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La vegetariana

«Ho fatto un sogno» dice Yeong-hye, e da quel sogno di sangue e di boschi scuri nasce il suo rifiuto radicale di mangiare, cucinare e servire carne, che la famiglia accoglie dapprima con costernazione e poi con fastidio e rabbia crescenti. È il primo stadio di un distacco in tre atti, un percorso di trascendenza distruttiva che infetta anche coloro che sono vicini alla protagonista, e dalle convenzioni si allarga al desiderio, per abbracciare infine l’ideale di un’estatica dissoluzione nell’indifferenza vegetale. La scrittura cristallina di Han Kang esplora la conturbante bellezza delle forme di rinuncia più estreme, accompagnando il lettore fra i crepacci che si aprono nell’ordinario quando si inceppa il principio di realtà – proprio come avviene nei sogni più pericolosi.
(source: Bol.com)

La vedova incinta

Questa è la storia di un trauma sessuale. Non era più di primo pelo quando gli accadde, era un adulto fatto e finito; e consenziente – assolutamente consenziente. Ma non per questo non ne è stato segnato: Keith ha poco più di vent’anni durante quell’estate torrida, infinita ed eroticamente decisiva che trascorre in un castello italiano insieme alla sua ragazza, un’amica e un variegato manipolo di altri personaggi degni di una commedia shakespeariana. Qualche escursione, un ozioso tuffo in piscina e non resta molto con cui occupare il tempo se non flirtare con gli altri giovani della compagnia e abbandonarsi alle proprie ossessioni. Due, nel caso di Keith: il sesso e la letteratura. Sono anni in cui l’educazione sentimentale inizia a esser declinata come un bollettino di guerra: quella tra i sessi naturalmente, di cui Keith si trova a essere volenteroso ma smarrito fantaccino spedito a un fronte mai come allora in movimento. Un eccitante (o angosciante) interregno sospeso tra il ritiro dell’ancien regime sessuale cacciato dalla rivoluzione dei costumi e l’instaurarsi di un nuovo governo: del resto, come dice il poeta, “il mondo uscente non lascia eredi, bensì una vedova incinta”. E poi c’è la letteratura: la conquista faticosa, perennemente inconclusa, di un proprio stile, di una propria voce che riecheggi quella dei padri (ripercorsi uno dopo l’altro come in un particolareggiato compendio della materia) ma che da loro non si faccia sopraffare…

Il vecchio pozzo

In un angolo del cortile della casa di Debrecen in cui Magda Szabo visse per molti anni, c’era un vecchio pozzo ricoperto ormai da lungo tempo. Era un luogo al quale la bambina non poteva avvicinarsi – i genitori temevano potesse cedere – e che per questo esercitava un fascino particolare.
Le alterne vicende della vita e della Storia condussero poi la scrittrice lontano dalla città natia, nella casa andarono a vivere altri inquilini, il cortile fu frequentato da gente sconosciuta. Ma non per questo l’incanto di quel posto si fece meno intenso: il vecchio pozzo non era più una minaccia, anzi, le sue misteriose profondità custodivano vivi e intatti i frammenti dell’infanzia che la donna ormai adulta e famosa poteva richiamare alla memoria a ogni nuova visita.
Appaiono così i genitori, due ‘scrittori mancati’ che tuttavia non rimpiansero mai di non avere consacrato tutta la vita all’arte e diedero alla figlioletta un’educazione particolare tutta intrisa di solidi valori e antichissima cultura; emerge Debrecen, la città in cui il vento era più autentico, l’acqua più buona, le stelle più luminose, fanno capolino il Natale, gli animali, il paesaggio, gli antenati, la scuola, i giochi dell’infanzia.
Accostandosi, come un novella Alice, a quel pozzo, che è allo stesso tempo cifra dell’infanzia e del suo mondo interiore, capitolo dopo capitolo Magda Szabo ci svela, con una delicatezza senza pari, l’origine di un’esistenza artistica fuori dal comune.

(source: Bol.com)

Il vecchio pozzo

In un angolo del cortile della casa di Debrecen in cui Magda Szabo visse per molti anni, c’era un vecchio pozzo ricoperto ormai da lungo tempo. Era un luogo al quale la bambina non poteva avvicinarsi – i genitori temevano potesse cedere – e che per questo esercitava un fascino particolare.
Le alterne vicende della vita e della Storia condussero poi la scrittrice lontano dalla città natia, nella casa andarono a vivere altri inquilini, il cortile fu frequentato da gente sconosciuta. Ma non per questo l’incanto di quel posto si fece meno intenso: il vecchio pozzo non era più una minaccia, anzi, le sue misteriose profondità custodivano vivi e intatti i frammenti dell’infanzia che la donna ormai adulta e famosa poteva richiamare alla memoria a ogni nuova visita.
Appaiono così i genitori, due ‘scrittori mancati’ che tuttavia non rimpiansero mai di non avere consacrato tutta la vita all’arte e diedero alla figlioletta un’educazione particolare tutta intrisa di solidi valori e antichissima cultura; emerge Debrecen, la città in cui il vento era più autentico, l’acqua più buona, le stelle più luminose, fanno capolino il Natale, gli animali, il paesaggio, gli antenati, la scuola, i giochi dell’infanzia.
Accostandosi, come un novella Alice, a quel pozzo, che è allo stesso tempo cifra dell’infanzia e del suo mondo interiore, capitolo dopo capitolo Magda Szabo ci svela, con una delicatezza senza pari, l’origine di un’esistenza artistica fuori dal comune.

(source: Bol.com)

La vecchia dell’aceto

Palermo, 1789. È il 30 aprile, e Giovanna Bonanno affronta una terribile morte sulla forca eretta sul quadrivio di piazza Villena, “affinché la sua anima si separi dal corpo e venga fatta Giustizia”.. Passata alla storia come “.La vecchia dell’aceto”, personaggio mai completamente svelato, la sua fama fu alimentata da quelle donne maritate infelicemente che decisero di eliminare lo sposo usando il suo “aceto”, un’acqua a base di veleno. Ambientato ai tempi del viceré Caracciolo, il libro intreccia mirabilmente la storia con la fantasia, e ci fa rivivere fasti e nefandezze di un periodo tra i più travagliati nella storia di Palermo, aprendoci al mondo dell’Inquisizione e ai suoi tristi rituali, sullo sfondo delle contraddizioni della città, con la sua relativa opulenza e la sua strabordante povertà.
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Vaticanum. Il manoscritto segreto

Chi era davvero Gesù? Un mistero che la Chiesa occulta da duemila anni Quale prezioso codice si nasconde nelle stanze della Biblioteca Vaticana? E cosa contiene di tanto pericoloso da spingere qualcuno a uccidere perché non sia rivelato? Patricia Escalona, una ricercatrice spagnola, sta esaminando uno dei più antichi manoscritti biblici, il Codex Vaticanus, quando un rumore la attira negli oscuri meandri della biblioteca. Il cadavere della studiosa verrà ritrovato con la gola tagliata, accanto a un foglio che presenta dei segni indecifrabili. Valentina Ferro, un’affascinante ispettrice della polizia italiana, e Tomás Noronha, un famoso storico portoghese, saranno chiamati a indagare sull’omicidio e a far luce sulle antiche pagine che Patricia stava consultando. Contengono forse un segreto così importante da essere fatale per chi sia vicino a svelarlo? I due scopriranno l’esistenza di qualcuno che, attraverso i passi del Nuovo Testamento, sta cercando di far luce sul mistero che avvolge la vera identità di Gesù Cristo, avvalendosi anche delle ultime tecniche dell’ingegneria genetica. Vaticanum – Il manoscritto esoterico ci conduce alla scoperta di un avvincente enigma che non è solo frutto della fantasia di dos Santos. E se si trattasse del più grande segreto contenuto nelle Sacre Scritture? Il più grande segreto contenuto nelle sacre scritture. Quale mistero nasconde il codex vaticanus? Un autore di fama internazionale Tradotto in 15 paesi Il segreto più custodito della storia è nascosto sotto gli occhi di tutti José Rodrigues dos Santos è nato in Mozambico nel 1964. Tra i volti più noti della TV nazionale portoghese, conduce il telegiornale della sera sul canale RTP. Per la sua attività giornalistica ha ricevuto diversi premi del Club portoghese della stampa, oltre a tre riconoscimenti da parte della CNN. Insegna giornalismo all’università “Nova” di Lisbona ed è autore di vari romanzi e saggi, tradotti in quindici Paesi, tra cui ricordiamo: Codice 632, Einstein e la formula di Dio, Il settimo sigillo.

Vassilissa: romanzo : l’amore, la coppia, la politica : storia di una donna dopo la rivoluzione

Pubblicato in Russia nel 1923, è la storia di una militante operaia, della sua grande voglia di amare, del suo rapporto col compagno-marito, del travagliato itinerario alla ricerca della sua liberazione, attraverso cui si profila lo scontro tra una vecchia concezione dell’amore e le esigenze sociali della «donna nuova». Vassilissa, oltre che un romanzo di stimolante lettura costituisce un documento storico-letterario di estremo interesse: espressione della cultura «femminista» e «bolscevica» della Kollontaj, nella sua carica liberatrice come nei suoi limiti e nelle sue contraddizioni, sullo sfondo di una Russia in crisi, fiaccata dalla guerra civile e in cui si profila la costituzione della nuova classe dei burocrati e degli uomini della Nep.

Un vaso d’alabastro illuminato dall’interno

Un moto sussultorio accompagna il transito terreno di Byron: una furiosa galoppata che possiamo ripercorrere attraverso questi Diari, unici scampati al rogo delle sue memorie. Sono sei documenti di epoche cruciali: un diario londinese, all’apice del successo mondano e letterario; il diario di un viaggio nell’Oberland bernese; un diario ravennate ove s’intrecciano i conclamati amori con Teresa Guiccioli e i moti carbonari; un breve zibaldone; una raccolta di ‘pensieri slegati’, che mostrano un Byron epigrammatico; e infine il diario della Grecia, interrotto dalla morte a Missolungi. Ne risulta un mosso ma preciso quadro della turbolenta traiettoria byroniana. Lo stile è secco, tagliente, vivace, corso da un brivido ancora settecentesco e un’elettricità tutta romantica. Le dolorose, feconde contraddizioni si fondono in un unicum che rivela la fascinosa, fatale sintonia tra l’autore-personaggio e la nuova generazione, motivo di una celebrità fino a lui impensabile; e poi il carisma, la natura camaleontica, il mistero e il magnetismo – ingredienti che, agitati come si conviene dalla sorte, vanno a comporre una miscela capace ancora di stordire.

(source: Bol.com)

Il Vantone Di Plauto

Pier Paolo Pasolini tradusse il Miles Gloriosus nel 1963, in tre settimane, su richiesta di Vittorio Gassman che aveva progettato di portare in scena il testo di Plauto. L’allestimento non venne realizzato, ma quella traduzione arrivò sulle scene alla fine dello stesso anno (e venne pubblicata in volume poco dopo), suscitando le immancabili (nel caso di Pasolini) discussioni e polemiche. Nel misurarsi con la lingua di Plauto (o meglio, nel ritrovarne l’anima e nel ridarle vita), la scelta del traduttore fu duplice. In primo luogo, l’uso del romanesco: utilizzando con sapienza «un italiano tra Belli e Molière», scrive nella sua presentazione Umberto Todini, Pasolini è riuscito «a mimare la pulsione vitale, liberatoria, antiegemonica, culturale o teatrale che sia», dell’originale. Strettamente legato a questa opzione linguistica, è il richiamo all’avanspettacolo: l’unica possibilità, secondo Pasolini, per recuperare «qualcosa di vagamente analogo al teatro di Plauto, di così sanguignamente plebeo, capace di dar luogo a uno scambio altrettanto intenso, ammiccante e dialogante, tra testo e pubblico».
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### Sinossi
Pier Paolo Pasolini tradusse il Miles Gloriosus nel 1963, in tre settimane, su richiesta di Vittorio Gassman che aveva progettato di portare in scena il testo di Plauto. L’allestimento non venne realizzato, ma quella traduzione arrivò sulle scene alla fine dello stesso anno (e venne pubblicata in volume poco dopo), suscitando le immancabili (nel caso di Pasolini) discussioni e polemiche. Nel misurarsi con la lingua di Plauto (o meglio, nel ritrovarne l’anima e nel ridarle vita), la scelta del traduttore fu duplice. In primo luogo, l’uso del romanesco: utilizzando con sapienza «un italiano tra Belli e Molière», scrive nella sua presentazione Umberto Todini, Pasolini è riuscito «a mimare la pulsione vitale, liberatoria, antiegemonica, culturale o teatrale che sia», dell’originale. Strettamente legato a questa opzione linguistica, è il richiamo all’avanspettacolo: l’unica possibilità, secondo Pasolini, per recuperare «qualcosa di vagamente analogo al teatro di Plauto, di così sanguignamente plebeo, capace di dar luogo a uno scambio altrettanto intenso, ammiccante e dialogante, tra testo e pubblico».

Vanish. La traditrice (Trilogia Draki Vol. 2)

Ho tradito il mio clan per amore di un cacciatore. Ho rivelato la mia natura draki trasformandomi proprio davanti agli avversari di sempre, uomini capaci di ogni malvagità, di ogni bassezza. Era l’unica cosa da fare per salvare la vita a Will, il mio amore, il mio nemico. Senza l’intervento di Cassian, il principe ereditario, sarei finita peggio che morta, e di fronte a un gesto simile, nessuna ragazza può restare indifferente, nemmeno io. Il compromesso è stato abbandonare Will e tornare a vivere con il clan, ma non più come futura regina. Nessuno parla a una traditrice, nessuno vuole avere a che fare con me, nessuno capisce quello che ho fatto e perché. Nemmeno mia sorella Tamra, la mia gemella, innamorata di Cassian da sempre. Tutto si complica quando Will supera le barriere protettive del clan per ritrovarmi e, senza saperlo, si porta dietro la sua famiglia. Tutti cacciatori, dal primo all’ultimo.
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### Sinossi
Ho tradito il mio clan per amore di un cacciatore. Ho rivelato la mia natura draki trasformandomi proprio davanti agli avversari di sempre, uomini capaci di ogni malvagità, di ogni bassezza. Era l’unica cosa da fare per salvare la vita a Will, il mio amore, il mio nemico. Senza l’intervento di Cassian, il principe ereditario, sarei finita peggio che morta, e di fronte a un gesto simile, nessuna ragazza può restare indifferente, nemmeno io. Il compromesso è stato abbandonare Will e tornare a vivere con il clan, ma non più come futura regina. Nessuno parla a una traditrice, nessuno vuole avere a che fare con me, nessuno capisce quello che ho fatto e perché. Nemmeno mia sorella Tamra, la mia gemella, innamorata di Cassian da sempre. Tutto si complica quando Will supera le barriere protettive del clan per ritrovarmi e, senza saperlo, si porta dietro la sua famiglia. Tutti cacciatori, dal primo all’ultimo.

Vaniglia e cioccolato

Vaniglia e cioccolato: due gusti diversi, che però insieme legano benissimo. Come capita, talvolta, nell’amore. Com’è capitato anche a Pepe e Andrea, che dopo diciott’anni di matrimonio e tre figli non hanno mai smesso d’amarsi. Ma un giorno la magica alchimia si spezza e lei, delusa e umiliata dalle scappatelle del marito, decide di andarsene e lasciarlo da solo a cavarsela con i mille problemi quotidiani. Una separazione che tuttavia si rivela decisiva per entrambi, aiutandoli a far chiarezza in se stessi e a ritrovarsi…
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Il vangelo di Maria

Padre Gabriele Amorth, noto esorcista ed esperto in mariologia, ripercorre la vicenda evangelica della Vergine Maria e spiega il significato dei dogmi mariani, del culto e della devozione popolare. Scritto in un linguaggio semplice e chiaro – come nello stile dell’autore – il libro si rivolge a tutti i credenti. Ogni capitolo è accompagnato da un box con spunti di riflessione.
(source: Bol.com)

Il Vampiro

Septienne incontra Charles, una sua vecchia conoscenza. Creatore del suo stesso creatore, è piuttosto difficile da evitare, ma il vampiro “più giovane” non vuole sentire ragioni: quel tizio è un francese e a lui i francesi proprio non vanno giù, anche se sono belli e bravi a letto come quello che si trova di fronte.

Il vampiro Marius

Si chiamava Thorne e da secoli dormiva in una caverna tra i ghiacci, svegliandosi di tanto in tanto per nutrirsi con il sangue dei locali cacciatori delle nevi. Grazie alle sue doti medianiche poteva sentire i pensieri degli altri bevitori di sangue, e attraverso i loro occhi osservare quello che succedeva nel mondo. Finché un giorno una catastrofe si abbatté sul mondo dei vampiri. Si era risvegliata una regina che sosteneva di racchiudere in sé il Sacro Nucleo della sua stirpe e aveva cominciato ad annientare tutti i bevitori di sangue sparsi nel mondo. Thorne sentì le loro grida; attraverso i loro occhi vide la crudeltà con cui la malvagia creatura li eliminava, e dopo aver sofferto in silenzio per la morte di tanti compagni decise che era giunto il momento di interrompere il suo sonno infinito e di ritornare nel mondo.Viaggiò per diversi giorni senza sole e per molte notti di mezzo inverno, e ben presto percepì il richiamo di un bevitore di sangue millenario. Lo incontrò in una fumosa taverna e scoprì di avere di fronte Marius, l’immortale vampiro che per secoli aveva amato e custodito i Sacri Genitori della loro razza dannata. Thorne era stanco dei sussurri percepiti con le sue doti medianiche, desiderava sentire parole vere, pronunciate ad alta voce, ma soprattutto voleva capire. E l’unico in grado di spiegargli ogni cosa era lì, davanti a lui. L’unico che poteva raccontargli tutto quello che sapeva, sin dall’inizio, benché sapesse che la conoscenza non avrebbe potuto, in ogni caso, garantirgli la salvezza…