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Nemo

Negli Stati Uniti del 2040 sotto la guida di un grande Presidente e grazie all’Agenzia di Sicurezza Totale la vita si svolge nel migliore dei modi (?). Sennonchè un cittadino pacifico e ossequiente alle leggi come Ted Briar, il protagonista di questa storia, può ritrovarsi da un giorno all’altro con quindici omicidi sulla coscienza: cosa (assicurano i futurologi) abbastanza spiacevole anche nel 2040. Per fortuna Briar, seppure ingenuo, è tutt’altro che un cretino e dispone di poteri tutt’altro che ordinari. Per cui con l’aiuto di uno spericolato e misterioso Padre Ortega, riuscirà non solo a riscattare le sue colpe ma a moltiplicare le situazioni paradossali e i colpi di scena fino all’ultima pagina, nel più mordente e autentico spirito della fantascienza sociologica “alla Goulart”.

Il nemico

Da quattro anni la Namdvara è sotto il giogo degli invasori di Dhenes. La conquista delle placide vallate namdvariane è stata brutale e i nemici non hanno risparmiato efferatezze e violenze. Quando uno degli invasori, durante una tempesta, entra in una locanda e trascina con sé in una camera una viaggiatrice, Radina, tutti pensano al peggio… ma nessuno fa nulla per difenderla. In realtà Alek, il nemico che l’ha obbligata a seguirlo, è solo ferito. A gesti le fa capire di aver bisogno del suo aiuto e Radina non riesce a rifiutarsi curarlo. Il corpo di Alek, snello e muscoloso come quello di un cane da caccia, la riempie di turbamento. Il giorno dopo ognuno se ne va per la sua strada, ma il gruppo di viandanti con cui viaggia Radina viene assalito da dei banditi. Nel frattempo nelle pacifiche valli di montagna è scoppiata la ribellione e gli invasori vengono cacciati. Alek dovrebbe combattere con i suoi uomini, ma si trova di nuovo davanti la ragazza dagli occhi gentili che l’ha aiutato nonostante fosse il nemico… e ora è lei ad aver bisogno di aiuto… — CONTIENE SCENE ESPLICITE – CONSIGLIATO A UN PUBBLICO ADULTO — «Aspetta» le disse. La sorresse per il braccio sano e la aiutò a sedersi. Andò a prendere i vestiti che si era procurato per lei. L’aria del mattino era ancora fredda, così Radina non si liberò del tutto della coperta, mentre lui la aiutava a indossarli. Quel vedere-e-non-vedere del suo corpo bianco e sodo fece affluire con prepotenza il sangue all’inguine di Alek, come in precedenza non gli era mai successo, neppure quando l’aveva vista completamente nuda. Continuò a comportarsi come se nulla fosse, sperando che lei non se ne accorgesse. Radina, da parte sua, fece ben attenzione a non dimostrare di averlo notato, ma le tornò in mente l’immagine del corpo bruno di lui e l’idea, con suo vago sconcerto, la riempì di languore. Quando lei fu vestita, Alek la accompagnò fino all’asino. Radina immaginò che si fosse liberato del cavallo perché lo identificava subito come soldato nemico. Per lo stesso motivo, notò, Alek aveva arrotolato strettamente il proprio mantello di pelle e ne aveva indossato un altro di tela grigia. Radina lo tirò per un gomito e lui si voltò dalla sua parte. «Cosa?» domandò, spazientito. Lei posò la mano sul pomo della spada di lui. Alek chiuse gli occhi. «Ah, dannazione». Radina gli slacciò il cinturone. Aveva ragione lei, ovviamente, la spada l’avrebbe tradito. Ma in quel momento sentire le sue mani sulla fibbia gli procurò una seconda fitta di desiderio, dolorosa e improvvisa. Non riaprì gli occhi. Aspettò solo che lei finisse.

Un nemico del popolo

Questa è una delle più belle opere scritte da Henrik Ibsen. Ci narra la storia di un dottore che scopre che le terme pubbliche, fiore all’occhiello della cittadina e apportatrici di innumerevoli villeggianti, sono appestate da inquinanti scarichi montani di conciatura delle pelli. Subito il dottore vuole fare un pubblico appello per denunciare la cosa e far porre rimedio a questo problema, ma da una parte suo fratello, rappresentante dei potenti azionisti di maggioranza delle terme, e dall’altra i redattori di un giornale popolare che si schiera contro i potenti della citta, tutti si oppongono alla pubblicazione della relazione del dottore, e gli impongono di tacere. Il dottore non riesce più a trovare nessuno che sia disposto a dargli ascolto, perché tutti sarebbero parte lesa nella questione.
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### Sinossi
Questa è una delle più belle opere scritte da Henrik Ibsen. Ci narra la storia di un dottore che scopre che le terme pubbliche, fiore all’occhiello della cittadina e apportatrici di innumerevoli villeggianti, sono appestate da inquinanti scarichi montani di conciatura delle pelli. Subito il dottore vuole fare un pubblico appello per denunciare la cosa e far porre rimedio a questo problema, ma da una parte suo fratello, rappresentante dei potenti azionisti di maggioranza delle terme, e dall’altra i redattori di un giornale popolare che si schiera contro i potenti della citta, tutti si oppongono alla pubblicazione della relazione del dottore, e gli impongono di tacere. Il dottore non riesce più a trovare nessuno che sia disposto a dargli ascolto, perché tutti sarebbero parte lesa nella questione.

Nemesis

«Aprite questo libro e vi troverete a dire, ma no, non è possibile. Vi troverete a dubitare, vi troverete a soffrire, vi troverete a lacrimare, vi troverete a capire. Un libro straordinario. Breaking Bad incontra City of God.» Roberto Saviano In Nemesis si intrecciano quattro storie. La storia di Antônio Francisco Bonfim Lopes, giovane brasiliano onesto, gran lavoratore e padre premuroso, che, per pagare le cure della sua bambina affetta da una rara malattia, non riesce a trovare altra via se non quella del mondo della droga, dove diventa Nem, boss dei boss di Rocinha, e infine l’uomo più ricercato di tutto il Brasile. La storia di Rocinha, in cui come in tutte le altre favelas di Rio de Janeiro, lo Stato è sempre stato assente – a parte la polizia perlopiù violenta e corrotta – e che, invece, grazie a Nem conosce un periodo di pace e di stabilità. La storia del Brasile nel suo lento e faticoso cammino dal colonialismo alla democrazia passando attraverso la dittatura militare, e della sua lotta contro la povertà, la violenza e la corruzione. E infine, ma non meno importante, la storia di come due uomini, il protagonista e l’autore, così diversi per cultura, ruolo ed età, durante i loro incontri nel carcere di massima sicurezza di Campo Grande, riescano a costruire un rapporto di rispetto e fiducia reciproci. «Al momento dell’arresto, Nem è invischiato in una ragnatela di corruzione, violenza, droghe e intrighi politici che hanno soffocato Rio de Janeiro – la “città meravigliosa”, come amano chiamarla i brasiliani – per quasi un quarto di secolo. Lui conosce bene questa ragnatela tentacolare. Ci sono dentro uomini politici, narcotrafficanti, avvocati, pastori evangelici e la polizia. Rimane tuttavia una domanda. Nem cos’è, il ragno o la mosca?»

Nelle terre estreme

IL LIBRO CULT DA CUI È STATO TRATTO INTO THE WILD Nell’aprile del 1992 Chris McCandless si incamminò da solo negli immensi spazi selvaggi dell’Alaska. Due anni prima, terminati gli studi, aveva abbandonato tutti i suoi averi e donato i suoi risparmi in beneficenza: voleva lasciare la civiltà per immergersi nella natura. Non adeguatamente equipaggiato, senza alcuna preparazione alle condizioni estreme che avrebbe incontrato, venne ritrovato morto da un cacciatore, quattro mesi dopo la sua partenza per le terre a nord del Monte McKinley. Accanto al cadavere fu rinvenuto un diario che Chris aveva inaugurato al suo arrivo in Alaska e che ha permesso di ricostruire le sue ultime settimane. Jon Krakauer si imbatté quasi per caso in questa vicenda, rimanendone quasi ossessionato, e scrisse un lungo articolo sulla rivista ‘Outside’ che suscitò enorme interesse. In seguito, con l’aiuto della famiglia di Chris, si è dedicato alla ricostruzione del lungo viaggio del ragazzo: due anni attraverso l’America all’inseguimento di un sogno. Questo libro, in cui Krakauer cerca di capire cosa può aver spinto Chris a ricercare uno stato di purezza assoluta a contatto con una natura incontaminata, è il risultato di tre anni di ricerche. Ma Nelle terre estreme, però, non è solo la ricostruzione degli eventi che portarono Chris McCandless alla morte, è anche una metafora sul rapporto tra la nostra civiltà e la natura che la circonda, è un formidabile tentativo di penetrare le segrete vibrazioni che percorrono tutte le giovinezze, è un viaggio del corpo e dell’anima scritto da un maestro del racconto d’avventura che qui si mette in gioco lasciandosi coinvolgere – assieme al lettore – dalle figure eroiche di cui narra. (source: Bol.com)

Nella testa di Steve Jobs

Dagli anni Settanta a oggi Steve Jobs ha rivoluzionato l’informatica, il cinema d’animazione e la musica digitale con creazioni – Apple II, Mac, Pixar, iPod, iTunes, iPhone – che non sono solo campioni di vendite, ma veri e propri oggetti di culto. Non c’è da stupirsi se molti lo venerano come un dio. Oltre che per le geniali intuizioni, Jobs è famoso per la personalità a dir poco difficile: grandissimo egocentrico, fanatico del controllo, autentico sociopatico. Di lui si è detto questo e altro. Ma chi è il vero Steve Jobs? Qual è il segreto del suo successo? Questo libro si addentra nella sua mente, alla ricerca dei suoi segreti. Jobs è uno spirito fortemente elitario ma i suoi prodotti sono “a prova di stupido”. È pessimo nel gestire i rapporti umani, eppure riesce a circondarsi dei migliori collaboratori di caratura internazionale. Si professa buddista e antimaterialista ma sforna oggetti di massa dalle fabbriche asiatiche e li promuove grazie a un’impareggiabile padronanza dello strumento di comunicazione più “grossolano”, la pubblicità. Da questa lunga serie di contraddizioni Jobs ha tratto una filosofia di business che, negli ultimi anni, ha portato la sua azienda a conquistare impensabili traguardi in nuovi mercati, attraverso una reale pratica dell’innovazione. L’autore ripercorre le tappe della sua vita professionale e privata, in un libro che è insieme avvincente biografia e fonte di preziosi spunti per uno stile di management vincente.

Nella Tana del Leone

Dall’autrice di “Biancospino” il nuovo attesissimo romanzo ambientato nel castello di Evershine.
Richard D’Arcy è chiamato il Leone Bianco per il coraggio e la lealtà alla Rosa di York. Gravemente ferito in battaglia e oppresso da un terribile rimorso, rinuncia a sposare Eleanor Lyon nonostante la promessa di matrimonio pronunciata quattro anni prima. Lei però, non è disposta ad accettare il suo rifiuto e, sotto false spoglie, si reca al castello di Evershine, per comprenderne il motivo. L’attrazione improvvisa che provano l’uno per l’altra è tanto potente quanto combattuta, ma quando Richard scopre l’identità di quella strana novizia, è troppo tardi per tirarsi indietro. E non c’è alcuna ragione per la quale un’unione consumata all’insegna della passione e dell’amore, non debba rivelarsi felice. Proprio nessuna. Purché Eleanor non scopra mai il suo segreto…
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### Sinossi
Dall’autrice di “Biancospino” il nuovo attesissimo romanzo ambientato nel castello di Evershine.
Richard D’Arcy è chiamato il Leone Bianco per il coraggio e la lealtà alla Rosa di York. Gravemente ferito in battaglia e oppresso da un terribile rimorso, rinuncia a sposare Eleanor Lyon nonostante la promessa di matrimonio pronunciata quattro anni prima. Lei però, non è disposta ad accettare il suo rifiuto e, sotto false spoglie, si reca al castello di Evershine, per comprenderne il motivo. L’attrazione improvvisa che provano l’uno per l’altra è tanto potente quanto combattuta, ma quando Richard scopre l’identità di quella strana novizia, è troppo tardi per tirarsi indietro. E non c’è alcuna ragione per la quale un’unione consumata all’insegna della passione e dell’amore, non debba rivelarsi felice. Proprio nessuna. Purché Eleanor non scopra mai il suo segreto…
### L’autore
Nonostante il suo nome faccia riferimento a lontane origini familiari, Linda è orgogliosa di essere italiana. Divide la sua vita fra Roma e la campagna toscana, un’oasi di tranquillità nella quale rifugiarsi quando scrive. Ama profondamente la letteratura, la poesia e la storia del passato, soprattutto quella del Regno Unito. Non appena le è possibile, compie lunghi viaggi nei luoghi in cui ambienta i suoi romanzi, per poterli descrivere fedelmente ai suoi lettori.
Sito internet: www.lindakentauthor.com
Pagina Facebook autore: www.facebook.com/lindakentromance Twitter: https://twitter.com/lindalindakent.

Nella perfida terra di Dio

Da tempo, al nome di Omar Di Monopoli ne sono stati accostati alcuni altri di un certo peso: da Sam Peckinpah a Quentin Tarantino, da William Faulkner a Flannery O’Connor. Per le sue storie sono state create inedite categorie critiche: si è parlato di western pugliese, di verismo immaginifico, di neorealismo in versione splatter. Nonché, com’è ovvio, di noir mediterraneo. Questo nuovo romanzo conferma pienamente il talento dello scrittore salentino – e va oltre. Qui infatti, per raccontare una vicenda gremita di eventi e personaggi (un vecchio pescatore riciclatosi in profeta, santone e taumaturgo dopo una visione apocalittica, un malavitoso in cerca di vendetta, due ragazzini, i suoi figli, che odiano il padre perché convinti che sia stato lui a uccidere la madre, una badessa rapace votata soprattutto ad affari loschi, alcuni boss dediti al traffico di stupefacenti e di rifiuti tossici, due donne segnate da un destino tragico, e sullo sfondo un coro di paesani, di scagnozzi, di monache), Omar Di Monopoli ricorre a una lingua ancora più efficace, più densa e sinuosa che nei romanzi precedenti, riuscendo a congegnare con abilità fenomenale sequenze forti, grottesche e truculente in un magistrale impasto di dialetto e italiano letterario – sino a farla diventare, questa lingua, la vera protagonista del libro.

Nella mia vita ci piove dentro

Michele ha trent’anni, suona la tromba sul terrazzo e non parla bene in italiano. “Se dice tutti i congiuntivi giusti e le parole in italiano preciso, gli sembra che sta recitando”. Avrebbe voluto essere un musicista, invece serve whiskey e birra in un locale vicino al porto di Napoli dove suonano il jazz. Quello che piace a lui, che sognava di suonare lui. Nel quartiere lo chiamano Michele Armstrong o Michele ‘o pazzo perché da ragazzino è stato quattro anni in manicomio. La dottoressa che lo tiene in cura dice che ora sta bene, ma lui dopo dieci anni se la sente ancora addosso quella maledetta camicia di forza che gli soffoca i sentimenti e gli impedisce di suonare in pubblico. Passano gli anni e un giorno passa anche Marta, che entra nel bar e nella sua vita. Adesso sono in due sul terrazzo e la storia cambia musica. Finalmente Michele ha in mano tutte le note della sua vita. L’esistenza travagliata di un giovane napoletano raccontata in un italiano ibrido che va spogliandosi delle contaminazioni del dialetto man mano che la storia si sviluppa. Ambientato negli anni 80, il libro evoca il passaggio avvenuto con la Legge Basaglia e racconta la travagliata vicenda interiore e la condizione di chi per inseguire un sogno, lotta contro un destino avverso.
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Nella casa della gioia

In una grande città dell’impero asburgico, l’unica istituzione imperial-regia che abbia conservato il suo splendore è la rinomata casa di piacere di via del Camoscio, la «casa della gioia». Qui si danno convegno militari, politici e personalità di spicco del mondo culturale cittadino, in un vivace e caotico salotto dove sfilano, ritratti da Werfel con la consueta finezza ironica e un po’ nostalgica, personaggi indimenticabili: il nasuto intellettuale Schleissner, il pianista Nejedli, ex «Imperial-Regio Fanciullo Prodigio» il cui repertorio si è ridotto a tre brani, Morè, presidente nientemeno che della Società spinoziana, che si guadagna da vivere vendendo lapidi tombali, e tanti altri. Ci sono poi le ragazze: Grete, l’«intellettuale», Manja, la scaltra campagnola, e Ludmilla, aristocratica e orgogliosa, innamorata di un attore di terz’ordine. Tutto è sotto il controllo rigido della signorina Edith e del malaticcio signor Maxl. La morte improvvisa di quest’ultimo segna la fine anche dell’istituzione tanto antica e venerabile, che lascia il posto ai ritrovi più conformistici voluti, ironia della sorte, dal marito di Ludmilla, un politico ricco e influente. L’ex inquilina della «casa della gioia», diventata una signora borghese, non riconosce più nessuno dei suoi vecchi clienti, neppure il suo grande amore di un tempo; il ricordo degli antichi piaceri si è spento in un’agiata rispettabilità.

Nell’erba alta

Un parcheggio abbandonato: esiste posto migliore dove ambientare una storia horror? Due fratelli accostano al ciglio di una strada dopo aver sentito il pianto di un bambino che chiede aiuto, e si addentrano nell’erba alta. Pochi minuti e perdono il senso dell’orientamento, mentre la vegetazione s’infittisce sempre di più. Ben presto si trovano separati l’uno dall’altro, angosciati dal pianto sempre più disperato del bambino. Quel che segue è terrore puro. Un racconto perfetto come Miglio 81, scritto a quattro mani con Joe Hill.

Nell’Azzurro

Nell’Azzurro è il titolo della prima raccolta pubblicata da Grazia Deledda ed è composta da cinque novelle ormai classiche: Vita silvana, Sulla montagna, Memorie infantili (frammenti), Una terribile notte, La casa paterna. In Vita silvana, novella che apre la raccolta, la Deledda racconta la storia di Cicytella, trovatella di nobili origini che viene allevata da un generoso pastore, zio Bastiano, in una Sardegna incontaminata, tra boschi, monti granitici e nuraghi. Abile sarta e formidabile suonatrice di launeddas, avrà modo di scoprire il suo segreto e le sue vere origini, ma non abbandonerà mai la sua identità di donna sarda e rimarrà per sempre legata alla sua patria. Racconto intrigante e caratterizzato da un ricco intreccio, mantiene viva l’attenzione del lettore con descrizioni di ampio respiro e scene di grande impatto emotivo. La forza del paesaggio fa da sfondo anche alla seconda novella, intitolata Sulla montagna, un vero e proprio viaggio volto alla scoperta della religiosità arcaica della Sardegna più autentica. Attenta conoscitrice non solo dei luoghi, ma anche delle usanze e dei riti dei Sardi, l’autrice barbaricina introduce il lettore in un’atmosfera arcaica quanto magica: il bosco, la chiesa, le cumbessias, i balli e poi il ritorno. Un piccolo capolavoro di sintesi artistica di grande valore. Memorie infantili è il titolo della terza novella che ripercorre la vita di Maria. Si tratta di un racconto volto alla ricostruzione del passato, della fanciullezza e del mondo antico, dove la protagonista si confronta con le proprie memorie e i propri ricordi: l’asilo, le bambole, i profili delle montagne. Una novella dedicata all’infanzia, “parola magica e misteriosa, geroglifico orientale, inteso indistintamente dall’anima, dalla mente, dal cuore, nei quali desta ricordi soavi, dolcissimi, benché sfumati tra le nebbie del passato, e sorrisi vagolanti e dolci come quei ricordi, e sussulti di rimpianto e dimenticanze del presente”. La quarta novella si intitola Una terribile notte e si svolge nella misteriosa Gallura, terra di fantasmi e gioielli sepolti, ladri e banditi. Protagonista è Ardo, bambino di nove anni originario del centro della Sardegna, che il padre manda a comprare del formaggio in un villaggio vicino con la raccomandazione di rientrare a casa prima del tramonto. Suggestiva e coinvolgente, la storia di Ardo si svolge in un ambiente ricco di significati simbolici, abitato da personaggi a cavallo tra il naturale e il sovrannaturale, che spingono il giovane eroe a confrontarsi col lato oscuro del mondo, ma anche con il proprio coraggio, la propria forza morale e il proprio destino. Chiude la raccolta La casa paterna, novella incentrata sul tema del ricordo e della nostalgia, ricca di sentimenti e riflessioni che animano la protagonista, Jole, rientrata nella sua terra natale dopo tanti anni trascorsi all’estero. Si tratta di una presa di coscienza della propria identità e delle proprie radici culturali, sociali e storiche, costruita attraverso un interessante e appassionante confronto col mondo infantile, fatto di immagini e parole, suoni ed emozioni. Un viaggio nel passato dalla forte connotazione biografica, come ad esempio la ricostruzione della propria camera da letto, dove l’autrice bambina si rifugiava per vivere le proprie emozioni e scrivere novelle e poesie, strumento di lotta nei confronti di una comunità che non accettava il suo voler essere e diventare una donna scrittrice.

Nell’aria la nostra canzone

Riuscireste a descrivere la vostra vita con una sola canzone? Adam Sharp, ex pianista in un locale di tendenza a Melbourne, attualmente impiegato come consulente informatico a Norwich, sì, e la sua canzone è You’re Going to Lose that Girl, ossia ‘La perderai’.
Adam è introverso ma ottimista e, ormai sulla soglia dei cinquanta, è soddisfatto di se stesso, della sua vita. È il giocatore più esperto al quiz musicale del suo pub di fiducia e tutto sembra filare liscio con la sua compagna Claire. Non sarà una vita al massimo, la sua, ma di certo non è una vita triste. Nonostante tutto, però, Adam Sharp ha sempre avuto l’impressione che mancasse qualcosa, la sensazione che nell’armonia rimanesse una stonatura. Più di venti anni prima, dall’altra parte del mondo, aveva avuto una relazione con un’attrice sensuale, brillante e decisa: Angelina Brown. Con lei, mentre lui suonava il piano e lei cantava, aveva scoperto cosa volesse dire trovare l’amore, per poi perderlo. E se quella strana sensazione, quella stonatura fosse nostalgia? Quanto sarebbe diversa la sua vita adesso se Angelina non lo avesse lasciato? E all’improvviso, Angelina lo contatta. Adam conosce tante canzoni che invitano a perdonare, a concedere una seconda occasione. Avrà il coraggio di seguirne il consiglio?
Nell’aria la nostra canzone è una storia di momenti felici e ricordi, un romanzo sulla gioia di condividere e il dolore dell’abbandono. Ma, più di tutto, ci insegna che è la musica che componiamo con le persone che amiamo quella che ci accompagnerà per sempre.
(source: Bol.com)

Nel tempo di mezzo

Vincenzo Chironi mette piede per la prima volta sull’ Isola di Sardegna – ‘una zattera in mezzo al Mediterraneo’ – nel 1943, l’anno della fame e della malaria. Con sé ha solo un vecchio documento che certifica la sua data di nascita e il suo nome, ma per scoprire chi è lui veramente dovrà intraprendere un viaggio ancora più faticoso di quello affrontato col piroscafo che l’ha condotto fin lì. A Nuoro trova ad attenderlo il nonno, Michele Angelo – maestro del ferro, che gli farà da padre e da complice in parti uguali -, e soprattutto sua zia Marianna, che vede nell’inaspettato arrivo del nipote l’opportunità per riscattare un’esistenza puntellata dalla malasorte.
Anni dopo, quando ormai a Nuoro la presenza di Vincenzo Chironi sembra scontata, naturale come il mare e le rocce, la forza del sangue torna a far sentire il suo richiamo. Perché quando Vincenzo conosce Cecilia, che ha ‘gli occhi di un colore che non si può spiegare’, innamorarsi di lei gli sembra l’unica cosa possibile. Anche se è promessa sposa di Nicola, con cui lui è mezzo parente… Se è vero che ‘la disobbedienza chiama il castigo’, forse è anche vero che quell’amore è l’ultimo anello di una catena destinata a non aver fine.
Dopo l’epopea di Stirpe, Marcello Fois – con una lingua capace di abbracciare l’alto e il basso, e di potenziare lo scorrere del tempo – dipinge un mondo in cui i paesaggi sono vivi come i personaggi che li abitano. Una Sardegna nitida e soprattutto mai oleografica. E lo stupore continuo della natura – che osserva impassibile gli amori degli uomini e le loro sconfitte, i dolori dietro ai quali si affannano così come le gioie fugaci – diventa lo sguardo che permette a quelle storie di appartenere a ciascuno di noi.
‘Nemmeno quelli che sembrano cambiamenti improvvisi, improvvisi lo sono veramente. D’improvviso c’è solo il momento in cui ne prendiamo coscienza’.

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‘Il ponte costruito da Fois con questo romanzo è una struttura salda e oscillante, integra e vibratile. Ha in sé una selvatichezza animale e una misura vitruviana: la qualità sostanziale che appartiene a chi sa pensare il mondo in forma di frasi, a chi si prende cura del vuoto e lo trasforma in trama’.

Giorgio Vasta, ‘la Repubblica’

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‘Nel tempo di mezzo di Marcello Fois è uno dei più robusti romanzi di questa stagione (…) È un romanzo dalla solida epica, una storia dove le azioni originano fatti definitivi, dove il narrare di Fois è intessuto di forti echi omerici’.

Michele De Mieri, ‘l’Unità’

(source: Bol.com)

Nel sistema della follia

In tutta la Galassia colonizzata non c’è sistema planetario più scombinato, più zany, di quello che ruota intorno a un sole chiamato Barnum. E a proposito, per chi non lo sapesse: l’aggettivo inglese zany, che significa più o meno ” pazzesco ” deriva dal nome veneziano Zane (Giovanni); il che non è forse un complimento per i veneziani (forse giudicati matti in Inghilterra), ma caratterizza perfettamente questo nuovo e inenarrabile romanzo di Ron Goulart: il più zany, folle, scatenato e cinico rappresentante della fantascienza socio-satirica americana. Completano il romanzo quattro nuove e non meno pazzesche storie di fantasmi dello stesso Goulart.
Indice:
Villino unifamiliare con gnomo (Breakaway House, 1966)
Mantelli fatturati (Fill In the Blank, 1967)
I fantasmi della suocera (The Ghost Patrol, 1968)
Fantajazz (The Strawhouse Pavilion, 1968)
Copertina di: Karel Thole

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