è per la ragazza che tiene chiusa lì dentro contro la sua volontà. Una di una lunga lista, e non sa che cosa la aspetta.
È così da molto tempo. È normale, e funziona alla perfezione.
Poi incontra la cassiera dell’alimentari aperto 24 ore su 24 e tutto cambia. A quel punto il piano, la caccia, la stanza… le altre non gli servono più. Ha bisogno solo di lei. Ma proprio quando decide di redimersi, la polizia gli sta col fiato sul collo. Lui potrebbe anche riuscire a nascondere le proprie tracce, se non fosse per un piccolo particolare: c’è ancora qualcuno nella sua gabbia.
Una black comedy intensa e agghiacciante che trascina il lettore dentro la mente dell’assassino, costringendolo a riflettere sul concetto di normalità.
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### Sinossi
Vive nella vostra comunità, in una bella casa, con un giardino ben tenuto. Fa la spesa nel vostro negozio di fiducia, e se vi urta una spalla si scusa con un sorriso. Se è incolonnato di fianco a voi in autostrada, vi lascia passare con un gentile gesto della mano.
Quello che non sapete, di lui, è che sotto il garage, in una stanza segreta, possiede una gabbia elaborata, e quel cibo che sta pagando alla cassa è per la ragazza che tiene chiusa lì dentro contro la sua volontà. Una di una lunga lista, e non sa che cosa la aspetta.
È così da molto tempo. È normale, e funziona alla perfezione.
Poi incontra la cassiera dell’alimentari aperto 24 ore su 24 e tutto cambia. A quel punto il piano, la caccia, la stanza… le altre non gli servono più. Ha bisogno solo di lei. Ma proprio quando decide di redimersi, la polizia gli sta col fiato sul collo. Lui potrebbe anche riuscire a nascondere le proprie tracce, se non fosse per un piccolo particolare: c’è ancora qualcuno nella sua gabbia.
Una black comedy intensa e agghiacciante che trascina il lettore dentro la mente dell’assassino, costringendolo a riflettere sul concetto di normalità.

Norimberga. Processo al processo

Settant’anni fa si concludeva a Norimberga quello che è stato definito il più grande processo della storia: il processo ai criminali nazisti: ventun gerarchi, o ventun “mostri”, come si diceva allora, colpevoli di aver scatenato la seconda guerra mondiale, deportato intere popolazioni, eliminato sei milioni di ebrei e provocato la morte complessiva di ventisei milioni di esseri umani.
Ma la ricerca non si limita soltanto a rievocare quel drammatico avvenimento – imputati, accusa, difesa, documenti, verdetto e condanne, ma sottopone a processo lo stesso procedimento con l’aiuto di storici e insigni studiosi tedeschi, intervistati nel 1985, fra cui i noti scrittori Golo Mann ed Eric Kuby: “atti contrari alle leggi e consuetudini di guerra”: cosa implica tale principio? La rinuncia alla guerra o l’accettazione di una guerra “secondo ragione” e “secondo le legge”? Affermare, una volta per tutte, un principio nuovo – come ritenevano i giudici di Norimberga – o applicato un criterio di giudizio, giustificabilissimo di fronte alla barbarie nazista, ma ormai senza applicazione perchè figlio di quel tempo? Un dibattito appassionante che torna d’estrema attualità nel tormentato panorama odierno panorama.
In appendice la storia della figura più enigmatica del processo, il delfino di Hitler, l’ultimo di Spandau, Rudolf Hess.
Leandro Castellani, è un noto autore e regista che alla tv, e più sporadicamente alla radio e al cinema, ha dato un valido e originale contributo spaziando dal grande sceneggiato (Le cinque giornate di Milano, La gatta, Incantesimo, ecc.) all’inchiesta storica (La bomba prima e dopo, Mille non più mille, ecc), alla biografia (Oppenheimer, Don Bosco, ecc.) e ottenendo i massimi riconoscimenti internazionali (Leone d’oro di Venezia, Prix Italia, Festival di Montecarlo, Mosca, Villerupt, Chanchung, ecc.).
E’ autore inoltre di numerosi volumi di carattere storico (Mistero Majorana), giornalistico (Giallo storia), di costume (Lo Strauss della Romagna), di saggi sulla comunicazione e i media (Premio Fabbri, Premio Capri, Premio “Scrivere di cinema”), di opere di narrativa (Occhi da cinema, Premio Domenico Rea 2009), ecc.
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### Sinossi
Settant’anni fa si concludeva a Norimberga quello che è stato definito il più grande processo della storia: il processo ai criminali nazisti: ventun gerarchi, o ventun “mostri”, come si diceva allora, colpevoli di aver scatenato la seconda guerra mondiale, deportato intere popolazioni, eliminato sei milioni di ebrei e provocato la morte complessiva di ventisei milioni di esseri umani.
Ma la ricerca non si limita soltanto a rievocare quel drammatico avvenimento – imputati, accusa, difesa, documenti, verdetto e condanne, ma sottopone a processo lo stesso procedimento con l’aiuto di storici e insigni studiosi tedeschi, intervistati nel 1985, fra cui i noti scrittori Golo Mann ed Eric Kuby: “atti contrari alle leggi e consuetudini di guerra”: cosa implica tale principio? La rinuncia alla guerra o l’accettazione di una guerra “secondo ragione” e “secondo le legge”? Affermare, una volta per tutte, un principio nuovo – come ritenevano i giudici di Norimberga – o applicato un criterio di giudizio, giustificabilissimo di fronte alla barbarie nazista, ma ormai senza applicazione perchè figlio di quel tempo? Un dibattito appassionante che torna d’estrema attualità nel tormentato panorama odierno panorama.
In appendice la storia della figura più enigmatica del processo, il delfino di Hitler, l’ultimo di Spandau, Rudolf Hess.
Leandro Castellani, è un noto autore e regista che alla tv, e più sporadicamente alla radio e al cinema, ha dato un valido e originale contributo spaziando dal grande sceneggiato (Le cinque giornate di Milano, La gatta, Incantesimo, ecc.) all’inchiesta storica (La bomba prima e dopo, Mille non più mille, ecc), alla biografia (Oppenheimer, Don Bosco, ecc.) e ottenendo i massimi riconoscimenti internazionali (Leone d’oro di Venezia, Prix Italia, Festival di Montecarlo, Mosca, Villerupt, Chanchung, ecc.).
E’ autore inoltre di numerosi volumi di carattere storico (Mistero Majorana), giornalistico (Giallo storia), di costume (Lo Strauss della Romagna), di saggi sulla comunicazione e i media (Premio Fabbri, Premio Capri, Premio “Scrivere di cinema”), di opere di narrativa (Occhi da cinema, Premio Domenico Rea 2009), ecc.

Non tutto si dimentica

«Elettrizzante.»The Washington Post«Un thriller originale, avvincente e che fa riflettere.»B.A. Paris, autrice del bestseller La coppia perfetta»«Non tutto si dimentica esplora le relazioni familiari senza perdere di vista la crescente tensione causata dagli eventi. Un romanzo che a ogni capitolo offre colpi di scena, sorprese e una trama che vi terrà incollati alle pagine. Non perdetelo!» Karin Slaughter, autrice bestseller del New York Times«Wendy Walker ha una scrittura magnetica e accattivante grazie alla quale riesce a raccontare una storia dalla forza straordinaria, ma anche a spiegarci l’importanza della memoria per ognuno di noi. Proprio come suggerisce il titolo, è un romanzo che non si dimentica»Mary Kubica, autrice bestseller del New York TimesVuoi davvero ricordare cosa ti è successo?Tutti sanno cos’è successo a Jenny Kramer quella sera. Non capita spesso che una tranquilla cittadina di provincia sia teatro di un crimine e la notizia ha sconvolto l’intera comunità: durante una festa a casa di amici, Jenny è stata aggredita da un uomo, che poi è fuggito senza lasciare traccia. Tutti lo sanno, tranne Jenny. Perché lei è stata sottoposta a una terapia farmacologica sperimentale, che le ha cancellato dalla memoria quella terribile esperienza. O almeno così speravano i medici. In realtà, il corpo di Jenny non ha dimenticato e, a poco a poco, i demoni del passato iniziano a intaccare l’apparente serenità del presente, trascinando la ragazza sull’orlo del suicidio. E nemmeno i suoi genitori riescono a superare il trauma, ossessionati dall’idea che chi ha distrutto la vita della figlia sia ancora in libertà. Secondo il dottor Forrester, il terapeuta di Jenny, la ragazza non ha scelta: deve recuperare i ricordi di quella sera. Anche a costo di portare alla luce verità che gettano più di un’ombra sulla superficie perfetta di quella tranquilla cittadina di provincia…Grazie alla straordinaria capacità di coniugare suspense, dilemmi morali e colpi di scena, l’autrice esplora il lato oscuro dei rapporti familiari, dando vita a una storia potente e originale che ha conquistato gli editori di tutto il mondo. Dopo aver scalato le classifiche americane, tedesche e francesi, Non tutto si dimentica è in corso di traduzione in altri 20 Paesi.

Non torna nessuno

Dopo il boom petrolifero, il North Dakota si è riempito di squallidi quartieri dormitorio per gli uomini ingaggiati negli impianti, alla periferia di città impreparate ad accoglierli. In posti come questi, isolati e fuori dal tempo, è facile far sparire una persona. E quando due ragazzi appena arrivati svaniscono senza lasciare traccia, sono solo le loro madri a credere di poterli ritrovare. Colleen, ricca e ben protetta signora del Massachusetts, non aveva certo sognato una vita sulle piattaforme petrolifere per suo figlio Paul e ora è ben decisa a riportarlo a casa. Shay, resa dura da una vita tutt’altro che semplice nella parte sbagliata della California, desidera solo riavere il suo Taylor e non si lascia certo intimidire dai poliziotti reticenti e dal codice del silenzio della società petrolifera. Lei è l’unica persona a voler avere a che fare con Colleen, perché ha la sua stessa missione. Stanche e spaventate, le due improbabili alleate sigillano un patto contro tutto e contro tutti, e si trovano loro malgrado a scavare tra menzogne e omertà, tra il cielo grigio acciaio e il ghiaccio nero petrolio. Nulla può fermare una madre. Due sono invincibili. Autrice bestseller in America, Sophie Littlefield ha scritto un thriller teso ed emozionante, un racconto in continuo equilibrio tra vita e morte, tra sconforto e speranza, tra odio e amicizia. E le novelle Thelma e Louise sono due eroine irresistibili, coraggiose e verissime.
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### Sinossi
Dopo il boom petrolifero, il North Dakota si è riempito di squallidi quartieri dormitorio per gli uomini ingaggiati negli impianti, alla periferia di città impreparate ad accoglierli. In posti come questi, isolati e fuori dal tempo, è facile far sparire una persona. E quando due ragazzi appena arrivati svaniscono senza lasciare traccia, sono solo le loro madri a credere di poterli ritrovare. Colleen, ricca e ben protetta signora del Massachusetts, non aveva certo sognato una vita sulle piattaforme petrolifere per suo figlio Paul e ora è ben decisa a riportarlo a casa. Shay, resa dura da una vita tutt’altro che semplice nella parte sbagliata della California, desidera solo riavere il suo Taylor e non si lascia certo intimidire dai poliziotti reticenti e dal codice del silenzio della società petrolifera. Lei è l’unica persona a voler avere a che fare con Colleen, perché ha la sua stessa missione. Stanche e spaventate, le due improbabili alleate sigillano un patto contro tutto e contro tutti, e si trovano loro malgrado a scavare tra menzogne e omertà, tra il cielo grigio acciaio e il ghiaccio nero petrolio. Nulla può fermare una madre. Due sono invincibili. Autrice bestseller in America, Sophie Littlefield ha scritto un thriller teso ed emozionante, un racconto in continuo equilibrio tra vita e morte, tra sconforto e speranza, tra odio e amicizia. E le novelle Thelma e Louise sono due eroine irresistibili, coraggiose e verissime.

Non ti riconosco

Un viaggio per tappe della mente e del cuore nell’Italia del boom economico, del sogno, della decadenza. Di pieni fattisi d’improvviso vuoti. Di momenti di caduta e stordimento, ma anche di grande condivisione e cambiamento. «Nel corso di questo lungo viaggio erratico tra le pieghe di un Paese sospeso, ho incontrato un’infinità di tracce di metamorfosi istantanea. Di futuri fattisi istantaneamente anteriori. Di promesse appena immaginate e già mancate. Di progetti iniziati e non terminati. E i segni di mappe che non valgono piú. Ma non riesco a considerarli simboli di un paradiso perduto».Un viaggio in Italia, da Torino a Lampedusa, sulle tracce di città e territori conosciuti, amati, e poi, a volte, perduti. Di luoghi dell’esperienza e della memoria che mutano nel tempo e nelle stagioni fino a «non riconoscerli piú», ma di cui non puoi, comunque, fare a meno. Di paesaggi familiari che giorno dopo giorno stupiscono, disorientano, promettono nuove frontiere. Cosí Torino, prima tappa del viaggio, è un luogo in cui può succedere di perdersi. Ci si può perdere non tanto nel centro, fissato dai recenti restauri in cartolina da consumare con i piedi e con lo sguardo piú che da abitare, ma già nella prima periferia dove i negozi chiudono e le vetrine cambiano volto: la gastronomia diventa un hard discount e la piccola gioielleria di quartiere inalbera la pacchiana bandiera del «compro oro». E ci si può perdere nella seconda periferia dove la scomparsa della grande fabbrica e la trasformazione della vecchia metropoli di produzione ha «sciolto» il paesaggio mutandone anima e corpo. Ma oggi Torino è anche Arduino: una «piattaforma hardware low cost programmabile» che sa innaffiare i fiori alle ore stabilite, guidare un drone in spazi chiusi, gestire un appartamento con il comando vocale. Una risorsa eccezionale open source messa a disposizione di tutti. Un simbolo del futuro. Il viaggio continua, attraversando la nostra penisola, percorrendo autostrade deserte o mescolandosi alla folla, incrociando le storie dei suoi abitanti e ascoltandone ricordi e sogni, accompagnati dal suono del vento negli ulivi o fra gli scogli di una piccola isola lontana. Cosí si scopre il paese abbandonato di Consonno, nel cuore della Brianza, certo il piú bizzarro ghost village italiano, una sorta di «Disneyland lombarda» o il quadrante orientale, il Nordest del grande balzo in avanti e del duro rinculo, o il distretto di Prato, alle porte di Lucca e Firenze, testimone di antichi saperi artigiani sfidati dall’Oriente. E le antiche cattedrali nel deserto del Sud: l’Ilva di Taranto, le industrie chimiche di Saline Joniche, il porto di Gioia Tauro, un bacino lunghissimo a forma di fagiolo protetto da enormi colonne di cemento, e una brughiera spoglia che ha sostituito piú di ottocentomila alberi: aranci, limoni, ulivi secolari. Fino a Lampedusa luogo di arrivo e di sbarco continuo di altre realtà. Porta di entrata e di uscita. Isola che nel suo perimetro breve contiene tutte le fini e tutte le speranze.

Non ti faccio niente

1983. L’uomo seduto nella macchina blu è nuovo di quelle parti, ma Remo non ha paura, non sa che cosa sia un estraneo. L’uomo ha tra le mani un passerotto caduto dal nido, almeno così dice, e chiede a Remo di aiutarlo a prendersene cura. Il bambino, sette anni passati quasi tutti per strada, che i genitori hanno altri pensieri, non esita neppure per un attimo. E sale. Tre giorni dopo viene restituito alla famiglia, illeso nel corpo e nell’anima; racconta di un uomo biondo, bellissimo, che lo ha riempito di regali e che ha giocato con lui, come nessun adulto aveva mai fatto. Non è la prima volta che succede e non sarà l’ultima. Trentadue bambini in sedici anni. Tutti tenuti per tre giorni da un uomo che cerca di realizzare i loro desideri e li restituisce alla famiglia, felici. Quando la polizia comincia a collegare i rapimenti lampo, l’uomo scompare. 2015. Il padre di Greta non è mai arrivato una sola volta in ritardo a prenderla. Ma lo sgomento negli occhi della maestra gli fa capire che qualcosa non va, perché Greta a scuola non è mai entrata. Scompare così, la figlia di Remo Polimanti, come lui era scomparso trent’anni prima. Anche lei viene subito restituita alla famiglia, ma priva di vita. Greta non è che la tappa iniziale di una scia di sangue che collega i figli dei bambini rapiti anni prima. Ma perché il rapitore “buono” si è trasformato in un assassino? O forse c’è qualcuno che intende emularlo. O sfidarlo. O punirlo. In un’inquietante e tormentata danza di ombre e luci, Paola Barbato ci conduce fin dentro le nostre paure più grandi, facendo sanguinare ferite mai guarite davvero.